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ⓘ Basilica di San Magno




Basilica di San Magno
                                     

ⓘ Basilica di San Magno

La basilica di San Magno è il principale luogo di culto cattolico di Legnano. Intitolata a Magno di Milano, arcivescovo ambrosiano dal 518 al 530, e costruita con uno stile architettonico rinascimentale lombardo di scuola bramantesca, è stata edificata dal 1504 al 1513. Si può ragionevolmente ritenere che il progetto della basilica sia stato realizzato sulla base di un disegno tracciato personalmente da Donato Bramante. Il suo campanile è stato costruito in seguito, dal 1752 al 1791. Il 19 marzo 1950 papa Pio XII ha elevato ledificio sacro legnanese a basilica romana minore.

Linterno della chiesa è arricchito da varie opere darte, che sono state realizzate nei secoli mantenendo lo stile cinquecentesco lombardo - con influenze quattrocentesche - delle prime produzioni artistiche. Le decorazioni più importanti conservate nella basilica sono gli affreschi della volta principale, che sono opera di Gian Giacomo Lampugnani, i resti delle pitture cinquecentesche della cappella di San Pietro Martire, che sono state realizzate da Evangelista Luini, figlio di Bernardino, gli affreschi delle pareti e della volta della cappella maggiore, che sono stati dipinti da Bernardino Lanino, e una pala daltare del Giampietrino. Su tutte queste opere artistiche svetta, per la sua rilevanza, un polittico di Bernardino Luini, considerato unanimemente dagli storici dellarte come uno dei capolavori dellartista lombardo, se non la sua opera migliore.

                                     

1.1. Storia Il luogo di edificazione

Prima della basilica di San Magno la principale chiesa di Legnano era la chiesa parrocchiale di San Salvatore, la cui costruzione risalirebbe, secondo alcuni studi, al X oppure allXI secolo. Già nel XV secolo la chiesa di San Salvatore, che aveva uno stile romanico lombardo, era minata da problemi di stabilità che erano originati dalla vetustà delle strutture e dalle infiltrazioni dellacqua dellOlonella che scorreva poco distante. A peggiorare la situazione cerano anche le frequenti inondazioni del fiume.

La chiesa di San Salvatore crollò parzialmente alla fine del XV secolo e quindi i legnanesi ottennero dallarcivescovo di Milano e da Ludovico il Moro, Duca di Milano, il permesso di demolire i resti del vecchio tempio e di costruire sullo stesso luogo una nuova chiesa. Dato che laspetto generale della chiesa di San Salvatore era piuttosto sobrio, i legnanesi del XVI secolo decisero di edificare un tempio che fosse più sontuoso del precedente

I potenziali danni alla struttura che potevano essere causati dalle infiltrazioni dacqua, problemi già vissuti dai legnanesi per il primigenio edificio religioso a cui facevano riferimento, testimoniano il coraggio le capacità tecniche dellarchitetto progettista della basilica che decise, nonostante i rischi, di realizzare la chiesa di San Magno sullo stesso luogo dove sorgeva lantico tempio di San Salvatore, ovvero a ovest dellalveo dellOlonella, poco lontano dal corso dacqua principale.

Per quanto riguarda lo spazio a ovest della basilica, fin dal Medioevo, in corrispondenza della moderna piazza San Magno, era situato il cimitero principale di Legnano, che fu utilizzato per secoli per seppellire le salme della gente comune e che venne in seguito completato da una stanza sotterranea. I nobili, infatti, inumavano i propri defunti allinterno delle chiese, mentre le salme del popolo venivano seppellite nei pressi dei templi: in particolare, le salme le ossa inumate nella basilica di San Magno vennero rimosse alla fine del XVIII secolo. A proposito dei cimiteri annessi alle chiese, Carlo Borromeo, nella sua opera De fabrica Ecclesiae, scrisse:

Mentre sulle note descrittive relative alla visita pastorale effettuata a Legnano dal cardinal Giuseppe Pozzobenelli nel 1761, in riferimento al cimitero legnanese, è riportato che:

In particolare, le colonnine divisorie citate nello stralcio della relazione del cardinal Pozzobenelli servivano a consentire laccesso alla basilica, il cui ingresso fu spostato nel 1610 proprio a ovest, verso il cimitero. Questo camposanto era conosciuto come "il foppone" e venne utilizzato fino al 1808, quando una disposizione del governo napoleonico obbligò le amministrazioni comunali a spostare i campisanti fuori dai centri abitati.

                                     

1.2. Storia La costruzione

Il contributo maggiore ai fondi necessari per realizzare lopera fu dato dalle famiglie Lampugnani e Vismara, che allepoca erano i due più importanti casati nobiliari di Legnano nonché i più antichi. La prima pietra fu posata il 4 maggio 1504, mentre ledificazione si concluse il 6 giugno 1513 con il completamento delle opere murarie. Poco dopo iniziarono i lavori di decorazione degli interni con la realizzazione degli affreschi di Gian Giacomo Lampugnani, che dipinse la volta della cupola principale. Uno scritto del 1650 di Agostino Pozzo, prevosto di San Magno dal 1628 al 1653, che fa parte dellopera Storia delle chiese di Legnano, volume formato da 92 fogli e rilegato a pergamena, a proposito della costruzione della basilica, riporta che:

Nel 1510 furono fuse le prime due campane della basilica: il 10 aprile quella da 50 rubbi, mentre il 24 maggio la campana da 80 rubbi. Il 10 dicembre 1511 Legnano venne incendiata e saccheggiata dalle truppe svizzere, che facevano parte della Lega Santa e che erano scese in Italia per combattere la Francia di re Luigi XII: questo evento bellico, che è quello citato da Agostino Pozzo nel precedente stralcio della Storia delle chiese di Legnano, coinvolse anche la basilica di San Magno, che venne parzialmente danneggiata dallincendio: questultimo, in particolare, interessò i ponteggi installati per la sua costruzione.

Dal 1516 al 1523 ci fu una sospensione dei lavori che venne causata da una possibile carenza di fondi, oppure dalla mancata comunicazione, da parte del Bramante, delle modalità di decorazione degli interni: il grande artista urbinate si spense infatti a Roma nel 1514, quindi due anni prima della ripresa dei lavori. Per quanto riguarda lipotesi che si allaccia alla mancanza di denaro, era sicuramente venuta meno la gran parte delle donazioni delle famiglie nobiliari che soggiornavano, anche periodicamente, a Legnano: queste ultime, che erano originarie di Milano, si trovavano in grande difficoltà economica a causa dellinvasione dellesercito francese, che scacciò gli Sforza dal Ducato di Milano nel 1499.

Questo ribaltamento politico portò a uno sconvolgimento anche a livello amministrativo, ambiente frequentato dai nobili milanesi che soggiornavano periodicamente a Legnano. Come conseguenza, Legnano subì un cospicuo impoverimento, che era causato dal sopraggiunto disinteresse dei nobili milanesi nei confronti delle loro proprietà possedute nel borgo legnanese: gli aristocratici milanesi erano ora impegnati a difendere i propri affari a Milano.

A questo si aggiunse la costante diminuzione dellinteresse dellarcivescovo di Milano su Legnano, da cui conseguì anche il progressivo ritiro degli ordini monastici dai conventi legnanesi: ciò era conseguenza della sempre minore importanza strategica di Legnano, che era causata dalla perdita, da parte del Seprio, del suo atteggiamento ribelle nei confronti di Milano, tale per cui la presenza di truppe fisse nel borgo legnanese, che si trovava proprio ai confini del contado milanese, non era più giustificata.

I progetti originali della basilica sono andati perduti e quindi non esistono documenti su cui è riportata la firma del suo architetto: il nome del Bramante compare infatti solamente su testimonianze redatte in epoche successive. I lavori di edificazione furono poi materialmente eseguiti sotto la supervisione dellartista più importante - sia per esperienza che per sensibilità artistica - della Legnano dellepoca, Gian Giacomo Lampugnani, oltre che materialmente seguiti da un capomastro dal nome sconosciuto. Gian Giacomo era un lontano parente di Oldrado II Lampugnani, il condottiero protagonista della Legnano del XIII secolo che realizzò, tra laltro, lomonimo maniero e che completò la fortificazione del castello visconteo di Legnano. Nel 1515 Gian Giacomo Lampugnani affrescò anche la volta principale della basilica, che fu la prima decorazione realizzata nella chiesa legnanese. Del suo lavoro Agostino Pozzo, prevosto di Legnano, scrisse:

La basilica fu poi consacrata il 15 dicembre 1529 da Francesco Landino, vescovo ausiliare dellarcidiocesi di Milano.

                                     

1.3. Storia Il XVII secolo

Fino al 1610 lingresso alla basilica era situato verso il moderno palazzo Malinverni e quindi, rispetto allodierna entrata, era ruotato di 90° verso nord: poi fu spostato nella posizione attuale. In origine lentrata principale era collocata in corrispondenza della cappella dellImmacolata chiamata anche "dellAssunta": quando venne spostato lingresso, la porta dentrata venne murata e questo spazio venne trasformato da atrio a cappella. La seconda antica porta dingresso, che si trovava invece verso sud, in direzione delle case canonicali, nella moderna cappella del Santo Crocifisso, venne anchessa murata nello stesso frangente. Furono quindi aperte due nuove entrate, ovvero le moderne porte laterali della facciata principale che danno verso piazza San Magno.

La moderna porta principale fu invece aperta successivamente, forse nel 1840, oppure in precedenza, come risulta da alcune note di archivio relative alla visita pastorale effettuata a Legnano dal cardinal Giuseppe Pozzobenelli nel 1761, in cui è presente una descrizione della basilica di San Magno dove sono citate, oltre che disegnate, le tre porte prospicienti la moderna piazza San Magno. Fu deciso di aprire la porta centrale perché i due ingressi laterali non consentivano al visitatore che entrava in basilica di trovarsi direttamente di fronte allaltare maggiore.

I lavori di spostamento delle entrate furono opera del Richini, già ingegnere delle fabbriche ecclesiastiche della Lombardia e futuro progettista della chiesa legnanese della Madonnina dei Ronchi, che modificò anche laspetto esterno della basilica eliminando le costolature in rilievo, aggiungendo lesene, timpani e architravi alle nuove porte dingresso, aprendo delle finestre barocche sulla cupola e costruendo la lanterna e il tiburio: tutti questi interventi diedero alla basilica, nel complesso, un aspetto più leggero. Fu probabilmente questa loccasione in cui vennero persi i progetti originali della chiesa legnanese: laltra congettura considera invece il già citato saccheggio del 1511. In riferimento allo spostamento degli ingressi effettuato dal Richini, il prevosto Agostino Pozzo scrisse:

Loriginario orientamento nord-sud fu scelto per una questione urbanistica: a ovest era presente il foppone, ovvero il cimitero, mentre a est si trova lOlona: venne quindi deciso di realizzare le porte verso gli altri due punti cardinali. La cappella maggiore, che ospita laltare principale, venne realizzata invece a est per tradizione cristiana. Ciò fece sorgere un problema: chi entrava in basilica dallantica porta situata a nord si trovava laltare maggiore a sinistra e non di fronte; da questa contraddizione conseguì la decisione di ruotare gli ingressi di 90°, cioè verso est-ovest. Unaltra congettura ipotizza invece che, durante la prima parte della storia della basilica, quando gli ingressi erano in direzione nord-sud, laltare maggiore fosse situato in unaltra cappella che era allineata con la porta dentrata principale.

Il 20 agosto 1611 vennero consacrate dal cardinale Federico Borromeo due nuove campane, che erano state installate sul campanile il precedente 2 luglio. In riferimento a questo avvenimento, una nota di archivio recita:

Prima della fusione delle due campane Lazzaro Brusaterio, canonico di San Magno, compì un viaggio a Sion, città svizzera del Canton Vallese, con lobiettivo di portare a Legnano un frammento di una campana divenuta sacra per via di un miracolo compiuto da San Teodulo, che si trovava lì custodito e che doveva essere aggiunto, secondo le intenzioni, alla gettata di fusione delle nuove campane della basilica legnanese. A tal proposito, Agostino Pozzo, prevosto di San Magno, scrisse:

Il vescovo di Sion Adrian von Riedmatten diede al Brusaterio il frammento della campana sacra, che venne poi incluso nella gettata di fusione. Riedmatten, per testimoniare ufficialmente lavvenimento, consegnò al Brusaterio una patente, che venne poi riportata da Agostino Pozzo negli archivi parrocchiali. Le campane iniziarono così a risuonare nei cieli di Legnano, spesso durante le perturbazioni atmosferiche più intense e pericolose, come la grandine e i fulmini. Di questa consuetudine che era comune allepoca, Agostino Pozzo scrisse:



                                     

1.4. Storia Il XIX e del XX secolo

Nel XVII e nel XVIII secolo la basilica di San Magno non fu oggetto di interventi degni di nota. Nel 1840 vennero eseguiti dei lavori di consolidamento della cupola e forse, come già accennato, fu realizzata la moderna porta dingresso principale: venne anche demolita la casa del sacrestano, che era situata verso il moderno palazzo Malinverni. Il 12 novembre 1850 una commissione creata dal governo austriaco su proposta del prevosto di San Magno, e formata dai pittori Francesco Hayez e Antonio de Antoni e dallo scultore Giovanni Servi, scrisse una relazione che aveva la finalità di compiere un sondaggio per valutare la possibilità di realizzare un restauro della basilica, ipotesi che poi non ebbe seguito. Nel 1888 fu organizzato un altro restauro, che non venne però approvato dalla Conservazione dei Monumenti per la Lombardia. Il primo restauro che andò in porto, resosi necessario per rimediare ai danni causati da un ciclone che colpì Legnano il 20 luglio 1910, fu poi eseguito dal 1911 al 1914.

Durante la risistemazione avvenuta dal 1911 al 1914 vennero realizzati degli importanti lavori che coinvolsero lintera basilica, opere murarie comprese: nello specifico, per quanto riguarda queste ultime, vennero rifatti il tetto e la facciata con la chiusura delle murature sottotetto, e furono allungate di una campata le cappelle che danno verso piazza san Magno, rimuovendo le porte dingresso le finestre realizzate dal Richini nel 1610. Eliminata lantica facciata, vennero realizzate delle nuove porte dingresso che furono impreziosite, rispettivamente, da tre timpani. Da un punto di vista estetico, furono eliminate le aggiunte barocche del Richini, vennero tolte le cornici secentesche che impreziosivano le aperture circolari del tamburo e furono realizzate le lesenature sulla parte esterna della basilica, decorazioni che richiamano le forme le linee dellinterno. Nelloccasione furono anche realizzati i graffiti della facciata e vennero sostituiti gli infissi delle finestre. Da un punto di vista estetico, queste modifiche effettuate sullesterno della basilica non hanno raggiunto lelevato livello artistico degli interni.

È di questi anni linterramento dellOlonella, che scorreva a est della basilica. Con la sua eliminazione è stata permessa una visuale della basilica quasi a 360°, con un cospicuo guadagno per losservatore, che può così meglio cogliere la struttura a pianta centrale delledificio: lunica visuale che non è completamente fruibile è quello verso sud per la presenza, un tempo, delle canoniche cinquecentesche e poi del moderno centro parrocchiale di San Magno.

Nel 1909 fu invece edificata la nuova sacrestia. Lanno precedente la basilica perse cinque arazzi realizzati tra il 1550 e il 1560 e creati da una manifattura specializzata di Bruxelles che rappresentavano le Storie di Elia e Eliseo e che furono ceduti alle Civiche raccolte darte applicata del Castello Sforzesco di Milano, dove sono state poi esposti. La loro vendita fu decisa per finanziare i già citati lavori di ristrutturazione eseguiti dal 1911 al 1914.

La piazza di fronte alla basilica, intitolata in un primo momento a Umberto di Savoia, re dItalia dal 1878 al 1900, fu dedicata a san Magno dopo la seconda guerra mondiale. La basilica fu restaurata nuovamente dal 1963 al 1964: durante questi lavori venne rifatto il tetto e fu realizzata una seconda copertura sopra laltare maggiore. Inoltre furono ristrutturati i resti del campanile romanico dellantica chiesa di San Salvatore e vennero rifatti gli intonaci esterni a graffito.

                                     

2. Lintitolazione e la denominazione

Unipotesi che spiega lintitolazione della basilica a Magno di Milano si riallaccia ad alcuni avvenimenti accaduti qualche decennio dopo la caduta dellImpero romano dOccidente. Nel 523 limperatore bizantino Giustino I promulgò un editto contro gli ariani: come risposta il re degli Ostrogoti Teodorico, che era di fede ariana, iniziò a perseguitare i cattolici uccidendo e imprigionando anche personalità religiose di rilievo. Alla morte di Teodorico, sul trono degli Ostrogoti, si sedette il più tollerante Atalarico: grazie al nuovo re, e allintercessione di Magno di Milano, arcivescovo meneghino poi proclamato santo, molti prigionieri furono liberati.

Dato che queste persecuzioni toccarono anche Legnano, i suoi abitanti decisero di intitolare a san Magno prima labside centrale dellantica chiesa di San Salvatore, poi la parrocchia, che venne creata il 24 dicembre 1482 con il nome di "parrocchia di San Magno e San Salvatore", e infine la nuova chiesa: san Magno divenne in seguito anche santo patrono del comune di Legnano.

Per quanto riguarda il nome, la basilica legnanese era originariamente conosciuta come "chiesa di San Magno". Il 7 agosto 1584, in occasione del trasferimento della prepositura da Parabiago a Legnano, cambio di sede decretato dal cardinal Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano, ledificio religioso mutò nome in "chiesa prepositurale di San Magno" e il parroco di San Magno acquisì il titolo di prevosto.

Il trasferimento della prepositura da Parabiago a Legnano fu dettato da vari motivi: dal maggiore numero di abitanti del borgo legnanese, al fatto che la chiesa di San Magno fosse più grande della chiesa parabiaghese dei Santi Gervasio e Protasio, dalla presenza dellospizio legnanese di SantErasmo e dalla disponibilità, a Legnano, di maggiori risorse, anche economiche, nonché dalla presenza nel borgo legnanese di diverse strutture ecclesiastiche, tra cui alcuni conventi.

A fronte dello spostamento della prepositura, i parabiaghesi si appellarono al papa, ma senza successo, visto lavallo del decreto arcivescovile da parte della Curia romana, che avvenne nel 1586. Acquisita ufficialmente rilevanza anche dalle gerarchie ecclesiastiche più importanti, da questo secolo in poi, la chiesa legnanese iniziò ad essere anche chiamata, per sottolinearne il rilievo, "collegiata di San Magno". In questo contesto, nel 1591, la moderna piazza San Magno, come risulta da un documento, venne ampliata acquisendo un terreno appartenente alla famiglia Lampugnani:

Il 19 marzo 1950, con una bolla pontificia, papa Pio XII elevò la chiesa prepositurale di San Magno a basilica romana minore, da cui discese la moderna denominazione.

                                     

3.1. Le origini bramantesche Le fonti

Il primo documento che menziona Donato Bramante come architetto della basilica di San Magno è uno scritto di Federico Borromeo, allepoca arcivescovo di Milano, che è collegato alla sua visita pastorale effettuata a Legnano nel 1618, un cui stralcio recita:

Federico Borromeo fu anche un grande esperto darte, nonché contemporaneo del Richini: con questultimo il cardinal Borromeo ebbe, tra laltro, anche un legame molto stretto. I lavori sulla parte esterna della basilica, menzionati dal cardinal Borromeo nel sopracitato stralcio, non vennero poi eseguiti, se non qualche secolo dopo con tuttaltro stile.

Il secondo documento che assegna la paternità dei disegni propedeutici al celebre artista urbinate è la già citata opera del 1650 di Agostino Pozzo, un cui stralcio riporta che:

Sul testo I capi darte di Bramante da Urbino nel Milanese, redatto nel 1870 dallo storico dellarte Carlo Casati, è riportato che uno stralcio di un manoscritto di fine XVIII secolo redatto da Venanzio De Pagave e intitolato Vita di Bramante recita:

Evidentemente la menzione della "chiesa delle Grazie in Legnano" è un refuso, visto che il progetto menzionato e circostanziato sul documento, come accennato in precedenza anche dal Casati, si riferisce alla basilica di San Magno.

Tutto ciò farebbe ragionevolmente propendere al reale coinvolgimento del Bramante sul progetto, intervento confermato anche dalla bolla papale del 19 marzo 1950 emessa da papa Pio XII che conferiva alla chiesa legnanese la dignità di basilica romana minore:



                                     

3.2. Le origini bramantesche Le ipotesi degli studiosi

Per quanto riguarda lopinione degli studiosi di arte sulle origini bramantesche della basilica, degno di nota è uno stralcio dellopera Histoire de lart pendant la Renaissance di Eugène Müntz, che recita:

Più dubbioso è lo storico dellarchitettura Arnaldo Bruschi, nella cui opera Bramante ipotizza un eventuale intervento diretto dellartista urbinate sul progetto di diverse chiese, tra cui su quello delledificio sacro principale di Legnano.

Altrettanto perplesso è lo storico dellarchitettura Luciano Patetta, che suppone un intervento indiretto del Bramante attraverso dei suggerimenti verbali di massima dati ai reali realizzatori del progetto della basilica.

Lo studioso di arte lombarda Silvano Colombo, in un suo articolo pubblicato sulla rivista Arte Lombarda, descrive minuziosamente le caratteristiche architettoniche della basilica, ascrivendoli a una semplice evoluzione dellarte lombarda senza lintervento diretto del Bramante.

                                     

3.3. Le origini bramantesche Il Bramante e la tempistica di edificazione della basilica

Non ci sono altri documenti che comprovino il fatto che la paternità dei progetti sia ascrivibile allarchitetto urbinate: inoltre, secondo le poche fonti disponibili, il Bramante, durante il periodo di costruzione della basilica di San Magno 1504-1513 non si sarebbe trovato a Milano, perciò non avrebbe potuto occuparsi personalmente delledificazione della chiesa legnanese. Unipotesi vagliata dagli studiosi considera il fatto che il Bramante avrebbe realizzato e poi lasciato i disegni della basilica ai legnanesi, senza dimorare nel borgo, prima che la loro chiesa venisse realizzata: ciò, tra laltro, non è in contraddizione con quanto scritto da chi dichiara che la paternità dei progetti di massima siano dellarchitetto urbinate, vista la tempistica di costruzione della basilica.

Altro fatto che farebbe propendere per lipotesi bramantesca è lo stile architettonico specifico della basilica legnanese, soprattutto per quanto concerne laccurato studio dei volumi: esso è ascrivibile, considerando il contesto artistico e architettonico dellepoca, che era inserito in un più ampio movimento culturale, il cosiddetto Rinascimento lombardo, al soggiorno di Bramante a Milano, che terminò probabilmente nel 1499: questo preciso studio architettonico non è infatti presente, perlomeno in Lombardia, su altre chiese a pianta centrale costruite precedentemente alla basilica legnanese. Inoltre lanno in cui il Bramante risiedette a Milano è cronologicamente compatibile con la tempistica di realizzazione del progetto, la cui redazione è stata fatta molto probabilmente diversi anni prima dellinizio dei lavori di costruzione della basilica 4 maggio 1504: i legnanesi iniziarono infatti a programmare la demolizione della chiesa di San Salvatore, e la costruzione di una nuova basilica, quasi dieci anni, nel 1495, visti i problemi strutturali dellantico luogo di culto medievale, che erano evidenti da decenni.

Coincidenza aggiuntiva che potrebbe far pensare allorigine bramantesca della basilica è il quasi contemporaneo completamento della chiesa di Santa Maria delle Grazie di Milano la cui ultimazione, che è datata 1497, venne seguita proprio dal Bramante: la chiesa milanese e la basilica legnanese hanno in comune lidea architettonica generale, che corrisponde a una croce greca principale a cui sono sovrapposte - agli angoli - altre due croci greche minori. Nel complesso questa struttura prevede un sistema architettonico a tre gradi, che è identico per entrambe le chiese e che è formato dalle cappelle angolari, dalla cappella principale e dal tamburo ottagonale sormontato dalla cupola, con questultima che è sorretta da grandi piloni, i quali separano le cappelle e dai timpani. Ogni ordine architettonico è poi subordinato a quello superiore. Inoltre, il fatto che i volumi architettonici delledificio siano praticamente perfetti, avvalora lipotesi che la basilica di San Magno possa essere realmente opera del Bramante, sia da un punto di vista cronologico che artistico, e non frutto di un lavoro di un architetto locale.

A questo va aggiunta la presenza a Legnano, a cavallo tra il XIV e il XV secolo, di potenti e influenti famiglie nobiliari con cospicui interessi anche a Milano, tra cui i Lampugnani e i Vismara, che finanziarono lopera e che avrebbero potuto contattare il Bramante: questultimo avrebbe poi deciso di realizzare il disegno della futura basilica convinto da questi importanti casati nobiliari.

                                     

3.4. Le origini bramantesche Lanalisi dei tratti bramanteschi della basilica

Nonostante non ci sia una conferma documentata chiara del legame tra il Bramante e la basilica di San Magno, è innegabile che questultima abbia forti connotati bramanteschi, soprattutto per quanto riguarda i volumi del fabbricato, la cui ricerca ha prevalso su quella degli spazi. Il Bramante fu a sua volta ispirato da Leonardo da Vinci: il genio vinciano fu il primo a ricercare, nella realizzazione delle sue opere darte, lestrinsecazione del movimento e - in un certo senso - dell"anima" dei soggetti ritratti; questi concetti, da un punto di vista architettonico, si espressero poi nella ricerca dei volumi a discapito di quella degli spazi, dando quindi priorità allespressione della spiritualità dellopera, concetto che è fortemente legato al movimento trasmesso da questa nuova idea culturale.

Lo studio dei volumi a scapito dellimpostazione del progetto architettonico basato sugli spazi, da cui discende una visuale prospettica dove nessuna parte è predominante sullaltra, che spinge losservatore a non fermare definitivamente lo sguardo su nessuna parte specifica dellopera, è tipico del Rinascimento quattrocentesco e si trova in tantissime opere realizzate dai più grandi architetti di questo periodo: ciò fa della basilica di San Magno un eccellente esempio di architettura rinascimentale. Il fatto che nessuna parte della basilica legnanese sia architettonicamente centrale, cioè predominante sulle altre, neppure la cappella maggiore, è anche osservato da Agostino Pozzo nel sopracitato scritto del 1650, quello inserito nellopera Storia delle chiese di Legnano. Limportanza architettonica e artistica della basilica di San Magno è stata suffragata anche dalla commissione preposta alla conservazione dei monumenti della Lombardia, che lha inclusa nellelenco dei monumenti nazionali di importanza regionale.

Il complesso della basilica di San Magno presenta gli stessi elementi architettonici riscontrabili più tardi in alcune chiese della penisola italiana, dal tempio di Santa Maria della Consolazione di Todi 1508, alla chiesa di San Biagio di Montepulciano 1518, alla basilica di Santa Maria di Campagna di Piacenza 1528, alla basilica di Santa Maria della Steccata di Parma 1539, oltre che nel santuario di Santa Maria di Piazza di Busto Arsizio 1517 e in altre chiese di Saronno, Pavia e Crema, che sono tutte a pianta centrale. Questi edifici religiosi probabilmente non sono stati progettati dal Bramante in persona, ma dai suoi seguaci: sebbene di elevato pregio architettonico, non raggiungono la perfezione della basilica di San Magno, e questo potrebbe essere un altro fatto che avvalorerebbe la paternità, per la chiesa legnanese, assegnata al Bramante. Questultima, infatti, non ha neppure aggiunte architettoniche che facciano deviare il suo aspetto dallidea stilistica del Bramante: rispetto agli edifici sopramenzionati la chiesa legnanese è quindi - da un punto di vista bramantesco - architettonicamente pura.

Considerando tutte le fonti, gli aspetti e i concetti trattati anche nei precedenti paragrafi, si può ragionevolmente ritenere che il progetto della basilica di San Magno sia stato realizzato su un disegno tracciato personalmente da Donato Bramante, fermo restando che non vè certezza assoluta su questa attribuzione.

                                     

4.1. Architettura La chiesa

La pianta della basilica è tipicamente rinascimentale: essa non ricalca più la tipica forma rettangolare allungata verso laltare maggiore delle chiese medievali, ma presenta una pianta centrale a ottagono che permette una visione prospettica in tutte le direzioni. Essa è tipica del primo periodo rinascimentale, epoca in cui queste proporzioni divennero comuni sugli edifici religiosi sia per questioni estetiche che per problemi prospettici. Con una pianta centrale il visitatore, in ogni posizione, può trovare angoli, scorci e spazi architettonici che appagano sempre la visuale: è questa mancanza di riferimenti precisi che comunica quel movimento che è tipico, come già accennato, delle opere architettoniche bramantesche. Le chiese bramantesche, in particolare, non possiedono una facciata principale attorno alla quale "ruotano" volumi secondari, ma hanno una serie di simmetrie e di spazi prospettici dotati pressoché della stessa importanza che formano, nel complesso, linsieme dellopera architettonica.

Nel Medioevo, invece, la prospettiva era tutta incentrata sullaltare maggiore: questa centralità monodirezionale, piuttosto che sullestetica e sulla visuale del visitatore, era focalizzata sulle funzioni religiose, che avvengono appunto sulla mensa sacra principale della chiesa. Un celebre eccezione a questa regola realizzata nel Medioevo è il Duomo di Pisa: la chiesa medievale pisana ha una struttura architettonica che permette una visuale prospettica simmetrica e appagante in tutte le direzioni anticipando le ricerche architettoniche rinascimentali. Era tipicamente medievale anche la chiesa legnanese di San Salvatore, edificio religioso che venne sostituito dalla basilica di San Magno: architettonicamente era tutta incentrata sullaltare maggiore.

La pianta a ottagono della basilica di San Magno presenta un corto transetto che fornisce alla chiesa una forma a croce. Sugli angoli di questultimo sono presenti quattro piccole cappelle. Questa simmetria è presente anche allesterno della basilica: non esiste infatti una facciata, neppure quella principale, che spicca particolarmente catturando locchio del visitatore. Sono invece presenti una serie di volumi esterni la cui importanza architettonica è allincirca dello stesso livello della facciata principale; questi volumi di entità paragonabile sono stati ottenuti grazie alla realizzazione di simmetrie che si ripetono a 360°. Inoltre, la basilica di San Magno presenta una perfetta ripartizione dei volumi delle varie parti che compongono il complesso architettonico globale delledificio.

Queste porzioni di edificio hanno poi rapporti perfetti e voluti: nel complesso, per quanto riguarda i volumi le proporzioni, larchitettura della basilica di San Magno ricorda quella di un tempio dellantichità classica, in particolar modo quella depoca imperiale romana. A differenza degli architetti romani, i progettisti rinascimentali avevano però una maggiore conoscenza dei concetti ingegneristici e delle caratteristiche dei materiali: ciò ha permesso loro di realizzare strutture più snelle e dalle forme più leggere, e quindi più equilibrate da un punto di vista architettonico. Anche dal punto di vista della maturità artistica, la basilica di San Magno raggiunge un elevato livello di qualità: la chiesa appare infatti architettonicamente contenuta e misurata, confermando che il progetto del tempio legnanese fu redatto quando le sopracitate innovazioni sviluppatesi nel Rinascimento sulle piante delle chiese si erano già pienamente espresse.

A questi concetti si aggiunse lo studiato alternarsi di nicchie e finestre, che conferisce alla basilica uneccellente armonicità. In particolare la posizione delle finestre, che sono posizionate su due ordini lungo tutte le pareti della chiesa, fornisce alla basilica dei giochi di luce che sono differenti in base alla posizione del Sole nel cielo, e che sono quindi diversi in riferimento allorario: ciò aumenta quella parvenza di movimento che è dettata dalle forme architettoniche, visto che la luce illumina, nei diversi momenti del giorno, parti differenti della costruzione, nessuna delle quali è predominante sulle altre. La basilica di San Magno fornisce pertanto al visitatore una visuale globale che è appagante oltre che una pienezza che è largamente superiore a quella che ci si aspetterebbe da una chiesa dalle dimensioni paragonabili al tempio legnanese, che sono modeste.



                                     

4.2. Architettura La canonica

Sul lato destro della basilica era presente, fino al 1967, unantica canonica cinquecentesca. Tale edificio fu ingrandito nel XVII secolo per volere di Federico Borromeo, e ancora nel secolo successivo in occasione della costruzione del nuovo campanile. Già alla fine del XIX secolo vennero abbattute la case canonicali che ospitavano la casa del sacrestano e che erano situate verso nord, sul lato opposto della basilica, lungo la moderna via Luini, su unarea prospiciente a dove sarebbe stato costruito palazzo Malinverni.

Il resto degli edifici canonicali, quelli situati a sud della basilica, come già accennato, sono stati abbattuti nel 1967 per poter permettere la costruzione del nuovo centro parrocchiale di San Magno, i cui lavori di edificazione sono iniziati nel 1968: la struttura è stata poi inaugurata nel 1972 dallarcivescovo di Milano Giovanni Colombo. Nella nuova canonica vennero allocati gli uffici della parrocchia, un consultorio familiare, una sala per mostre, una mensa, la redazione del settimanale cattolico Luce e spazi commerciali.

Il nuovo centro parrocchiale di San Magno è stato realizzato in stile moderno prevedendo un aspetto esteriore caratterizzato da pareti in porfido rosso e ampie vetrate, con la realizzazione di un passaggio coperto sorretto da colonne in acciaio che permette - a differenza del passato - di passeggiare lungo la parte sud della basilica, completando così la fruibilità pedonale intorno allintero perimetro delledificio.

                                     

4.3. Architettura Il campanile

Originariamente la basilica di San Magno si serviva del campanile dellantica chiesa di San Salvatore. Non avendo problemi strutturali, si salvò infatti dalla demolizione. Questa antica torre campanaria fu allungata nel 1542, mentre nel 1611 fu ristrutturata e irrobustita per poter permettere la già citata collocazione delle campane consacrate da Federico Borromeo, che erano più grandi e pesanti. Nel 1638 venne eseguita unaltra opera di ristrutturazione della torre, che coinvolse nuovamente i muri, ma senza ottenere i risultati sperati, vista la persistenza dei problemi dovuti alla vecchiezza della struttura.

A metà del XVIII secolo lantico campanile crollò per due terzi, fino al cornicione del tiburio esterno, e quindi il 2 dicembre 1752 iniziarono i lavori di costruzione di una nuova torre campanaria. La data del 2 dicembre risulta solamente da un documento: per tale motivo, probabilmente, considerando il clima gelato che impediva i lavori di costruzione degli edifici, in questa data venne firmato solo il contratto di appalto. Sicuramente i lavori erano già stati avviati nel 1761, dato che le note darchivio relative alla visita pastorale del cardinal Pozzobenelli, avvenuta proprio quellanno, riportano che la torre campanaria fosse da finirsi ". Il nuovo campanile fu poi completato nel 1791.

Quando fu deciso di costruire il campanile vennero predisposti due progetti, quello poi utilizzato e un altro progetto che prevedeva la presenza di un tetto a cupola oltre che di vistose e costose decorazioni. Il progetto poi scelto porta la firma di Bartolomeo Gazzone, mentre il capomastro responsabile delledificazione della torre campanaria fu Francesco Beltrame. Il nuovo campanile fu realizzato con una struttura in mattoni che sostituì quella in sassi della torre campanaria precedente. Laltezza del moderno campanile supera i 40 metri e sono state previste, lungo le pareti, delle lesene. Il tetto superiore che sovrasta la cella campanaria è piano e si presenta con linee architettoniche semplici.

Come già accennato, i resti dellantica torre campanaria della chiesa di San Salvatore furono inglobati nella basilica e vennero trasformati in una cappella, che è ancora visibile dietro al moderno campanile in corrispondenza del lato sud della chiesa, nei pressi del passaggio coperto appartenente al moderno centro parrocchiale di San Magno.

                                     

5.1. Opere artistiche La facciata le porte dingresso

Originariamente la facciata le altre pareti esterne della basilica non erano intonacate e si presentavano con mattoni a vista. Laspetto cambiò radicalmente nel 1914, quando furono realizzati gli intonaci a graffiti, che coprirono i muri in cotto che avevano caratterizzato la basilica per secoli dandole un aspetto di "non terminato": questi lavori vennero realizzati alcuni secoli dopo la costruzione della chiesa perché larchitetto che la progettò non aveva lasciato disegni su possibili lavori di decorazione dei muri. Gli architetti che lo seguirono non erano quindi sicuri sul tipo si rivestimento da applicare alle pareti della basilica, dato che non conoscevano lidea che aveva il progettista originario. A questo andava anche aggiunta la volontà di realizzare opere di intonacamento di alta qualità che sarebbero dovute essere allaltezza della riconosciuta valenza architettonica e artistica della chiesa legnanese: questa indecisione sul tipo di decorazione da applicare portò alla dilatazione dei tempi della loro esecuzione.

Il motivo della mancata realizzazione, da parte degli architetti cinquecenteschi, di progetti scritti inerenti alle decorazioni delle pareti esterne risiedette nella volontà di nascondere ai successori le loro idee, così da prendersi la paternità anche di un futuro e ipoteco lavoro di intonacamento: gli artisti, in genere, non lasciavano disegni sulla prosecuzione delle loro opere - anche semplici schizzi sulle decorazioni esterne - per evitare che altri si appropriassero delle loro idee o della paternità della loro futura esecuzione. Forse un altro motivo risiedeva nella volontà di far focalizzare lattenzione del visitatore sullinterno della chiesa legnanese, che venne fin dallorigine riccamente decorato. Progetti sulle decorazioni della facciata vennero redatti anche dal Richini, ma non ebbero poi esecuzione pratica. Non fu quindi un caso che il campanile, che venne costruito dopo il 1752, sia stato realizzato in cotto e senza intonaco: in questo modo si ottenne un aspetto esteriore simile a quello che caratterizzava la basilica prima dellintonacamento. Laspetto di "non terminato", che contraddistinse la basilica di San Magno fino al 1914, non si limitava solamente allassenza di un intonaco, ma era molto più profondo: ad esempio, quando si guardava in prossimità delle colonne di sostegno della cappelle, si intravedeva il sottotetto di queste ultime, oppure erano evidenti, sulle pareti esterne, i fori dei ponteggi che risalivano ai tempi della costruzione della chiesa.

Le tre porte dingresso in bronzo vennero realizzate e poi donate alla basilica in occasione dellottavo centenario della battaglia di Legnano 29 maggio 1976 grazie a una sottoscrizione popolare organizzata dallassociazione locale Famiglia Legnanese, con la partecipazione delle otto contrade che prendono annualmente parte al Palio cittadino. Le raffigurazioni presenti sulle formelle delle tre porte sono ispirate alla battaglia di Legnano e alle tradizioni culturali della città. Le porte furono opera dello scultore Franco Dotti e vennero benedette il 30 maggio 1976 dallarcivescovo Giovanni Colombo prima della tradizionale messa sulla copia del Carroccio, evento che fa parte del programma propedeutico alla sfilata storica, che si conclude allo stadio Giovanni Mari e che è seguita dalla corsa ippica, avvenimento che pone fine alla manifestazione. La cerimonia di benedizione delle tre porte fu particolarmente solenne, anche perché venne inserita nel fitto programma di festeggiamenti dellottavo centenario della battaglia.

                                     

5.2. Opere artistiche Latrio dingresso

Quando venne realizzata la basilica le porte dingresso, rispetto allattuale posizione, erano ruotate di 90° verso nord e quindi il moderno atrio, che era a campata unica fino ai lavori eseguiti tra il 1911 e il 1914, durante i quali fu costruita una seconda campata verso piazza san Magno, fungeva da cappella. La volta di questa cappella era affrescata con un motivo a cassettoni, dipinto poi andato perduto.

Del ciclo di affreschi che decoravano la primigenia cappella sono giunte al XXI secolo solo due scene che si trovano sotto la cornice delle pareti laterali; su quella di sinistra è raffigurato un altare su cui è presente un ostensorio che contiene lOstia Sacra, simbolo caro a san Bernardino, ai cui lati sono rappresentati santApollonia, santAntonio da Padova, santa Sabina e san Biagio, mentre sulla parete di fronte è raffigurata una Madonna col Bambino, intorno alla quale sono stati dipinti san Magno, san Sebastiano, santEustachio e san Rocco.

Gli affreschi che erano stati dipinti sulla parete in seguito destinata a ingresso della basilica sono andati quasi tutti perduti: si sono salvate solo alcune tracce di pittura situate lungo larco principale dingresso e sulle colonne.

Tutti gli affreschi vennero realizzati probabilmente da Gian Giacomo Lampugnani, vista la somiglianza del loro stile con quello delle pitture della vicina cappella di SantAgnese. Tutti i dipinti vennero eseguiti nel 1517 a spese di Aloisio Fumagalli, come testimonia uniscrizione ad affresco situata sotto gli stemmi dei Fumagalli e dei Caimi, che si trovano a loro volta nei pressi dei due santi più vicini alla raffigurazione della Madonna col Bambino:

                                     

5.3. Opere artistiche Il pavimento le balaustre

Il pavimento, che è stato realizzato in marmo bianco, nero e rosso di Verona, fu posato nel XVIII secolo. Ha un disegno geometrico a scacchi realizzato a intarsio, con il motivo presente sotto la cupola che converge verso il centro della basilica richiamando le linee della volta e - più in generale - i profili curvi delle pareti verticali circostanti, che si chiudono a loro volta confluendo nella cupola soprastante.

La tarsia vera e propria è realizzata con marmo bianco e nero, mentre le fasce sono in macchia rossa. Storicamente, nei mesi più freddi, il pavimento marmoreo veniva protetto con grandi assi di legno. Anche le balaustre sono state realizzate con lo stesso tipo di marmo utilizzato per il pavimento: le loro colonnine, che vennero sagomate in forma quadrata, sono in marmo rosso, mentre il basamento e i contorni sono in marmo nero.

Fino al XVIII secolo lintera chiesa era pavimentata con piastrelle in cotto: questa pavimentazione originaria è rimasta intatta solo nella cappella di SantAgnese, che è quindi lunica parte della basilica che non è stata pavimentata con il marmo, mentre allinterno della cappella maggiore, durante alcuni lavori, dellantica pavimentazione in cotto ne sono stati trovati i resti sotto il selciato marmoreo.

                                     

5.4. Opere artistiche Il coro

Gli stalli del coro, che sono collocati allinterno della cappella maggiore, vennero realizzati nel XVII secolo in legno di noce dai fratelli Coiro, ovvero dai medesimi intagliatori che hanno scolpito il già citato tempietto con tabernacolo che si trova in sacrestia. Gli stalli del coro, che sono di pregevole fattura artistica, hanno uno stile rinascimentale.

Fu forse deciso di costruirli, considerando lipotesi che vorrebbe loriginaria collocazione della cappella maggiore in direzione sud, ovvero in linea con gli antichi ingressi poi spostati dal Richini nel 1610, solo dopo il trasferimento dellaltare nella posizione definitiva: in questo modo si sarebbe individuata quale parte della parete sarebbe rimasta completamente libera. Nel 1586, prima che venissero realizzati, il cardinal Niccolò Sfondrati, vescovo di Cremona e futuro papa Gregorio XIV, inviò per un sopralluogo un auditore che scrisse, in riferimento a tale visita:

Originariamente laltezza degli stalli del coro arrivava quasi fino al bordo inferiore della cornice dipinta da Bernardino Lanino. A questultima, nel XVIII secolo, venne aggiunto uno zoccolo per rialzarla e staccarla dagli stalli. Allinizio del XX secolo furono eliminati gli inginocchiatoi e venne posizionata una pedana che alzasse gli stalli, che fino ad allora poggiavano a terra: in questo modo, parte degli affreschi delle pareti furono coperti. Nella stessa occasione, sugli stalli, fu collocata centralmente una pregevole cattedra arcivescovile decorata da cariatidi a putti, che venne realizzata con il legno proveniente dalla vecchia cattedra che era precedentemente collocata sotto quella parte degli affreschi del Lanino che ha per soggetto la Disputa.

Con le modifiche avvenute nella prima parte del XX secolo, gli antichi stalli del coro della basilica hanno perso quellausterità che era tipica del periodo rinascimentale. La pedana realizzata nella prima parte del XX secolo nascondeva però parte degli affreschi delle pareti, in particolare le scene della Visita dei magi e del Ritorno a Nazareth, e quindi nel 1968 fu costruita una nuova pedana, questa volta più bassa, che ha risolto il problema.

                                     

5.5. Opere artistiche I pulpiti

Originariamente i pulpiti presenti in basilica erano due: vennero scolpiti su legno di noce probabilmente nel 1586. Si trovavano installati sui piloni situati davanti allarco trionfale ed erano in una posizione rialzata: per tale motivo vi si accedeva tramite due scale a chiocciola. Queste ultime furono rimpiazzate, nel 1922, da scale lineari rimovibili. In origine erano dotati di baldacchini.

Per le funzioni liturgiche veniva utilizzato generalmente sempre lo stesso pulpito, quello cornu Evangelii in it. "al lato del Vangelo", ovvero il pulpito situato a sinistra dellaltare maggiore, dato che era quello più vicino alle sacrestie, mentre il pulpito in cornu Epistulae in it. "al lato dellepistola", cioè quello sulla destra dellaltare, veniva usato solo per le cerimonie solenni.

Nel 1967 uno dei due pulpiti venne eliminato, mentre laltro, a cui fu eliminato il baldacchino, fu posizionato a livello del pavimento sul lato sinistro dellaltare maggiore.

                                     

5.6. Opere artistiche Lorgano

Lorgano della basilica venne costruito nel 1542 dalla famiglia Antegnati grazie al lascito testamentario di Francesco Lampugnani, che donò alla parrocchia di San Magno 25 lire per la realizzazione dello strumento musicale e 16 lire per il suo posizionamento. La cantoria in legno di noce è invece opera del pittore Gersam Turri. Fino allo spostamento degli ingressi della basilica, che venne eseguito dal Richini nel 1610, lorgano si trovava sopra la vecchia porta dentrata, che era situata a nord, nella moderna cappella dellImmacolata o dellAssunta, allepoca atrio di ingresso alla chiesa e in seguito dedicata a Santa Maria e San Giuseppe. A tal proposito una nota darchivio riporta che:

Nel 1640 lorgano venne spostato nella cappella di San Pietro Martire. Lultimo trasferimento avvenne nel 1830, quando fu posizionato sopra lingresso principale.

Lorgano della basilica di San Magno, che è più antico di quello conservato nel Duomo di Milano, è forse lunico strumento a canne fabbricato dalla famiglia Antegnati che è giunto sino a noi praticamente intatto. A detta di molti esperti di musica lorgano della chiesa legnanese è un eccellente strumento, soprattutto per la dolcezza e la sonorità degli accordi. Agostino Pozzo, prevosto di San Magno, nella sua opera Storia delle chiese di Legnano, lo descrisse così:

                                     

5.7. Opere artistiche La volta principale

Come già accennato, la prima opera decorativa realizzata nelle basilica fu eseguita nel 1515 da Gian Giacomo Lampugnani, che affrescò la volta principale a grottesca dopo aver supervisionato alla costruzione dellintera chiesa. Complice la sapiente illuminazione naturale interna originata dalle aperture laterali della volta, che permettono una calibrata luminosità a qualsiasi ora del giorno, leffetto globale è di rilievo assoluto, tanto da estasiare anche lo storico dellarte Eugène Müntz, che definì tale decorazione "la più bella grottesca della Lombardia".

La volta è divisa in otto spicchi allinterno dei quali sono affrescati dei grandi candelabre da cui si dipanano, partendo dal basso, dei rami. Allinterno di questo disegno si aprono le finestre della cupola. Il dipinto è poi completato con la rappresentazione di centauri, delfini, aquile, satiri, cavalli marini, arpie, putti alati e draghi, i cui colori dominanti sono il bianco e il grigio in chiaroscuro. Il blu dello sfondo venne realizzato utilizzando una tintura a base di polvere di lapislazzuli.

Gli otto spicchi sono divisi da costolature di colore rossastro su cui sono affrescati altre candelabre. La scelta di realizzare otto spicchi non fu casuale: in questo modo laffresco non ha una direzionalità univoca, ma richiama la pianta centrale delledificio, che non possiede nessuna parte architettonicamente dominante sulle altre: in questo modo losservatore degli affreschi della volta è spinto a spostare lo sguardo in modo vorticoso e a spirale, visione che si chiude poi sulla lanterna.

Appena sotto la cupola è presente un tamburo ottagonale che è affrescato con una tonalità più tenue rispetto a quella della volta: ciò è lopposto di quanto generalmente si è fatto nelle decorazioni delle chiese coeve alla basilica, che sono invece caratterizzate da colori più forti nella parti inferiori e più tenui nelle sezioni architettoniche superiori. Il tamburo è caratterizzato dalla presenza di ventiquattro nicchie che sono dipinte internamente con una tonalità grigia e con un colore azzurro piuttosto scuro, che fa risaltare la penombra originata dalle rientranze: sui pilastri del tamburo sono rappresentati dei candelabre, che riprendono la decorazione della volta.

Nel 1923 Gersam Turri dipinse nei pennacchi, ovvero negli spazi tra le arcate maggiori e i capitelli, dodici tondi, uno in ogni elemento architettonico, contenenti i volti altrettanti profeti biblici, che si aggiunsero ai quattro profeti dipinti in precedenza: Geremia e Isaia, che si trovano sopra la cappella maggiore e che furono realizzati presumibilmente da Bernardino Lanino; Salomone e Davide, dipinti dai fratelli Lampugnani sopra larcata della cappella del Santo Crocifisso. Questo ciclo di pitture è stato realizzato dal Turri ispirandosi ai volti degli affreschi della cappella maggiore, che sono opera del Lanino. Le paraste sono state decorate, sempre da Gersam Turri nel 1923, con candelabre su sfondo azzurro: anche queste decorazioni riprendono laffrescatura della volta. I sottarchi sono invece impreziositi da pitture che raffigurano delle greche. Le paraste, prima dei lavori di affrescatura di Gersam Turri, erano tutti decorate con rigature e riquadrature di colore grigio: la stessa colorazione grigia era caratteristica anche dei pennacchi poi affrescati nel 1923.

Nel 1967 tutte queste aggiunte furono ridipinte ad affresco da Mosé Turri junior, figlio di Gersam, ispirandosi ai cartoni originali del padre. Mosé Turri junior, nelloccasione, restaurò anche tutti gli affreschi del Lanino della cappella maggiore, che si erano danneggiati nei secoli per problemi di aderenza delle pitture sui muri.

                                     

5.8. Opere artistiche Gli affreschi del Lanino

La volta le pareti della cappella maggiore furono dipinti da Bernardino Lanino presumibilmente tra il 1562 e il 1564, nel pieno della sua maturità artistica, grazie al contributo economico della famiglia dei Cavalieri Lampugnani, che elargirono allartista vercellese 1.531 lire, 33 soldi e 6 denari oppure - secondo altri autori - 2.164 lire e 76 soldi, oltre che sostegno morale. Un ruolo determinante fu dato da Bianca Visconti, vedova di Ferdinando Lampugnani e sposa in seconde nozze di Gaspare Antonio Lampugnani. Il contratto tra il Lanino e il curato di San Magno, Battista Crespi, uomo energico ed esperto conoscitore darte, fu firmato il 18 aprile 1560 dal notaio Gerolamo Taverna. Lopera del Lanino si compone di otto grandi affreschi più due piccole scene che sono situate sopra le finestre: il ciclo di pitture è stato pensato per "ruotare" intorno al polittico di Bernardino Luini, che si trova al centro della parete frontale e che è stato realizzato qualche decennio prima di questa opera.

Prima degli affreschi del Lanino la cappella maggiore era decorata con disegni geometrici cerchi e riquadrature realizzati con la tecnica del graffito. Lo sfondo su cui vennero realizzate queste pitture, che aveva un aspetto rugoso, era di colore giallo. Il Lanino sfruttò la rugosità dellintonaco precedente per stendere le nuove decorazioni senza asportare le pitture originarie. Con il passare del tempo è sorto un problema: il Lanino non tolse neppure le incrostazioni dovute al fumo delle candele e allumidità, e quindi i suoi affreschi hanno iniziato a essere soggetti alla formazione di piccole crepe che disegnano una sorta di ragnatela e che sono causate dalla scarsa aderenza delle pitture del Lanino. Il pavimento originario era a mattoni in cotto che erano disposti a spina di pesce; i suoi resti sono stati rinvenuti durante i lavori di restauro effettuati dal 1963 al 1964.

La volta a crociera è decorata da festoni di frutta e da coppie di putti, che sono stati realizzati con stile a grottesca. Il colore dominante della volta è il giallo oro, che volutamente contrasta con il blu scuro della cupola principale. I soggetti dipinti sulla volta della cappella hanno uno stile tipicamente lombardo quattrocentesco. La parte superiore della parete, essendo collocata sotto il cornicione, fa ancora parte, da un punto di vista architettonico, della volta della cappella; essa è suddivisa in lunette, che sono tutte affrescate. Le lunette laterali, che sono accanto ai finestroni, raffigurano i quattro evangelisti: quelle di sinistra san Matteo e san Giovanni evangelista, mentre le lunette di destra san Marco e san Luca. Sulle lunette della parete frontale sono invece stati dipinti i primi quattro Dottori della Chiesa, cioè santAmbrogio, santAgostino, san Girolamo e san Gregorio.

Anche le pareti sotto il cornicione sono state affrescate. Sulla parete alla destra dellaltare sono rappresentati lo Sposalizio della Vergine, la Visitazione della Beata Vergine Maria, l Adorazione dei pastori e la Visita dei magi. La parete di sinistra è invece decorata con il Viaggio verso Nazareth, la Purificazione della Beata Vergine Maria, la Strage degli Innocenti, il Ritorno a Nazareth e la Disputa. In questultima scena sono presenti i ritratti del Lanino e del suo aiutante, che prestano il loro volto ad alcuni passanti. Larco trionfale è invece affrescato con angeli in volo e con motivi geometrici decorati da frutti. Il risvolto dellaffresco che dà verso il centro della chiesa è invece dipinto con candelabre di frutta e ortaggi, mentre sullo spazio tra larco trionfale e i piloni delledificio sono presenti due tondi che sono sostenuti da angeli aventi il volto di due profeti.

Sulla parete di fondo, ai lati del polittico del Luini, sono dipinti san Rocco e san Sebastiano, mentre sui pilastri dingresso sono raffigurati Gesù Cristo e san Magno. Questi ultimi sono sovrastati da baldacchini impreziositi da tende purpuree. Sempre frontalmente sono presenti anche le raffigurazioni dei profeti Isaia e Geremia e quattro putti. Questa cappella, nel suo complesso, ha una grande valenza artistica, soprattutto per quanto riguarda la fattura dei personaggi dipinti. Rappresenta, a detta degli esperti, uno dei capolavori del Lanino.

                                     

5.9. Opere artistiche Lingrandimento della cappella

Le dimensioni della cappella maggiore fanno nascere una contraddizione: essendo superiori a quelle delle altre cappelle, viene meno la perfetta simmetria dellimpianto architettonico della basilica, che è tipica dei progetti bramanteschi. Il fatto che in origine le dimensioni delle cappelle della basilica fossero tutte uguali è confermato da due argomentazioni supportate da prove tangibili. La prima è legata allosservazione che le decorazioni originarie realizzate con tintura di colore giallo non sono presenti nella parete frontale della cappella, quella su cui poggiano gli stalli del coro, mentre la seconda argomentazione è basata sulla presenza di particolari crepe di assestamento, che indicano lo spostamento e la ricostruzione della parete frontale della cappella.

Per quanto riguarda i motivi di tale ingrandimento, le ipotesi sono due. La prima congettura ipotizza che sia stato il Lanino a chiedere lampliamento della cappella maggiore per fornire uno spazio scenico di superficie maggiore alle sue pitture. In questo caso, potrebbe essere una prova a favore della modifica da parte del pittore la durata documentata complessiva del lavoro di affrescatura, che è iniziato nel 1560 anno della firma del contratto ed è terminato nel 1564 fine lavori comprovato da vari documenti. Questo è un lasso di tempo piuttosto lungo considerando le caratteristiche dellopera: in questi quattro anni, pensando alle tecniche pittoriche utilizzate allepoca, possono essere tranquillamente compresi anche i lavori di ingrandimento della cappella, che presumibilmente durarono dal 1560 al 1562, e la fase di pittura delle pareti, che proseguì dal 1562 al 1564, lasso di tempo confermato anche dai pagamenti di denaro versati allartista, che durarono dal 26 luglio 1562 al 29 novembre 1564 con il saldo finale che venne erogato l11 aprile 1565. Lanno di fine lavori, il 1564, è poi comprovato da un altro documento.

La seconda ipotesi sullingrandimento della cappella è legata al già citato incendio che coinvolse Legnano il 10 dicembre 1511 e che fu opera delle truppe svizzere che facevano parte della Lega Santa. Le fiamme, che danneggiarono anche i ponteggi dellerigenda basilica, come testimoniano le tracce di annerimento trovate sullarco trionfale, furono loccasione per rifare la cappella maggiore trasformando la struttura della volta dalla tipologia a botte a una forma a crociera: durante questi lavori, forse ne vennero aumentate anche le dimensioni.

                                     

5.10. Opere artistiche Il polittico del Luini

Altro capolavoro presente nella basilica è il polittico di Bernardino Luini, opera commissionata il 5 luglio 1523, che si trova dietro laltare maggiore. Il polittico del Luini è considerato unanimemente dagli storici dellarte come uno dei capolavori dellartista lombardo, se non la sua opera migliore. A proposito della richiesta al Luini di eseguire lopera, nellarchivio parrocchiale di San Magno è riportato che:

Secondo alcune ipotesi, negli anni in cui venne realizzato questo polittico, il Luini visse per lungo tempo a Legnano. Il motivo di tale soggiorno era presumibilmente legato allepidemia di peste che afflisse Milano e che obbligò molti a rifugiarsi in luoghi isolati o periferici per sfuggire al morbo. Secondo la testimonianza di Agostino Pozzo, il Luini ebbe comunque occasione, al di là di un suo ipotetico e lungo soggiorno legnanese, che sarebbe durato un anno, di dipingere, nel borgo, altre opere. A tal proposito, nei suoi scritti, il prevosto di San Magno riporta che:

Il polittico in questione, che misura circa 3 m x 5 m, ha uno stile pittorico molto diverso da quello di tutte le opere circostanti. Sopra il timpano è presente una tavola che è decorata da due angeli intenti a suonare la tromba. In origine erano presenti due ante, poi andate perdute, che venivano richiuse sopra il polittico nei giorni feriali per proteggere i dipinti sottostanti; sulle due ante erano raffigurate, rispettivamente, santa Caterina e un gruppo di angeli. Una copia delle due ante potrebbe essere conservata presso lIsola bella, allinterno di palazzo Borromeo: commissionate da Federico Borromeo, queste copie vennero viste da Agostino Pozzo nel 1639 allinterno dello storico edificio.

Sul timpano del polittico è raffigurato il Padre Eterno, mentre sulla tavola centrale, che ha dimensioni cospicue, è dipinta in stile leonardesco una Madonna col Bambino seduta sul trono che è attorniata da un cherubino e da otto angeli. I tre angeli dipinti sulla parte superiore cantano in coro, i due raffigurati lateralmente alla Madonna suonano dei liuti, mentre i tre rappresentati ai piedi della Vergine eseguono melodie grazie a dei flauti. Nelle quattro tavole laterali sono invece dipinti san Giovanni Battista, san Pietro apostolo, san Magno e santAmbrogio, con questi ultimi due che sono rappresentati in una posa con la quale indicano la scena centrale, quella dove è raffigurata la Madonna col Bambino. Sulla predella inferiore, allinterno dei piccoli scomparti verticali, sono rappresentati in chiaro scuro san Luca e san Giovanni, l Ecce Homo, san Matteo e san Marco, mentre nelle sezioni orizzontali sono dipinti, sempre con la medesima tecnica, il Cristo inchiodato alla Croce, la Posa nel Sepolcro, la Resurrezione e l Incontro di Emmaus.

Di notevole valenza artistica è anche la cornice dorata, che è originale, dato che risale al tempo in cui il Luini realizzò questa opera. La volta affrescata dal Lanino, come già accennato, ha come punto focale di tutte le sue decorazioni il polittico del Luini. Nel 1624, su tale polittico, Federico Borromeo scrisse:

Già nel 1634 il valore stimato dellopera fu stimato in 10.000 scudi, tantè che nei secoli è stata oggetto di ripetuti tentativi di compravendita. Nel 1857 un museo britannico offrì 420.000 svanziche per averla, offerta poi rifiutata, mentre nel 1906 il periodico britannico specializzato in arte Magazine Office Arts accusò le autorità ecclesiastiche locali di aver trascurato lopera, incuria che avrebbe causato, a loro dire, danni alla stessa; il periodico invitò quindi il governo britannico a chiedere ufficialmente alle autorità politiche italiane la cessione del polittico, che sarebbe stato poi destinato al National Gallery di Londra. Il governo italiano rifiutò, dimostrando linfondatezza delle accuse.

                                     

5.11. Opere artistiche Laltare maggiore

In questa cappella è presente laltare maggiore, che è stato realizzato nel 1587 tutto dun pezzo da un unico blocco di marmo. Originariamente nella cappella era presente un altro altare che era addossato, come da tradizione dellepoca, alla parete di fondo. Laltare maggiore del 1587 è definito così da una nota dellarchivio parrocchiale:

Laltare maggiore del 1587 fu consacrato solo il 23 maggio 1639: in precedenza vi si celebrava sopra messa grazie a un altare portatile. Sulla sua consacrazione, Agostino Pozzo scrisse:

In sacrestia è conservato un tempietto con tabernacolo di grande valore artistico, opera dei fratelli Coiro, che aveva ai lati due modiglioni di legno dorato. Realizzato e posizionato dietro la mensa dellaltare maggiore nella prima parte del XVII secolo, quando questultimo si trovava ancora addossato al muro frontale della cappella, era collocato sopra uno zoccolo realizzato in mattoni.

Nel XVIII secolo, in occasione del primo trasferimento dellaltare maggiore, che venne spostato dal muro frontale al centro della cappella, fu realizzato un nuovo tabernacolo più piccolo, questa volta sostenuto da alcuni gradini, in sostituzione di quello dei fratelli Coiro, nel frattempo spostato in sacrestia: su di esso era collocato un tempietto, la cui altezza oscurava metà del polittico del Luini. Contestualmente, sopra laltare, furono anche posizionati un capocielo in stile rococò e un velario. In seguito, lateralmente al capocielo, vennero collocate due statue lignee raffiguranti degli angeli adoranti.

Tra le conseguenze del Concilio Vaticano II ci fu la riforma liturgica che previde, tra laltro, lo spostamento degli altari in direzione versus populum in it. "verso il popolo", ovvero verso i fedeli: fino ad allora tutte le mense sacre erano infatti orientate versus Deum in it. "verso Dio", ovvero dalla parte opposta, in direzione della Terra Santa, con il sacerdote rivolto verso oriente e con alle spalle i fedeli. Questo è il motivo, tra laltro, del già citato orientamento a est della cappella maggiore della basilica legnanese. Questo spostamento, nella basilica di San Magno, venne eseguito nel 1963: contestualmente furono eliminate tutte le aggiunte settecentesche e vennero rimosse le due statue lignee per poter permettere la visione completa del polittico del Luini. Furono eliminate anche le balaustre in marmo le lampade pendenti così da lasciare, come luogo per le celebrazioni, il solo blocco marmoreo: nelloccasione laltare maggiore, oltre che girato di 180°, fu anche spostato più avanti. Dopo questi lavori, nel 1968, laltare maggiore della basilica è stato riconsacrato.

                                     

5.12. Opere artistiche La cappella di San Pietro Martire

In origine non era una cappella, ma un semplice atrio di ingresso al campanile romanico dellantica chiesa di San Salvatore. Con lo spostamento degli ingressi alla basilica, che venne effettuato dal Richini nel 1610, diventò lanticamera daccesso alla canonica. Sempre in occasione di questo avvenimento, venne qui trasferito il distico realizzato da Gian Alberto Bossi nel 1518 scolpendo un architrave di pietra, che ornava originariamente la porta principale della facciata situata a nord, poi murata. In particolare, il distico si trova sopra la porta del campanile dellantica chiesa di San Salvatore che conduce allesterno e che è detta "del prevosto" perché è rivolta verso le case canonicali. Questa scritta recita:

La cappella di San Pietro Martire, che venne dedicata a questo santo domenicano da non confondere con lapostolo Pietro a metà del XVI secolo, è stata originariamente affrescata da Evangelista Luini, figlio del già citato Bernardino, nel 1556, dipinti poi andati perduti. Inizialmente gli affreschi furono erroneamente attribuiti al Lanino. Altra errata attribuzione vuole che gli affreschi siano stati dipinti da Aurelio Luini, altro figlio di Bernardino, ma lo stile delle raffigurazioni e il periodo di realizzazione portano appunto, con una certa sicurezza, a Evangelista Luini, fratello di Aurelio.

Gli affreschi cinquecenteschi rappresentavano, sulla parete centrale, il martirio di san Pietro sovrastato da quattro putti musicanti dipinti sulla volta, che era affrescata con uno sfondo lumeggiato con stelline dorate e attorniato da un Dio benedicente e da cherubini dipinti sulla lunetta. In particolare, il Dio benedicente era ispirato al Padre Eterno raffigurato dal padre di Evangelista, Bernardino, nella pala conservata nella cappella maggiore. Sulle colonne erano invece dipinti san Magno, san Rocco, san Sebastiano e san Giovanni evangelista, mentre sotto la cornice erano stati affrescati motivi dorati azzurri e rossi.

Il motivo della perdita dellaffresco originario è legato allepidemia di peste che colpì lAlto Milanese tra il 1576 e il 1577: per ordine di Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano dal 1564 al 1584, vennero imbiancate le pareti delle chiese dellarcidiocesi sperando, con questo atto di rinuncia, di ingraziarsi Dio. Le uniche parti della basilica di San Magno che si salvarono dallimbiancatura furono le figure rappresentanti la Vergine Madre e gli affreschi della cupola maggiore; questultima evitò di essere coperta perché poco accessibile e per le veementi proteste dei legnanesi.

Gli affreschi cinquecenteschi della cappella di san Pietro Martire, coperti ormai da decenni con uno strato di tintura bianca, vennero probabilmente distrutti nel 1610 in occasione dei già citati lavori del Richini durante i quali, nella cappella, venne aperto un nuovo ingresso conducente allantico campanile della chiesa di san Salvatore. In aggiunta, unaltra concausa della distruzione degli affreschi potrebbe essere stato il già citato trasferimento dellorgano degli Antegnati in questa cappella, che rese necessari lavori anche sulle pareti. Proprio il nuovo spostamento dello storico strumento musicale che avvenne, come già accennato, nel 1830, portò alla scoperta degli antichi affreschi.

Dopo aver eliminato limbiancatura, Beniamino Turri ridipinse la figura di san Pietro Martire. Allinizio del XX secolo tornarono alla luce le tracce delle pitture originarie che raffiguravano gli angeli le figure laterali al santo: in questa occasione Gersam Turri rifece il Padre Eterno, mentre nel 1967 Mosé Turri junior restaurò lintero ciclo di pitture, scoprendo altre tracce dellaffresco originale.

                                     

5.13. Opere artistiche La cappella del Santo Crocifisso

La cappella laterale di sinistra è dedicata al Santo Crocifisso. In origine, prima dello spostamento dellingresso a opera del Richini, che avvenne allinizio del XVII secolo, questa cappella rappresentava landito che metteva in collegamento la chiesa con labitazione del prevosto e del coadiutore. Quando fu trasformata in cappella vera e propria, nel 1616, fu dedicata a san Carlo Borromeo. Per tale motivo la cappella conservava due tele rappresentati il santo che sono state trasferite in unaltra cappella della basilica, in occasione della nuova intitolazione di questultima a san Carlo e san Magno.

Nella cappella del Santo Crocifisso è anche presente un altare realizzato con marmi preziosi che risale al XVIII secolo. Anche la lavorazione dei rivestimenti marmorei è di notevole fattura. Un tempo era sormontato da due putti che sostenevano le insegne di san Carlo, ovvero la mitra e il pastorale, con al centro il cappello cardinalizio su cui era riportato il motto della famiglia Borromeo.

La cappella è stata affrescata nel 1925, in occasione della nuova dedicazione al Santo Crocifisso, con alcune raffigurazioni di scene bibliche quali Pilato che rimanda Gesù, l Incontro con la Vergine, san Pietro e san Paolo questa scena è stata dipinta di fianco allaltare, san Giovanni e gli angeli realizzati dentro la nicchia, Geremia e Davide sui pilastri e un Cristo nellorto sulla volta. Gli affreschi sono stati eseguiti da Eliseo Fumagalli, che era pittore e scenografo di teatro: questultima professione si desume dalla struttura e dalla composizione delle scene dipinte, che sono di chiara origine teatrale.

Nella cappella è stato trasferito, sempre in occasione dellultima intitolazione, una preziosa statua lignea rappresentante un Cristo deposto un tempo conservata in sacrestia e poi trasferita nella cappella del Battistero: a questa opera, che è collocata in una teca di vetro, sono state aggiunte due statue di cartapesta decorate a stucco in stile settecentesco, realizzate anchesse da Eliseo Fumagalli, che raffigurano lAddolorata e la Maddalena piangenti sotto il crocifisso.

                                     

5.14. Opere artistiche Le decorazioni della cappella dellImmacolata

La cappella dellAssunta, chiamata anche dellImmacolata, era in origine un atrio in corrispondenza del quale era presente lantico ingresso della basilica. Con i già citati lavori eseguiti dal Richini, nel 1610, lingresso venne spostato nella posizione moderna e quindi latrio venne trasformato nella cappella dellAssunta. In origine era dedicata a Santa Maria e San Giuseppe. Originariamente questa cappella, quando fungeva da ingresso della basilica, ospitava lorgano.

Gli affreschi della volta, che sono stati eseguiti da Francesco e Giobatta Lampugnani, sono del 1633 e raffigurano l Assunzione di Maria. La Madonna, nellaffresco, sale in cielo accompagnata da alcuni angeli che sono estasiati dal miracolo. Sugli archi sono dipinti cinque putti, mentre sulle colonne sono raffigurate santa Lucia e santAgata: anche questo ciclo di pitture è dei due pittori Lampugnani sopramenzionati. Le pareti, che raffigurano delle colonne marmoree sormontate da soffitti a cassettoni, sono state affrescate nel 1646 da Giovan Battista e Girolamo Grandi che realizzarono, tra laltro, anche unanaloga scena allinterno della XII cappella del Sacro Monte di Varese. La parete di fondo è stata invece affrescata nel XVIII secolo dallabate Molina.

                                     

5.15. Opere artistiche La pala daltare del Giampietrino

La cappella dellImmacolata ospita dal 1610 una pala daltare del Giampietrino risalente presumibilmente al 1490 e un tempo raffigurante, al centro, una Madonna col Bambino. Le ultime notizie documentate della parte centrale di questa opera darte, come testimonia Agostino Pozzo, sono datate 1650: poi se ne sono perse le tracce. Di questa opera, e dei suoi presunti miracoli, Agostino Pozzo scrisse:

La pala del Giampietrino, che è la più antica opera darte presente nella basilica, proviene dallantica chiesa di San Salvatore. Alcuni studiosi dellarte contestano però questa datazione: considerando lo stile delle pitture, a loro dire la pala sarebbe stata realizzata in un periodo compreso tra il 1520 e il 1530.

Nella pala del Giampietrino, in sostituzione delloriginaria Madonna col Bambino, venne realizzata nel XVIII secolo una pregevole statua lignea raffigurante lImmacolata nellatto di schiacciare il serpente, ovvero Satana. La pala è quindi ora composta da una parte sinistra, dovè raffigurato san Giovanni Evangelista, dallo scomparto centrale, dovè collocata la citata statua lignea settecentesca, e da una parte destra, dovè è raffigurato san Giuseppe.

I due comparti laterali, che sono caratterizzati da tratti pittorici sfumati ad arte, risentono dellinfluenza della scuola di Leonardo da Vinci, che soggiornò a Milano forse proprio nel periodo in cui queste opere potrebbero essere state realizzate. Le tre tavolette presenti alla base del trittico rappresentano, da sinistra a destra, San Gioacchino che reca la buona novella a santAnna, la Natività e la Presentazione al Tempio, mentre nella sezione superiore è stata dipinto dai fratelli Lampugnani un pregevole Ecce Homo.

Nella parte centrale, a fianco della pala del Giampietrino, sono presenti due statue, una raffigurante santElena, laltra santApollonia. Nella cappella, in due nicchie laterali, sono presenti altre due statue, una quella sulla sinistra raffigurante santa Caterina e laltra sulla destra santAnna.

                                     

5.16. Opere artistiche La cappella di San Carlo e San Magno

La cappella di san Carlo e San Magno, che è la terza sulla sinistra, fungeva originariamente da andito che portava alla casa del sacrestano, abitazione che si trovava sulla moderna via Luini e che è stata abbattuta alla fine del XIX secolo per motivi estetici e per poter permettere di realizzare palazzo Malinverni in linea con la strada.

In origine la cappella era dedicata a santAntonio Abate: prese la moderna intitolazione nel 1923. Lanno successivo è stata affrescata da Gersam Turri con dipinti raffiguranti dei puttini. Un tempo conteneva un antico altare e alcuni quadri, tutti dedicati a santAntonio Abate, poi andati perduti.

La cappella contiene una reliquia di san Magno, proveniente dalla basilica di SantEustorgio di Milano e trasferita nella chiesa legnanese nel 1942, e due quadri del XVII secolo che raffigurano san Carlo: uno di essi rappresenta il santo che visita gli appestati, mentre laltro mostra san Carlo in estasi. Entrambe le tele sono di un pittore Lampugnani, Francesco o Giovanni Battista. Gli stucchi della cappella, che risalgono al XVII secolo, sono composti da motivi decorativi.

Sulla volta della cappella sono dipinti in chiaroscuro quattro putti, realizzati sempre da Gersam Turri nel 1924, mentre sulle lesene sono raffigurati, sempre in chiaroscuro, la Carità sulla sinistra e la Fede sulla destra: tutte queste pitture rispettano lo stile secentesco delle decorazioni a stucco. Nella cappella sono anche conservati due antichi confessionali.

                                     

5.17. Opere artistiche La cappella dellandito le sacrestie

La cappella dellandito, che si trova di fronte alla cappella di san Carlo, non è stata decorata da nessuna pittura muraria per dare lidea di come fossero le parti laterali minori della basilica prima della realizzazione del vasto piano di opere pittoriche del 1923 che completò, da un punto di vista decorativo, la basilica. La sola opera ospitata nella cappella dellandito è un quadro dallo stile cinquecentesco realizzato da Francesco Lampugnani nel 1620, che raffigura una Madonna.

Nellandito, che serve come ambiente intermedio tra la chiesa e la sacrestia, da cui il nome, sono presenti due porte, quella di sinistra, che mette in collegamento la basilica con la sacrestia realizzata nel 1909, e quella di destra, che è situata in fondo alla sala e che permette lingresso nella vecchia sacrestia, ovvero nelledificio rappresentato dai resti del campanile dellantica chiesa di San Salvatore: accanto alla porta di destra è collocato il citato quadro realizzato da Francesco Lampugnani nel 1620. La porta che consente lingresso nella nuova sacrestia, quella realizzata nel 1909 e poi ampliata, è collegata alla cappella maggiore da un corridoio che sfocia nella cappella del Santissimo Sacramento la quale, a sua volta, è connessa ai cori della cappella maggiore grazie a unapertura.

Come già accennato nella sacrestia nuova è conservato, al centro della stanza, lantico tabernacolo con tempietto barocco, opera secentesca dei fratelli Coiro. A destra della sala, tra altre due porte, è collocato un antico armadio che in origine conservava larchivio parrocchiale. Alla sua sinistra è presente un altro armadio che custodisce i paramenti le suppellettili sacre. Le due porte a lato dellarmadio un tempo ospitante larchivio parrocchiale portavano, rispettivamente, alla casa del prevosto e al magazzino. Nella vecchia sacrestia, quella ospitata dalledificio rappresentato dai resti del campanile dellantica chiesa di San Salvatore, sono invece collocati i confessionali per gli uomini.

Gli arredi sacri storici della basilica, suppellettili che erano importanti anche da un punto di vista artistico, vennero depredati durante lepoca napoleonica. In riferimento a questo fatto, una nota darchivio recita:

La disposizione di Napoleone venne eseguita pedissequamente: i soldati, grazie alle suppellettili depredate, riuscirono a riempire due carri. Sorte analoga toccò a moltissime altre chiese, abbazie, monasteri, ecc.

                                     

5.18. Opere artistiche Le decorazioni della cappella del Sacro Cuore o del Battistero

La cappella del Sacro Cuore, che si trova sulla sinistra dellaltare maggiore, ospita il fonte battesimale della basilica. Questa cappella ha avuto questa dedicazione nel 1948; in origine era intitolata a san Giovanni Battista e agli apostoli Giacomo e Filippo, per poi essere dedicata, allinizio del XIX secolo, allAddolorata, e infine al Sacro Cuore.

Un tempo nella cappella erano conservati, allinterno di cornici murarie in gesso collocate sui pilastri, quattro quadri settecenteschi che erano opera di Antonio Schieppati e di cui si sono perse le tracce. Le tele dello Schieppati vennero sostituite da altrettanti quadri a olio di Mosé Turri senior, che furono anchessi posizionate sulle colonne allinterno di cornici di gesso e che hanno per soggetto la Presentazione al Tempio, la Fuga in Egitto, la Maria Addolorata e la Deposizione di Gesù. Sempre del medesimo pittore sono altre tre tele che sono appese sullarco dingresso della cappella e che ritraggono la Disputa, il Crocifero che incontra la madre e la Crocifissione di Gesù. La volta è affrescata sempre a opera di Mosé Turri senior: i soggetti dipinti, in questo caso, sono quattro angioletti con i simboli del martirio. Tutte le decorazioni ad affresco hanno foggia settecentesca. In questa cappella sono anche presenti degli affreschi del 1862 di Mosè Turri e delle decorazioni del medesimo pittore che sono state eseguite nel 1853. È anche conservato un prezioso quadro a olio del XVII secolo situato sulla destra e raffigurante la Deposizione di Gesù, che è opera di Giovanni Battista Lampugnani e che precedentemente era conservato nella cappella di SantAgnese.

In origine sopra laltare della cappella, che risale al XVIII secolo, era presente una statua del Cristo morto che in seguito è stata spostata nella cappella del Santo Crocifisso. Ai suoi lati erano collocate due statue che rappresentavano san Giovanni Battista e san Giacomo e che vennero eliminate nel 1948 in occasione dellultimo cambiamento di intitolazione della cappella. Sempre in concomitanza del medesimo evento, la statua del Cristo morto venne sostituita da un quadro che rappresenta il Sacro Cuore e che è stato eseguito dal pittore Galelli. Il grande timpano presente nella cappella è decorato con stucchi che rappresentano dei putti: putti della medesima fattura si ritrovano anche sui costoloni che definiscono la volta a crociera e sulle cornici. Gli stucchi del timpano e i puttini sono stati realizzati dai fratelli Mosé e Daniele Turri.

Notevoli sono anche il pavimento in marmo intagliato a mosaico e la torciera in rame precedentemente situata al centro della basilica insieme a un altro manufatto identico: entrambe sono servite per secoli per illuminare le panche in modo tale da permettere ai fedeli, prima dellinstallazione dellimpianto elettrico di illuminazione, di leggere senza fatica. Lunica torciera superstite è diventata poi il sostegno per il cero pasquale.

                                     

5.19. Opere artistiche Il fonte battesimale

Nella cappella è presente un antico fonte battesimale in marmo rosso di Verona che risale alla metà del XVII secolo e che è stato trasferito in questa parte della basilica negli anni sessanta del XX secolo. In tal modo la cappella del Sacro Cuore è diventata il battistero della basilica.

In origine il fonte battesimale venne collocato nella cappella di SantAgnese, poi fu spostato quasi subito nel moderno atrio di ingresso, in corrispondenza dellattuale ingresso principale, prima che la porta venisse creata nel 1840: in questa occasione fu trasferito in una cappella semicircolare che venne realizzata ad hoc a sinistra dellingresso minore e che venne dotata di una piccola finestra. Durante i lavori di ristrutturazione dellinizio del XX secolo questa piccola cappella venne eliminata per ricostituire la simmetria della basilica, e il fonte battesimale venne collocato allinterno di una nicchia ricavata nel muro per poi essere definitivamente spostato allinterno della cappella del Sacro Cuore.

La cappella del Sacro Cuore è chiusa da una pregevole cancellata che venne originariamente realizzata per la cappella di SantAgnese e che fu in seguito spostata per chiudere laccesso al fonte battesimale. Agostino Pozzo, prevosto di San Magno, nei suoi scritti, definisce così il fonte battesimale:

Il fonte battesimale è sostenuto da un basamento costituito da una parte inferiore che appoggia a terra e che è formato a sua volta da quattro modiglioni contrapposti; sopra questa sezione marmorea poggiano altrettante erme che sorreggono la vasca per le abluzioni, vasca che è plurilobata allaltezza dei modiglioni e delle erme e che riprende il motivo scultoreo della restante parte del fonte battesimale. Tutto il gruppo marmoreo è riccamente intarsiato. Le erme hanno piede leonino, con la criniera dei felini che si trasforma in fasce di festoni di frutta, i quali avvolgono parte dei modiglioni.

Un tempo nella cappella, proprio sopra il fonte battesimale, era presente un ciborio che venne in seguito spostato nellatrio di sinistra per mancanza di spazio e di luce. Questo ciborio, che è a forma di tempietto e che riprende lo stile scultoreo del fonte battesimale, è riccamente decorato con scene bibliche, tra le quali spiccano quelle realizzate dai fratelli Giacomo, Giovanni e Ricciardo Taurini, artisti che realizzarono anche decorazioni sul coro del Duomo di Milano.

                                     

5.20. Opere artistiche La cappella del Santissimo Sacramento

La cappella del Santissimo Sacramento, che è dedicata ai santi Pietro e Paolo, si trova a destra dellaltare maggiore. Parzialmente testimone di questa intitolazione è una tela a olio situata sulla parete di sinistra della cappella che è opera dei fratelli Lampugnani e che ha per soggetto la Crocifissione di Gesù ; alla destra della croce sono presenti san Paolo, san Gerolamo e SantAntonio Abate. Nelle lunette sono presenti degli affreschi del 1603 opera di Giovan Pietro Luini detto "il Gnocco" che raffigurano degli angeli musicanti: queste pitture vennero parzialmente coperte durante i secoli e furono riportate interamente alla luce durante i lavori di restauro del 1925.

Nei tondi delle vele sono dipinti quattro angeli recanti il simbolo del rosario che sono stati realizzati nel 1925 da Gersam Turri. La cappella ospita anche una statua lignea rappresentante la Vergine del Rosario, che è collocata in una nicchia, e un quadro della scuola del Beato Angelico che risale al 1940 e che raffigura santa Teresa del Bambin Gesù.

Nella cappella è anche presente un altare che risale al XIX secolo e che ha sostituito una mensa sacra andata distrutta nel 1836 per un incendio. Laltare originario, che era realizzato in legno dorato, era decorato con fiori e grappoli di frutta: venne disegnato da Francesco Borromini e scolpito dai fratelli Coiro. Un tempo era presente, sopra laltare, una statua della Beata Vergine di cui si sono perse le tracce; di questa opera Agostino Pozzo scrive:

Dal 1585, nella cappella del Santissimo Sacramento, ha iniziato a operare la confraternita del Santo Rosario.

                                     

5.21. Opere artistiche La cappella di SantAgnese

Allentrata, sulla sinistra, è presente la cappella di SantAgnese. Deve il suo nome a una piccola cappella che un tempo si trovava appena fuori dalla basilica, allangolo della piazza antistante, e che venne in seguito demolita. Unaltra ipotesi fa risalire il nome della cappella alla moglie di Oldrado II Lampugnani, che si chiamava appunto Agnese. I Lampugnani donarono i primi fondi, insieme ai Vismara, a favore della costruzione della basilica: lintitolazione della cappella potrebbe essere stato un tributo a questa elargizione. È anche chiamata "cappella del prevosto" per via del fatto che ospita da secoli il confessionale del prevosto di San Magno.

Gli affreschi che la decorano sono opera di Giangiacomo Lampugnani e risalgono al 1516: sono pertanto la più antica decorazione muraria della basilica dopo gli affreschi della cupola che sono, tra laltro, dello stesso autore. Lo stile di queste pitture è quattrocentesco. La volta, anchessa affrescata, riporta la figura di santAgnese posta su un busto, mentre sulla lunetta di fondo sono rappresentati due putti alati che sostengono due stemmi, uno dei Lampugnani e laltro della casata nobiliare di cui faceva parte una delle mogli di questa famiglia. Il secondo stemma non è stato ancora identificato perché sostituito maldestramente da un blasone di una consorte dei Lampugnani successiva alla moglie a cui si riferiva lo stemma originario, oppure perché rimaneggiato da qualche restauro non effettuato a regola darte che ne ha snaturato il disegno. La cappella ha ospitato anche la tomba di famiglia del casato dei Lampugnani, nel XVIII secolo trasferita altrove.

Sulla parete frontale è presente un affresco che raffigura una Madonna col Bambino posta su un trono; alla sua destra sono dipinti santAgnese e santAmbrogio, mentre sulla sinistra sono rappresentati san Magno e santOrsola. Tutti e quattro i santi sono inseriti in una nicchia dipinta. A questo ciclo di affreschi, che era chiamato della "Madonna del parto", erano devote un tempo le legnanesi che erano in attesa di un bambino; a tal proposito Agostino Pozzo scrisse:

Sulla parete di destra è rappresentata la Natività, con la Madonna genuflessa che adora in un atto di preghiera il Bambino steso a terra. La stalla è costituita da un colonnato dallo stile architettonico lombardo. Attorno al soggetto principale sono presenti, in primo piano, santa Caterina, san Giovanni Battista e san Simeone. Sulle colonne sono invece raffigurati san Gerolamo e Origene, il primo vestito da cardinale e con il libro di Dottore della Chiesa, il secondo abbigliato da vescovo: entrambi sono in posa benedicente.

Sulla parete di sinistra è presente una finestra che è stata aperta nel XX secolo: in precedenza la luce entrava da due finestre che erano collocate sopra la cornice. Prima che le aperture venissero spostate più in basso, sulle sue pareti era collocata la tela raffigurante la Deposizione di Cristo, opera di Giovanni Battista Lampugnani.