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ⓘ Collezionismo d'arte




Collezionismo darte
                                     

ⓘ Collezionismo darte

Il collezionismo darte, cioè labitudine di famiglie e soggetti privati di raccogliere opere darte, è strettamente connesso a motivazioni culturali ed estetiche, al fenomeno del mecenatismo ed al mercato dellarte. Alcune delle più ricche collezioni del passato sono andate a costituire il nucleo originario di un museo.

                                     

1. Storia

Il collezionismo, fiorente durante lantichità greco-romana, decadde nel medioevo in quanto strettamente legato alla valutazione dellopera darte: la Chiesa tendeva infatti a reprimere e condannare ogni forma di ostentazione di lusso e ricchezza. Alle raccolte di tesori conservate nelle chiese e nelle abbazie medievali non veniva attribuito valore storico o estetico, ma puramente strumentale avevano il solo fine di avvicinare i fedeli alla sfera spirituale; lo stesso va detto per i reperti classici verso cui mostrarono interesse numerosi sovrani, che dovevano solo sottolineare il loro ruolo di eredi del potere imperiale.

Il valore storico e documentario dellopera darte tornò ad essere ben compreso solo con Petrarca 1304–1374: grande raccoglitore di monete antiche in gran parte poi donate allimperatore Carlo IV di Boemia, lumanista vedeva nei ritratti degli antichi su di esse effigiati dei sussidi insostituibili per la ricostruzione delle fattezze dei personaggi del mondo classico e degli incitamenti ad imitarne le virtù.

                                     

2. Letà del Rinascimento e del Manierismo

Nel XV secolo i reperti classici smisero di essere considerati solo uno stimolo etico ed acquistarono valore di testimonianza visiva dellantichità, che permetteva di stabilire un legame diretto con essa: accanto agli umanisti anche le famiglie della nobiltà iniziarono a raccogliere pezzi antichi, nei quali vedevano soprattutto il suggello del prestigio politico e culturale acquisito. Cosimo il Vecchio de Medici, ad esempio, fece del suo mecenatismo uno strumento di consenso alla conquista del potere a Firenze: in tal senso vanno intese le sue commissioni a Donatello e Brunelleschi, così come la sua passione per la glittica. I suoi eredi, Piero il Gottoso e Lorenzo il Magnifico, ampliarono notevolmente la collezione dinastica, che venne sistemata nel nuovo Palazzo di via Larga e nel Giardino di San Marco dove avvenne la formazione di Michelangelo in modo da fornire moniti politici e culturali ai visitatori. Il collezionismo della famiglia Medici si chiuse quando Firenze passò a Francesco di Lorena 1735: Anna Maria Luisa, figlia di Cosimo III, lasciò per sempre alla città le collezioni raccolte nel corso dei secoli dalla dinastia.

Lutilità del possesso di oggetti darte al fine di acquisire rinomanza venne ben compresa anche dagli artisti, desiderosi di sottolineare il carattere intellettuale della loro attività, di non essere più considerati solo semplici artigiani e di integrarsi tra gli umanisti. Le botteghe dello Squarcione, di Lorenzo Ghiberti, del Sodoma e di molti altri divennero delle vere gallerie darte che, oltre a fornire modelli agli allievi, dovevano documentare la fama e la cultura dei proprietari.

Per gran parte del 500 le raccolte conservarono in genere un carattere privato e di documentazione enciclopedica: accanto alle sculture classiche ed alle opere darte trovavano posto oggetti esotici, strumenti alchemici e curiosità naturali conservati in studioli celebri quelli di Isabella dEste a Mantova e quello di Francesco I de Medici, in Palazzo Vecchio a Firenze, piccoli ambienti appositamente creati e destinati al raccoglimento intellettuale. Tipica del collezionismo dei paesi nordici è invece la Wunderkammer camera delle Meraviglie, originatasi dal medievale tesoro dei castelli principeschi.

Negli anni ottanta del XVI secolo si vide il nascere di una più precisa sensibilità storiografica, connessa anche alla pubblicazione delle Vite di Giorgio Vasari; con gli Uffizi si ebbe il primo caso di edificio appositamente creato per contenere le collezioni darte, che smettevano di costituire una sorta di arredamento del palazzo del principe e venivano ad assumere una fisionomia relativamente autonoma. Dappertutto le collezioni iniziano ad essere trasferite ed esposte in gallerie, vasti ambienti di passeggio coperti, dove dovevano esaltare la grandezza ed il gusto del committente.

                                     

3. Il Sei-Settecento

Allaprirsi del 600, Roma, con la curia papale, era la capitale artistica dEuropa: grandi collezionisti furono i cardinali Scipione Borghese, Francesco Maria Del Monte, Pietro Aldobrandini, Maffeo Barberini, Marcantonio Colonna, Ludovico Ludovisi, Giovanni Battista Pamphilj e Bernardino Spada; in Francia, secondo il pensiero di Richelieu collezionista egli stesso, che donò le sue grandiose raccolte alla Corona, il collezionismo invece fu essenzialmente di corte, espressione dellautorità monarchica.

A cavallo tra i secoli XVI e XVII il collezionismo acquisì una ben individuata fisionomia: accanto agli antiquari, quegli studiosi dellantichità che, in seconda istanza, potevano anche raccoglierne e conservarne testimonianze concrete, nella critica darte si affermò la figura del conoscitore dilettante, intenditore darte dal gusto raffinato in grado di mettere le proprie competenze al servizio di collezionisti "nuovi", di estrazione borghese: le personalità di Giulio Mancini, Francesco Angeloni e Cassiano dal Pozzo incarnano questa nuova figura, la cui competenza non derivava più dal possedere specifiche cognizioni tecniche e professionali, ma dalla grande familiarità con gli artisti le loro opere.

Si affermò in tal modo lautonomia della critica darte dalla pratica, ed iniziò ad allentarsi lo stretto legame tra artisti e committenti fino ad allora prevalentemente nobili ed ecclesiastici. Iniziarono ad essere organizzate mostre darte a cui partecipavano pittori nuovi, soprattutto stranieri i bamboccianti, che ponevano gli artisti le loro opere di fronte al pubblico: in questo contesto la figura del dilettante acquistò straordinaria importanza, in grado comera di condizionare con il peso della sua cultura gli acquisti dei collezionisti.

Anche i mercanti darte, il cui gusto era più libero da incrostazione ideologiche, assunsero un ruolo di primo piano, sia come talent-scout che come consiglieri riconosciuti della classe borghese. Venezia, ormai in piena crisi economica, divenne il principale centro di approvvigionamento per questi mercanti, che fungevano da intermediari tra le famiglie venete decadute e gli acquirenti, soprattutto stranieri: è proprio nella Serenissima che il mercante Daniele De Nijs importò la galleria dei Gonzaga, poi venduta in blocco a Carlo I dInghilterra.



                                     

4. Il XVIII e XIX secolo ed il collezionismo moderno

Durante il XVIII secolo si verificarono forti trasformazioni sociali che diedero atto ad una serie di mutamenti che segnarono il volto delle maggiori realtà europee. Apice di questi moti rivoluzionari fu la prima rivoluzione francese seguita dellilluminismo. La progressiva affermazione della borghesia ed il conseguente rinnovamento del gusto portarono il collezionismo colto nobiliare di un tempo a cedere il posto al collezionismo moderno borghese.

In questo periodo nacquero i musei luoghi prescelti per raccogliere, ricollocare e mostrare il gusto, la cultura e gli oggetti di interesse del tempo. Il potere statale del XVII secolo diventa a sua volta collezionista e gallerista, crea le collezioni pubbliche per celebrare la sua storia e la sua importanza. Si può notare come la Francia sotto Napoleone aumentò considerevolmente le proprie collezioni di beni artistici. Questi beni, ottenuti per vittoria militare o per spedizione archeologica es. la stele di Rosetta, tuttora compongono gran parte del patrimonio culturale del Louvre. Queste sottrazioni sono conosciute come spoliazioni napoleoniche.

Le trasformazioni culturali da un lato crearono il senso di identità nazionale e appartenenza ad un territorio, ma dallaltro lato alimentarono lo scontro etnico tra le popolazioni e diventarono strumento di espansione per il colonialismo.

Nel XIX secolo il lavoro congiunto di musei, mercanti, collezionisti e pubblico crearono e svilupparono quello che successivamente verrà chiamato mercato dellarte. Infatti il collezionismo privato continuò a fiorire nel XIX secolo, determinato sia dalla passione per larte che dal desiderio di investire i capitali: fra le maggiori collezioni italiane del secolo vanno ricordate, tra le altre, quelle di Gaetano Filangieri iunior a Napoli, di Giacomo Carrara a Bergamo, di Teodoro Correr a Venezia e di Federico Stibbert a Firenze; per quanto riguarda gli altri paesi europei, importanti furono la Wallace Collection Londra e la Jacquemart-André Parigi.

Sempre verso la fine del secolo iniziarono a formarsi anche le grandi collezioni americane, tra cui vanno ricordate quelle di Andrew W. Mellon, Isabella Stewart Gardner, John Pierpont Morgan, Samuel H. Kress e Paul Getty.

                                     

5. Il XX secolo e la situazione contemporanea

Quello che caratterizzò maggiormente la storia del collezionismo dellarte del XX secolo fu il ruolo che ricoprirono galleristi e collezionisti. Essi furono gli attori principali per la diffusione fisica e commerciale della maggior parte delle opere darte di quel periodo, sviluppando un sistema finanziario dellarte tale da poter influenzare la critica sulle nuove scoperte e di conseguenza sulla valorizzazione di molte correnti artistiche.

Musei e collezioni pubbliche partecipavano al processo di formazione del valore artistico che a sua volta favorivano lo sviluppo di musei e collezioni sempre più grandi; è in questo contesto storico che nacquero i più noti musei come il MOMA museum of modern art ed il Guggenheim. Questo fenomeno diede vita alla dicotomia mondo dellarte e mercato dellarte che conosciamo oggi.

Più tardi verso la metà del secolo linvestimento di capitale, la creazione di un sistema economico del collezionismo e la dinamicità di tale mercato permisero a banche e società di credito di investire nellarte dando vita negli USA alle prime collezioni aziendali. Da notare come già precedentemente lattività di grandi corporazioni era stata impiegata per nascita delle istituzioni museali: Rockefeller e Moma. Solo molto più tardi lattività di alcuni artisti critica istituzionale si concentra sullevidenziare i collegamenti tra il mondo dellarte e leconomia. Un esempio di tale pratica artistica è il lavoro dellartista tedesco Hans Haacke che nel 1970 realizza la sua opera Moma poll, con la quale sottolinea le relazioni tra Moma, il governatore Rockefeller e la politica del tempo del presidente Nixon.

Si assiste poi alla nascita di una nuova forma di collezionismo sicuramente più dinamico che non si limita a seguire le tendenze del mercato dellarte, ma le anticipa. È su questo solco che si muove la testimonianza storico-artistica del collezionista italiano, Giuseppe Panza di Biumo, capace di raccogliere nel tempo una miriade di opere delle più disparate tendenze.

La mobilità dellopera darte, garantita sia dai mezzi di trasporto sia dai flussi economici, insieme alla moltiplicazione degli operatori di settore, della diffusione mediatica e di un pubblico sempre più vasto favorirono la comparsa di nuovi modelli espositivi come ad esempio la fiera darte.Esempio di tale manifestazione è il caso di particolare rilievo della fiera di Basilea: Art Basel. Queste metamorfosi del mercato e del mondo dellarte influirono ed influiscono tuttora profondamente nella concezione di bene artistico, alimentando così un concetto di collezionismo ambiguo e multiforme.

Nel XXI secolo linvestimento nel settore artistico rappresenta la sintesi tra diversi fattori: valore, cultura ed estetica. Questa sintesi appare non trasparente per via di logiche e meccanismi intrinseci del sistema dellarte spesso speculativi e volutamente opachi. Questi elementi caratterizzano molti aspetti dellarte e delle collezioni degli ultimi decenni del XX secolo e degli inizi del XXI.