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ⓘ Lex Canuleia




Lex Canuleia
                                     

ⓘ Lex Canuleia

La legge Canuleia è una legge proposta dal tribuno della plebe Gaio Canuleio nel 445 a.C. con la quale venne abolito il divieto di nozze tra patrizi e plebei, risalente alle tradizioni dellepoca arcaica di Roma e codificato dalle Leggi delle XII tavole da pochi anni entrate in vigore.

                                     

1. Situazione

Essendo consoli Marco Genucio Augurino e Gaio Curzio Filone un altro filone di acceso dibattito politico scoppiò a Roma fra lordine Patrizio e lOrdine Plebeo. Da anni veniva ripresentata quasi con testardaggine la Lex Terentilia che voleva mettere un limite al potere dei consoli. E solo lanno precedente lazione di Publio Scapzio convinse la plebe le tribù a rivendicare al popolo romano la proprietà di un territorio che Ardeati e Arcini si contendevano. Il fatto aggiunse antagonismo fra la plebe e il patriziato che, attraverso i consoli, voleva gestire la situazione in modo differente. Da anni la plebe cercava di erodere il potere del patriziato e come ci narra Tito Livio,

La plebe cominciava in maniera decisa e determinata la sua secolare scalata alle massime istituzioni romane. Lagone politico surriscaldato dellUrbe non aveva certo bisogno di essere ulterioriormente attizzato quando il tribuno della plebe Gaio Canuleio presentò la sua legge.

                                     

2. Reazione

Leffetto fu dirompente. Il patriziato romano, del tutto ovviamente, si oppose. In pericolo era la gestione del potere. Ma naturalmente le motivazioni addotte furono del tutto diverse:

In realtà la lex Canuleia non poteva allepoca essere definita come una lex, né tanto meno come un vero e proprio plebiscito: infatti, liter legis doveva iniziare necessariamente con la proposta "rogatio" da parte di un magistrato maggiore mentre Canuleio era un tribuno della plebe; non poteva essere nemmeno un plebiscito perché allepoca dellemanazione della lex Canuleia, il plebiscito vincolava ancora solo i plebei, mentre questa norma interessava e vincolava necessariamente anche i patrizi. Fu, quindi, più precisamente, un accordo concluso tra i rappresentanti patrizi e quelli plebei. Tuttavia dal 287 a.C. con la lex Hortensia il plebiscito fu equiparato alla lex e, pertanto, questo atto normativo è passato alla storia come lex o plebiscito Canuleia/o.

Si notino i dettagli:

  • Il "sangue" dei patrizi contaminato.
  • "allinizio dellanno" Canuleio presentò la legge poco dopo che furono eletti i consoli per avere più tempo di farla discutere. Se non fosse stata approvata prima dellelezione di successivi consoli, la legge sarebbe dovuta essere ripresentata.
  • Sconvolti i diritti delle famiglie del patriziato. Non si può qui descrivere la complessità delle relazioni che intercorrevano fra le famiglie patrizie, le leggi, le regole religiose e parareligiose che ne autorizzavano quasi per "diritto divino" la gestione del potere a sua volta frazionato fra le varie gens ma che in caso di attentato alla "tradizione" vedeva i patrizi compatti a loro difesa. Ma lingresso dei plebei avrebbe certo scardinato un ben costruito e gestito status quo.

Il metodo migliore per non discutere e quindi non approvare la legge era la guerra. Se un nemico si avvicinava alla città la plebe veniva chiamata alle armi e, sottoposta alla legge marziale, non poteva votare. La storia della Lex Terentilia, per esempio, è costellata di interventi di Equi, Volsci e Sabini opportunamente sollevatisi ogni volta che la legge veniva proposta.

Questa metodologia di resistenza del potere non era nuova e non ha mai cessato di funzionare.

Canuleio, ovviamente resistette e convocò lassemblea popolare. I consoli, espressione del patriziato, si battevano contro la legge. Le ragioni che adducevano -come in ogni battaglia politica- erano molteplici, ma una ci sembra più degna di menzione:

                                     

3. Canuleio

Non resta che rimandare alle prime pagine del Libro IV di Ab Urbe condita libri di Tito Livio per vedere tutte le sacrosante ragioni addotte dai patrizi, e la veemenza verbale delle argomentazioni portate alla loro resistenza. Tante particolari sfaccettature della situazione vengono citate da Canuleio nel suo discorso, una in particolare è rivelatrice:

Una gens come i Claudii, proveniente dalla nemica Sabina, era stata accolta a Roma, aveva ricevuto terre in dotazione, era stata annoverata come patrizia. Canuleio si domandava retoricamente se uno straniero poteva diventare patrizio e quindi console, un civis romanus non poteva diventarlo solo perché plebeo?

La Repubblica romana, infatti, era maestra nel legare con vincoli matrimoniali e quindi economici le varie famiglie delle classi superiori dei popoli vicini che in tempi più o meno lontani erano stati necessariamente nemici. La rete di alleanze matrimoniali iniziate in tempo tanto remoti, permise a Roma la sopravvivenza durante le guerre Sannitiche e soprattutto durante linvasione di Annibale e la Seconda guerra punica. Paradossale comunque - anche se politicamente ed economicamente comprensibile - che la maggior parte dei cittadini romani fosse vista da parte dei consoli, che li guidavano in pace e soprattutto in guerra, come una massa di "belve selvagge".

La diatriba si riempì di motivazioni di vario genere anche religiose; ai plebei era precluso il consolato anche perché essi non possedevano il "diritto di auspicio" e quindi non potevano guidare lesercito.

Alla fine i patrizi, meno testardi di Canuleio, concessero la presentazione della legge, convinti che i tribuni, gratificati, non avrebbero presentato la parallela legge per il consolato ai plebei e questi avrebbero accettato la leva militare contro i nemici esterni. Il parziale successo infiammò ancor più gli animi. I tribuni, visto il successo di Canuleio, accentuarono la pressione. Per il consolato ai plebei si giunse al compromesso: sarebbero stati eletti dei tribuni consolari, una figura politica simile al consolato come potere ma senza il nome e il titolo consentendo di rispettare la forma che voleva il consolato riservato ai patrizi.

La legge Canuleia fu sottoposta a votazione e, come ci ricorda Cicerone



                                     
  • movimentata basti ad esempio una scorsa a Conflitto degli Ordini oppure a Lex Canuleia per le dicotomie patriziato plebe oppure alla stessa storia politica
  • leggi delle dodici tavole 445 a.C. Grazie alla Lex Canuleia che prende il nome dal Tribuno Canuleio autore del celeberrimo discorso, sono legalizzati
  • custodito il fuoco sacro della città le prime furono Gegania, Verenia, Canuleia e Tarpeia erano dunque quattro, Anco Marzio ne aggiunse altre due portandole
  • effetto della testimonianza di Publio Scapzio. Fu approvata la legge, la Lex Canuleia che permetteva matrimoni misti fra patrizi e plebei, vietati dai Decemviri
  • della plebe romano, collega di Tiberio Sempronio Gracco. Si oppose alla Lex Sempronia Agraria emanata da Tiberio Gracco. Quest ultimo convocò un assemblea
  • garantivano una maggiore equità in ambito giudiziario, e l approvazione della lex Canuleia nel 445 a.C. Nel 386 a.C. l esercito romano fu sconfitto dai Galli guidati

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