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ⓘ Colloquio clinico




                                     

ⓘ Colloquio clinico

Il colloquio clinico è una tecnica di osservazione e di studio del comportamento umano per raccogliere informazioni, motivare, ed informare. Il colloquio clinico è un caso particolare della vita di relazione del soggetto: la personalità dellesaminatore entra attivamente in questo rapporto condizionandolo. È importante che lesaminatore sia consapevole di influire attivamente sugli atteggiamenti assunti dal soggetto anche quando il suo ruolo non è di intervento attivo. Deve inoltre conoscere in anticipo la prospettiva nella quale tende abitualmente a collocarsi, cioè conoscere le caratteristiche della propria equazione personale. Il colloquio clinico può essere accompagnato da una fase di test.

Lutilizzazione del colloquio a scopo diagnostico e prognostico si basa su di un presupposto fondamentale: che i tratti le disposizioni rilevate in una persona in occasione del colloquio, non siano caratteristiche incidentali, casuali, limitate nel tempo e nello spazio alla situazione in esame, ma possono essere trasferite ad ambiti più vasti e rilevanti del comportamento. Lobbiettivo di base è delineare la struttura della personalità del soggetto esaminato. Permettere una conoscenza diretta della dinamica interpersonale del soggetto.

La situazione del colloquio non permette, soprattutto quando si limita ad un solo incontro, il più delle volte di manifestare tutte le disposizioni, tutti i ruoli psicosociali assimilati dal soggetto. È importante cogliere la disposizione preliminare dei soggetti nei confronti del colloquio: individuare il ruolo modello organizzato di condotte relativo ad una certa posizione dellindividuo in un insieme interagente in cui viene collocato lo psicologo e quello complementare in cui si trova lesaminato.

                                     

1.1. Fonti dinformazione durante il colloquio clinico Contenuto

Il materiale raccolto durante il colloquio che deve essere sottoposto ad un esame critico attraverso la valutazione della verosimiglianza e la coerenza oppure leventuale contraddittorietà dei fatti; leventuale presenza di zone oscure; la presenza di dettagli più o meno numerosi dei vari settori esplorati. Sarà possibile attribuire al soggetto un tratto di personalità con una sicurezza tanto maggiore quanto più sarà evidente la ricorrenza di certe situazioni ambientali da un lato, e di certe soluzioni comportamentali dallaltro

                                     

1.2. Fonti dinformazione durante il colloquio clinico Contesto e metacontesto

Contesto: Nessun comportamento può essere valutato a prescindere dal contesto nel quale viene messo in atto. Metacontesto: lesperienza soggettiva del contesto, che può comportare una distorsione della comunicazione, con confusione di significati. Spesso il comportamento di una persona è determinato più dal ruolo in cui essa è venuta a trovarsi in una data situazione che dalla sua personalità, per cui la conoscenza delle circostanze empiriche in cui una persona si trova, assume maggior valore informativo della conoscenza della sua personalità. Il colloquio clinico si configura come un particolare contesto in cui diversi e specifici sono i ruoli svolti dallinvestigatore e dal soggetto.

                                     

1.3. Fonti dinformazione durante il colloquio clinico Espressioni non verbali

Le Espressioni non verbali offrono una serie di ulteriori informazioni che il contenuto verbale in sé non sarebbe in grado di fornire. Lutilità di tali informazioni si evidenziano soprattutto quando il soggetto non è in grado di verbalizzare stati emotivi di cui egli non è pienamente consapevole. Le espressioni non verbali si possono così classificare:

  • Indici: vicinanza fisica intimità e dominanza, orientazione, postura, comportamento motorio, segnali regolatori tendono a mantenere il flusso della conversazione e possono indicare a chi parla se linterlocutore è interessato o meno, gesti di adattamento, cenni del capo svolgono in genere una funzione di rinforzo, nel senso di ricompensare il comportamento precedente, espressioni del volto. In particolare lo sguardo è parte integrante dellespressione globale del volto ed è altamente espressivo. Lo sguardo svolge un ruolo importante nellinstaurare relazioni e nel comunicare atteggiamenti interpersonali ed è strettamente collegato con la comunicazione verbale altri aspetti importanti sono costituiti dalla ricerca dello sguardo e della fuga dallo sguardo e dallesperienza del venir guardati.
  • comportamento spaziale, ovvero linformazione circa il modo in cui gli individui si pongono in relazione fra loro e con lincontro considerato come un tutto.
  • Aspetto esteriore tutti gli elementi che costituiscono laspetto esteriore sono fonti di trasmissione di informazioni: il volto, la conformazione fisica, labbigliamento, il trucco, lacconciatura dei capelli, ecc.
  • Aspetti non linguistici del comportamento verbale. Anche lo studio di questi aspetti nel corso di un colloquio clinico rappresentano unarea di ricerca particolarmente interessante. Trager li definisce paralinguistici e comprendono: le qualità della voce, le vocalizzazioni.

Esiste una relazione molto stretta tra stato emozionale dellinterlocutore e manifestazioni paralinguistiche: una persona ansiosa, ad esempio, tende a parlare più in fretta e con tono più elevato, mentre una persona depressa tende a parlare lentamente e con tono di voce basso. Nei fenomeni di stress, per altro, si ha unelevazione del tono della voce, del numero delle non fluenze superare il conflitto fra il parlare e il tacere e dei fenomeni di esitazione, e del ritmo delleloquio. I disturbi delleloquio si verificano per gran parte al di fuori della coscienza del locutore o dellascoltatore, il che significa che difficilmente rappresentano il risultato di un controllo deliberato.



                                     

2. Elaborazione dei dati ed errori di valutazione

I diversi dati ricavati sia dallosservazione diretta che dalla comunicazione verbale del soggetto si organizzano in una rappresentazione coerente ed unificata. Quelli che seguono sono errori frequenti di valutazione:

  • Somiglianza e/o simpatia presunta.
  • Intervento incontrollato del processo di implicazione, dovute allesperienza personale o allaccettazione acritica di teorie e sistemi psicologici secondo i quali lesistenza di un determinato tratto o comportamento implica lesistenza di un altro anche se non può verificarlo direttamente.
  • Meccanismi di proiezione, bisogni le motivazioni del terapeuta o dellesaminatore, renderebbero confusa e imprecisa la percezione del soggetto da parte dellesaminatore stesso.
  • Impostazione iniziale prevenuta, lesaminatore opera una selezione preconcetta di alcuni tratti di personalità, escludendo tutti gli altri.
  • Rappresentazione schematica dellesaminato.
  • il riscontro di un "tratto" può indurre ad ammettere lesistenza di numerosi altri tratti di cui non cè verifica diretta. Nella rappresentazione la personalità di un individuo, può esserci linduzione di compiere delle estrapolazioni più o meno giustificate.
  • Lesaminatore può essere influenzato dalla conoscenza preliminare di alcune caratteristiche o fatti riguardanti il soggetto.
  • Quando linformazione raccolta porta a dati contrastanti, lesaminatore è spesso indotto dopo aver rilevato un tratto, a trascurarlo, a considerarlo un dato occasionale ed eccezionale, oppure può modificare il significato del tratto anomalo: rigidità della percezione.
                                     

3. Transfert e controtransfert

Il transfert è una ripetizione dei sentimenti associati ad una figura del passato, che vengono rivissuti nei confronti dellesaminatore nella situazione attuale. Gli schemi transferali in un colloquio clinico forniscono indicazioni su relazioni significative del passato del paziente. Il controtransfert riguarda le situazioni nelle quali il passato dellesaminatore viene ripetuto nel presente. Situazioni nelle quali gli intensi sentimenti suscitati nellesaminatore, vengono evocati dal comportamento del paziente.

                                     

4.1. Regole del colloquio clinico Regola del linguaggio

In linea di massima il linguaggio che si adopera durante il colloquio è quello del paziente. Durante il colloquio è essenziale utilizzare un linguaggio quotidiano di uso corrente, evitando accuratamente di usare un linguaggio tecnico-scientifico, in questo modo si falserebbero importanti informazioni. Nellusare per quanto possibile lo stesso linguaggio, non è consigliato di "scimmiottare" il paziente, ma di utilizzare le sue espressioni soprattutto nel momento delle riformulazioni.

                                     

4.2. Regole del colloquio clinico Regola della frustrazione

Durante il colloquio, bisogna evitare di soddisfare i desideri consci ed inconsci del paziente, eccezion fatta evidentemente per il "desiderio" di avere unopinione più chiara di sé. Questo perché le forme attraverso le quali il paziente esprime i suoi desideri consci ed inconsci sono le reali comunicazioni che sta facendo. Se il paziente potesse soddisfare liberamente i suoi desideri, probabilmente non ricercherebbe lo stesso colloquio clinico, anche nel caso si trattasse di desideri perversi. Dunque non lasciare che il paziente soddisfi con noi i suoi desideri, significa comunicargli di aver compreso che lo stesso non si trova allinterno di un colloquio clinico per avere soddisfazioni sostitutive, ma per mostrarci come, nella sua mente, il desiderio non trovi vie di espressione e di realizzazione soddisfacenti. La regola si applica bene laddove cè stata la possibilità di comprendere la struttura mentale del paziente. Nel corso del primo colloquio è difficile applicare questa regola, sarà sufficiente un atteggiamento benevolmente neutrale.



                                     

4.3. Regole del colloquio clinico Regola della reciprocità

Il paziente al termine del colloquio clinico deve ricevere almeno quanto ha dato. Se una persona ha cercato di esporci la sua situazione mentale, ci ha comunque offerto, qualcosa di prezioso, che siamo obbligati a contraccambiare. Al termine del colloquio è importante fare una dichiarazione conclusiva al paziente, e questo è il momento in cui il paziente viene ricambiato.