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ⓘ Collegiata di Santa Maria Assunta (Ariccia)




Collegiata di Santa Maria Assunta (Ariccia)
                                     

ⓘ Collegiata di Santa Maria Assunta (Ariccia)

La collegiata di Santa Maria Assunta in Cielo è il principale luogo di culto cattolico del comune di Ariccia, in provincia di Roma, nellarea dei Castelli Romani, nella diocesi suburbicaria di Albano Laziale.

Una collegiata con questa denominazione esisteva ad Ariccia fin dal VI secolo, ma lattuale edificio con prospetto principale sulla monumentale piazza di Corte è stato costruito tra il 1663 ed il 1665 per interessamento della famiglia Chigi su progetto di Gian Lorenzo Bernini, con il contributo di altri importanti artisti attivi a Roma nel Seicento. La chiesa, inserita tra i beni monumentali schedati della provincia di Roma, è oggi la principale sede parrocchiale del comune, unita alla parrocchia del santuario di Santa Maria di Galloro.

                                     

1.1. Storia La collegiata antica

Lantica chiesa collegiata di Ariccia venne fondata in età molto antica nel sito dellattuale chiesa sconsacrata di San Nicola di Bari, che occupa una parte della navata principale dellantica collegiata stessa. La collegiata in questione, dedicata anchessa alla Madonna, venne forse fondata addirittura nel VI secolo, durante la breve parentesi del regno ostrogoto dItalia di Atalarico 526 - 534, come riportavano alcune medaglie celebrative rinvenute nel Seicento nel luogo dellantica chiesa.

La collegiata possedeva numerose proprietà nel territorio ariccino, come testimoniato da quattro istrumenti notarili conservati nellarchivio del monastero dei santi Alessio e Bonifacio in Roma datati tra il 1281 ed il 1296.

In seguito al progressivo spopolamento di Ariccia la collegiata assieme ai suoi beni, ed alle altre due chiese ariccine di Santa Maria in Petrola -ubicata probabilmente nellarea di Vallericcia- e di San Pietro de Aritia venne assegnata da papa Bonifacio IX allabbazia di SantAnastasio alle Tre Fontane in Roma con bolla del 1º febbraio 1404.

Lantica collegiata, secondo quanto ricostruisce lo storico e canonico ariccino Emanuele Lucidi, era lunga 120 piedi-calcolando lequivalenza di un piede romano a 30 centimetri, circa 35 metri, calcolandolo a 50 centimetri, circa 60 metri- ed aveva dieci altari laterali. Oltre alla porta principale, probabilmente rivolta verso lattuale corso Giuseppe Garibaldi, nel 1557 venne aperta una porticina laterale verso ovest. Il presbiterio era stretto, laltare maggiore -probabilmente un altare in marmo bianco rinvenuto durante scavi nel sito dellantica chiesa nel 1852- addossato al muro e separato dalla navata da una balaustra di legno: sulla parete di fondo, era dipinta lassunzione di Maria. La chiesa era dotata di una torre campanaria, e di un portico antistante lingresso, al secondo piano del quale erano collocate le stanze riservate ai canonici. Il tetto, a quanto riferisce il Lucidi, era in legno e non in buono stato. La sagrestia era collocata sotto al piano della chiesa; il cimitero era stato ricavato in due grandi fosse comuni praticate nel pavimento in peperino della chiesa stessa, che si esaurirono nel 1633 rendendo necessario lo svuotamento delle medesime in un terreno adiacente la chiesa: e larciprete dellepoca, Leonardo Garfagnano, venne anche accusato di aver fatto gettare le ossa dei morti ariccini in luogo non consacrato.

Numerosi papi vennero ad Ariccia e visitarono la collegiata: tra essi, papa Pio II, papa Sisto V, papa Clemente VIII e papa Urbano VIII. E fu proprio un pontefice, papa Alessandro VII, ad ordinare la demolizione della collegiata antica in luogo di una nuova collegiata, il 27 aprile 1665. I Chigi ebbero cura di far lasciare in piedi una parte dellantica collegiata, che dietro progetto di Luigi Bernini, fratello del più famoso Gian Lorenzo Bernini -in quel periodo impegnato nella realizzazione del complesso monumentale chigiano- divenne lattuale chiesa sconsacrata di San Nicola di Bari, assegnata come sede più capiente al locale collegio dei padri dottrinari il 16 ottobre 1665.

Delle opere più pregevoli conservate nella collegiata distrutta, alcune furono distrutte, altre riutilizzate. Due colonne di granito che sostenevano gli archi delle navate, ad esempio, erano rimaste ai lati della facciata della chiesa di San Nicola di Bari e vennero adeperate nel 1751 per sorreggere il balcone della facciata principale di Palazzo Chigi; diverse lapidi funerarie erano conservate ancora alla fine del Settecento dai padri dottrinari nel cortile del collegio di San Nicola e in altre abitazioni private. Dei dipinti che adornavano lantica collegiata, la maggior parte tornarono alle famiglie che li avevano commissionati: una Visitazione della Vergine e la statua in legno dorato di santApollonia, opere commissionate dalla famiglia Savelli, sono ancora oggi conservate presso lattuale collegiata.

                                     

1.2. Storia La fondazione della nuova collegiata

Il 20 luglio 1661, i tre nipoti di papa Alessandro VII, ovvero il cardinale Flavio Chigi ed i suoi fratelli Mario ed Agostino, acquistarono il feudo di Ariccia dal cardinale Paolo Savelli e da suo fratello Giulio, al prezzo di 358.000 scudi: iniziò per Ariccia un periodo di grande rinnovamento urbanistico ed economico.

Papa Alessandro VII maturò subito il desiderio di costruire nel nuovo feudo una collegiata che fosse più bella e funzionale, pertanto iniziò ad acquistare numerose case in prossimità dellattuale piazza di Corte -lacquisto dei lotti più importanti fu siglato con listromento del 25 giugno 1663-. Il costo per i lavori di muratura, stucco e pittura -con la partecipazione di grandi artisti come Gian Lorenzo Bernini, Antonio Raggi, Jacques Courtois il "Borgognone", Raffaele Vanni, Ludovico Gimignani, Giacinto Gimignani, Bernardino Mei, Alessandro Mattia da Farnese- ammontò a 84.000 scudi, probabilmente provenienti -almeno in parte- dal lascito testamentario del cardinale Giulio Mazzarino, già ministro capo del regno di Francia.

Ad ogni modo, la benedizione della nuova collegiata a lavori terminati si tenne il 16 maggio 1665, quando prima il cardinale Flavio Chigi assieme al capitolo di Ariccia benedissero la chiesa, poi papa Alessandro VII assistito da numerosi cardinali -segnatamente il cardinale vescovo della diocesi suburbicaria di Albano Giovanni Battista Pallotta, Paolo Savelli, Pier Luigi Carafa, Giovanni Battista Spada- celebrò una solenne funzione, e quindi la chiesa venne consegnata ufficialmente allarciprete e al capitolo stesso.

Nonostante larchitettura della chiesa sia celebrata addirittura come una delle opere più perfette del Bernini, pare che lopera non risultò gradita completamente a papa Alessandro VII, perché risultava piuttosto poco funzionale per la celebrazione della liturgia. Così, la scarsa praticabilità del presbiterio venne compensata nel 1687, quando il cardinale Flavio Chigi ordinando la traslazione presso la chiesa delle reliquie di san Deodato di Nola fece staccare laltare dalla parete e ricollocarlo più al centro dellabside, e poi nel 1779, quando larea presbiteriale venne allargata e delimitata da una balaustra di legno. Nel 1683 venne restaurato il tetto della chiesa poiché per un difetto nella costruzione lacqua piovana tendeva ad entrare in chiesa dal tetto spiovente anziché scolare verso gli appositi tubi.

                                     

1.3. Storia Il Settecento

La mancanza di una sagrestia capiente -considerando che già dal 1667 la collegiata era stata canonicamente istituita a tutti gli effetti con un numero portato da cinque a dieci canonici- venne compensata nel 1769, quando il canonico ariccino Paolo Minini donò alcuni locali adiacenti alla collegiata con uso di sagrestia, stanze che vennero uniti alla sagrestia vecchia grazie al finanziamento di scudi cento donati dal marchese piacentino Orazio Casati a prezzo di una messa cantata annua in suo suffragio. Nel 1775 la Congregazione dei Riti autorizzò la celebrazione della messa da parte di sacerdoti vecchi o malati in una cappella ricavata nella sagrestia della collegiata. Loriginaria cantorìa dellorgano, situata sopra la porta dingresso principale della chiesa, era in peperino: a causa della sua pesantezza che poteva compromettere la stabilità delledificio, nel 1753 il principe Agostino Chigi fece rifare cantorìa ed organo per una spesa di 1200 scudi. Nel 1759 vennero compiuti nuovi lavori sul tetto della chiesa, per ovviare agli stessi problemi di costruzione a cui avevano messo una pezza i restauri del 1683: infatti, persino limponente affresco del catino dellabside era stato rovinato dallacqua, e dovette essere ridipinto dal pittore Masucci.

Il principe Sigismondo Chigi, non appena prese possesso del feudo di Ariccia nel 1771, non esitò ad investire la somma di 12.000 scudi per il rifacimento della altre parti rovinate della chiesa e per dare a piazza di Corte la sua sistemazione attuale, con la collocazione dellattuale iscrizione sulla facciata della chiesa e sui cornicioni dei due casini laterali.

La consacrazione ufficiale della collegiata, e dellaltare laterale intitolato alla Santissima Trinità ed a santAgostino di Ippona, fu celebrata il 18 ottobre 1778, terza domenica del mese, dal cardinale vescovo della diocesi suburbicaria di Sabina Andrea Corsini. A causa della saturazione del cimitero posto sotto il pavimento della chiesa, nel 1780 il principe Sigismondo Chigi decise di vietare la tumulazione di corpi presso la collegiata ed ordinò a sue spese il trasporto delle ossa ivi contenute nel nuovo cimitero situato accanto alla chiesa di San Rocco, nellattuale quartiere omonimo appena fuori porta Napoletana.

Dopo loccupazione di Roma del 9 febbraio 1798, compiuta dallarmata rivoluzionaria francese comandata dal generale Louis Alexandre Berthier, il potere temporale pontificio venne misconosciuto e già il 15 febbraio venne proclamata la Repubblica Romana: nellarea dei Castelli Romani, Frascati, Albano Laziale, Velletri e Marino si proclamarono repubbliche sorelle della Repubblica Romana nei giorni immediatamente successivi. L11 aprile 1798 un commissario francese venne inviato ad Ariccia dal governo di Albano per requisire tutti i preziosi conservati presso il santuario di Santa Maria di Galloro, da cui erano stati cacciati i monaci vallombrosani: per custodire meglio limmagine della Madonna di Galloro da furti e profanazioni gli ariccini decisero così di portarla al sicuro nella collegiata. Il Settecento si chiuse per Ariccia con i disordini legati al transito delle truppe francesi e napoletane in combattimento: alla Madonna di Galloro, allora conservata nella collegiata, si attribuisce il miracolo di aver allontanato oltre tremila francesi che stavano bivaccando per le strade del paese con la notizia dellarrivo dellesercito sanfedista.



                                     

1.4. Storia DallOttocento al Duemila

Passata la prima invasione francese, dopo il ritorno del potere temporale pontificio alcuni monaci vallombrosani tornarono ad abitare nel santuario di Santa Maria di Galloro, e pretesero la riconsegna dellimmagine della Madonna di Galloro, ancora nella collegiata. Poiché larciprete ed i canonici non volevano cedere, la controversia fu portata al cospetto di papa Pio VII -in quel momento esule a Venezia- che ordinò che limmagine fosse riconsegnata al santuario. Il trasporto avvenne nella notte tra il 5 ed il 6 novembre 1801: da allora la Madonna di Galloro non ha più abbandonato lomonimo santuario. Papa Pio VII si recò in visita presso la collegiata il 23 ottobre 1803, e concesse ai canonici il privilegio di indossare il rocchetto. La chiesa durante la seconda guerra mondiale fu scampata dai bombardamenti aerei anglo-americani, che colpirono Ariccia il 1º febbraio 1944 distruggendo la parte settentrionale di Palazzo Chigi ed il ponte di Ariccia. Alcuni lavori di riqualificazione furono iniziati a partire dalla fine degli anni ottanta.

Nellestate 2008 alcuni parrocchiani hanno sollevato una protesta contro il provvedimento di trasferimento del parroco don Pietro Massari presso la basilica di San Barnaba a Marino disposto dal vescovo della diocesi suburbicaria di Albano Marcello Semeraro, in carica ad Ariccia da ben ventitré anni: la protesta ha avuto ampia risonanza sulla stampa locale e nazionale e sollevando simili proteste in occasione di trasferimento di parroci disposto dal vescovo diocesano. Le richieste dei manifestanti non sono state accolte, il trasferimento è avvenuto e la situazione si è andata normalizzando dopo larrivo del nuovo parroco don Aldo Anfuso.

                                     

2. Descrizione

La collegiata, come già si è detto, è stata unopera progettata da Gian Lorenzo Bernini su commissione della famiglia Chigi e di papa Alessandro VII: allo stesso progettista sono da attribuire tutti gli edifici che prospettano su piazza di Corte -pur considerando i cambiamenti legati agli interventi del 1771 e allapertura del ponte di Ariccia a metà Ottocento-, che culminano nel famoso complesso di Palazzo Chigi con il retrostante Parco Chigi.

La chiesa ariccina, come la collegiata pontificia di San Tommaso da Villanova a Castel Gandolfo o la chiesa di SantAndrea al Quirinale a Roma, è unopera che appartiene alla maturità berniniana, quando aveva iniziato a privilegiare la pianta centrale: nel caso della collegiata di Ariccia, il Bernini preferì utilizzare una pianta centrale circolare sormontata da una semisfera, schiacciando il tutto verso il basso ma estendendo il complesso longitudinalmente allesterno, grazie ai due casini porticati laterali che fiancheggiano il portico della chiesa; nel caso dellaltro importante monumento berniniano ai Castelli Romani, la collegiata di Castel Gandolfo, preferì adottare una pianta centrale a croce greca che si estendeva maggiormente verso lalto grazie ad una cupola più slanciata.

                                     

2.1. Descrizione Esterno

La facciata si inquadra nel fronte monumentale di piazza di Corte, progettato da Gian Lorenzo Bernini e mantenuto negli interventi settecenteschi come quinta scenografica antistante la lunga facciata di Palazzo Chigi.

Lingresso è preceduto da un portico a tre fornici con archi a tutto sesto, richiamato dai due portici laterali anchessi a tre fornici luno, ma privi dellarco a tutto sesto. Originariamente, sul cornicione del portico si leggeva la scritta Beatae Mariae Virgini Dei Matri in Caelum Assumptae, accompagnata dallo stemma in marmo di papa Alessandro VII: dopo i lavori del 1771 voluti dal principe Sigismondo Chigi lo stemma è rimasto ma la scritta sul cornicione è diventata Deiparae in Coelum Assumptae.

Sopra la porta dingresso, cè una stella -che simboleggia sia la Madonna che i Chigi- con liscrizione Stella matutina ora pro nobis.

Su un pilastro del fornice centrale sono collocate le memorie in bronzo della missione gesuita del 1932 e della missione passionista del 1979.



                                     

2.2. Descrizione Lorgano a canne

Lorgano a canne della chiesa è stato costruito nella seconda metà del XX secolo dalla ditta organaria Rieger-Kloss.

Lo strumento è collocato sulla cantoria in controfacciata in una cassa barocca. Questa ospitava un precedente organo, opera di Giovanni Matteo di Niccolò e Giovanni Francesco Donadio detto il Mormanno, risalente al 1506 e proveniente dalla chiesa di S. Maria della Pace a Roma, che vi fu collocato dallorganaro Matteo Marione nel 1665. La cassa, intagliata e dipinta, presenta una superficie piana divisa in tre campate, ciascuna contenente sette canne di principale disposte a cuspide. Il sistema di trasmissione è elettrico e la consolle, indipendente, è situata nella terza cappella di sinistra; essa dispone di due tastiere di 61 note ciascuna e di una pedaliera concavo-radiale di 32 note.

                                     

2.3. Descrizione La cupola

I lavori in stucco della cupola sono opera dello scultore ed allievo fedele di Gian Lorenzo Bernini, Antonio Raggi.

La struttura della cupola, vagamente ispirata al Pantheon di Roma nellimponenza -seppur in piccolo- tanto che sembra fosse desiderio di papa Alessandro VII di fare di questa chiesa una sorta di "Pantheon Mariano", è sorretta da otto pilastri: nella calotta della cupola sono raffigurati sedici angeli -due per ogni campata- che sostengono ghirlande e di quercia e lunghi festoni arborei. Lintera superficie convessa è punteggiata da cassettoni esagonali che vanno a rimpicciolirsi nel progredire verso locchialone centrale, al quale convergono le otto fasce bianche dei costoloni. Locchialone centrale di cui sopra è sormontato da una lanterna.

Lungo tutto il cornicione interno su cui appoggia la cupola allinterno si legge la seguente iscrizione:

                                     

2.4. Descrizione Gli altari laterali

Gli altari laterali sono sei: si presentano rivestiti di stucchi e presentano un timpano alternato sorretto da due colonne.

                                     

2.5. Descrizione Emisfero destro

  • Altare di san Tommaso da Villanova.

Accoglie un dipinto di grandi dimensioni raffigurante "San Tommaso da Villanova agonizzante" opera del pittore Raffaele Vanni, pagata dallelemosiniere segreto di papa Alessandro VII 200 scudi nel 1665.

  • Altare della Sacra Famiglia.

Il quadro dellaltare è un "San Giuseppe" di Ludovico Gimignani, pagato nel 1665 200 scudi assieme ad un altro quadro dipinto dal fratello del Gimignani.

Ad una parete della nicchia dellaltare sono collocate tre lapidi funerarie della famiglia Nardini risalenti alla metà dellOttocento: la lapide del piccolo Ugo Nardini del 1847, la lapide del fratello di questi Pio Nardini del 1848 ed infine la lapide della madre di questi, Giulietta Masini, morta nel 1849, apposta dal marito Lorenzo Nardini.

  • Altare di santAntonio abate.

La tela daltare, pagata per 200 scudi nel 1665 assieme al quadro precedentemente menzionato, è un "SantAntonio abate" eseguito da Giacinto Gimignani, fratello di Ludovico.



                                     

2.6. Descrizione Emisfero sinistro

  • Altare di san Francesco di Sales.

Il quadro che adorna questo altare è un "San Francesco di Sales" del pittore Alessandro Taruffi, costato 110 scudi.

  • Altare di santAgostino e della Santissima Trinità.

Questo altare ospita una tela di Bernardino Mei raffigurante "SantAgostino", costata nel 1665 160 scudi. Sullaltare è collocato un recente dipinto rotondo di piccole dimensioni del Sacro Cuore di Gesù.

Ad una parete di questo altare venne collocata la lapide celebrativa della consacrazione della collegiata, il 18 ottobre 1778, operata dal cardinale vescovo della diocesi suburbicaria di Sabina Andrea Corsini con la partecipazione del cardinale vescovo della diocesi suburbicaria di Albano François-Joachim de Pierre de Bernis:

  • Altare di san Rocco.

In questo altare è conservata la tela del "San Rocco" del misterioso Alessandro Mattia da Farnese, il "Prete Farnesiano", costata 120 scudi allelemosiniere segreto di papa Alessandro VII.

                                     

2.7. Descrizione Labside

Il catino absidale è interamente occupato da un grande affresco di Jacques Courtois detto il Borgognone raffigurante lAssunzione di Maria. Il dipinto, retribuito 400 scudi, raffigura Maria, alcuni angeli che la sollevano e, sotto, gli apostoli.

Davanti allaffresco è collocato il coro per il capitolo dei canonici ed il tabernacolo, opere risalenti almeno al 1687, quando il cardinale Flavio Chigi ordinò di staccare laltare maggiore dalla parete e di collocarlo dove è ora, al centro dellabside. Un nuovo intervento allabside venne effettuato nel 1779, conlalmpliamento del presbiterio verso la chiesa e la realizzazione della balaustra di legno che ancora oggi lo delimita. Più recenti sono gli interventi per la realizzazione dellambone e della sede esterni alla balaustra.

                                     

2.8. Descrizione La sagrestia

La sagrestia progettata originariamente da Gian Lorenzo Bernini era stata giudicata troppo angusta dallarciprete e dai canonici: perciò, si rese necessario lallargamento della stessa, che fu possibile -come racconta il Lucidi- solo nel 1769 grazie alla munificenza del canonico Paolo Minini e del marchese Orazio Casati, originario di Piacenza: il primo donò alla parrocchia alcuni locali che possedeva a ridosso della sagrestia vecchia, ed il secondo invece finanziò i lavori di muratura necessaria a collegare i due ambienti con la somma di 100 scudi, concessa in cambio della promessa in perpetuo di celebrare in suo onore una messa in suffragio allanno. In memoria di questo ampliamento, venne apposta la seguente lapide sulla porta della sagrestia nuova:

Il 9 luglio 1775 la Congregazione dei Riti autorizzò la celebrazione della messa in una cappella ricavata nella sagrestia della collegiata ad uso di sacerdoti vecchi o malati.

Alla sagrestia, attualmente, si entra da una porticina semi-nascosta dietro un pilastro alla sinistra dellaltare maggiore - in cornu Epistolae -, che attraverso uno stretto corridoio conduce ad una serie di quattro o cinque stanze, collegate attraverso una ripida scala alla casa dellarciprete e dei suoi collaboratori, oltre che allesterno sul retro della collegiata. Nel corso degli anni ottanta e novanta del Novecento nei locali simmetricamente opposti allattuale sagrestia, a cui si accede da una porticina semi-nascosta dietro un pilastro alla destra dellaltare maggiore, sono stati ricavati i locali per ospitare un piccolo museo parrocchiale, contenente arredi liturgici relativamente antichi e preziosi ed altre suppellettili sacre conservate nella sagrestia. Negli stessi locali è conservata la statua in legno dorato di santApollonia -santa patrona di Ariccia- ed ha sede il confessionale.

                                     

3. Critica architettonica

La chiesa dellAssunta costituisce una delle opere paradigmatiche dellarchitettura barocca. De Fusco ne evidenzia la derivazione in pianta dai modelli bramanteschi, come il tempietto circolare di San Pietro in Montorio, mentre Norberg-Schulz la pone in diretta corrispondenza con il Pantheon di Roma. Se allinterno i caratteri barocchi si colgono nella ricca decorazione plastica, allesterno linvenzione barocca si manifesta nella disposizione urbana del complesso, che vede la chiesa, con le due ali simmetriche che si sviluppano intorno ad un corridoio anulare, fronteggiare la mole di palazzo Chigi. Così si esprime Cesare Brandi:

Secondo Norberg-Schulz, la collegiata di Santa Maria Assunta:

                                     

4. La parrocchia

Con 7500 abitanti la parrocchia di Santa Maria Assunta è la più grande del territorio ariccino, ma non la più grande della vicarìa. Dallinizio degli anni novanta la parrocchia di Santa Maria Assunta è retta dallo stesso parroco della parrocchia del santuario di Santa Maria di Galloro 2500 abitanti, controllando così la maggior parte del territorio comunale di Ariccia.

Oltre alla collegiata ed al santuario, altri luoghi di culto cattolici nella parrocchia si trovano presso loratorio di via Silvia, costruito nel 1856 sullomonima strada in mezzo al centro storico di Ariccia, e presso la "memoria" del ritrovamento della Madonna di Galloro, proprio sotto al santuario omonimo. Fa parte della parrocchia anche loratorio parrocchiale "San Giovanni Bosco", situato in via Antonietta Chigi.