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ⓘ Bene comune




Bene comune
                                     

ⓘ Bene comune

Bene comune è una locuzione filosofica, tecnica culturale ed economica riferibile a diversi concetti che sono nellambito della scienza di oggi. Nellaccezione popolare viene definito bene comune uno specifico bene che è condiviso da tutti i membri di una specifica comunità: proprietà collettiva e uso civico. Vi sono definizioni di bene comune anche nellambito della filosofia, delletica, della scienza politica, della religione e della giurisprudenza.

                                     

1. Storia

Questo concetto viene espresso, in ambito filosofico-religioso, da Tommaso dAquino nella Summa Theologiae, scritta tra il 1265 e il 1274, esprimendosi, rispetto allessenza della legge, che questa "non è che una prescrizione della ragione, in ordine al bene comune, promulgata dal soggetto alla guida della comunità", affermando che il bene comune è anche il fine comune. Nella medesima opera espone che "costituendosi la legge innanzitutto per riferimento al bene comune, qualsiasi altro precetto sopra un oggetto particolare non ha ragione di legge sino a quando non si riferisce al bene comune.

Per tanto tutta la legge si riferisce al bene comune". In un altro passo della Summa Theologiae Q.29 artt. 37-42, sempre riferendosi al bene comune, sostiene la liceità della pena di morte sulla base del concetto della conservazione del bene comune. Largomentazione di Tommaso dAquino è la seguente: come è lecito, anzi doveroso, estirpare un membro malato per salvare tutto il corpo, così quando una persona è divenuta un pericolo per la comunità o è causa di corruzione degli altri, essa viene eliminata per garantire la salvezza della comunità. Il teologo sosteneva tuttavia che la pena andasse inflitta solo al colpevole di gravissimi delitti, mentre alla sua epoca veniva utilizzata con facilità e grande discrezionalità.

La missione dellautorità è la salus populi suprema lex, ma col superiore compito di spingere ognuno verso il bene comune "Se lautorità fallisce questa missione perde non soltanto il diritto di comandare, ma la ragion dessere".

                                     

2. Filosofia

Nella filosofia il concetto di bene comune è relativo e variabile. Esso, secondo alcune correnti filosofiche esprime unidea, unentità o altro, che giova allintera collettività. Esempi a tal proposito possono essere rappresentati dai filosofi storici che credono nellesistenza del "logos" energia razionale e nella sua azione ordinatrice. In questo caso il logos è garante del bene comune assoluto ed indiscriminato. Per altri filosofi invece il bene comune è inteso come "il bene dei più". Hegel per esempio sosteneva che una sola persona nella sua individualità non avesse alcuna importanza sociale. Secondo questultima corrente di pensiero per il bene comune può essere utile, ed a volte necessario, il sacrificio del singolo: è proprio questa la differenza che contraddistingue i due concetti filosofici di bene comune.

                                     

3. Scienza politica

I beni comuni o risorse comuni in inglese commons sono beni utilizzati da più individui, rispetto ai quali si registrano - per motivi diversi - difficoltà di esclusione e il cui "consumo" da parte di un attore riduce le possibilità di fruizione da parte degli altri: sono generalmente risorse prive di restrizioni nellaccesso e indispensabili alla sopravvivenza umana e/o oggetto di accrescimento con luso.

Oggi il tema dei beni comuni ha trovato un nuovo sviluppo, anche sulla spinta dellattualità di argomenti quali il riscaldamento globale, la depauperazione di ecosistemi unici o la perdita di biodiversità, tutti beni comuni delluomo.

                                     

3.1. Scienza politica Teorie

I beni comuni circolano al di fuori del mercato, attraverso i canali delleconomia informale: laccaparramento, la raccolta libera, la condivisione, leconomia del dono. Si può dire che sono beni di fatto "non escludibili", ossia per i quali non è possibile imporre un prezzo. Oltre a questo, sono beni parzialmente o totalmente "rivali", per i quali esiste il rischio di un eccessivo sfruttamento si pensi alla foresta amazzonica o agli stock ittici, dovuto ad una inefficiente distribuzione dei diritti sociali.

Le risorse comuni, pur presentando tratti che a volte le avvicinano ad altri tipi di beni, si distinguono da essi tanto concettualmente quanto per i problemi che pongono ai loro utilizzatori. Allinterno della teoria dei commons viene utilizzata una classificazione dei beni in quattro categorie, costruite tramite lincrocio di due variabili centrate sulla determinazione del rapporto tra bene e utilizzatori:

  • la difficoltà di esclusione di un individuo dalla fruizione del bene escludibilità
  • il fatto che il suo consumo da parte di un attore riduca o meno le possibilità di consumo degli altri sottraibilità

I beni pubblici - per definizione non escludibili e non sottraibili - costituiscono uno dei poli della tipologia presentata, mentre al polo opposto si collocano i beni privati. Due casi intermedi sono i beni di club toll goods, caratterizzati da bassa sottraibilità e da facilità di esclusione, le risorse comuni con difficoltà di esclusione alta e sottraibilità elevata. Da notare che non si tratta qui di categorie assolute, quanto di un "territorio" o - se si preferisce - di un piano cartesiano sul quale possono essere collocati i diversi tipi di beni reali a seconda delle loro caratteristiche, con ai poli i tipi puri, empiricamente difficili, anche se non necessariamente impossibili, da identificare.



                                     

3.2. Scienza politica Tragedia dei beni comuni

Anche se lanalisi delle risorse comuni non nasce con Garrett Hardin, larticolo pubblicato su Science nel 1968, La tragedia dei beni comuni ", costituisce tuttavia il punto di partenza del dibattito contemporaneo sullargomento. Hardin - biologo di formazione, ecologista e specialista del problema dellincremento demografico mondiale - descrive in esso un modello che costituisce una "metafora" della pressione data dalla crescita incontrollata della popolazione umana sulle risorse terrestri, presentandolo quale "tragedia della libertà in una proprietà comune". La posizione di Hardin è, in sintesi, che gli utilizzatori di una risorsa comune sono intrappolati in un dilemma tra interesse individuale e utilità collettiva, che è sostenibile solo in situazioni caratterizzate da scarsità di popolazione. Dal dilemma, secondo Hardin, non è possibile uscire con soluzioni tecniche, che, in definitiva, si risolverebbero in espedienti in grado solo di spostare il problema in avanti nel tempo. Lultima parola, secondo Hardin, spetta allintervento di unautorità esterna, di norma lo stato, che imponga la coercizione come sistema per evitare la "tragedia": si tratta di una soluzione statalista e contro il libero mercato, secondo cui, nellelaborazione di soluzioni politiche e legislative, la salvaguardia dellinteresse e del bene della collettività viene prima della tutela della libertà individuale dei diritti individuali, tra cui il diritto di proprietà. La soluzione proposta da Hardin è espressa e sintetizzata in un termine, "coercizione", che, come lo stesso Hardin avverte, è inviso alla maggior parte dei liberisti ma "non è detto che debba esserlo per sempre".

                                     

3.3. Scienza politica Governing the Commons di Elinor Ostrom

Lidea che esista ununica via nella risoluzione dei problemi posti dai beni comuni - sia essa lipotesi statalista di Hardin o la suddivisione e la privatizzazione della risorsa, idea di matrice essenzialmente economica - è stata però messa in discussione da Elinor Ostrom Premio Nobel per leconomia nel 2009 e dai suoi collaboratori nel corso degli anni 80 del Novecento, soprattutto con la pubblicazione di Governing the Commons E. Ostrom, 1990. In esso viene rilevato che, tanto la gestione autoritaria-centralizzata dai beni comuni quanto la sua privatizzazione, benché utilizzabili in determinate situazioni, non costituiscono la soluzione né sono immuni essi stessi da problemi rilevanti.

Partendo dallo studio di casi empirici, nei quali viene mostrato come gli individui reali non siano irrimediabilmente condannati a rimanere imprigionati nei problemi di azione collettiva legati allo sfruttamento in comune di una risorsa, la Ostrom ha posto in discussione soprattutto lidea che esistano dei modelli applicabili universalmente. Al contrario, in molti casi - storici e contemporanei - le singole comunità appaiono essere riuscite a evitare i conflitti improduttivi e a raggiungere accordi su una utilizzazione sostenibile nel tempo delle risorse comuni tramite lelaborazione endogena di istituzioni deputate alla loro gestione.



                                     

4. Situazione italiana

La situazione normativa italiana fa riferimento alle norme del Codice civile, dal 1942, agli artt. 822 e seguenti. Nel 2007 è stata istituita una Commissione ministeriale, la c.d. Commissione Rodotà per dettare una più moderna normativa di riforma del codice civile. La commissione, voluta da Clemente Mastella e presieduta da Stefano Rodotà, ha presentato al Senato della Repubblica un disegno di legge delega, che non è mai arrivato alla discussione parlamentare.

In quel disegno di legge venivano descritti come "beni comuni", sul piano giuridico, quei beni "che non rientrano stricto sensu nella specie dei beni pubblici, poiché sono a titolarità diffusa, potendo appartenere non solo a persone pubbliche, ma anche a privati. Ne fanno parte, essenzialmente, le risorse naturali, come i fiumi, i torrenti, i laghi le altre acque; laria; i parchi, le foreste le zone boschive; le zone montane di alta quota, i ghiacciai le nevi perenni; i tratti di costa dichiarati riserva ambientale; la fauna selvatica e la flora tutelata; le altre zone paesaggistiche tutelate. Vi rientrano, altresì, i beni archeologici, culturali, ambientali".

Si era poi prevista "una disciplina particolarmente garantistica di tali beni, idonea a nobilitarli, a rafforzarne la tutela, a garantirne in ogni caso la fruizione collettiva, da parte di tutti i consociati, compatibilmente con lesigenza prioritaria della loro preservazione a vantaggio delle generazioni future. In particolare, la possibilità di loro concessione a privati è limitata. La tutela risarcitoria e la tutela restitutoria spettano allo Stato. La tutela inibitoria spetta a chiunque possa fruire delle utilità dei beni comuni in quanto titolare del corrispondente diritto soggettivo alla loro fruizione".

Rispetto ai beni pubblici di appartenenza a soggetti pubblici, la proposta elaborata dalla commissione "abbandona la distinzione formalistica fra demanio e patrimonio, e introduce una partizione sostanzialistica, distinguendo i beni pubblici, a seconda delle esigenze sostanziali che le loro utilità sono idonee a soddisfare, in tre categorie: beni ad appartenenza pubblica necessaria; beni pubblici sociali; beni fruttiferi".

Commissione Rodotà - per la modifica delle norme del codice civile in materia di beni pubblici 14 giugno 2007 - Proposta di articolato Commissione Rodotà - elaborazione dei principi e criteri direttivi di uno schema di disegno di legge delega al Governo per la novellazione del Capo II del Titolo I del Libro III del Codice Civile nonché di altre parti dello stesso Libro ad esso collegate per le quali si presentino simili necessità di recupero della funzione ordinante del diritto della proprietà e dei beni 14 giugno 2007

Delega al Governo per la modifica del Capo II del Titolo I del Libro III del Codice Civile.

1. Il Governo è delegato ad adottare, entro dieci mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo per la modifica del Capo II del Titolo I del Libro III del Codice Civile nonché di altre parti dello stesso Libro per le quali si presentino simili necessità di riforma del diritto della proprietà e dei beni.

2. Le disposizioni della presente legge delega e quelle delegate, in quanto direttamente attuative dei principi fondamentali di cui agli articoli 1, 2, 3, 5, 9, 41, 42, 43, 97, 117 della Costituzione possono essere derogate o modificate solo in via generale ed espressa e non tramite leggi speciali o concernenti singoli tipi di beni.

3. Il decreto delegato è adottato, realizzando il necessario coordinamento con le disposizioni vigenti, nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi generali:

a) Revisione della formulazione dellart. 810 del codice civile, al fine di qualificare come beni le cose, materiali o immateriali, le cui utilità possono essere oggetto di diritti.

b) Distinzione dei beni in tre categorie: beni comuni, beni pubblici, beni privati.

c) Previsione della categoria dei beni comuni, ossia delle cose che esprimono utilità funzionali allesercizio dei diritti fondamentali nonché al libero sviluppo della persona. I beni comuni devono essere tutelati e salvaguardati dallordinamento giuridico, anche a beneficio delle generazioni future. Titolari di beni comuni possono essere persone giuridiche pubbliche o privati. In ogni caso deve essere garantita la loro fruizione collettiva, nei limiti e secondo le modalità fissati dalla legge.

Quando i titolari sono persone giuridiche pubbliche i beni comuni sono gestiti da soggetti pubblici e sono collocati fuori commercio; ne è consentita la concessione nei soli casi previsti dalla legge e per una durata limitata, senza possibilità di proroghe. Sono beni comuni, tra gli altri: i fiumi i torrenti le loro sorgenti; i laghi le altre acque; laria; i parchi come definiti dalla legge, le foreste le zone boschive; le zone montane di alta quota, i ghiacciai le nevi perenni; i lidi e i tratti dicosta dichiarati riserva ambientale; la fauna selvatica e la flora tutelata; i beni archeologici, culturali, ambientali le altre zone paesaggistiche tutelate. La disciplina dei beni comuni deve essere coordinata con quella degli usi civici. Alla tutela giurisdizionale dei diritti connessi alla salvaguardia e alla fruizione dei beni comuni ha accesso chiunque. Salvi i casi di legittimazione per la tutela di altri diritti ed interessi, allesercizio dellazione di danni arrecati al bene comune è legittimato in via esclusiva lo Stato. Allo Stato spetta pure lazione per la riversione dei profitti. I presupposti le modalità di esercizio delle azioni suddette saranno definite dal decreto delegato.

d) sostituzione del regime della demanialità e della patrimonialità attraverso lintroduzione di una classificazione dei beni pubblici appartenenti a persone pubbliche, fondata sulla loro natura e sulla loro funzione in attuazione delle norme Costituzionali di cui allArt 1. 2 così articolata: 1) beni ad appartenenza pubblica necessaria. 2) beni pubblici sociali. 3) beni pubblici fruttiferi.

1) I beni ad appartenenza pubblica necessaria sono quelli che soddisfano interessi generali fondamentali, la cui cura discende dalle prerogative dello Stato e degli enti pubblici territoriali. Non sono ne usucapibili ne alienabili. Vi rientrano fra gli altri: le opere destinate alla difesa; le spiagge le rade; la reti stradali, autostradali e ferroviarie; lo spettro delle frequenze; gli acquedotti; i porti e gli aeroporti di rilevanza nazionale ed internazionale. La loro circolazione può avvenire soltanto tra lo Stato e gli altri enti pubblici territoriali. Lo Stato e gli enti pubblici territoriali sono titolari dellazione inibitoria e di quella risarcitoria. I medesimi enti sono altresì titolari di poteri di tutela in via amministrativa nei casi e secondo le modalità che verranno definiti dal decreto delegato.

2) Sono beni pubblici sociali quelli le cui utilità essenziali sono destinate a soddisfare bisogni corrispondenti ai diritti civili e sociali della persona. Non sono usucapibili. Vi rientrano tra gli altri: le case delledilizia residenziale pubblica, gli edifici pubblici adibiti a ospedali, istituti di istruzione e asili; le reti locali di pubblico servizio. È in ogni caso fatto salvo il vincolo reale di destinazione pubblica. La circolazione è ammessa con mantenimento del vincolo di destinazione. La cessazione del vincolo di destinazione è subordinata alla condizione che gli enti pubblici titolari del potere di rimuoverlo assicurino il mantenimento o il miglioramento della qualità dei servizi sociali erogati. Il legislatore delegato stabilisce le modalità le condizioni di tutela giurisdizionale dei beni pubblici sociali anche da parte dei destinatari delle prestazioni. La tutela in via amministrativa spetta allo Stato e ad enti pubblici anche non territoriali che la esercitano nei casi e secondo le modalità definiti dal decreto delegato. Con la disciplina dei beni sociali andrà coordinata quella dei beni di cui allart 826, comma 2, del codice civile, ad esclusione delle foreste, che rientrano nei beni comuni.

3) Sono beni pubblici fruttiferi quelli che non rientrano nelle categorie indicate dalle norme precedenti. Essi sono alienenabili e gestibili dalle persone pubbliche con strumenti di diritto privato. Lalienazione ne è consentita solo quando siano dimostrati il venir meno della necessità dellutilizzo pubblico dello specifico bene e limpossibilità di continuarne il godimento in proprietà con criteri economici. Lalienazione è regolata da idonei procedimenti che consentano di evidenziare la natura e la necessità delle scelte sottese alla dismissione. I corrispettivi realizzati non possono essere imputati a spesa corrente. e) definizione di parametri per la gestione e la valorizzazione di ogni tipo di bene pubblico. In particolare:

1) Tutte le utilizzazioni di beni pubblici da parte di un soggetto privato devono comportare il pagamento di un corrispettivo rigorosamente proporzionale ai vantaggi che può trarne lutilizzatore individuato attraverso il confronto fra più offerte.

2) Nella valutazione delle offerte, anche in occasione del rinnovo, si dovrà in ogni caso tenere conto dellimpatto sociale ed ambientale dellutilizzazione.

3) La gestione dei beni pubblici deve assicurare unadeguata manutenzione e un idoneo sviluppo anche in relazione al mutamento delle esigenze di servizio.

4. Il decreto di cui al presente articolo è adottato nel rispetto della procedura di cui allarticolo 14 legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro della Giustizia congiuntamente con il Ministro dellEconomia e delle Finanze e con gli altri Ministri competenti per materia, acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni le province autonome di Trento e di Bolzano.

5. Lo schema di decreto legislativo adottato ai sensi del comma 1, è trasmesso alle Camere ai fini dellespressione del parere da parte delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per le conseguenze di carattere finanziario. Il parere è reso entro quarantacinque giorni dalla data di trasmissione dei medesimi schemi di decreto. Decorso tale termine, il decreto può essere comunque emanato.

6. Entro dieci mesi dalla data di entrata in vigore del decreto di cui al comma 1, nel rispetto dei criteri e principi direttivi fissati dalla presente legge, il Governo può emanare disposizioni integrative e correttive.

7. Dallattuazione della presente legge non derivano nuovi oneri e maggiori spese a carico della finanza pubblica.

Caduto il Governo Prodi II immediatamente dopo la consegna delle conclusioni della Commissione Rodotà, nel febbraio del 2010 il relativo disegno di legge fu presentato al Senato della Repubblica su iniziativa unanime del Consiglio regionale del Piemonte. Esso, tuttavia, non fu mai discusso in aula, con disappunto di alcuni dei componenti della Commissione che decisero di estendere i quesiti di due dei quattro Referendum abrogativi del 2011. Raggiunto il quorum, i due referendum, spesso ricordati come "referendum sullacqua pubblica", videro lapprovazione di oltre il 95% dei votanti. Tuttavia, nonostante la formale abrogazione delle norme oggetto di referendum con decorrenza 21 luglio 2011, con larticolo 4 del decreto legge 13 agosto 2011 n. 138 il Governo Berlusconi IV cercò di reintrodurre parte delle norme abrogate. Il 20 luglio 2012 la Corte costituzionale giudicò incostituzionale quellarticolo, affermando che esso violava il divieto di ripristino della normativa abrogata dalla volontà popolare desumibile dall’articolo 75 della Costituzione. La Corte stabilì inoltre che questa sentenza annulla anche le disposizioni contenute nel primo pacchetto di riforme economiche del marzo 2012 volute dal Governo Monti in materia di privatizzazioni A differenza dei tentativi governativi di cui sopra, la giurisprudenza civile italiana accoglie esplicitamente la nozione di" beni comuni” nella definizione a loro data dalla Commissione Rodotà, ad esempio con l’affermazione delle Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione n. 3665 del 2011 secondo cui devono ritenersi comuni, prescindendo dal titolo di proprietà, quei beni che risultino funzionali al perseguimento e al soddisfacimento degli interessi della collettività ed alla realizzazione dello Stato sociale. Il concetto di funzione sociale della proprietà viene, quindi, ad evolversi, nel senso che non costituisce soltanto un limite esterno alla proprietà privata, ma rappresenta anche un parametro distintivo della natura pubblica di un bene. Nel febbraio del 2013, Stefano Rodotà, con la collaborazione di studiosi illustri quali Ugo Mattei, Alberto Asor Rosa, il giudice emerito della corte costituzionale Paolo Maddalena, Alberto Lucarelli, Maria Rosaria Marella, Luca Nivarra, Salvatore Settis, rilanciava le conclusioni della Commissione Rodotà, e con esse il dibattito sui beni comuni, nel tentativo di ripensare le categorie di proprietà pubblica e privata, mettendo al centro i diritti inalienabili della collettività. Dopo la morte di Rodotà, su impulso di Ugo Mattei e Alberto Lucarelli il 30 novembre 2018 un convegno allAccademia Nazionale dei Lincei riproponeva la discussione sui beni comuni con lobiettivo di presentare nuovamente le conclusioni della Commissione Rodotà in Parlamento, stavolta come progetto di legge di iniziativa popolare, la cui raccolta di firme è promossa dal Comitato Popolare di Difesa dei Beni Comuni, Sociali e Sovrani "Stefano Rodotà".

                                     

5. Religione

La Chiesa cattolica, in una delle Costituzioni scaturite dal Concilio Vaticano II, propone la seguente definizione per il bene comune:

In uno storico radiomessaggio del 24 dicembre 1951, papa Pio XII affermò:

                                     
  • Berlinguer ti voglio bene è un film del 1977 diretto da Giuseppe Bertolucci, interpretato da Roberto Benigni e prodotto da Minervini Avati. Mario Cioni
  • Bene vixit qui bene latuit: la frase, derivata da bene qui latuit bene vixit tradotta letteralmente significa ha vissuto bene chi ha saputo stare
  • stato creato il comitato Verso Mondeggi Bene Comune - Fattoria senza Padroni composto da residenti dei comuni limitrofi. Nello stesso mese, il comitato
  • L ubicazione del bene è una raccolta di racconti di Giorgio Falco pubblicata da Einaudi nel 2009. Tutti i racconti sono ambientati nella città immaginaria
  • Villa Del Bene è una villa veneta situata in località Volargne, nel comune di Dolcè Verona lungo l antica via tridentina che costeggia il fiume Adige
  • Bene ma non benissimo è un film italiano del 2018 diretto da Francesco Mandelli. La pellicola è stata presentata il 25 ottobre 2018 nella sezione Alice
  • Escárcega e con il comune di Carmen. È di notevole importanza sul piano archeologico per merito dell antica città maya di Calakmul bene protetto dall UNESCO
  • Voce principale: Carmelo Bene Le opere e la poetica di Carmelo Bene sono assai ricche e prolifiche, e abbracciano quasi quarant anni di attività dell autore

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