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ⓘ Chiesa della Santissima Trinità (Marino)




Chiesa della Santissima Trinità (Marino)
                                     

ⓘ Chiesa della Santissima Trinità (Marino)

La chiesa parrocchiale della Santissima Trinità è un luogo di culto cattolico situato nella cittadina di Marino, in provincia di Roma, nellarea dei Castelli Romani, nella diocesi suburbicaria di Albano.

Dal 1637 nella chiesa è custodita limmagine miracolosa del Santissimo Crocifisso di Marino. La parrocchia, nata negli anni cinquanta da uno smembramento della parrocchia della basilica collegiata di San Barnaba, era composta -al 2006- da circa 3000 fedeli.

                                     

1. Storia

La chiesa venne costruita tra il 1635 ed il 1636 dai chierici regolari minori, fuori dalle mura castellane lungo la via Maremmana Inferiore, principale arteria di collegamento con Frascati.

Dopo che nellagosto 1636 i religiosi ottennero dal principe Filippo I Colonna la cura della cappella presso le cave di peperino che ospitava limmagine miracolosa del Santissimo Crocifisso di Marino, il 14 giugno 1637 il Crocifisso venne solennemente trasportato allinterno della chiesa, e collocato in una cappella laterale.

Probabilmente, il convento annesso alla chiesa venne chiuso in forza delle leggi eversive dei beni ecclesiastici emanate durante la Repubblica Romana 1798-1799 e la successiva occupazione napoleonica dello Stato della Chiesa 1807-1814.

Nel 1835, dopo lelevazione di Marino a Città ottenuta con motu proprio del 3 luglio, papa Gregorio XVI ordinò lapertura di un convento di padri della Dottrina Cristiana con annesso collegio, nei locali abbandonati dai Chierici Regolari Minori attigui alla chiesa. Il primo rettore del collegio fu padre Raimondo Cesaretti.

Il collegio dei padri Dottrinari, dove studiò fra gli altri lo storico marinese Girolamo Torquati, venne chiuso per volere della maggioranza politica anti-clericale dopo il primo consiglio comunale dopo lUnità dItalia, nel dicembre 1870. Il palazzo dellex-collegio e la chiesa vennero così acquisiti dal Comune che li vendette al marchese Francesco Fumasoni Biondi: i marinesi chiamano ancora oggi quelledificio Palazzo Fumasoni Biondi o Collegio Fumasoni Biondi.

Tra il 1919 ed il 1921 il marchese Achille Fumasoni Biondi finanziò lapertura nei locali attigui alla chiesa della Regia Scuola Professionale di Marino: la sede della scuola venne spostata in unala di Palazzo Colonna solo allinizio dellanno scolastico 1921/1922, quando la gestione passò al Comune.

Nel 1920 il marchese Achille Fumasoni Biondi fece restaurare la chiesa, e risistemò la facciata con la vetrata centrale e la seguente iscrizione latina:

Negli anni cinquanta la chiesa divenne sede di parrocchia, dopo alcuni restauri. Gli ultimi restauri alla facciata e allinterno risalgono agli anni ottanta, e sono stati compiuti con offerte dei parrocchiani.

                                     

2. Architettura

La chiesa è a navata unica con sei cappelle laterali -tre per lato- ed abside. Il soffitto è voltabottato, e la luce entra attraverso sei finestre situate nella parte superiore delle pareti laterali.

La facciata in peperino intonacato, restaurata nel 1920, è tripartita verticalmente da tre lesene: nella parte centrale, vi è la porta dingresso unica e una finestra murata da porcellane dipinte di stile novecentesco. Allingresso si accede tramite una scalinata in peperino aggettante su strada.

Nella seconda cappella a sinistra è ospitato il Santissimo Crocifisso di Marino, venerata immagine sacra dipinta su peperino che lo storico marinese Girolamo Torquati dice alta 39 pollici, larga 32 pollici e mezzo e profonda 12 pollici.

Dietro laltare maggiore cè una Trinità di 2.41 x 1.50 metri attribuita da molti a Guido Reni 1575-1642: tuttavia gli ultimi studi propenderebbero per attribuirla al pittore Giovanni Francesco Gessi 1588-1645, contemporaneo del Reni.

Il critico darte seicentesco Giovanni Pietro Bellori, prestando fede allattribuzione del dipinto a Guido Reni, affermò che fosse la migliore opera di questo artista; lo scrittore ottocentesco Gaetano Moroni invece scrive questo in merito allopera:

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