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ⓘ Arrangiamento




Arrangiamento
                                     

ⓘ Arrangiamento

Con arrangiamento, in musica, si indica il lavoro di organizzazione strumentale e strutturale di una data composizione, allo scopo che essa suoni secondo la forma musicale desiderata.

Il processo di arrangiamento parte, generalmente, dalla scelta del genere musicale in cui si vuole arrangiare il pezzo.

Il processo può includere, al suo interno:

  • lo sviluppo di una struttura complessa ;
  • la riarmonizzazione, qualora la sequenza di accordi di partenza sia non corrispondente allo stile musicale di arrivo;
  • la scelta degli strumenti da utilizzare in base al genere del brano.

Se ladattamento musicale non provvede allaggiunta o sottrazione di nuovo materiale musicale rispetto alla forma di partenza, sarà più corretto parlare di trascrizione.

Un arrangiamento soddisfacente deve:

  • valorizzare al meglio, quando la composizione lo richieda, gli strumenti ritmici, basso, batteria, percussioni, chitarre accompagnamento ecc. Sono il "cuore pulsante" dellarrangiamento;
  • fare in modo che non tutti gli strumenti suonino per lintera estensione del brano;
  • essere al servizio del solista, sia esso voce o strumento. Una base musicale perfetta per un interprete non è detto che lo sia per un altro. Un errore frequente è quello di prendere a modello larrangiamento di un brano di successo, interpretato dal cantante X, e sperare possa essere lideale anche per un altro artista. Il risultato è quasi sempre deludente.
  • essere abbastanza "trasparente" affinché ogni frase musicale sia sufficientemente intelligibile;
  • fare in modo che gli strumenti non si sovrappongano in un determinato intervallo di frequenze troppo stretto;

Larrangiamento è fondamentale per il buon esito di una produzione musicale e sono quindi determinanti, oltre ad una orchestrazione corretta, creatività ed ispirazione nella sua stesura.

Le Società Autori-Editori Sacem Francia, Gema Germania, Ascap e BMI USA ed altre, riconoscono agli arrangiatori una quota nelle ripartizioni semestrali agli aventi diritto.

                                     

1. Cenni storici

Il termine "arrangiamento" si diffuse nei primi anni venti del XX secolo, ed era usato nella musica leggera e, soprattutto, nel jazz per indicare un libero adattamento, sviluppato da una formazione orchestrale, di una canzone di successo, di un motivo popolare o tradizionale, di un brano classico.

Il primo grande direttore dorchestra e arrangiatore jazz fu Jelly Roll Morton, che effettuò negli anni venti superbe incisioni per la RCA Victor, dosando con grande abilità i differenti colori orchestrali le alternanze tra parti soliste e parti fisse. In seguito, queste rivisitazioni musicali vennero sviluppate dalle più estese orchestre jazz di Duke Ellington, Fletcher e Horace Henderson, Don Redman, Benny Carter. Successivamente ed in epoche più recenti furono le grandi orchestre di Glenn Miller, Tommy Dorsey, Xavier Cugat, Pérez Prado, James Last, Franc Pourcel, Michel Legrand, Bert Kaempfert, ecc. a cimentarsi in famosi arrangiamenti, anche in forma di pot pourri successione di motivi uniti fra loro ed eseguiti senza interruzione o arbitrariamente antologica, di brani celebri, arrangiamenti per altro non sempre molto riusciti e apprezzati.

Fra i tanti vanno ricordati anche i Swingle Singers, superbo gruppo vocale, e Walter Carlos con il primo sintetizzatore inventato da Robert Moog, che con i loro celeberrimi arrangiamenti di Bach e W.A. Mozart hanno operato negli anni sessanta originali contaminazioni fra musica colta e musica di consumo.

                                     

2. Arrangiare e riarrangiare

Un brano musicale già esistente può essere registrato nuovamente con un arrangiamento diverso dalloriginale, cambiando - spesso drasticamente - strumenti, tempo, bpm e tonalità. Il risultato finale è una canzone che contiene, rispetto al brano di partenza, uno stesso testo, delle linee melodiche familiari, ma fondamentalmente suona come qualcosa di nuovo gli esempi eclatanti a tale proposito sono numerosissimi. Talvolta è lo stesso artista/band o il suo arrangiatore che ripropone il nuovo arrangiamento di un brano, allo scopo di renderlo più adatto ad un concerto o per rilanciarlo da un punto di vista artistico o commerciale.

Anche alcuni remix, in particolare nella musica dance, possono essere considerati dei riarrangiamenti.

                                     

3. Specifiche differenze fra arrangiamento, trascrizione e parafrasi

Nella terminologia corrente può accadere a volte che parole come "arrangiamento" e trascrizione si sovrappongano. La trascrizione propriamente detta, differentemente dallarrangiamento, consiste un po, come la filologia in letteratura, nel riportare antiche melodie strumentali o vocali, scritte con vecchie notazioni neumi, intavolature, a sistemi più accessibili di standard correnti. O anche – e qui si determina effettivamente una certa somiglianza con larrangiamento – nelladattare o elaborare, per strumenti o voci diverse, una partitura in origine differentemente concepita altri sinonimi comuni sono per lappunto l adattamento, l elaborazione o la parafrasi lirico-ottocentesca. Di fatto però larrangiamento non ha mai avuto una connotazione rigorosamente classica.

Pian piano, per estensione, il significato storico del termine, tipico come si è visto della musica leggera moderna, si andò adattando allorchestrazione ex novo di tutte quelle canzoni inedite per le quali si poneva lesigenza precipuamente commerciale di un "confezionamento" adeguato ai mezzi di diffusione di massa. Nasceva così, ed è tuttora tale, la figura del musicista arrangiatore, molto spesso anchegli un compositore, al quale si richiede, più o meno pilotandone lispirazione, di creare un prodotto di successo.



                                     

4. Ruolo dellarrangiatore

Allarrangiatore non si rivolgono solo produttori discografici, artisti famosi o grossi impresari, ma anche molti appassionati desiderosi di confezionare professionalmente proprie composizioni originali. Lautore del brano a volte suggerisce allarrangiatore lo stile o il genere gradito, altre volte si affida alla sensibilità ed alla fantasia dellarrangiatore lasciandogli completa autonomia. Può capitare che lautore non abbia conoscenze musicali e fornisca allarrangiatore solo un motivo melodia privo di accordi armonia, magari semplicemente canticchiandolo "a cappella" con la sola voce senza strumenti. In questo caso sarà compito del musicista arrangiatore trovare un giro armonico adeguato a valorizzare la canzone. La possibilità di apportare eventuali modifiche come arricchimenti armonici, incisi strumentali, cambi di tonalità, adattamenti/variazioni sul testo, va in genere concordata preventivamente.

Esistono molte scuole di pensiero e innumerevoli modi di intendere un arrangiamento.

Più nel dettaglio: gli stili utilizzabili per arrangiare un brano sono teoricamente infiniti, ma in pratica si dovrà sempre tener conto:

  • della metrica del testo se esiste che in questa melodia è inserito; e di conseguenza;
  • del tipo di melodia, che nel suo andamento, più o meno marcatamente, si rifarà già di per sé ad un genere più che ad un altro;
  • degli accenti e della sillabazione, quindi del ritmo, che scaturisce dal testo stesso.

A volte questa osservazione analitica da parte dellarrangiatore è facilitata dalla semplicità strutturale del brano, a volte no; non esiste una regola precisa. Ma con una buona dose di sensibilità e preparazione e parlandone fra le due parti si addiverrà certamente alla migliore soluzione.

                                     

5. Stili musicali richiesti

Gli stili arrangiativi più richiesti e graditi orbitano in un ambito leggero. Principalmente "sanremerie", pop-rock e numerose sottospecie, musica latina, disco, dance e liscio, ma anche standard jazz, swing, fusion, reggae, rock blues. Sporadicamente possono capitare richieste di arrangiamenti world music, elettronica, new age, etno-folk/popolare, o anche, più raramente, di stili riconducibili alla musica colta. In questultimo caso è meglio farsi documentare dal committente, se possibile attraverso dischi o partiture complete, con dei chiari esempi stilistici.

Negli ultimi anni, sia negli arrangiamenti che nella scelta dei suoni – causa anche una certa esasperazione tecnologica –, si assiste alla tendenza dellimitazione reciproca. Basta ascoltare le centinaia di emittenti radiofoniche per avere unidea di quanto sempre più omogeneizzato sia il prodotto musicale leggero. Chiunque può verificare, ascoltandole, che dietro una pretesa di diversità o novità, le canzoni, in realtà, tendono sempre più a somigliarsi fra di loro riciclando gli stessi ingredienti. Stessa cosa si può dire per gli stili vocali dei cantanti.

                                     

6. Larrangiamento standard – Strumenti musicali utilizzati

Ecco un facile esempio di orchestrazione arrangiativa. Dopo aver determinato con precisione lossatura melodico-armonica della composizione se ne può buttar giù una bozza provvisoria e – nel caso di brano cantato – fissata una giusta tonalità, si elabora una partitura classica o schematica per lattribuzione e la suddivisione timbrica delle parti strumentali. Si comincia dalla sezione ritmica, programmando tempo e suoni di batteria e/o eventuali percussioni. Il giro e il tipo di basso scelto, interagendo con questultima, definirà la struttura portante del pezzo. Un tappeto di warm pad un avvolgente, corposo suono di synth, di archi o di organo costituiranno il supporto armonico su cui far poggiare il brano. Larmonia stessa verrà comunque rinforzata e sostenuta dal piano o da altro strumento polifonico, ritmicamente affrancato.

Il brano difficilmente parte con il cantato; in genere si preferisce introdurlo con una breve frase musicale, che può essere libera o vincolata al successivo motivo strofa- refrain. Una chitarra acustica arpeggiante o altro strumento solistico intesseranno una ricorrente figurazione o inciso che si muoverà allinterno della frase musicale cantata con caratteristiche ritmiche o melodiche. I passaggi fra strofe e ritornelli saranno sottolineati da riff o fill di batteria; così come stop, stacchi, controtempi, pause, sincopi, accenti ritmico-armonici potranno caratterizzare landamento metrico delle battute. Dalla seconda strofa una chitarra elettrica distorta di arricchimento o un altro opportuno strumento si dispiegherà in contrappunto al canto principale, volando poi in un assolo strumentale lanciato magari da un salto di tonalità. La canzone concluderà con la ripresa dal ponte o bridge e ripetizione del refrain a loop sfumato, rifinita con finalino rallentato o con una corona o cadenza strumentale di chiusura, simile allintroduzione.

Un arrangiamento standard come quello appena descritto comporta lutilizzo di circa 12-14 tracce di sequencer o di registratore e due-tre giorni di lavoro pieno. Naturalmente, se viene richiesto di arrangiare il pezzo con una complessità strutturale ad esempio di taglio sinfonico, le difficoltà tecniche e i tempi di realizzazione e relativi costi aumentano considerevolmente.

Larrangiatore, come si diceva, è un compositore a tutti gli effetti. Ma rispetto al normale compositore devessere anche un buon organizzatore e valorizzatore della materia musicale che da questi gli viene fornita. Se il secondo è baciato dallispirazione il primo deve avere lintuizione per manipolare e forgiare il plasma sonoro attraverso il discorso musicale. Nessun dubbio, sono entrambi degli artisti, ma queste due doti una volta era normale trovarle nella stessa persona. Molti autori del passato, infatti, non ricorrevano allarrangiatore – la cui figura proprio non esisteva – e quasi sempre eseguivano, orchestravano e dirigevano essi stessi le loro composizioni; oggi sono ben pochi quelli che lo fanno o che riescono a farlo.



                                     

7. Grandi arrangiatori

Dei leggendari musicisti arrangiatori si è detto allinizio, possiamo aggiungere qualche altro grande mito come William "Count" Basie, Melvin James "Sy" Oliver, Joseph "Gerry" Mulligan, tutti dellepoca doro fra le due guerre mondiali del jazz e dello swing.

                                     

7.1. Grandi arrangiatori In Italia

Ecco alcuni arrangiatori fra i più conosciuti in Italia.

Giampiero Boneschi. Già pianista/arrangiatore con Gorni Kramer, anchegli arrangiatore e direttore dorchestra di molte trasmissioni televisive. Ha arrangiato per Fonit Cetra, Polydor, Durium, Ricordi e per artisti come Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, Ornella Vanoni, Gino Paoli, Sergio Endrigo, Luigi Tenco.

Michele Canova Iorfida. È tra i giovani che si sono messi più in luce negli ultimi anni. Arrangia per Tiziano Ferro, Eros Ramazzotti, Gianni Morandi, Francesca Michielin, Luca Carboni, Jovanotti, Adriano Celentano.

Lucio Fabbri. Tra i suoi numerosi arrangiamenti ricordiamo Perdere lamore. Arrangia tutte le basi musicali del programma televisivo XFactor Italia.

Gianni Ferrio. Figura storica della musica italiana, compositore e arrangiatore per artisti come Mina, Jula de Palma, Caterina Valente, Johnny Dorelli e molti altri.

Angel Pocho Gatti. Jazzista argentino che visse in Italia negli anni sessanta e settanta, arrangiando e dirigendo per varie trasmissioni Rai e Festival di Sanremo e per Gigliola Cinquetti, Fred Bongusto, Mia Martini, Bruno Lauzi, Ornella Vanoni, Johnny Dorelli e vari altri interpreti. Incise alcuni interessanti LP di production-music con la sua big band, con arrangiamenti oscillanti dal jazz classico alle nuove tendenze funky ed elettroniche dellepoca.

Augusto Martelli. Uno dei più qualificati arrangiatori degli anni sessanta, collaboratore di Mina e autore/arrangiatore delle musiche del film Il dio serpente, tra cui il brano Djamballà.

Tony Mimms. Arrangiò dischi di artisti come Fabrizio De André Volume VIII, Rimini, gli Alunni del Sole, Ivan Graziani, Mina Ancora dolcemente, dallalbum Singolare.

Giusto Pio. Ha arrangiato per Franco Battiato, Giorgio Gaber, Alice, Giuni Russo, Milva, Leonard Cohen e nei propri album come Legione straniera o Restoration.

Pino Presti. Realizzatore nel 1976 del primo album dance-funk italiano, 1st Round, è larrangiatore che più di ogni altro ha collaborato con Mina per gran parte degli anni settanta. Ha firmato tra gli altri successi come Grande, grande, grande, E poi., Limportante è finire. Al fianco di Mina come bassista, arrangiatore, direttore dorchestra in occasione dei suoi ultimi concerti a Bussoladomani nel 1978.

Gian Piero Reverberi. Molti famosi brani anni settanta recano la sua firma. Ha collaborato con New Trolls e Lucio Battisti. Ha curato gli arrangiamenti di La buona novella di Fabrizio De André. Ha fondato il gruppo Rondò Veneziano.

Bruno Santori. Capace arrangiatore, orchestratore e direttore dorchestra del panorama italiano. Ha collaborato con alcuni tra i più importanti artisti pop italiani ed internazionali per la realizzazione di alcuni tra gli eventi live più importanti degli ultimi anni come "Radio Italia Live: il concerto" tenutosi nel 2012 e 2013 in Piazza Duomo a Milano. È stato direttore musicale del Festival di Sanremo nel 2009.

Celso Valli. Con la disco-dance made in Italy è stato molto apprezzato allestero negli anni settanta-ottanta. Lavora per i più affermati big nostrani: Mina, Patty Pravo, Claudio Baglioni, Laura Pausini, Giorgia, Vasco Rossi, Eros Ramazzotti, Adriano Celentano, Andrea Bocelli, Raf.

Fio Zanotti. Un altro pezzo da novanta della musica leggera italiana. Arrangia praticamente per tutti: dai Pooh a Fiorella Mannoia, da Zucchero Fornaciari a Eros Ramazzotti, da Anna Oxa ad Adriano Celentano, da Renato Zero a Francesco De Gregori, da Marcella Bella a Vasco Rossi, ecc.

Bertolo Walter. musicista arrangiatore, orchestratore e direttore dorchestra. Lavora come arrangiatore presso la digitalsound ha collaborato con vari artisti Giusto Pio, Lorenzo Pilat, Alessandro Safina, Amii Stewart, Petra Bergher, Aida Garifullina, Sumi Jo, Romano Musumarra,ecc.

                                     

7.2. Grandi arrangiatori Allestero

Per chiudere questa mini rassegna vanno ricordati ancora Luis Bacalov, negli anni sessanta larrangiatore per antonomasia della RCA, e allestero, in anni più recenti, Quincy Jones, Sérgio Mendes e Claus Ogerman.

                                     

8. Organizzazione e tecnica dellarrangiamento

Da diversi anni ormai è molto diffuso larrangiamento effettuato con il computer o con tastiere workstation dotate di sequencers. Utilizzando software adeguati, collegati a expander moduli di suoni campionati e tastiere MIDI o più correttamente M.I.D.I.: Musical Instrument Digital Interface si è in grado, sempre con la necessaria preparazione, di allestire ottimi arrangiamenti, assemblando ed editando con relativa facilità parti sonore ed elementi strumentali di vario genere e provenienza. Tutto questo con costi e tempi piuttosto contenuti. Notevole anche la dinamica ottenibile. Naturalmente ogni vantaggio ha il suo rovescio. Per quanto si siano fatti progressi, lumanizzazione delle apparecchiature segna il passo ormai da qualche anno: una macchina non potrà mai suonare come un essere umano. Con poche eccezioni come la disco-dance e certe canzonette leggere, la musica pop di un certo livello, ancor di più se classica, jazz ed etnica, viene infatti penalizzata in misura variabile, dal massiccio uso e abuso del computer.

Allopposto del tutto-MIDI, larrangiamento classico si realizza con turnisti di sala e strumenti veri e non suoni campionati come pianoforte, chitarre, archi, fiati, batteria, percussioni, o anche utilizzando direttamente vere e proprie orchestre. Naturalmente questi arrangiamenti vanno rapportati a progetti tali che possano giustificarne costi conseguentemente piuttosto elevati.

Tra i due modi di arrangiare è possibile comunque una via di mezzo. E cioè il ricorso a strumenti in parte reali in parte sintetici o campionati, in un mixing strumentale non necessariamente regolato da programmi specifici ma registrato più o meno convenzionalmente.

Ipotizziamo un arrangiamento realizzato da un musicista arrangiatore polistrumentista, magari anche versatile cantante. Nella sua orchestrazione le chitarre elettriche, distorte o pulite, acustiche o classiche che siano, sono sempre vere e suonate realmente, come reali sono molti altri strumenti utilizzati: congas, cajón, maracas, tamburello, campanelli, marranzano, mandolino, flauti, armoniche a bocca e così via. Riff, fill e break di batteria accenti e sottolineature ritmiche dei vari passaggi, per esempio fra strofe e ritornelli, sia pur campionati, sono però inseriti e realizzati manualmente. Le stesse batterie elettroniche, campionate o sintetiche, quando non programmate, sono suonate e modificate a mano o integrate ad esempio con i piatti della batteria acustica. Contrappunti e armonizzazioni vocali sono rigorosamente veri e realizzati per intero in logica successione temporale; ad esempio, quando in una canzone viene ripetuta dal coro per molte volte unidentica frase come accade in genere nella dance, non si ricorre al copia-incolla riutilizzando a loop sempre la stessa porzione registrata una sola volta per risparmiare tempo, ma si ripete la frase tante volte quanto necessita, come daltronde accade nelle esibizioni dal vivo. Naturalmente tutto ciò utilizzando se necessario anche suoni campionati o sintetici da expander o tastiere, in special modo se si tratta di "tappeti" piani armonici su cui poggiano le costruzioni melodiche del brano.

Le registrazioni potranno essere effettuate affidandosi totalmente al computer o previo utilizzo di multitraccia digitali o di analogici a nastro, ricorrendo comunque sempre al computer per lottimizzazione finale e la masterizzazione.



                                     

9. I costi dellarrangiamento

Come si diceva allinizio, nellomologazione tipica della musica di consumo, quando un arrangiamento porta al grande successo una canzone, può accadere che venga emulato da altri. È così che si creano filoni pseudostilistici che vanificano la vera originalità e viziano lascolto del pubblico desensibilizzandolo nei confronti di ciò che non è allineato. Copiare un arrangiamento – ancorché con melodia, accordi e tempo diversi – per un musicista esperto e smaliziato è un gioco da ragazzi: ma se è così facile scopiazzare allora perché non si istituisce un copyright anche per gli arrangiamenti? Una certa, differenziata protezione giuridica dellarrangiamento musicale esiste solo in alcune nazioni; in Italia non è ancora prevista specifica tutela da parte della legge sul diritto dautore e delle opere dellingegno. Se nellelaborazione del brano larrangiatore inserisce riff strumentali importanti, modificazioni strutturali quali tempo e velocità e in genere se lintervento dellarrangiatore determina una significativa mutazione nelle caratteristiche della canzone, è giusto che se ne tenga conto: o con uno specifico deposito del brano arrangiato, o con la firma della paternità del pezzo insieme allautore. Ma un arrangiamento in fondo è una semplice commissione, e, in quanto tale, può anche venir remunerato con un acconto iniziale e un saldo a fine lavoro entrambi a monte della pubblicazione del brano. In questo caso quanto viene a costare?

Considerata lestrema differenza riscontrabile in questo campo fra richiesta e offerta, non è possibile determinare tariffe precise. Come riferimento orientativo e restando in un ambito di offerta professionale ma non di domanda, possiamo dire che gli arrangiamenti MIDI realizzati esclusivamente con computer ed expander offrono in assoluto i prezzi più bassi, pur suonando un po freddini sono sviluppati e gestiti allinterno di una macchina e risultando timbricamente simili: fra i 200 e i 500 euro. Possono rappresentare il tipo di arrangiamento adatto allappassionato dilettante che dispone di un budget limitato.

Larrangiamento in tecnica mista la via di mezzo di cui sopra è forse quello che offre il miglior rapporto qualità/prezzo. Larricchimento con alcuni strumenti veri come chitarre e percussioni fa sembrare autentici anche gli altri strumenti campionati dando quella piacevole sensazione di realistico a tutto il brano. È ovvio però che se si decide di evitare i sequencers da tastiera o da computer va inevitabilmente effettuata una vera e propria registrazione con il sistema tradizionale oltre ai multitraccia digitali si va riaffermando la registrazione in analogico, per cui i tempi di realizzazione aumentano. E conseguentemente anche il costo: da un minimo di 400 fino a 1000 euro, specie se il pur poliedrico arrangiatore deve ricorrere ad un collaboratore, per esempio una cantante o un sassofonista.

Vediamo, infine, la spesa necessaria per realizzare un arrangiamento ultraprofessionale. In questi casi spesso lautore del brano ricorre preventivamente ad una bozza di orchestrazione realizzata al computer da sottoporre al produttore. Questo prearrangiamento resta aperto allo stato di prototipo per possibili modifiche. Una volta stabilito il tipo di arrangiamento definitivo, si affida il lavoro a un unico maestro arrangiatore che, dopo aver pianificato stesura, armonizzazione, partiture, orchestrazione, richiede al produttore lingaggio di un cast di turnisti il turnista è un professionista che viene retribuito per turni o sedute di registrazione di tre ore, o di eventuali orchestre. È ovvio che i costi complessivi varieranno in base a quanti e quali strumentisti sintendano contattare, o in quanti e quali studi si vogliano realizzare le registrazioni e i missaggi. Possiamo azzardare un budget minimo di 2.000-2.500 euro, che nel caso di un arrangiatore di grido, di importanti turnisti, di grandi orchestre o dellutilizzo di più studi ad alti livelli è normale registrare da una parte e mixare da unaltra, spostandosi anche da un continente allaltro può impennare vertiginosamente fino a 20.000-30.000 euro e più. Stiamo però parlando dellarrangiamento di un solo brano: legittimo chiedersi quanto deve incassare un album fatto di 10-12 canzoni così arrangiate. Quando si tratta di grandi star/produzioni solo loro possono permettersi di spendere tanti soldi si ragiona in termini di milioni di dollari, o di euro. Oltretutto, a questi livelli, è prassi consueta che i brani di un album siano affidati ad arrangiatori diversi, ognuno dei quali dispone di équipe di propri turnisti e fonici fiduciari. Con costi che salgono alle stelle.

I ricavi delle vendite del prodotto finito al netto delle spese andranno ripartiti essenzialmente fra casa discografica, produttore, distributore e artisti in percentuali variabili e con margini di guadagno che dovrebbero essere adeguati al budget investito. Adeguati però secondo discutibili parametri da qualche anno ritenuti sempre più anacronistici, prova ne è che le stesse major del disco – sullo sfondo di un ineludibile ridimensionamento economico mondiale – vanno adeguandosi con qualche affanno allincessante trasformazione tecnologica subentrata negli audiovisivi, studiando e sperimentando sempre nuove formule commerciali per cercare di contrastare il calo delle vendite di dischi e il fenomeno della crescita tumultuosa del download online internazionale ormai inarrestabile.