Indietro

ⓘ Papa Gregorio VII




Papa Gregorio VII
                                     

ⓘ Papa Gregorio VII

Gregorio VII, nato Ildebrando di Soana, è stato il 157º papa della Chiesa cattolica dal 1073 alla morte.

Gregorio fu il più importante fra i papi che nellXI secolo misero in atto una profonda Riforma della Chiesa, ma è noto soprattutto per il ruolo svolto nella lotta per le investiture, che lo pose in contrasto con re Enrico IV.

Il culto tributatogli sin dalla morte venne ratificato nel 1606 da papa Paolo V, che ne proclamò la santità. La memoria liturgica è il 25 maggio. Gregorio VII è famoso per la lotta con limpero per il potere universale e per il documento conosciuto come Dictatus Papae.

                                     

1.1. Biografia Formazione e carriera ecclesiastica

Pochi e insicuri sono i dati sulle origini e sulla condizione sociale di Ildebrando: nato in Toscana, a Sovana, proveniva probabilmente da una famiglia di modesta estrazione. In giovane età venne inviato a studiare a Roma, dove un suo zio era abate del monastero di santa Maria sullAventino. Tra i suoi maestri sembra vi fosse Giovanni Graziano, che divenne poi papa Gregorio VI. Di certo vi è che quando limperatore Enrico III depose Gregorio VI e lo esiliò in Germania 1047, Ildebrando lo seguì. Come egli stesso ammise in seguito, si recò oltre le Alpi controvoglia, ma la sua permanenza in Germania fu di grande valore formativo e risultò importante per la sua successiva attività ecclesiale. A Colonia e, dopo la morte di Gregorio VI, nellabbazia di Cluny fu in grado di continuare gli studi. In questo periodo entrò in contatto con i circoli più vivi della riforma ecclesiastica. Fra gli altri, conobbe Brunone di Toul, che divenne poco dopo Leone IX. Su sua richiesta Ildebrando tornò a Roma dove cominciò una rapida carriera ecclesiastica, venendo nominato suddiacono della Sede apostolica. Operò come legato papale in Francia, dove dovette gestire il caso di Berengario di Tours, le cui dichiarazioni dellEucaristia avevano provocato una controversia.

Alla morte di Leone IX 1054 si recò alla corte imperiale tedesca per condurre i negoziati per la successione, stante il Privilegium Othonis. Limperatore si pronunciò in favore di Gebhard dei Conti di Calw, che fu eletto con il nome di papa Vittore II 1054-1057. Il nuovo pontefice confermò Ildebrando come legato in Francia. Quando nel 1057 venne eletto papa Federico duchi di Lorena Stefano IX senza previa consultazione della corte imperiale tedesca, Ildebrando e il vescovo Anselmo di Lucca vennero inviati in Germania per assicurargli un tardivo riconoscimento. Essi riuscirono a ottenere il consenso dellimperatrice Agnese. Stefano IX, comunque, morì prima del ritorno di Ildebrando e, con la frettolosa elezione di Giovanni Mincio Benedetto X, vescovo di Velletri, laristocrazia romana fece un ultimo tentativo per recuperare linfluenza perduta sulla nomina alla sede papale, eventualità pericolosa per la Chiesa, che rischiava di ritornare soggetta al predominio dei patrizi romani. Il superamento della crisi fu essenzialmente opera di Ildebrando. Contro Benedetto X egli appoggiò un Papa rivale, nella persona di Niccolò II, che alla fine prevalse. Allinfluenza di Ildebrando si devono attribuire due importanti indirizzi politici, che caratterizzarono il pontificato di Niccolò II e guidarono loperato della Santa Sede nel corso dei decenni successivi: il riavvicinamento con i Normanni nellItalia meridionale, e lalleanza con il movimento pauperistico, e di conseguenza anti-germanico, dei Patarini nellItalia settentrionale.

Fu sempre durante il pontificato di Niccolò II 1059, che entrò in vigore la bolla In nomine Domini che trasferiva lelezione del Papa al Collegio dei cardinali, sottraendola quindi ai nobili e al popolo di Roma e diminuendo linfluenza tedesca sullelezione. In questo periodo Ildebrando fu nominato abate di San Paolo fuori le mura; manterrà il titolo anche dopo lelezione al pontificato.

Quando Niccolò II morì e gli successe Alessandro II 1061-1073, Ildebrando apparve sempre più come lanima della politica della Curia agli occhi dei suoi contemporanei. Le condizioni politiche generali, specialmente in Germania, erano allepoca molto favorevoli alla Curia, ma utilizzarle con la saggezza che il pontefice dimostrò fu nondimeno un grande successo, e la posizione di Alessandro alla fine del pontificato fu una brillante giustificazione dellimpostazione Ildebrandina.

                                     

1.2. Biografia Lelezione al Soglio

Alla morte di Papa Alessandro II 21 aprile 1073, labate Ildebrando divenne suo successore col nome pontificale di Gregorio VII. Lelezione ebbe luogo da parte del popolo romano per acclamazione, il giorno dopo la morte del pontefice precedente. I cardinali si ritirarono in San Pietro in Vincoli e ratificarono unelezione già avvenuta, invece di agire per primi. Tale modalità fu aspramente contestata dagli avversari di Ildebrando, nel sinodo di Worms del 1076. Gregorio non scrisse al re dei Germani Enrico IV per notificargli la sua elezione non riconoscendogli il diritto di controllare lelezione pontificia. Il 22 maggio successivo il nuovo papa ricevette lordinazione sacerdotale, e il 30 giugno la consacrazione episcopale.

                                     

2.1. Il pontificato Lotta per il celibato ecclesiastico e contro la simonia

Il vastissimo epistolario lasciato da Gregorio VII 438 lettere illustra quali principii guidarono sin dallinizio la sua azione riformatrice:

Se la decadenza della Chiesa era stata determinata in buona misura anche dalla nomina di vescovi indegni, scelti solo in base al contributo versato alle casse reali o imperiali simonia, non bisognava però nascondersi che ciò era dovuto anche alla pusillanimità dei buoni:

Ecco perciò il dovere di promuovere comportamenti diversi, da un lato incoraggiando vescovi e abati a opporsi alle pratiche simoniache, dallaltro esortando re e alti feudatari a non estorcere denaro: questo è il contenuto di molte lettere dellepistolario. Occorreva anche dare il buon esempio, cioè sostenere un duro confronto con il giovane re dei Germani Enrico IV, che era circondato da vescovi scomunicati e conscio del fatto che suo padre aveva deposto ed eletto più di un papa. Gregorio non aveva alcuna difficoltà a valutare il pericolo:

Nel marzo 1074 il neoeletto pontefice tenne il tradizionale concilio annuale in Laterano 9-15 marzo. In esso furono condannati tutti i chierici ordinati per simonia; inoltre fu deciso che i vescovi che avevano ottenuto dei benefici in cambio di denaro, dovevano abbandonarli immediatamente, pena la scomunica. Infine Gregorio scomunicò il duca normanno Roberto dAltavilla detto il Guiscardo per aver invaso il feudo pontificio di Benevento.

Nel sinodo romano del febbraio 1075 Gregorio VII rinnovò i decreti contro il concubinato del clero e la simonia ne aggiunse uno nuovo. In esso proclamava il divieto delle investiture episcopali da parte di laici. Da allora in poi i vescovi dovevano essere nominati solamente dallautorità ecclesiastica. Infine Roberto il Guiscardo fu colpito unaltra volta dalla scomunica per aver invaso le terre pontificie.

Il divieto delle investiture laiche sottraeva ai monarchi la disponibilità di una gran parte dei loro feudi maggiori. Se applicato integralmente e letteralmente, avrebbe comportato lo smembramento dei territori appartenenti a re Enrico e, in generale, ai sovrani dellEuropa occidentale. Lo scontro personale tra Gregorio ed Enrico IV impedì al pontefice di dare corso al decreto. La sua applicazione fu abbandonata dai suoi successori. Il decreto contro le investiture fu definitivamente superato dal Concordato di Worms 1122.

La battaglia di Gregorio VII per la fondazione della supremazia papale fu strettamente connessa al suo forte appoggio allobbligatorietà del celibato ecclesiastico e al suo attacco contro la simonia. Gregorio VII non modificò le norme canoniche sul celibato dei chierici, ma agì con maggiore energia e ottenne migliori risultati dei suoi predecessori. Nel 1073 introdusse nel diritto canonico la pena dellinterdetto peraltro già inflitto per la prima volta nel VI secolo alla città di Roano. Nel 1074 pubblicò unenciclica, assolvendo i fedeli dallobbedienza verso quei vescovi che permettevano ai preti di sposarsi. Lanno seguente li incoraggiò a prendere provvedimenti contro i preti sposati, privando questi ultimi anche del loro sostentamento. Entrambe le campagne contro il matrimonio dei sacerdoti e la simonia provocarono una diffusa resistenza, anche se Gregorio non fu solo nel suo impegno di riforma ecclesiastica, ma trovò un forte sostegno. In Inghilterra larcivescovo Lanfranco di Canterbury gli stette al fianco. In Francia il suo maggiore alleato fu il vescovo Ugo di Romans, che nel 1083 divenne arcivescovo di Lione.



                                     

2.2. Il pontificato Potere temporale e potere spirituale secondo Gregorio VII

Tutta lopera di Gregorio fu basata sui seguenti principii: la Chiesa è stata fondata da Dio ed è incaricata del compito di abbracciare tutta lumanità in ununica società nella quale la volontà divina è lunica legge; essendo unistituzione di origine divina, la Chiesa si pone al di sopra di tutte le strutture umane, in particolare dello stato secolare; il Papa, nel suo ruolo di capo della Chiesa, è il vicereggente di Dio sulla Terra, e quindi la disobbedienza nei suoi confronti implica la disobbedienza a Dio o, in altre parole, labbandono della cristianità. Gregorio voleva fare in modo che tutti i più importanti motivi di disputa fossero indirizzati a Roma; gli appelli dovevano essere rivolti direttamente a lui; la centralizzazione del governo ecclesiastico a Roma comportò anche una riduzione del potere dei vescovi. Egli tentò lattuazione di tali principii, immediatamente applicandoli alle condizioni sociali e politiche in cui si trovava ai suoi tempi lEuropa cristiana.

Gregorio avanzò verso diversi regni una pretesa di sovranità da parte della Sede apostolica e cercò di assicurarsi il riconoscimento dei diritti di possesso auto-proclamati. Sulla base dell uso immemore, le isole di Corsica e Sardegna vennero assunte come appartenenti alla Santa Sede. Anche Spagna e Ungheria vennero reclamate come sua proprietà e venne fatto un tentativo per indurre il re di Danimarca a mantenere il proprio regno come feudo del Papa. Gregorio, però, era ben conscio della debolezza del proprio potere temporale e sapeva che poteva ricorrere solo alla propria autorità morale e spirituale. Ad esempio, rinunciò a deporre il vescovo simoniaco Guerniero di Strasburgo, perché comunque il suo posto "sarebbe stato preso da un altro in grado di sborsare un prezzo ancora più alto" lettera del 15 luglio 1074. Questa sua debolezza risultò evidente dal comportamento dei Normanni. Le grandi concessioni fatte loro dal predecessore Niccolò II non li fecero desistere dalla loro avanzata nellItalia centrale, né li indussero ad assicurare al papato laspettata protezione. Quando Gregorio venne fronteggiato duramente da Enrico IV, Roberto dAltavilla lalleato normanno del pontefice lo abbandonò al suo destino; intervenne solo quando lui stesso venne minacciato dalle armate tedesche. Ma, una volta presa Roma, abbandonò la città alle sue truppe e lindignazione popolare suscitata da questo atto portò allesilio di Gregorio.

Egli considerava lesistenza dello Stato come deroga della Provvidenza, descrivendo la coesistenza di Chiesa e Stato come risultato del volere divino. Enfatizzò la necessità di unire il sacerdotium e l imperium, ma non considerò mai i due poteri sullo stesso piano. La superiorità della Chiesa era per lui un fatto che non ammetteva discussioni e del quale non dubitò mai.

                                     

2.3. Il pontificato Il Dictatus Papae

Il "Dictatus Papae" Affermazioni di principio del Papa è una raccolta di ventisette proposizioni, ciascuna delle quali enuncia uno specifico potere del pontefice romano. Nella raccolta delle lettere pontificali di Gregorio VII, è inserito fra due missive datate marzo 1075.

Il documento esprime la visione teocratica di Gregorio VII: la superiorità dellistituto pontificio su tutti i sovrani laici, imperatore incluso, è indiscussa. Il pontefice deriva la propria autorità da Dio" per grazia del principe degli apostoli” San Pietro, ed è in virtù di questa grazia che il papa esercita il potere di legare e di sciogliere. Il rapporto tra Stato e Chiesa era completamente capovolto: non era più limperatore ad approvare la nomina del papa, ma era il papa a conferire allimperatore il suo potere ed, eventualmente, a revocarlo.

Papa Gregorio, nella sentenza di sospensione dei poteri di Enrico IV come re dei Germani re dItalia, applicò gli lartt. XII e XXVII del documento.

                                     

2.4. Il pontificato Relazioni con i regni cristiani

Gregorio strinse relazioni con ogni nazione della cristianità; la sua corrispondenza giunse in Polonia Boemia e in Russia. Scrisse in termini amichevoli al re musulmano della Mauritania e cercò senza successo di portare la Chiesa armena in comunione con Roma. Gregorio fu particolarmente interessato alle Chiese ortodosse orientali. Lo scisma tra Roma e la Chiesa bizantina fu per lui un duro colpo, e lavorò lungamente per ripristinare le precedenti relazioni fraterne. Gregorio riuscì a entrare in contatto con limperatore Michele VII. Quando la notizia dellattacco arabo ai cristiani doriente giunse a Roma, e limbarazzo politico dellimperatore bizantino aumentò, Gregorio concepì il progetto di una grande spedizione militare ed esortò i fedeli a partecipare alla riconquista della Chiesa del Santo Sepolcro.

Nelle relazioni con gli altri stati europei, lintervento di Gregorio risultò molto più moderato rispetto alla sua politica nei confronti dei prìncipi tedeschi. Lo scontro con il Sacro romano impero da un lato gli lasciò poche energie per affrontare simultaneamente scontri analoghi e dallaltro ebbe caratteristiche particolari, fra cui la pretesa imperiale di eleggere e deporre papi. Anche Filippo di Francia, con la sua pratica della simonia e la violenza delle sue azioni contro la Chiesa, provocò una minaccia di misure punitive: scomunica, deposizione e interdizione apparvero imminenti nel 1074. Gregorio, comunque, evitò di tradurre le minacce in azioni, anche se latteggiamento del re non mostrò alcun cambiamento.

In Inghilterra, Guglielmo il Conquistatore ottenne anchegli dei benefici da questo stato di cose. Si sentì così al sicuro da interferire in modo autocratico con la gestione della Chiesa, vietando ai vescovi di recarsi a Roma, effettuando nomine di vescovi e abati e rimanendo imperturbabile quando il Papa gli tenne una lezione sulle proprie opinioni circa le relazioni tra Stato e Chiesa, o quando gli proibì il commercio o gli ordinò di riconoscersi come vassallo della Sede apostolica. Gregorio non aveva potere per costringere il re inglese a una modifica delle sue politiche ecclesiastiche, scelse quindi di ignorare ciò che non poteva approvare, e trovò addirittura consigliabile rassicurarlo del suo affetto paterno.



                                     

2.5. Il pontificato Il conflitto con il Re dei Germani

Nei rapporti con i sovrani e i grandi feudatari, Gregorio VII intese tutelare lindipendenza della Chiesa dal potere laico. Quanto alle relazioni con il Sacro romano impero, dopo la morte di Enrico III 1056, la monarchia tedesca si era seriamente indebolita, e il figlio Enrico IV aveva dovuto affrontare grandi difficoltà interne, tra cui la ribellione dei Sassoni. Questa situazione inizialmente favorì il Papa. Il suo vantaggio fu ulteriormente accentuato dalla differenza di età: Enrico IV, nato nel 1050, aveva 20-25 anni in meno del pontefice.

Gregorio decise di regolare subito una questione di diritto canonico con re Enrico prima di procedere alla sua incoronazione a imperatore: cinque dei suoi consiglieri erano scomunicati, ma continuavano ad essere presenti alla sua corte. Il primo atto di Enrico fu sciogliere i rapporti con essi. Nel maggio 1074 dopo la Pasqua, per espiare la colpa della precedente amicizia con tali membri, fece atto di penitenza a Norimberga alla presenza dei legati papali. Inoltre prestò un giuramento di obbedienza al papa e promise di appoggiare lopera di riforma della Chiesa. Questo atteggiamento, che allinizio gli fece ottenere la fiducia del Papa, venne abbandonato non appena riuscì a sconfiggere i sassoni con la vittoria nella battaglia di Hohenburg 9 giugno 1075. Enrico infatti cercò subito di riaffermare il suo potere come re dei Germani nonché re dItalia egli rivestiva entrambe le cariche.

                                     

2.6. Il pontificato Scomunica e sospensione di Enrico IV

Nel 1075 Enrico IV continuò ad effettuare nomine di vescovi tedeschi, pur non accettando più offerte in denaro. Lo scontro tra le due istituzioni scaturì dalla nomina dellarcivescovo di Milano, una sede molto importante per le relazioni tra Chiesa ed impero. La città lombarda essendo tradizionalmente vicina allimperatore, larcivescovo svolgeva spesso un ruolo di mediazione tra papa re dei Germani.

Nel 1074 sia il papa che Enrico IV avevano approvato la nomina di Attone, un ecclesiastico vicino ai Patarini. Lanno dopo i Patarini persero il favore dei milanesi. Il re dei Germani decise allora di nominare nuovo arcivescovo Tedaldo di Castiglione, che si trovava presso di lui come cappellano militare. Enrico IV intervenne in altre questioni ecclesiastiche pertinenti allItalia: inviò il conte Eberardo in Lombardia per combattere i Patarini appoggiati invece dalla Chiesa di Roma e appoggiò apertamente larcivescovo di Ravenna Guiberto in opposizione al pontefice romano. Infine cercò di stringere unalleanza con il duca normanno Roberto dAltavilla.

Gregorio VII replicò con una dura lettera datata 8 dicembre 1075 nella quale protestò contro la nomina di Tedaldo ed accusò il re dei Germani di aver continuato ad ascoltare i cinque consiglieri scomunicati. Chiese al re che riconoscesse i suoi peccati se ne pentisse. Si mostrò tuttavia disposto ad emendare insieme con Enrico il testo del decreto contro le investiture dei laici.

Sul finire del 1075 Gregorio VII subì un attentato. Enrico IV dedusse che il pontefice non avesse più il favore dei romani. Inoltre sapeva che il potente Roberto dAltavilla, scomunicato, non sarebbe intervenuto in difesa del papa in caso di attacco a Roma da Nord. Pensò quindi di sferrare il colpo decisivo. Convocò un concilio dei vescovi della Germania a Worms, che si riunì il 24 gennaio 1076. Tra le alte sfere del clero tedesco, papa Gregorio VII aveva molti nemici. Tra questi vi era anche un cardinale tedesco, Ugo Candido, un tempo dalla sua parte ma ora avversario del pontefice. Ugo si recò in Germania per loccasione e di fronte al concilio formulò una serie di accuse nei confronti del papa. Le argomentazioni di Ugo Candido vennero accolte favorevolmente dallassemblea, che approvò una dichiarazione secondo la quale Gregorio non poteva più essere considerato papa. In un documento pieno di accuse, i vescovi tedeschi dichiararono di non accettare più lobbedienza al pontefice e di non riconoscerlo più come papa. In una lettera, Enrico gli rese nota la sentenza di deposizione a cui egli dichiarava di aderire. Il concilio inviò due vescovi in Italia e questi ottennero un atto di deposizione da parte dei vescovi lombardi nel sinodo di Piacenza.

Un chierico della chiesa di Parma, Rolando, informò il Papa di queste decisioni ed ebbe lopportunità di parlare al tradizionale sinodo quaresimale riunito nella Basilica del Laterano 14-20 febbraio 1076. Rolando si presentò alla prima seduta del sinodo e consegnò al pontefice il messaggio che annunciava la sua detronizzazione. Per un momento i membri rimasero impietriti, ma ben presto si sollevò una tale indignazione, che per poco linviato non venne ucciso. Lassemblea venne riportata alla calma dalla moderazione di Gregorio.

Il giorno seguente il Papa disconobbe i consigli scismatici di Worms e Piacenza, scomunicando larcivescovo di Magonza Sigrido, quale presidente dellassemblea di Worms. Rivendicata la legittimità del suo pontificato, pronunciò la sentenza di scomunica contro il re tedesco e lo spogliò della dignità reale, sciolse i suoi sudditi dai giuramenti prestati a suo favore e lo legò al vincolo dellanatema. Tale sentenza aveva lintento di espellere il re dalla comunità cristiana e di vietargli il governo di tutta la Germania e dellItalia. Per la prima volta un papa non solo scomunicava un sovrano, ma lo inibiva dallesercizio del suo potere regio. A differenza di Enrico, peraltro, Gregorio non sancì formalmente la deposizione del monarca, bensì lo considerò sospeso fino a quando non si fosse pentito.

Che producesse realmente questo effetto, o che rimanesse una vana minaccia, non dipendeva tanto da Gregorio, quanto dai sudditi di Enrico, e soprattutto, dai principi tedeschi. I documenti dellepoca suggeriscono che la scomunica del re creò profonda impressione sia in Germania sia in Italia.

Il decreto di scomunica raggiunse Enrico ad Utrecht nella vigilia di Pasqua 26 marzo. La sua reazione fu immediata: in quello stesso giorno gli rispose con una lettera durissima. Definì Gregorio "non papa, ma falso frate", lo dichiarò deposto e, rivolgendosi ai romani nella sua qualità di patrizio, chiese loro di abbandonare Gregorio ed eleggere un nuovo Papa.

Trentanni prima, Enrico III aveva deposto tre papi che avevano cercato di usurpare il soglio di Pietro. Enrico IV aveva imitato questa procedura, ma non ebbe successo. La sentenza di Gregorio produsse infatti in Germania un effetto clamoroso. Si verificò, presso i vescovi tedeschi, un rapido e generale cambiamento di sentimenti in favore di Gregorio. I principi laici colsero lopportunità per portare avanti le loro politiche anti-regali sotto laura di rispettabilità fornita dalla decisione papale. Quando, il giorno di Pentecoste 15 maggio, il re propose di discutere le misure da prendere contro Gregorio in un concilio con i suoi nobili, solo in pochi si presentarono. Una seconda convocazione a Magonza per la ricorrenza di San Pietro 15 giugno andò deserta. I Sassoni ne approfittarono per risollevarsi e il partito anti-realista accrebbe vieppiù la sua forza.

Solo la Lombardia rimaneva fedele a Enrico: al concilio di Pavia, tenuto sotto la presidenza di Tedaldo arcivescovo di Milano e Guiberto arcivescovo di Ravenna, Gregorio venne nuovamente scomunicato.

                                     

2.7. Il pontificato Lincontro di Canossa

Il 16 ottobre si riunì a Trebur, cittadina sul Reno in Assia, una dieta di principi e vescovi per esaminare la posizione del re. Era presente anche il legato pontificio, Altmann di Passavia. I principi dichiararono che Enrico doveva chiedere scusa al Papa e impegnarsi allobbedienza; decisero inoltre che, se nellanniversario della sua scomunica la condanna fosse rimasta ancora in vigore, il trono sarebbe stato considerato vacante. Enrico IV ritenne opportuno trattare. Rilasciò promessa scritta di obbedire alla Santa Sede e di conformarsi alla sua volontà. I principi stabilirono che si sarebbe tenuta nel febbraio 1077 ad Augusta, in Baviera, una dieta generale del regno presieduta del pontefice in persona. In quelloccasione sarebbe stata pronunciata la sentenza definitiva su Enrico.

Gregorio VII ratificò laccordo e progettò il viaggio in Germania. La situazione diventava ora estremamente critica per Enrico. Per il re era imperativo, in qualsiasi circostanza e a qualsiasi prezzo, assicurarsi lassoluzione di Gregorio prima della scadenza del periodo, altrimenti sarebbe stato quasi impossibile impedire ai suoi avversari di perseguire le loro intenzioni, di attaccarlo giustificando le loro misure appellandosi alla scomunica. Inizialmente Enrico tentò di ottenere i suoi fini per mezzo di unambasciata, ma quando Gregorio respinse la sua apertura, decise di fare il famoso gesto di recarsi di persona in Italia.

Il Papa era già partito da Roma e l8 gennaio 1077 giunse a Mantova, nei possedimenti della contessa Matilde. Da qui la contessa lo avrebbe dovuto accompagnare fino alle Chiuse di Verona Volargne, da dove dovevano accompagnarlo i principi tedeschi sino ad Augusta. Ma, per il grande gelo di quellanno, essi erano impossibilitati di varcare le Alpi, mentre gli giunse la notizia che Enrico era in marcia per incontrarlo, accompagnato dalla moglie Berta e dal figlio Corrado, ancora infante. Enrico, che aveva viaggiato attraverso la Borgogna, venne accolto con entusiasmo dai lombardi, che gli fornirono anche una scorta armata. Il papa, che invece non aveva una scorta e non si sentiva al sicuro in Lombardia, decise di arretrare e, tornando sui suoi passi, si fermò a Canossa, nel Reggiano, ospite di Matilde P. Golinelli. Il re dei Germani vi giunse a sua volta il 25 gennaio 1077 e attese tre giorni, penitente, prima che il papa lo ricevesse.

Il gesto di Enrico divenne un evento storico di grande risonanza, anche se non cambiò il corso degli avvenimenti. Lassoluzione dalla scomunica fu lesito di un negoziato prolungato e avvenne solo dietro lassunzione di precisi impegni da parte del re. Gregorio VII affermò la suprema autorità papale sui re, attribuendosi lautorità di stabilire le condizioni in cui essi potevano esercitare il potere regale e in cui i sudditi erano chiamati ad obbedirgli. Con la sottomissione di Canossa Enrico IV riconobbe questo privilegio pontificio. Fu con riluttanza che Gregorio accettò il pentimento perché, concedendo lassoluzione, la dieta dei principi di Augusta, nella quale aveva ragionevoli speranze di agire da arbitro, sarebbe diventata inutile o, se fosse riuscita a riunirsi, avrebbe cambiato completamente il suo carattere. Fu comunque impossibile negare il rientro nella Chiesa al penitente, e gli obblighi religiosi di Gregorio scavalcarono gli interessi politici.

La rimozione della condanna non implicava una vera riconciliazione, e non vi furono basi per la risoluzione della grande questione in gioco: quella dellinvestitura. Un nuovo conflitto era inevitabile per il semplice fatto che Enrico IV, naturalmente, considerava la sentenza di deposizione annullata assieme a quella di scomunica; mentre Gregorio, da parte sua, era intento a riservarsi la propria libertà di azione e non diede nessuno spunto sulla questione a Canossa.

                                     

2.8. Il pontificato Seconda scomunica di Enrico e Sacco di Roma

Mentre Enrico IV era ancora in Italia e stava trattando lassoluzione dalla scomunica, i nobili tedeschi che gli si opponevano si coalizzarono contro di lui. Non solo essi perseverarono nella loro politica anche dopo lassoluzione, ma presero un ulteriore e più deciso passo nellinsediare un re rivale nella persona del duca Rodolfo di Svevia Forchheim, marzo 1077. I legati papali presenti allelezione si mostrarono in apparenza neutrali, e Gregorio stesso cercò di mantenere questo atteggiamento negli anni seguenti. Il suo compito venne facilitato in quanto i due partiti erano di uguale forza, ognuno alla ricerca di un vantaggio decisivo che portasse il Papa dalla propria parte. Ma il risultato di questa neutralità fu che egli perse gran parte della fiducia di entrambe le parti. Alla fine Gregorio decise per Rodolfo di Svevia, dopo la vittoria di questi a Flarchheim 27 gennaio 1080. Su pressione dei Sassoni, e male informato sul significato della battaglia, Gregorio abbandonò la politica attendista e si pronunciò di nuovo per la deposizione e scomunica di re Enrico 7 marzo 1080.

La seconda condanna papale non ebbe le stesse conseguenze della precedente. Il re, più esperto a distanza di quattro anni, affrontò lo scontro con il pontefice con grande vigore. Si rifiutò di riconoscere la condanna sostenendone lillegalità. Convocò a Bressanone un concilio dellepiscopato germanico. Protagonista fu nuovamente Ugo Candido, che accusò il pontefice di essere un assassino e un eretico. Il 26 giugno 1080 Enrico IV dichiarò Gregorio deposto e nominò larcivescovo Guiberto di Ravenna come suo successore. In ottobre sconfisse in battaglia lacerrimo rivale Rodolfo di Svevia il quale morì il 16 ottobre. Con lui ebbe fine la rivolta contro Enrico IV.

Nel frattempo il pontefice si incontrava con il duca normanno Roberto dAltavilla a Ceprano città posta circa a metà strada tra Roma e Napoli, sulla via Casilina. Il 29 giugno 1080 ritirò la scomunica e gli riconsegnò il titolo di duca, insieme con i territori conquistati. La Santa Sede rinunciava definitivamente agli ex territori dellimpero bizantino nellItalia meridionale, ma riteneva di aver acquisito un fedele alleato.

Nel 1081 Enrico aprì il conflitto contro Gregorio in Italia. Questultimo era ora meno potente, e tredici cardinali lo abbandonarono. Attraversò le Alpi e nel febbraio 1082 giunse fino alle porte di Roma. Si rivolse ai romani e a Gregorio, ma le trattative furono respinte. Allora mise mano alla forza e tentò di appiccare il fuoco alla basilica vaticana. Lattentato fu sventato ed Enrico ripiegò in Sabina. Dopo un secondo assalto andato a vuoto la domenica delle Palme 17 aprile, decise di ritornare in Germania, lasciando lantipapa Guiberto con un presidio armato a Tivoli per bloccare tutte le merci che provenivano dalla pianura del Tevere.

Con lanno nuovo, il 1083, tornò ad accamparsi sotto le mura di Roma. Dopo sette mesi di blocco, la città si era indebolita. Enrico varcò le mura della Città leonina, costringendo Gregorio VII a rifugiarsi in Castel SantAngelo. Il 21 aprile 1083 fece il suo ingresso solenne nellUrbe. Vi rimase fino allautunno inoltrato; ritornò in patria sicuro di avere Roma nelle proprie mani. Nei mesi successivi Gregorio convocò un sinodo di vescovi 20 novembre. Il concilio non scomunicò esplicitamente Enrico, bensì tutti coloro che avevano impedito ai vescovi vicini alla Santa Sede di prendervi parte. Saputo ciò, Enrico entrò nuovamente in Roma il 21 marzo 1084. Tutta la città era in mano sua tranne Castel SantAngelo, dove continuò a resistere papa Gregorio. Gran parte dei cardinali voltarono le spalle al pontefice. Seguì la convocazione di un concilio in San Pietro il 24 marzo per giudicare il papa. Gregorio VII fu scomunicato e deposto; venne insediato in San Giovanni in Laterano Guiberto di Ravenna, che prese il nome di Clemente III. Il 31 marzo Clemente III incoronò Enrico IV imperatore in San Pietro.

Dopo alcuni mesi di assedio e di trattative infruttuose, Gregorio VII mandò a chiamare in soccorso Roberto dAltavilla, Duca di Puglia e Calabria. Avutane notizia, lantipapa Clemente III ed Enrico IV si allontanarono da Roma 21 maggio. Tre giorni dopo le truppe normanne entrarono in Roma e liberarono il pontefice. Però i soldati del duca dAltavilla devastarono completamente lUrbe rendendosi responsabili di saccheggi e distruzioni peggiori, se paragonate a quelle del sacco goto del 410 e di quello lanzichenecco del 1527. Gran parte dei resti antichi allora ancora in piedi e delle chiese, vennero spogliati e distrutti; da allora tutta la popolazione di Roma si concentrò nel Campo Marzio lansa del Tevere e tutto il settore corrispondente ad Aventino, Esquilino, Celio rimase disabitato per secoli.

La catastrofe che si era abbattuta sulla Città eterna fu il colpo definitivo che affossò definitivamente il legame tra Gregorio VII e Roma. Agli occhi dei romani egli non rappresentò altro se non luomo che aveva attirato una serie di sventure sulla città. Gregorio capì che quando le truppe normanne fossero ritornate nei loro territori, i romani avrebbero ordito la loro vendetta contro di lui. Decise quindi di lasciare Roma con le truppe dellAltavilla e di partire verso il Mezzogiorno giugno 1083. Durante il viaggio fece una tappa presso lAbbazia di Montecassino, dove fu ospite dellabate Desiderio. Roma era stata lasciata sguarnita: fu facile per Clemente III, che aveva atteso lo sviluppo degli eventi nella vicina Tivoli, riprendere possesso della città.



                                     

2.9. Il pontificato Ultimi anni

Gregorio VII trascorse gli ultimi anni della sua vita a Salerno, città facente parte dei dominii di Roberto dAltavilla. Consacrò la Cattedrale e verso la fine dellanno convocò il suo ultimo concilio, in cui rinnovò la scomunica contro Enrico IV e Clemente III. Il 25 maggio 1085 Gregorio morì. Fu sepolto in abito pontificale in un sarcofago romano del III secolo. I Romani e diversi dei suoi più fidati sostenitori lo avevano abbandonato, e i suoi fedeli in Germania si erano ridotti a un piccolo numero. Sulla sua tomba fu scolpita la frase: Dilexi justitiam et odivi iniquitatem propterea morior in exilio "Ho amato la giustizia e ho odiato liniquità: perciò muoio in esilio".

Fu canonizzato nel 1606 da Papa Paolo V.

Nel 1954, per volere di Papa Pio XII il suo corpo fu dapprima trasportato per pochi giorni a Roma per essere esposto al pubblico, e poi fu risistemato nella Cattedrale salernitana in una teca dargento, dove si trova tuttora. Nel 1985 il suo corpo è stato oggetto di una ricognizione canonica, con esame dei suoi resti ossei, che ha anticipato la sua nascita al 1010-1015 e che ha permesso uno studio antropologico e paleopatologico completo effettuato dal paleopatologo Gino Fornaciari dellUniversità di Pisa