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ⓘ A priori e a posteriori




                                     

ⓘ A priori e a posteriori

Le locuzioni latine a priori e a posteriori, che tradotte letteralmente, significano "da ciò che è prima" e "da ciò che viene dopo", sono riscontrabili nella forma latina per la prima volta nei commentatori di Aristotele ad indicare una conoscenza che proviene da ciò che già è prima diversa dal sapere che si raggiunge dopo aver fatto esperienza.

A priori in filosofia è un concetto che si riferisce a tutto ciò che si può conoscere indipendentemente dallesperienza ed è quindi opposto a posteriori, che indica una conoscenza fondata su dati sensibili desunti dallesperienza.

                                     

1. Filosofia antica e medioevale

Nella storia della filosofia antica e medioevale i due principi riguardano non solo i procedimenti conoscitivi ma assumono anche un significato metafisico che si riferisce alla differenza intercorrente tra il piano dellessere e quello dellesperienza. Così in Platone si distingueva tra il sapere rappresentato dalle idee e quello fenomenico empirico. Aristotele supera ogni concezione trascendente e distingue tra lacquisizione del sapere universale tramite πρότερον πρός ἡμᾶς "ciò che primo per noi", cioè ciò che è più vicino alla sensazione, il particolare, dal πρότερον ϕύσει "ciò che è primo per natura" vale a dire luniversale dellintelletto, la causa prima, lessenza.

I filosofi medioevali arabi e successivamente gli scolastici ripresero questi concetti e distinsero la dimostrazione basata sull a priori come perfetta poiché inizia dalla causa per risalire alleffetto demonstratio per quid, mentre è giudicata imperfetta quella a posteriori, risalente dalleffetto alla causa demonstratio quia.

Ancora nel secolo XIV queste espressioni si ritrovano in Alberto di Sassonia, seguace della filosofia di Occam:

                                     

2. Filosofia moderna

Questi principi rimangono in uso nel senso dato dai filosofi medioevali sino al secolo XVII quando ad opera dei filosofi empiristi inglesi e dei razionalisti assumono un significato più ampio che è arrivato sostanzialmente sino ai nostri giorni: vale a dire che la priori rappresenta tutto ciò che si può conoscere indipendentemente dallesperienza come ad esempio la matematica e la geometria mentre la posteriori è riferito a tutto il sapere basato sui dati sensibili assunti tramite lesperienza.

Filosofi empiristi come John Locke e David Hume discutono sulla possibilità di una conoscenza a priori, concludendo che essa può riferirsi alle verità innate e necessarie. Hume designa la posteriori come "dati fatto" mentre la priori si basa su una "relazione di idee". Per Leibniz le verità desunte dalla priori sono "verità di ragione" quelle tratte dallesperienza sono "verità di fatto", estensive della conoscenza, ma non necessarie, senza cioè il rigore logico delle verità di ragione.

Il concetto di a priori nella Critica della ragion pura di Kant si ritrova a proposito delle funzioni conoscitive dello spazio e del tempo che

  • sono trascendentali, cioè acquistano senso e significato solo se riferiti allesperienza ma non appartengono allesperienza,
  • sono "funzioni", modi di funzionamento della nostra mente, quadri mentali a priori, "forme" pure che sussistono prima di ogni esperienza, entro cui connettiamo i dati fenomenici assunti tramite un procedimento a posteriori,
  • e universali, cioè appartengono a tutti gli uomini dotati di ragione.
  • necessari, cioè anche se volessi non potrei farne a meno nella conoscenza empirica,

Lo spazio e il tempo hanno natura immediata, cioè non subiscono la mediazione delle categorie, e non discorsiva in quanto non concepiamo lo spazio dai vari spazi, ma intuiamo i vari spazi come un unico spazio e così il tempo dal succedersi di un unico continuum temporale dimostrazione metafisica dellapriorità dello spazio e del tempo.

Altri a priori kantiani sono le categorie nella analitica trascendentale le idee nella dialettica trascendentale.

                                     

3. Filosofia contemporanea

Nella filosofia contemporanea con Konrad Lorenz, grazie alle sue ricerche etologiche, la-priori diventa sinonimo di innato nellindividuo, di categorie mentali che a-posteriori derivano filogeneticamente dallinterazione evolutiva della specie con lambiente: ". qualcosa che sta agli elementi della realtà extrasoggettiva come lo zoccolo dun cavallo sta alla steppa o la pinna dun pesce allacqua".

Il termine "a priori" sta a significare qualcosa che avviene quando, dopo aver fatto esperienza tramite le percezioni del mondo esterno, i nostri progenitori abbiano poi trasferito le conoscenze al patrimonio genetico.

Diversa da quella di Lorenz è la teoria avanzata da Karl Popper che in polemica con letologo sostiene invece che "tutto ciò che sappiamo è geneticamente a priori": nel senso che ogni nostra percezione presuppone una nostra capacità genetica di ordinare e interpretare le sensazioni e di formarci quindi una conoscenza a posteriori. Popper ritiene che è kantianamente vero che "ogni conoscenza percettiva presuppone una conoscenza a priori" ma, a differenza della teoria kantiana, la priori non esprime una conoscenza necessaria ma ipotetica. Ad esempio il nostro primo approccio con la geometria ci fa congetturare che questa sia di tipo euclideo ma se andiamo oltre lo spazio che più da vicino ci circonda il carattere euclideo della geometria diviene unipotesi. La nostra conoscenza a priori quindi "è solo geneticamente a priori e non valida a priori; non a priori necessaria, non apodittica.a posteriori sono le eliminazioni delle ipotesi, lurto delle ipotesi con la realtà."