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ⓘ Pelagio




Pelagio
                                     

ⓘ Pelagio

Pelagio, nome ellenizzato e latinizzato di Morgan, è stato un monaco cristiano, teologo e oratore britanno o irlandese di lingua latina.

                                     

1. Biografia

Grande e corpulento, con ampie spalle, fronte prominente, collo taurino e andatura da tartaruga, almeno secondo le descrizioni di Girolamo e di Marius Mercator, visse a Roma verso il 384, dove strinse amicizia con lavvocato Celestio, con il quale si rifugiò, in seguito al sacco di Roma del 410, dapprima a Ippona, nel Nordafrica, conoscendo forse Agostino, e poi a Cartagine. Qui con Celestio elaborò la dottrina detta appunto Pelagianesimo.

Era un uomo di grande talento, oratore, scrittore ed esegeta molto apprezzato, rimase "dottore laico e indipendente". Suo scopo era quello di reagire contro una religione superficiale, quella dei pagani convertiti in massa al Cristianesimo. Pelagio era soprattutto un moralista severo e intransigente: predicava, infatti, il distacco dalle ricchezze, la povertà e la castità. Combatté con forza qualunque rilassamento, insistendo sullesistenza dellinferno e del paradiso.

Successivamente, Pelagio si trasferì in Palestina, dove scrisse vari testi e lettere, in gran parte pervenuti in frammenti, attraverso citazioni di Agostino.

Nel 415, Girolamo e Paolo Orosio, discepolo di Agostino, chiesero la sua condanna nel sinodo di Gerusalemme, ma il vescovo Giovanni, favorevole al Pelagianesimo, e la stessa difesa di Pelagio, fecero sì che il sinodo non prendesse alcuna decisione.

Lo stesso risultato si ebbe nel sinodo di Diospolis, convocato in seguito alla denuncia dei vescovi franchi Ero di Arles e Lazzaro di Aix. Lanno seguente tuttavia furono convocati due sinodi, a Cartagine e a Milevi, in Numidia, che condannarono il Pelagianesimo. Gli atti dei concili, insieme con una lettera di Agostino, furono inviati a papa Innocenzo I 401-417 che in un sinodo a Roma nel 417 condannò di nuovo il Pelagianesimo.

Dopo la morte di Innocenzo I, il successore Zosimo 417-418 venne in un primo tempo convinto da Celestio dellortodossia del Pelagianesimo, ma successivamente, nel 418, convocò un sinodo a Cartagine, nel quale i 200 vescovi presenti condannarono nuovamente il Pelagianesimo stabilendo nove dogmi:

  • la grazia giustificante serve non solo a perdonare i peccati passati, ma anche a evitare quelli futuri;
  • i bambini che muoiono senza battesimo non vanno in un luogo intermedio "limbo", perché la mancanza del battesimo esclude tanto dal Regno dei Cieli come dalla vita eterna
  • senza la grazia di Dio non solo è difficile, ma assolutamente impossibile realizzare opere buone;
  • la grazia di Cristo non solo permette di conoscere i comandamenti di Dio, ma dà anche forza alla volontà di eseguirli;
  • i bambini appena nati devono essere battezzati a causa del peccato originale;
  • i santi pronunciano la stessa supplica non solo per umiltà, ma con tutta verità;
  • i santi riferiscono il dettato di Nostro Signore "perdona le nostre offese" non solo agli altri, ma anche a loro stessi;
  • la morte non deriva da Adamo per necessità fisica, ma dal peccato;
  • non solo per umiltà, ma con tutta verità dobbiamo confessarci peccatori;

Il nono canone fu poi escluso dal novero degli articoli di fede della Chiesa cattolica. Tuttavia lidea del limbo non è mai stata considerata a livello di verità di fede dogmatica quanto piuttosto unipotesi teologica creduta plausibile, come risulta da nel 2007, firmata da papa Benedetto XVI.

Anche limperatore Onorio 395-423 emanò nel 418 un ordine di espulsione dal territorio italiano per i pelagiani e per coloro che non approvassero l’ Epistola tractoria di condanna inviata da papa Zosimo a tutti i vescovi: tra gli altri, furono esiliati Celestio e Giuliano di Eclano.

Lordine non riguardò Pelagio che da tempo non interveniva più nelle polemiche e, forse sempre residente in Palestina o forse in Egitto, morì pochi anni dopo.

                                     

2. La Lettera a Demetriade

Uomo rigoroso fino allascetismo, secondo la testimonianza dei suoi stessi avversari, la sua concezione, di impronta classica, può essere compendiata dal seguente passo, da un trattato indirizzato alla nobildonna romana Demetriade:

                                     

3. Opere

  • Epistula ad Paulinum Nolanum
  • Epistulae ad Augustinum
  • Expositiones XIII epistolarum Pauli
  • Epistula ad Innocentium, exhibens libellum fidei
  • De natura; De Trinitate
  • Liber Testimoniorum seu Eclogárum
  • Epistula ad viduam
  • Epistula ad Demetriadem
  • De libero arbitrio
  • Epistula ad Constantium
                                     

4. Edizioni

  • Pelagius, De fide trinitatis Frammento, in: J.P. Migne a cura di, Patrologia Latina, Supplementa, Vol.1, pp. 1544–60.
  • Pelagius, Epistula ad Demetriadem, in: J.P. Migne a cura di, Patrologia Latina, vol. 30, pp. 15–45.
  • Pelagius, Libellus fidei ad Innocentium, in: J.P. Migne a cura di, Patrologia Latina, vol. 45, pp. 1716–1718.
  • Pelagius, Expositiones XIII epistularum Pauli a cura di A. Souter, Text and Studies 9.1.2, Oxford 1922–1926.
                                     

5. Traduzioni in italiano

  • Commento allepistola ai Romani. Commento alle epistole ai Corinzi, a cura di Sara Matteoli, Roma, Città Nuova 2012.
  • Lettera sulla castità, a cura di Annabella Cerretini, Brescia, Morcelliana 2007.
  • Epistola a Demetriade, a cura di Donato Ogliari, Roma, Città Nuova 2010.

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