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ⓘ Tiāmat




Tiāmat
                                     

ⓘ Tiāmat

Nella mitologia babilonese, Tiāmat è la madre di tutto il cosmo, la dea primordiale degli oceani e delle acque salate. Raffigurata nelliconografia tradizionale come un serpente marino o un drago, essa era il simbolo e lincarnazione del caos primordiale.

                                     

1. Mitologia

Tiāmat si accoppiò con Apsû o Abzu, il dio delle acque dolci con il fine di creare gli dei più giovani. NellEnûma Eliš, si oppose ad Apsû quando decise di sterminare le giovani divinità, avvisando il più potente tra loro, Enki-Ea, il quale riuscì ad addormentare Apsû con un incantesimo per poi ucciderlo. Tiāmat trae origine dalla più antica divinità sumera Nammu, la dea della creazione, della quale prende la quasi totalità degli attributi.

Secondo la mitologia babilonese, essa genera, insieme al marito Apsû, i serpenti mostruosi Laḫmu e Laḫamu, i quali a loro volta generano Anšar dio dellAlto e Kišar dio del Basso, che a loro volta generarono gli dei Anunnaki, tra cui Marduk, figlio di Ea. Più tardi, quando Marduk comincia a creare problemi a Tiāmat giocando con le tempeste di sabbia ed i tornado, Tiāmat cospira vendetta creando undici spaventosi mostri ed erige il suo novello sposo, Kingu, come loro generale, ma il suo piano fallisce quando Marduk li uccide tutti, Tiāmat inclusa. Dal corpo di Tiāmat si sarebbe formato il mondo, la terra e il mare.

Tiāmat è anche conosciuta come Thalatte una variante di talassa, parola in greco antico che significa "mare" nei testi di Berosso, in assoluto i primi volumi di storia universale in lingua greca scritti da un babilonese. Si ritiene che il nome Tiāmat fu abbandonato in una traduzione secondaria dei testi religiosi originali, a causa di alcuni copisti accadiani che si occuparono dell Enûma Elish sostituendo il nome Tiāmat con la parola comune per "mare", da quando i due nomi diventarono essenzialmente gli stessi a causa della loro associazione.

                                     

2. Etimologia

Thorkild Jacobsen e Walter Burkert, sostengono lesistenza di una connessione con la parola accadica tâmtu "mare", al seguito di una precedente forma, tiamtun.

Burkert continua nella sua ipotesi, sostenendo una connessione linguistica con Teti. Egli individua una tarda forma di thalatth, che potrebbe essere chiaramente collegata alla parola greca thalassa mare. Lepico racconto babilonese Enūma eliš prende il nome dal suo incipit: "Quando in alto" il paradiso non esisteva ancora ne la terra sottostante, loceano di acqua dolce Apsû era li, "la prima, la genitrice", e Tiamat, il mare salato, "colei che aveva portato tutti loro", "mescolarono le loro acque". Si pensa che in Mesopotamia le divinità femminili siano più antiche di quelle maschili e Tiamat potrebbe aver tratto origine dal culto di Nammu, il principio femminile della forza creativa dellacqua, con una stretta correlazione al mondo sotterraneo, la quale precede la comparsa di Enki-Ea.

Harriet Crawford ritiene questa "mescolanza di acque" come una caratteristica naturale del Golfo Persico centrale dove, le acque dolci provenienti dalle fonti acquifere arabiche, si mescolano ripetutamente con le acque salate del mare. Questa caratteristica è particolarmente veritiera nella regione del Bahrain, dove in Arabo significa, "i due mari", e dove si pensa fosse situato il Dilmun, il luogo in cui i Sumeri collocavano il paradiso terrestre. La differenza di densità tra lacqua dolce e quella salata dà vita a una netta separazione chiaramente visibile.

Tiamat viene anche apparentata, o considerata affine, con il termine Tehom תהום abisso, nel libro della Genesi 1:2.