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ⓘ Simeone I il Grande




Simeone I il Grande
                                     

ⓘ Simeone I il Grande

Simeone I, detto il Grande, è stato zar di Bulgaria dall893 alla sua morte, durante il Primo impero bulgaro.

A metà del suo regno assunse il titolo di zar "imperatore", dopo aver tenuto quello di Knjaz "principe". Le sue vittoriose campagne contro lImpero bizantino, gli Ungari e i Serbi segnarono la massima espansione territoriale della Bulgaria, che divenne il più potente stato dellEuropa orientale dellinizio del X secolo. Il suo regno fu caratterizzato da una vitalità culturale mai più raggiunta, considerata letà doro della cultura bulgara.

Sotto il dominio di Simeone, la Bulgaria si espanse su di un territorio che andava dal mar Egeo, al mar Adriatico, al mar Nero, La Chiesa Ortodossa Bulgara, divenuta indipendente, fu il primo nuovo patriarcato dopo la Pentarchia, le traduzioni nellalfabeto glagolitico bulgaro si diffusero nel mondo slavo dellepoca.

                                     

1.1. Biografia Giovinezza e ascesa al trono

Simeone nacque nell864 o 865, terzo figlio dello Knjaz Boris I, appartenente alla dinastia di Krum. Boris aveva cristianizzato la Bulgaria, quindi Simeone fu educato al Cristianesimo. Il fratello maggiore di Simeone, Vladimir, era stato destinato dal padre a succedergli al trono bulgaro; il principe bulgaro aveva dunque scelto per il figlio Simeone la carriera ecclesiastica, forse destinandolo allarcivescovato, e lo inviò quindi a studiare presso la prestigiosa Università di Costantinopoli alletà di tredici o quattordici anni, allo scopo di studiare la teologia. Qui assunse il nome ebraico "Simeone" allatto di divenire un novizio in un monastero di Costantinopoli. Nel decennio che passò nella capitale bizantina 878 circa-888, ricevette uneducazione eccellente, studiando anche la retorica di Demostene e la filosofia di Aristotele. Divenne anche fluente in greco, tanto che nelle cronache bizantine veniva definito "il mezzo-greco". Nell888 Simeone ritornò in Bulgaria, stabilendosi nel monastero reale di Preslav, appena fondato, dove, sotto la guida di Naum di Preslav, si accinse alla traduzione di importanti testi religiosi dal greco allantico slavo ecclesiastico, assieme ad altri studenti provenienti da Costantinopoli.

Nel frattempo, Vladimir era salito al trono di signore della Bulgaria, dopo che il padre Boris aveva abdicato in suo favore ritirandosi in un monastero. Vladimir tentò di rintrodurre il paganesimo nel suo dominio; giunse forse anche a siglare un patto anti-bizantino con Arnolfo di Carinzia. Boris ritornò dal suo monastero, assunse di nuovo il potere, depose e punì il figlio primogenito Valdimir, e subito nominò Simeone nuovo sovrano, in unassemblea che proclamò anche il bulgaro come lunica lingua dello stato e della chiesa, e ordinò lo spostamento della capitale da Pliska a Preslav.

                                     

1.2. Biografia Guerra commerciale contro i Bizantini e invasione degli Ungari

Salito al trono Simeone, la lunga pace con lImpero bizantino stabilita da Boris ebbe fine. Il casus belli fu commerciale: limperatore bizantino Leone VI, dietro pressione di sua moglie Zoe Carbonopsina e suo padre lammiraglio Ermerio, spostò la sede del mercato delle merci bulgare da Costantinopoli a Tessalonica, dove i mercanti erano sottoposti a pesanti dazi. I Bulgari chiesero la protezione di Simeone, il quale a sua volta si lamentò con Leone, che però ignorò lambasciata del principe.

Obbligato a prendere liniziativa, nellautunno dell894 Simeone invase lImpero bizantino da nord, incontrando scarsa opposizione, in quanto le forze bizantine erano state concentrate sulla frontiera orientale dellAnatolia per fronteggiare la minaccia delle invasioni degli Arabi. Venuto a conoscenza dellinvasione bulgara, un sorpreso Leone reagì inviando contro Simeone un esercito formato dalla sua guardia e dalle unità militari che difendevano Costantinopoli, ma le truppe bizantine vennero messe in fuga in uno scontro avvenuto nel tema di Makedonia: i Bulgari fecero prigionieri quasi tutte le guardie mercenarie cazare e uccisero molti arconti, tra cui il comandante dellesercito. Simeone non poté, però, sfruttare la vittoria ottenuta, in quanto fu obbligato a tornare in patria per fronteggiare unincursione di Ungari.

LImpero bizantino, impegnato in oriente contro gli Arabi e incapace di fronteggiare la minaccia posta da Simeone, aveva infatti fatto ricorso allaiuto degli Ungari, che aveva spinto ad attaccare la Bulgaria promettendo loro il sostegno della flotta bizantina per attraversare il Danubio. Esiste anche la possibilità che Leone VI abbia stretto un accordo con Arnolfo di Carinzia allo scopo di garantire gli Ungari da un attacco alle spalle da parte dei Franchi in sostegno di Simeone. Venne anche richiamato dallItalia il comandante Niceforo Foca, affinché portasse il suo esercito in Bulgaria 895 allo scopo di terrorizzare i Bulgari. Simeone, non essendo a conoscenza dellattacco da settentrione, corse ad affrontare Foca, ma i due eserciti non si scontrarono: i Bizantini, infatti, offrirono la pace a Simeone, informandolo della propria campagna terrestre e marittima ma tenendolo volontariamente alloscuro della incursione ungara. Simeone non ebbe fiducia nei messi bizantini, che fece imprigionare, e fece ostruire il percorso della flotta bizantina lungo il Danubio con funi e catene, allo scopo di tenerla bloccata fino a quando non avesse avuto modo di annullare la minaccia posta dallesercito di Foca.

Malgrado gli ostacoli posti dai Bulgari, la flotta bizantina riuscì a trasportare le forze ungare comandate dal figlio di Árpád, Levente attraverso il Danubio, forse nei pressi di Galați; gli Ungari, con il sostegno dei Bizantini, saccheggiarono i villaggi bulgari. Simeone, sorpreso da questo attacco, si diresse verso nord per fermare gli Ungari, lasciando alcune truppe dietro di sé per prevenire lattacco di Foca. I Bulgari e gli Ungari si scontrarono due volte nella Dobruja settentrionale, con due vittorie dei secondi: Simeone fu allora costretto a ritirarsi a Silistra. Dopo aver saccheggiato molte parti della Bulgaria e aver raggiunto persino Preslav, gli Ungari ritornarono alle loro terre, non prima che i Bulgari avessero firmato un armistizio con i Bizantini nellestate dell895; la pace tardò ad essere firmata perché Leone VI pretendeva il rilascio dei prigionieri bizantini fatti da Simeone lanno precedente.

                                     

1.3. Biografia Offensiva contro gli Ungari e i Bizantini

Simeone era riuscito a superare la minaccia posta dagli Ungari e dai Bizantini, ma volle organizzare una contro-offensiva contro i primi: i suoi primi passi furono negoziare unalleanza con i vicini orientali degli Ungari, i Peceneghi, e tenne imprigionato il negoziatore bizantino Leone magister, allo scopo di rallentare il rilascio dei prigionieri fino alla fine della campagna contro gli Ungari e di rinegoziare le condizioni di pace a suo favore.

Uninvasione ungara delle terre degli Slavi nell896 fu utilizzata come casus belli, e Simeone attaccò gli Ungari assieme ai Peceneghi, sconfiggendoli completamente nella battaglia del Bug meridionale, obbligandoli ad abbandonare Etelköz e a stabilirsi in Pannonia. Solo dopo la sconfitta degli Ungari Simeone rilasciò i prigionieri bizantini in cambio dei Bulgari catturati nell895.

Affermando che non tutti i prigionieri erano stati rilasciati, Simeone invase nuovamente il territorio bizantino nellestate dell896, puntando direttamente su Costantinopoli. Venne intercettato in Tracia da un esercito bizantino raccolto in fretta, ma nella battaglia di Bulgarophygon, nei pressi della moderna Babaeski Turchia, Simeone travolse lopposizione bizantina, mettendo sotto assedio la capitale imperiale. Leone VI fece armare i prigionieri arabi e li pose a difesa di Costantinopoli, in un atto disperato che gli permise di rompere lassedio bulgaro. La fine della guerra fu segnata dalla conclusione di una pace che tenne fino alla morte di Leone nel 912: i termini dellaccordo prevedevano il pagamento di un tributo annuo ai Bulgari da parte dei Bizantini e la cessione a questi ultimi dellarea tra il mar Nero e Strandža. Il riconoscimento da parte di Simeone di Petar Gojniković come signore della Serbia permise al sovrano bulgaro di allargare la propria sfera di influenza sui territori serbi.

Simeone violò il trattato di pace coi Bizantini numerose volte, attaccando ripetutamente il territorio imperiale, come nel 904, quando le incursioni bulgare vennero sfruttate dagli Arabi, guidati dal rinnegato Leone di Tripoli, per conquistare Tessalonica con una campagna navale: dopo il saccheggio arabo, la città costituì un facile bersaglio per i Bulgari e gli Slavi circostanti: per evitare di perdere limportante centro commerciale, Leone fu obbligato a fare ulteriori concessioni territoriali a Simeone, cedendo alla Bulgaria le regioni della Macedonia e dellAlbania, con il confine posto ad appena 20 km a nord di Tessalonica.



                                     

1.4. Biografia Imperatore

La morte di Leone VI 11 maggio 912 e lascesa al trono del suo figlio ancora bambino, Costantino VII, posto sotto la tutela del fratello di Leone, Alessandro, il quale scacciò Zoe dal palazzo, costituì una grande opportunità per Simeone, che tentò unaltra campagna contro Costantinopoli, la cui conquista rimase il cruccio del sovrano bulgaro per tutta la sua vita. Nella primavera del 912, gli ambasciatori di Simeone, che avevano raggiunto la capitale bizantina per rinnovare la pace dell896, furono scacciati da Alessandro, che si rifiutò di pagare il tributo annuale, inducendo Simeone a fare i preparativi per la guerra.

Prime che Simeone attaccasse, Alessandro morì il 6 giugno 913, lasciando limpero nelle mani di un consiglio di reggenza capeggiato dal Patriarca di Costantinopoli Nicola Mistico. Molti degli abitanti di Costantinopoli non riconobbero il giovane imperatore e sostennero il pretendente Costantino Ducas, cosa che venne a vantaggio di Simeone, assieme alle rivolte in Italia meridionale e alla pianificata invasione araba dellAnatolia. Costantino e Nicola cercarono di evitare che Simeone attaccasse limpero con una lunga serie di lettere, ma il sovrano bulgaro invase lImpero nel tardo luglio o nellagosto 913, raggiungendo Costantinopoli senza incontrare resistenza. Nel frattempo Costantino Ducas era stato assassinato e Nicola era riuscito a far uscire lo stato dallanarchia formando e presiedendo un governo. Per tale motivo Simeone levò lassedio e iniziò le negoziazioni, per la gioia dei Bizantini. Le lunghe trattative si conclusero con limpegno da parte bizantina al pagamento dei tributi arretrati e con la promessa che Costantino VII avrebbe sposato una delle figlie di Simeone; infine, Simeone ottenne di essere riconosciuto Imperatore dei Bulgari dal Patriarca Nicola nel Palazzo delle Blacherne.

Poco dopo lincoronazione di Simeone a Costantinopoli, la madre di Costantino, Zoe, tornò a palazzo per volere del giovane figlio e iniziò a rimuovere i reggenti. Per mezzo di un complotto, Zoe riuscì a ottenere il potere nel febbraio 914, rimuovendo di fatto il Patriarca Nicola dal governo, rigettando e annullando il suo riconoscimento di Simeone come imperatore, e rigettando il matrimonio tra Costantino e una delle figlie di Simeone, il quale dichiarò nuovamente guerra allImpero. Invase la Tracia nellestate del 914, catturando Adrianopoli, che però cedette di nuovo ai Bizantini quando Zoe lo blandì inviandogli dei doni, ritirando persino lesercito. Negli anni successivi le forze di Simeone combatterono nelle province bizantine nord-occidentali, intorno a Durazzo e Tessalonica, senza però puntare su Costantinopoli.

                                     

1.5. Biografia Vittorie ad Anchialos e Katasyrtai

Nel 917 Simeone mise in atto i preparativi per una guerra contro lImpero bizantino: fece anche un tentativo di stipulare unalleanza in chiave anti-bizantina con i Peceneghi, ma i Bizantini riuscirono a offrire loro più denaro e a garantirsi il loro appoggio. I Bizantini organizzarono unoffensiva su larga scala: tentarono anche di coinvolgere il principe serbo Petar Gojniković, che sarebbe dovuto intervenire col sostegno degli Ungari.

Un forte esercito bizantino, guidato da Leone Foca figlio di Niceforo, invase la Bulgaria col sostegno della marina bizantina, posta sotto il comando di Romano I Lecapeno, che salpò per i porti bulgari sul mar Nero. Sulla strada per Mesembria moderna Nesebăr, dove avrebbero dovuto congiungersi con i rinforzi trasportati sulle navi, gli uomini di Foca si fermarono a riposarsi sulle rive dellAchelaos, non lontano dal porto di Anchialos moderna Pomorie. Venuto a conoscenza dellinvasione, Simeone corse a intercettare le forze bizantine, attaccandole dalle colline prossime al luogo di sbarco mentre queste erano ancora disorganizzate: la battaglia di Anchialos, combattuta il 20 agosto 917, vide la vittoria dei Bulgari e la morte di molti comandanti bizantini, sebbene Leone fosse in grado di fuggire a Mesembria. Qualche decennio più tardi, Leone il Diacono raccontava che "pile di ossa possono vedersi ancor oggi sulle rive del fiume Achelaos, quando larmata in fuga dei Bizantini fu a quel tempo massacrata".

Fallì pure il pianificato attacco dei Peceneghi dal nord, in quanto gli alleati litigarono con lammiraglio Lecapeno, che si rifiutò di traghettarli al di là del Danubio per aiutare il contingente principale dellesercito bizantino. I Bizantini non vennero aiutati neppure dai Serbi e dagli Ungari: i secondi erano impegnati in Europa occidentale come alleati dei Franchi, mentre i Serbi di Gojnikovic erano riluttanti ad attaccare la Bulgaria in quanto lalleato dei Bulgari Mihailo Visevic di Zahumlje aveva informato Simeone del loro piano.

Poco dopo, lesercito di Simeone fece seguire un altro successo alla vittoria di Anchialos: i Bulgari inviati a inseguire i resti dellesercito bizantino giunsero nei pressi di Costantinopoli, dove incontrarono le forze bizantine di Leone Foca, che era tornato alla capitale, le distrussero nella battaglia di Katasyrtai e tornarono nel proprio territorio.

Al termine della campagna contro i Bizantini, Simeone decise di colpire il sovrano dei Serbi Petar Gojniković, che aveva cercato di stringere unalleanza anti-bulgara con lImpero: inviò allora un esercito in Serbia, sotto il comando di Teodoro Sigritsa e Marmais, i quali convinsero Gojniković ad incontrarli personalmente, lo imprigionarono e lo portarono in Bulgaria, dove morì in un sotterraneo. Simeone richiamò allora Pavle Branović dallesilio e lo mise sul trono serbo, facendo della Serbia uno stato sotto controllo bulgaro.

                                     

1.6. Biografia Nuova guerra contro lImpero bizantino

Nel frattempo i fallimenti militari causarono un cambiamento nel governo bizantino, con lammiraglio Romano I Lecapeno che nel 919 si sostituì come reggente per il giovane Costantino VII a Zoe Carbonopsina, obbligandola a tornare in convento; in seguito Romano diede la propria figlia in sposa a Costantino e, nel dicembre 920, si fece proclamare co-imperatore, assumendo di fatto il governo dellimpero.

Simeone aveva sperato di estendere la propria influenza sul trono bizantino proprio per mezzo del matrimonio di Costantino con sua figlia, ma ora che questa strada gli era stata preclusa decise di imporre il proprio dominio con la forza. Tra il 920 e il 922 la Bulgaria incrementò la pressione sullImpero, organizzando delle campagne in Tessaglia e in Tracia, raggiungendo lo stretto dei Dardanelli e listmo di Corinto. Le truppe bulgare si portarono di fronte a Costantinopoli nel 921, quando Simeone chiese la deposizione di Romano e conquistò Adrianopoli, e poi nel 922, quando furono vittoriose nella battaglia di Pigae, devastando il Corno doro e saccheggiando Vize. I Bizantini tentarono di creargli problemi istigando una rivolta in Serbia, ma Simeone depose Pavle sostituendolo con Zaharije Pribisavljević, che era si era rifugiato a Costantinopoli e che era stato catturato da Simeone.

Ossessionato dalla conquista di Costantinopoli, Simeone pianificò una grande campagna per il 924, cercando il sostegno dei Fatimidi con unambasceria inviata al califfo Ubayd Allah al-Mahdi Billah, la cui marina da guerra era di fondamentale importanza per Simeone. Il califfo accettò di collaborare con Simeone e gli mandò i propri emissari, che però vennero catturati dai Bizantini in Calabria; scoperto il piano di Simeone, Romano riuscì ad impedire lalleanza tra Arabi e Bulgari stipulando una pace con i primi, ottenuta in cambio del pagamento di un tributo.

I Bizantini rinnovarono il tentativo di impegnare Simeone fomentando una rivolta in Serbia, e questa volta vi riuscirono, in quanto i Serbi erano stanchi delle continue campagne di Simeone contro lImpero. Simeone reagì inviando un esercito sotto Sigritsa e Marmais, che però vennero sconfitti e decapitati: lo Zar dei Bulgari dovette allora accettare un armistizio con i Bizantini, per poter avere le mani libere per la soppressione della rivolta serba, terminata con la fuga di Zaharije in Croazia e linstaurazione del diretto controllo bulgaro sulla Serbia.

Malgrado larmistizio esistente, nellestate del 924 Simeone giunse alle porte di Costantinopoli, chiedendo di incontrare limperatore e il patriarca. Il suo incontro con Romano, avvenuto al Corno doro il 9 settembre, portò alla stipula di una tregua, ottenuta dai Bizantini in cambio di un tributo annuale, ma con la restituzione allImpero di alcune città sul mar Nero. Si racconta che durante il colloquio dei due sovrani, due aquile si siano incontrate nel cielo sopra il Corno doro e si siano poi separate, una volando verso Costantinopoli e laltra verso la Tracia: il segno sarebbe stato interpretato come testimonianza dellimpossibilità di una vera pace tra i due monarchi.



                                     

1.7. Biografia Guerra con la Croazia e morte di Simeone

In occasione della morte del Patriarca di Costantinopoli Nicola I 925, o subito dopo, Simeone elevò la Chiesa ortodossa bulgara al rango di patriarcato; è possibile che questa decisione sia da collegare ai rapporti stretti dallo Zar dei Bulgari con il Papato tra il 924 e il 926, a seguito dei quali ricevette da papa Giovanni X il riconoscimento del titolo di "Imperatore dei Romani", in tutto e per tutto equivalente al titolo degli imperatori bizantini, e, forse, il riconoscimento del titolo di patriarca per il capo della Chiesa ortodossa bulgara.

Nel 926 le truppe di Simeone invasero la Croazia, allepoca un alleato dei Bizantini, ma vennero completamente sconfitte da re Tomislao nella battaglia degli altipiani bosniaci. Temendo un ulteriore attacco bulgaro, Tomislav decise nondimeno di rompere la sua alleanza con lImpero e di stipulare una pace sulla base dello status quo, negoziata dallinviato papale Madalberto.

Negli ultimi mesi di vita, Simeone fece i preparativi per un altro assedio di Costantinopoli, nonostante le disperate richieste di pace di Romano.

Il 27 maggio 927 Simeone morì per un attacco di cuore nel suo palazzo a Preslav. I cronicisti bizantini collegano alla sua morte una leggenda secondo la quale Romano avrebbe decapitato una statua che somigliava molto a Simeone, il quale sarebbe morto proprio in quellistante.

Gli succedette il figlio Pietro I, con Giorgio Sursuvul, lo zio materno del nuovo imperatore, che ne fu inizialmente il tutore. Una clausola del trattato di pace tra Bulgaria e Impero bizantino dellottobre 927 confermò il mantenimento dei confini, del riconoscimento del sovrano bulgaro come imperatore e dello status di patriarca del capo della Chiesa bulgara, al contempo sancendo il matrimonio tra Pietro e Maria Irene, nipote di Romano.

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