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ⓘ Piazza del Plebiscito




Piazza del Plebiscito
                                     

ⓘ Piazza del Plebiscito

Piazza del Plebiscito è una piazza di Napoli posizionata a termine di via Toledo, non appena oltrepassata piazza Trieste e Trento.

Ubicata nel centro storico, tra il lungomare e via Toledo, con una superficie di circa 25 000 metri quadrati la piazza si presenta come una delle più grandi della città e dItalia e per questo è quella più utilizzata per le grandi manifestazioni.

                                     

1.1. Storia Da Largo di Santo Loise a Largo di Palazzo

Uno slargo nel sito sul quale insiste oggi piazza Plebiscito esisteva già intorno al 1543 in conseguenza alla costruzione di un palazzo Vicereale, voluto da Pedro Álvarez de Toledo y Zúñiga; lintervento, diretto dagli architetti Ferdinando Manlio e Giovanni Benincasa, richiese infatti lespropriazione di parte del terreno dei conventi di Santo Spirito e di San Luigi per realizzare "una spianata" e una strada "innanzi la chiesa di Santo Loise".

Fu solo con ledificazione dellattuale palazzo Reale di Napoli, tuttavia, che ebbe effettivamente inizio la storia di piazza Plebiscito. Il progetto venne affidato a Domenico Fontana, che - memore della lezione romana - decise di rivolgere la nuova residenza vicereale non più verso la "strada Toledana", bensì verso il nascente slargo, opportunamente livellato così da fornire una scenografica quinta architettonica alla costruenda fabbrica. In questo modo, larchitetto ebbe anche lopportunità di far dialogare tra di loro "lo spazio chiuso della vecchia città e lo spazio aperto della marina", come ricordato da Giulio Carlo Argan.

Una volta completato il palazzo Reale lo slargo, finalmente battezzato "largo di Palazzo", divenne rapidamente il centro vitale della città, oltre che unarea pubblica di rappresentanza di tutto rilievo. "Polo decisionale e centro della vita cortigiana", il Largo ebbe anche il merito di creare un polo dattrazione per la classe aristocratica e nobile, ancora restia a insediarsi oltre il perimetro del centro storico.

                                     

1.2. Storia Il Largo di Palazzo in età vicereale e borbonica

Quando il potere vicereale si insediò stabilmente nel palazzo Reale, il Largo non aveva una conformazione adeguata di piazza. I diversi viceré che si susseguirono nel tempo, daltro canto, non si occuparono di predisporre un progetto urbanistico di vasto respiro, cercando invece di restituire una configurazione architettonica unitaria mediante lallestimento di numerose e ricche "sistemazioni effimere". Nel primo ventennio del Seicento, per esempio, il lato del Largo rivolto verso il mare venne abbellito con diversi elementi scultorei, tra cui una maestosa fontana a tre archi progettata da Pietro Bernini e Michelangelo Naccherino, ed un colossale busto di Giove rinvenuto a Pozzuoli, meglio noto come Gigante di Palazzo.

Non di rado, inoltre, il Largo veniva abbellito da scenografici addobbi, spesso allestiti in occasione di eventi legati alla famiglia reale, come attestato nelle incisioni di Nicolas Perrey. Per il primo intervento architettonico di rilievo bisognerà attendere gli ultimi decenni del Settecento, quando venne costruito su progetto di Francesco Sicuro il Palazzo per i Ministri di Stato borbonici: ledificazione di questa fabbrica, infatti, comportò ladozione di una nuova sistemazione viaria, oltre che profonde mutazioni urbanistiche.

                                     

1.3. Storia Il progetto per il Foro Gioacchino

Nonostante i ripetuti interessamenti, fu solo allinizio dellOttocento, durante il periodo napoleonico, che la piazza cambiò completamente volto. Il nuovo re Gioacchino Murat, nel solco dei vasti rinnovi urbani che stavano coinvolgendo la Francia e lEuropa illuminista, intendeva infatti sostituire quello che era sostanzialmente uno Slargo irregolare con una piazza geometricamente ben definita; solo in questo modo si sarebbe infusa maggiore vitalità ad uno dei maggiori punti focali cittadini, in quanto davanti alla Reggia.

Obiettivo dei Napoleonidi era quello di conferire maggiore grandiosità architettonica al Largo, tramite un modello monumentale che impiegava due quinte architettoniche contrastanti, fiancheggiate da elementi neutri.

Decisiva, in tal senso, fu la legge del 7 agosto 1809, che ordinò in tutto il regno di Napoli la soppressione dei monasteri; labbattimento dei diversi conventi preesistenti, infatti, portò la superficie totale della piazza a triplicarsi, da 9000 a più di 23 000 m 2. In questo modo, Murat già nel 1809 poté sancire linizio dei lavori per la "Grande e pubblica piazza", il cosiddetto "Foro Gioacchino", da realizzare sotto la direzione dellarchitetto napoletano Leopoldo Laperuta, coadiuvato da Antonio De Simone. Per la descrizione della prospettiva progettuale murattiana, si rimanda allesposizione di Teresa Colletta:

I lavori per la costruzione del Foro Gioacchino, che proseguirono fino al 1815, portarono allerezione dei due palazzi gemelli il Palazzo dei Ministri di Stato e il Palazzo per il Ministero degli Esteri, mentre delledificio erano complete solo le fondamenta.



                                     

1.4. Storia Piazza di San Francesco di Paola

Con il ristabilimento sul trono di Napoli di re Ferdinando IV, avvenuto nellambito della Restaurazione, i lavori per lerezione del Foro Gioacchino vennero bruscamente interrotti. Re Ferdinando, infatti, mal gradiva le intenzioni murattiane di costruire un edificio centrale consacrato ai fasti dei Napoleonidi, e antiteticamente decise di edificare sulla stessa area un "Foro Ferdinandeo", con la conseguente realizzazione di una chiesa cristiana consacrata a Francesco di Paola, come voto nei confronti di quel santo che aveva intercesso per lui affinché si restaurasse la corona borbonica. Il disegno generale della piazza e i due palazzi gemelli, invece, vennero conservati.

Per la realizzazione della fabbrica religiosa, venne indetto un nuovo Bando di Concorso, vinto dallarchitetto luganese Pietro Bianchi. Il Bianchi collocò al termine dellemiciclo due statue equestri, di Carlo e Ferdinando di Borbone la cui realizzazione venne commissionata al Canova, ed edificò unesedra porticata a semicerchio, senza continuità verso il retrostante quartiere di Pizzofalcone, così da conferire alla piazza un tono maggiormente aulico e monumentale.

La piazza Ferdinandea, o di San Francesco di Paola, venne solennemente inaugurata nel 1846.

                                     

1.5. Storia XX e XXI secolo

Lattuale nome della piazza fu scelto dopo che il plebiscito del 21 ottobre 1860 decretò lannessione del Regno delle due Sicilie al Regno dItalia.

Nel 1885 al centro della piazza venne installata una monumentale fontana, elaborata su progetto di Federico Travaglini in occasione dellinaugurazione del nuovo acquedotto del Serino. Alla cerimonia di attivazione della fontana, avvenuta il 10 maggio, parteciparono Re Umberto I e la sua consorte Margherita. La fontana, smontata nella prima metà del secolo successivo, ritornò nella piazza cento anni dopo la sua prima installazione, nel 1985, in occasione del centenario dellinaugurazione dellacquedotto e anche questa volta fu in seguito smontata.

Nel 1963 unordinanza comunale trasformò la piazza in un parcheggio pubblico per far fronte allincremento incontrollato di autovetture in città. La piazza rimase così deturpata fino a quando nel 1994, in occasione del vertice dei G7, la giunta Bassolino le restituì dignità, dapprima sostituendo lasfalto della carreggiata a ridosso di Palazzo Reale con i più tradizionali basoli, e poi pedonalizzandola in toto.

Dalla riforma bassoliniana, piazza del Plebiscito è diventata lo scenario dei principali avvenimenti cittadini e nazionali: dai comizi elettorali ai concerti musicali, alle cerimonie nazionali ai funerali di grandi personalità, quali Pino Daniele. Tradizionalmente ogni anno nel periodo natalizio sono installate al centro della piazza opere di arte contemporanea, spesso discusse per la loro eccentricità; tra gli artisti che hanno esposto negli ultimi anni si citano Mimmo Paladino, Richard Serra, Rebecca Horn, e Luciano Fabro.

                                     

2. Descrizione

Piazza del Plebiscito può essere suddivisa in due parti distinte: la prima è ai piedi della Basilica e segue una conformazione semicircolare, mentre laltra - al di sotto dellasse di chiusura dellemiciclo - ha una forma rettangolare, determinata nei lati brevi dalle cortine dei palazzi gemelli e nel lato lungo dal profilo del palazzo Reale.

Nei centri dei due quarti di cerchio in cui è frammentato lemiciclo, lungo lasse di chiusura del colonnato, si ergono isolate nella piazza le due statue equestri di Carlo III di Borbone iniziatore della dinastia borbonica e di suo figlio Ferdinando I; la prima realizzata da Antonio Canova, mentre la seconda, iniziata dallo stesso Canova e completata con linserimento del cavaliere dallo scultore napoletano Antonio Calì.

Come già accennato, la piazza lateralmente è chiusa da due edifici simmetrici ed identici, gli odierni palazzo della Prefettura verso lentroterra e palazzo Salerno verso il mare. Questi due, fronteggiandosi, formano un ampio spazio di passeggio finalmente delimitato dal palazzo Reale di Napoli; in questo modo, si viene a creare una scenografica piazza rettangolare con esedra porticata a semicerchio, come nelle intenzioni del Bianchi.