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ⓘ Himalaya




Himalaya
                                     

ⓘ Himalaya

L Himalaya o Himalaia, adattata talvolta in italiano come Imalaia, è un sistema montuoso dellAsia meridionale, che si innalza a settentrione del bassopiano indo-gangetico e a meridione dellaltopiano del Tibet, e che forma un gigantesco arco diretto da nord-ovest a sud-est con la convessità rivolta a sud e compreso allincirca tra 73° e 95° di long. est e 27° e 36° di lat. nord.

Entro i limiti convenzionali, segnati a nord dalle valli superiori dellIndo e dellalto Brahmaputra o Sang-po, a est e a ovest dalle valli degli stessi fiumi, che con brusco cambiamento di direzione scendono da nord verso sud, e a sud dal margine della pianura, si sviluppa per una lunghezza di 2200 km su una larghezza variante da 250 a 350 km e in essa sono comprese le vette più alte della Terra la maggior parte degli ottomila e quasi tutti i settemila oltre a numerosi seimila.

                                     

1.1. Descrizione Suddivisione

Per quanto le esplorazioni particolareggiate del sistema himalayano, e i rilevamenti topografici e geologici non siano ancora completi, si ha una conoscenza generale abbastanza precisa dellintero sistema; in esso si possono distinguere, da sud a nord, tre fasce successive di catene.

La prima fascia, detta Subhimalaya, è costituita da catene non molto elevate, assai frazionate e smantellate dallerosione, formate quasi completamente di rocce terziarie; segue una zona mediana, distinta in Piccoli e Grandi Himalaya, nella quale predominano i gneiss e i graniti e che si eleva in massicci molto elevati, in cui 10 vette superano i 7000 m sul livello del mare. La terza fascia compresa tra la zona mediana le valli superiori dellIndo e del Brahmaputra, è, per struttura e formazione, analoga alle catene marginali del Tibet e in essa predominano rocce di numerosi periodi, dal Cambriano allEocene medio. Questa zona ha una larghezza non uniforme e verso ovest, al di là dellIndo, si innesta nel Karakorum, il gigantesco massiccio che possiede i più vasti ghiacciai della Terra Himalaya occidentale.

                                     

1.2. Descrizione Morfologia

Come è accennato in precedenza, lungo il margine meridionale, a contatto con la pianura Indo-gangetica, si trova una serie di basse colline, composte di ghiaie, sabbie e argille dellultima età terziaria, indicate comunemente con il nome di Siwalik. La serie dei Siwalik talvolta si appoggia alla catena posta più a settentrione, talvolta invece se ne discosta di parecchi chilometri, e in tale caso negli spazi intermedi si stendono piani alluvionali, noti in India con il nome di duns, ordinariamente coperti di fitte foreste e di giungle impenetrabili, dove domina il paludismo e dove vivono ancora i grandi mammiferi, come gli elefanti e i rinoceronti, e la famosa tigre del Bengala.

Al di là di questo bastione e delle depressioni boscate dei duns si eleva la fascia dei Piccoli Himalaya, larga da 80 a 90 km, con cime che variano da 2000 a 4000 m, formata di solito da una serie di catene parallele a quelle più elevate della zona retrostante. I Piccoli Himalaya sono talvolta collegati strettamente con le catene più settentrionali, tanto da apparire quasi contrafforti o appendici secondarie dei Grandi Himalaya, talvolta invece ne sono nettamente separati come nel Kashmir, dove il limite fra le due zone è segnato dalla valle di Srinagar, oppure ne sono divisi, come nel Nepal, da larghe depressioni pianeggianti, analoghe ai duns.

Segue più a nord la zona dei Grandi Himalaya che si allungano dal pilastro occidentale del Nanga Parbat 8125 m fino al Namcha Barwa 7755 m, che domina la valle trasversale del Dihong-Brahmaputra. Comprende tutte le più alte cime, dieci delle quali superano gli 8000 m; esse sono da ovest a est: Nanga Parbat 8125 m, Dhaulagiri 8172 m, Annapurna 8078 m, Manaslu 8125 m, Shisha Pangma 8013 m, Cho Oyu 8189 m, Everest 8848 m, Lhotse 8501 m, Makalu 8481 m, Kanchenjonga 8597 m. LEverest, che nella parte più alta è formato da scisti e calcari metamorfici con intrusioni granitiche, dopo numerosi tentativi mancati, fu raggiunto il 29 maggio 1953 da una spedizione inglese guidata dal colonnello Hunt: sulla vetta salirono il neozelandese Edmund Percival Hillary e il portatore sherpa Tensing Norkay.

La zona dei Grandi Himalaya, che litologicamente corrisponde alla zona mediana cristallina delle nostre Alpi, ha le sue vette maggiori ammantate sempre di neve le testate vallive colme di colate di ghiaccio. Essa non costituisce dovunque lo spartiacque principale, perché molti dei fiumi che scendono verso lIndia hanno le loro sorgenti a nord della grande catena, che attraversano in valli profonde e forre paurose.

Il versante tibetano, assai meno esteso, è formato di varie catene che si allungano da est a ovest tra la linea delle maggiori vette le alte valli dellIndo, del Sutlej e del Sang-po. Si tratta di fasci di catene non ancora ben studiate, di cui una delle principali è quella dei monti Kubi-Gangri che si estendono sulla destra del Sang-po, fronteggiando le catene marginali del Tibet il Trans-Himalaya dello Hedin. Verso occidente poi lHimalaya è fiancheggiato dai due sistemi dello Zanskar e del Ladakh; questultimo con la sua estremità orientale giunge oltre il lago Manasarovar a sud del quale si erge il picco di Gurla Mandhata 7728 m, la vetta culminante nel Ladakh.

Il sistema himalayano presenta una grande dissimmetria tra i due versanti; il versante meridionale infatti è molto più esteso e fortissimo risulta il dislivello tra la pianura Indo-gangetica le vette cacuminali; per contro, il versante settentrionale si appoggia allaltopiano del Tibet. Il versante rivolto a sud è notevolmente tormentato dallerosione, profondamente inciso, le valli presentano spesso pendii molto ripidi o addirittura a strapiombo. Il limite altimetrico delle nevi, che sul versante meridionale si trova a 4500 m nella parte orientale più piovosa e a 4900 m in quella occidentale, sul versante tibetano, più arido, sale a ca. 900 m più in alto.

                                     

1.3. Descrizione Geologia

Si tratta di rilievi che hanno la stessa età geologica delle Alpi e rappresentano un sistema a pieghe perfettamente analogo a quello alpino per struttura e per paesaggio, però di ben maggiori proporzioni, soprattutto altimetriche.

                                     

1.4. Descrizione Clima

Dal punto di vista climatico anche lHimalaya, come tutta lIndia, entra nella zona dei monsoni; ma il fattore climatico più importante è laltitudine. La temperatura varia considerevolmente da stagione a stagione; così a Srinagar va da 0 °C in gennaio a 22 °C in luglio; a Leh da -9 °C a 17 °C; a Dras da -15 °C a 18 °C. Nelle stazioni estive di Simla e di Darjeeling, situate a oltre 2000 m di altezza, la temperatura media è simile a quella di Sanremo e di Nizza, ma meno variabile a causa dellabbondante umidità. Le precipitazioni cadono particolarmente nei primi tre mesi dellanno e da giugno a settembre, però il monsone estivo, che porta una grande quantità di piogge sul fronte meridionale dellHimalaya, raramente riesce a penetrare nelle valli interne, dove le piogge sono prevalentemente invernali. Le precipitazioni complessive diminuiscono da oriente a occidente; a Darjeeling superano 3000 mm, a Simla raggiungono 1200 mm, a Srinagar oscillano sui 900 mm; ma nelle valli interne diventano scarsissime: a Leh nel Ladakh cadono appena 80 mm di pioggia lanno.



                                     

1.5. Descrizione Vegetazione

La vegetazione è molto ricca, pur mutando di tipo secondo laltitudine. Al confine della pianura, ai piedi del rilievo e nella zona dei Siwalik e dei duns si trova la formazione caratteristica della giungla che copre tutta la parte orientale fino al Sutlej. La giungla del Terai è ricca di piante lussureggianti, quali le magnolie e gli acajù con gli enormi tronchi coperti di pesanti masse epifite. Delle liane gigantesche corrono da un albero allaltro, e sotto questo spesso strato vegetale si addensa tutto un groviglio di felci gigantesche, di alte erbe, di sterpi e di canne che rendono impenetrabile tutta la formazione; numerose e splendide le orchidee.

Segue fino ai 900 m la foresta tropicale in cui, oltre alle palme Phoenix acaulis e Phoenix silvestris, cresce unenorme quantità di Diptero-carpacee. Sono pregiate per il valore del loro legname la Shorea robusta, l Acacia catechu, che fornisce il tannino e che cresce fino a 900 m, mentre le Dallbergia sissoo sale anche a 1500 m. Il Calamus rotang è limitato esclusivamente al distretto orientale, ma ovunque vi abbondano i ciuffi di bambù Dendrocalamus. Questa foresta tropicale di carattere abbastanza uniforme penetra lungo le valli dei fiumi fin nellinterno delle montagne e gareggia per esuberanza e densità con le foreste equatoriali.

Sopra i 900 m si stende la regione forestale subtropicale, dove dominano le querce, le piante sempreverdi, aghifoglie e latifoglie, nonché i rododendri le felci gigantesche. Nella sezione occidentale dellHimalaya si incontrano anche delle specie proprie dellAsia anteriore che mancano nella sezione orientale. Qui, fino a 2000 m di altezza, si trovano invece dei gruppi di bambù e di palme mischiati a querce, ontani, salici e Rhus semialata e succedanea del tipo dellAsia orientale. Insieme con l Olea cuspidata e la Rosa moschata del dominio mediterraneo, la Quercus incana occupa gran parte della foresta tra i 900 e i 2400 m, e a esse si aggiunge fino ai 2000 m la Pinus longifolia della foresta inferiore. Vengono poi i rododendri, che presentano forme arboree Rhododendrum arboreum e, fino ai 3500 m, le conifere, come il Cedrus Deodora e il Pinus Excelsa.

Tra le piante a larghe foglie fioriscono le querce sempreverdi; tra le aghifoglie labete Abies spectabilis, labete rosso Picea morinda e insieme il Rhododendrum campanulatum le betulle. Nella sezione occidentale le foreste sono di solito più rade, mentre sono più fitte per la maggior piovosità negli Himalaya orientali. Sopra il limite delle foreste la regione diventa povera di alberi, ma subentrano vasti prati alpini con il loro meraviglioso rigoglio di fiori: rododendri, anemoni, primule, Aconitum delphinium, e quindi molti frutici di tipo boreale.

                                     

1.6. Descrizione Fauna

La regione himalaiana riveste un notevole interesse per il popolamento animale. La grande varietà di ambienti presenti offre habitat idonei a un grandissimo numero di specie. Inoltre, proprio questa catena montuosa costituisce il punto dincontro e intergradazione tra due faune, cioè tra specie animali tipiche della regione paleartica, di tipo temperato o freddo, e della regione orientale, di tipo tropicale. Le specie paleartiche hanno origine, o antenati, nel Turkestan in senso lato e nel Tibet e sono diffuse su tutto il versante settentrionale, mentre su quello meridionale lo sono tra 2500 e 5000 m di quota. Le specie tropicali, di origine indomalese o indiana, sono di norma diffuse sul versante meridionale della catena montuosa, fino a 2500 m di altezza. Altro carattere molto significativo della fauna di questa regione è la presenza di numerosissimi endemismi, ovvero di specie esclusive di ristrette aree. La spiegazione di questo fenomeno è da ricercare nel fatto che, durante i periodi glaciali quaternari, lHimalaya è stato ricoperto da una serie di ghiacciai che ha frammentato gli areali delle specie presenti, determinando lisolamento delle popolazioni, successivamente evolutesi in specie distinte. La catena dellHimalaya e la regione turkestanica hanno anche rappresentato, durante il Terziario, due centri di differenziamento della fauna montana, da cui, durante il Quaternario, si sono successivamente irradiati alcuni elementi fino allEuropa occidentale e al Nordamerica.

Nella foresta tropicale monsonica, ampiamente diffusa sui contrafforti meridionali, oltre ad animali quasi sconosciuti come il cinghiale nano Porcula salvania o il presbite dorato Trachypithecus geei, sono presenti, anche se ormai rarefatti, la tigre Panthera tigris,cervo sambar\ lelefante indiano Elephas maximus o i galliformi del genere Tragopan. Nelle formazioni di bambù dello Szechwan cinese lelemento più caratteristico è senzaltro il panda gigante Ailuropoda melanoleuca, in estrema rarefazione numerica per la riduzione di questi ambienti a cui è limitato, mentre il suo parente più prossimo, il panda minore Ailurus fulgens vive anche nelle foreste montane con altre essenze vegetali. Delle formazioni boschive sono caratteristici anche lorso dal collare Ursus thibetanus, alcuni bovidi come il takin Budorcas taxicolor e il tar Hemitragus jemlahicus o il gallo cedrone dellHimalaya Tetraogallus himalayensis. Alcuni bovidi vivono inoltre in ambienti transizionali alla formazione di pascoli di alta montagna, come i goral del genere Naemorhedus e il serau Capricornis sumatraensis. Più schiettamente legati ai pascoli altomontani alternati a formazioni rupestri sono, invece, altre capre, il markor Capra falconeri e legagro Capra aegagrus, e pecore selvatiche, largali Ovis ammon e il baral Pseudois nayaur, il loro tipico predatore, il leopardo delle nevi o irbis Panthera uncia, lo yack Bos mutus, grande bovide addomesticato sin da epoche antichissime; tra i roditori, la pica Ochotona roylei, la marmotta Marmota himalayana; e tra gli uccelli, le pernici del genere Lerwa, o due specie presenti anche nel sistema alpino, il gracchio Pyrrhocorax graculus e lavvoltoio degli agnelli Gypaetus barbatus.



                                     

2. Geografia politica

Nel complesso mondo himalayano si suole distinguere una sezione orientale e una occidentale, divise dai corsi dello Yamuna e del Sutlej. In quella orientale lIndia estende la sua sovranità sino allo spartiacque solo in due brevi tratti: nel Kumaun e nel Sikkim. Tra questi due distretti si stende il Nepal, Stato indipendente ma nellorbita dellIndia, il quale ha i suoi distretti principali nelle alte valli del Gogra, del Gandak e del Kosi e il suo territorio migliore nella pianura che circonda Katmandu, la capitale, situata nella valle del Bagmati. A est del Sikkim si trova il Bhután, altro Stato rimasto autonomo ma, come il Nepal, nellorbita dellIndia.

Nella sezione occidentale del grande sistema himalayano vi è il Kashmir, conteso tra India e Pakistan. Il cuore del Kashmir è la regione del Srinagar, formata dallalta valle del Jhelum, a 1600 m circa su livello del mare, limitata a sud dalla catena del Pir Panjal e a nord dagli Himalaya. Il bacino di Srinagar è famoso per la sua fertilità, dovuta anche ai numerosi canali navigabili e di irrigazione che lo Jhelum alimenta. Da Srinagar, attraverso lo Zoji-La, è agevole il passaggio allalta valle dellIndo e alle regioni del Ladakh e del Baltistan, abitate da pochi pastori, i cui centri abitati si raggruppano in piccole oasi, sperdute tra gli immensi deserti di rocce e di ghiacci. Nel Ladakh il centro principale è Leh; nel Baltistan, Skardu, già capitale di uno Stato autonomo.

                                     

3. Toponomastica

I toponimi usati per individuare i monti himalayani sono in genere formati da radici nepalesi, tibetane, turchestane e sanscrite, combinate talvolta in modo ibrido tra loro.

Alcuni nomi di monti hanno carattere eminentemente descrittivo, come ad esempio:

  • Dhaulagiri, la montagna bianca
  • Kang Taiga, la sella di neve
  • Gasherbrum, la parete lucente
  • Machapuchare, la coda di pesce
  • Himalaya, la dimora delle nevi
  • Karakorum, le pietraie nere
  • Makalu, il grande nero

In altri casi il toponimo ha un preciso riferimento religioso, come ad esempio:

  • Gosainthan, il luogo dei santi
  • Chomo Lungma rinominato Everest, la dea madre della terra
  • Trisul, il tridente simbolo di Shiva
  • Indrasan, il trono di Indra
  • Ganesh Himal, la montagna nevosa del dio elefante
  • Annapurna, la dea delle messi e dellabbondanza
  • Pancchulé, le cinque fiaccole celesti
  • Manaslu, la montagna dello spirito

Esistono poi alcuni monti il cui nome deriva dalla loro posizione rispetto ad altre cime, come:

  • Lhotse Shar, il monte a sud-est
  • Lhotse, il monte a sud
  • Nuptse, il monte a ovest
  • Nunagiri, il monte tra i due fiumi

Cimbattiamo infine in nomi come:

  • Shisha Pangma, la cresta al di là dei pascoli
  • Mustagh, la montagna scintillante di ghiaccio
  • Kardong, la fortezza di neve
  • Kanchenjunga, i cinque forzieri della grande neve
  • Mulkilà, la fortezza dargento
  • Ama Dablam, la madre che abbraccia
  • Mahalangur Himal, la catena montuosa delle grandi scimmie
                                     

4. Mistica

La vista dei monti himalayani, di questi "pilastri del cielo" che sinnalzano limpidi e poderosi dalle brume e dalle imperfezioni del mondo, evoca alla memoria il fiore di loto, simbolo della fede buddhista. Anche il fiore di loto affonda le sue radici nel fango che è simile al samsāra, leterno ciclo delle nascite e delle morti; ma quando sboccia, la sua corolla, ergendosi alta sullo stelo, si apre bianca ed immacolata per rappresentare la salvezza della coscienza e leterna serenità del Nirvana.

Non è certamente un caso se antichi popoli, su entrambi i versanti della catena himalayana, hanno sempre identificato le più alte montagne del mondo come la sede dei loro dei. Ancora oggi, seguendo unantica tradizione, vige talvolta lusanza nelle spedizioni alpinistiche di fermarsi un metro sotto la vetta per un senso di mistico rispetto e di deferente omaggio verso la casa di Dio.

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