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ⓘ Messale Romano




Messale Romano
                                     

ⓘ Messale Romano

La prima edizione a stampa di un libro che recava il titolo Missale Romanum e che si proponeva di riportare i testi della Santa Messa secondo gli usi della Curia romana Ordo Missalis secundum consuetudinem Curiae Romanae risale al 1474 fu impressa a Milano. Da quella data alla pubblicazione della prima edizione ufficiale del Messale Romano, pubblicata cioè per iniziativa della Santa Sede, passò quasi un secolo intero. Durante questo periodo apparvero almeno 14 altre edizioni del libro liturgico: dieci a Venezia, tre a Parigi ed una a Lione. Per mancanza di un organo di vigilanza sulla loro qualità, esse subirono diverse variazioni da parte degli editori, alcune delle quali non furono di poco conto.

Ledizione del 1474 è considerata il capostipite di tutte le pubblicazioni che poi confluirono nelledizione ufficiale approvata da papa Pio V nel 1570. Le annotazioni autografe del cardinale Guglielmo Sirleto in un esemplare delledizione recante il titolo Missale secundum morem Sanctae Romanae Ecclesiae stampata a Venezia nel 1497 sostanzialmente identica a quella del 1474 dimostrano che questa edizione veneziana fu usata come modello per ledizione del 1570.

                                     

1. Messale di san Pio V

Il Concilio di Trento 1545-1563, nella sua ultima sessione, affidò al Papa lincarico di portare a termine lesame del messale e di pubblicarlo. Lapposita commissione nominata dal Papa Pio IV 1559–1565 e rimpastata dal suo successore Pio V 1566–1572 preparò ledizione che, munita dalla bolla pontificia Quo primum tempore, uscì nel 1570 con il titolo Missale Romanum ex Decreto Sacrosancti Concilii Tridentini restitutum, Pii V. Pont. Max. iussu editum. È noto perciò come "Messale tridentino" o "Messale di san Pio V".

In generale, "le parti essenziali del Messale di san Pio V differiscono poco da quelle delledizione del 1474, anzi talvolta ci sono le identiche varianti dei testi scritturali". La riforma "consisteva soprattutto nella modifica del calendario e, con esso, anche del Santorale, dal quale vennero eliminati dei santi leggendari e i testi i cui contenuti non avevano base storica". Inoltre si eliminarono totalmente i tropi, la maggior parte delle sequenze delle quali si conservarono solo quattro e molte orazioni che il celebrante recitava privatamente.

Il testo dell editio typica di Pio V è stato ristampato in varie edizioni iuxta typicam pubblicate negli anni immediatamente seguenti, per esempio quella degli eredi di Aldo Manuzio nel 1574

                                     

2. Altre edizioni tridentine

Nel 1604, 34 anni dopo lapparizione del Messale di san Pio V, papa Clemente VIII pubblicò, con vari cambiamenti, una nuova edizione tipica del Messale Romano, dal titolo Missale Romanum, ex decreto sacrosancti Concilii Tridentini restitutum, Pii Quinti Pontificis Maximi iussu editum, et Clementi VIII. auctoritate recognitum. Sulla base di questo titolo anche la nuova edizione può essere qualificata come Messale Romano tridentino. Il testo del canone della Messa rimase invariato ma le rubriche furono alterate in più punti. In particolare apparve una nuova indicazione riguardante il momento successivo alla consacrazione del calice: le parole Haec quotiescumque feceritis, in mei memoriam facietis, che nella messa di Pio V venivano dette dal sacerdote mentre mostrava al popolo il calice consacrato, dovevano essere pronunciate durante la genuflessione del sacerdote prima dellelevazione del calice stesso. Fra gli altri cambiamenti si può menzionare che la benedizione alla fine della messa, che nel 1570 veniva data dal sacerdote con tre segni della croce, doveva essere data con un unico segno della croce, a meno che il sacerdote fosse vescovo.

Dopo altri 30 anni, il 2 settembre 1634, papa Urbano VIII promulgò una nuova revisione del Messale Romano. La nuova edizione venne chiamata Missale Romanum, ex decreto sacrosancti Concilii Tridentini restitutum, Pii V. iussu editum, et Clementis VIII. primum, nunc denuo Urbani Papae Octavi auctoritate recognitum. Non fu modificato il canone della messa.

Leone XIII pubblicò nel 1884 una nuova edizione tipica con pochi cambiamenti, a parte linclusione delle messe dei santi aggiunte dopo il 1634: Missale Romanum ex decreto ss. Concilii Tridentini restitutum S. Pii V. Pontificis Maximi jussu editum Clementis VIII., Urbani VIII. et Leonis XIII. auctoritate recognitum.

Pio X intraprese una revisione che portò alla pubblicazione il 25 luglio 1920 da parte del suo successore Benedetto XV del Missale Romanum ex decreto sacrosancti Concilii Tridentini restitutum S. Pii V Pontificis Maximi jussu editum aliorum Pontificum cura recognitum a Pio X reformatum et Ssmi D. N. Benedicti XV auctoritate vulgatum. Le novità introdotte nelle rubriche formarono un nuovo capitolo dal titolo Additiones et variationes in rubricis Missalis.

Pio XII riformò profondamente la liturgia della Settimana santa e della Veglia pasquale modificando non solo il testo delle preghiere ma anche lora della celebrazione. Egli stabilì che le funzioni di Giovedì santo, Venerdì santo e della Veglia pasquale fossero celebrate nel pomeriggio o di sera, ciò che san Pio V considerò un abuso contrario alluso antico della Chiesa cattolica e ai decreti dei Padri. Nella celebrazione della Veglia pasquale Pio XII introdusse ufficialmente per la prima volta luso delle lingue vernacolari moderne nella liturgia eucaristica. Senza pubblicare una nuova editio typica del Messale Romano, egli diede il permesso di sostituire il testo precedente con il nuovo.

La sesta ed ultima edizione tipica del Messale Romano "riveduto per decreto del Concilio di Trento" ex decreto ss. Concilii Tridentini restitutum è quella pubblicata da papa Giovanni XXIII nel 1962. Nel titolo non vengono più menzionati i nomi dei papi, Pio V incluso, che lavevano emendato: Missale Romanum ex decreto ss. Concilii Tridentini restitutum Summorum Pontificum cura recognitum. Incorpora i cambiamenti decretati dal "Codice delle rubriche" del 1960, il cui testo è riprodotto nel Messale, dove sostituisce due documenti delledizione 1920 Rubricae generales Missalis e Additiones et variationes in rubricis Missalis. Sopprime laggettivo perfidis della preghiera Oremus et pro perfidis Judaeis del Venerdì santo, e inserisce il nome di san Giuseppe nel canone della messa, il cui testo era rimasto immutato dal 1604. Se si compara con ledizione tipica precedente 1920, si nota una forte riduzione del numero di ottave e di vigilie nel senso di una celebrazione di una giornata intera precedente una festa. Tra i punti minori in cui questa edizione si differenzia da quella immediatamente precedente del 1920 e dal messale originale di Pio V si può menzionare labolizione dellobbligo del sacerdote celebrante di accedere allaltare capite cooperto con la testa coperta cioè, nel caso del clero secolare, portando la berretta.

                                     

3. Dopo il Concilio Vaticano II

Nellapplicare la costituzione Sacrosanctum Concilium del Concilio Vaticano II, papa Paolo VI, con lassistenza di unapposita commissione di cardinali, vescovi e periti, il Consilium ad exsequendam Constitutionem de Sacra Liturgia, creò una nuova edizione del Messale Romano, che invece di chiamarsi ex decreto ss. Concilii Tridentini restitutum si dichiara ex decreto sacrosancti Oecumenici Concilii Vaticani II instauratum e non presenta più il testo della Quo primum tempore. Esso fu promulgato con la costituzione apostolica Missale Romanum del 3 aprile 1969 e entrò in vigore il 30 novembre successivo Prima domenica di Avvento, allinizio del nuovo anno liturgico.

Fra le modifiche che il pontefice introdusse nel Messale Romano, egli stesso menziona in tale costituzione apostolica:

  • Incremento dei passi biblici, presentati in un ciclo triennale nelle domeniche e un ciclo biennale nei giorni feriali e con laggiunta di una terza lettura biblica nelle domeniche e nelle solennità. Le conseguenze furono importanti: mentre prima del tempo di Pio XII che ha ridotto ulteriormente le letture si leggeva nella Messa l1% dellAntico Testamento e il 16.5% del Nuovo Testamento, a partire dal 1969 si leggono nelle domeniche e nei giorni feriali senza contare le feste dei santi il 13.5% dellAntico Testamento e il 71.5% del Nuovo. Per questo motivo le molto più numerose letture bibliche della Messa non sono inserite nel nuovo Messale Romano e formano il contenuto di un Lezionario a parte;
  • Aumento da una il canone romano a quattro delle preghiere eucaristiche;
  • Restaurazione di elementi "secondo le tradizioni dei Padri" ad esempio la Preghiera dei fedeli;
  • Inoltre, "anche altre parti sono state rivedute e considerevolmente modificate: il Temporale, il Santorale, il Comune dei Santi, le Messe Rituali le Messe votive. Unattenzione particolare è stata dedicata alle Orazioni, che non solo sono state aumentate di numero, perché le nuove orazioni rispondessero meglio alle nuove necessità dei tempi, ma anche quelle più antiche sono state riportate alla fedeltà degli antichi testi".
  • Semplificazione dei riti dellordinario della messa, pur conservandone fedelmente la sostanza, e rimozione di duplicazioni e di aggiunte meno utili, soprattutto nella presentazione delle offerte, nella frazione del pane e nella Comunione;

Dopo ledizione tipica del 1969 sono apparse due altre edizioni tipiche del Messale Romano, nel 1975 e nel 2002. Il titolo delle prime due è Missale Romanum ex decreto sacrosancti oecumenici Concilii Vaticani II instauratum auctoritate Pauli PP. VI promulgatum, mentre nella terza si aggiunge Ioannis Pauli PP. II cura recognitum. La prima edizione e la terza sono state ristampate con correzioni rispettivamente nel 1972 e nel 2008.



                                     

4. Licenza di usare ancora ledizione 1962

Nel 2007 papa Benedetto XVI, con il motu proprio Summorum Pontificum, ha consentito a tutti i sacerdoti di rito latino di usare liberamente nelle messe celebrate senza il popolo il Messale del 1962, mai abrogato, come "forma straordinaria della Liturgia della Chiesa", senza bisogno di alcun permesso, né della Santa Sede né dellordinario diocesano o religioso. Nei propri oratori, gli istituti di vita consacrata le società di vita apostolica possono utilizzare il Messale del 1962 nella messa comunitaria; lautorizzazione del superiore maggiore è necessaria solo per utilizzarlo "abitualmente" o "permanentemente". Nelle chiese parrocchiali e in quelle che non sono parrocchiali né conventuali, al parroco o al rettore si domanda di accogliere volentieri le richieste di gruppi di fedeli aderenti alla precedente forma della liturgia e di quelli che la richiedono in occasione di matrimoni, esequie, pellegrinaggi ecc., a condizione che i sacerdoti celebranti siano idonei e non giuridicamente impediti.

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