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ⓘ Promissio Carisiaca




Promissio Carisiaca
                                     

ⓘ Promissio Carisiaca

La Promissio Carisiaca fu un atto sottoscritto dal re dei Franchi Pipino il Breve nel 754. Il documento contiene la promessa di donazione alla Sede Apostolica di una serie di territori già appartenuti allimpero bizantino e ad esso sottratti dai Longobardi. Laggettivo carisiaca deriva dal nome latino di Quierzy. Latto segna linizio della protezione dei Franchi sulla Sede Apostolica.

                                     

1. Antefatto

Nel 751 i longobardi conquistarono Ravenna. Passò sotto il dominio germanico lEsarcato dItalia, di cui faceva parte anche il Ducato di Roma. Il re longobardo Astolfo non attaccò direttamente Roma, ma continuò a soggiornare nella sua capitale, Pavia.

Due anni dopo limperatore bizantino Costantino V decise di chiedere ad Astolfo la restituzione dei territori sottratti. Siccome lultimo esarca Eutichio era caduto in battaglia, lunica personalità in grado di eseguire la missione era il pontefice romano. Sedeva sul trono di Pietro papa Stefano II 752-757. Il pontefice fu raggiunto nellUrbe da un alto dignitario silentiarius della corte imperiale, Giovanni, partito appositamente da Costantinopoli. Nellottobre 753 i due partirono da Roma e si recarono da Astolfo a Pavia. Limperatore aveva ufficialmente incaricato il papa di trattare con il re longobardo la restituzione delle città occupate. Giovanni, da parte sua, consegnò ad Astolfo una o più lettere di Costantino V. La missione non ebbe successo. Esaurito il suo compito, il silentiarius Giovanni tornò a Roma.

                                     

2. Viaggio di Stefano II presso i Franchi

Stefano II invece proseguì il suo viaggio e si recò in Francia, alla corte del re Pipino il Breve. Lo raggiunse il 6 gennaio 754 a Ponthion 90 km a sud di Reims, dove Pipino aveva una delle sue residenze. Il papa spiegò al re franco che, con la scomparsa della presenza bizantina in Italia, la città di Roma si sarebbe trovata in grave pericolo. Era dunque a beneficio di San Pietro apostolo che il re dei Franchi sarebbe dovuto intervenire. Non si trattava quindi di difendere una città, sebbene una città importante come Roma, ma la Sancta Dei ecclesia reipublicæ Romanorum, cioè il "bene comune" costituito dalla santa Chiesa di Dio. Con questa nuova formula il pontefice intese aggirare la mancanza di un mandato diretto dellimperatore a trattare con il re dei Franchi.

Laccordo consisteva infatti non nel restituire allimperatore le terre recuperate, bensì a donarle a San Pietro in persona. Pipino avrebbe ceduto i territori a San Pietro apostolo e, per lui, al pontefice regnante e ai suoi successori in perpetuo. La donazione promessa aveva come oggetto Ravenna e tutte le altre città dellEsarcato e della Pentapoli che re Astolfo aveva preso a partire dalla sua ascesa al trono, nel luglio 749. Latto rappresentava anche una garanzia, ai fini della salvaguardia dellex ducato di Roma, offerta dai Franchi.

Pipino convocò i nobili di Francia. Alcuni mesi dopo, il 14 aprile, nella villa reale di Carisium Quierzy, 90 km a Nord di Reims, lassemblea dei nobili ratificò la Promissio. I termini dellaccordo erano i seguenti:

  • Pipino si impegnava a fermare con le armi i Longobardi ed a costringere il loro re a restituire le terre già appartenute allEsarcato di Ravenna compresa la Pentapoli e al Ducato romano;
  • Papa Stefano II in cambio consacrava solennemente la dinastia carolingia, di fatto cancellando lonta dellusurpazione del trono ai danni della legittima dinastia dei Merovingi, e concedeva inoltre a Pipino il prestigioso titolo di Patricius Romanorum protettore di Roma e della cristianità, fino ad allora riservato allesarca bizantino. Ciò avvenne effettivamente il 28 luglio 754: quel giorno, nel monastero di Saint Denis, papa Stefano conferì a Pipino e ai suoi due figli lunzione regia, ripetendo e confermando con lautorità papale la consacrazione che tre anni prima era stata impartita a Pipino dallarcivescovo Bonifacio.
                                     

3.1. Attuazione dellaccordo Pipino manca di attuare la promissio

Il presupposto per lattuazione della promissio era la distruzione del regno longobardo manu militari. Successivamente il re dei Franchi avrebbe dato attuazione alla Promissio. Secondo i patti, i Franchi avrebbero annesso la Langobardia Maior, mentre alla Santa Sede sarebbero andati gli ex territori bizantini dItalia. La linea di confine tra i due dominii iniziava dalla costa del mar Tirreno in corrispondenza di Luni e giungeva a Monselice, ai confini con il territorio bizantino della Venetikà Venezia.

Nel 755 Pipino sconfisse Astolfo alle chiuse fortificazioni di confine della Val di Susa. Il re longobardo promise la restituzione di Ravenna cum diversis civitatibus Prima pace di Pavia, giugno 755, ma non mantenne i patti. Nella primavera del 756 Pipino scese di nuovo in Italia ma, contrariamente ai suoi piani, non riuscì ad annientare il regno longobardo. Si giunse a una pace siglata a Pavia Seconda pace di Pavia, giugno 756. Astolfo capitolò e dovette accettare dure condizioni: la consegna di un terzo del tesoro della corona longobarda, il versamento di un tributo annuale a Pipino e la cessione della città di Ravenna e delle altre città precedentemente conquistate. Il regno longobardo conservò comunque lindipendenza per altri ventanni. La vittoria franca, quindi, non consentì a Pipino la piena attuazione della promissio. Pipino non tornò più in Italia e morì nel 768 senza aver mai messo piede a Roma.



                                     

3.2. Attuazione dellaccordo Carlo Magno dà attuazione alla promissio

Il 5 giugno 774 Carlo Magno, figlio e successore di Pipino, prese Pavia, sancendo la fine del regno longobardo. Dal momento che la promissio del suo predecessore non era stata resa esecutiva, egli si recò a Roma dove fece redigere una seconda promessa di donazione, che confermava quella precedente.

Il biografo di papa Adriano I 772-795 redasse una sintesi del documento. Esso contiene un elenco dei territori che sarebbero spettati alla Diocesi di Roma dopo la sconfitta definitiva dei Longobardi. In base agli accordi presi da papa Stefano II re Pipino, la delimitazione dei rispettivi dominii era costituita dalla direttrice Luni - Monselice. Spettavano quindi al Patrimonium Sancti Petri tutte le città della pianura cispadana da Parma a Rimini con laggiunta di Mantova. A sud la linea di confine era rappresentata dalla dorsale dellAppennino centrale e meridionale, includendo i ducati di Spoleto e di Benevento.

La donazione fu perfezionata da Carlo Magno secondo una tipica procedura romano-germanica: il 6 aprile 774 i convenuti si riunirono davanti alla tomba di Pietro apostolo. Qui fu data lettura dellatto; dopo la lettura il re franco appoggiò il documento sul sepolcro e, su di esso, pose le chiavi della città claves portarum civitatum. Il gesto stava a significare lavvenuto trapasso della proprietà dei territori testé menzionati alla Sede di San Pietro. Il 7 luglio successivo il re dei Franchi entrò in Pavia e il 16 luglio si fregiò del triplice titolo di Rex Francorum et Langobardorum atque Patricius Romanorum.

                                     

4. Conclusione

I territori di cui la Santa Sede chiedeva la restituzione appartenevano a tre tipologie diverse:

  • Territori che erano bizantini nel 680, quando fu conclusa una pace tra longobardi e impero;
  • Territori strappati ai bizantini dal re Astolfo salito al potere nel 749;
  • Territori conquistati dai longobardi nei primi anni dopo linvasione dellItalia.

Linsieme era molto eterogeneo, estendendosi dalla Corsica allIstria, da Mantova al ducato di Tuscia.

Papa Adriano I, con molto senso della realtà, avanzò richieste solo su territori che confinavano con il Lazio. Fu così che ottenne da Carlo Magno una parte della Sabina 781; una serie di città da Soana a Populonia a nord e, a sud, Sora, Arpino, Arce e Aquino 787.

Linsieme dei territori cui la Sede Apostolica aspirò con Stefano II assomigliava molto allItalia suburbicaria di romana memoria. Quello che ottenne effettivamente invece parve ricalcare il distretto giudiziario del Praefectus Urbis, che si estendeva sul Lazio per cento miglia romane sia nord che a sud dellUrbe, cioè da Talamone, presso il Monte Argentario, fino a Minturno, sul fiume Liri.

                                     

5. Fonte

Le copie originali sia della promissio Carisiaca che della promissio Romana di Carlo Magno sono andate perdute. Rimane un resoconto particolareggiato nella biografia di papa Adriano I.