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ⓘ Santuario di Santa Maria dell'Acquasanta




Santuario di Santa Maria dellAcquasanta
                                     

ⓘ Santuario di Santa Maria dellAcquasanta

Il santuario di Santa Maria dellAcquasanta o dellAcqua Santa è un luogo di culto mariano cattolico della città di Marino, in provincia di Roma, nellarea dei Castelli Romani, nella diocesi suburbicaria di Albano. Attualmente è incluso nella parrocchia della basilica di San Barnaba.

                                     

1. Storia

Limmagine della Madonna venne probabilmente realizzata tra il IV ed il IX secolo, secondo la tradizione popolare attorno al VI secolo, come lasciano supporre le modalità di realizzazione riscontrate durante lultimo restauro del dipinto ed il fatto che le misure dello stesso siano agevolmente calcolabili in piedi romani. In seguito, limmagine venne ridipinta tra il XII ed il XIV secolo e parzialmente rimaneggiata attorno al Cinquecento ed infine nel Settecento, quando lorientamento dellimmagine venne adattato allorientamento dellaltare.

Quando incominciò la venerazione dellimmagine la stessa doveva trovarsi in unedicola stradale allaperto, lungo lallora strada pubblica che conduceva a Castel Gandolfo ed Albano Laziale, corrispondente allattuale via Antonio Fratti. Limmagine era collegata allabitato con una scala di trentaquattro gradini scavata nel peperino, che permetteva di evitare il ripido tornante della strada e che ancora oggi è visibile sul retro del santuario. La venerazione dellimmagine è legata anche ad un evento miracoloso riferito dalla tradizione popolare: si narra che un uomo, mentre si recava a cavallo sulla via Maremmana Inferiore in direzione di Castel Gandolfo ed Albano Laziale, perse il controllo dellanimale nei tornanti della strada e rischiava di cadere nel precipizio, se la Madonna non fosse intervenuta a salvarlo. Nei secoli successivi, altri miracoli vennero attribuiti alla Vergine dellAcquasanta: nellagosto 1883 lalto prelato Pietro Rota, arcivescovo di Cartagine e canonico regolare della basilica di San Pietro in Vaticano a Roma, fece realizzare un ex voto a Maria per ringraziarla di averlo salvato da una rovinosa caduta da cavallo nei sentieri a precipizio sul Lago Albano; e così molti altri episodi, anche piuttosto seri.

Ledicola venne visitata nellestate 1260 o comunque agli inizi degli anni settanta del Duecento da san Bonaventura da Bagnoregio, cardinale vescovo della diocesi suburbicaria di Albano dal 1270 al 1274, che assorto in preghiera presso limmagine mariana ebbe lispirazione per fondare larciconfraternita del Gonfalone di Marino.

Probabilmente nel Cinquecento ledicola stradale venne inglobata nel primo nucleo del santuario, poiché nel catasto delle proprietà marinesi della famiglia Colonna del 1566 viene menzionata un ecclesia dedicata alla Madonna loco divotissimo ". Nel corso del Seicento venne anche realizzata la canonica situata sopra la chiesa, poiché nel 1682 vi risultavano residenti tre eremiti. Laspetto definitivo allinterno del santuario venne determinato dai lavori effettuati tra il 1693 ed il 1720: lintero edificio, ad una navata, è scavato nel peperino e presenta resti di intonaco e costolonature.

Laltare rococò era stato già realizzato nel 1759, mentre due sacerdoti calabresi Giovanni Andrea e Nicola Fico finanziarono nel 1788 la costruzione dellaltare laterale del Santissimo Crocifisso, che venne successivamente utilizzato dallOrdine Francescano Secolare, come testimonia lo stemma apposto sullaltare stesso. Nel 1792 i due sacerdoti calabresi finanziarono nuovamente il santuario, completando la torre della canonica con altri due piani e realizzando sopra di essa un campanile a vela di piccole dimensioni.

Laspetto attuale della facciata del santuario è dovuto agli interventi finanziati nel 1819 da Francesco Fumasoni Biondi e commissionati allarchitetto Matteo Lovatti, che realizzò qui una delle sue opere più celebrate e meglio riuscite. Tra il 1823 ed il 1824 Massimo dAzeglio, che in quel periodo soggiornava a Marino, eseguì una decorazione pittorica nella chiesa su commissione del Fumasoni Biondi, oggi perduta.

Nel 1926 il nobile Riccardo Tuccimei, enfiteuta del santuario allepoca di proprietà del capitolo della basilica collegiata di San Barnaba, decise di demolire il campanile della chiesa, decisione che pur contestata dal Comune e dalla "Società dellAcqua Santa" venne comunque messa in atto.

Negli anni ottanta del Novecento è stato eseguito sullimmagine sacra un restauro curato dallarchitetto Vincenzo Antonelli, che ha condotto ad importanti risultati sotto il profilo storico e artistico.

                                     

2.1. Descrizione La facciata ed il nartece

La facciata ed il nartece del santuario sono stati realizzati nel 1819 dallarchitetto Matteo Lovatti, attivo nello stesso periodo anche a Velletri ed Albano Laziale ed insignito per i suoi meriti artistici dellOrdine di San Silvestro Papa, con il finanziamento del canonico regolare della basilica di San Barnaba Francesco Fumasoni Biondi.

Il prospetto della facciata, neoclassico, è realizzato interamente in peperino, con un ingresso in antis cioè scandito da due colonne tuscaniche che sorreggono un architrave modanato sostenuto da mensola che corre lungo tutto il prospetto della facciata. La cancellata in ferro battuto che chiude il nartece allesterno è stata collocata nel 1865, ed ora è sostituita con una vetrata. Sulla trabeazione della facciata si legge la seguente iscrizione:

Linterno del nartece è spoglio, sopraelevato di tre gradini rispetto al piano stradale dislivello ridotto ad un solo gradino dopo la pavimentazione della piazza del santuario in sanpietrini allinizio del Novecento. Il portale interno della chiesa, in origine direttamente situato allesterno, è stato realizzato nel Settecento e presenta stipiti modanati ed un timpano arcuato al centro del quale probabilmente era collocato uno stemma, come raffigurato da alcune stampe e disegni.

                                     

2.2. Descrizione Linterno del santuario

Linterno del santuario è ad una navata, con la parte destra interamente scavata nel peperino, tanto che lunica finestra è situata sulla parete sinistra, sopra laltare del Santissimo Crocifisso, unico altare laterale della chiesa. La presenza di costolonature farebbe supporre che in origine le pareti e la volta fossero intonacate, tuttavia allo stato attuale la roccia è lasciata a vista, con chiazze di umidità evidenti a tratti. Il perimetro dellaula è attraversato da un robusto cornicione.

Nella parete destra si apre un taglio nel peperino, probabilmente un antico acquedotto che serviva la grotta vicina al santuario, che alcuni hanno ipotizzato essere un santuario romano o pre-romano, collocato in prossimità del Bosco Ferentano consacrato alla divinità indigena latina Ferentina.

Sulla parete sinistra, cè una lapide di marmo apposta dai sacerdoti calabresi Giovanni Andrea e Nicola Fico nel 1788 a celebrazione del loro finanziamento per la costruzione dellaltare laterale del Santissimo Crocifisso. La lapide recita così:

Il medesimo altare del Crocifisso venne dunque costruito alla fine del Settecento per devozione di questi due sacerdoti calabresi, e non presenta particolari notevoli di attenzione, anche perché rimaneggiato in varie epoche: lOrdine Francescano Secolare ad esempio fece apporre il proprio stemma in marmo bianco su campo blu nellovale del timpano. Tra il 1823 ed il 1824 lo stesso canonico Fumasoni Biondi che aveva finanziato la realizzazione della facciata donò allaltare un crocifisso ligneo a grandezza naturale e chiese a Massimo dAzeglio, allepoca villeggiante in Marino, di realizzare una cornice pittorica allimmagine sacra. Peraltro il pittore, futuro presidente del Consiglio dei ministri del Regno dItalia, venne aiutato nellopera da due briganti rifugiatisi nel santuario per sfuggire allarresto, segno che nel santuario era possibile avere diritto di asilo per i criminali comuni. Attualmente, sono andati perduti sia il crocifisso, probabilmente trasferito prima della seconda guerra mondiale nella basilica di San Barnaba e sostituito con un crocifisso ligneo policromo ottocentesco di medie dimensioni, che laffresco. Lo storico marinese Girolamo Torquati ritiene che nel santuario fosse esposto in origine il Santissimo Crocifisso di Marino, immagine che iniziò a fare miracoli nel giugno 1635 e venne traslato nella chiesa della Santissima Trinità, dove ancora è custodito, dalla congregazione religiosa dei Chierici Regolari Minori nel giugno 1637.

Laltare maggiore, ricavato da un grande blocco di peperino isolato probabilmente nel Settecento, ospita limmagine mariana incorniciata da festoni e volute di stucco, e sormontati da due timpani spezzati al centro dei quali si legge liscrizione in lingua latina: apud Te est fons vitae - Psal XXXV "presso di te è la fonte della vita", salmo 35". Sui due timpani, sono collocate due statue di piccole dimensioni raffiguranti bambini riccioluti: al centro, un piccolo tondo raffigurante Dio e lo Spirito Santo sta a rappresentare, in collegamento con il Bambino Gesù sottostante, la Trinità.



                                     

2.3. Descrizione La sacrestia

Laccesso alla sacrestia è dato da una porta in bronzo opera recente del pittore e scultore marinese Stefano Piali 2005, che raffigura il miracolo della Madonna dellAcquasanta. Gli stipiti in peperino della porta sono antichi.

Il locale della sacrestia è una stanza rettangolare dal soffitto con volta a padiglione coperto da stucchi del Settecento ora in gran parte rovinati. Fuori della sacrestia cè un giardinetto, che lo studioso Vincenzo Antonelli ipotizza essere stato l"orto" che diede la prima denominazione al luogo di culto: qui è collocata la scala scavata nel peperino che costituiva laccesso originario allimmagine mariana prima della costruzione della chiesa.

                                     

2.4. Descrizione La torre della canonica

Sopra la chiesa si eleva una torre a due piani, già esistente nella seconda metà del Cinquecento e sopraelevata alla fine del Settecento. Al culmine della torre sorgeva un campanile a vela di piccole dimensioni, demolito negli anni venti: delle due campane ivi collocate, una è andata dispersa, mentre laltra viene ancora utilizzata allinterno del santuario. Entrambe furono fuse nella stessa data di realizzazione del campanile, 1792, grazie ai finanziamenti dei summenzionati sacerdoti calabresi Giovanni Andrea e Nicola Fico.

Sulla parete della torre verso via Antonio Fratti è posizionata unepigrafe celebrativa dei lavori effettuati nella chiesa in questa occasione:

                                     
  • ricongiungono all altezza di Palazzo Colonna. Il rione Santa Lucia confina a sud con piazza Giacomo Matteotti e con il quartiere Acquasanta a oriente con Corso
  • trovava in un terreno di proprietà dei Colonna situato fuori dalle mura a ridosso del Santuario di Santa Maria dell Acquasanta Quando i Colonna recintarono
  • Santa Maria delle Mole confidenzialmente Santa Maria è un centro abitato, frazione del comune di Marino, in provincia di Roma, nell area dei Castelli
  • di Santa Caterina d Alessandria d Egitto, 1915, definita all epoca genialissima e perfettissima opera Santuario di Nostra Signora dell Acquasanta Mele
  • di Marino, prima al mondo con questa denominazione. Nel periodo medioevale iniziò anche la venerazione del santuario di Santa Maria dell Acquasanta
  • maggiore nel santuario dell Acquasanta presso Voltri opera completata da Carlo Cacciatori Assunzione della Vergine, nella Collegiata di Sant Ambrogio
  • scopo di essere luogo di raccoglimento per i detenuti e per i condannati a morte. Il santuario di Santa Maria dell Acquasanta è il più antico luogo di culto
  • furono celebrate il 21 novembre 1832 nel santuario di Nostra Signora dell Acquasanta a Genova. Maria Cristina era di sentimenti religiosissimi ed estremamente
  • 491839 8.716942 Il santuario di Nostra Signora del Santissimo Nome di Maria - o più comunemente santuario della Cappelletta - è un luogo di culto cattolico

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