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ⓘ Dispositivo di ritenuta




                                     

ⓘ Dispositivo di ritenuta

Un dispositivo di ritenuta è un sistema, costituito da uno o più elementi, installato al fine di contenere e redirigere i veicoli uscenti dalla carreggiata.

Si devono limitare gli effetti sui passeggeri e realizzare, per gli utenti della strada e per gli esterni eventualmente presenti, accettabili condizioni di sicurezza. La necessità di contenere il veicolo necessità primaria richiede che il dispositivo di ritenuta sia capace di assorbire parte dellenergia cinetica di cui il veicolo è dotato al momento dellurto, limitando gli effetti sugli occupanti. A tal proposito i dispositivi di ritenuta devono essere deformabili. Il profilo del dispositivo deve essere anche redirettivo, il veicolo impattante deve essere cioè, reimmesso opportunamente allinterno della carreggiata. Ogni elemento costituente il dispositivo deve rimanere ancorato ad esso, anche in caso di rottura e soprattutto non deve in nessun caso invadere labitacolo nel crash. I dispositivi attualmente omologati, specialmente le barriere di sicurezza di tipo guard rail,sono spesso mortali per i motociclisti con effetto negativo rispetto allassenza di barriere. Attualmente sono in fase di sviluppo barriere sicure per i motociclisti.

                                     

1. Indice di severità degli impatti

Ai fini della classificazione della severità degli impatti sono utilizzati alcuni indici:

  • VCDI
  • PHD
  • THIV
  • ASI

Acceleration Severity Index ASI, misurato in un punto ravvicinato al baricentro del veicolo:

A S I = M a x {\ {\ddot {x}}^{2}t+\ {\ddot {y}}^{2}t}}}

Vehicle Cockpit Deformation Index VCDI, un indice alfanumerico che misura le principali deformazioni che subisce labitacolo di un veicolo a seguito di un crash test.

                                     

2. Norme riguardanti i dispositivi di ritenuta

  • Norme UNI EN 1317
  • D.M. 223/1992 "Istruzioni tecniche sulla progettazione. omologazione ed impiego delle barriere di sicurezza stradali"
  • D.M. 2367/2004 "Istruzioni tecniche per la progettazione, lomologazione e limpiego dei dispositivi di Ritenuta nelle costruzioni stradali
                                     

3. Normativa europea

La norma europea sulle barriere di sicurezza stradali è articolata in 6 parti.

  • livello di severità dellurto
  • UNI EN 1317-1, definisce la terminologia comune a livello europeo per i prodotti;i criteri generali per i metodi di prova; definisce gli indici per la severità dellurtoASI, THIV; PHD e i relativi metodi di calcolo.
  • UNI EN 1317-2, definisce le classi di prestazione per barriere di sicurezza stradali relativi a tre criteri per il contenimento di un veicolo stradale
  • deformazione di una barriera di sicurezza
  • livello di contenimento
  • UNI EN 1317-3, descrive i requisiti di prestazione, i criteri di accettabilità e i metodi di prova per gli attenuatori durto

I diversi livelli indicati nella UNI EN 1317-2 e UNI EN 1317-3 permetteranno alle autorità nazionali competenti di indicare il livello da utilizzare nelle singole situazioni.

  • ENV 1317-4 descrive le classi di prestazione, i criteri di accettazione per la prova durto e i metodi di prova per le parti terminali le parti di collegamento delle barriere di sicurezza, per le quali devono essere valutati ASI, THIV e PHD.

Le parti 5 e 6, attualmente in fase di elaborazione, riguardano rispettivamente la durabilità e la valutazione di conformità del prodotto e i parapetti per pedoni.

Lo sviluppo della normativa europea sulle barriere di sicurezza stradali è compito del CEN/TC 226 "Attrezzature stradali" e, a livello italiano, sono seguiti dal gruppo di lavoro "Barriere" della Commissione Costruzioni stradali e opere civili delle infrastrutture dellUNI.



                                     

4. Individuazione delle zone da proteggere

Le zone da proteggere, stabilite dal D.M. 2367/2004, con i dispositivi di ritenuta sono:

  • I margini di tutte le opere darte allaperto quali ponti, viadotti, ponticelli, sovrappassi e muri di sostegno della carreggiata, indipendentemente dalla loro estensione longitudinale e dallaltezza dal piano di campagna; la protezione dovrà estendersi opportunamente oltre lo sviluppo longitudinale strettamente corrispondente allopera sino a raggiungere punti prima e dopo lopera per i quali possa essere ragionevolmente ritenuto che il comportamento delle barriere in opera sia paragonabile a quello delle barriere sottoposte a prova durto e comunque fino a dove cessi la sussistenza delle condizioni che richiedono la protezione;
  • il margine laterale stradale nelle sezioni in rilevato dove il dislivello tra il colmo dellarginello ed il piano di campagna è maggiore o uguale a 1 metro; la protezione è necessaria per tutte le scarpate aventi pendenza maggiore o uguale a 2/3. Nei casi in cui la pendenza della scarpata sia inferiore a 2/3, la necessità di protezione dipende dalla combinazione della pendenza e dellaltezza della scarpata, tenendo conto delle situazioni di potenziale pericolosità a valle della scarpata
  • lo spartitraffico ove presente;
  • gli ostacoli fissi frontali o laterali che potrebbero costituire un pericolo per gli utenti della strada in caso di urto. Gli ostacoli fissi non vanno protetti quando questi sono pali di illuminazione o segnaletica stradale, del tipo cedevole di sicurezza passiva, rispondenti alla norma UNI EN 12767.

I dispositivi di ritenuta si dividono in:

  • Barriere per opere darte
  • Barriere laterali
  • Barriere centrali da spartitraffico
  • Barriere o dispositivi per punti singolari