Indietro

ⓘ Calligrafia araba




Calligrafia araba
                                     

ⓘ Calligrafia araba

L arte calligrafica araba è larte di scrivere in maniera codificata ed esteticamente ricercata usando lalfabeto arabo o alfabeti di sua derivazione. Larte della calligrafia è particolarmente considerata nellIslam, ed è per questo che alcuni usano parlare anche di calligrafia islamica. Non bisogna però dimenticare che, se la scrittura è stata un mezzo importante per la preservazione e la diffusione del Corano, la calligrafia araba ha storicamente trovato vasto uso anche in ambiti non strettamente religiosi, come ad esempio lelaborazione di sigle calligrafiche per usi di cancelleria.

Durante tutta la storia dellIslam, il lavoro dei calligrafi venne ricercato e apprezzato. Data la convinzione che larte figurativa fosse una forma di idolatria, la calligrafia le rappresentazioni astratte divennero i principali mezzi di espressione artistica nelle culture islamiche.

La calligrafia araba, persiana e turco-ottomana è strettamente collegata con larte geometrica islamica larabesco: i disegni sulle mura e sulle pareti delle moschee trovano corrispondenza con quelli sulle pagine. Gli artisti contemporanei del mondo islamico sfruttano tuttora leredità dellarte calligrafica per inserire iscrizioni o figure astratte nelle loro opere.

                                     

1. Il ruolo della scrittura nella cultura islamica

La scrittura, per i musulmani, non riflette qualcosa della realtà della parola, ma è al contrario unespressione visibile dellarte più alta di tutte, larte del mondo spirituale. La calligrafia, probabilmente, è divenuta la forma più venerata di arte islamica perché attua un collegamento fra le lingue dei paesi islamici che si basano sullarabo e la religione dellIslam. Il testo sacro dellIslam, al-Qurʾān, ha svolto un ruolo molto importante nello sviluppo e nellevoluzione della lingua araba e, per estensione, della calligrafia nellalfabeto arabo. Proverbi e interi passi del Corano sono ancora fonti di ispirazione per i calligrafi islamici. Lalfabeto arabo consta di 28 lettere e 18 forme diverse di scrittura.

                                     

2. Scritture calligrafiche

I vari stili calligrafici arabi possono dividersi in due gruppi:

  • le scritture cufiche, dai caratteri spigolosi
  • le scritture corsive, dai caratteri più arrotondati.

Questa distinzione è comunque generica e discutibile: nella pratica i due sistemi possono coesistere, con numerose varianti.

La più semplice e la più antica scrittura è quella hijāzī, corsiva, senza segni diacritici: le vocali brevi sono raramente indicate, con brevi trattini. Risale alla fine del VII e allVIII secolo, e si ritrova nelle prime copie del Corano e nelle iscrizioni lapidee.

Il primo stile a raggiungere una certa diffusione fu la scrittura cufica IX secolo, angolosa, spigolosa, fatta di tratti orizzontali diritti e corti, tratti verticali lunghi e circoli spessi e compatti. Essa fu per tre secoli la scrittura più usata per trascrivere il Corano. Il suo aspetto rigido e statico la rendeva anche ideale per le iscrizioni monumentali ed epigrafiche. Col tempo si svilupparono anche molti riccioli, abbellimenti, piccole decorazioni aggiunte a ciascun carattere per ingentilirli.

Più usata, per la scrittura corrente e quotidiana, era la scrittura corsiva naskh, con tratti più rotondi e sottili. Il sempre maggiore perfezionamento di questo stile portò infine a preferirlo al cufico per la scrittura del Corano. Oggi, nella maggior parte dei casi, ai bambini viene insegnata dapprima la scrittura naskh, e solo in seguito vengono introdotti alla scrittura riqa. Quasi tutto il materiale stampato in arabo è scritto in naskh, più chiaro e semplice da decifrare.

Nel XIII secolo, la funzione ornamentale svolta in precedenza dalla scrittura cufica venne assolta dalla scrittura thulth, che significa "un terzo" erroneamente spesso chiamata thuluth: il principio su cui si basa questa scrittura è che le consonanti che non hanno uno sviluppo verticale sono alte un terzo di queste. Pertanto, tale stile presenta un aspetto molto corsivo e ampie curve.

Quando lImpero persiano si convertì allIslam 643-650, i Persiani adottarono la calligrafia araba per la loro lingua, il persiano. Essi introdussero le scritture taliq e nastaliq: questultima è accentuatamente corsiva, con aste orizzontali particolarmente lunghe e aste verticali che, contrariamente al solito, tendono a destra invece che a sinistra, il che rende la scrittura nastaʿliq molto scorrevole e utile a riempire le tre fasce scrittorie: quella centrale consonantica e quella superiore e inferiore, utile ad accogliere anche le vocali harakāt e gli altri segni accessori, al fine di sfuggire all horror vacui che sembra affliggere i calligrafi, come in genere gli artisti. I Persiani svilupparono inoltre uno stile chiamato shekaste rotto, in persiano: lo shekasteh nastaliq è stato però usato molto raramente per la scrittura di testi in arabo.

La scrittura diwani è una corsiva nata durante il regno dei primi Turchi ottomani XVI-inizio XVII secolo. Creata da Housam Roumi, raggiunse la sua massima diffusione durante il regno di Solimano il Magnifico 1520-1566. Molto decorativa ed elegante, la scrittura diwāni si caratterizza per la complessità delle linee allinterno delle lettere e per la serrata giustapposizione delle lettere allinterno della parola.

Una variante della diwani, la scrittura diwani al-jali, è caratterizzata dallabbondanza di segni diacritici e ornamentali.

Infine, la scrittura più comune e usata è la riqa. Semplice da tracciare, i suoi movimenti sono piccoli e essenziali: viene considerata uno sviluppo della scrittura naskh, ed è la seconda ad essere insegnata ai bambini nelle scuole.

In Cina, si è sviluppata la scrittura sini, con evidenti influenze della calligrafia cinese, anche per lutilizzo di un pennello di crine di cavallo al posto della consueta penna di canna. Un moderno utilizzatore di questo stile è il Hajji Noor Deen Mi Guangjiang.

                                     

3. Calligrammi

La calligrafia ha anche i suoi aspetti figurativi: intrecciando le parole scritte, come Allah, Muhammad, Bismillah, ecc., o utilizzando la micrografia, i calligrafi realizzavano figure antropomorfe, zoomorfe e oggetti inanimati. I calligrammi, strettamente connessi alla mistica musulmana, furono molto popolari in Turchia, Persia e India dal XVII secolo in poi.

Nellinsegnamento della calligrafia, limmaginario figurativo è utile per visualizzare meglio la forma delle lettere da tracciare: ad esempio, liniziale ha somiglia, nello stile nastaliq, a due occhi, come suggerisce il suo nome in persiano, "ha due occhi" he do tcheshm). Nella letteratura e in poesia, lespediente di vedere nelle lettere un riflesso del mondo naturale risale allepoca degli Abbasidi.

Uno dei maestri contemporanei della scrittura di calligrammi è Hassan Massoudy; un buon esempio di calligramma moderno è il logo del canale televisivo Al Jazeera.

                                     

4. Strumenti e supporti

Lo strumento tradizionale del calligrafo arabo è il qalam, una penna di canna secca; linchiostro è spesso colorato, e con grandi variazioni di intensità, in modo che le parti più grandi della composizione risultino essere molto dinamiche.

Nel tempo venne utilizzata una grande varietà di supporti. Prima dellavvento della carta, ci si serviva di papiro e pergamena. Laffermazione del supporto cartaceo, che nei territori musulmani avvenne ben prima che in Occidente, rivoluzionò larte della calligrafia: mentre le biblioteche dei contemporanei monasteri europei potevano conservare al massimo poche dozzine di codici, le biblioteche del mondo arabo contenevano normalmente centinaia, e persino migliaia di libri.

Ma un altro supporto comune furono le monete. A partire dal 692, il califfato islamico trasformò lo stile di coniazione di monete del Vicino Oriente, passando da immagini figurative a parole: è il caso dei dinar, o delle monete in oro di grande valore. In genere, sulle monete erano iscritti versetti coranici.

Verso il X secolo, nella Persia ormai convertita allIslam nacque luso di scrivere iscrizioni su tessuti di seta decorati; queste stoffe con iscrizioni erano così preziose che i crociati occidentali le riportarono in Europa come bottino di guerra: ne è un esempio il cosiddetto "sudario di San Josse", usato per avvolgere le ossa San Josse nellabbazia di Saint-Josse-sur-Mer, presso Caen, nella Francia nord-occidentale.