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ⓘ Missione von Bülow



Missione von Bülow
                                     

ⓘ Missione von Bülow

La Missione von Bülow fu unazione diplomatica svolta dallex Cancelliere tedesco Bernhard von Bülow fra il 18 dicembre 1914 e il 24 maggio 1915 allo scopo di persuadere lItalia a non intervenire nella prima guerra mondiale contro lAustria.

Il ritardo dellinizio delle trattative, il rifiuto dellAustria a cedere il Trentino e Trieste e laspirazione italiana a completare lunità della nazione e a ottenere il controllo dellAdriatico, determinarono il fallimento della missione.

                                     

1. La situazione

Nelle sue memorie lex Cancelliere tedesco Bernhard von Bülow illustra il difficile terreno diplomatico della missione: "Se nel luglio del 1914 la cooperazione militare dellItalia, con unabile politica da parte della Germania, sarebbe stata pensabile, e prima della ritirata della Marna almeno una neutralità piena e sicura; ora invece anche la neutralità si poteva ottenere soltanto se lAustria, subito, senza riserve e con un bel gesto, sacrificava il Trentino e concedeva lautonomia di Trieste. Ma né gli austriaci volevano decidersi alle indispensabili concessioni, né Bethmann e Jagow si risolvevano ad esercitare sul Gabinetto di Vienna unenergica pressione".

                                     

2. I primi contatti

Bülow, richiamato dal suo isolamento politico dal Cancelliere Bethmann e incaricato del compito di convincere lItalia a non entrare in guerra contro lAustria, partì da Berlino per Roma il 14 dicembre 1914.

Il presidente del Consiglio italiano Antonio Salandra e il nuovo ministro degli Esteri Sidney Sonnino si erano attivati in quei giorni per rivendicare, in virtù della violazione da parte dellAustria dellarticolo 7 della Triplice alleanza, compensi territoriali a Vienna. "Furono questi" rammenta Salandra "i primi nostri passi decisivi su la via dellintervento. Ad arrestarci gli italiani pensavano più a Trieste che a Trento".

Lex Cancelliere si rese subito conto, quindi, dellestrema difficoltà della sua missione. Nonostante ciò, nella fase iniziale delle trattative, ambienti austriaci e tedeschi diedero poco peso ai suoi sforzi, quando non li ostacolarono. Tali ambienti ritennero, fin quando non fu troppo tardi, i contatti del governo italiano con le nazioni della Triplice intesa un bluff.

                                     

3. Le reazioni austriache

Bülow a Vienna era più temuto che amato: Leopold Berchtold, ministro degli Esteri dellAustria, ricordava che durante il suo cancellierato si era a volte dimostrato tiepido alleato, e temeva che a Roma avesse a favorire più gli interessi italiani che quelli della monarchia asburgica.

Un aristocratico della corte di Francesco Giuseppe, Arthur Polzer-Hoditz 1870-1945, riporta nella sua biografia di Carlo dAsburgo: "Di grandissimo danno per laffermazione del punto di vista austriaco furono le conversazioni avviate dietro la nostra schiena dallambasciatore di Germania, von Bülow, che promise formalmente al governo italiano la cessione del Trentino".

Lobiezione allidea di Bülow di cessioni territoriali allItalia si concretizzò nella decisione di Francesco Giuseppe di mandare lerede al trono, larciduca Carlo dAsburgo, da Guglielmo II di Germania, presso il quartier generale tedesco a Charleville, in Francia. Larciduca partì il 20 gennaio 1915 e, in un ambiente di soli militari spiegò che il Tirolo e lAdriatico non avevano per lAustria importanza minore di quella che per la Germania avevano lAlsazia e la Lorena. Si pensò quindi, nei circoli competenti tedeschi, di concedere piccoli compensi allAustria in caso di cessione del Tirolo allItalia, ma le discussioni si arenarono subito.

Un mese dopo Bülow, per nulla scoraggiato, scriveva allamico giornalista Felix von Eckhardt: "Bisogna influire a Vienna. Sarebbe inaudito che lAustria, dopo averci tirati in questa guerra per la sua inabilità allo scoppio di essa e negli ultimi due o tre anni, ci privi della collaborazione dellItalia e della Rumenia e ci butti addosso altri due milioni di nemici Faccio quello che posso per risparmiarci una nuova grossa e non necessaria difficoltà. Lo faccio per noi e per lAustria, che deve essere salvata dal vizio ereditario di arrivare sempre troppo tardi".



                                     

4. Piccole e grandi promesse

Dopo due mesi di trattative infruttuose, il 16 febbraio 1915, vista lostinazione di Vienna a non cedere, Bülow propose al ministro Sidney Sonnino "qualche altro terreno, o di Albania o di altro, sul quale si potesse portare la discussione…" A questo punto Sonnino scoprì le carte e affermò che non si trattava di "brama di conquista", ma di far sopravvivere la monarchia al sentimento nazionale che montava. In caso contrario lItalia "sarebbe andata incontro alla rivoluzione, non restava che una sola alternativa: o guerra o rivoluzione".

Dal 4 marzo iniziarono ufficialmente e segretamente le trattative fra lItalia e la Triplice intesa; e mentre Francia, Gran Bretagna e Russia si impegnavano con lItalia a riconoscerle in caso di vittoria sullAustria il Trentino, Trieste, la Venezia Giulia, lIstria e parte della Dalmazia, Valona, numerose isole dellAdriatico, un prestito da Londra, territori in Africa e dellImpero Ottomano; il 27 marzo lAustria, sollecitata da Bülow, si dichiarò finalmente disposta ad una cessione di territorio nel Tirolo meridionale comprendente la città di Trento. Inevitabilmente la proposta fu dal governo italiano giudicata insufficiente.

Ancora piccoli passi ma che a Bülow non apparivano piccoli vennero fatti il 17 aprile, quando lAustria concedette una maggiore estensione nel Trentino sino a Salorno ma mantenendo tutte le" testate delle valli” e posponendo lesecuzione delle cessioni a guerra conclusa. Per questultimo punto si erano resi garanti Bülow e la Germania.

                                     

5. Il Patto di Londra

Il 26 aprile veniva in segretezza firmato il Patto di Londra, che impegnava il governo italiano a dichiarare guerra allAustria entro un mese.

Ai primi di maggio gli sforzi di Bülow portarono Vienna a promettere ancora una rettifica del confine sul fiume Isonzo concedendo allItalia Gradisca e Cormons, per Trieste il conferimento dello stato di" città libera” e in Adriatico lisola di Pelagosa.

Il Presidente del Consiglio Antonio Salandra considerò che "se anche non fossimo stati impegnati, le concessioni ultimamente enumerate non erano tali da soddisfare noi e il Paese".

Tuttavia, quando il governo italiano sembrava ormai sul punto di chiudere la questione a favore dellintervento, nella prima decade di maggio scese in campo il più autorevole personaggio neutralista: lex presidente del consiglio Giovanni Giolitti. A vantaggio dei neutralisti giocava la segretezza del Patto di Londra con le relative offerte della Triplice intesa. Bülow e lambasciatore austriaco Karl von Macchio 1859-1945 diffusero invece le proposte austriache che con le manifestazioni giolittiane "sintersecavano e si accordavano in un fine unico".

                                     

6. Crisi di governo e dichiarazione di guerra

Dato che il parlamento era ancora chiuso, non poteva esservi discussione pubblica sulla politica intrapresa dal governo Salandra; ma come usava allepoca, diverse centinaia di deputati visitarono la residenza romana di Giolitti lasciandovi il proprio biglietto da visita, segno tangibile della disponibilità a votare per un nuovo governo ed una differente politica. Constatata la mancanza di una maggioranza nel parlamento, il 13 maggio Salandra rimetteva nelle mani di re Vittorio Emanuele III il mandato. Il Corriere della Sera scrisse: "Lon. Giolitti e i suoi amici trionfano. Più ancora trionfa il Principe di Bülow. Egli è riuscito a far cadere il Ministero che conduceva il Paese alla guerra" ; e il Messaggero: "Lon. Salandra dà partita vinta agli organizzatori del malefico agguato; si arrende alle male arti diplomatiche del Principe di Bülow".

Convocato dal Re per formare il nuovo governo, Giolitti, però, informato solo allora dei nuovi impegni presi dallItalia con la Triplice intesa e già sottoscritti dal Re, decise di rifiutare lincarico, così come altri politici convocati, per non rischiare lo scontro istituzionale tra la corona ed il parlamento.

Il 16 maggio Vittorio Emanuele III respingeva ufficialmente le dimissioni di Salandra. Il 20 e il 21 maggio, a stragrande maggioranza, le due Camere del parlamento votarono a favore dei poteri straordinari al Sovrano e al governo in caso di ostilità. Il 23 maggio lItalia dichiarava guerra allAustria, e due giorni dopo Bülow lasciava Roma con il personale dellambasciata tedesca.

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