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ⓘ Vijnanavada




Vijnanavada
                                     

ⓘ Vijnanavada

Il Vijñānavāda è una scuola buddhista indiana sorta nel III secolo che ha profondamente influenzato il Buddhismo Mahāyāna sia nella sua versione tibetana che in quella cinese, Buddhismo coreano e giapponese.

                                     

1. Dottrine della scuola Vijñānavāda

La scuola ha, come la precedente scuola dei Mādhyamika, dei precisi testi di riferimento e un suo variegarsi in sottocorrenti. In ambito sino-giapponese le sue tesi hanno profondamente influenzato molte scuole, segnatamente la Huāyán, il Chán e lo Zhēnyán, trovando una compiuta collocazione nella scuola Fǎxiāng fondata da Xuánzàng nel 645 dopo il suo ritorno dal viaggio in India.

La scuola Cittamātra si inserisce nel procedere ermeneutico dei Prajñāpāramitā Sūtra e nella loro interpretazione da parte della scuola che lha preceduta, il Mādhyamika.

Il sutra più antico della scuola Cittamātra è probabilmente il Samdhinirmocanasūtra. È in questo Sutra che compare la dottrina dei "Tre giri della Ruota del Dharma": il primo giro è rappresentato dallinsegnamento delle Quattro nobili verità, della Coproduzione condizionata e dellOttuplice sentiero, insegnamenti che si conservano negli Āgama-Nikāya ; il secondo giro è rappresentato dallinsegnamento della vacuità, che indica come privi di sostanzialità inerente tutti i dharma costituenti la "realtà", insegnamento proprio dei Prajñāpāramitā Sūtra ; il terzo giro è nellinsegnamento della coincidenza tra Samsāra e Nirvāna indicato nella scuola Mādhyamika.

Lo sviluppo dei giri della Ruota del Dharma corrisponde, secondo la scuola Cittamātra, ai testi da interpretare e quelli da prendere alla lettera. I sūtra da interpretare o provvisori sono denominati in sanscrito neyârtha mentre quelli dal significato chiaro definitivi sono denominati in sanscrito nītārtha.

Per il Madhyamaka sono già i Prajñāpāramitā Sūtra e i relativi commentari Mādhyamika ad essere definitivamente chiari, secondo i Cittamātra invece anche i Prajñāpāramitā Sūtra come gli Āgama-Nikāya devono essere interpretati, mentre solo a partire dal Samdhinirmocanasūtra gli insegnamenti risultano di per sé espliciti e rappresentano la dottrina definitiva. Il nome e la dottrina di questa scuola sono ben rappresentati da una strofa di un altro sutra Cittamātra, il Samādhirājasūtra: "O figli dei Vittoriosi, i tre regni non sono altro che mente". La scuola Cittamātra sostiene infatti che i fenomeni, così come noi li percepiamo, non sono altro che mente, non esistono se non come apparenze. Lunica cosa realmente esistente è la coscienza. Lignoranza delluomo fa sì che egli creda non solo che questa coscienza sia un "soggetto" ovvero che abbia una sua identità permanente ma che esistano, con la stessa qualità, anche gli oggetti percepiti. Questa illusione viene sempre paragonata, in questa scuola e nei suoi Sutra, come "lillusione di una magia", "illusione ottica", "miraggio", "sogno", "riflesso della luna sullacqua", a una "eco", a una città "aerea", a un "fantasma". La vacuità Śūnyatā è, per i Cittamātra, la fine della differenza tra soggetto e oggetto e corrisponde al Risveglio bodhi, mentre ciò che sperimentiamo nella coscienza illusa è il frutto del nostro karma. Quindi la sede della vacuità è, per la scuola Cittamātra, la coscienza che è la sola ad esistere anche se sempre priva di identità inerente.

                                     

2. Confronto dottrinale con la scuola Mādhyamika

Laver considerato la sede della vacuità la coscienza provocò laccusa da parte di autori di scuola Mādhyamika nei confronti delle dottrine Cittamātra di essere sostanzialiste in quanto avrebbero "sostanziato" la vacuità nella coscienza e da qui anche il famoso dibattito tra il mādhyamika Candrakīrti e il cittamātra Candragomin alluniversità di Nālandā durato sette anni senza che nessuno dei due prevalesse. In sostanza i Mādhyamika preferirono limitarsi alle due Verità: assoluta e relativa, ritenendo questultima "mondana". Per il Mādhyamika Candrakīrti, ad esempio, la Verità è quella assoluta della vacuità di tutto lesistente e non della coscienza "non soggettiva" dei Cittamātra. Mentre i Cittamātra accusavano i Mādhyamika di tendenze nichiliste in quanto ponevano, di fatto, il Dharma nel vuoto. La posizione Cittamātra, si fonda comunque sempre sulla fine esperienziale della distinzione soggetto-oggetto tipico di alcune pratiche meditative e quindi sulla realizzazione della tathātā, della realtà così come è, facendo scomparire concetti e distinzioni.

                                     

3. Sviluppi della scuola Vijñānavāda

La scuola Vijñānavāda pur prendendo avvio dal Samdhinirmocanasūtra venne sviluppata da due fratelli, Asaṅga e Vasubandhu IV secolo. Le loro opere descrivono otto coscienze âstâvijñāna, sei coscienze dei sensi, una mentale contaminata dal karma detta klistamanas e lottava coscienza, l ālayavijñāna incontaminata. Per Asaṅga e Vasubhandhu solo lottava coscienza, l ālayavijñāna, che ricevendo come un ricettacolo i semi contaminati dalla settima coscienza, è quella assoluta che non muore ma rinasce di corpo in corpo fino alla liberazione sanscrito bodhi. L ālayavijñāna "non è né bene, né non bene" ed è comunque e sempre del tutto priva di soggettività. Dopo la morte di Vasubandhu, la scuola Vijñānavāda si svilupperà in due distinte branche: quella che continuerà lopera più legata alla tradizione psicologico-abhidharmica dei due fratelli, rappresentata dalle opere di Sthiramati VI secolo, Dharmapāla VI o VII secolo, Vinītadeva VII secolo, discepolo di Dharmapāla e Xuánzàng 602-664; e quella che curerà un approccio più prettamente logico ed epistemico con Dharmakīrti VII secolo e Dignaga fine IV secolo, discepolo di Vasubandhu, la quale però si indica solo sei coscienze: i cinque sensi più quella mentale, ritenendo quella mentale quella di base. A questultimo indirizzo appartengono anche Sāntarksita VII secolo, discepolo di Dharmakīrti e Ratnakīrti XI secolo, discepolo di Jñānaṡrīmitra.



                                     

4. Testi principali

  • Samādhirājasūtra. Sūtra di scuola Cittamātra in cui il Buddha insegna a Candrapradita Kumāra la più elevata tecnica meditativa. Si conservano tre traduzioni cinesi riportate nel Jīngjíbù relative a questo testo e tutte con lo stesso titolo: T.D. 639.15.549-620, eseguita da Narendrayaśas in 10 fascicoli nel 557; T.D. 640.15.620-623, eseguita da Xiangong 先公 in 1 fascicolo; T.D. 641.15.623-629, sempre eseguita da Xiangong 先公 in 1 fascicolo. Di queste traduzioni solo quella di Narendrayaśas è completa, anche se questa sembra essere basata su unopera leggermente più breve rispetto alloriginale sanscrito e alla versione tibetana che prende il nome di Chos thams cad kyi rang bzhin mnyam pa nyid rnam par spros pa ting nge dzin gyi rgyal pa ed è conservata nel Kangyur.
  • Samdhinirmocanasūtra, tradotto in cinese da Bodhiruci nel 514 e da Xuánzàng nel 647 ne esistono comunque altre due traduzioni parziali di: Gunabhadra del 435-43 e di Paramārtha del 557.

Sempre nel Canone cinese ma nello Yúqiébù e nel Canone tibetano nel Kangyur vengono invece conservati:

  • Yogâcārabhūmiśāstra in Cina è tradizionalmente attribuito a Maitreyanatha, monaco indiano vissuto nel IV secolo, mentre la tradizione tibetana lo attribuisce a Asaṅga. Questo testo, che tratta in particolar modo del cammino yogico e delle otto coscienze studiate dalla scuola Cittamātra, fu tradotto da Xuánzàng nel 646 T.D. 1579.30.279-882 in 100 fascicoli. Xuánzàng si era recato precedentemente in India allo scopo di riportarne una copia in Cina. Contiene anche un elenco Trentadue segni maggiori di un Buddha 三十二相 pinyin sānshíèr xiàng, giapponese sanjūni sō.
  • Vimśatikāśāstra anche questa opera di Vasubandhu, tradotta da Xuánzàng e Paramārtha. È un testo polemico a difesa delle dottrine della scuola Cittamātra.
  • Vijñaptimātratāsiddhi-śāstra opera di Dharmapāla, tradotto da Xuánzàng T.D. 1585.31.1a-59a. È un commentario del Trimśikāvijñaptikārikā di Vasubandhu.
  • Trimśikāvijñaptikārikā Trenta versi sulla dottrina della sola mente, 唯識三十頌 pinyin: Wéishì sānshí sòng giapp. Yuishiki sanjū shō di Vasubandhu, tradotto da Xuánzàng nel 648 in 10 fascicoli T.D. 1586.31.60a-61b.

Anche se non può essere considerata una delle opere principali della scuola Cittamatra ricordiamo l Āryagambhīrasamdhinirmocanasūtratīkā del discepolo coreano di Xuánzàng, Wŏnchuk, un commentario del Samdhinirmocanasūtra che verrà tradotto in tibetano con il titolo di Phags pa dgongs pa zab mo nges par grel pai mdoi rgya cher grel pa e collocato nel Tanjur a dimostrazione di come le opere di questa scuola, come quelle dellavversaria Mādhyamika, spesso non avessero confini.