Indietro

ⓘ Tito Amodei




                                     

ⓘ Tito Amodei

Ferdinando Amodei, più noto come Tito, è stato uno scultore, pittore, critico darte e religioso italiano.

In attività fino alla morte, nonostante letà avanzata e la malattia di Parkinson che gli condizionò soprattutto luso di una mano, ha operato dalla fine degli anni cinquanta prevalentemente come scultore nel campo dellarte sacra e monumentale.

Attraverso mostre, conferenze e pubblicazioni, ha promosso larte sacra attraverso un dibattito aperto alle più innovative forme espressive, sebbene non scevro di controversie, portando nella pratica artistica il messaggio del concilio Vaticano II.

Nel corso degli anni, Tito dissolve progressivamente le componenti figurative e concettuali presenti nelle sue opere in favore di unastrazione geometrica elaborata dalle forme base del cilindro e del piano e dalla ricerca dellequilibrio prospettico e luministico di pesi e volumi con lo spazio circostante. Le sue sculture più recenti - con leccezione parziale di quelle di committenza religiosa - sono strutture architettoniche in legno e meno frequentemente in bronzo e altri metalli, spesso di grandi dimensioni e commisurate per spazi aperti. Tra le sue opere figurano anche interventi decorativi per monumenti pubblici come il monumento ai caduti di Colli a Volturno e San Giovanni a Piro o santuari santuario di San Gabriele dellAddolorata.

Nel 2006, si è svolta una mostra dedicata alla sua produzione dal 1979 al 2005, comprendente sculture, disegni e incisioni, presso gli spazi espositivi del polo museale del Vittoriano a Roma. Due sue opere sono conservate nella collezione di arte contemporanea del Palazzo della Farnesina. Altre opere dellartista - sculture, dipinti, incisioni - sono conservate ai Musei Vaticani, al Museo Staurós di Isola del Gran Sasso dItalia, allo SMAK di Gand, allAlbertina di Vienna e alla Kelvingrove Art Gallery and Museum di Glasgow.

Accanto alla produzione scultorea, è da menzionare anche quella grafica, dai disegni a matita su carta alle acqueforti e serigrafie e la scenografia dello spettacolo teatrale "Gilgamesh", del 1999, per la regia di Shahroo Kheradmand.

È morto la mattina del 31 gennaio 2018 nella sua cella ai piedi della Scala Santa in Roma alletà di 91 anni. Le esequie si svolgono il 2 febbraio nella cappella di San Lorenzo in Palatio. È sepolto nel cimitero dei padri Passionisti a Monte Argentario.

                                     

1. La formazione artistica e gli esordi

Abbraccia giovanissimo la vocazione religiosa dopo aver seguito un corso di esercizi spirituali tenuto dai Padri Passionisti a Colli a Volturno. Tra il 1940 e il 1943, entra in seminario a Nettuno per gli studi ginnasiali e successivamente in noviziato presso il convento dei Passionisti di Monte Argentario dove assume il nome di Tito. Negli stessi anni compie privatamente, come autodidatta, anche le prime esperienze di scultura, pittura e disegno.

Pochi anni dopo si sposta a Firenze per gli studi teologici che si concluderanno a Roma nel 1953 con lordinazione sacerdotale, e a Fiesole, nel 1950, conosce il pittore Primo Conti con cui consolida nel tempo una duratura amicizia e che diventerà suo maestro allAccademia di belle arti di Firenze tra il 1953 e il 1957. Risalgono sempre agli anni dellaccademia anche le frequentazioni, nella villa fiesolana di Conti, della scena artistica fiorentina e il progetto di una pubblicazione antologica sulliconografia della Passione di Cristo nellarte contemporanea che si concretizzerà nel 1962 con ledizione di "50 artisti per la Passione".

Concluso il corso di studi, intraprende linsegnamento umanistico nei licei della sua congregazione religiosa e parimenti lattività espositiva che gli frutta i primi riconoscimenti vince due edizioni del "Premio Costa dArgento". Fino al 1962, la sua produzione pubblica è ancora prevalentemente pittorica e confinata nellambito locale della provincia grossetana, ma risale allestate del 1960 lepisodio della vita di Tito che fornisce a Giorgio Saviane lo spunto per il titolo della raccolta "La donna di legno" del 1979 e il soggetto di uno dei racconti che questa include: il minuto frate molisano rinviene sulla spiaggia di Orbetello un enorme tronco dalbero con cui realizza la sua prima scultura "Il Grande Nudo", 1962-1964, un nudo di donna stilizzato dalla superficie nervosamente e minuziosamente scalpellata.

                                     

2. La prima produzione scultorea

Nel 1961, Amodei apre un proprio studio a Firenze e la sua produzione acquista una più precisa connotazione sia dal punto di vista stilistico che da quello ideale e valoriale come espresso nel saggio di introduzione alla succitata antologia sul tema della passione: il dichiarato impegno per la rinascita dellarte sacra in chiave moderna come espressione indipendente "da ogni soggezione di canone o di maniera e dallinterferenze protettive e vincolanti della società, che gli agevolerà una più immediata rispondenza alle mozioni dello spirito" proprio in quanto "opera sacra" e non un "esclusivo e spicciolo mezzo di devozionale sollecitazione.".

Queste intenzioni si iniziano a cogliere, a partire dagli anni sessanta, nella numerosa serie di "Deposizioni", sia dipinte che scolpite in legno o bronzo, ne "Il Grande Nudo", tutte opere ancora chiaramente figurative, ma caratterizzate da una progressiva semplificazione del segno ed unelevata tensione meditativa che "richiama da un lato gli espressionisti e dallaltra i neoprimitivisti alla Barlach". Appella, 2005

Nel 1964, alla "Mostra del Documentario darte" della Biennale di Venezia, viene presentato "Passione di Cristo nellarte contemporanea", un documentario del 1963, - tratto dal volume "50 artisti per la Passione" - di cui Tito cura la sceneggiatura e la fotografia.

Sempre nel 1964, con le personali di Prato e Torino - che riporta in catalogo il racconto di Saviane - e la partecipazione alla "II Mostra Nazionale dellIncisione Sacra" di Firenze, lo scultore molisano ottiene un primo riconoscimento a livello nazionale e viene inserito nei cataloghi "Scultura Italiana Contemporanea" del 1965 a cura di Gabriele Mandel e "Arte Contemporanea Italiana" del 1966 con un testo di Luigi Servolini. Inizia in questi anni la piena attività espositiva e di committenza in Italia e allestero.

Nel 1966 si trasferisce nellattuale atelier, situato nel complesso del santuario della Scala Santa a Roma, nei locali che dovevano costituire originariamente la nuova cripta mai completata delledificio lateranense e che vengono successivamente riadattati per ospitare lo spazio artistico polivalente da lui promosso. Nellaprile del 1970, con la mostra "Arazzi sulla Passione" di Enrico Accatino, viene inaugurato, accanto allo studio dello scultore, il Centro di Sperimentazione Artistica "Sala 1" e un teatro che svolgono tuttora attività culturali ed espositive nel campo dellarte contemporanea.

Nel 1974 conosce il pittore cileno Sebastián Matta con cui realizza, a Roma, la mostra "Bella Ciao - Dare alla Vita una Luce". Nel dicembre 1975 organizza, negli spazi espositivi di Sala 1, una personale delle opere a soggetto sacro di Fritz "Wotruba e la dimensione sacra", a pochi mesi dalla morte dello scultore austriaco.

Nel 1976 si tiene alla Sala 1, la personale "Tito - Le sculture". Alla carica drammatica espressa nelle "Deposizioni", si affianca, per la prima volta, il tema del gioco fantastico che sarà presente anche negli anni ottanta: composizioni in legno e bronzo in cui forme naturali dal significato simbolico sono incluse o imprigionate in architetture geometriche che, con i giochi di luce e ombra creati dagli elementi scultorei e i movimenti dellosservatore, fanno "un uso espressivo della luce".

                                     

3. Le grandi sculture

Nei primi anni 1980, le sue opere mostrano una crescente essenzialità come nella scultura-totem "Albero nuovo" del 1982. "Le mie ultime sculture 1983/84 – come dichiara lartista, nel 1984, a proposito delle ultime realizzazioni – segnano il punto di arrivo di venti anni di lavoro. Ora è solo il segno che crea unarchitettura e qualche volta si impone alla medesima. Ma è un segno che modellato in legno si fa corpo e come tale diventa luce in opposizione costante con la sua ombra, ottenendo un blocco serrato e libero insieme".

In occasione della mostra "Sculture di segni", tenutasi a Roma alla galleria Sala 1 nel 1985, diverrà più esplicita questa nuova concezione della scultura come segno ed architettura: si tratta di opere caratterizzate da una ripetizione ritmica e fitta di elementi lignei che domineranno la produzione di Tito fino al 1991. Come sottolinea Enrico Crispolti nel catalogo della mostra: "Per una decina danni, fra i primissimi Settanta e lesordio degli Ottanta … Tito ha lavorato, sempre appunto in legno, su forme simboliche nel rapporto fra superfici ampie e puntualizzazioni di determinanti evidenze segnico-totemiche, ironiche, fantastiche, mitiche. Ora ogni simbolismo è invece caduto, in questa sua nuovissima scultura; il segno puro, assoluto, costruendovi nelliterazione serrata e incalzante la propria struttura affermativa".

Nel 1987, espone, negli spazi di Sala 1, "La Grande Scultura", presentata nellomonimo catalogo da Filiberto Menna. Nel 1990, in occasione della celebrazione del cinquecentenario della nascita di Ignazio di Loyola, realizza una decorazione in terracotta di trenta metri per labside della cappella del collegio Massimo allEUR.

Nel 1991, al Palazzo dei Consoli di Gubbio, viene inaugurata la mostra itinerante "Le Grandi Sculture" che prosegue fino al 1994. Nel 1995, ha luogo a Roma, presso la basilica dei Santi Giovanni e Paolo, una nuova mostra personale "Semi della Forma, Ultime sculture": la forma delluovo, quale archetipo simbolico, viene reinterpretata da Tito avvalendosi di materiali quali la terracotta, il legno, lalluminio e il rame; le sculture, nelle intenzioni dellartista," dialogano ritmicamente ” con le colonne di granito dellimponente struttura architettonica della basilica.

Tra il 2002 e il 2005, realizza un altro importante lavoro di decorazione: un mosaico di 150 m² per la cripta del Santuario di Santa Maria Goretti a Nettuno. Nel 2004, realizza e colloca le stazioni per la Via Crucis nei Sassi di Matera. Il 19 agosto 2014, in provincia di Perugia, inaugura la 28 edizione di "Scultori a Brufa, la strada del vino e dellarte", dove vedrà prendere forma la sua più grande installazione scultorea dal titolo "Vibrazioni". Questa opera alta 6 metri e larga 2 è la prima opera in acciaio inox riproducente uno dei motivi ricorrenti nelle sue precedenti grandi sculture in legno.

Anche gli utenti hanno cercato:

...
...
...