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ⓘ Gottfried Silbermann




Gottfried Silbermann
                                     

ⓘ Gottfried Silbermann

Johann Gottfried Silbermann è stato un organaro tedesco, uno dei più illustri del Settecento.

Il padre, Michael Silbermann, era un maestro carpentiere e probabilmente anche Gottfried svolse per qualche tempo questa attività che ad ogni modo gli fu proficua per la futura attività, prima di trasferirsi, nel 1701, a Strasburgo, dove apprese dal fratello Andreas larte della costruzione degli organi facendo poi insieme a lui apprendistato a Parigi 1704-1706, presso il celebre costruttore François Thierry, organaro del Re di Francia. Come maestro organaro ritornò nuovamente in Sassonia nel 1710 dopo aver strategicamente diviso con il fratello gli àmbiti territoriali dinteresse commerciale onde evitare concorrenza tra familiari: Andreas Silbermann sarebbe rimasto in Alsazia a costruire splendidi organi di fattura classica francese, mentre Gottfried sarebbe tornato in Sassonia per costruire organi di fonica germanica.

Lanno successivo, inaugurò ufficialmente la propria azienda a Freiberg Sassonia, dove il Sovrintendente Christian Lehmann fu tra i massimi promotori dellopera dei Silbermann. Prima grande opera affidata alla nuova azienda fu il cosiddetto "GrandOrgano" della Cattedrale di Santa Maria a Freiberg, nel 1714.

G. Silbermann morì a Dresda nel 1753, probabilmente a causa di unintossicazione da vernice, mentre stava lavorando alle rifiniture dellorgano della Hofkirche.

                                     

1. Gli organi di Gottfried Silbermann

Gli organi costruiti dai fratelli Silbermann mostrano un chiaro stile distintivo in qualità musicali e di architettura. Gottfried Silbermann non cambiò mai il proprio stile: la sua abilità nel guadagnare forti somme di denaro con la costruzione di organi fu rimarchevole, lasciandolo alla fine della propria vita ricco e pieno di risorse. Peraltro le sue operazioni economiche e la lenta consolidazione delle sue posizioni, crearono un vero e proprio monopolio nella professione.

Creò circa 50 organi, 29 dei quali si trovano ancora oggi in Sassonia, con rappresentanti di primo piano come quello della Hofkirche di Dresda il quale, assieme a quello della Cattedrale di Freiberg, rappresentano i suoi pezzi migliori; questultimo, nello specifico, dispone di 3 manuali e 41 registri divisi in Oberwerk, Hauptwerk, Brustwerk e Pedal.

                                     

1.1. Gli organi di Gottfried Silbermann Caratteristiche

  • Costruzione unitaria, razionale, ravvicinata della cassa e delle meccaniche evitando sistematicamente lutilizzo del "positivo tergale" Ruckpositiv e delle torri separate delle canne del pedale disposizione "amburghese", elementi tipici dellorganaria nordgermanica e fiamminga. Sempre ispirato da criteri di massima economia e praticità, risparmiando anche sui costi della manodopera impiegata, G. Silbermann disponeva inoltre somieri multipli di dimensioni relativamente ridotte max. 150 cm X 70 cm trasportabili da non più di due lavoranti, "spezzati" o collocati in serie, dietro Hinterwerk i corpi fonici principali di mostra Vorwerk. In particolare, il positivo tergale è sempre sostituito da un "positivo di petto" Brustwerk situato in posizione centrale, immediatamente sopra la consolle oppure dietro Hinterpositiv il nucleo fonico principale del GrandOrgano Hauptwerk; mentre le grandi canne di basseria dei solitamente pochi registri del pedale sono collocate in fondo alla cassa Hinterpedal oppure appena fuori la cassa con tutta la manticeria. I mantici sono sempre posti allesterno dellorgano. Queste soluzioni, insieme alla disposizione centrale e decrescente delle canne più grandi sui somieri, permettevano una migliore distribuzione dellaria risolvendo tre noti problemi di molti organi antichi e non solo: 1) La "caduta di vento" causa leccessivo pescaggio dellaria una volta suonati accordi con registri e note corrispondenti alle canne di grandi diametri; 2) il "ritardo" di attacco, per i medesimi motivi, delle canne maggiori rispetto a quelle più piccole poiché le prime solitamente posizionate alle estremità di somieri troppo estesi o comunque sottoalimentati; 3) lentrata "in risonanza" dei mantici collocati allinterno, alla base della cassa dellorgano, con le vibrazioni emesse dalle canne causa di oscillazioni e fastidiose instabilità dei suoni emessi.
  • Organi di dimensioni non monumentali se paragonate ai contemporanei e ai predecessori ispirati a criteri di massima praticità ed economia, con una varietà discreta ma tradizionale di registri;
  • Poche ance per limitare gli interventi daccordatura allorganista e utilizzo di materiali di primissima scelta per evitare manutenzioni allorganaro. La committenza con cui G. Silbermann aveva a che fare non era quella dei mecenati delle ricche città olandesi o del nord della Germania ma quella dei litigiosi ed esigenti consigli municipali delle piccole città e dei villaggi sassoni, in difficoltà economiche seguite alla lunga Guerra dei Trentanni;
  • Utilizzo di metodi di fabbricazione seriali e protoindustriali, con quattro modelli standardizzati di organi mai più di tre tastiere per quelli più grandi destinati a tre principali committenze: "villaggi", "piccole città", "grandi città";
  • Utilizzo tradizionale dell"ottava corta" e dellantica accordatura mesotonica a 1/4 di comma per tutti i suoi organi, arrivando al massimo a "temperarli" in età matura a 1/6 di comma sintonico in seguito a critiche e pressioni di musicisti, in primis J. S. Bach;
  • Le mostre degli organi di G. Silbermann sono prive dei caratteristici elementi triangolari e delle tourelles dellorganaria francese, germanica e fiamminga. Sono invece sviluppate generalmente "allitaliana", su tre campate con disposizione centrale delle canne maggiori: "a cuspide" o "a cuspide con ali". Per gli strumenti più piccoli anche ununica campata "a cuspide". Assai probabile linfluenza dellorganaro italo-tedesco Eugenio Casparini 1623-1706 che fu maestro del fratello Andreas dal 1697 al 1699;

Nuove possibilità virtuosistiche erano così consentite sia alle tastiere che al pedale, giustificando lapprezzamento per gli organi di G. Silbermann da parte di J.S. Bach;

  • Per gli standard dellarte organaria dei suoi tempi, pressioni di esercizio dellaria molto elevate 95–99 mm in colonna dacqua per i manuali e fino a 110 mm al pedale! anche per i suoi strumenti più piccoli. I cantori lamentavano sovente leccessiva potenza dei suoi organi capaci di sovrastare il canto dellassemblea e dei solisti. G. Silbermann, invece, pubblicizzava come "marchio di fabbrica" questa caratteristica, chiedendo espressamente alle varie committenze di provare i suoi strumenti in chiese affollate e rumorose;
  • luso di canne resistenti in lega ad alta percentuale di stagno, in particolare per i registri della famiglia dei "principali";
  • Primi casi di moderna intonazione "a piede chiuso" per alcuni registri labiali con predilezione per il secondo armonico e diametri delle canne standard, sempre identici in ogni strumento. Tagli alti delle bocche con proporzioni della scalatura che fanno di Silbermann il precursore delle normal mensuren misure normali dellarte organaria ottocentesca e contemporanea;
  • Terze rigorosamente separate dalle file di "Ripieno" Mixtur su ogni tastiera per comporre liberamente registri di Sesquialtera ;
  • Ripieni "alla francese" dalla timbrica bilanciata, non troppo brillante, basati esclusivamente su quinte "morbide" ed ottave, seguiti da Cimbeln Ripieni acuti che in G. Silbermann raddoppiano semplicemente, con i medesimi ritornelli, le ultime file acute della Mixtur. Questo contribuisce in maniera decisiva al caratteristico "suono dargento" di tutti i suoi organi che li distingue sia dalle sonorità sin troppo lucenti e "aspre" delle tradizioni della Germania del Nord Rauschpfeiffen, Scharffzimbeln, che da quelle chiuse, "nasali", della Germania centrale e del Sud Terzmixturen;
  • Assenza per tutti i suoi organi del consueto accoppiamento del pedale alle tastiere Hakenkoppel. Per alcuni dei suoi strumenti più grandi Dresda-Hofkirche e Frauenkirche; Friburgo-Petrikirche troviamo solamente una "trasmissione" meccanica dei tasti del pedale denominata Bass ventil, collegata a un doppio ventilabro in corrispondenza delle note del registro di Fagotto, in fondo, sotto il somiere dello Hauptwerk. Soluzione, questa, in verità non particolarmente riuscita e funzionale. Per tutti i manuali è invece presente laccoppiamento "a cassetto" Schiebekoppel tipico dellorganaria francese e, più in generale, dei clavicembali.
  • Presenza nei manuali di registri di mutazione di Cornet dai diagrammi larghi e di ununica ancia di Trompette, tutti di fattura "classica" francese. Anche il solitamente presente registro ad ancia della Vox Humana si discosta dai diagrammi e dalle caratteristiche germaniche in favore di quelle della più delicata Voix Humaine francese;
                                     

2. Silbermann e il pianoforte

Silbermann fu anche una figura centrale nella storia dellevoluzione del pianoforte. Egli trasmise ai successivi costruttori dello strumento le idee cruciali di Bartolomeo Cristofori inventore del pianoforte, inventando anche personalmente luso dei pedali.

Tracce della sua opera si trovano nel "Lessico Universale" di Johann Heinrich Zedler, il quale indica Silbermann come il primo costruttore di un pianoforte di concezione moderna, nel 1732, dopo un solo anno dalla morte di Cristofori. Nel 1709, Scipione Maffei fece delle ricerche sullorigine del pianoforte come strumento e pubblicò unintervista con Cristofori, pubblicata su un giornale italiano nel 1711. Nel 1725, questo articolo venne tradotto in tedesco dal poeta di corte di Dresda, Johann Ulrich König.

Ad ogni modo, Silbermann si adoperò nel proprio operato per copiare scrupolosamente lazione complessa degli ultimi strumenti di Cristofori. Silbermann replicò inoltre unaltra famosa opera di Cristofori, la progettazione della tastiera, riuscendo nelloperato grazie al proprio apprendistato anche come costruttore di clavicembali.

Negli anni quaranta del XVIII secolo il Re Federico II di Prussia divenne uno dei maggiori patrocinatori dei pianoforti Silbermann ne comprò un numero notevole. Ancora oggi due pianoforti Silbermann si trovano nel palazzo di Federico a Potsdam.



                                     

3. Linvenzione del meccanismo per alzare gli smorzi

Silbermann fu linventore di una caratteristica tipica dei pianoforti moderni, ovvero la possibilità di alzare gli smorzatori per far vibrare le corde liberamente. Esso consiste in un pedale che aziona un meccanismo che alza gli smorzatori. Liniziale progetto di Silbermann, però consisteva non in un pedale, ma in due leve manuali ai lati della tastiera che alzavano gli smorzatori dei bassi sinistra o soprani destra, caratteristica che però richiedeva che il musicista utilizzasse una o due mani per azionare il meccanismo, interrompendo la propria funzione sulla tastiera.

Il progetto di Silbermann consisteva poi di gestire separatamente i toni alti da quelli bassi, fatto che oggi è stato possibile attuare grazie alle invenzioni di Borgato che ha introdotto il quarto e il quinto pedale nella consolle del pianoforte.

                                     

4. Silbermann e Bach

Il rapporto tra Silbermann e Bach ci viene narrato da un contemporaneo del XVIII secolo, il musicista tedesco Johann Friedrich Agricola. Dopo aver completato due pianoforti, riporta lAgricola, Silbermann li sottopose a Bach il quale replicò criticamente dicendo che il loro tono espressivo era debole e che i tasti si dimostravano eccessivamente duri da suonare, il che poteva rendere disagevole il lavoro del musicista. Silbermann, che solitamente non era favorevole alle critiche, pare che ad ogni modo abbia apportato le modifiche suggerite da Bach e che i suoi successivi pianoforti avessero goduto della piena approvazione del compositore tedesco, il quale si pose addirittura come intermediario per la vendita dei pianoforti prodotti da Silbermann, firmando un regolare contratto datato 8 maggio 1749. Tuttavia è significativo il fatto che Bach non scrisse mai per pianoforte, continuando a preferire, dal canto suo, il clavicembalo.

                                     

5. Gli allievi di Silbermann

Silbermann ebbe tra i continuatori della sua opera, alcune personalità rilevanti della costruzione di strumenti nei secoli successivi. Suo nipote ed allievo Johann Andreas Silbermann, fu maestro di Johann Andreas Stein, che perfezionò la cosiddetta "Azione viennese", fondando le basi per i pianoforti su cui operarono musicisti come Haydn, Mozart o Beethoven.

Altro gruppo di allievi di Silbermann fu il cosiddetto "dei dodici apostoli". Questi costruttori lasciarono la Germania durante il caos creato dalla Guerra dei Sette anni 1756-1763, migrando in Inghilterra, dove la prosperità economica garantì loro nuovi sbocchi commerciali.

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