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ⓘ Homo faber fortunae suae




Homo faber fortunae suae
                                     

ⓘ Homo faber fortunae suae

La locuzione latina homo faber fortunae suae, espressa anche nella forma alternativa homo faber ipsius fortunae, significa letteralmente "luomo è lartefice della propria sorte" ; il verbo est è stato omesso per rendere la frase più scorrevole.

                                     

1. Uso originario

La frase è attribuita allautore romano Appio Claudio Cieco 350–271 a.C., che la usò nelle sue Sententiae, massime a carattere moraleggiante e filosofeggiante, riferendosi alla capacità dellessere umano di poter guidare il proprio destino e gli eventi che lo circondano.

                                     

2. Uso moderno

Lespressione homo faber venne riscoperta e rivalutata dagli umanisti del XIV secolo, assurgendo a ideale della nuova umanità nellItalia rinascimentale e nelle corti europee.

Conciliandosi con laspirazione all homo sapiens, l homo faber rappresentava un sapere non più fine a se stesso, ma che racchiudeva anche un potere: un sapere cioè non solo contemplativo ma funzionale allazione, attore e costruttore del mondo, in virtù della centralità che lanima umana assumeva nelluniverso. Tenendone collegati gli estremi opposti, il cielo e la terra, il macrocosmo e il microcosmo, luomo è definito infatti da Ficino vera copula mundi, poiché scopre la loro segreta e occulta analogia e li riunifica grazie alla forza dellamore.

Disciplina emblematica di questa nuova concezione dellessere umano è lalchimia, per il valore prometeico attribuito allattiva trasformazione della natura vista come riflesso della trasmutazione interiore dellalchimista. Anche Pico della Mirandola esaltò la peculiarità delluomo, unico nella "scala degli esseri", di potersi forgiare da solo, avendo libertà di scelta di evolversi verso lalto o abbruttirsi verso il basso.

Nellambito dellantropologia culturale, la definizione di homo faber viene genericamente contrapposta a quella complementare di homo religiosus e contemplativo, per quanto lo studioso Mircea Eliade abbia messo in risalto che il modo di operare dellhomo faber è da ricondurre pur sempre ad un contesto sacro, senza rottura col trascendente, essendo il sacro "un elemento della struttura della coscienza e non un momento della sua storia".

                                     

3. Varianti

Una variante della suddetta frase è la locuzione forse più famosa e grammaticalmente più complessa Faber est suae quisque fortunae: "ciascuno è artefice della propria fortuna".