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ⓘ Onagro (arma)




Onagro (arma)
                                     

ⓘ Onagro (arma)

Questa macchina da lancio romana - usata anche successivamente dai Bizantini nel Medioevo - viene chiamata in inglese anche "mangonel", ma non centra nulla con il vero e proprio mangano, che era una macchina da lancio medievale simile a una grande bilancia mossa da molti uomini con corde.

Il suo nome deriva, probabilmente, da quello dellomonimo asino selvatico di origine asiatica al cui scalciare erano paragonate le caratteristiche dellarma. Al momento dellimpatto del palo contro lo stop, infatti, se lonagro non era fissato al terreno, la forza del colpo faceva alzare la parte posteriore dellonagro, "come un asino o onagro che scalciasse con le zampe posteriori".

Poteva essere di piccole dimensioni - per navi e spalti di fortificazioni - oppure molto grande, purché le proporzioni della macchina venissero riprodotte esattamente. Il fascio di corde poteva avere un diametro dai 10 cm ai 30 circa e pertanto poteva lanciare, a seconda di questo fattore e quindi della grandezza dellonagro, pietre sferiche del peso fra i 4 e gli oltre 50 kg a distanze variabili fra i 600 e i 200 metri.

                                     

1. Funzionamento

Era formata da un massiccio telaio in legno, a volte dotato di ruote, nella cui parte centrale era disposto orizzontalmente lorgano di propulsione formato da un unico e grosso fascio di materiale elastico in genere corda di canapa o in alcuni casi funi realizzate con lunghi capelli umani intrecciati oppure tendini animali formanti sempre una grossa corda. Fra questa matassa, al centro, vi era un braccio, costituito da un robusto palo, munito allestremità superiore di una fionda, detta cucchiara, nella quale veniva inserita la massa da lanciare costituente il proiettile.

Il palo veniva abbassato mediante un argano munito di leve e meccanismi di blocco. Agendo su un congegno di scatto, il palo suddetto tornava violentemente nella posizione originaria secondo il moto di liberazione del potente fascio di corde ritorte - dette motore - e sbatteva contro una superficie inclinata - più o meno reclinabile e quindi in grado di correggere il tiro in più o meno arcuato nel senso della distanza - postagli di fronte ad esso.

Limpatto bloccava il palo e contemporaneamente imprimeva una spinta ancor più veemente alla fionda, che era legata saldamente con una estremità al palo, mentre laltra - dotata di un largo anello metallico - era infilata a un grosso e lungo chiodo metallico ritorto posto proprio sulla punta del palo. Quando la rotazione della fionda arrivava al punto ottimale la stessa forza centripeta faceva uscire lanello dal chiodo, la fionda si apriva e il proiettile partiva.