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ⓘ Enoteismo




                                     

ⓘ Enoteismo

L enoteismo, termine coniato da Max Müller, indica un tipo di religiosità che prevede la preminenza di un dio su tutti gli altri, tale da accentrare su di esso tutto il culto; è pertanto una forma di culto intermedia tra politeismo e monoteismo, in cui è venerata in particolar modo una singola divinità, senza tuttavia negare lesistenza di altre divinità, di cui però di solito è sottolineata lestraneità e/o linferiorità.

                                     

1. Enoteismo e monolatria

Sebbene siano concetti molto simili, enoteismo e monolatria differiscono su alcuni punti. Nellenoteismo ad esempio non è escluso che le altre divinità, per quanto inferiori, siano oggetto di forme di culto significative e talvolta preminenti rispetto alle divinità maggiori. Quando le forme di idolatria secondarie diventano preminenti ed esclusive il fenomeno dellenoteismo si rende evidente.

Sul piano temporale enoteismo e monolatria possono succedersi: accade dunque che nellenoteismo il culto di un unico dio, allinterno di un più vasto pantheon, sia un sistema momentaneo per avere favori nellimmediato, da quella determinata forza divina; nella monolatria questo schierarsi dalla parte di ununica divinità risulta essere più longevo nel tempo, vera passerella per il monoteismo. Non è infrequente inoltre che nellenoteismo la divinità superiore sia quella da cui le altre hanno avuto origine, come nel caso dellinduismo.

Si tratta, per questo motivo, di un concetto sofisticamente differente dal monoteismo, nel quale si teosofizza lesistenza di un solo e unico dio, ma non dissimile per linee pratiche, salvo rare eccezioni, alle religioni monolatre.

                                     

2. Enoteismo in varie religioni

Sono esempi di enoteismo i culti misterici, la religiosità araba preislamica, quella dei nativi americani o le devozioni particolari di alcune città nei confronti di una divinità specifica, come era anche il caso dellantico Yemen sabeo, mineo, hadramitico o qatabanide. Anche la sostituzione, da parte del faraone "eretico" Akhenaton, dellabituale pantheon egizio con ladorazione del solo disco solare di Aton viene considerata da alcuni studiosi una forma di enoteismo. Anche i culti Mariani o le devozioni locali dei Santi si rivelano, ad esempio, forme di diversificazione del Culto primario che si possono assoggettare allEnoteismo.

Si prefigura cioè lenoteismo, quello che insito per natura umana; evidente dai culti mistici primordiali ad ogni altra dottrina che preveda più monolatrie più o meno evidenti, ossia significative per numero e frequenza storica. Ad oggi si perpetua in ogni sua forma lEnoteismo in molte delle religioni dottrinali universal tanto da delinearne ragionevolmente una forma universale di devozione inconscia conforme storicamente alle attitudini religiose umane.

                                     

2.1. Enoteismo in varie religioni Paganesimo greco-romano

Mentre la mitologia greca e romana si presenta come un politeismo, nel periodo classico, sotto linfluenza della filosofia, furono presenti diverse concezioni della religione. Talvolta Zeus o Giove era considerato il supremo, onnipotente e onnisciente, re e padre degli dèi dellOlimpo. Secondo Maijastina Kahlos "Il monoteismo era insegnato diffusamente nei circoli della Tarda Antichità" e "tutte le divinità erano interpretate come aspetti, particoli o epiteti di un dio supremo". Massimo di Tiro II secolo d.C., dichiarò: "In un simile contesto mitologico, sedizioso e discordante, potete vedere una regola che concorda e asserisce su tutta la terra che cè un solo dio, re e padre di tutte le cose, e molti dèi, figli del dio, che regnano insieme a lui."

Il filosofo neoplatonico Plotino sostenne che al di sopra dei tradizionali dèi cera "LUno" e il grammatico politeista Massimo di Madauro dichiarò persino che solo un folle potrebbe negare lesistenza del dio supremo.



                                     

2.2. Enoteismo in varie religioni Induismo

LInduismo contemporaneo è prevalentemente monistico, talvolta persino monoteistico. Il concetto di brahman implica una realtà "trascendente e immanente", che differenti scuole di pensiero interpretano come personale, impersonale o transpersonale. Con laffermazione dello Shivaismo e Vaishnavismo nei primi secoli dellera cristiana, lInduismo è generalmente monistico ed enoteistico: cè praticamente consenso nel definire lesistenza di unentità divina suprema, assoluta, onnipresente. Ognuna delle quattro principali sette guarda a una specifica divinità Indù come allessere supremo e principale oggetto di culto, laddove le altre divinità sono considerate meri "semi-dei" o manifestazioni dellunico. Anche lo Smartismo è monistico, ma non nei confronti di una singola specifica divinità indù, bensì verso una cinquina di dei - Panchayatana, che include Shiva, Vishnu, Sūrya, Devi, e Ganesha.

La moltitudine di dei, o Deva, nella religione classica dei Veda è subordinata o secondaria rispetto a un Dio Supremo, uno status che alcuni autori hanno provato a spiegare paragonandolo agli angeli o ai semidei occidentatli ; Prakashanand Saraswati, in The true history and the religion of India, preferisce il termine "dèi celesti". Il Rgveda servì come base per la descrizione di enoteismo di Max Müller come una tradizione politeistica che cerca di definirsi attraverso la formulazione dellUnico Dio ekam raggiunta attraverso il culto di differenti principi cosmici. Da questo mix di monismo, monoteismo e politesimo naturalista, Max Müller decide di definire il Vedismo tradizionale come religione enoteistica. Un primo esempio degli aspetti monoteistici del tardo Rgveda è il Nāsadīya sūkta, un inno che descrive la creazione: "LUno respirò da solo senza respiro, oltre ad esso non cera nulla."

                                     

2.3. Enoteismo in varie religioni Cristianesimo

I cristiani credono che gli angeli, i demòni e i santi siano inferiori a Dio. Essi non considerano questi esseri come dèi, nonostante talvolta siano oggetto di preghiera e venerazione. Ad ogni modo, le chiese cristiane che ammettono la preghiera rivolta ai santi insistono sul fatto che detta preghiera è corretta solo se limitata alla richiesta di unintercessione dellangelo o del santo diretta a Dio. Secondo il loro insegnamento, i santi non possiedono di per sé nessun potere e ogni miracolo attribuibile alla loro intercessione è il prodotto del potere di Dio e non di qualche potere soprannaturale del santo. Laddove si verifica un culto diretto di queste figure angeliche o sante, allora questo potrebbe riflettere una forma di enoteismo o monolatria, piuttosto che monoteismo. Questa forma di culto verso esseri celesti diversi da Dio principalmente i Santi nella preghiera è spesso praticato tradizionalmente nel Cattolicesimo, nellAnglicanesimo, nella Chiesa ortodossa Orientale e Occidentale, mentre la maggior parte dei Protestanti ritengono Dio lunico degno oggetto di preghiera.

Quando il cristianesimo fu adottato dai pagani greco-romani o dagli schiavi africani, i nuovi convertiti talvolta attribuivano ai santi caratteristiche degli dèi fino ad allora venerati. In alcuni casi, queste credenze sono cresciute al di fuori della Chiesa Cattolica e hanno formato sincretismi come la Santeria. Questi credi sono in qualche modo simili al moderno Induismo considerando Dio come una forma di Vishnu o Shiva e i deva come subordinati a Dio che supervisiona le forze della natura come Agni Fuoco o Vāyu Vento. Da notare in ogni caso come nei Veda anche i deva subordinati sono visti come aspetti del divino, per esempio cè un inno ad Agni nel Rig Veda in cui si prega Agni come se fosse lunico Dio manifestato in tutte le forme dei vari deva. Qui il Dio Unico assume il ruolo del subordinato.

Qualche chiesa non trinitaria è stata a sua volta definita enoteistica:

  • La Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni nota familiarmente come Chiesa Mormone considera i membri della Trinità come tre esseri distinti, dove Dio Padre è lessere supremo, e si definisce "Dio" come un nome collettivo dei tre esseri. La Chiesa insegna a rivolgersi nel culto a un dio, fatto spiegato concisamente come venerare Dio Padre, attraverso la mediazione del Figlio, come insegnato dallo Spirito Santo. Mentre gli altri cristiani parlano di "Un unico dio in tre Persone", la Scrittura dei Mormoni parla di tre persone in un unico dio. Vedere il Libro di Mormon, Mosiah 15:4 "essi sono un Dio" e linterpretazione mormonica dei Giovanni 17:11 Gesù chiede al Padre in preghiera che i suoi discepoli "possano essere uno come noi siamo".
  • Lo Gnosticismo generalmente è enoteistico.
  • Alcune interpretazioni dellAntico Testamento parlano di altri dèi, come Baal, insegnando non a rifiutare la loro esistenza, ma a non venerarli.
  • Per i testimoni di Geova vi sono altri dèi oltre al dio che ritengono lunico degno di adorazione. In particolare considerano Gesù Cristo "un dio", stesso dicasi per Satana 1Cor 8.5-6.
                                     

2.4. Enoteismo in varie religioni Ebraismo

LEbraismo moderno è strettamente monoteistico, ma alcuni studiosi ritengono che, alle origini, esso presentasse delle caratteristiche enoteistiche. È generalmente accettato che molte delle religioni dellEtà del Ferro presenti nella terra di Israele fossero enoteistiche nella pratica. Per esempio, i Moabiti venerano il dio Chemosh, gli Edomiti Qaus, entrambi parte del pantheon cananeo, guidato dal dio principale, El. Il pantheon cananeo è guidato da El e da Asherat, con settanta figli che si dice governassero ognuno una nazione della Terra. Questi figli erano venerati ognuno in una specifica regione. K. L. Noll dichiara che "la Bibbia mantiene la tradizione che vuole Yahweh come un "abitante" del sud, della terra di Edom" e che il dio originale di Israele fosse El Shaddai.

Molte storie bibliche sembrano accettare lesistenza degli dèi cananei, i quali posseggono un maggior potere nelle terre che li venerano o nei loro oggetti sacri; il loro potere era reale e poteva essere invocato dalle persone che li prendevano come patroni. Ci sono numerose testimonianze di nazioni che, arrendendosi ad Israele, mostrarono paura o rispetto per il Dio Israelita pur continuando nelle pratiche politeistiche. Per esempio, in 1 Samuele 4, i Filistei si crucciano prima della seconda battaglia di Aphek quando apprendono che gli Israeliti porteranno lArca dellAlleanza, e quindi Yahweh, in battaglia. In 2 Re 5, il generale arameo Naaman insiste nel voler portare con sé in Siria un po di terra dIsraele credendo che solo allora Yahweh avrà il potere di guarirlo. Agli Israeliti era proibito venerare altri dei, ma secondo alcune interpretazioni della Bibbia, non erano completamente monoteistici prima dellesilio babilonese. Mark S. Smith parla di questa fase come di una forma di monolatria. Smith suppone che Yahweh fosse unito a El e che laccettazione del culto di Asherah fosse comune nel periodo dei Giudici. 2 Re 3:27 è stato interpretato come la descrizione di un sacrificio umano a Moab, che portò lesercito invasore Israelita a temere il potere di Chemosh.

Nella Torah si parla di Abramo come colui che si è ribellato al culto degli idoli della sua famiglia, ha costretto le genti a riconoscere il Dio degli Ebrei, ha stabilito un patto con Lui e ha fondato ciò che è stato definito dagli studiosi "Monoteismo etico". Il primo dei Dieci Comandamenti può essere interpretato come la proibizione ai figli di Israele di venerare ogni altra divinità oltre al vero Dio che si è rivelato sul Monte Sinai e ha donato loro la Torah, ma può anche essere letto in chiave enoteistica, dal momento che in esso si sostiene che non dovrebbero avere "altro dio allinfuori di me". Il comandamento stesso non asserisce né nega lesistenza di altre divinità "per sé". Nonostante ciò, come riportato nella Tanakh Antico Testamento, spesso il dio patrono YHWH veniva venerato assieme ad altri dei, in spregio degli insegnamenti biblici, come ad esempio Baal, Asherah ed El. Col passare del tempo questo dio tribale può avere riassunto su di sé tutti gli appellativi degli altri dei agli occhi degli abitanti. La distruzione del primo Tempio di Gerusalemme e lesilio babilonese furono considerati una punizione divina per avere venerato altre divinità. Alla fine dellesilio babilonese, secondo la Tanakh, il Giudaismo è strettamente monoteistico. Restano nonostante tutto elementi di "politeismo" in certi libri biblici, come nelluso frequente dellappellativo onorifico "Dio degli dei" in Daniele e specialmente nei Salmi. Gli studiosi Ebrei sono consapevoli di questo e sostengono che nonostante lappellativo possa essere mal interpretato, Dio non ebbe timore a scriverlo nella Torah. Ad ogni modo la parola "Dio" in ebraico Elohim è essa stessa plurale, significando i "potenti" o "regnanti". Questo è vero sia in ebraico che in altri linguaggi canaaniti. Quindi Elohim può riferirsi ad ogni membro dei "regnanti", quindi ad angeli, falsi dei come definito dalla Torah, o persino a umani che detengono un grande potere, fra questi governanti o giudici in Israele, come descritto nell Esodo 21:6; 22:8-8, senza violare i limiti del monoteismo. Alcuni studiosi sostengono che in Esodo 3:13-15 sia descritto il momento in cui YHWH per la prima volta dica a Mosè che egli ed El sono lo stesso dio, lessere supremo. Questo potrebbe essere il racconto mitologico della conversione di Israele al monoteismo.



                                     

2.5. Enoteismo in varie religioni Islam

NellArabia preislamica la cui religione lIslam ha rifiutato o pesantemente rettificato era diffuso un approccio enoteistico alla religione. Il termine coranico per quella religione è shirk lett. "associazione di altri dèi ad Allah"); i suoi seguaci sono detti mushrikūn ovvero coloro che credono in Dio, ma Gli "associano" altre divinità. Gli Arabi pre-islamici credevano, assai più spesso di quanto non si creda, in un Essere Supremo e la parola che usavano per indicarLo Allah è la stessa usata nellIslam. Ma credevano anche in divinità minori o secondarie. Linequivocabile monoteismo dellIslam talvolta descritto come fondamento della religione e sottolineato nel più importante dei Cinque Pilastri dellIslam nacque come reazione a questo credo permissivo e includente. Naturalmente, la parola shirk ha nellIslam una connotazione fortemente negativa e il politeismo è considerato uno dei peccati più gravi, se non il più grave. Il Corano Sūrat al-Nisa: 48 dice che Dio può perdonare tutto eccetto lassociazionismo shirk.

Secondo linsegnamento dellIslam, gli angeli agiscono sempre secondo gli ordini del Dio supremo, in particolar modo Jibrail, Mikail, Israfil e Azrail. LIslam crede anche nei jinn, esseri di puro spirito di fuoco, che possono essere ben disposti o mal disposti nei confronti di Dio e degli esseri umani e che sono dotati di poteri sovrannaturali, anche se - al contrario degli angeli - essi non hanno la caratteristica dellimmortalità.

In ogni caso lIslam non ammette per i suoi seguaci altra intercessione che non sia quella di Maometto, respingendo quindi non solo quella degli angeli o di persone considerate sante wali per il loro stile di vita, malgrado in concreto il convincimento della loro intercessione sia assai diffuso in Africa e Nordafrica, dove viene definito dagli storici delle religioni "marabuttismo".

                                     

2.6. Enoteismo in varie religioni Religioni egiziane

Nonostante che lantica religione egiziana riconoscesse molte divinità, il culto era talvolta focalizzato verso una divinità superiore e questa cambiava nelle varie epoche. Quando Amenhotep IV divenne faraone circa 1353 a.C., Amun-era considerato la divinità suprema. Gradualmente il nuovo faraone spostò il culto al dio Aton, persino dichiarando che Aton non era semplicemente il dio supremo, ma il dio unico. Cambiò il suo stesso nome in Akhenaton e ordinò la rimozione dai templi del nome Amun ed anche i riferimenti al plurale "dei". Dopo la sua morte, le gerarchie religiose che precedentemente governavano tornarono al potere e Amun-Ra divenne nuovamente il supremo fra tanti dei.