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ⓘ Patto di non concorrenza




Patto di non concorrenza
                                     

ⓘ Patto di non concorrenza

Il patto di non concorrenza è una clausola contrattuale che può essere introdotta di comune accordo fra datore e prestatore di lavoro secondo la legge italiana. Essa limita la facoltà del prestatore di lavoro di svolgere attività professionali in concorrenza con lazienda, a seguito di una cessazione del rapporto di lavoro.

                                     

1. Diritto positivo

Il patto di non concorrenza è disciplinato agli artt. 2125, 2596 e 1751 bis del codice civile, rispettivamente per lavoratori dipendenti, autonomi e agenti commerciali. Il lavoratore può concordare un pagamento mensile che è soggetto a contributi pensionistici ed integra la retribuzione, oppure alla cessazione del contratto, soggetto agli obblighi e al regime fiscale del TFR. In caso di declaratoria di nullità, il datore può chiedere la restituzione delle somme corrisposte in precedenza.

Il codice civile associa il patto di non concorrenza a un obbligo di fedeltà fra datore e prestatore di lavoro, che ha carattere di reciprocità.

                                     

1.1. Diritto positivo Aziende con meno di 15 dipendenti

Nelle aziende aventi meno di 15 dipendenti vige una libertà di licenziamento de facto, limitandosi il diritto del lavoratore allapplicazione della sola tutela obbligatoria, non di quella reale art. 18 Statuto dei lavoratori. Lazienda può licenziare sostenendo il costo di unindennità, il prestatore di lavoro ha lobbligo di non concorrenza durante, e fino a tre anni dopo la cessazione del rapporto di lavoro. In presenza di patti di non concorrenza in aziende di queste dimensioni, detto obbligo di fedeltà sussiste in modo prevalente o esclusivo a carico del prestatore di lavoro, e perde il carattere di reciprocità.

Nelle aziende con meno di 15 dipendenti, dove non si applica la tutela obbligatoria, il patto di non concorrenza pone i problemi, di cui ai capoversi precedenti, in entrambe le opposte situazioni, uno in caso di nullità davanti alle dimissioni del lavoratore, e laltro di applicabilità.

                                     

2. Effetti

Il lavoratore che viola tale patto può essere accusato di concorrenza sleale, mentre lazienda che lo assume di concorrenza parassitaria. Il datore può chiedere lapplicazione di una penale prevista nel precedente contratto di assunzione, e al giudice di ingiungere linibizione allespletamento dellattività lavorativa in violazione del patto.

Lazienda non può riservarsi unopzione di esercizio o di rinuncia unilaterale al patto di non concorrenza durante o alla cessazione del rapporto di lavoro.

                                     

3. Giurisprudenza

La giurisprudenza riconosce a tutte le categorie di lavoratori alcuni diritti minimi, che la clausola di non concorrenza deve rispettare a pena di inefficacia:

  • limitazione di luogo, tempo e oggetto non esclusive;
  • lonerosità del contratto: il datore deve corrispondere una maggiorazione percentuale della retribuzione, evidenziate a parte nel contratto di assunzione, per tutta la durata del rapporto di lavoro, proporzionale alla durata, estensione territoriale e di oggetto dellobbligo di non concorrenza. La contrattazione collettiva in questo senso non provvede a individuare dei massimali e dei parametri di valutazione di dette indennità, uniformi a livello nazionale;
  • durata massima non superiore a quella prevista per legge 5 anni per i dirigenti e 3 anni per le altre categorie;
  • obbligo della forma scritta;

Il patto di non concorrenza deve garantire al lavoratore:

  • la coerenza dellimpiego con la professionalità, sia quella acquisita durante gli studi che nelle esperienze lavorative pregresse;
  • la capacità redditizia, di assicurarsi un guadagno idoneo alle proprie esigenze di vita;
  • le potenzialità professionali, non risultando compromettente per la carriera e il diritto a migliorare le proprie condizioni di lavoro;

Il giudice del lavoro può stabilire la non sussistenza di una di queste condizioni nel patto di non concorrenza, dichiarandone linefficacia.



                                     

4. Patto di non concorrenza tra imprese

Se praticato da un insieme di aziende in competizione, il patto di non concorrenza fra datore e prestatore di lavoro diventa un patto di non concorrenza fra imprese, che si impegnano reciprocamente a evitare incrementi del costo del lavoro. Le aziende rifiutano di fare controproposte a quanti si presentano con unimpegnativa di assunzione in unaltra azienda, chiedendo un miglior trattamento, e, al contempo, evitano di assumere personale già formato e con esperienza presso concorrenti.

Ciò accade per evitare da parte dei competitor azioni analoghe nei confronti dei propri dipendenti, con leffetto di creare un mercato del lavoro dinamico, e di annullare comunque i risparmi in termini di formazione e apprendimento, derivanti dallassunzione di personale già qualificato. La creazione di barriere in entrata è una fattispecie di intesa restrittiva della concorrenza, sanzionabile allinterno della disciplina antitrust.

                                     
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