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ⓘ Geografia della Sicilia




Geografia della Sicilia
                                     

ⓘ Geografia della Sicilia

La geografia della Sicilia, comprensiva delle proprietà geografiche della maggiore isola del Mediterraneo e degli arcipelaghi adiacenti, risulta caratterizzata da una vasta biodiversità e da unampia varietà geologica e morfologica.

                                     

1. Dati generali

La Sicilia è lisola più grande del mar Mediterraneo e la settima in Europa. A nord si affaccia sul mar Tirreno, a est è divisa dalla penisola italiana dallo stretto di Messina ed è bagnata dal mar Ionio e a sud-ovest è divisa dallAfrica

La Sicilia ha una forma "triangolare" i cui vertici sono: Capo Peloro o Punta del Faro a Messina, al vertice nord-orientale, Capo Boeo o Lilibeo a Marsala, al vertice nord-occidentale, Capo Passero a Portopalo, al vertice sud.

La Sicilia appartiene a due placche tettoniche: da una parte la placca africana, e nella parte nord-orientale alla placca euroasiatica. Lo scorrimento della placca africana che per subduzione si immerge sotto quella euroasiatica ha determinato la creazione dei rilievi montuosi della regione, nonché la presenza di frequenti attività sismiche sia di origine tettonica che vulcanica.

Tra 5.96 e 5.3 milioni di anni, durante il Messiniano ultima fase del periodo Miocene, il Mediterraneo rimase isolato dalloceano Atlantico probabilmente a causa di un aumento dellattività tettonica. Ciò portò alla crisi di salinità: il mar Mediterraneo iniziò ad evaporare più velocemente e la concentrazione del sale aumentò. Carbonati e solfati vennero depositati in grandi quantità sui fondali ne è rimasta traccia a lungo nelle miniere di salgemma e gesso che si possono trovare tuttora nei liberi consorzi comunali di Agrigento, Caltanissetta ed Enna.

Un fenomeno geologico peculiare è il vulcanesimo sedimentario delle Macalube di Aragona, nel libero consorzio comunale di Agrigento. Questo raro fenomeno ha creato la cosiddetta collina dei Vulcanelli, unarea brulla, di colore dal biancastro al grigio scuro, popolata da una serie di vulcanelli di fango, alti intorno al metro. Il fenomeno è legato alla presenza di terreni argillosi poco consistenti, intercalati da livelli di acqua salmastra, che sovrastano bolle di gas metano sottoposto a una certa pressione. Il gas, attraverso discontinuità del terreno, affiora in superficie, trascinando con sé sedimenti argillosi ed acqua, che danno luogo ad un cono di fango, la cui sommità è del tutto simile ad un cratere vulcanico. Il fenomeno assume talora carattere esplosivo, con espulsione di materiale argilloso misto a gas ed acqua scagliato a notevole altezza.

                                     

2.1. Morfologia Isole

Il territorio della Sicilia comprende anche diverse isole e arcipelaghi, quali larcipelago delle sette isole Eolie e Ustica a nord, e quello delle tre Isole Egadi ad ovest nonché, a sud, Pantelleria, le Isole Pelagie. Poi vi sono altre isole minori, come le isole dello Stagnone.

Le isole Pelagie sono geograficamente legate al continente africano in particolare Lampedusa e Lampione, ma amministrativamente fanno parte del libero consorzio comunale di Agrigento.

Infine, da un punto di vista geografico e storico costituiscono parte integrante dellarcipelago siciliano anche Malta le altre isole maltesi.

                                     

2.2. Morfologia Orografia

È una regione prevalentemente collinare per il 62% del territorio, mentre per il 24% è montuosa e per il restante 14% è pianeggiante le pianure più grandi sono la piana di Catania e la piana di Gela. Il rilievo è vario e, mentre nella Sicilia orientale si può riconoscere nei monti Peloritani, Nebrodi e Madonie lideale continuazione dellAppennino calabro, anche se per molti lappennino di Sicilia ha delle caratteristiche proprie, si cita infatti, talvolta lAppennino siculo. Si trova nelle Madonie la seconda vetta più alta dellisola: il pizzo Carbonara 1979 metri. La maggiore vetta è infatti costituita dal massiccio dellEtna 3340 metri nel 2011, un complesso sistema di vulcani estinti su cui persiste attività vulcanica ad alta quota.

Al centro della Sicilia vi sono i monti Erei su cui si trova, a 949 metri di altezza, la città di Enna; mentre nella fascia sud-orientale tra il libero consorzio comunale ragusano e quello siracusano troviamo i monti Iblei. Ad ovest sorgono altri monti dallaltezza variabile, superiore ai 1.500 metri, come i Sicani, le cui cime più alte sono il monte Cammarata di 1.578 metri e la Rocca Busambra di 1.613 metri, e i monti che circondano la Conca dOro, i monti di Palermo ai cui piedi si stende la città capoluogo di questa regione, Palermo appunto, e che possono essere considerati una continuazione delle Madonie.



                                     

2.3. Morfologia Vulcani

A causa della sua posizione, a cavallo delle due importanti placche tettoniche, la regione le isole circostanti sono interessate da unintensa attività vulcanica. I vulcani siciliani più importanti sono: Etna, Stromboli e Vulcano.

Essi hanno la singolarità di appartenere a tre tipologie differenti: eruzioni di lave basaltiche intervallate a periodi di calma il primo; eruzioni continue, e fontane di lava, il secondo, le cui caratteristiche sono state prese come modello tipologico dagli scienziati del settore, che hanno coniato il termine tipo stromboliano per designare le attività similari dei vulcani terrestri; infine di tipo esplosivo o pliniano il terzo, caratterizzato da lunghi periodi di apparente calma ed eruzioni violente.

Tra i vulcani siciliani si considerano inoltre quello sottomarino Empedocle, attivo e situato nella zona del Canale di Sicilia oggi denominata "Banco di Graham", la cui attività eruttiva nel XIX secolo portò alla comparsa e successiva scomparsa delleffimera Isola Ferdinandea, e quello al largo di Riposto, scoperto nel 2009 dai ricercatori della facoltà di Scienze geologiche dellUniversità di Catania. Esso si troverebbe ad 80 metri di profondità, in un tratto di mare tra i paesi di Riposto e Acicastello; strutturalmente ricorda le linee dellEtna, con uno sprofondamento che a partire dai 500 metri sotto il livello del mare continua ad inabissarsi fino ai 2500 metri di profondità. Il diametro massimo della caldera sommersa è di 20 chilometri: a paragone lattuale Valle del Bove dellEtna è di soli 7 chilometri.

                                     

2.4. Morfologia Coste

Di forma triangolare, la Sicilia ebbe nellantichità il nome di Trinacria e Triquetra. Ha una notevole estensione costiera 1.637 km, con 1.152 km di coste dellisola maggiore cui vanno aggiunti i 500 km circa delle isole minori: la Sicilia è la regione con il maggior numero di chilometri di costa balneabile 922.9 km ed è, dietro la Sardegna, la regione con la più ampia estensione costiera; da sola rappresenta il 22% dellestensione costiera dello Stato italiano, benché occupi solo l8% della sua superficie.

Le coste settentrionali, alte e rocciose, si aprono sul Mar Tirreno con frequenti ed ampie insenature, come i golfi di Castellammare del Golfo, di Palermo, di Termini Imerese, di Patti, di Milazzo. Lingue di terra si protendono per molti chilometri sul mare, come nel caso di Capo San Vito e Capo Milazzo. Ad est la costa ionica è più varia; strette spiagge di ghiaia fin quasi a Taormina e fra la foce del fiume Alcantara e Riposto; frastagliata verso sud, con insenature e baie come quella di Giardini Naxos; laviche come ad Acireale, e di aspre scogliere basaltiche fino a Catania. Lampio golfo di Catania presenta una spiaggia di sabbia dorata ma al suo termine la costa riprende ad essere rocciosa con una serie di fiordi tra cui quello di Brucoli. Quindi lampia baia di Augusta, che ospita il più grande porto commerciale della Sicilia, e il golfo di Siracusa nel quale la costa riprende ad essere sabbiosa fino quasi a Capo Passero. Lesteso litorale meridionale, caratterizzato prevalentemente da una costa bassa e sabbiosa, presenta ununica rientranza di rilievo, il più esteso golfo dellisola, il golfo di Gela sul quale si affacciano ben tre liberi consorzi comunali: Agrigento, Caltanissetta e Ragusa. Le spiagge del sud della Sicilia sono generalmente ampie, sabbiose e spesso dallaspetto selvaggio, talvolta incorniciate da suggestive scogliere bianche, come nel caso di Scala dei Turchi o di Eraclea Minoa. Nel 2012 i comuni di Ispica, Lipari, Menfi, Pozzallo e Ragusa sono stati insigniti della Bandiera Blu della FEE.

                                     

3. Idrografia

Laghi principali

Nella maggior parte dei casi i fiumi più importanti sono stati sbarrati creando invasi artificiali sfruttati per usi civili ed irrigui, tutti con una portata più o meno minima:

                                     

3.1. Idrografia Fiumi e laghi

I fiumi siciliani sono tutti di portata ed estensione limitate. Quelli dei Nebrodi, delle Madonie e dei Peloritani a nord vengono chiamati fiumare, e sono a carattere torrentizio in quanto destate sono quasi perennemente in secca. Gli unici corsi dacqua che raggiungono delle dimensioni apprezzabili sono il Salso o Imera Meridionale, il più lungo dellisola, e il Simeto, quello con il bacino idrografico più ampio.

Sfociano sul litorale ionico: lAlcantara, il Simeto e il suo affluente Gornalunga, lAnapo, il San Leonardo.Il fiume Amenano è sotterraneo poiché è stato coperto dalleruzione del XVIII secolo; scorre nelle profondità della città di Catania.

Sfociano sul litorale tirrenico): lImera settentrionale, il Torto, il San Leonardo, lEleuterio dal cui sbarramento è costituito il Lago Scanzano, lOreto, il Nocella, lo Jato dal cui sbarramento è costituito il Lago Poma, il San Bartolomeo il cui affluente principale, il Fiume Caldo, è originato dalle sorgenti termali delle Terme Segestane.

Sfociano sul litorale della costa meridionale: il Dirillo, il Gela, il Salso o Imera meridionale, il Platani e il Belice.

Per quanto riguarda i laghi, pochissimi sono quelli di origine naturale. Tra i pochi rimasti: il Lago Specchio di Venere a Pantelleria che occupa larea di unantica caldera vulcanica, il lago di Pergusa di origine tettonica, mentre peculiari sono le caratteristiche del Lago Biviere di Lentini, di fatto semi-naturale, invaso che oggi ospita una notevole varietà di pesci e di uccelli; dai censimenti svolti dalla LIPU si evince che ben 25000 volatili, appartenenti a 150 specie diverse 15 delle quali nidificanti, vivono in questa zona. Più numerosi sono invece i laghetti costieri quasi tutti costituiti in riserve:

  • I pantani nei pressi di Pachino Pantano Gariffi e Pantano Longarini che costituiscono la Riserva naturale orientata Pantani della Sicilia Sud-Orientale ;
  • I laghi presso Mazara del Vallo che costituiscono la Riserva naturale integrale Lago Preola e Gorghi Tondi.
  • Il Biviere di Gela riserva naturale LIPU;
  • I laghetti presso Tindari che costituiscono la Riserva naturale orientata Laghetti di Marinello ;
  • La laguna presso Messina Lago di Ganzirri, che costituisce la Riserva naturale orientata Laguna di Capo Peloro ;


                                     

3.2. Idrografia Laghi principali

Nella maggior parte dei casi i fiumi più importanti sono stati sbarrati creando invasi artificiali sfruttati per usi civili ed irrigui, tutti con una portata più o meno minima:

                                     

4.1. Flora e fauna Flora

La vegetazione in Sicilia è caratterizzata dalla presenza di differenti ecosistemi mediterranei. Nelle aree prossime ai litorali, dal livello del mare ai 200 metri daltitudine è presente lOleo-ceratonion che, nelle zone più ricche di risorse idriche evolve verso la macchia mediterranea, la formazione vegetale più caratteristica, mentre nelle zone più aride lascia il posto alla gariga, alla prateria mediterranea o ad aree di macchia degradata come la macchia a cisto.

Gli incendi, il pascolo e la pressione antropica hanno notevolmente ridotto le aree di foresta mediterranea sempreverde e di foresta mediterranea decidua che un tempo ricoprivano lintera isola, di cui persistono tuttavia ampie aree sulle Madonie, sui Nebrodi e sullEtna.

Fino ai 7-800 metri s.l.m., la vegetazione è costituita principalmente da euforbia, mirto, corbezzolo, sughera, leccio, lentisco, erica arborea, cisti e varie specie di ginestra come ginestra dei Carbonai, ginestra odorosa, ginestra spinosa, sparzio villoso, ginestra dellEtna. Nella zona del fiume Alcantara era presente in ampi boschi il Platanus orientalis, oggi ridotto a piccole aree. Tra le specie introdotte dallagricoltura sono molto diffusi gli agrumi, gli ulivi, la vite, i noccioli e i mandorli.

Tra gli ottocento e i milleduecento metri dominano i trifogli, le veccie, il grano, i sulleti, le rose canine, i gigli selvatici, i perastri, i pruni selvatici, gli asfodeli, i sorbi e gli azzeruoli.

La fascia vegetativa al di sopra, fino alla quota di 1200–1400 m s.l.m. è costituita da formazioni di quercia caducifoglia, di rovere, di cerro, di roverella.

Oltre i 1200 entriamo nella zona propriamente montana dove sono splendidamente insediate estese formazioni boschive a faggeta. Il sottobosco rigoglioso presenta svariate specie di piante tra le quali vi sono lagrifoglio, il pungitopo, il biancospino di Sicilia, il tasso. A queste altitudini prosperano anche lacero dUngheria, lolmo montano, il melo selvatico, lacero montano e la stregonia siciliana.

Discorso a parte merita lEtna. Oltre i 2000 metri si incontrano il pino loricato, la betulla e il faggio ed ancora più in basso anche castagno e ulivo. Più in alto, resistono solo la saponaria e lastragalo e qualche muschio e lichene. Superati i 2400 metri la vegetazione è totalmente assente.

La flora siciliana è ricca di specie endemiche, cioè presenti solo sullisola. Alcune di esse sono ulteriormente circoscritte in aree molto ridotte come per esempio labete dei Nebrodi Abies nebrodensis, presente solo nel Vallone di Madonna degli Angeli nelle Madonie, il limonio di Todaro Limonium todaroanum, esclusivo del Monte Passo del Lupo allo Zingaro, lerba croce di Linosa Valantia calva, endemica della omonima isola, la rarissima Zelkova sicula, limitata ad unarea di circa mezzo ettaro sui Monti Iblei. Tra gli innumerevoli endemismi si possono citare lastragalo siculo Astragalus siculus e lastragalo dei Nebrodi Astragalus nebrodensis, la ginestra del Cupani Genista cupanii, il lino delle fate siciliano Stipa sicula, lalisso dei Nebrodi Alyssum nebrodense, laglio dei Nebrodi Allium nebrodense, la viola dei Nebrodi Viola nebrodensis, il giaggiolo siciliano Iris pseudopumila, numerose specie di Helichrysum tra cui Helichrysum hyblaeum, il citiso delle Eolie Cytisus aeolicus. Un cenno particolare meritano infine le numerose specie di orchidee endemiche tra cui lorchidea a mezzaluna Ophrys lunulata, lorchidea di Branciforti Orchis brancifortii, lofride dei fuchi Ophrys oxyrrhynchos, con le sottospecie Ophrys oxyrrhynchos biancae e Ophrys oxyrrhynchos calliantha, e lofride palermitana Ophrys sphegodes panormitana.

Per luso medicinale, due piante in particolare, il ficodindia Opuntia ficus-indica e larancio dolce Citrus aurantium sono recentemente diventate oggetto di studi che ne confermano le peculiarità tradizionali già rilevate dalle osservazioni del Pitrè; ad esse si aggiunge il cappero Capparis spinosa che si prospetta quale antiallergico cutaneo, come sperimentato empiricamente da tempo immemorabile dai contadini delle isole Eolie.

                                     

4.2. Flora e fauna Fauna

Lintera Sicilia è popolata da molti mammiferi. I più diffusi sono listrice, il gatto selvatico, la martora, il ghiro, il moscardino e il quercino. SullEtna si aggiungono il cirneco dellEtna, la volpe, il coniglio, la lepre, la donnola, il riccio e varie specie di topo e pipistrello; sono stati inoltre reintrodotti caprioli, cinghiali, cervi e daini, endemico dei nebrodi il cavallo selvatico sanfratellanno.

I rettili e gli anfibi sono poco diffusi. Si ricortano lucertole, gongili, luscengole, gechi, biacchi, bisce dacqua, vipere, rane tra cui la rana verde minore, discoglossi, rospi e la testuggine comune.

In passato cerano tante tipologie di pesci. Oggi è più ridotta, ma nei mari siciliani si possono ancora incontrare il pesce spada, il tonno, la sardina, lalice, lo sgombro, la spigola, locchiata, il gambero, lostrica e i mitili.

Tra gli organismi protetti dalla Area marina protetta Isole Ciclopi si ricordano i poriferi, i gorgoniacei, i briozoi tra cui Myriapora truncata e Sertella baeniana, lo spirografo Sabella spallanzanii, crostacei tra cui Chtamalus stellatus, tunicati, echinodermi crinoidei tra cui il giglio di mare, i crostacei brachiuri tra cui il granchio, Anellidi policheti, lanfiosso, vari molluschi Dentalium vulgare, Donax variegatus e Microcosmus sulcatus.

La avifauna aviaria è molto varia. Nella zona orientale sono tipici la cincia bigia di Sicilia, il codibugnolo di Sicilia, lo sparviero, la poiana, il gheppio, il falco pellegrino, lallocco, laquila reale, il tuffetto, la folaga, la ballerina gialla, il merlo acquaiolo, il martin pescatore, la coturnice di Sicilia, la beccaccia, lupupa, il corvo imperiale, il cavaliere dItalia e lairone cinerino.

Nella zona occidentale sono più diffusi capinere, cinciallegre, cinciarelle, cince more, sterpazzoline, occhiocotti, picchi muratori, picchi rossi maggiori, rampichini, merli, fiorrancini e scriccioli.

Gli invertebrati comprendono alcune specie endemiche, come Parnassius apollo siciliae, unelegante farfalla esclusiva delle zone più alte, Platycleis concii, una specie di cavalletta, e, tra i coleotteri, Rhizotrogus romanoi e Schurmannia sicula. A quote alte sono ancora presenti la cavalletta Stenobothrus lineatus, Aphodius zenkeri, boreale e siculo, la cui risorsa alimentare consiste nello sterco degli erbivori, e Carabus planatus.

Il bracconaggio ha fatto estinguere molte specie, soprattutto nella zona dei Nebrodi. Il cervo, il daino, il capriolo, il lupo, il cinghiale, il gufo reale e il grifone sono tutti ormai scomparsi. Recentemente sono stati reintrodotti il cinghiale e il daino sulle Madonie, il grifone sulle Madonie e sui Nebrodi

Nel quaternario, la Sicilia ha ospitato anche specie che oggi sono totalmente estinte anche in Europa. Ad esempio, vi erano ippopotami, rinoceronti, leoni, cervi, orsi e bisonti. Inoltre, sono stati ritrovati resti fossili di elefanti, che erano rappresentati da tre specie Palaeoloxodon antiquus, Palaeoloxodon mnaidriensis e Palaeoloxodon falconeri, ora estinte, la scoperta dei loro crani, con un largo foro centrale nellarea facciale, ossia il punto di inserzione della proboscide, che venne interpretato come sede di un unico occhio, diede vita al mito dei Ciclopi e di Polifemo, riportato anche da Omero nell Odissea.



                                     

5. Clima

Il clima della Sicilia è mediterraneo, con estati calde ed inverni miti. La Sicilia costiera gode di un clima subtropicale, in quanto risponde ai parametri di questa tipologia climatica: la temperatura media annua sulle coste supera i 18.5 °C, la temperatura media del mese più freddo è di circa 10 °C, mentre la temperatura del mese più caldo supera i 22 °C sia a Palermo che a Catania è poco superiore ai 26 °C, nel mese di agosto. Questo spiega la presenza di una vegetazione tipicamente subtropicale che si è perfettamente adattata a gran parte dellisola, affiancando lautoctona macchia mediterranea: palme, bouganvillea, banani, tutte specie di origine tropicale che abbondano in Sicilia grazie alla sua posizione. Nellinterno, sui rilievi di alta collina 500/600 m s.l.m., come nelle città di Caltanissetta e Ragusa la temperatura media annua scende a 16 °C simile a quella di Roma, che tuttavia si trova in pianura. Ad Enna 965 m s.l.m., invece, la media è di 14.5 °C, come a Bologna, con la differenza che, ad Enna, linverno è meno freddo 6.5 °C contro i 3.5 °C di Bologna e lestate meno calda 22.5 °C a Enna, 23.6 °C a Bologna: il clima, dunque, è nel complesso meno continentale.

La Sicilia è chiamata l Isola del sole perché leliofania che si registra nelle sue aree costiere - vale a dire le ore di sole annuali o mensili -è la più alta dEuropa-: le due stazioni meteorologiche che dispongono di questi dati in Sicilia, quella di Trapani e quella di Gela, registrano 7.3 ore di sole al giorno come media annua vale a dire un totale di 2665 ore di sole lanno, il dato più alto dItalia conferma questa peculiarità del clima siculo: si va dai 3.3 di Trapani, nel nord dellisola, ai 3 okta di Catania, nel centro, fino ai 2.7 di Gela, nel sud. Inoltre è da segnalare, nelle stazioni meteo costiere, lassenza di giorni di gelo con temperatura minima uguale o inferiore a 0 °C, un dato rarissimo in Europa. Prova ne è che, ad esempio, a Palermo Punta Raisi la temperatura più bassa mai registrata dal 1960 ad oggi sono gli 0.6 °C del gennaio 1962 e di -2 °C presso laeroporto di Catania Fontanarossa negli ultimi 3 anni. Nella stessa Enna, che eppure si trova a 965 m di altitudine, si hanno solo 16 giorni di gelo lanno. È anche quasi sempre assente, nella Sicilia costiera, il fenomeno della nebbia si può avere tuttal più foschia, presente invece sulle montagne. Più probabile la nebbia lungo le zone costiere della Piana di Catania.

Per quanto riguarda la neve, essa si presenta regolarmente ogni anno sulle catene montuose settentrionali dellisola: lEtna, la cui vetta di oltre 3330 m rimane imbiancata fino a maggio, e si spoglia solo durante lestate; i Nebrodi le Madonie ricevono nevicate assai copiose nel corso dellinverno. La Sicilia presenta 3 stazioni sciistiche, tra le più meridionali dEuropa, e tra le uniche al mondo ad offrire la vista del mare mentre si scia: è il caso, infatti, delle 2 stazioni sciistiche etnee Etna Sud ed Etna Nord, nella Sicilia orientale, da cui si gode di un panorama che abbraccia il Mar Ionio ed il Golfo di Catania, e della stazione madonita di Piano Battaglia, lunica della Sicilia occidentale, da dove si ammira il Mar Tirreno. Per quanto riguarda le aree costiere, invece, la neve è un fenomeno molto raro; la costa più "nevosa" è la costa nord: a Palermo dove negli ultimi 50 anni ci sono stati in città almeno 10 anni con neve accumulata si registra in media una nevicata con accumulo ogni 5 anni, e a Messina ogni 8 anni. Scendendo verso sud, i fenomeni nevosi si fanno un vero e proprio evento: il centro di Catania ha conosciuto 6 nevicate con accumuli recentemente 1895, 1905, 1949, 1956, 1979, 1988, stessa cosa per Siracusa ma dove lultima volta è nevicato nel 1999 e Trapani ultima neve nel 1999. La costa sud vede di rado la neve perché si trova in ombra pluviometrica rispetto alle costa tirrenica che con i Nebrodi trattiene le nubi portatrici di nevicate: Gela ha visto, in tutto il Novecento, due sole nevicate con accumulo 1905 e 1956, così come Cozzo Spadaro, mentre Licata ne ha viste 4 1905, 1956, 1962, 1999 e il resto della costa sud 5-6. Incredibilmente, anche a Lampedusa ha nevicato con accumulo, ununica volta in tutto il secolo, nel 1942 mentre nella vicina isola di Linosa ha nevicato 2 volte.

Sulle coste, soprattutto quella sud-occidentale, il clima risente maggiormente delle correnti africane e si verificano estati torride. Generalmente lestate siciliana è calda e scarsamente piovosa, secca e ventilata, soprattutto nelle zone interne dove gli indici di umidità sono bassissimi. Più umide, ma in genere non afose, le zone lungo le coste che inoltre sono beneficate anche del regime delle brezze marittime e in generale da una frequente ventilazione. Le zone interne, i rilievi del Tirreno e lEtna sono le zone più fredde e nevose dellisola. Sui rilievi più alti dellisola la neve cade abbondantemente.

Considerando solo le grandi città costiere dellisola si scopre che Palermo è quella che più frequentemente può essere leggermente imbiancata da un breve strato di neve circa una volta ogni decennio, Messina è la città più piovosa mentre Catania può registrare, grazie alla presenza della piana più grande dellisola, le temperature più basse e più alte.

I capoluoghi montani dellisola, Ragusa, Caltanissetta ed Enna, ricevono apporti nevosi ogni inverno o quasi.

Le piogge sono più scarse nelle zone interne e lungo le coste meridionali mentre si presentano più abbondanti sulle coste tirreniche e soprattutto sul messinese e letneo. La neve sulle coste è rara e più frequente su quelle tirreniche. In casi eccezionali si sono verificate nevicate a Lampedusa febbraio 1942 e lievemente nel febbraio 1956 e Pantelleria. La Sicilia orientale, dal messinese al siracusano, è spesso interessata da fenomeni alluvionali e violenti nubifragi. Il 17 ottobre del 1951 una stazione meteorologica vicino Lentini tra Siracusa e Catania registrò 702mm di pioggia, uno degli accumuli giornalieri più alti dItalia. Quello stesso giorno una stazione di Catania totalizzò 499mm.

Soprattutto nelle stagioni intermedie non è raro che spiri lo scirocco, il vento proveniente dal Sahara, ma è in estate che questo vento può far schizzare le temperature minime sopra i 30º le massime oltre i 45º il record europeo di temperatura più alta è siciliano ed è detenuto dalla cittadina di Catenanuova dove il 10 agosto del 1999 si toccarono i 48.5º.

Secondo un luogo comune la piovosità siciliana è scarsa ma questo è vero solo in alcune aree più ristrette dellisola come le coste meridionali e alcune zone interne che possono trovarsi in ombra pluviometrica o non beneficiano di fenomeni di stau dovuti ai rilievi. Il resto dellisola ha una piovosità più o meno in media con le altre zone dItalia e in molti casi anche sopra la media pluviometrica nazionale. Addirittura alcune zone delletneo e del messinese sono tra le più piovose dItalia con medie pluviometriche stimabili oltre i 1300mm. Il problema pluviometrico reale dellisola è che nel periodo estivo le precipitazioni diventano scarse, in alcuni anni del tutto assenti e comunque la distribuzione delle piogge è estremamente irregolare nel tempo e nello spazio. Tale andamento pluviometrico si ripercuote sullapprovvigionamento idrico, che si rivela deficitaria in alcune province dove sono frequenti le crisi idriche. Questa tabella riassume i dati raccolti dalle tre stazioni meteorologiche presenti in Sicilia:

In Sicilia sono ubicate diverse stazioni meteorologiche ufficialmente riconosciute dallOrganizzazione meteorologica mondiale.

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