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ⓘ Storia del Partito della Rifondazione Comunista (1998-2000)




                                     

ⓘ Storia del Partito della Rifondazione Comunista (1998-2000)

La Storia del Partito della Rifondazione Comunista dal 1998 al 2000 comprende la fase successiva alla scissione del Pdci fino allemergere del cosiddetto movimento new global di Seattle, che consoliderà nel PRC una definitiva prospettiva movimentista.

                                     

1. Il caso Abdullah Öcalan

Il 13 novembre viene arrestato allaeroporto di Fiumicino di Roma, Abdullah Öcalan detto Apo, leader del Partito dei Lavoratori del Kurdistan PKK.

Öcalan ha un passaporto falso ed è accusato di due omicidi da giudici turchi e tedeschi e, per questo, in Turchia rischia la pena di morte.

Ricoverato per un malore allospedale militare del Celio, Öcalan chiede asilo politico allItalia e il 14 novembre riceve la solidarietà dei curdi di tutta Europa venuti a manifestare davanti allospedale.

Il governo turco chiede immediatamente lestradizione, ma quello italiano dichiara il 16 che sulla materia si esprimerà il tribunale di Roma.

Il 18 il segretario del PRC, Fausto Bertinotti, con il verde Carlo Ripa di Meana, presentano alleuroparlamento una risoluzione nella quale si chiede allItalia di "non accogliere la domanda di estradizione civile della Turchia" e, al governo turco, di "mettere fine alla politica di repressione delle aspirazioni di libertà e autonomia del popolo curdo".

Una posizione motivata dalla solidarietà del PRC verso i curdi fin dal 1996 in quanto "popolo oppresso". Una posizione mantenuta anche dal Partito dei Comunisti Italiani. Dura invece è lostilità del centrodestra che preme per espellere Öcalan perché ritenuto un terrorista. Per il responsabile Esteri di Rifondazione, Ramon Mantovani, invece il Pkk è "un movimento di liberazione che si trova contro uno dei più potenti eserciti dellarea mediorientale", ma che ha comunque delle "intenzioni pacifiche".

Il 20 novembre la corte dappello di Roma decide che Öcalan può rimanere nella Capitale, a patto che sia sempre reperibile e non svolga attività antiturca. La Turchia minaccia ritorsioni e chiede aiuto alla Nato.

Il 25 novembre Mantovani ammette di aver viaggiato con Öcalan nellaereo che da Mosca lo ha portato a Roma.

Bertinotti rivendica la giustezza delloperazione perché così si "costringe il nostro vecchio continente a unattenzione e, forse, a unassunzione di responsabilità del tutto nuove" verso "la causa del Kurdistan".

Il 16 dicembre la corte dappello di Roma annulla lobbligo di dimora per Öcalan, vista anche la revoca del mandato di cattura della Germania. Öcalan resta comunque sorvegliato.

Il 16 gennaio 1999 Öcalan lascia lItalia per destinazione ignota. Per un mese girerà vanamente il mondo in cerca di asilo, quindi sarà catturato dai servizi segreti turchi presso lambasciata greca della capitale keniota per esser poi condannato a morte in Turchia. Nel 2002 la pena gli viene commutata in ergastolo.

                                     

2. Si riparte coi trotzkisti

Il voto del 4 ottobre 1998 in CPN rivoluzionava il partito. Non solo perché portò alla scissione di circa trentamila appartenenti al partito, soprattutto dirigenti e parlamentari, ma anche perché rendeva superato il III congresso di quasi due anni prima.

Va però osservato che il PRC non si chiudeva a riccio e non diveniva un partito di pura opposizione, perché a livello locale continuò ad appoggiare, dove possibile, giunte regionali, provinciali e comunali dellUlivo.

Pur rimanendo il patrimonio del PRC totalmente in mano al partito, il fortissimo esodo degli eletti verso il PdCI, provocò nellimmediato la chiusura del mensile Rifondazione.

Soprattutto fece scalpore il fatto che i trotzkisti di Bandiera Rossa, capeggiati da Livio Maitan, per la prima volta appoggiassero la maggioranza del partito e, di fatto, divenissero indispensabili per dare una nuova solida maggioranza al segretario. Segretario da questo momento in poi solitario, visto che la carica del presidente non sarà mai più ripristinata.

Cossutta inoltre non era uscito dal partito seguito da tutti i suoi, perché alcuni condividevano la linea del segretario e altri, pur condividendo la mozione Cossutta, non erano favorevoli a una scissione. Dunque bisognava tener conto di come amalgamarli coi trotzkisti.

A questo punto il IV congresso serviva non più per un confronto fra cossuttiani e bertinottiani, ma per "rifondare" letteralmente il partito, simbolo compreso. Una rifondazione che avverrà al Palacongressi di Rimini.

Il 20 dicembre 1998, a chiusura del tesseramento 1999 utile per il congresso, risultano 73.892 iscritti e di questi voterà il 46.96%.

Nei primissimi mesi del 1999 si tengono 2.302 congressi di circolo su 2.375 circoli dove si fronteggiano due mozioni: il documento Unalternativa di società presentato da Fausto Bertinotti, Aurelio Crippa, Paolo Ferrero, Franco Giordano, Claudio Grassi, Graziella Mascia; e il documenta alternativo Per un progetto comunista presentato da Marco Ferrando, Franco Grisolia, Francesco Ricci. Al documento bertinottiano andranno 28.361 voti 84.07%, mentre i trotzkisti di Ferrando raccoglieranno 5.375 voti 15.93%.

Il 18 marzo 1999, primo giorno congressuale, viene approvato il nuovo simbolo del partito, dove fa il suo ingresso la parola "rifondazione".

Il partito, comera prevedibile, segna una svolta movimentista, ma lascia comunque aperta una porta al centrosinistra. Dirà Bertinotti a conclusione del congresso 21 marzo: "Dobbiamo saper essere radicali e aperti. Aperti ad altri paradigmi di interpretazione della realtà. Per questo ci rivolgiamo alla sinistra critica, a quella che sta nel sociale o fuori del sindacato confederale, ma anche a forze sensibili che sono dentro la maggioranza di governo. Dobbiamo puntare a uno schieramento articolato, non pesato per quantità ma per qualità di contributo, dalla Sinistra verde al Manifesto, dalla sinistra sindacale ai sindacati di base, dai centri sociali alle tute bianche. Con tutte queste forze noi dobbiamo condurre unanalisi critica e raggiungere un programma comune per lazione".

A giugno le elezioni europee del 1999 sono un fiasco. La DN del PRC ammette che si tratta di "un risultato del tutto negativo": percentualmente il partito è dimezzato, mentre in voti assoluti emerge che cè chi non vota più né PRC, né PdCI. Unica consolazione per il PRC è lessere grande circa il doppio del PdCI.

Il 4 luglio, al termine di un CPN, Bertinotti avanza lidea di un "forum" aperto alla "sinistra antagonista ed ai movimenti antiliberisti".

                                     

3. Nasce il "movimento dei movimenti"

Malgrado i buoni propositi movimentisti, il privilegio di essere lunica forza parlamentare di sinistra allopposizione, e laver avuto la conferma dalle europee di essere un partito comunque in piedi, il PRC è chiuso in un angolo. Il 6 novembre 1999, in apertura di Cpn, Bertinotti ammette: "La situazione dei movimenti è ancora molto arretrata nel nostro paese". E per uscire dallaccerchiamento propone di "favorire nuovi ingressi nel nostro partito, come quello dei compagni della sinistra verde, per contribuire alla nostra stessa innovazione". Bertinotti in quella sede lancia anche un "invito a dare vita a una Consulta permanente rivolta a organizzazioni, movimenti, singole personalità che, sulla base del reciproco riconoscimento della rispettiva condizione conduce una ricerca e innova una proposta di iniziativa politica".

Bertinotti non ha però capito che forse qualcosa è cambiato a livello globale. La prova arriva per tanti inaspettata in occasione del terzo meeting dellOrganizzazione Mondiale del Commercio a Seattle in USA dal 29 novembre al 4 dicembre 1999. In quelloccasione tanti movimenti e semplici cittadini antiliberisti, ambientalisti e new-global in genere, si danno appuntamento per protestare scatenando una dura battaglia per le strade di Seattle. Unica italiana presente nel cosiddetto popolo di Seattle è Grazia Francescato della Federazione dei Verdi, la quale prima di partire aveva lanciato un appello pubblico per trovare tra i partiti altri partner di lotta.

Il 7 dicembre il commento più lucido sui fatti di Seattle, sarà fatto dalle colonne de la Repubblica, non da Bertinotti, ma da Umberto Bossi, fondatore della Lega Nord: "La sinistra di DAlema non è più la vera sinistra. Dopo Seattle, dove il globalismo ha dovuto segnare il passo, si apre una nuova fase. La storia non è morta, la dialettica prende altre strade. Oggi la vera sinistra sono i verdi di Seattle, sono certi pezzi dei cattolici, non gli ex comunisti che fanno il gioco della grande finanza".

Poco giorni dopo, l11 dicembre, in occasione di una manifestazione romana contro il ministro Luigi Berlinguer e in difesa della scuola pubblica, Bertinotti sfila con accanto Giorgio La Malfa e dichiara: "Seattle fa scuola. Questo slogan è un riassunto di quanto sta avvenendo. A Seattle cera un movimento contro la globalizzazione, qui la logica è la difesa di un luogo pubblico contro la privatizzazione".

Nel corso del 2000 ci furono tante altre "Seattle", altre occasioni per protestare contro lOmc e altri istituzioni simili, ma il PRC preferisce puntare molto sulla Conferenza intergovernativa dellUe che doveva approvare la Carta dei diritti fondamentali dei cittadini comunitari primo nucleo di costituzione europea. La conferenza ebbe luogo a Nizza dal 6 all8 dicembre 2000. Il successo della protesta e la presenza solitaria di PRC e Verdi galvanizza Bertinotti che, rivolgendosi al centrosinistra, dichiara: "Se non annusano il vento che tira, finisce che chiudono bottega".

Intanto però in aprile si erano tenute le elezioni regionali del 2000 che avevano visto il PRC accordarsi con lUlivo per candidati unici, ma anche una forte affermazione della neonata Casa delle Libertà, la nuova coalizione del centrodestra di Silvio Berlusconi.

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