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ⓘ Sviluppo sostenibile




Sviluppo sostenibile
                                     

ⓘ Sviluppo sostenibile

Lo sviluppo sostenibile è una forma di sviluppo economico che possa essere compatibile con la salvaguardia dellambiente e dei beni liberi per le generazioni future, che ha dato vita alleconomia sostenibile, appoggiandosi almeno in parte alla cosiddetta economia verde.

                                     

1. Premesse storiche

Nel 1973 la crisi petrolifera scosse leconomia mondiale, poiché a seguito della guerra fra Israele e Paesi arabi, questi ultimi decisero di diminuire le esportazioni di petrolio verso lOccidente e di aumentarne il prezzo per fare pressioni sugli Stati Uniti e lEuropa in favore della causa palestinese.

Diversi Paesi del mondo si trovarono ad affrontare una grave crisi finanziaria; infatti come conseguenza dellaumento del costo del petrolio aumentarono i costi dellenergia e quindi linflazione.

La conseguenza della crisi energetica del 73 fu lapplicazione di politiche di austerità da parte di vari Paesi nel mondo, che presero misure drastiche per limitare il consumo di energia.

La crisi petrolifera rappresentò per lOccidente unoccasione di riflessione sulluso delle fonti rinnovabili che vennero per la prima volta prese in considerazione in alternativa ai combustibili fossili come il petrolio. La crisi, dunque, portò i paesi occidentali a interrogarsi per la prima volta riguardo ai fondamenti della civiltà industriale e riguardo alla problematicità del suo rapporto con le risorse limitate del pianeta.

Nel 1972, inoltre, era stato pubblicato da parte di alcuni studiosi del Massachusetts Institute of Technology il rapporto sui Limiti dello sviluppo, commissionato dal Club di Roma. Tale rapporto riportava lesito di una simulazione al computer delle interazioni fra popolazione mondiale, industrializzazione, inquinamento, produzione alimentare e consumo di risorse nellipotesi che queste stessero crescendo esponenzialmente con il tempo.

Dalla simulazione veniva messo in evidenza che la crescita produttiva illimitata avrebbe portato al consumo delle risorse energetiche e ambientali. Il rapporto sosteneva, inoltre, che era possibile giungere a un tipo di sviluppo che non avrebbe portato al totale consumo delle risorse del pianeta.

Dunque, lidea di un modello di crescita economica che non consumasse tutte le risorse ambientali le rendesse disponibili anche per il futuro si fa strada a partire dalla prima metà degli anni settanta, e infatti proprio nel giugno del 1972 si tenne la Conferenza ONU sullAmbiente Umano.

Alla fine degli anni ottanta loncologo svedese Karl-Henrik Robèrt coordinò un ampio processo di creazione di consenso nella comunità scientifica per dare una definizione sistemica-globale e operativa di sostenibilità, le Condizioni di Sistema, che comprendono sia aspetti ecologici sia sociali. Tale definizione consente di rendere concreti i principi teorici dello sviluppo sostenibile, ed è la base di processi partecipativi efficaci. Da quel processo emerse il Framework di Sviluppo Sostenibile Strategico, noto anche come The Natural Step framework, adottato dai primi anni novanta da migliaia di organizzazioni nel mondo. La prima azienda ad adottare il framework fu IKEA, dal 1990. Circa un quarto dei comuni svedesi adottano questa definizione per la loro pianificazione. Il Comune di Whislter, Columbia Britannica, Canada, che ha ospitato le Olimpiadi invernali del 2010 e ha adottato il Framework di The Natural Step dal 2001, ha vinto il LivCom Award, come miglior esempio al mondo di pianificazione per il futuro.

Una successiva definizione di sviluppo sostenibile, in cui è inclusa una visione globale, è stata fornita, nel 1991, dalla World Conservation Union, UN Environment Programme and World Wide Fund for Nature, che lo identifica così:

Nello stesso anno leconomista Herman Daly definisce lo sviluppo sostenibile come ". svilupparsi mantenendosi entro la capacità di carico degli ecosistemi" e quindi secondo le seguenti condizioni generali, concernenti luso delle risorse naturali da parte delluomo:

  • il tasso di utilizzo delle risorse rinnovabili non deve essere superiore alla loro velocità di rigenerazione;
  • il prelievo di risorse non rinnovabili deve essere compensato dalla produzione di una pari quantità di risorse rinnovabili, in grado di sostituirle.
  • limmissione di sostanze inquinanti e di scorie non deve superare la capacità di assorbimento dellambiente;
  • il peso dellimpatto antropico sui sistemi naturali non deve superare la capacità di carico della natura;

In tale definizione, viene introdotto anche un concetto di "equilibrio" auspicabile tra uomo ed ecosistema, alla base di unidea di economia per la quale il consumo di una determinata risorsa non deve superare la sua produzione nello stesso periodo.

Nel 1994, lICLEI International Council for Local Environmental Initiatives ha fornito unulteriore definizione di sviluppo sostenibile: "Sviluppo che offre servizi ambientali, sociali ed economici di base a tutti i membri di una comunità, senza minacciare loperabilità dei sistemi naturali, edificato e sociale da cui dipende la fornitura di tali servizi".

Ciò significa che le tre dimensioni, economica, sociale e ambientale, sono strettamente correlate, e ogni intervento di programmazione deve tenere conto delle reciproche interrelazioni.

LICLEI, infatti, definisce lo sviluppo sostenibile come lo sviluppo che fornisce elementi ecologici, sociali e opportunità economiche a tutti gli abitanti di una comunità, senza creare una minaccia alla vitalità del sistema naturale, urbano e sociale che da queste opportunità dipendono.

Nel 2001, lUNESCO ha ampliato il concetto di sviluppo sostenibile indicando che ".la diversità culturale è necessaria per lumanità quanto la biodiversità per la natura. la diversità culturale è una delle radici dello sviluppo inteso non solo come crescita economica, ma anche come un mezzo per condurre una esistenza più soddisfacente sul piano intellettuale, emozionale, morale e spirituale". In questa visione, la diversità culturale diventa il quarto pilastro dello sviluppo sostenibile, accanto al tradizionale equilibrio delle tre E.

Il rapporto Brundtland dal 1987 ha ispirato alcune importanti conferenze delle Nazioni Unite, documenti di programmazione economica e legislazioni nazionali e internazionali.

Per favorire lo sviluppo sostenibile sono in atto molteplici attività ricollegabili sia alle politiche ambientali dei singoli Stati e delle organizzazioni sovranazionali sia a specifiche attività collegate ai vari settori dellambiente naturale. In particolare, il nuovo concetto di sviluppo sostenibile proposto dallUNESCO ha contribuito a generare approcci multidisciplinari sia nelle iniziative politiche sia nella ricerca.

                                     

2. Descrizione

Tale processo lega quindi, in un rapporto di interdipendenza, la tutela e la valorizzazione delle risorse naturali alla dimensione economica, sociale e istituzionale, al fine di soddisfare i bisogni delle attuali generazioni, evitando di compromettere la capacità delle future di soddisfare i propri. In questo senso la "sostenibilità dello sviluppo" è incompatibile in primo luogo con il degrado del patrimonio e delle risorse naturali che di fatto sono esauribili ma anche con la violazione della dignità e della libertà umana, con la povertà e il declino economico, con il mancato riconoscimento dei diritti e delle pari opportunità.

                                     

2.1. Descrizione Definizione condivisa di sviluppo sostenibile

La definizione oggi ampiamente condivisa di sviluppo sostenibile è quella contenuta nel rapporto Brundtland, elaborato nel 1987 dalla Commissione mondiale sullambiente e lo sviluppo e che prende il nome dallallora premier norvegese Gro Harlem Brundtland, che presiedeva tale commissione:

Nel documento viene contestualmente enfatizzata la tutela dei bisogni di tutti gli individui, in unottica di legittimità universale ad aspirare a migliori condizioni di vita; così come viene sottolineata la necessità e limportanza di una maggiore partecipazione dei cittadini, per attuare un processo effettivamente democratico che contribuisca alle scelte a livello internazionale:

                                     

2.2. Descrizione Le tre componenti della sostenibilità

Per tali motivi, la sostenibilità ruota attorno a tre componenti fondamentali:

  • Sostenibilità ambientale: intesa come capacità di mantenere qualità e riproducibilità delle risorse naturali.
  • Sostenibilità economica: intesa come capacità di generare reddito e lavoro per il sostentamento della popolazione.
  • Sostenibilità sociale: intesa come capacità di garantire condizioni di benessere umano equamente distribuite per classi e genere.

Larea risultante dallintersezione delle tre componenti, coincide idealmente con lo sviluppo sostenibile.

Le intersezioni intermedie tra le componenti, dove vengono indicate le parole Vivibile, Equo, Realizzabile, si possono leggere come delle indicazioni di tipo operativo o di verifica.

Ad esempio, se dovessimo analizzare una produzione artigianale, tipo di una falegnameria, lo schema potrebbe essere che, se allinterno del campo riguardante lambiente inseriamo la tutela delle materie prime e la conoscenza dellorigine del prodotto, se nellinsieme riguardante laspetto sociale inseriamo la possibilità di beneficiare delle materie prime fino al loro utilizzo, allora nel campo intermedio ci potrebbe essere "semina della vegetazione, dedicata a parco e rinnovata negli anni". Se lo schema che stiamo analizzando è quello di unattività di estrazione delle materie prime, dove ovviamente la parte economica riguarderà la massimizzazione della quantità estratta, la parte sociale, che tra le varie potrebbe comprendere linsegnamento, luso della cava per motivi terzi, ecc, avrà una zona di equità, che considererà ad esempio lutilizzo della cava per gite istruttive, la realizzazione di un museo/scuola, la pianificazione del modo di estrazione.



                                     

2.3. Descrizione Sostenibilità debole e sostenibilità forte

Si possono individuare due diverse accezioni della sostenibilità: quella di tipo debole e quella forte, entrambe legate al concetto di sostenibilità delle risorse. Queste ultime infatti si distinguono in: capitale prodotto dalluomo e capitale naturale. Nel primo rientrano chiaramente tutte le opere dellingegno umano mentre nel secondo, oltre alle risorse naturali intese in senso produttivo, come i prodotti agricoli, della caccia, della pesca, comprende anche le risorse naturali fruibili sotto altri punti di vista, quali la bellezza dei paesaggi, la biodiversità, il patrimonio artistico e culturale.

Secondo la visione dei fautori della sostenibilità debole, lauspicabile modello di sviluppo dovrebbe garantire uno stock di risorse umane e naturali non decrescenti fino alla generazione successiva. Il che presuppone la piena sostituibilità di due tipi di capitale dal momento che, per mantenere costante nel tempo la somma tra capitale umano e capitale naturale, la diminuzione di uno dei due potrebbe essere compensata dallaumento dellaltro.

Tale teoria però appare facilmente confutabile dalla ben più affermata sostenibilità forte, che parte invece dal presupposto non della sostituibilità bensì della complementarità tra capitale umano e capitale naturale, per cui ciascuna componente dello stock va tenuta costante, poiché la produzione delluno dipende dalla disponibilità dellaltro.

Non è ammissibile perciò uno sfrenato utilizzo delle risorse naturali, in quanto esse non sono sostituibili come quelle umane, ma il loro depauperamento dà luogo al contrario e nella maggior parte dei casi a processi irreversibili ad esempio lestinzione di specie animali o reversibili, ma solo in un lunghissimo periodo, non coincidente con i tempi umani come il processo di rimboschimento di foreste.

Un modello di sviluppo sostenibile perciò deve contemplare una politica di tutela e salvaguardia delle risorse naturali, che vanno gestite razionalmente contemperando lesigenza di sviluppo socio-economico con quella di rispetto dellecosistema.

                                     

2.4. Descrizione Sviluppo sostenibile e pianificazione ambientale

La pianificazione ambientale è un metodo di pianificazione che pone al centro della sua attenzione la compatibilità delle modifiche da apportare con le caratteristiche proprie dellambiente. Dunque, tale tipo di pianificazione si svolge nel rispetto e nella conservazione delle risorse naturali. La pianificazione ambientale è una pianificazione sostenibile perché valuta le peculiarità del territorio e vi costruisce in base a queste; infatti con questo metodo di pianificazione si decidono gli usi di un particolare ambiente in base alle sue caratteristiche e alla sua soglia di adattamento alle trasformazioni.

La pianificazione ambientale nasce intorno alla metà degli anni sessanta e fra i suoi principali esponenti annovera Ian Mc Harg, che nel 1969 pubblicò uno dei testi chiave per la comprensione di questo tipo di pianificazione Design with Nature.

Le linee guida della pianificazione ambientale sono:

  • la concezione dellambiente come sistema dinamico e la conseguente tutela dei suoi processi naturali.
  • lutilizzo di tecniche atte allanalisi dellambiente e delle sue risorse;
  • un ampio spettro dazione, sia da un punto di vista spaziale sia temporale;
  • un approccio interdisciplinare alla pianificazione, cioè il compenetrarsi di tale disciplina con altri campi scientifici;

Dunque, la pianificazione ambientale si rapporta con le altre discipline scientifiche affinché la sua azione sia più efficace. Inoltre, pur agendo sulla scala locale, utilizza come scenario dazione quello planetario; tenendo conto che le modifiche apportate allambiente influiranno anche sulle generazioni future.

Come detto sopra, uno dei maggiori esponenti della progettazione ambientale fu Ian Mc Harg. Il metodo di Mc Harg consiste nel porre al centro della pianificazione i valori ambientali, cioè le caratteristiche le dinamiche proprie dellambiente.

In primo luogo, dunque, egli propone un "censimento delle risorse ambientali", che serve allanalisi delle caratteristiche naturali e antropiche dellambiente. Infatti, in base alle caratteristiche del territorio si determinano le attività che su di esso possono essere svolte. Una volta effettuato il censimento, si può suddividere il territorio in aree aventi le medesime caratteristiche. Per ogni area andranno poi determinate le resistenze alle trasformazioni, le attitudini allo svolgimento di particolari funzioni e la suscettibilità rispetto alle alterazioni subite. Infatti, questi parametri dipendono strettamente dalle caratteristiche proprie dellambiente e per questo devono essere determinate in base a esse.

A questo punto si possono confrontare le trasformazioni che sintendono apportare al territorio con le sue caratteristiche, la sua resistenza alle alterazioni e la sua suscettibilità rispetto a queste. Si redige dunque la "carta delle potenzialità", che è una sorta di linea guida per la stesura del piano urbanistico vero e proprio perché individua le attività che è opportuno svolgere sul territorio in esame e quelle che invece esso non può tollerare. In estrema sintesi, lobiettivo di Mc Harg è di conciliare le azioni delluomo con la natura stessa, in modo che le trasformazioni a essa apportate non compromettano le sue dinamiche le sue risorse.



                                     

2.5. Descrizione Sviluppo sostenibile e "acquisti verdi"

La Commissione europea ha in più occasioni sottolineato il ruolo che, in funzione di strategie per il consumo e la produzione sostenibili, è ricoperto dal cosiddetto Green Public Procurement GPP in italiano Acquisti verdi della Pubblica amministrazione: quando si parla di GPP si fa riferimento alladozione di criteri ambientali nelle procedure dacquisto delle P.A, con lobiettivo di ridurre limpatto ambientale delle attività e promuovere la diffusione di tecnologie rispettose dellambiente.

In particolare, nel luglio del 2008, la Commissione europea ha proposto che gli Stati Membri raggiungano entro il 2010 una quota di diffusione del GPP del 50%, tramite ladozione di criteri ambientali comuni nelle procedure dacquisto per beni e servizi prioritari.

                                     

2.6. Descrizione Strumenti per lattuazione dello sviluppo sostenibile

Fra gli strumenti atti a garantire lattuazione di uno sviluppo sostenibile, assumono un ruolo importante la VIA e la VAS:

  • la VAS, Valutazione ambientale strategica, serve a valutare la sostenibilità delle previsioni inserite nei piani e nei progetti urbanistici.
  • la VIA, Valutazione di impatto ambientale, riguarda la valutazione dei probabili effetti sullambiente di uno specifico progetto.

Lobiettivo della VAS è di integrare considerazioni di tipo ambientale allelaborazione del piano urbanistico, in modo da garantire ladozione di uno sviluppo sostenibile allinterno del piano stesso. Di fatto la procedura VAS valuta in primo luogo quali piani ricadano nel suo ambito di competenza; poi stabilisce le indagini da eseguire ai fini della valutazione, raccogliendo le conoscenze utili a tali fini e definisce i probabili impatti ambientali. La procedura si basa, inoltre, sul confronto col pubblico e sullinterazione con i soggetti proponenti. Infine, essa prevede il monitoraggio degli effetti del piano o del progetto anche dopo leffettiva adozione.

Lapplicazione della VAS riguarda i piani urbanistici concernenti:

  • la gestione dei rifiuti e dellacqua;
  • le telecomunicazioni e il turismo.
  • i settori agricolo, forestale e della pesca;
  • i settori energetico, industriale e dei trasporti;
  • la gestione della qualità dellaria;
  • la pianificazione territoriale e la destinazione dei suoli;

In definitiva, la VAS rappresenta una parte integrante del procedimento di approvazione dei piani e dei programmi ed è per questi ultimi un elemento valutativo e di monitoraggio, la VIA invece fornisce ai soggetti decisori gli elementi per valutare limpatto ambientale di specifici interventi. Questultima è dunque uno strumento atto a individuare gli effetti di un progetto su diverse componenti ambientali, quali ad esempio lacqua, laria, il suolo, la fauna, la flora e il paesaggio; nonché sul patrimonio culturale.

Gli obiettivi della VIA possono essere schematizzati nei seguenti punti:

  • proteggere la salute umana;
  • proteggere lambiente al fine di garantire una migliore qualità della vita;
  • tutelare le specie e garantirne la sopravvivenza;
  • preservare la capacità di riproduzione degli ecosistemi.

La VIA, inoltre, deve rispondere alle seguenti esigenze:

  • consultare i soggetti interessati;
  • fornire una pluralità di opzioni previsionali, progettuali e localizzative, compresa quella di non intervento;
  • essere trasparente e fornire informazioni chiare ed esaustive.
                                     

3. Le tappe fondamentali a livello internazionale: da Stoccolma a Johannesburg

Unione Europea 2001, VI Piano dAzione Ambientale 2002/2010

  • Uso sostenibile delle risorse naturali e gestione dei rifiuti.
  • Ambiente e salute
  • Natura e biodiversità
                                     

3.1. Le tappe fondamentali a livello internazionale: da Stoccolma a Johannesburg 1972, Conferenza di Stoccolma sullAmbiente Umano

Linizio del percorso culturale e politico relativo allo sviluppo sostenibile, si può far coincidere con la Conferenza ONU sullAmbiente Umano tenutasi a Stoccolma nel 1972: si afferma lopportunità di intraprendere azioni tenendo conto non soltanto degli obiettivi di pace e di sviluppo socio-economico del mondo, per i quali "la protezione e il miglioramento dellambiente è una questione di capitale importanza", ma anche avendo come "obiettivo imperativo" dellumanità "difendere e migliorare lambiente per le generazioni presenti e future".

                                     

3.2. Le tappe fondamentali a livello internazionale: da Stoccolma a Johannesburg IUCN 1980, Strategia Mondiale per la Conservazione

Nel 1980 IUCN – International Union for Conservation of Nature elabora il documento Strategia Mondiale per la Conservazione nel quale si delineano i seguenti obiettivi:

  • salvaguardia e conservazione della diversità genetica nel mondo animale e vegetale;
  • mantenimento dei processi ecologici essenziali;
  • utilizzo sostenibile degli ecosistemi.
                                     

3.3. Le tappe fondamentali a livello internazionale: da Stoccolma a Johannesburg Rio de Janeiro 1992, Summit della Terra

Nel 1992 a Rio de Janeiro si tiene la Conferenza ONU su Ambiente e Sviluppo, nella quale vengono confermati i contenuti della Dichiarazione della Conferenza ONU di Stoccolma del 1972 ".cercando di considerarla come base per un ulteriore ampliamento". Si pone laccento su temi quali:

  • la partecipazione dei cittadini, a vari livelli, per affrontare i problemi ambientali. Quindi la possibilità di accedere alle informazioni riguardanti lambiente, che gli Stati dovranno rendere disponibili, e di partecipare ai processi decisionali;
  • il diritto allo sviluppo per un equo soddisfacimento dei bisogni sia delle generazioni presenti sia di quelle future;
  • la tutela ambientale non separata ma parte integrante del processo di sviluppo;
  • il principio del "chi inquina paga" per scoraggiare gli sprechi, stimolare la ricerca e linnovazione tecnologica al fine di attuare processi produttivi che minimizzino luso di materie prime.

Dalla Conferenza di Rio de Janeiro scaturiscono due iniziative di rilievo:



                                     

3.4. Le tappe fondamentali a livello internazionale: da Stoccolma a Johannesburg Programma dazione Agenda 21

Ampio e articolato, costituisce una sorta di manuale per lo sviluppo sostenibile del pianeta "da qui al XXI secolo". È un documento di 800 pagine che parte dalla premessa che le società umane non possono continuare nella strada finora percorsa aumentando il divario economico tra le varie nazioni e tra gli strati di popolazione allinterno delle nazioni stesse, incrementando così povertà, fame, malattia e analfabetismo e causando il continuo deterioramento degli ecosistemi dai quali dipende il mantenimento della vita sul pianeta.

                                     

3.5. Le tappe fondamentali a livello internazionale: da Stoccolma a Johannesburg Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici

Sottoscritta a New York il 9 maggio 1992 è il primo strumento legale vincolante sui cambiamenti climatici, avente come obiettivo la stabilizzazione delle concentrazioni in atmosfera dei gas serra derivanti dalle attività umane, al fine di prevenire effetti pericolosi. Lo strumento attuativo della Convenzione è il Protocollo di Kyoto, che verrà sottoscritto nel 1997.

                                     

3.6. Le tappe fondamentali a livello internazionale: da Stoccolma a Johannesburg Italia 1993, Piano Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile

Nel 1993 viene messo a punto, dal Ministero dellAmbiente, il Piano Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile per lattuazione dellAgenda 21, approvato dal CIPE il 28 dicembre, ".per realizzare uno sviluppo compatibile con la salvaguardia dellambiente".

                                     

3.7. Le tappe fondamentali a livello internazionale: da Stoccolma a Johannesburg Aalborg 1994, 1ª Conferenza Europea sulle Città Sostenibili

Nel 1994 ad Aalborg si tiene la "1ª Conferenza Europea sulle Città Sostenibili", dove viene approvata dai partecipanti la Carta di Aalborg, Carta delle città europee per uno sviluppo durevole e sostenibile: un impegno delle ".città e regioni europee ad attuare lAgenda 21 a livello locale e ad elaborare piani dazione a lungo termine per uno sviluppo durevole e sostenibile, nonché ad avviare la campagna per uno sviluppo durevole e sostenibile delle città europee".

                                     

3.8. Le tappe fondamentali a livello internazionale: da Stoccolma a Johannesburg Lisbona 1996, 2ª Conferenza Europea sulle Città Sostenibili

Nel 1996 a Lisbona si tiene la "2ª Conferenza Europea sulle Città Sostenibili", dove viene approvato dai partecipanti il Piano dazione di Lisbona: dalla Carta allazione: una valutazione dei progressi fatti dalla 1ª Conferenza di Aalborg e la discussione sullavvio e limpegno nel processo di attivazione di una "Local Agenda 21 e sullattuazione del locale piano di sostenibilità".

                                     

3.9. Le tappe fondamentali a livello internazionale: da Stoccolma a Johannesburg Hannover 2000, 3ª Conferenza Europea sulle Città Sostenibili

Nel 2000 ad Hannover si tiene la "3ª Conferenza Europea sulle Città Sostenibili" dove viene elaborato l Appello di Hannover delle autorità locali alle soglie del XXI secolo: un ".bilancio sui risultati conseguiti nel fare diventare le nostre città e comuni sostenibili, nonché per concordare una linea dazione comune alle soglie del XXI secolo" e, quindi, un impegno per il proseguimento nellazione di Agenda 21 Locale.

                                     

3.10. Le tappe fondamentali a livello internazionale: da Stoccolma a Johannesburg Unione Europea 2001, VI Piano dAzione Ambientale 2002/2010

  • Uso sostenibile delle risorse naturali e gestione dei rifiuti.
  • Ambiente e salute
  • Natura e biodiversità
                                     

3.11. Le tappe fondamentali a livello internazionale: da Stoccolma a Johannesburg Johannesburg 2002, Vertice Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile

Nel 2002 a Johannesburg si tiene il "Vertice Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile" in cui le novità sono sostanzialmente le seguenti:

  • è opportuno distinguere tra crescita e sviluppo;
  • la crescita economica non è la base dello sviluppo;
  • è prioritario lo sviluppo rispetto alla crescita economica;
  • è necessario valutare i costi sociali e ambientali delle politiche.
  • nella piramide dei valori, il pilastro sociale è al vertice dei pilastri economico e ambientale; comunque nessuno dei pilastri potrà essere considerato a sé stante;
                                     

3.12. Le tappe fondamentali a livello internazionale: da Stoccolma a Johannesburg Aalborg +10 e gli Aalborg Commitments 2004

Nel giugno 2004 ad Aalborg ha luogo la Quarta Conferenza Europea delle città sostenibili detta "Aalborg + 10"; in essa 110 comuni, appartenenti a 46 paesi diversi, confermano una visione comune per un futuro urbano sostenibile.

La Conferenza è stata loccasione per effettuare una riflessione su dieci anni Aalborg 1994 dimpegno per la realizzazione di azioni locali per la sostenibilità, necessaria per fissare nuovi traguardi e assumere impegni più definiti. In particolare è stata individuata la necessità di fissare target qualitativi e quantitativi per limplementazione dei principi di sostenibilità.

La visione si concretizza nei cosiddetti Commitments Aalborg +10, una serie dimpegni condivisi finalizzati a tradurre la visione comune in azioni concrete a livello locale.I Commitments sono uno strumento flessibile e adattabile alle singole situazioni locali. I governi locali che vi aderiscono avviano un percorso di individuazione degli obbiettivi, che coinvolge gli stakeholders locali e che si integra con lAgenda 21 Locale o con altri piani dazione sulla sostenibilità.

Con la sottoscrizione degli Aalborg, gli enti si impegnano a:

  • istituire un processo locale condiviso per lindividuazione degli obbiettivi che aggreghi lAgenda 21 Locale e altri piani;
  • stabilire specifici obbiettivi locali entro 24 mesi dalla data della firma, fissando scadenze temporali per verificare i progressi compiuti rispetto agli impegni presi;
  • produrre unanalisi integrata sulla base degli Aalborg Commitments, entro 12 mesi dalla sottoscrizione, che definisca i target per ogni punto del documento su progetti e iniziative in corso;
  • effettuare una verifica periodica dei nostri risultati relativamente agli Aalborg Commitments e renderla disponibile ai cittadini;
  • diffondere regolarmente informazioni sugli obbiettivi e i relativi progressi.
                                     

4. Educare allo sviluppo sostenibile: il DESS

LAssemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato il "DESS-Decennio dellEducazione allo Sviluppo Sostenibile" per il periodo 2005-2014, affidando allUNESCO il compito di coordinarne e promuoverne le attività. Tale iniziativa trova origine nel Vertice Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile di Johannesburg del 2002.

                                     

4.1. Educare allo sviluppo sostenibile: il DESS Finalità del DESS

Sensibilizzare i governi le società civili di tutto il mondo verso "la necessità di un futuro più equo ed armonioso, rispettoso del prossimo e delle risorse del pianeta, valorizzando il ruolo che in tale percorso è rivestito dalleducazione" da intendersi "in senso ampio, come istruzione, formazione, informazione e sensibilizzazione", declinabile quindi non solo in educazione scolastica ma anche in campagne informative, formazione professionale, attività del tempo libero, messaggi dei media e del mondo artistico e culturale.

                                     

4.2. Educare allo sviluppo sostenibile: il DESS Cosa sintende per "cultura della sostenibilità"?

"Una cultura basata su una prospettiva di sviluppo durevole di cui possano beneficiare tutte le popolazioni del pianeta, presenti e future, e in cui le tutele di natura sociale, quali la lotta alla povertà, i diritti umani, la salute vanno a integrarsi con le esigenze di conservazione delle risorse naturali e degli ecosistemi trovando sostegno reciproco."

                                     

4.3. Educare allo sviluppo sostenibile: il DESS Limportanza delleducazione

Si caratterizza per i seguenti elementi:

  • "decisioni condivise e partecipate", stimolando la partecipazione attiva dei discenti nella pratica e nella programmazione dellapprendimento;
  • "sviluppo del pensiero critico e ricerca della risoluzione dei problemi", coadiuvando la formazione di un individuo consapevole e in grado di rispondere, con strumenti concreti, alle sfide e ai problemi posti dallo sviluppo sostenibile;
  • "molteplicità di metodologie didattiche" che siano il più possibile innovative, stimolanti, interattive: esperienze pratiche, attività allaria aperta, giochi, utilizzo di materiali multimediali, artistici, quali strumenti di supporto per uneducazione di qualità;
  • "acquisizione di valori" alla base dello sviluppo sostenibile;
  • "interdisciplinarità", cioè inserimento nellintero programma didattico;
  • "importanza del contesto locale", con riferimento alle problematiche locali, inserite in un contesto globale.
                                     

5.1. Misure di attuazione Il protocollo di Kyōto

L11 dicembre 1997 viene sottoscritto il Protocollo di Kyōto, strumento attuativo della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, a sua volta sottoscritta a New York il 9 maggio 1992 e scaturita nello stesso anno a Rio de Janeiro. Entrato in vigore il 16 febbraio 2005, impegna 169 nazioni del mondo a ridurre, per il periodo 2008-2012, il totale delle emissioni di gas serra almeno del 5% rispetto ai livelli del 1990 preso come anno di riferimento, al fine di rimediare ai cambiamenti climatici in atto. Grandi assenti gli Stati Uniti, primi produttori di gas a effetto serra nel mondo, che non lo hanno ratificato. Per raggiungere gli obiettivi prefissati, le azioni devono essere finalizzate in particolare a:

  • aumentare lefficienza energetica;
  • ridurre luso di combustibili fossili;
  • ridurre la deforestazione.
  • ridurre i consumi energetici;
  • sostituire le fonti energetiche non rinnovabili con fonti energetiche rinnovabili;
                                     

5.2. Misure di attuazione ISO 26000: Responsabilità sociale e sviluppo sostenibile

A novembre 2010 si è pubblicata la norma ISO 26000 Guida sulla responsabilità sociale che intende fornire una guida mirata a responsabilizzare tutti i tipi di organizzazioni sullimpatto delle loro attività sulla società e sullambiente, affinché tali attività siano condotte in una modalità che, in accordo con le leggi applicabili, sia basata su un comportamento etico e sia consistente con gli interessi della società e di uno sviluppo sostenibile.

                                     

5.3. Misure di attuazione ISO 9004: Qualità verso la sostenibilità

Levoluzione dei modelli organizzativi stanno recependo con forte attenzione il tema dello sviluppo sostenibile. La nuova revisione della norma ISO 9004, da decenni di riferimento internazionale per i Sistemi di gestione per la qualità in ambito aziendale e non, da Linea guida per il miglioramento delle prestazioni nella revisione 2000 sarà intitolata Managing for sustainability nella revisione prevista per gennaio 2009 proprio con lintenzione di fornire alle organizzazioni una linea guida per conseguire un successo sostenibile.

Nella stessa norma vien proposta la definizione di "sostenibile" come "capacità di unorganizzazione o di unattività di mantenere e sviluppare le proprie prestazioni nel lungo periodo" attraverso un bilanciamento degli interessi economico-finanziari con quelli ambientali.

                                     

5.4. Misure di attuazione Direttiva 2010/31/UE sulla prestazione energetica nelledilizia

Il 18 giugno 2010 è stata pubblicata sulla gazzetta ufficiale dellUnione Europea la nuova direttiva sulla prestazione energetica nelledilizia.

Nellarticolo 1 si legge: "la presente direttiva promuove il miglioramento della prestazione energetica degli edifici allinterno dellUnione, tenendo conto delle condizioni locali e climatiche esterne, nonché delle prescrizioni relative al clima degli ambienti interni e allefficacia sotto il profilo dei costi".

La direttiva, in vigore dal 9 luglio 2010, costituisce un notevole passo avanti nel raggiungimento dello sviluppo sostenibile; stabilendo, fra le altre cose, che dal 31 dicembre 2020 tutti gli edifici di nuova costruzione siano "edifici a energia quasi zero"; in particolare, quelli di proprietà di enti pubblici dovranno rispettare gli stessi criteri a partire dal 31/12/2018. Per "edificio a energia quasi zero" sintende: "un edificio ad altissima prestazione energetica"; il cui "fabbisogno energetico molto basso o quasi nullo dovrebbe essere coperto in misura molto significativa da energia da fonti rinnovabili, compresa lenergia da fonti rinnovabili prodotta in loco o nelle vicinanze".

Le disposizioni della direttiva riguardano:

  • i piani nazionali destinati ad aumentare il numero di edifici a energia quasi zero;
  • la certificazione energetica degli edifici o delle unità immobiliari;
  • lapplicazione di requisiti minimi alla prestazione energetica di edifici e unità immobiliari di nuova costruzione;
  • lispezione periodica degli impianti di riscaldamento e condizionamento daria negli edifici;
  • la metodologia per il calcolo della prestazione energetica integrata degli edifici e delle unità immobiliari;
  • i sistemi di controllo indipendenti per gli attestati di prestazione energetica e i rapporti di ispezione.
                                     

5.5. Misure di attuazione Limportanza della manutenzione

La manutenzione può rappresentare una speranza per il futuro del mondo, stimolando i cittadini a conservare, a ridurre lo spreco, ad agire in sicurezza, a condurre unesistenza sostenibile che renda vivibili le nostre città ed efficienti quanto virtuose le nostre fabbriche, nel rispetto dellambiente e della vita umana.

Nel rapporto di Donella Meadows per il Club di Roma I Limiti dello sviluppo, circa quaranta anni fa, si osservò che ".la cultura del mantenimento è lunica alternativa allo sviluppo incontrollato delle attività produttive che porterà al disastro lumanità".

                                     

6. Lo sviluppo sostenibile secondo la legge italiana

Il concetto di sviluppo sostenibile in Italia, alla luce del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, in materia "ambientale" con le modifiche apportate dal D.lgs 16 gennaio 2008, n. 4, è così definito:

Art. 3-quater Principio dello sviluppo sostenibile
  • Data la complessità delle relazioni e delle interferenze tra natura e attività umane, il principio dello sviluppo sostenibile deve consentire di individuare un equilibrato rapporto, nellambito delle risorse ereditate, tra quelle da risparmiare e quelle da trasmettere, affinché nellambito delle dinamiche della produzione e del consumo si inserisca altresì il principio di solidarietà per salvaguardare e per migliorare la qualità dellambiente anche futuro.
  • La risoluzione delle questioni che involgono aspetti ambientali deve essere cercata e trovata nella prospettiva di garanzia dello sviluppo sostenibile, in modo da salvaguardare il corretto funzionamento e levoluzione degli ecosistemi naturali dalle modificazioni negative che possono essere prodotte dalle attività umane.
  • Anche lattività della pubblica amministrazione deve essere finalizzata a consentire la migliore attuazione possibile del principio dello sviluppo sostenibile, per cui nellambito della scelta comparativa di interessi pubblici e privati connotata da discrezionalità gli interessi alla tutela dellambiente e del patrimonio culturale devono essere oggetto di prioritaria considerazione.
  • Ogni attività umana giuridicamente rilevante ai sensi del presente codice deve conformarsi al principio dello sviluppo sostenibile, al fine di garantire alluomo che il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni attuali non possa compromettere la qualità della vita le possibilità delle generazioni future.
                                     

6.1. Lo sviluppo sostenibile secondo la legge italiana Sviluppo sostenibile e legalità

Un comportamento responsabile si traduce nel rispetto di un sistema di regole condiviso che orienta lindividuo verso comportamenti critici e razionali su molti aspetti del quotidiano: la gestione dei rifiuti, il rispetto di norme e principi del vivere comune, la tutela dellambiente, la salvaguardia e luso razionale delle risorse di un territorio, ecc.

Lo sviluppo sostenibile, che si fonda proprio su questi aspetti, necessita prima di tutto di una presa di coscienza del cittadino che deve orientare il proprio vivere quotidiano verso comportamenti sostenibili nel tempo e fortemente orientati al rispetto delle regole. La mancanza di regole in un sistema di società civile o la difficoltà ad applicarle e farle rispettare può generare comportamenti illeciti, che spesso tendono ad attivare meccanismi di sviluppo non orientati al bene comune ma a tornaconti economici e di potere personali.

I crimini ambientali sono una delle aree di maggiore profitto nellambito della criminalità organizzata: in Italia il rapporto Ecomafia 2009 di Legambiente ha messo in evidenza come il 20% circa del fatturato mafioso faccia riferimento a delitti commessi nellambito ambientale. Se è vero che i crimini sono commessi da organizzazioni criminali è parimenti vero che tali crimini trovano la ragione dessere come risposta a esigenze di un committente, che spesso opera secondo attività legalmente autorizzate vd. Gestione dei rifiuti

la Crisi dei rifiuti in Campania nel 2009, e più recentemente il caso dei relitti navali affondati nel Tirreno e imbottiti di sostanze nocive, mettono in evidenza la forte correlazione tra attività economica e rispetto delle regole: i rifiuti tossici, smaltiti illegalmente, hanno avuto origine da attività regolarmente autorizzate. Tale circostanza, rendendo sempre più centrale letica nelle scelte di chi produce, sottolinea quanto le azioni dellindividuo e il rispetto di regole condivise siano irrinunciabili per garantire gli equilibri ecologici e la sostenibilità delloperato economico di una società civile.

Nel luglio 2009 il governo nazionale ha avviato un programma di sensibilizzazione rivolto alle scuole attraverso la sottoscrizione di una carta di intenti tra il Ministero dellAmbiente e il Ministero della Pubblica Istruzione attraverso la realizzazione del programma "Scuola Ambiente Legalità"; il programma pone laccento esattamente sulla correlazione tra questi due temi.

La questione Legalità e Sostenibilità sono gli argomenti centrali attorno a cui ruota SoLeXP, il primo festival internazionale sulla legalità e la sostenibilità ambientale, organizzato in Sicilia nel luglio 2009.

                                     

6.2. Lo sviluppo sostenibile secondo la legge italiana Il piano dazione per la sostenibilità ambientale

In Italia il "Piano dazione per la sostenibilità ambientale dei consumi della pubblica amministrazione" PAN GPP, previsto e finanziato tramite la legge 296 del 2006 e adottato con decreto interministeriale dell11 aprile 2008 G.U. n. 107 dell8 maggio 2008, finalizzato alla massima diffusione del GPP presso gli enti pubblici, ha definito gli obiettivi ambientali strategici per il GPP in Italia:

  • riduzione delluso di sostanze pericolose;
  • riduzione quantitativa dei rifiuti prodotti.
  • efficienza e risparmio nelluso delle risorse, in particolare dellenergia e conseguente riduzione delle emissioni di CO2;
                                     

7. Critiche

Il concetto di Sviluppo sostenibile è aspramente criticato da Serge Latouche, Maurizio Pallante e dai movimenti facenti capo alla teoria della Decrescita. Essi ritengono impossibile pensare uno sviluppo economico basato sui continui incrementi di produzione di merci che sia anche in sintonia con la preservazione dellambiente. In particolare, ammoniscono sui comportamenti delle società occidentali che, seguendo lottica dello sviluppo sostenibile, si trovano ora di fronte al paradossale problema di dover consumare più del necessario pur di non scalfire la crescita delleconomia di mercato, con conseguenti numerosi problemi ambientali: sovrasfruttamento delle risorse naturali, aumento dei rifiuti, mercificazione dei beni.

Lo sviluppo sostenibile appare, quindi, come una contraddizione in termini; come suggerisce Latouche "si tratta al tempo stesso di un pleonasmo al livello della definizione e di un ossimoro al livello del contenuto. Pleonasmo perché lo sviluppo è già una "crescita autosostenuta", secondo Walt Rostow, il grande ideologo del concetto. Ossimoro, perché lo sviluppo non è né sostenibile né durevole", quindi non più applicabile a un modello economico destinato a durare nel tempo.