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ⓘ Valtellina




Valtellina
                                     

ⓘ Valtellina

La Valtellina è una regione geografica alpina, corrispondente al bacino idrico del fiume Adda a monte del lago di Como, nella regione Lombardia, con lintera valle, assieme alla Valchiavenna che formano la provincia di Sondrio, comprese allinterno della diocesi di Como.

Da essa si dipartono numerose valli laterali come la Valmalenco, la Val Masino, valle del Bitto, la Val Grosina, la Valfurva e, dal punto di vista storico-culturale anche la valle di Livigno che però geograficamente è oltre lo spartiacque alpino principale; terra svizzera è invece la val Poschiavo, mentre la restante parte appartiene quasi tutta alla Provincia di Sondrio e solo piccoli territori ricadono invece nelle province di Como e di Lecco.

                                     

1. Origine del nome

La denominazione Tellina vallis compare per la prima volta in un testo di Ennodio, vescovo di Pavia, degli inizi del VI secolo.

Ormai tutti gli studiosi di storia e di toponomastica hanno pacificamente accolto come che il nome derivi dal latino curiale Vallis Tellina, Vallistellina, che significa Valle di Teglio. Teglio è appunto un antico centro abitato che domina la media valle dellAdda. Laggettivazione di Teglio è tuttora" tellino/a”. Un documento del 775 di Carlo Magno cita:". qui dicitur Longobardia vel Vallis Tellina ”; un documento di Lotario I dell824 riporta" In Valle Tellina ”.

Unaltra ipotesi erudita e ormai rifiutata riconduceva il nome a vallis Turrena, che avrebbe dovuto significare "valle dei Tirreni", antichi etruschi qui rifugiatisi, oppure alludere alle numerose torri in epoca alto-medievale caratterizzavano la valle.

                                     

2. Geografia

La valle è parallela al crinale alpino essendo impostata sulla linea insubrica, sistema di faglie che segnano la saldatura tra lantica Europa e la Placca Adriatica staccatosi dal Gondwana. Separa quindi le Alpi Centro-orientali Alpi Retiche occidentali dalle Alpi Sud-orientali Alpi e Prealpi Bergamasche e Alpi Orobie. È lunga 120 km e larga 66 km.

Il fiume Adda, scendendo dalla valle di Cancano, sino a confluire nel lago di Como, traccia il corso della Valtellina, la quale tocca a levante il Trentino-Alto Adige, a sud le province di Bergamo e Brescia, a settentrione le terre svizzere dei Grigioni. Con leccezione della val Poschiavo vallata svizzera di lingua italiana che conduce a St. Moritz tramite il passo del Bernina, da tutte queste zone la Valtellina è separata da montagne più o meno alte, alcune altissime e fra le prime dEuropa; è sufficiente nominare il massiccio del Bernina, lOrtles, il Cevedale il Gran Zebrù e il gruppo dellAdamello - Presanella. A occidente la Valtellina comincia con il Pian di Spagna, vasto pianoro un tempo paludoso, corrispondente allinnesto dellAdda nel Lario, ora in gran parte bonificato, e confina con le province di Como e di Lecco.

La valle si sviluppa quindi in una serie di bacini, chiusi da strozzature quando i due crinali montuosi si avvicinano. Infine, le montagne chiudono quasi la valle, lasciando solo un piccolo e difficile accesso a un ultimo, vastissimo anfiteatro, che forma la conca anticamente il contado di Bormio. Si dipartono dalla conca bormina: a ovest la breve valle di Pedenosso, in cui confluiscono la val Viola e la val di Dentro: questultima conduce, attraverso il passo del Foscagno, alla conca di Livigno e quindi allEngadina e ai Grigioni; a nord la valle del Braulio, lungo la quale sale la strada del passo dello Stelvio; a est la Valfurva, con le convalli val Zebrù, valle dei Forni e valle del Gavia che, attraverso lomonimo e asperrimo valico, connette Valtellina e valle Camonica.

I principali valichi della Valtellina sono lo Stelvio che con i suoi 2 758 metri è il più alto dItalia e il secondo in Europa, spesso protagonista del Giro dItalia, che porta in val Venosta Alto Adige, il passo del Gavia 2 621 m verso lAlta val Camonica, il passo San Marco 1 992 m verso la val Brembana e quello dellAprica 1 200 m verso la val Camonica di Edolo, il Passo del Mortirolo 1 852 m verso la Val Camonica.

La città principale e capoluogo di Provincia è Sondrio; altre località importanti sono Tirano, Morbegno, Teglio, Sondalo, Bormio e Livigno. Queste ultime due sono mete turistiche assai rinomate per i loro impianti sciistici. Livigno ha inoltre il vantaggio di essere porto franco mentre Bormio quello di avere delle ottime acque termali note sin dallantichità Terme di Plinio. La conca di Livigno, per quanto riguarda la conformazione dei bacini idrici, si trova invece nel bacino dellInn.

                                     

3.1. Storia Lantichità

Il Trofeo delle Alpi ricorda la tribù alpina dei Vennoneti, probabilmente gli antichi abitanti della Valtellina.

La vallata fu colonizzata, fin da epoche antichissime, da popolazioni di origini celtiche, liguri ed etrusche. In particolare Virgilio, Plinio il Giovane comasco e Marziale narrano di come, in età pre-romana, i primi insediamenti ligustici ed etruschi avevano importato in Valtellina la vite dalle zone delle Cinque Terre e della Lunigiana.

Lantichissimo popolo dei Liguri si stanziò appunto, oltre che su una lunga costa che andava da Marsiglia a Luni, lungo la dorsale appenninica settentrionale, su entrambi i versanti delle Alpi Occidentali. Raggruppati in stirpi o tribù, in particolare i Liguri Stazielli, acquisirono - dato che conoscevano già la vite - dai Greci i primi rudimenti di vinificazione.

Potrebbero dunque essere stati dei Galli Liguri a introdurre il vitigno "Nebbiolo" in Valtellina, quando la colonizzarono. Il loro passaggio attraverso la Val Chiavenna diede allora lappellativo "chiavennasco" al vitigno originale. Ma questa è solo una mera ipotesi.



                                     

3.2. Storia LAlto Medioevo

La Valtellina dopo aver fatto parte dellImpero Romano finì nel 568 d.C. sotto il dominio longobardo. Numerosi gruppi arimannici si stanziarono in queste terre, fra i quali i Crotti potenti arimanni Longobardi, cioè guerrieri Longobardi a cavallo, che nellAlto Medioevo da Bergamo si stabilirono in questo territorio, contribuendo con il proprio nome alla toponomastica di varie zone della Valtellina. In seguito fu la volta del dominio del popolo dei Franchi, per poi passare sotto i vescovi principi.

                                     

3.3. Storia Il Basso Medioevo

Durante il Basso Medioevo la Valtellina seguì le sorti della restante Lombardia. Essa fu sempre soggetta dal punto di vista ecclesiastico ai vescovi di Como, mentre civilmente dopo essere stata soggetta al Comune di Como e al vescovo di Como venne incorporata verso la metà del XIV secolo nel Ducato di Milano. Gli abitanti dei vicini Grigioni, che già erano entrati più volte in Valtellina, nel 1512, approfittando delle invasioni straniere che avevano preso avvio nel 1494, la occuparono tutta pur garantendo alle popolazioni locali il rispetto degli antichi privilegi e consuetudini. Il 27 giugno 1512, con il Giuramento di Teglio, la Valtellina venne ufficialmente annessa ai Grigioni. Gli svizzeri istituirono una struttura amministrativa costituita da un "capitano di valle" che risiedeva a Sondrio e che veniva sostituito ogni quattro anni, mentre gli altri due terzieri venivano retti da un podestà di durata biennale. A parte erano governati il ricco contado di Chiavenna e quello di Bormio che avevano alle spalle una lunga storia di indipendenza e autogoverno.

                                     

3.4. Storia La dominazione dei Grigioni

Il dominio grigionese durò dal 1512 al 1797. Anzi, fino al 1525-1526 il dominio delle Tre Leghe comprendeva anche le tre pievi del Lario superiore, la pieve disabitata in buona parte dopo unalluvione di Olonio grosso modo corrispondente allattuale Pian di Spagna e la zona tra Colico e labbazia di Piona. Questi territori furono riconquistati da Giovanni Giacomo de Medici, castellano di Musso, e ceduti dalle Tre Leghe con il trattato di Ilanz, concluso nella primavera del 1526 con la mediazione di Francia, Venezia e del papa. Nello stesso periodo le Tre Leghe accolsero la riforma protestante, e il cattolicesimo divenne minoritario sebbene consentito a nord delle Alpi.

Durante questo periodo la Valtellina fu teatro di gravi scontri tra cattolici e protestanti. Anche in Valtellina erano numerosi i cristiani che avevano abbracciato la confessione riformata; questi protestanti valtellinesi potevano beneficiare della protezione dei magistrati inviati in valle dai Grigioni, come pure dellarrivo di libri e di pastori dalla penisola italiana, attraverso le vie commerciali. I Grigioni vedevano con favore un allontanamento religioso della valle dalla Spagna, allora dominatrice del Ducato di Milano e una delle potenze principali dellEuropa cattolica nel XVII secolo.

Da Poschiavo la prima stamperia grigionese, nonostante il volere contrario del papa e del re di Spagna, distribuiva opere di autori riformati che giungevano in tutta Italia; la Valtellina era peraltro notoriamente aperta a quegli italiani che erano costretti a fuggire per sospetto di eresia: ad esempio Camillo Renato che fu a Traona, a Chiavenna e in altre località della valle negli anni quaranta del XVI secolo.

A confronto con la dominazione esercitata dai Confederati elvetici su quella parte di Lombardia che oggi costituisce il Canton Ticino, il governo dei Grigioni sulla Valtellina si mostrò in alcuni momenti più rigido e assunse anche chiare tendenze anticattoliche. In effetti, mentre i Con federati - peraltro ancora in maggioranza cattolici - consideravano i territori acquisiti come terre sottomesse ma autonome, i Grigioni, vivendo in territori più poveri, ambivano allannessione vera e propria della Valtellina, un territorio molto più fertile di quello a nord delle Alpi. In questa prospettiva, anche lelemento religioso poteva assumere valenze politiche, dal momento che unadesione massiccia della Valtellina alla riforma poteva separarla dalla sua antica rete relazionale lombarda, comasca e cattolica.

Fu per questa ragione che le Tre Leghe appoggiarono ladesione di diversi loro sudditi valtellinesi alla riforma. In alcuni casi i provvedimenti, formalmente volti a garantire la pacifica convivenza tra le due confessioni, finirono con lavere ricadute particolarmente vessatorie per la parte cattolica. Soprattutto, la maggioranza della popolazione rimasta cattolica non tollerò di dovere condividere con i riformati le chiese parrocchiali, o di cedere alle comunità protestanti alcuni edifici di culto secondari, di proprietà pubblica, cui spesso era anche annesso un beneficio ecclesiastico ciò poteva accadere anche in comunità dove i riformati erano molto pochi: bastava che ci fossero otto membri di Chiesa perché fosse garantito loro luso di un luogo di culto e il mantenimento di un pastore.

Con landare degli anni, lavversione dei cattolici verso i protestanti, rinfocolata dai predicatori francescani e domenicani inviati in Valtellina da san Carlo Borromeo, raggiunse livelli critici. Fu la morte, in seguito a tortura, dellarciprete di Sondrio Nicolò Rusca a sancire definitivamente la rottura tra la comunità riformata e quella cattolica. I cattolicissimi spagnoli avevano peraltro un forte interesse a transitare liberamente per la Valtellina, potendo così mettere in diretta relazione i possedimenti italiani degli Asburgo di Spagna con quelli imperiali degli Asburgo dAustria aggirando la sempre più potente Venezia. Il governatore spagnolo di Milano finanziò largamente un gruppo di valtellinesi, guidati da Giacomo Robustelli di Grosotto che si pose a capo di una congiura che nella notte tra il 18 e il 19 luglio 1620 sfociò nel cosiddetto Sacro Macello di Valtellina.

In quella sola notte tutti i protestanti di Tirano, Teglio e Sondrio vennero trucidati o bruciati vivi dalle milizie cattoliche solamente un piccolo gruppo di 70 persone di Sondrio riuscì a salvarsi rifugiandosi in Engadina. In totale perirono tra i 600 e i 700 protestanti valtellinesi. Questo funesto massacro segnò la fine dellinterventismo grigionese in campo religioso e della predicazione riformata in Valtellina: di conseguenza, anche il dominio delle Tre Leghe smise di essere fonte di rancore per i valtellinesi. Al contrario, parte delle élite locali spinsero per fare della valle una quarta Lega al pari con le altre tre: queste speranze non si concretizzarono mai per la freddezza al riguardo delle prime tre Leghe, e poi per larrivo di Napoleone Bonaparte che pose termine al dominio grigionese.

Durante il tardo Cinquecento e il primo Seicento in Valtellina si diffuse, più che in ogni altra zona dellarco alpino italiano, la coltura del grano saraceno, che conserva tuttora un ruolo importante nella cucina locale. Secondo una leggenda, riportata dal folclore locale, la diffusione di questa pianta originaria dellAsia minore, fu favorita dalla presenza di schiave circasse o turche poi prese in moglie presso il comune di Grosio.



                                     

3.5. Storia Dal 1797 alla Grande Guerra

Nel 1797 Napoleone Bonaparte separò definitivamente la Valtellina dai Grigioni e la unì alla Repubblica Cisalpina. La valle seguì quindi, durante lepoca napoleonica le vicende dellintera Lombardia quale parte poi della Repubblica Italiana 1802-1805 e, in seguito, del Regno dItalia guidato da Napoleone stesso e dal viceré Eugenio di Beauharnais.

Con la sconfitta di Napoleone gli Svizzeri tentarono di riprendersi la Valtellina insieme con la Valchiavenna. Per contrastare tale operazione, i valtellinesi inviarono al Congresso di Vienna due delegati e quando dopo molti tentennamenti, il 27 aprile 1814, le truppe svizzere cercarono di scendere dalla val Bregaglia su Chiavenna, la valle risultò essere ormai già occupata dagli austriaci. Gli Svizzeri si ritirarono pertanto senza combattere.

Nei mesi seguenti, al Congresso di Vienna sembrò inizialmente che le pretese degli Svizzeri alla restituzione della Valtellina trovassero il consenso dei vincitori. Alla fine la valle fu lasciata tuttavia al Regno Lombardo-Veneto e, dunque, in sostanza allAustria, la quale, probabilmente, voleva assicurarsi il controllo dei passi alpini, in primis lo Stelvio. A tale esito contribuirono anche le lentezze degli Svizzeri, motivate dai dubbi sullo status da accordare alla valle cantone autonomo o parte del Canton Grigioni e sullostilità dei protestanti ad ammettere nella Confederazione un ulteriore cantone cattolico.

Nel 1859 a seguito della seconda guerra di indipendenza italiana la Valtellina fu annessa al Regno di Sardegna e, dunque, nel 1861 divenne parte del nuovo Regno dItalia.

                                     

3.6. Storia Il primo Novecento

Lalta Valtellina fu marginale teatro di scontri durante la prima guerra mondiale in particolare passo dello Stelvio e Ortles. Documenti dellesercito elvetico stilati tra il 1870 e il 1918 come per esempio il rapporto del colonnello Arnold Keller indicano piani avanzati dinvasione della Valtellina così come della val dOssola sia a livello di tattiche difensive sia offensive. Con queste manovre gli elvetici intendevano difendere i fianchi del Canton Ticino in caso di conflitto italo-svizzero. Prima e durante la Grande Guerra, fu costruita una linea difensiva italiana per impedire un eventuale sfondamento del fronte attraverso la neutrale Svizzera linea Cadorna.

Alla fine della seconda guerra mondiale doveva diventare lultima roccaforte della Repubblica Sociale Italiana: si pensava infatti di raggruppare tutte le forze repubblichine in Valtellina creando il "Ridotto Alpino Repubblicano", cosa che non avvenne, perché tutto lapparato militare e paramilitare fascista si sciolse dopo il 25 aprile 1945.

                                     

3.7. Storia Lalluvione del luglio 1987

Nellestate del 1987 la Valtellina fu sconvolta da una serie di drammatici eventi naturali che causarono alcuni morti e numerosissimi danni allintera valle. Il giorno 28 luglio 1987 labitato di SantAntonio Morignone, frazione del comune di Valdisotto, rimase sepolto sotto una vastissima frana staccatasi improvvisamente dal vicino Pizzo Coppetto. Lenorme quantità di rocce e detriti accumulatisi sul fondovalle a causa della frana ostruì il letto del fiume Adda. Per garantire il regolare deflusso delle acque, nei mesi seguenti la Protezione Civile fu costretta a realizzare un percorso in gallerie sotterranee come alternativa alloriginale letto del fiume, mentre per assicurare un costante controllo della situazione la Regione Lombardia decise di installare una rete di osservazione, progettata e realizzata da una società di monitoraggio ambientale, costituita da 14 stazioni di monitoraggio.

                                     

4.1. Economia Lartigianato

Settore molto tradizionale, attualmente legato a figure del passato come lo spazzacamino e larrotino, che scendevano nelle città come Milano a trovar fortuna. Attualmente si può considerare fiorente lattività di produzione del pezzotto, un tappeto costituito di scarti di tessuto intrecciati con filo di canapa. Estratto e lavorato fin dai primi secoli dopo lanno mille, il serpentino scisto della Valmalenco è stato oggetto di un fiorente commercio, che continua tuttora, che lo identifica da sempre con la zona geografica della Valtellina.

                                     

4.2. Economia Il settore agro-alimentare

Il settore agro-alimentare è tradizionalmente molto forte in Valtellina, le cui ottime specialità gastronomiche sono vendute in tutta Italia e nella vicina Svizzera. Tra i prodotti più importanti: la bresaola, i formaggi tipici, i pizzoccheri, gli sciatt, le mele. I prodotti locali sono utilizzati per piatti tipici come i pizzoccheri le manfrigole.

                                     

4.3. Economia Il settore vinicolo

Noti sono i vini della Valtellina prodotti principalmente con le uve Nebbiolo, localmente dette chiavennasche. Il vino viene prodotto nei vigneti a terrazzo lungo le pendici media e bassa valle. La qualità dei vini rossi sono rari i bianchi e assenti i rosati è certificata dai marchi DOC e DOCG. Tra i più noti vanno citati: Valtellina superiore DOCG con le sue sottozone e lo Sforzato di Valtellina ottenuto con uva passita. I vini valtellinesi sono distribuiti a livello nazionale e internazionale; una percentuale importante viene esportata nella vicina Svizzera, nel solco di una tradizione secolare di scambio.

                                     

4.4. Economia Prodotti tipici

  • Salumi e formaggi: Bresaola della Valtellina - Slinzega - Bitto - Casera - Scemudin Piattone
  • Amari: Braulio
  • Cucina della tradizione: Polenta taragna - Polenta Cròpa - Pizzoccheri - Sciatt - Taroz - Bisciola - Chisciöi - Manfrigole
  • Vini: Sforzato di Valtellina - Valtellina superiore - Valtellina superiore Sassella - Valtellina superiore Grumello - Valtellina superiore Inferno - Valtellina superiore Valgella - Valtellina superiore Maroggia - Rosso di Valtellina - Valtoline
                                     

4.5. Economia Principali località turistiche

  • Chiesa in Valmalenco
  • Santa Caterina Valfurva
  • Grosio - Parco delle Incisioni rupestri
  • Bormio
  • Aprica
  • Tirano
  • Livigno
  • Madesimo
  • Teglio
  • Val Masino
                                     

5. Sport

  • Deborah Compagnoni - Ex sciatrice alpina
  • Marianna Longa - Ex fondista
  • A.C. Olympic Retica
  • Arianna Fontana - Pattinatrice short track
  • Robert Antonioli - Scialpinista
  • Achille Compagnoni - Alpinista
  • Sondrio Calcio - Società sportiva
  • Michele Boscacci - Sci alpinista
  • Davide Gavazzi - Calciatore professionista
  • Marco Confortola - Alpinista
  • Francesco Gavazzi - Ciclista professionista
  • Sondrio - Società di rugby
  • Pietro Vitalini - Ex sciatore alpino
  • Camilla Patriarca - Ginnasta ritmica
  • Mirco Bertolina - Fondista
  • Daniele Padelli - Calciatore professionista
  • Marco De Gasperi - Fondista di corsa in montagna
                                     

6. Altro

  • Laghi di Cancano
  • Alluvione della Valtellina del luglio 1987
  • Gennaro della Valtellina
  • Strada statale 300 del Passo di Gavia
  • Valchiavenna
  • Ferrovia Tirano-Lecco
  • Strada statale 38 dello Stelvio
  • Pista Stelvio

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