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ⓘ Orario di lavoro




Orario di lavoro
                                     

ⓘ Orario di lavoro

La Costituzione non fornisce alcuna definizione di orario di lavoro né pone limiti, lart. 36 comma 2 si limita a rinviare alla legge la fissazione di un tetto massimo di durata giornaliera.

Lart. 2107 cod. civ., a sua volta, fa rinvio a leggi speciali e alla contrattazione collettiva la determinazione temporale della giornata e della settimana lavorativa.

Per lungo tempo la disciplina sullorario di lavoro è stata dettata dal regio decreto legge 15 marzo 1923 n. 692, convertito in legge 17 aprile 1925 n. 473, che fissava in 8 ore giornaliere e 48 ore settimanali il tetto massimo di esigibilità del lavoro. Lo stesso provvedimento si preoccupava di fissare dei limiti anche al lavoro straordinario, rispettivamente in 2 ore giornaliere e 12 ore settimanali.

Questa disciplina è stata soggetta a parziale revisione dalla legge 24 giugno 1997 n. 196 che, seguendo le linee guida tracciate dalla prassi della contrattazione collettiva, ha posto un tetto allorario settimanale di lavoro di massimo di n. 40 ore settimanali ed in n. 8 giornaliere.

Il decreto legislativo 8 aprile 2003 n. 66 che ha abrogato parte della legge 196/1997, emanato in attuazione delle direttive dellunione europea n. 93/104/CE e 2000/34/CE, ha apportato significative modifiche alla disciplina generale dellorario di lavoro.

Il disegno di legge n. 1167-B del 2010 convertito in legge 4 novembre 2010 n. 183 cosiddetto collegato lavoro ha introdotto alcune novità, snellendo tra laltro notevolmente il regime sanzionatorio per alcune attività lavorative.

                                     

1. Le novità delle Direttive n. 93/104/CE, 2000/34/CE e 2003/88/CE

Il decreto n.66/2003, in attuazione delle Direttive citate, ha modificato la precedente normativa del 23 apportando notevoli cambiamenti, abrogando tutti i limiti alle ore di straordinario giornaliero, settimanale, annuale. Ha introdotto il concetto di orario medio, in base al quale il datore deve pagare la maggiorazione per lavoro straordinario, oltre un certo monte ore per periodo, non più per tutte le ore che superano le 8 giornaliere, introducendo per la prima volta il concetto di pausa giornaliera.

Superando la nozione di orario medio, la più recente Direttiva 2003/88/CE dispone che:

  • CAPO 2 ART 3:" Gli Stati membri prendono le misure necessarie affinché ogni lavoratore benefici, nel corso di ogni periodo di 24 ore, di un periodo minimo di riposo di 11 ore consecutive.”
  • CAPO 2 ART 5:" Gli Stati membri prendono le misure necessarie affinché ogni lavoratore benefici, per ogni periodo di 7 giorni, di un periodo minimo di riposo ininterrotto di 24 ore a cui si sommano le 11 ore di riposo giornaliero previste allarticolo 3.” In base allart. 16," gli Stati membri possono prevedere per lapplicazione dellarticolo 5 riposo settimanale, un periodo di riferimento non superiore a 14 giorni”;
  • CAPO 2 Art.8:" Gli Stati membri prendono le misure necessarie affinché … i lavoratori notturni il cui lavoro comporta rischi particolari o rilevanti tensioni fisiche o mentali non lavorino più di 8 ore nel corso di un periodo di 24 ore ”
  • Capo 2 ART 6: ” … in funzione degli imperativi di protezione della sicurezza e della salute dei lavoratori: la durata media dellorario di lavoro per ogni periodo di 7 giorni non deve superare le 48 ore, comprese le ore di lavoro straordinario.”
                                     

1.1. Le novità delle Direttive n. 93/104/CE, 2000/34/CE e 2003/88/CE Ambito di applicazione

Esso trova applicazione generale per tutti i tipi di contratti lavorativi, compreso il settore pubblico nonché apprendisti maggiorenni, con alcune eccezioni relative al lavoro di:

  • gente di mare di cui alla direttiva 1999/63/CE
  • personale di volo daviazione civile di cui alla direttiva 2000/79/CE
  • personale scolastico
  • lavoratori minorenni

Sono inoltre esclusi i lavoratori il cui orario di lavoro, a causa dellattività lavorativa svolta, non è predeterminato, o è lasciato alla determinazione del lavoratore:

  • personale avente potere decisionale autonomo
  • personale addetto alla manodopera familiare lavoro domestico
  • telelavoro
  • lavoratori nel settore liturgico
  • personale direttivo di aziende
  • lavoro a domicilio
  • dirigenti

I lavoratori a bordo di navi da pesca marittime godono di un regime differenziato, come sancito dallart. 18 del d.lgs. 66/2003. In questi casi la durata di lavoro media è di 48 ore settimanali calcolate su un periodo di riferimento di un anno. Il numero massimo consentito a bordo è di 14 ore riferito ad una giornata lavorativa o in alternativa di 72 ore settimanali. Lorario di riposo deve essere di non meno 10 ore riferito ad una giornata lavorativa o in alternativa di 77 ore settimanali.

                                     

1.2. Le novità delle Direttive n. 93/104/CE, 2000/34/CE e 2003/88/CE Definizione di settimana lavorativa

Non esiste una nozione rigida di settimana lavorativa, pertanto è da considerare tale ogni periodo di sette giorni. I datori di lavoro hanno la facoltà di far decorrere la settimana stessa a partire da qualsiasi giorno, oppure di considerare settimana lavorativa quella stabilita dal calendario - dal lunedì alla domenica.

Generalmente lampiezza della settimana è disciplinata dai CCNL di categoria.

                                     

1.3. Le novità delle Direttive n. 93/104/CE, 2000/34/CE e 2003/88/CE Articolazione dellorario di lavoro giornaliero

Nella nuova legge non viene definito esplicitamente il limite massimo della durata del lavoro giornaliero, bensì solo di quello settimanale. Viene posto un limite massimo allorario di lavoro giornaliero, 12 ore complessive, derivanti da un vincolo da rispettare per ogni giorno di lavoro diventano una media riferita a un periodo di 4 mesi. Il limite giornaliero, comprensivo di straordinari, si deduce solo indirettamente, in base allart. 7 che stabilisce che "il lavoratore ha diritto a undici ore di riposo consecutivo ogni 24 ore".

                                     

1.4. Le novità delle Direttive n. 93/104/CE, 2000/34/CE e 2003/88/CE Deroghe al limite di 13 ore giornaliere

Nemmeno il limite di 13 ore è tassativo. La contrattazione collettiva o aziendale, il Ministro per decreto possono derogare il limite giornaliero di 13 ore, purché sia compensato da un orario inferiore nelle settimane successive o da riposi compensativi art. 17.

La previsione di tale deroga configura una palese violazione del 2º comma dellart 36 Costituzione, il quale attribuisce alla legge il compito di stabilire la durata massima della giornata, oltre a non essere previsto nella Direttiva 2003/88/Ce che prevede art. 16 un periodo di riferimento per il riposo settimanale 14 giorni e la durata massima settimanale 48 ore medie in 4 mesi, mentre resta tassativo e inderogabile non sulla base di una media in un periodo di riferimento il limite delle ore giornaliere.

                                     

1.5. Le novità delle Direttive n. 93/104/CE, 2000/34/CE e 2003/88/CE Eccezioni

Lart. 16 del d.lgs. nº 66/2003 prevede espressamente che la disciplina sullorario settimanale non si applichi nei seguenti casi:

  • le industrie di ricerca e coltivazione di idrocarburi, sia in mare che in terra, di posa di condotte ed installazione in mare;
  • i giornalisti professionisti, praticanti e pubblicisti dipendenti da aziende editrici di giornali, periodici e agenzie di stampa, nonché quelli dipendenti da aziende pubbliche e private esercenti servizi radiotelevisivi;
  • le fattispecie previste dallarticolo 4 del regio decreto-legge 15 marzo 1923 nº 692 e successive modifiche;
  • le occupazioni che richiedono un lavoro discontinuo o di semplice attesa o custodia elencate nella tabella approvata con regio decreto 6 dicembre 1923, nº 2657, e successive modificazioni ed integrazioni, alle condizioni ivi previste;
  • il personale viaggiante dei servizi pubblici di trasporto per via terrestre;
  • il personale addetto ai servizi di informazione radiotelevisiva gestiti da aziende pubbliche e private;
  • le fattispecie di cui al regio decreto 10 settembre 1923, nº 1957, e successive modifiche, alle condizioni ivi previste, le fattispecie di cui agli articoli 8 e 10 del regio decreto 10 settembre 1923, nº 1955;
  • i lavori di cui allarticolo 1 della legge 20 aprile 1978, nº 154, e allarticolo 2 della legge 13 luglio 1966, nº 559;
  • gli operai agricoli a tempo determinato;
  • i commessi viaggiatori o piazzisti;
  • le prestazioni rese da personale addetto alle aree operative, per assicurare la continuità del servizio, nei settori appresso indicati
  • il personale poligrafico, operai ed impiegati, addetto alle attività di composizione, stampa e spedizione di quotidiani e settimanali, di documenti necessari al funzionamento degli organi legislativi e amministrativi nazionali e locali, nonché alle attività produttive delle agenzie di stampa;
  • personale dipendente da imprese concessionarie di servizi nei settori delle poste, delle autostrade, dei servizi portuali ed aeroportuali, nonché personale dipendente da imprese che gestiscono servizi pubblici di trasporto e da imprese esercenti servizi di telecomunicazione;
  • personale dipendente da aziende pubbliche e private di produzione, trasformazione, distribuzione, trattamento ed erogazione di energia elettrica, gas, calore ed acqua;
  • personale dipendente da quelle di raccolta, trattamento, smaltimento e trasporto di rifiuti solidi urbani;
  • personale addetto ai servizi funebri e cimiteriali limitatamente ai casi in cui il servizio stesso sia richiesto dallautorità giudiziaria, sanitaria o di pubblica sicurezza;
  • personale non impiegatizio dipendente da stabilimenti balneari, marini, fluviali, lacuali e piscinali.
  • personale dipendente da gestori di impianti di distribuzione di carburante non autostradali;


                                     

1.6. Le novità delle Direttive n. 93/104/CE, 2000/34/CE e 2003/88/CE Orario normale di lavoro

Il decreto, riprendendo lapproccio di cui alla legge n. 196/1997, definisce orario normale il limite delle 40 ore settimanali sancito da questultimo provvedimento. Il decreto rimette alla contrattazione collettiva la possibilità, sulla scorta della direttiva 93/104/CE e successiva modifica 2000/34/CE, apportare delle variazioni allorario settimanale di lavoro cosiddetto orario multiperiodale rapportandolo ad una durata media in relazione ad un periodo predeterminato non superiore allanno. È inoltre consentito alla contrattazione, in base allart. 4 del d.lgs. 66/2003, di fissare una durata massima dellorario di lavoro purché non superiore alle 48 ore settimanali comprensive di straordinario in relazione ad un periodo non superiore a 4 mesi periodo che può essere innalzato fino a 6 mesi o fino a 12 mesi se sussistono ragioni obiettive, tecniche o inerenti allorganizzazione del lavoro. Il superamento della soglia delle 48 ore obbliga il datore di lavoro di unità produttive che occupano più di 10 dipendenti, ad informare tempestivamente la direzione provinciale del lavoro.



                                     

1.7. Le novità delle Direttive n. 93/104/CE, 2000/34/CE e 2003/88/CE Pausa giornaliera

Il decreto legislativo n. 66/2003 ha introdotto lobbligo di pausa sullorario di lavoro giornaliero, qualora lorario di lavoro ecceda le sei ore, ai fini del recupero delle energie psicofisiche e della eventuale consumazione del pasto anche al fine di attenuare il lavoro monotono e ripetitivo, lasciando però la durata le modalità di fruizione alle determinazioni dei contratti collettivi nazionali di lavoro.

Il decreto inoltre dispone che, in difetto di una disciplina da parte dei C.C.N.L., al lavoratore debba comunque essere concessa una pausa, anche sul posto di lavoro, tra linizio e la fine di ogni periodo giornaliero di lavoro, di durata non inferiore a dieci minuti, la cui collocazione debba tener conto delle esigenze tecniche del processo lavorativo.

Il testo unico sulla sicurezza sul lavoro prevede per tutti i lavoratori che operino a un terminale un intervallo di 15 minuti ogni 120 di applicazione continua al videoterminale la disposizione riguarda quindi i cosiddetti videoterminalisti di cui al d.lgs. 626/1994 da dedicare ad attività non legate al terminale stesso, salvo diversa disposizione della contrattazione collettiva più favorevole per il lavoratore. Le violazioni in caso di mancata tutela della salute del lavoratore sono punite con unammenda e un arresto minimo di tre mesi.

                                     

1.8. Le novità delle Direttive n. 93/104/CE, 2000/34/CE e 2003/88/CE Il lavoro straordinario

La disciplina originaria in tema è contenuta nellart. 2108 comma 1 cod. civ., che dispone:

A fissare dei limiti temporali del ricorso allo straordinario provvedeva ancora il vecchio r.d.l. 692/1923, che sanciva 2 ore giornaliere o 12 ore settimanali, limite la cui fissazione, la legge 196/1997 delegava alla contrattazione collettiva applicandosi quella legale solo in caso di inerzia e il cui superamento era consentito nei casi di forza maggiore, pericolo, danno alla produzione o alle persone. Sul punto il d.lgs. 66/2003 ha provveduto ad un riordino generale, subordinando ad esso, in ogni caso, lassenso volontario del lavoratore.

In questo senso, muove anche il Jobs Act:

I vari C.C.N.L. - diversi per ogni settore di attività - trattano specificatamente questo argomento, pertanto non esiste una regola unica e spesso sono migliorativi rispetto alla legge, prevedendo ancora la volontarietà del lavoratore al lavoro straordinario ed il monte ore annuo effettuabile.

Per via dellorario medio di lavoro, lo straordinario è retribuito ogni sei mesi, verificando se le ore superano una media di 40 per settimana. In assenza di una durata normale dellorario di lavoro in 8 ore e di un limite tassativo allo straordinario due ore al giorno, non sussiste più a priori una differenza fra orario normale e straordinario, e linteressato non potrebbe nemmeno esercitare in concreto questo diritto.

                                     

1.9. Le novità delle Direttive n. 93/104/CE, 2000/34/CE e 2003/88/CE Limiti temporali

Il tetto massimo del lavoro straordinario si riferisce ora alla durata media dellorario settimanale che come abbiamo visto prima non può superare le 48 ore settimanali in riferimento ad un periodo di almeno 4 mesi che in caso di superamento fanno scattare lobbligo di segnalazione, in capo al datore di lavoro, che abbia impiegato alluopo più di 10 dipendenti, alla direzione provinciale del lavoro.

La regolamentazione del ricorso viene lasciata direttamente alla contrattazione collettiva, richiamandosi quella legale solo in supplenza:

  • tetto massimo di 250 ore annuali.
  • preventivo accordo tra datore e lavoratore;

Il ricorso al lavoro straordinario è ammesso, in assenza di specifica individuazione della contrattazione collettiva nelle seguenti ipotesi:

  • casi di forza maggiore;
  • eventi particolari.
  • casi di eccezionali esigenze tecnico-produttive;

Il Jobs Act Legge n. 81/2015, art. 6 introduce un limite non derogabile al lavoro straordinario, pari al 25% delle ore di lavoro settimanali concordate, dove il rapporto non è già diversamente regolato da un contratto collettivo di lavoro.



                                     

1.10. Le novità delle Direttive n. 93/104/CE, 2000/34/CE e 2003/88/CE Maggiorazioni retributive

Lart. 2108 cod. civ. prevede che il lavoro straordinario venga retribuito con una maggiorazione rispetto allorario normale di lavoro. Tale maggiorazione in origine era prevista dal r.d.l. 692/1923 nella misura del 10%, mentre ora lammontare viene lasciato alla contrattazione collettiva, la quale può anche prevedere dei riposi supplementari anche in alternativa alleventuale maggiorazione retributiva.

Il Jobs Act per il lavoro supplementare e straordinario, anche per contratti a tempo parziale, eleva al 15% la percentuale di maggiorazione della retribuzione oraria globale di fatto, comprensiva dellincidenza della retribuzione sugli istituti retributivi indiretti e differiti.

Un decreto del IV Governo Berlusconi del 21 maggio 2008, ha introdotto una tassazione ferma al 10% per le voci variabili del salario, fino a un massimale di 3.000 euro e 30.000 lordi di reddito annuo. La detassazione a favore delle imprese non vincola il datore di lavoro a una maggiore retribuzione del lavoro straordinario o dei premi, non sempre quindi è restituita in parte ai dipendenti.

                                     

2. La presunta incostituzionalità

Il decreto legislativo 66/2003, come modificato dal d.lgs 19 luglio 2004 n.213, presenterebbe secondo una interpretazione sindacale a cura della CGIL, presunti profili di incostituzionalità:

  • una legge delega o un decreto attuativo non possono intervenire nella definizione delle competenze dei contratti collettivi di diritto comune, che invece il decreto 66/2003 autorizza a derogare al tetto giornaliero di 13 ore di lavoro;
  • rispetto ai principi delle leggi delega italiane nº 39 del 2002 e art. 76 della Costituzione perché
  • viola due contenuti della direttiva: la clausola di non-regresso ed eccede gli ambiti della direttiva stessa, che non parla di ridefinizione della durata normale dellorario di lavoro;
  • nel merito
  • la garanzia di 24 ore consecutive di riposo settimanale, derogabile in base allart. 9, contraddice una giurisprudenza quarantennale.
  • la durata media dellorario di lavoro settimanale viola lart. 6, nº 1, della dir. nº 104, che prevede un limite interpretabile come tassativo dal testo della direttiva stessa;
  • il tetto giornaliero di 13 ore di lavoro medie viola lart. 36, comma 2 della Costituzione "La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge" che non specifica se trattasi di durata media o di un limite tassativo, ma che come tale è inteso da una consolidata giurisprudenza;
                                     
  • collettivo. La riduzione dell orario di lavoro può avvenire secondo tre modelli: tipo orizzontale: il lavoratore lavora tutti i giorni a orario ridotto tipo verticale:
  • Il lavoro subordinato, informalmente detto anche lavoro dipendente, indica un rapporto di lavoro nel quale il lavoratore cede il proprio lavoro tempo
  • precedente di orario fisso giornaliero, stabilendo che il lavoratore ha sempre e comunque diritto ad almeno 11 ore di riposo ogni 24 ore. L orario settimanale
  • ricorso al lavoro intermittente per tutte le attività definite discontinue o di semplice attesa dalla normativa sull orario di lavoro Le categorie di occupazioni
  • particolare per le farmacie o di locali in cui si effettua la vendita o la somministrazione di bevande alcoliche. Orario di lavoro Altri progetti Wikimedia
  • del lavoro è quel ramo del diritto privato che studia la disciplina degli aspetti ed i problemi attinenti alla disciplina del lavoro del rapporto di lavoro
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  • discografico dei Cursive, vedi Domestica album Il lavoro domestico indica, in Italia, una tipologia di lavoro prestata in modo diretto ed esclusivo, al soddisfacimento