Indietro

ⓘ Teoria degli atti linguistici




Teoria degli atti linguistici
                                     

ⓘ Teoria degli atti linguistici

La teoria degli atti linguistici si basa sul presupposto che con un enunciato non si possa solo descrivere il contenuto o sostenerne la veridicità, ma che la maggior parte degli enunciati servano a compiere delle vere e proprie azioni in ambito comunicativo, per esercitare un particolare influsso sul mondo circostante.

Lanno di nascita della teoria degli atti linguistici nella filosofia analitica anglosassone può essere considerato il 1955, in cui John Langshaw Austin tenne una lezione allUniversità di Harvard dal titolo How To Do Things With Words, che tuttavia fu pubblicata postuma nel 1962. Il vero responsabile della divulgazione della teoria degli atti linguistici è stato John Searle, che con il suo libro Speech acts del 1969 sistematizza in maniera più efficace sotto alcuni aspetti il pensiero di Austin, anche se modificandolo parzialmente.

Tuttavia, lopera del fenomenologo Adolf Reinach Die apriorischen Grundlagen des bürgerlichen Rechtes già diede un trattamento sistematico degli atti sociali, inclusi gli atti linguistici, quasi 50 anni prima di John Austin. Il lavoro di Reinach si basò principalmente sulle analisi del significato fatte da Edmund Husserl nelle "Ricerche Logiche", ma anche sulle critiche di Johannes Daubert su di esse. Inoltre il suo collega ed amico Alexander Pfänder allo stesso tempo stava anche facendo ricerche su ordini, promesse e simili. A causa della morte prematura di Reinach nel 1917 e delle due guerre mondiali, la sua teoria non arrivò ad ottenere il livello di fama e diffusione di cui la filosofia del linguaggio anglosassone gode oggigiorno.

Un atto linguistico consta di tre parti:

  • Illocuzione obiettivo, intenzione comunicativa
  • Locuzione struttura ed enunciato
  • Perlocuzione effetto dellatto linguistico sullinterlocutore

Ad esempio: con lenunciato è tardi, ad una sola locuzione possono corrispondere diverse illocuzioni, ad esempio:

  • Lintenzione di invitare qualcuno a sbrigarsi
  • Lintenzione di invitare qualcuno a non sforzarsi più.
  • Lintenzione di comunicare che è giunto il momento di congedarsi.
  • La semplice intenzione di constatare qualcosa a titolo di informazione

Leffetto dellatto linguistico può a sua volta essere diverso a seconda del contesto

Gli atti linguistici in riferimento alla parte illocutiva, dunque in base alle varie funzioni comunicative possono essere suddivisi secondo John Rogers Searle in cinque classi.

Un atto linguistico può essere diretto o indiretto. In un atto linguistico indiretto non si dice direttamente ciò che si intende dire. Così il parlante formula una domanda anche se intende ottenere una performance.

                                     

1. Esempi

Un dialogo su un tram. Due persone sono sedute una accanto all´altra, la persona A di fianco al finestrino, la persona B di fianco al corridoio.

1. Dialogo:

Persona A: "Scusi, scende?" Persona B: "No!, un momento." B si alza, e lascia passare A.

La persona B riconosce quasi indipendentemente da quello che la persona A chiede, che A vuole scendere e agisce adeguatamente. La domanda può anche essere posta con un gesto. In ogni caso le persone coinvolte riconoscono il significato dell´atto linguistico.

2. Dialogo

Persona A: "Scusi, scende?" Persona B: "Sì, ma cè ancora tempo!" Entrambi restano ancora un po´a sedere mentre si trovano già nei pressi della fermata.

Poiché ci vuole poco tempo perché entrambi scendano tutti e due possono restare ancora un po´a sedere, finché A non ha nulla in contrario.´

3. Dialogo:

Persona A: "Scusi, scende?" Persona B: "No!" resta a sedere Questa forma dimostra che lascoltatore ha capito di dover dare una risposta ad una domanda si/no.

La persona B si comporta in queste condizioni in maniera particolarmente inadeguata e scortese, anche se si tratta di una risposta corretta.

Le risposte nelle situazioni 1 e 2 sono corrette e adeguate, quella del dialogo 3 no. Gli atti linguistici sono più di unacquisizione di conoscenza, contengono esortazioni o accordi per le azioni.

                                     

2. La lamentela

È una forma specifica di atto linguistico espressivo, volta a comunicare la disapprovazione e il malcontento del parlante di default, è espressa da una dichiarativa.

A costituire una lamentela possono esserci numerosi elementi articolati nei punti compositi che qui riferiamo:

a) la segnalazione del problema; b) la richiesta della conferma sullesistenza del problema, oltre che di spiegazioni, cui segue laccettazione o il rifiuto delle stesse; c) lindagine sul responsabile o sulla causa, e la loro individuazione ; d) la segnalazione del valore di ciò che ha subito un danno, con la valutazione negativa del problema e lesternazione di reazioni emotive negative; e) la proposta di riparazione e la sua accettazione o rifiuto, perdonando o meno linterlocutore; f) la richiesta di un determinato comportamento per il futuro, e lesternazione dei possibili effetti negativi derivanti da una reiterata condotta negativa; g) la ripetizione del problema.

                                     

3. Critica/Letteratura

Oltre ad una profonda descrizione, anche Stephen C. Levinson offre una chiara critica alla teoria degli atti linguistici:

  • S. C. Levinson: Pragmatik. Tübingen: Niemeyer, 1983/2000. Kapitel "Sprechakte", S. 247 – 307.