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ⓘ Autolesionismo




Autolesionismo
                                     

ⓘ Autolesionismo

L autolesionismo o auto-danno intenzionale è un atto che implica il procurare, consciamente o meno, danni rivolti alla propria persona, sia in senso fisico che in senso astratto. Il termine "autolesionismo" deriva dal pronome greco αὐτός, che ha valore enfatico o riflessivo, e dal verbo latino laedo, letteralmente "danneggiare se stessi". Latto più comune con cui si presenta lautolesionismo è il taglio superficiale alla pelle ma esso comprende anche il bruciarsi, infliggersi graffi, colpire una o più parti del corpo, mordersi, tirarsi i capelli e lingestione di sostanze tossiche od oggetti. Di solito i comportamenti associati allabuso di sostanze e disturbi alimentari non sono considerati veri e propri atti di autolesionismo poiché il danno ai tessuti che ne risulta è collaterale e non volontario. Tuttavia possono esserci dei comportamenti non direttamente collegati con lautolesionismo, ma che risultano tali poiché hanno lintenzione di causare danni diretti ai tessuti.

Il suicidio, spesso non è il fine dellautolesionismo, ma il rapporto tra suicidio e autolesionismo è piuttosto complesso poiché, talvolta, un comportamento autolesionista può essere pericoloso per la vita. Vi è comunque un aumento del rischio di suicidio negli individui che praticano lautolesionismo; infatti se ne trovano segni evidenti nel 40-60% dei suicidi. Bisogna però tenere presente che collegare lautolesionista con un potenziale suicida è nella maggior parte dei casi inesatto.

Durante linfanzia lautolesionismo è piuttosto raro anche se dal 1980 i casi sono aumentati. Esso è anche indicato dal Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali DSM-IV-TR come un sintomo del disturbo di personalità borderline. Inoltre esso si manifesta anche in soggetti che soffrono di depressione, disturbi dansia, abuso di sostanze, disturbo post traumatico da stress, schizofrenia e disturbi alimentari. Lautolesionismo è più comune durante ladolescenza o la tarda adolescenza; di solito appare tra i 12 e 24 anni. Ma esso si può verificare a qualunque età, anche in soggetti anziani; in questo caso però lautolesionismo è molto più pericoloso. Il fenomeno non riguarda solo gli esseri umani ma anche animali come uccelli e scimmie.

Generalmente si crede che praticare autolesionismo significhi cercare attenzioni. Ma questo non è completamente esatto poiché in molti casi gli autolesionisti sono consapevoli delle proprie ferite e cicatrici e ciò provoca un senso di vergogna e di colpa che porta loro a fare di tutto per nascondere i segni con labbigliamento bracciali, polsini ad esempio; cercano inoltre di nascondere le loro ferite a chi gli sta attorno montando scuse e bugie per spiegare i segni evidenti. In alcuni casi provocarsi ferite provoca un senso di piacere che allevia il dolore psicologico, infatti non si prova bruciore nel provocarsi questi danni. Il soggetto che pratica lautolesionismo non lo fa di solito per porre fine alla propria vita; esso spesso è un modo per alleviare un disagio o un dolore emotivo: lautolesionismo diventa così un modo di comunicare allesterno il proprio disagio.

Negli adolescenti di età compresa tra i 12 e i 16 anni si riscontrano spesso forme di autolesionismo, solitamente praticato con tagli o bruciature sulle braccia le cui cicatrici vengono coperte con bracciali o bandane.

                                     

1. Cenni storici

Il termine automutilazione self-mutilation è comparso per la prima volta con gli studi di L.E Emerson nel 1913 in cui si evidenzia che lautolesionismo è una simbolica alternativa alla masturbazione. Il termine ricompare anche nellarticolo nel 1935 e nel libro nel 1938 di Karl Menninger dove egli perfeziona le proprie definizioni concettuali di automutilazione. Il suo studio sullautodistruzione ha fatto una distinzione tra comportamenti suicidi e di automutilazione. Secondo Menninger lautomutilazione era espressione non letale di un desiderio di morte attenuato e quindi coniò il termine suicidio parziale. Egli individuò sei tipi di mutilazione:

  • Malattie organiche del cervello
  • Pratiche religiose auto-flagellanti e altre
  • Comuni rasatura della barba, tagliare capelli o unghie.
  • Psicotico
  • Nevrotico
  • Riti praticati durante la pubertà

Nel 1969 Pao fece una differenziazione tra coloro che tagliano in modo leggero bassa letalità e coloro che tagliano in modo grossolano alta letalità. Quelli che tagliano in modo attento sono giovani; generalmente producono tagli superficiali e soffrono di personalità borderline. Quelli che invece tagliano in modo meno preciso sono gli anziani e spesso soffrono di problemi psichici. Nel 1979 Ross e McKay divisero le automutilazioni in 9 possibili gruppi: tagli, morsi, abrasioni, recisioni, inserimento di corpi estranei, bruciature, ingestione o inalazione, colpi e costrizioni. Dopo il 1970 lattenzione circa lautolesionismo fu spostata dagli impulsi psicosessuali del paziente scoperti da Freud. Nel 1988 Walsh e Rosen crearono 4 categorie numerate secondo i numeri romani definendo forme di automutilazione le righe II, III, IV

Nel 1993 Favazza e Rosenthal analizzarono centinaia di studi e divisero le automutilazioni in due categorie: automutilazioni stabilite culturalmente e automutilazioni patologiche, Favazza ha anche creato due sotto categorie delle automutilazioni stabilite prima: rituali e pratiche. I rituali sono mutilazioni ripetute di generazione in generazione che riflettono le tradizioni, il simbolismo le credenze di una società. Le pratiche invece sono storicamente passeggere ed estetiche come il piercing su lobi delle orecchie, naso, sopracciglia, così come la circoncisione maschile per i non ebrei mentre le automutilazioni patologiche sono lequivalente dellautolesionismo.

                                     

2. Epidemiologia

È difficile trovare delle statistiche sicure e precise riguardo lautolesionismo poiché la maggior parte delle persone tende a nascondere le proprie ferite e a vergognarsene. I dati si basano sui ricoveri ospedalieri, sugli studi psichiatrici e su alcune indagini sulla popolazione. Circa il 10% dei ricoveri nei reparti di medicina in Inghilterra sono dovuti allautolesionismo; nella maggior parte dei casi a causa di un eccessivo abuso di sostanze overdose. Tuttavia gli studi basati solo sui ricoveri ospedalieri potrebbero nascondere il grande numero di adolescenti autolesionisti perché non hanno bisogno e non cercano cure mediche. Infatti molti autolesionisti che si presentano in un ospedale qualsiasi presentano vecchie ferite che non sono state curate.

I migliori studi attuali indicano che i casi di autolesionismo sono molto diffusi tra i giovani dai 12 ai 24 anni; mentre si sono verificati pochissimi incidenti di autolesionismo tra bambini di età compresa tra i 5 e 7 anni. Nel 2008, Affinity Healthcare ha suggerito che i casi di autolesionismo tra giovani potrebbe essere alto come il 33%. Uno studio americano effettuato tra studenti universitari ha evidenziato che il 9.8% di loro, almeno una volta nella loro vita, ha avuto esperienze autolesioniste come tagli superficiali e bruciature. Quando parlando di autolesionismo ci si riferiva anche al battere la testa contro qualcosa o graffiare sé stessi la percentuale è salita al 32%. Questo dimostra che lautolesionismo non è proprio di individui affetti da disturbi psichiatrici ma anche tra persone comuni, come giovani studenti. In Irlanda, invece, uno studio ha dimostrato che le persone autolesioniste vivono per lo più in città che in campagna. Inoltre, il CASE Child & Adolescent Self-harm in Europe ha evidenziato che il rischio di autolesionismo è 1:7 per le donne e 1:25 per gli uomini.

                                     

2.1. Epidemiologia Differenze di genere

In generale, lultima ricerca aggregata non ha riscontrato differenze nella prevalenza di autolesionismo tra uomini e donne. Tuttavia, ciò appare in contrasto rispetto agli studi fatti in passato in cui si era evidenziato che nelle femmine le esperienze di autolesionismo erano fino a quattro volte più frequenti rispetto ai maschi. A fronte di ciò è necessaria una certa cautela nel vedere lautolesionismo come un problema maggiore per le donne, dal momento che i maschi possono intraprendere atti, classificabili come autolesionistici, in diverse forme ad esempio, colpendo se stessi che potrebbe essere più facilmente nascosti o spiegati come il risultato di circostanze diverse. Quindi, rimangono opinioni ampiamente contrastanti sul fatto che la differenza di genere sia un fenomeno reale, o semplicemente la difficoltà e la parzialità nella raccolta di dati.

Lo studio multicentrico WHO/EURO sul suicidio, istituito nel 1989, ha dimostrato che, per ciascun gruppo di età, il tasso di autolesionismo femminile supera quello dei maschi, con il picco nella fascia tra i 13 e i 24 anni per le donne e tra i 12 e i 34 per gli uomini. Tuttavia, questa discrepanza è nota per variare in modo significativo a seconda della popolazione e dei criteri metodologici, coerenti con ampie incertezze nel raccogliere e interpretare i dati relativi ai tassi di autolesionismo in generale. Tali problemi sono stati talvolta oggetto di critiche nel contesto di una più ampia interpretazione psicosociale. Ad esempio, lautrice femminista Barbara Brickman ha ipotizzato che le differenze di genere nei tassi di autolesionismo siano dovute a errori metodologici e campionatori deliberatamente socializzati, al fine di patologizzare il genere femminile.

Questa discrepanza di genere appare spesso distorta in popolazioni specifiche dove i tassi di autolesionismo sono eccessivamente alti, il che può avere implicazioni sul significato e sullinterpretazione di fattori psicosociali diversi dal genere. Uno studio nel 2003 ha riscontrato una prevalenza estremamente elevata di autolesionismo tra 428 senzatetto e tra i ragazzi scappati di casa età 16-19 anni con il 72% degli uomini e il 66% delle donne in cui si è riscontrata una storia di autolesionismo, Tuttavia, nel 2008, uno studio effettuato sui giovani e sullautolesionismo ha riscontrato il divario di genere allargarsi nella direzione opposta, con il 32% delle adolescenti donne e il 22% dei giovani maschi che ammettono episodi di questo tipo. Gli studi indicano anche che i maschi che si autolesionano possono anche essere maggiormente a rischio di suicidio.

Non sembra esserci differenza nella motivazione dellautolesionismo tra i maschi e femmine adolescenti. Ad esempio, per entrambi i sessi vi è un aumento incrementale di autolesionismo intenzionale associato ad un aumento del consumo di sigarette, droghe e alcol. Fattori scatenanti come una bassa autostima e amici e familiari che si autolesionismo sono anche comuni tra maschi e femmine. Uno studio limitato ha rilevato che, tra gli adolescenti che praticano lautolesionismo, entrambi i sessi hanno altrettante probabilità di usare il metodo del taglio della pelle. Tuttavia, le donne che si tagliano hanno più probabilità dei maschi di raccontare la loro azione dicendo che volevano punire se stesse. In Nuova Zelanda, risultano più donne ricoverate in ospedale per autolesionismo intenzionale rispetto ai maschi. Le femmine scelgono più comunemente metodi come lauto-avvelenamento in quantità che generalmente non risultino fatali, ma comunque abbastanza gravi da richiedere lospedalizzazione.



                                     

2.2. Epidemiologia Negli anziani

In uno studio effettuato presso un ospedale distrettuale del Regno Unito, il 5.4% di tutti i casi di autolesionismo riscontrati riguardavano pazienti di età pari o superiore a 65 anni. Il rapporto tra maschi e femmine era si 2:3, sebbene i tassi di autolesionismo per i maschi le femmine di quelletà rispetto alla popolazione locale era identica. Oltre il 90% accusava anche aveva condizioni depressive e il 63% soffriva di una malattia fisica significativa. Meno del 10% dei pazienti aveva riportato una storia di autolesionismo, mentre sia la percentuale di ripetizione che quella di suicidio erano molto basse, il che potrebbe essere spiegato dallassenza di fattori noti per essere associati alla ripetizione, come il disturbo della personalità e labuso di alcool. < Tuttavia, la guida NICE sullautolesionismo nel Regno Unito suggerisce che le persone anziane che si autolesionano corrono un rischio maggiore di suicidarsi, con 1 persona anziana su 5 che si autolesia allo scopo di porre fine alla propria vita. Uno studio completato compiuto in Irlanda ha dimostrato che gli adulti irlandesi più anziani avevano alti tassi di autolesionismo intenzionale, ma tassi di suicidio relativamente bassi.

                                     

2.3. Epidemiologia Nel mondo in via di sviluppo

Solo di recente i tentativi di migliorare la salute nei paesi in via di sviluppo si sono concentrati sulla salute mentale e non solo sulle malattie fisiche. Nonostante gli studi siano ancora molto limitati, lautolesionismo deliberato appare frequente anche in questi paesi. Ad esempio un caso studio importante è stato effettuato nello Sri Lanka, un paese che mostra unalta incidenza di suicidi e avvelenamenti auto inflitti con pesticidi agricoli o veleni naturali. Molte persone hanno ammesso deliberatamente autoavvelenamenti durante uno studio di Eddleston et al. essi erano giovani e pochi esprimevano comunque il desiderio di morire.

Alcune delle cause dellauto-avvelenamento deliberato negli adolescenti dello Sri Lanka includevano un evento luttuoso o una dura disciplina imposta dai genitori. Meccanismi di coping si stanno diffondendo nelle comunità locali in cui le persone sono circondate da altri che in precedenza si sono deliberatamente fatti del male o hanno tentato il suicidio. Un modo per ridurre lautolesionismo sarebbe limitare laccesso ai veleni; tuttavia molti casi riguardano pesticidi o semi di oleandri gialli e la riduzione dellaccesso a queste sostanze sarebbe difficile. Un grande potenziale per la riduzione dellautolesionismo risiede nelleducazione e nella prevenzione, ma le limitate risorse disponibili nel mondo in via di sviluppo rendono questi metodi di difficile attuazione.

                                     

2.4. Epidemiologia Nei carcerati

Lautolesionismo deliberato è particolarmente diffuso nella popolazione carceraria. Una spiegazione proposta per questo è che le carceri sono spesso luoghi violenti, e i detenuti che desiderano evitare scontri fisici possono ricorrere allautolesionismo come uno stratagemma, sia per convincere gli altri prigionieri che sono pericolosamente pazzi e resistenti al dolore o per ottenere protezione da parte delle autorità. Tuttavia lautolesionismo si verifica frequentemente anche nei detenuti che vengono messi in isolamento.

                                     

3. Classificazione

I termini autolesionismo, violenza autoinflitta, autolesionismo non suicidario o comportamento autoaggressivo SIB, sono tutti termini per descrivere una condizione comportamentale in cui un soggetto si autoinfligge un danno fisico dimostrabile. Da tale comportamento deriva un danno tissutale deliberato che di solito viene eseguito senza intenti suicidari. La forma più comune consiste nel tagliarsi la cute con un oggetto affilato, come ad esempio un coltello o una lama di rasoio. Talvolta può venire utilizzato il termine "automutilazione", anche se questa frase evoca connotazioni che alcuni ritengono preoccupanti, inaccurate o offensive. "Ferite autoinflitte" è un termine specifico usato per indicare le ferite non letali auto inflittesi dai soldati al fine di ottenere lallontanamento anticipato dal fronte. Ciò differisce dalla comune definizione di autolesionismo, poiché il danno è inflitto per uno scopo secondario specifico. Una definizione più ampia di autolesionismo potrebbe includere anche coloro che infliggono danni ai loro corpi attraverso unalimentazione disordinata.

La letteratura più antica ha usato termini diversi. Per questo motivo la ricerca negli ultimi decenni si è incentrata incoerentemente sul comportamento autolesionista senza e con intenti suicidari compresi i tentativi di suicidio con definizioni diverse che portano a risultati incoerenti e non chiari.

Lautolesionismo non suicida è stato elencato come disturbo nel DSM-5 sotto la categoria "Condizioni per ulteriori studi". Si noti che questa proposta di criteri diagnostici per una diagnosi futura non è una diagnosi ufficialmente approvata e non può essere utilizzata per uso clinico, ma è intesa solo a scopo di ricerca. Il disturbo è definito come lesione volontaria autoinflitta senza lintenzione di suicidarsi. I criteri per la sua identificazione comprendono cinque o più giorni in cui si sono verificati episodi di danno autoinflitto nel corso di un anno, senza intenti suicidari e il paziente deve essere stato motivato dalla ricerca di sollievo da uno stato negativo, risolvendo una difficoltà interpersonale o raggiungendo uno stato positivo.

Una credenza comune riguardo lautolesionismo è che si tratta di un comportamento tipico di chi cerca attenzione; tuttavia, in molti casi, ciò non corrisponde pienamente alla realtà. Molti autolesionisti sono consapevoli delle loro ferite e cicatrici e si sentono in colpa per il loro comportamento, portandoli a fare di tutto per nascondere agli altri ciò che hanno fatto. Possono offrire spiegazioni alternative per le loro ferite o nascondere le loro cicatrici con i vestiti. Lautolesionismo in tali individui non può essere associato a comportamenti suicidari o para-suicidal. Le persone che si autolesiona di solito non cerca di porre fine alla propria vita; è stato invece suggerito che stanno usando lautolesionismo come meccanismo di coping per alleviare il dolore o il disagio emotivo o come tentativo di comunicare angoscia.

Gli studi su individui con disabilità dello sviluppo come la disabilità intellettiva hanno dimostrato che lautolesionismo dipende da fattori ambientali, come ottenere lattenzione o fuggire dalle richieste. Alcuni individui possono avere dissociazioni che nutrono il desiderio di sentirsi reali o di adattarsi alle regole della società.



                                     

4. Segni e sintomi

Nel 70% dei casi lautolesionismo si presenta con il tagliare la pelle con un oggetto appuntito come lamette. Tuttavia i modi con cui può essere effettuato sono limitati solo dallinventiva dellindividuo e dalla reale intenzione e volontà di danneggiare il proprio corpo; per questo possiamo trovare anche casi di autolesionismo che si presentano con abuso di alcool, droghe, anoressia, bulimia. Di solito i tagli si presentano su aree del corpo che possono essere facilmente nascoste e/o non visibili dagli altri. Lautolesionismo può essere definito in termini di danneggiamento del proprio corpo ma sarebbe più corretto definirlo in termini di scopo per affrontare un problema, unangoscia emotiva. Né DSM-IV-TR, né lICD-10 forniscono dei precisi criteri per diagnosticare lautolesionismo: si è visto che lautolesionismo è spesso un sintomo di un disturbo sottostante. Tuttavia recentemente nel 2010 è stata formalmente mossa la proposta di includere lautolesionismo come diagnosi distinta nella quinta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali DSM-5. È difficile uscirne e colpisce molto spesso gli adolescenti fin dalla giovane età.

                                     

5.1. Cause Disturbi mentali

Anche se di solito chi pratica lautolesionismo non soffre di disturbi mentali, è stato dimostrato che gli individui che hanno sperimentato problemi di salute mentale sono più portati a praticarlo. Le malattie che più comportano ciò sono disturbo della personalità borderline, disturbo bipolare, depressione, fobie, disturbi comportamentali e anche la schizofrenia. Per quanto riguarda gli schizofrenici soprattutto nei soggetti giovani essi hanno un alto rischio di suicidio. Accanto a questi disturbi si trova anche labuso di sostanze e spesso anche la tendenza a non saper risolvere i propri problemi e limpulsività. Lautolesionismo si può manifestare negli individui che soffrono della sindrome di Münchhausen; essi si sottopongono a continui esami e perfino ad indagini invasive. Nella psicoanalisi classica freudiana lautolesionismo psichico è ricondotto alla cosiddetta pulsione di morte.

                                     

5.2. Cause Fattori psicologici

A livello emotivo gli ambienti in cui i genitori puniscono i figli o li feriscono possono generare nella persona una mancanza di fiducia e difficoltà a provare emozioni con il rispettivo aumento dellautolesionismo. Altri fattori che possono indurre allautolesionismo sono abusi durante linfanzia, la guerra e la povertà. Inoltre il 30% circa degli individui che soffrono di autismo ad un certo punto sfociano nellautolesionismo ad esempio mordendosi la mano, battendo la testa, tagliando la pelle. Autori moderni hanno aperto alcuni dibattiti per discutere del fatto che lautolesionismo può nascondere degli scopi psicologici: è stato dimostrato che alcuni individui usano lautolesionismo per vivere abusi o traumi passati che non erano sotto il loro controllo. Lautolesionismo, quindi, può essere un modo per riavere il controllo sulla propria vita e riprendere la propria autonomia.

                                     

5.3. Cause Genetica

La sindrome di Lesch-Nyhan è una rara malattia genetica la cui caratteristica più peculiare è il verificarsi di episodi di autolesionismo, come mordersi e sbattere la testa. La propria condizione genetica può contribuire al rischio di sviluppare altre condizioni psicologiche, come ansia o depressione, che a loro volta potrebbero portare a comportamenti auto-lesivi. Tuttavia, il legame tra genetica e autolesionismo in pazienti altrimenti sani è in gran parte non dimostrato.

                                     

5.4. Cause Abuso di sostanze

Labuso di sostanze, la dipendenza e lastinenza sono associati con lautolesionismo. Dipendenza da benzodiazepine o riduzione delle benzodiazepine si presenta soprattutto nei giovani. Un altro fattore di rischio da non sottovalutare è labuso di alcool. Al pronto soccorso dellIrlanda del Nord si è visto come lalcool è uno dei tanti modi con cui si presenta lautolesionismo nel 63.8% dei casi. In Inghilterra e Norvegia sono stati fatti alcuni studi per capire leffettivo legame tra lassunzione di cannabis e lautolesionismo; essi hanno evidenziato che nei giovani adolescenti non è un alto fattore di rischio,

                                     

6. Fisiopatologia

Lautolesionismo non è un comportamento tipicamente collegato al suicidio anche se molte volte il danneggiamento del corpo può portare alla morte. Lautolesionismo, a volte senza che lindividuo ne sia consapevole, diventa spesso una risposta al lancinante dolore emotivo che non può essere risolto in altri modi. Le ragioni per cui si pratica lautolesionismo sono varie in quanto esso serve per soddisfare funzioni diverse. Talvolta lautolesionismo fornisce, a chi lo pratica, temporaneo sollievo da stress, ansia, depressione, senso di fallimento e disgusto per sé stessi. Lautolesionismo diventa, soprattutto nei soggetti vittime di abusi, un modo per controllare il dolore in contrasto con il dolore che si è provato in precedenza. Talvolta però i motivi per cui si pratica lautolesionismo non hanno niente a che vedere con la medicina come dimostra questo esempio:

Lo studio britannico ONS ha trovato solo due motivi per cui si pratica lautolesionismo: rabbia verso sé stessi e ricerca di attenzioni. Per alcune persone danneggiare sé stessi può essere un modo per ricevere attenzioni dagli altri o di chiedere in modo indiretto aiuto, ma può essere anche un modo per manipolare gli altri. Tuttavia le persone croniche non ricercano attenzioni e perciò nascondono le cicatrici che si sono procurati.

Per molte persone lautolesionismo diventa un modo per "scappare" o dissociarsi, separando la mente dai sentimenti dangoscia che provano. Ciò si verifica facendo credere alla mente che la sofferenza attuale che si percepisce è causata dallautolesionismo e non dai problemi reali, preesistenti: il dolore fisico diventa quindi un modo per distrarsi da quello emotivo. Per completare questa teoria si può dire che dietro lautolesionismo cè il bisogno di "fermare" il dolore emotivo, una sensazione dinquietudine o unagitazione mentale.

"Una persona può essere ipersensibile e sopraffatta; molti pensieri brulicano nella sua mente ed egli può così decidere di fermare questi sentimenti oppressivi".

Nei soggetti che hanno subito un abuso sessuale possono essere feriti deliberatamente gli organi sessuali come un modo per affrontare i sentimenti indesiderati legati alla sessualità.

Praticare lautolesionismo può significare farsi del male e nello stesso tempo provare piacere, derivare da esso sollievo. Per alcuni tagliarsi può essere abbastanza problematico ma alla fine decidono di farlo lo stesso proprio perché pensano a quello che possono ottenere dopo. Questo sollievo per alcuni è psicologico; in altri esso è generato da endorfine beta rilasciate nel cervello. Le endorfine sono gli oppioidi endogeni che vengono rilasciate dopo una lesione fisica, agiscono come un antidolorifico naturale, inducono piacere e riducono lo stress emotivo e la tensione. Alcuni autolesionisti dicono di non provare nessun dolore mentre si feriscono; altri, invece, lo usano per provare piacere.

Al contrario per altri farsi del male significa provare qualcosa, anche se la sensazione è dolorosa e per niente piacevole. Queste persone manifestano sensazioni di vuoto e intorpidimento anedonia e perciò il dolore fisico può essere un modo per provare sollievo.



                                     

7. Trattamento

Si è molto incerti su quali trattamenti psicosociali e fisici siano utili per i soggetti che praticano lautolesionismo; perciò sono necessari ulteriori studi clinici. In queste persone sono comuni disturbi psichiatrici e della personalità; di conseguenza si può supporre che lautolesionismo sia indotto da depressione e/o altri problemi psicologici. Se lautolesionismo è indotto da una grave o moderata depressione clinica gli antidepressivi possono essere unottima soluzione. La psicoterapia cognitivo-comportamentale può essere utilizzata per i soggetti con problemi di depressione, disturbo bipolare, schizofrenia. Invece la terapia dialettico comportamentale può essere efficace con individui che soffrono di malattie mentali o che hanno un disturbo della personalità.

                                     

7.1. Trattamento Terapia

Non esiste un trattamento ben definito per il comportamento autoaggressivo nei bambini o negli adolescenti. La terapia cognitivo comportamentale può essere utilizzata anche per aiutare coloro con diagnosi di Asse I, come depressione, schizofrenia e disturbo bipolare. La terapia dialettico comportamentale TDC può avere successo in coloro che presentano un disturbo di personalità e potrebbe potenzialmente essere usata in quelli che hanno altri disturbi mentali che manifestano comportamenti auto-lesivi. La diagnosi e il trattamento delle cause di autolesionismo sono considerate da molti lapproccio migliore per trattare lautolesionismo, ma in alcuni casi, in particolare nelle persone con disturbo della personalità, ciò non risulta abbastanza efficace, quindi sempre più specialisti medici considerano lapproccio con la TDC finalizzato a ridurre i comportamenti auto-lesivi. I pazienti che compiono abitualmente atti di autolesionismo talvolta vengono ricoverate in ospedale, in base alla loro stabilità, alle loro capacità e soprattutto alla loro disponibilità a ricevere aiuto.

Negli adolescenti la terapia multisistemica sembra essere promettente. Trattamenti come la terapia cognitivo comportamentale, lintervento familiare, la terapia interpersonale e varie terapie psicodinamiche si sono dimostrate efficaci nel trattamento del comportamento autoaggressivo nei bambini e negli adolescenti. La farmacoterapia non è stata testata come trattamento per adolescenti che si autolesionano.

Una meta-analisi ha evidenziato che la terapia psicologica è efficace nel ridurre lautolesionismo. La percentuale di adolescenti che ricorre allautolesionismo durante il periodo di follow-up risulta inferiore nei gruppi di intervento 28% rispetto ai controlli 33%. Le terapie psicologiche con i risultati migliori sono state la terapia comportamentale dialettica, la terapia cognitivo comportamentale e il trattamento basato sulla mentalizzazione.

Negli individui con disabilità dello sviluppo, si è dimostrato che linsorgenza di autolesionismo è spesso correlata ai suoi effetti sullambiente, come ottenere lattenzione o fuggire alle richieste. Poiché gli individui con disabilità dello sviluppo spesso hanno deficit comunicativi o sociali, lautolesionismo può essere il loro modo esprimersi e di ottenere ciò che altrimenti non riescono ad ottenere nel modo socialmente appropriato. Quindi, un approccio per trattare lautolesionismo, consiste nellinsegnare una risposta alternativa e appropriata che ottenga lo stesso risultato che si voleva ottenere tramite gli atti auto-lesivi.

                                     

7.2. Trattamento Tecniche di elusione

Convincere il paziente ad intraprendere comportamenti alternativi allautolesionismo è un metodo comportamentale efficace che viene usato per trattare questa condizione. Le tecniche, mirate a tenersi occupati, possono includere lo scrivere un diario, fare una passeggiata, svolgere attività sportive o stare con gli amici, quando si sente il bisogno di farsi del male. Anche la rimozione degli oggetti utilizzati per compiere tali atti può essere utile al fine di resistere agli impulsi autolesionistici. La disponibilità di un contatto di emergenza con i servizi di consulenza, in caso di insorgenza di un impulso autolesionista, può anche contribuire a prevenire il fatto. Il ricorso a metodi alternativi e più sicuri di autolesionismo che non portano a danni permanenti, ad esempio lo schiocco di un elastico al polso, possono anche aiutare a calmare la voglia. Luso del biofeedback può aiutare ad aumentare lautoconsapevolezza di particolari stati mentali o stati danimo che precedono il comportamento autolesionista, aiutando così ad identificare le tecniche per evitare quelle situazioni che conducano al compiere tali atti. Qualsiasi strategia comportamentale o di coping deve essere appropriata alla motivazione e al motivo che il paziente ha per farsi del male.

                                     

8. Società e cultura

Lautolesionismo è conosciuto per esser stato un rituale ripetitivo praticato da culture come quella dellantica civiltà Maya nella quale i sacerdoti praticavano auto-sacrifici tagliando e perforando i loro corpi in modo tale da prelevare sangue. Nella Bibbia ebraica si trova un riferimento ai sacerdoti di Baal si tagliavano con lame fino a che il sangue non scorreva ". Tuttavia, nel giudaismo, tali pratiche sono proibite dalla legge di Mosè.

Lautolesionismo è anche praticato dai sadhu e dagli asceti indù, nel cattolicesimo come mortificazione della carne, nellantica Cananea come rituali di lutto e sono descritti nelle tavolette Shamra Ras; e nellannuale rituale sciita di autoflagellazione, utilizzando catene e spade, che si svolge durante lAshura dove la setta sciita piange il martirio di Imam Hussein.

                                     

8.1. Società e cultura Consapevolezza dellautolesionismo

Ci sono molti movimenti tra le varie comunità che si occupano di questo problema per sensibilizzare i professionisti e il pubblico in generale. Per esempio ogni 1 di marzo si svolge la giornata globale Self-injury Awareness Day SIAD per rendere più consapevoli le persone riguardo lautolesionismo. Molte persone indossano per loccasione un fiocco arancione simbolo di questa consapevolezza e per incoraggiare gli altri ad essere più aperti riguardo al proprio problema con le persone che li circondano e per aumentare la conoscenza generale.

                                     

9. Negli animali

Lautomutilazione negli altri mammiferi è una realtà consolidata, anche se non è un fenomeno largamente conosciuto e il suo studio in zoo e laboratori potrebbe portare a una migliore comprensione dellautolesionismo negli esseri umani. Gli zoo di allevamento, laboratori e isolazione sono fattori importanti perché conducono a un aumento della suscettibilità e dellautolesionismo nei mammiferi più grandi ad esempio macachi. I mammiferi più piccoli invece sono soliti mutilare sé stessi in laboratorio dopo la somministrazione di farmaci. Per esempio pemolina, la clonidina, anfetamine, e dosi molto elevate tossiche di caffeina o teofillina sono sostanze note perché inducono lanimale a praticare lautolesionismo. Nei cani, Il disturbo canino ossessivo-compulsivo, può portare allautolesionismo, per esempio procurandosi una dermatite da leccamento. È noto che talvolta gli uccelli in cattività si strappano le piume, causando danni che possono variare dal danneggiamento di alcune di esse alla rimozione di molte o tutte le piume raggiungibili dallanimale, oppure alla mutilazione della pelle o del tessuto muscolare.

                                     
  • disturba la mente, è un dolore fisico. Affettività Amor fati Amore Autolesionismo Bene filosofia Crudeltà Disturbi dell umore Empatia Felicità Masochismo
  • pornografia femminista. Ha spesso raccontato dei problemi di depressione ed autolesionismo dovuti all accettazione della sua omosessualità. È sposata e vive attualmente
  • con tematiche inerenti disagio esistenziale, solitudine, suicidio ed autolesionismo L album precedente, Obscura Arcana Mortis aveva, infatti, uno stile
  • indossare. Erika, per ricercare la sua identità sessuale, con un senso di autolesionismo e voyeurismo, prima di tornare a casa dove l attende la tirannica madre
  • nervoso: comincia ad essere preda di violente convulsioni, compie atti di autolesionismo ed è perseguitato da visioni mistiche che lo additano come colpevole
  • Forgotten Tomb le tematiche delle canzoni sono concentrate su depressione, autolesionismo solitudine, violenza, rabbia, vuoti esistenziali. A Dish Best Served
  • studi sulla correlazione fra sadismo, masochismo e devianza, traumi, autolesionismo attaccamento e abusi. Dalla letteratura psicologica e psichiatrica
  • umori ondivaghi di una piazza che dimostra un emotività al limite dell autolesionismo Partita rinviata per neve e recuperata il 19 dicembre 1973.
  • studi più recenti sulla correlazione fra perversione, devianza, traumi, autolesionismo attaccamento e abusi. Dalla letteratura psicologica e psichiatrica
  • è caratterizzata da una tendenza all ascetismo che sconfinava con l autolesionismo Sembra che già prima dell incontro col Profeta egli conducesse vita