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ⓘ Guerra gotica (376-382)




Guerra gotica (376-382)
                                     

ⓘ Guerra gotica (376-382)

La guerra gotica del 376-382 fu una successione di scontri tra le popolazioni gote e lesercito dellImpero romano che ebbero luogo nei Balcani a seguito delle invasioni e dei saccheggi dei barbari. Questa guerra, e in particolare la famosa battaglia di Adrianopoli, segnò un momento di svolta nella storia dellimpero romano, dando inizio ad una serie di eventi che portarono al collasso dellImpero romano dOccidente un secolo dopo.

                                     

1. Accoglienza dei Goti in territorio romano

Tra lestate e lautunno del 376, decine di migliaia di profughi, Goti e di altri popoli, scacciati dalle proprie terre dalle invasioni unne, giunsero sul Danubio, confine dellImpero romano, chiedendo asilo. Fritigerno e Alavivo, capi dei Tervingi, si appellarono allimperatore romano Valente, chiedendo che alla propria gente venisse permesso di stabilirsi sulla sponda meridionale del Danubio: il fiume li avrebbe infatti protetti dagli Unni, che non avevano lequipaggiamento necessario per attraversarlo in forze. Limperatore concesse lasilo in termini estremamente favorevoli, permettendo che i Goti attraversassero il Danubio nei pressi di Durostorum moderna Silistra, Bulgaria, in Mesia seconda, che una strada collegava direttamente al quartier generale operazionale romano di Marcianopoli. Fritigerno, probabilmente come segno di ringraziamento verso limperatore, si convertì al Cristianesimo, scegliendo lArianesimo.

Valente aveva promesso ai Goti terre da coltivare, razioni di grano e linclusione nellesercito romano con la funzione di foederati: secondo le fonti dellepoca, limperatore accettò di accogliere le popolazioni barbare allo scopo di rafforzare il proprio esercito e per aumentare la base imponibile del fisco; alcuni studiosi, tuttavia, come Peter Heather, ritengono invece che Valente non fu affatto contento dellarrivo sulla frontiera del Danubio dei Goti proprio mentre era intento in operazioni militari contro la Persia, e accettò di accoglierli solo perché, con la maggior parte dellesercito impegnato in Oriente, non era in grado di respingerli con le poche forze rimaste a presidio dei Balcani; secondo Heather, "lunanimità delle nostre fonti, dunque, riflette più la propaganda con cui lImperatore era solito giustificare le sue scelte politiche che non i ragionamenti reali che le avevano motivate". Le fonti dellepoca sembrano suggerire che lImperatore Valente, in effetti, si mosse con molta prudenza. Solo a una parte dei Goti venne fatta passare il Danubio, mentre gli ammalati e gli anziani vennero lasciati al di là della frontiera alla mercé degli Unni. Inoltre, coloro che venivano accolti in territorio romano avrebbero dovuto vedersi confiscate le proprie armi, contro il volere imperiale, ma alcune riuscirono a passare: le fonti antiche affermano che gli ufficiali romani si fecero corrompere permettendo ai Goti di conservarle; gli storici moderni, invece, ritengono che allinizio gli ufficiali romani, segnatamente il comes rei militari Lupicino e il dux Massimo, fossero riusciti ad applicare le disposizioni, sequestrando armi e cavalli, ma che in seguito le operazioni di attraversamento del fiume vennero velocizzate per evitare una sommossa dei Goti in attesa, e che ciò non permise di controllare perfettamente gli equipaggiamenti degli immigranti. Alcuni contingenti goti vennero inviati in Anatolia; nella confusione del momento, gruppi di profughi vennero prima mandati fino ad Adrianopoli distante 600 chilometri, poi di nuovo indietro.

La presenza di un popoloso stanziamento in unarea ristretta causò una penuria di viveri tra i Goti, che lImpero non fu in grado di contrastare né con i rifornimenti di viveri né con le terre da coltivare promessi. La struttura logistica romana, che distribuiva gli approvvigionamenti in più centri allo scopo di ottenere una maggiore capillarità, venne messa sotto stress: i Goti, senza più approvvigionamenti, si diedero a mangiare carne di cane, che veniva loro fornita al prezzo di un cane per ogni bambino goto ceduto come schiavo. Va però considerato che era comunemente accettato che un ufficiale romano ottenesse profitti dallincarico di cui era investito; inoltre, il razionamento dei viveri alle popolazioni immigrate era un mezzo per tenere sotto controllo una moltitudine di barbari che si sarebbe potuta dimostrare ostile e, data la sua presenza al di qua delle frontiere, molto pericolosa. Altre popolazioni gote, i Grutungi di Alateo e Safrax, giunsero sul confine chiedendo di essere ammesse, ma questa volta Valente rifiutò. Le ragioni del rifiuto potrebbero essere il timore di accettare troppi barbari allinterno dellimpero, o lincapacità della logistica romana di sostenere altre popolazioni i Tervingi costituivano da soli un peso notevole; è possibile anche che Valente abbia voluto dimostrare che laccesso era un atto volontario a discrezione dellimperatore.

                                     

2. Inizio delle ostilità

Fritigerno e Alavivo si appellarono nuovamente allimperatore, il quale concesse loro di andare a rifornirsi al mercato della lontana città di Marcianopoli: alcuni dei Goti si misero in marcia verso sud, perdendo i più deboli e anziani per strada. Per controllare i movimenti dei Tervingi, Lupicino fu però costretto a sguarnire il Danubio di truppe, permettendo così ai Grutungi di attraversarlo: inoltre, il rallentamento dei Tervingi durante la marcia permise ai Grutungi di raggiungerli, rinforzando larmata gotica. Mentre Fritigerno e Alavivo entrarono in città con il consenso del comes Lupicino e vi si stabilirono con poche guardie del corpo, il grosso dei Goti fu tenuto lontano dalla città, dal quale li dividevano le truppe romane; a causa del persistente rifiuto di permettere ai Goti di entrare in città per fare acquisti, questi scatenarono una serie di incidenti in cui diversi soldati romani furono uccisi e depredati. Lupicino, venuto a conoscenza dei fatti mentre era a banchetto con i suoi ospiti, decise di evitare una rivolta aperta ordinando la morte della guardia del corpo di Fritigerno e Alavivo, ma la notizia delle uccisioni giunse ai Goti fuori città si prepararono a prendere Marcianopoli dassalto; fu Fritigerno che consigliò a Lupicino di calmarli mostrando che almeno lui era ancora vivo e così accadde, con i Goti che accolsero trionfalmente il loro comandante.

Scampato al tentativo di uccisione di Lupicino, Fritigerno decise che era giunto il momento di rigettare i termini dellaccordo con Valente e ribellarsi ai Romani, che avevano lungamente approfittato delle condizioni difficili dei Goti; divenuto unico capo dei Tervingi, volle guidarli lontano da Marcianopoli, nella Scitia. Lupicino le sue truppe seguirono da presso il nemico e riuscirono a costringerlo a battaglia di Marcianopoli a quattordici kilometri dalla città, ma furono sonoramente sconfitti: tutti i sottufficiali di Lupicino furono uccisi, le insegne militari furono perse e i cadaveri dei morti romani fornirono ai Goti le armi necessarie a proseguire la lotta; Lupicino di salvò fuggendo e rinchiudendosi a Marcianopoli.

Ad Adrianopoli erano di stanza alcuni contingenti goti: si trattava degli uomini di Suerido e Colias, accolti molto tempo prima e acquartierati per linverno proprio ad Adrianopoli. I due sovrani goti avevano ricevuto notizia degli eventi, ma avevano preferito rimanere al loro posto "ritenendo che la propria salvezza fosse la cosa più importante". Limperatore, temendo che le guarnigioni gote passassero al nemico suo consanguineo, ordinò ai Goti di Suerido e Colias di mettersi in marcia verso oriente; i due comandanti chiesero cibo e denaro per il viaggio, oltre ad un rinvio di due giorni della partenza. Il magistrato cittadino, cui i Goti avevano saccheggiato la villa suburbana, fomentò il popolo e gli operai delle fabbriche darmi contro gli uomini di Suerido e Colias, armandoli e spingendoli allattacco; i Goti stettero inizialmente fermi, ma quando furono oggetto di lancio di dardi si ribellarono apertamente e uccisero molti dei loro aggressori, prendendo loro le armi e lequipaggiamento. Usciti dalla città, dopo un breve cammino verso nord incontrarono Fritigerno e si unirono a lui. I Goti, così rafforzati, ridiscesero su Adrianopoli e misero dassedio la città, ma, mancando dellequipaggiamento e dellesperienza nella conduzione degli assedi decisero alla fine di abbandonare quello di Adrianopoli e di disperdersi per i territori circostanti in cerca di bottino nelle ricche terre lasciate incustodite.

                                     

3. Campagna del 377: tentativo di contenimento dei Goti

Tra la fine del 376 e linizio del 377 le zone a ridosso del Danubio vennero saccheggiate dai Goti; ai Tervingi di Fritigerno si unirono tutti i Goti entrati in territorio romano, come pure schiavi, minatori e prigionieri. Le guarnigioni romane dellarea riuscirono a difendere i centri fortificati, ma la maggior parte delle campagne furono alla mercé dei Goti, i quali si trasformarono in breve tempo da gruppi separati di profughi ribelli in una massa organizzata per la guerra e il saccheggio; si procurarono persino una serie di carri atti a contenere le vettovaglie razziate via nei territori attraversati.

A questo punto la situazione per i Romani era difficile: Valente aveva sottovalutato la minaccia dei Goti rispetto al nemico di sempre, i Sasanidi, e teneva impegnato lesercito presenziale in oriente, né le truppe in Tracia potevano reggere alla pressione di Unni, Alani e altre popolazioni germaniche lungo i confini e, al tempo stesso, infliggere una sconfitta decisiva ai Goti. Al tempo stesso i Goti si trovavano in una posizione altrettanto difficile, profondamente in territorio nemico e con la necessità di procacciarsi notevoli quantità di cibo, cosa che li costringeva a muoversi in gruppi di numero ridotto, possibile preda di attacchi di forze romane; il loro obiettivo poteva essere quello di infliggere ai Romani una sconfitta tale da imporre loro dei termini non distanti dallaccordo di ingresso nel territorio imperiale la concessione di terre da coltivare, ma dovevano farlo presto, prima dellarrivo di altre truppe romane.

La reazione di Valente fu quella di inviare il proprio generale anziano, Vittore, a trattare la pace con i Sasanidi; in attesa di completare le preparazioni per il trasferimento dellesercito presenziale in Tracia, mandò avanti a precederlo due suoi generali, Traiano e Profuturo. A testimonianza della gravità della situazione, cè anche lintervento dellimperatore dOccidente, Graziano, nella guerra: limperatore iunior inviò infatti due propri generali, il comes domesticorum Ricomere e Frigerido, in Tracia, sia per impegnare i Goti che per assicurarsi che non passassero in Occidente.

I due generali di Valente non impegnarono il numeroso nemico attaccandolo quando era diviso in piccoli gruppi, ma decisero di ingaggiarlo nel suo insieme con le truppe dellesercito dArmenia, che avevano dato prova di valore; con queste spinsero i Goti allinterno delle valli per prenderli per fame. Non giungendo latteso aiuto di Frigerido, caduto ammalato e attardatosi lungo la strada, Traiano e Profuturo, le cui truppe erano comunque nettamente inferiori per numero al nemico, si riunirono al solo contingente comandato da Ricomere e, presso la località nota come Ad Salices, impegnarono il nemico in battaglia. I generali romani impegnarono a lungo unenorme massa di barbari trincerati dietro un muro di carri, fino allo scontro in campo aperto: dopo un iniziale cedimento dellala sinistra romana, rafforzata dallarrivo di truppe ausiliarie locali, la battaglia di Ad Salices si trasformò in uno scontro che durò fino al calar della notte; alla fine i Romani contarono numerose perdite. La battaglia fu in effetti senza vincitori: i Romani, sebbene in inferiorità numerica e con numerose perdite incluso Profuturo stesso, riuscirono ad evitare un tracollo totale grazie al proprio superiore addestramento.

La battaglia dei Salici interruppe momentaneamente le ostilità aperte: Ricomere tornò, allinizio dellautunno, in Gallia, dove si trovava Graziano, per raccogliere altre truppe per la campagna dellanno successivo, mentre Valente nominò Saturnino magister equitum e lo inviò in Occidente con un contingente di cavalleria a prendere il comando da Traiano. Saturnino e Traiano riuscirono a bloccare i Goti nei passi dellHaemus, in Tessaglia, erigendo una linea di avamposti che respinsero i tentativi di sfondamento dei Goti: lo scopo dei generali romani era quello di sottoporre il nemico ai rigori dellinverno e alla mancanza di cibo e di costringerlo alla sottomissione; in alternativa, avrebbero tolto successivamente le sentinelle, attirando Fritigerno in una battaglia in campo aperto nelle pianure tra il monte Haemus e il Danubio, in cui contavano di sconfiggerlo. Fritigerno, però, non avanzò verso nord accettando battaglia, ma arruolò contingenti di Unni e Alani in suo rinforzo; Saturnino, resosi conto di non poter più fronteggiare il nemico, abbandonò il blocco dei passi ed arretrò. Davanti ai Goti si aprirono allora vasti spazi e poterono invadere e saccheggiare un vasto territorio che giungeva sino ai monti Rodopi a sud e che andava dalla Mesia allEllesponto. Le devastazioni furono così totali che Valente abbassò le tasse dovute dalle popolazioni della Tracia già dal 377.

Valente chiamò allora Sebastiano ad occuparsi dellorganizzazione dellesercito, nominandolo magister peditum e esonerando Traiano. Sebastiano scelse duemila soldati, che addestrò e comandò personalmente. Si avvicinò alle città prese dai barbari, tenendo sempre lesercito al sicuro da attacchi improvvisi; quando i barbari tentavano delle sortite per procurarsi il cibo, Sebastiano li sorprendeva massacrandoli; neanche quelli che ritornavano carichi di bottino dalle incursioni scampavano, così come venivano uccisi quelli che venivano trovati ubriachi e si lavavano nel fiume Ebro moderno Evros, Bulgaria.

Intanto Valente decise di non attendere larrivo delle truppe di Graziano e di dare battaglia ai Goti in campo aperto. La sua sconfitta e morte nella battaglia di Adrianopoli fu un momento cruciale della storia romana.



                                     

4. Campagna del 378: la disfatta di Adrianopoli

LImperatore Valente, per fermare i saccheggi che i Goti conducevano in Tracia, si decise a richiamare nei Balcani le truppe orientali, tra cui il fiore della cavalleria romana, in modo da condurre il primo assalto contro la cavalleria scitica. Una volta tornato a Costantinopoli, il 30 maggio 378, dopo unassenza di parecchi anni, lImperatore Valente poté riscontrare tra il popolo una forte impopolarità nei suoi confronti: infatti a Costantinopoli scoppiò una grave sedizione popolare, che lo turbò non poco. Stando a quanto narra la Storia Ecclesiastica di Socrate Scolastico, i cittadini della capitale accusarono lImperatore Valente di aver trascurato la loro difesa, esponendoli ai saccheggi del nemico, che ora minacciava di avvicinarsi sempre di più a Costantinopoli stessa, e incitandolo ad uscire dalle mura e confrontarsi in battaglia con gli invasori, invece di rimandare di continuo la contesa e consentire allinvasore di saccheggiare impunemente la Tracia. Si narra che, durante i giochi dellIppodromo, si udì una voce proveniente dal popolo che, accusando lImperatore di negligenza, urlò: "Dacci le armi, e noi stessi combatteremo". A queste proteste, lImperatore reagì marciando fuori dalla città l11 giugno: secondo la Storia Ecclesiastica di Socrate Scolastico che era comunque molto ostile allImperatore perché di fede ariana e dunque persecutore dei niceni, lImperatore avrebbe minacciato addirittura, in caso di ritorno, di punire "i cittadini non solo per i loro rimproveri insolenti, ma anche per aver in precedenza favorito la rivolta dellusurpatore Procopio, dichiarando inoltre che avrebbe demolito la loro città".

Dopo aver dato ordine alle truppe orientali di raggiungerlo, Valente lasciò Costantinopoli in piccoli distaccamenti composti da Saraceni, che ebbero alcuni piccoli successi in scontri di piccole dimensioni contro i barbari. A causa della rapidità dei cavalli saraceni e della loro abilità nellimpiego delle lance, i Goti, disperando di poter aver la meglio sui Saraceni al servizio dellimpero, tentarono di tendere loro imboscate, ma poiché questo stratagemma fallì, in quanto la velocità dei loro cavalli permetteva ai Saraceni di sfuggire agevolmente alle trappole tese, molti Goti preferirono attraversare il Danubio e sottomettersi agli Unni, piuttosto di essere annientati dai Saraceni.

Dopo alcuni giorni di permanenza a Costantinopoli, Valente partì per la villa imperiale di Melanthias, dove gratificò lesercito con larghe paghe e donativi. Mentre si trovava nei pressi della stazione militare di Nice, gli esploratori lo informarono che i Goti si erano ritirati dalle vicinanze di Adrianopoli, intenzionati a ricongiungersi con i loro connazionali nei pressi di Beroea e Nicopoli in vista dellimminente contrattacco imperiale. A queste notizie, lImperatore Valente reagì radunando il suo esercito: era ancora indeciso sulle prossime mosse belliche da intraprendere, perché le forze nemiche erano immense ed era tormentato dalla cattiva condotta dei suoi ufficiali. In quel momento arrivò a Costantinopoli dallOccidente il generale Sebastiano, e Valente, ben conoscendo labilità di costui nelle faccende civili e militari, gli affidò il comando della fanteria, prendendo il posto di Traiano. Sebastiano, constatando che lesercito romano era composto da soldati indolenti ed effeminati, e temendo potessero fuggire nel corso della battaglia, chiese di poter aver a disposizione non più di 2.000 soldati scelti da lui stesso tra i migliori 300 soldati per ogni reparto, venendo accontentato. Dopo averli ben addestrati, Sebastiano partì alla volta di Adrianopoli: la città, tuttavia, non gli volle, almeno inizialmente, aprire le porte, temendo che il generale romano fosse stato catturato e subornato dal nemico e che aprirgli le porte avrebbe significato consegnare la città ai Goti, come era accaduto tempi addietro a causa del comes Acacio ai tempi di Magnenzio. Tuttavia, alla fine la città gli aprì le porte, e, dopo aver ristorato il suo esercito, il giorno successivo Sebastiano uscì dalla città con il suo esercito attaccando quella stessa sera una banda di predatori goti che si trovavano nei pressi dellEbbro: approfittando del fatto che fossero in preda al sonno, ne fece strage e recuperò un bottino così largo che con esagerazione retorica Ammiano Marcellino asserisce che né la città né la distesa dei campi poterono contenere. Secondo Zosimo, Sebastiano prese possesso di alcune città fortificate, per la sicurezza del suo esercito, da cui frequentemente sorprendeva i barbari che uscivano per il foraggio mentre portavano con sé le spoglie dei saccheggi, facendone strage. Nonostante i successi conseguiti da Sebastiano, gli eunuchi di corte, per istigazione dei generali invidiosi che avevano perso il loro comando, lo accusarono di fronte allImperatore di qualcosa di grave, e Valente cominciò di conseguenza a sospettare di lui. Nel frattempo, Fritigerno, allarmato per le imboscate tese ai Goti e temendo che, approfittando della disunione e della dispersione dei predatori goti, il generale romano potesse infliggere ulteriori perdite ai Goti, ordinò ai predatori goti di ricongiungersi tutti assieme nei pressi di Cabyle, in modo che, uniti, non cadessero più preda di imboscate e agguati.

Valente, nel frattempo, rimaneva in attesa dellarrivo dellImperatore dOccidente Graziano con il fiore delle truppe dellesercito romano-occidentale, prima di scontrarsi con i Goti. Mentre però lesercito di Graziano stava marciando in direzione di Costantinopoli con lo scopo di unirsi con larmata di Valente, i Lentiensi, informati da un disertore romano di origini germaniche dello sguarnimento del limes renano, varcarono il Reno, venendo però sconfitti; il controspionaggio informò però Graziano che presto sarebbero stati gli Alemanni a varcare il Reno per invadere e saccheggiare la Gallia, per cui lImperatore dOccidente decise che la sconfitta dei Goti poteva attendere e sarebbe stato più salutare per lImpero volgersi contro gli invasori delle Gallie. Tornato in Gallia e affidato lesercito ai comandanti Nannieno e Mallobaude, lesercito di Graziano sconfisse in una battaglia combattuta nei pressi di Argentovaria gli Alamanni, infliggendo loro pesanti perdite e uccidendo il loro re Priario, per poi varcare il Reno e infliggere ulteriori perdite agli invasori; una volta stabilizzata la frontiera renana e punito il disertore traditore, Graziano riprese la marcia per Costantinopoli, passando per le fortezze di Felix Arbor e Lauriacum. Successivamente passò per Sirmio, dove sostò per quattro giorni, e per Martis Castra, nei pressi della quale sconfisse unorda di incursori Alani. Nel frattempo, Valente, stanco di attendere Graziano che ancora non arrivava, ricevette nel mese di luglio, una lettera proveniente proprio da Graziano, con cui lImperatore dOccidente descriveva con vanto i trionfi conseguiti sugli Alamanni e prometteva che sarebbe presto giunto a Costantinopoli con un grande esercito per sconfiggere anche i Goti. Valente, però, stanco di attendere Graziano e invidioso per i trionfi ottenuti dal suo collega contro i Barbari, decise di agire senza attendere le truppe occidentali, muovendo contro i Goti.

Ad esortarlo a muovere la guerra contro i Goti senza attendere larrivo dei rinforzi romano-occidentali alla testa dellImperatore Graziano furono gli adulatori di corte, appoggiati secondo Ammiano Marcellino dal generale Sebastiano, che secondo tuttavia unaltra fonte Zosimo era contrario a un attacco ai Goti. Malgrado lopposizione del generale di origini sarmatiche Vittore, alla fine prevalsero i favorevoli allo scontro con i Goti, che persuasero lImperatore di marciare contro i Goti con il suo intero esercito, così da annientare completamente il nemico ed ottenere una vittoria completa senza ulteriori complicazioni, senza dover condividere la gloria con Graziano.

Era stato tra laltro informato che i Goti erano soltanto in numero di 10.000 guerrieri, quindi pensava di essere in superiorità numerica, ma linformazione si rivelò invece falsa, e i Romani cominciarono la battaglia in inferiorità numerica. La mattinata del 9 agosto lesercito romano, condotto dallImperatore stesso, raggiunse nella pianura di Adrianopoli gli accampamenti dellesercito goto: non appena lesercito romano giunse sul campo di battaglia, i Goti tentarono di negoziare una pace, ma, mentre esse erano in corso, due reggimenti romani appartenenti allala destra, cominciarono la battaglia senza attendere gli ordini. Nonostante non avesse avuto il tempo di schierarsi per bene prima dellinizio della battaglia, fu proprio lala sinistra dellesercito romano a conseguire dei successi iniziali nella battaglia, sembrando poter prevalere sullesercito goto, costretto ad indietreggiare dentro il cerchio formato dai propri carri. Sennonché i cavalieri sotto il comando di Alateo e Safrax partirono alla carica, assaltando lala sinistra romana e facendo strage di soldati romani. Una volta distrutta lala sinistra, il centro dello schieramento romano fu esposto a un massiccio attacco sul fianco, da cui uscì pressoché distrutto, anche perché, essendo le file dei soldati romani fin troppo strette formazione a testudo, i soldati romani non disponevano di sufficiente spazio per poter usare le proprie armi contro lassalitore. A ciò si aggiunse la stanchezza delle truppe, a cui Valente non aveva concesso il riposo, e il caldo torrido della Tracia, che fece assumere alla disfatta proporzioni ancora più immani: quasi tutto lesercito romano andò annientato in quella disfatta e, secondo alcune versioni, i pochi sopravvissuti, con lImperatore, cercarono rifugio in un villaggio non fortificato, che però fu circondato e dato alle fiamme dai barbari: tutti quelli che si erano rifugiati in quel luogo, imperatore Valente compreso, furono dunque uccisi nellincendio risultante.

Dopo la terribile disfatta, il comandante della fanteria romana, Vittore, essendo sfuggito al disastro con alcune delle sue truppe, attraversò la Macedonia e la Tessaglia, la Mesia e la Pannonia, informando lImperatore dOccidente Graziano della disfatta di Adrianopoli. I Goti, nel frattempo, rinvigoriti dallincredibile vittoria, presero dassalto Adrianopoli, ma la città resistette a tutti i loro assalti, cosicché i Goti scelsero di ricorrere ad un espediente: ordinarono ad alcuni soldati romani passati dalla parte nemica di fingersi soldati in fuga dai Goti e farsi accogliere in città, per poi incendiare parte della città, per permettere ai Goti, mentre i cittadini erano intenti a spegnere lincendio, di attaccarla e di impadronirsene. Il piano, tuttavia, non funzionò: i soldati romani traditori furono sì accolti in città, ma, posti sotto tortura, confessarono il tranello e furono quindi decapitati. I Goti ripresero con assalti violenti ad assaltare la città, ma tutti i loro assalti furono respinti e, atterriti dal lancio di un masso da parte di un onagro e, visto ogni tentativo fallire, i Goti decisero di rinunciare alla presa della città.

I Goti, congiuntisi con soldati Unni e Alani, quindi, dopo accese discussioni, decisero di dirigersi in direzione di Perinto, non osando tuttavia né attaccare né tantomeno avvicinarsi alla città, memori dei precedenti rovesci. Tuttavia si misero a devastare le campagne, per poi dirigersi in direzione di Costantinopoli, desiderosi di conquistarla. Giunti nei pressi della capitale dellImpero dOriente, cominciarono a devastarne i sobborghi: i cittadini, allora, si armarono da sé prendendo tutte le armi che avevano a disposizione e uscirono dalla città per combattere contro il nemico, mentre lImperatrice Dominica promise di ricompensare con una paga tutti i volontari che avrebbero accettato di combattere contro i Goti fuori dalle mura. Oltre ai cittadini, uscirono dalle mura delle città anche alcuni foederati saraceni, inviati dalla loro regina Mavia per difendere la città. Dopo unaspra battaglia, i Goti, terrorizzati dalla ferocia dei federati saraceni al servizio dellImpero e scoraggiati a proseguire lassalto della città a causa dellimmensa cerchia delle mura a protezione della città, che la rendeva pressoché inespugnabile, distrussero tutte le loro macchine da assedio e si dispersero per le regioni circostanti.

Nel frattempo, i giovani ostaggi goti in mano dei Romani custoditi in Asia Minore sotto la tutela dellufficiale Giulio, furono accusati di tramare contro lImpero: essi, che erano stati sparsi in città diverse in modo da distruggere la loro coesione e impedire loro di costituire una minaccia nel caso fossero insorti, avevano infatti avuto notizia dei saccheggi che i loro connazionali stavano compiendo nei Balcani e furono sospettati dai Romani di avere lintenzione di assaltare le città romane nellAsia Minore in modo da vendicare le sofferenze subite dai loro connazionali. Giulio, essendo in dubbio su come agire, scrisse in gran segreto al senato di Costantinopoli. Il senato, allora, lo autorizzò a procedere nel modo che egli riteneva più vantaggioso per lo stato romano. Giulio decise, pertanto, di avvertire del pericolo le città minacciate e ordinò ai suoi ufficiali di informare i barbari di ogni città che lImperatore intendeva concedere loro presenti considerevoli, sia in denaro che in terre, e che per questo motivo si sarebbero dovuti trovare in un giorno particolare nelle città principali; in realtà era unimboscata, e i barbari radunatisi furono massacrati dai Romani a suon di dardi e sassate, ponendo fine ai timori dei Romani di una possibile cospirazione degli ostaggi barbari in Asia Minore.

Nel frattempo la Tracia continuava ad essere saccheggiata dai Goti, come anche la Pannonia e la Mesia, e, dovendo Graziano occuparsi della frontiera del Reno, anchessa minacciata dai Barbari, decise di associare al trono un certo Teodosio, affidandogli il controllo dellOriente romano.

                                     

5. 379-382: Teodosio I imperatore dOriente e fine della guerra

Per gli avvenimenti della guerra gotica dal 379 al 382, le fonti sono molto scarne e confuse. Le Res gestae di Ammiano Marcellino si concludono con gli avvenimenti del 378, e per ricostruire gli avvenimenti successivi occorre utilizzare i resoconti scarni, vaghi e spesso discordanti di Zosimo e Giordane, storici entrambi posteriori ai fatti inizi/metà VI secolo, nonché i vaghi accenni nelle cronache e nelle storie ecclesiastiche. Per questi motivi, lesatta sequenza cronologica di ciò che accadde successivamente non è ricostruibile con esattezza, e su alcuni avvenimenti le interpretazioni della storiografia moderna sono discordanti.

Dalle fonti a nostra disposizione sappiamo comunque che a gennaio del 379 Graziano, trovando troppo gravoso per un solo uomo il governo di tutto lImpero, e, dovendo occuparsi della frontiera del Reno, minacciata dagli Alemanni, decise di associare al trono un certo Teodosio, generale di origini ispaniche, affidandogli lImpero dOriente e la conduzione della guerra contro i Goti. Teodosio era il figlio del celebre generale distintosi durante il regno di Valentiniano I, il Conte Teodosio: dopo che suo padre cadde in disgrazia presso la corte imperiale e venne di conseguenza giustiziato, anche la carriera del figlio subì un contraccolpo, e Teodosio fu costretto a ritirarsi a vita privata nella sua terra nativa, la Spagna. Sennonché, la grave minaccia dei Goti spinse Graziano a richiamare Teodosio dalla Spagna, nominandolo coimperatore: lincoronazione di Teodosio a Imperatore dOriente avvenne a Sirmio il 16 gennaio dellanno 379, sotto il consolato di Ausonio e Olibrio. Avendo affidato a Teodosio la conduzione diretta della guerra contro i Goti ed essendo le diocesi di Dacia e Macedonia, fino a quel momento appartenute allImpero dOccidente, minacciate proprio dai Goti, Graziano decise di separare quelle due diocesi dalla prefettura dIllirico fino a quel momento interamente appartenente allOccidente, aggregandole allImpero dOriente.

Mentre il nuovo imperatore, Teodosio, era a Tessalonica, egli si preparava a ricostituire un nuovo esercito romano in modo da prendersi la rivincita sui Goti, che intanto avevano occupato una gran parte della Tracia, mentre le guarnigioni delle città e delle fortezze non osavano scontrarsi in campo aperto con il nemico. Secondo Giordane, sotto lenergica conduzione del nuovo imperatore, "la disciplina militare fu presto ripristinata ad alto livello, e i Goti, percependo che la codardia e linazione dei precedenti principi era terminata, divennero timorosi, perché lImperatore era celebre per la sua acutezza e discrezione: con il comando fermo e la sua generosità e gentilezza incoraggiò un esercito ormai demoralizzato ad atti di coraggio, e quando i soldati e impossessatosi illegalmente della Gallia". Dalle fonti, comunque questi avvenimenti sono piuttosto oscuri: se alcune di esse come ad esempio la Getica di Giordane presentano Atanarico come re dei Goti ed effettivo successore di Fritigerno, ed ignorano tra laltro il successivo foedus del 382, altre fonti Ammiano, Temistio e Zosimo ce lo presentano come esule fuggito dalla sua stessa gente. La storiografia moderna tende a rigettare la versione di Giordane che presenta Atanarico come sovrano di tutti i Goti, sulla base dellevidenza che la guerra durò per un altro anno e sulla base delle testimonianze contrarie fornite da altre fonti: è possibile, secondo taluni studiosi, che Teodosio I avesse intenzione di utilizzare i Goti di Atanarico, che erano rimasti a nord del Danubio, contro Fritigerno, sfruttando la rivalità già da tempo esistente tra i due capi, ma il piano andò in monte perché Fritigerno sobillò i seguaci di Atanarico a insorgere contro il loro stesso sovrano, costringendolo a rifugiarsi con un seguito molto ridotto presso lImperatore Teodosio.

La pace con i Goti di Atanarico, avvenuta nel gennaio del 381, comunque, non pose fine del tutto alla guerra: altri gruppi di Goti continuarono a saccheggiare le terre dellImpero, e fu necessario un altro anno di guerra per porvi fine. Zosimo narra che Graziano inviò nei Balcani dei rinforzi sotto il comando dei Franchi Bautone e Arbogaste. Quando i rinforzi dallImpero dOccidente giunsero in Macedonia e Tessaglia, i Goti, intenti nei saccheggi, ricevuta la notizia dellarrivo dei rinforzi romani, decisero prudentemente di ritirarsi in Tracia, che avevano già in precedenza saccheggiato. Vista limpossibilità di scacciare del tutto i Goti dal suolo imperiale, Teodosio fu costretto a negoziare con i Goti rimanenti una nuova pace di compromesso. Il 3 ottobre 382 fu firmata la pace con lImpero.

                                     

6. Conseguenze

Il 3 ottobre 382 fu firmata la pace tra Impero e Goti. Tervingi e Grutungi divennero Foederati dellImpero, e ottennero terre in Mesia e Scizia Inferiori, e forse anche in Macedonia; fu loro permesso di stabilirsi allinterno dellImpero, e di mantenere la loro coesione tribale: in cambio i Goti avrebbero dovuto fornire contingenti alleati allesercito romano. Temistio, retore di Costantinopoli, in un discorso pronunciato nel gennaio 383 al senato bizantino, cercò di raffigurare come "vittoria romana" il trattato di pace foedus tra lImpero e i Goti, nonostante ai Goti fossero state concesse condizioni favorevoli senza precedenti. In tale discorso, Temistio argomentò che Teodosio, mostrando come virtù il perdono, invece di vendicarsi dei Goti sterminandoli in battaglia, decise invece di stringere unalleanza con essi, ripopolando così la Tracia, devastata dalla guerra, di contadini goti al servizio dellImpero; Temistio concluse il discorso rammentando come i Galati fossero stati assimilati, con il passare dei secoli, dalla cultura greco-romana ed esprimendo la convinzione che sarebbe accaduto lo stesso con i Goti.

Gli avvenimenti successivi diedero torto a Temistio: finché Teodosio visse, i Goti rimasero in pace con lImpero, aiutando lImperatore persino a reprimere le usurpazioni in Occidente di Magno Massimo e Flavio Eugenio. Già sotto il regno di Teodosio, tuttavia, è attestata lesistenza di una fazione di Goti che intendeva rompere il trattato di alleanza con lImpero e invaderlo di nuovo; narra Zosimo, intorno al 391/392, tra i Goti erano sorte due fazioni opposte: una antiromana, condotta da Eriulfo, riteneva che bisognasse rompere il trattato di alleanza con lImpero e invaderlo, mentre invece laltra fazione, filoromana, condotta da Fravitta, riteneva che bisognasse continuare a rispettare i patti stretti con Roma. Dopo un violento litigio con Eriulfo mentre i Goti erano a banchetto con Teodosio, Fravitta lo aggredì e lo uccise: i seguaci di Eriulfo provarono a vendicare lassassinio del loro capo aggredendo Fravitta, ma in difesa di questultimo intervennero le guardie imperiali, i quali repressero il tumulto. Spentosi Teodosio, alla fine la fazione anti-romana dei Goti prevalse: nel 395, sotto il comando di Alarico I, loro capo e re, i Foederati Goti si rivoltarono, devastando la Grecia e la Tracia finché Alarico non ottenne dallImperatore dOriente Arcadio la carica di magister militum per Illyricum. Successivamente, quando a Costantinopoli si seguì una politica di antigermanizzazione dellesercito romano-orientale, con conseguentemente epurazione dei soldati barbari dellesercito, Alarico, compreso di non essere più accettato in Oriente, decise di invadere con tutto il suo popolo lItalia, in modo da costringere lImperatore dOccidente Onorio a consentire ai Goti di insediarsi come foederati in una provincia dellImpero dOccidente. I suoi attacchi iniziali nel 402 e nel 403 furono respinti dal generale romano Stilicone, ma dopo la caduta in disgrazia e uccisione di questultimo 408, Alarico poté invadere con successo la penisola senza trovare opposizioni, riuscendo persino a saccheggiare Roma nel 410. Sotto il suo successore Ataulfo, i Goti invasero la Gallia, dove, dopo alterne vicende, raggiunsero un accordo di pace con lImpero, ottenendo il permesso dallImperatore Onorio di insediarsi come Foederati in Aquitania 418. DallAquitania i Goti giunsero a impadronirsi della Spagna e di gran parte della Gallia a sud della Loira, ottenendo la completa indipendenza dallImpero dOccidente nel 475.

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