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ⓘ Raffaello Sanzio




Raffaello Sanzio
                                     

ⓘ Raffaello Sanzio

Raffaello Sanzio è stato un pittore e architetto italiano, tra i più celebri del Rinascimento. Considerato uno dei più grandi artisti dogni tempo, la sua opera segnò un tracciato imprescindibile per tutti i pittori successivi e fu di vitale importanza per lo sviluppo del linguaggio artistico dei secoli a venire, dando vita tra laltro a una scuola che fece arte "alla maniera" sua e che va sotto il nome di manierismo.

Modello fondamentale per tutte le accademie fino alla prima metà dellOttocento, la sua influenza è ravvisabile anche in pittori del XX secolo come Salvador Dalí.

                                     

1.1. Biografia Origini 1483-1493

Raffaello nasce a Urbino "lanno 1483, in venerdì santo, alle tre di notte, da un tale Giovanni de Santi, pittore non meno eccellente, ma sì bene uomo di buono ingegno, e atto a indirizzare i figli per quella buona via, che a lui, per mala fortuna sua, non era stata mostrata nella sua bellissima gioventù". La notizia del Vasari comporta che Raffaello sia nato il 28 marzo venerdì santo. Tuttavia esiste unaltra versione secondo la quale il giorno di nascita del maestro urbinate dovrebbe essere il 6 aprile, e ciò sulla base della lettera di Marcantonio Michiel ad Antonio Marsilio confermata dal noto epitaffio, un tempo ritenuto opera di Pietro Bembo e oggi invece attribuito al poeta Antonio Tebaldeo che sottolinea come la data del giorno e dellora di morte di Raffaello, apparentemente coincidente con quella di Cristo - ore 3 del 6 aprile, venerdì prima di Pasqua - corrispondano esattamente con la data della sua nascita. Naturalmente, tutto questo ha il sapore della leggenda se si può ritenere sufficientemente certo il giorno della sua morte, non può essere così per quello della sua nascita.

Raffaello ritratto bambino dal padre nella Cappella Tiranni in Cagli fu il primo e unico figlio di Giovanni Santi e di Maria di Battista di Nicola Ciarla. Il cognome "Sanzio" infatti non è che una delle possibili declinazioni di "Santi", in particolare derivata dal latino "Sancti" con cui Raffaello sarà poi solito, nella maturità, firmare le sue opere. La madre morì di lì a poco, il 7 ottobre 1491. Il padre si risposò poco dopo con una certa Berardina di Piero di Parte, dalla quale ebbe la figlia Elisabetta. Con le due donne la famiglia del padre ebbe liti per motivi finanziari.

                                     

1.2. Biografia Prima formazione artistica

Nella formazione di Raffaello fu determinante il fatto di essere nato e di aver trascorso la giovinezza a Urbino, che in quel periodo era un centro artistico di primaria importanza che irradiava in Italia e in Europa gli ideali del Rinascimento. Qui Raffaello, avendo accesso con il padre alle sale del Palazzo Ducale, ebbe modo di studiare le opere di Piero della Francesca, Luciano Laurana, Francesco di Giorgio Martini, Pedro Berruguete, Giusto di Gand, Antonio del Pollaiolo, Melozzo da Forlì e altri.

Raffaello apprese probabilmente i primi insegnamenti di disegno e pittura dal padre, che almeno dagli anni ottanta del Quattrocento era a capo di una fiorente bottega, impegnata nella creazione di opere per laristocrazia locale e per la famiglia ducale, come la serie delle Muse per il tempietto del palazzo, nonché lallestimento di spettacoli teatrali. Giovanni Santi inoltre aveva una conoscenza diretta e aggiornatissima della pittura contemporanea non solo italiana, come dimostra una sua efficace Cronaca rimata, scritta in occasione delle nozze di Guidobaldo con Elisabetta Gonzaga.

Nella bottega del padre, il giovanissimo Raffaello apprese le nozioni di base delle tecniche artistiche, tra cui probabilmente anche la tecnica dellaffresco: una delle primissime opere a lui attribuite è infatti la Madonna di Casa Santi, delicata pittura murale nella casa familiare.

Il 1º agosto 1494, quando Raffaello aveva undici anni, morì il padre. Tale data ha ridimensionato in alcuni studi il contributo della bottega paterna nella formazione dellartista; è altresì comprovato come nel giro di pochissimi anni, in piena adolescenza, Raffaello raggiunse rapidamente una maturazione artistica che non può prescindere da un avviamento molto precoce alla professione pittorica.

                                     

1.3. Biografia Primo incontro con il Perugino

Non è noto attraverso quali vie il giovanissimo urbinate arrivò a far parte della bottega del Perugino: non sembra infatti credibile la notizia del Vasari, secondo la quale Raffaello sia stato allievo del Perugino ancora prima della morte del padre e persino di quella della madre. Probabilmente, più che di un vero e proprio apprendistato a Perugia, il ragazzo ebbe modo di frequentare saltuariamente la bottega di Perugino, intervallando lattività in quella paterna, almeno fino alla morte del genitore: in quellanno Raffaello ne ereditò lattività, assieme ad alcuni collaboratori tra cui soprattutto Evangelista da Pian di Meleto artista quasi sconosciuto agli studi storico-artistici e Timoteo Viti da Urbino, già attivo anche a Bologna dove era stato a diretto contatto con Francesco Francia.

                                     

1.4. Biografia Apprendistato dal Perugino 1494-1498

Le prime tracce della presenza di Raffaello accanto a Perugino sono legate ad alcuni lavori della sua bottega tra il 1497 e il nuovo secolo. In particolare si è ritenuto di vedere un intervento di Raffaello nella tavoletta della Natività della Madonna nella predella della Pala di Fano 1497 e in alcune figure degli affreschi del Collegio del Cambio a Perugia dal 1498, soprattutto dove le masse di colore assumono quasi un valore plastico ed è accentuato il modo di delimitare le parti in luce e quelle in ombra, con un generale ispessimento dei contorni. Se comunque la sua mano è ancora difficile da individuare, a Perugia Raffaello dovette vedere per la prima volta le grottesche, dipinte sul soffitto del Collegio, che entrarono in seguito nel suo repertorio iconografico.

Sembra però che la sua prima opera cui possa darsi un reale credito attributivo sia la Madonna col Bambino, affrescata nella stanza in cui si crede sia nato, in casa Santi a Urbino, databile al 1498 e che fino a pochi anni addietro si riteneva opera del padre, che avrebbe raffigurato nei personaggi lo stesso Raffaello e la prima moglie Maria Ciarla.



                                     

1.5. Biografia Città di Castello 1499-1504

Nel 1499 Raffaello, sedicenne, si trasferì con gli aiuti della bottega paterna a Città di Castello, dove ricevette la sua prima commissione indipendente: lo stendardo della Santissima Trinità per una confraternita locale che voleva offrire unopera devozionale in segno di ringraziamento per la fine di una pestilenza proprio quellanno. Lopera, sebbene ancora ancorata agli echi di Perugino e Luca Signorelli, presenta anche una profonda, innovativa freschezza, che gli garantì una fiorente committenza locale, non essendo reperibili in città altri pittori di pregio dopo la partenza di Signorelli proprio nel 1499, alla volta di Orvieto.

Il 10 dicembre 1500 infatti, Raffaello ed Evangelista da Pian di Meleto ottennero dalle monache del monastero di SantAgostino un nuovo incarico, che è il primo documentato della carriera dellartista, la Pala del beato Nicola da Tolentino, terminata il 13 settembre 1501 e oggi dispersa in più musei dopo che venne sezionata in seguito a un terremoto nel 1789. Nel contratto è interessante notare come Raffaello, poco più che esordiente, venga già menzionato come magister Rafael Johannis Santis de Urbino, prima dellanziano collaboratore, testimoniando ufficialmente come venisse già, a diciassette anni, ritenuto pittore autonomo dallapprendistato concluso.

A Città di Castello lartista lasciò almeno altre due opere di rilievo, la Crocifissione Gavari e lo Sposalizio della Vergine. Nella prima, databile al 1502-1503, si nota una piena assimilazione dei modi di Perugino, anche se si notano però i primi sviluppi verso uno stile proprio, con una migliore interazione tra figure e personaggi e con accorgimenti ottici nelle gambe di Cristo che testimoniano la piena conoscenza degli studi di matrice urbinate, dove lottica e la prospettiva erano materia di studio comune fin dai tempi di Piero della Francesca.

                                     

1.6. Biografia Perugia e gli altri centri 1499-1504

Nel frattempo la fama di Raffaello cominciava ad allargarsi a tutta lUmbria, facendone uno dei più richiesti pittori attivi in regione. Nella sola Perugia, negli anni tra il 1501 e il 1505, gli vennero commissionate ben tre pale daltare: la Pala Colonna, per la chiesa delle monache di SantAntonio, la Pala degli Oddi, per San Francesco al Prato e un Assunzione della Vergine per le clarisse di Monteluce mai portata a termine, dipinta poi da Berto di Giovanni. Si tratta di opere di impianto peruginesco, con una graduale messa a fuoco verso elementi stilistici più personali.

Nella Resurrezione di San Paolo del Brasile Roberto Longhi lesse influssi di Pinturicchio - nel paesaggio, nei particolari della decorazione del sarcofago e nella preziosità delle vesti dei personaggi - legati a una fase databile al biennio 1501-1502.

Allo stesso periodo sono riferibili alcune Madonne col Bambino che, sebbene ancora ancorate allesempio di Perugino, preludono già allintenso e delicato rapporto tra madre e figlio dei più importanti capolavori successivi legati a questo tema. Tra queste spiccano Madonna Solly, la Madonna Diotallevi, la Madonna col Bambino tra i santi Girolamo e Francesco.

Verso il 1503 lartista dovette intraprendere una serie di brevi viaggi che lo portarono ai primi contatti con importanti realtà artistiche. Oltre alle città umbre e alla nativa Urbino, visitò quasi sicuramente Firenze, Roma dove assistette alla consacrazione di Giulio II e Siena. Si trattò di brevi viaggi, magari di qualche settimana, che non possono essere definiti veri e propri soggiorni. A Firenze vide forse le prime opere di Leonardo da Vinci, a Roma entrò in contatto con la cultura figurativa classica leggibile nel dittico delle Tre Grazie e il Sogno del cavaliere, a Siena aiutò lamico Pinturicchio, ben più anziano e in pieno declino, a preparare i cartoni per gli affreschi della Libreria Piccolomini, di cui restano due splendidi esemplari agli Uffizi, di incomparabile grazia ed eleganza rispetto al risultato finale.



                                     

1.7. Biografia A Siena

A Siena fu invitato da Pinturicchio, con il quale intesseva una stretta amicizia. Il pittore più anziano invitò Raffaello a collaborare agli affreschi della Libreria Piccolomini, fornendo dei cartoni che svecchiassero il suo stile ormai in una fase di declino, come si vede nei precedenti affreschi della Cappella Baglioni a Spello.

Non è chiaro quante di queste composizioni vennero in effetti disegnate da Raffaello, ma quasi sicuramente deve essere di mano del Sanzio il cartone con la Partenza di Enea Silvio Piccolomini per Basilea oggi al Gabinetto dei Disegni e delle Stampe di Firenze.

Raffaello dovette abbandonare presto limpresa, poiché, come riporta Vasari, venne a conoscenza, tramite alcuni pittori locali, delle lodi straordinarie a proposito del cartone della SantAnna di Leonardo, esposto nella basilica della Santissima Annunziata a Firenze, nonché del disegno della Battaglia di Anghiari, sempre di Leonardo, e del cartone della Battaglia di Cascina di Michelangelo, che incuriosirono a tal punto il giovane pittore da farlo decidere di partire subito per la città sullArno.

                                     

1.8. Biografia Lo Sposalizio della Vergine 1504

Lopera che conclude la fase giovanile, segnando un distacco ormai incolmabile con i modi del maestro Perugino, è lo Sposalizio della Vergine, datato 1504 e già conservato nella cappella Albizzini della chiesa di San Francesco di Città di Castello. Lopera si ispira a una pala analoga che il Perugino stava dipingendo in quegli stessi anni per il Duomo di Perugia, ma il confronto tra le due opere mette in risalto profonde differenze. Raffaello infatti copiò il maestoso tempio sullo sfondo, ma lo alleggerì allontanandolo dalle figure ne fece il fulcro dellintera composizione, che sembra ruotare attorno allelegantissimo edificio a pianta centrale. Anche le figure sono più sciolte e naturali, con una disposizione nello spazio che evita un rigido allineamento sul primo piano, ma si assesta a semicerchio, bilanciando e richiamando le forme concave e convesse del tempio stesso.

Al centro del quadro vengono posizionati un gruppo di persone divise in due schiere, aventi come perno il sacerdote, il quale celebra il matrimonio tra la vergine Maria e San Giuseppe suo sposo. Il gruppo delle donne dietro Maria e il gruppo di uomini dietro Giuseppe formano due semicerchi aperti rispettivamente verso il tempio e verso lo spettatore.

A Firenze Raffaello soggiornò per quattro anni, pur facendo viaggi e brevi soggiorni altrove, e senza recidere i contatti con lUmbria, dove continuò a spedire pale daltare per le copiose commissioni che continuavano a giungergli.

                                     

1.9. Biografia Il periodo fiorentino 1504-1508

Raffaello si trovava a Siena, da Pinturicchio, quando gli giunse notizia delle straordinarie novità di Leonardo e Michelangelo impegnati rispettivamente agli affreschi della Battaglia di Anghiari e della Battaglia di Cascina. Desideroso di mettersi subito in viaggio, si fece preparare una lettera di presentazione da Giovanna Feltria, sorella del duca di Urbino e moglie del duca di Senigallia e "prefetto" di Roma. Nella lettera, datata 1º ottobre 1504 e indirizzata al gonfaloniere a vita Pier Soderini, si raccomanda il giovane figlio di Giovanni Santi "il quale avendo buono ingegno nel suo esercizio, ha deliberato stare qualche tempo in Fiorenza per imparare. lo raccomando alla Signoria Vostra".

Probabilmente la lettera voleva assicurare qualche commissione ufficiale al giovane pittore, ma il gonfaloniere era in ristrettezze economiche per il recente esborso per acquistare il David di Michelangelo e i grandiosi progetti per la Sala del Gran Consiglio. Nonostante ciò non passò molto tempo che lartista riuscì a garantirsi commissioni da alcuni facoltosi cittadini soprattutto residenti in Oltrarno, come Lorenzo Nasi, per il quale dipinse la Madonna del Cardellino, suo cognato Domenico Canigiani per cui fece la Sacra Famiglia Canigiani, i Tempi Madonna Tempi e i coniugi Agnolo e Maddalena Doni.

Nel clima artistico fiorentino, fervente più che mai, Raffaello strinse rapporti damicizia con altri artisti, tra cui Aristotile da Sangallo, Ridolfo del Ghirlandaio, Fra Bartolomeo, larchitetto Baccio dAgnolo, Antonio da Sangallo, Andrea Sansovino, Francesco Granacci. Scrisse Vasari che "nella città molto onorato e particolarmente da Taddeo Taddei, il quale lo volle sempre in casa sua e alla sua tavola, come quegli che amò sempre tutti gli uomini inclinati alla virtù". Per lui Raffaello eseguì, nel 1506, la Madonna del Prato di Vienna - che il Vasari giudica ancora della maniera del Perugino e, forse lanno dopo, la Madonna Bridgewater di Londra, "molto migliore", perché nel frattempo Raffaello "studiando apprese".

Il soggiorno fiorentino fu di fondamentale importanza nella formazione di Raffaello, permettendogli di approfondire lo studio dei modelli quattrocenteschi Masaccio, Donatello. nonché delle ultime conquiste di Leonardo e di Michelangelo. Dal primo apprese i principi compositivi per creare gruppi di figure strutturati plasticamente nello spazio, mentre sorvolò sulle complesse allusioni e implicazioni simboliche, sostituendo anche l"indefinito" psicologico a sentimenti più spontanei e naturali. Da Michelangelo invece assimilò il chiaroscuro plastico, la ricchezza cromatica, il senso dinamico delle figure.

I suoi lavori a Firenze erano destinati quasi esclusivamente a committenti privati, gradualmente sempre più conquistati dalla sua arte; creò numerose tavole di formato medio-piccolo per la devozione privata, soprattutto Madonne e Sacre famiglie, e alcuni intensi ritratti. In queste opere variava continuamente sul tema, cercando raggruppamenti e atteggiamenti sempre nuovi, con una particolare attenzione alla naturalezza, allarmonia, al colore ricco e intenso e spesso al paesaggio limpido di derivazione umbra.

                                     

1.10. Biografia Commissioni dallUmbria

Ma allinizio del soggiorno fiorentino erano soprattutto le commissioni che continuavano ad arrivare da Urbino e dallUmbria a tenere occupato lartista, che di tanto in tanto si spostava in quelle zona temporaneamente. Nel 1503 aveva ricevuto lincarico, dalle monache del convento di SantAntonio a Perugia, di una pala daltare, la Pala Colonna, che ebbe una lunga elaborazione, visibile nelle differenze di stile tra la lunetta ancora "umbra" e il gruppo "fiorentino" della tavola centrale.

Unaltra commissione ricevuta da Perugia, nel 1504, riguardò una Madonna col Bambino e i santi Giovanni Battista e Nicola Pala Ansidei da collocare in una cappella della chiesa di San Fiorenzo, che fu completata, secondo quanto sembra leggersi nel dipinto, nel 1505. Nellopera ancora di ispirazione umbra, Raffaello apporta una sostanziale semplificazione dellimpianto architettonico, così da dare allinsieme una più efficace e rigorosa monumentalità, di stampo leonardesco. In tale opera, nonostante il tema convenzionale, sorprende il dominio del mezzo pittorico, ormai pienamente maturo, con le figure che acquistano consistenza in funzione del variare della luce.

Sempre nel 1505 firmò a Perugia laffresco con la Trinità e santi nella chiesa del monastero di San Severo, che anni dopo Perugino completò nella fascia inferiore. In questo lavoro le forme sono ormai più grandiose e possenti, con una monumentalità immota che rimanda allesempio di Fra Bartolomeo e che preannunciano la Disputa del Sacramento.



                                     

1.11. Biografia Commissioni dalle Marche

Nel 1505-1506 Raffaello dovette trovarsi brevemente a Urbino, dove venne accolto alla corte di Guidobaldo da Montefeltro: la fama raggiunta nella sua città natale è testimoniata da una menzione lusinghiera nel Cortegiano di Baldassarre Castiglione e da un serie di ritratti, tra cui quello di Guidobaldo, di Elisabetta Gonzaga sua consorte e dellerede designato del ducato Guidobaldo della Rovere.

Per il duca inoltre dipinse una grande Madonna e tre tavolette di soggetto simile, San Michele e il drago, un San Giorgio e il drago oggi a Parigi e uno a Washington. Questultimo venne dipinto per essere regalato a Enrico VII dInghilterra come ringraziamento per il conferimento dellOrdine della giarrettiera: la giarrettiera è infatti evidente al polpaccio del cavaliere, con liscrizione "Honi" che è la prima parola del motto dellordine "Honi soit qui mal y pense", "Sia vituperato chi ne pensa male".

                                     

1.12. Biografia La serie delle Madonne

Celebre è la serie delle Madonne col Bambino che a Firenze raggiunge nuovi vertici. Per famiglie fiorentine della borghesia medio-alta Raffaello dipinse alcuni capolavori assoluti, come alcuni gruppi di Madonne a tutta figura col Bambino e san Giovannino: la Bella giardiniera, la Madonna del Cardellino e la Madonna del Belvedere. In queste opere la figura della Vergine si erge monumentale davanti al paesaggio, dominandolo con leggiadria ed eleganza, mentre rivolge gesti affettuosi ai bambini, in strutture compositive piramidali di grande efficacia. Gesti familiari si riscontrano anche in opere come la Madonna dOrleans, come quello di solleticare, o spontanei come nella Grande Madonna Cowper Gesù allunga una mano verso il seno materno, o ancora sguardi intensi come nella Madonna Bridgewater.

Queste figure dimostrano inoltre lassimilazione di vari modelli iconografici fiorentini, che dovevano ispirare positivamente la committenza. Da Donatello ad esempio prende spunto per la Madonna Tempi, con i volti di madre e figlio teneramente accostati, mentre al Tondo Taddei rimandava la postura del Bambino della Piccola Madonna Cowper o della Madonna Bridgewater.

Le composizioni divengono via più complesse e articolate, senza però mai rompere quel senso di idilliaca armonia che, unita alla perfetta padronanza dei mezzi pittorici, fanno di ciascuna opera un autentico capolavoro. Nella Sacra Famiglia Canigiani, databile al 1507 circa, quindi quasi alla fine del soggiorno fiorentino, le espressioni e i gesti si intrecciano con sorprendente varietà, che riesce a rendere sublimi e poetici dei momenti tratti dalla quotidianità.

                                     

1.13. Biografia I ritratti

Al periodo fiorentino appartengono infine alcuni ritratti nei quali è manifesta linfluenza di Leonardo: la Donna gravida, Agnolo Doni e Maddalena Strozzi, la Dama col liocorno e la Muta. Ad esempio in quello di Maddalena Strozzi è evidente limpostazione a mezza figura nel paesaggio, con le mani conserte, derivata dalla Gioconda, ma con risultati quasi antitetici, in cui prevalgono la descrizione dei lineamenti fisici, dellabbigliamento, dei gioielli, e la luminosità del paesaggio, scevra dal complesso mondo di significati simbolici e allusivi di Leonardo. In queste opere Raffaello dimostra la capacità di indagare attentamente la psiche, cogliendo i dati introspettivi degli effigiati, assieme a unappassionata descrizione del dettaglio di matrice fiamminga, appresa probabilmente alla bottega paterna.

                                     

1.14. Biografia La pala Baglioni

Opera cruciale di questa fase è la Pala Baglioni 1507, commissionata da Atalanta Baglioni, in commemorazione dei fatti di sangue che avevano portato alla morte di suo figlio Grifonetto, e destinata a un altare nella chiesa di San Francesco al Prato a Perugia, anche se dipinta interamente a Firenze. I numerosi studi pervenutici sullopera dimostrano un graduale passaggio iconografico per la pala centrale, da un Compianto, ispirato a quello di Perugino nella chiesa di Santa Chiara a Firenze, a una più drammatica Deposizione nel sepolcro.

In questopera Raffaello fuse il senso tragico della morte con il vitale slancio del turbamento, con una composizione estremamente monumentale, drammatica e dinamica, ma bilanciata con cura, in cui si notano ormai evidenti spunti michelangioleschi, nella ricerca plastica e coloristica, e dellantico, in particolare dalla rappresentazione della Morte di Meleagro che lartista aveva potuto vedere durante un probabile viaggio formativo a Roma nel 1506.

                                     

1.15. Biografia La Madonna del Baldacchino

Opera conclusiva del periodo fiorentino, del 1507-1508, può considerarsi la Madonna del Baldacchino, lasciata incompiuta per la sua repentina chiamata a Roma, da parte di Giulio II. Si tratta di una grande pala daltare, la prima commissione del genere ricevuta a Firenze, con una sacra conversazione organizzata attorno al fulcro del trono della Vergine, con un fondale architettonico grandioso ma tagliato ai margini, in modo da amplificarne la monumentalità. Ogni staticità appare annullata dallintenso movimento circolare di gesti e sguardi, esasperato poi negli angeli in volo accuratamente scorciati. SantAgostino ad esempio allunga un braccio verso sinistra invitando lo spettatore a percorrere con lo sguardo lo spazio semicircolare della nicchia, legando i personaggi uno per uno, caratteristica che a breve si ritroverà anche negli affreschi delle Stanze vaticane.

Tale opera fu un imprescindibile modello nel decennio seguente, per artisti come Andrea del Sarto e Fra Bartolomeo.

                                     

1.16. Biografia Il periodo romano 1509-1520

Verso la fine del 1508 per Raffaello arrivò la chiamata a Roma che cambiò la sua vita. In quel periodo infatti papa Giulio II aveva messo in atto una straordinaria opera di rinnovo urbanistico e artistico della città in generale e del Vaticano in particolare, chiamando a sé i migliori artisti sulla piazza, tra cui Michelangelo e Donato Bramante. Fu proprio Bramante, secondo la testimonianza di Vasari, a suggerire al papa il nome del conterraneo Raffaello, ma non è escluso che nella sua chiamata ebbero un ruolo decisivo anche i Della Rovere, parenti del papa, in particolare Francesco Maria, figlio di quella Giovanna Feltria che già aveva raccomandato lartista a Firenze.

Fu così che il Sanzio, appena venticinquenne, si trasferì velocemente a Roma, lasciando incompiuti alcuni lavori a Firenze.

                                     

1.17. Biografia La Stanza della Segnatura

Qui affiancò una squadra di pittori provenienti da tutta Italia per la decorazione, da poco avviata, dei nuovi appartamenti papali, le Stanze. Le sue prove nella volta della prima, poi detta Stanza della Segnatura, piacquero così tanto al papa che decise di affidargli, fin dal 1509, tutta la decorazione dellappartamento, a costo anche di distruggere quanto già era stato fatto, sia ora sia nel Quattrocento tra cui gli affreschi di Piero della Francesca.

Alle pareti Raffaello decorò quattro grandi lunettoni, ispirandosi alle quattro facoltà delle università medioevali, ovvero teologia, filosofia, poesia e giurisprudenza, cosa che ha fatto pensare che la stanza fosse originariamente destinata a biblioteca o studiolo.

Opere celeberrime sono la Disputa del Sacramento, la Scuola di Atene o il Parnaso. In queste dispiegò una visione scenografica ed equilibrata, in cui le masse di figure si dispongono, con gesti naturali, in simmetrie solenni e calcolate, allinsegna di una monumentalità e una grazia che vennero poi definite "classiche".

                                     

1.18. Biografia La Stanza di Eliodoro

Nel 1511, mentre i lavori alla Stanza della Segnatura andavano esaurendosi, il papa tornava da una disastrosa guerra contro i francesi, che gli era costata la perdita di Bologna e la tanto temuta presenza di eserciti stranieri in Italia, nonché un forte spreco di risorse finanziarie. Il programma decorativo della successiva stanza, destinata a sala delle Udienze e poi detta di Eliodoro dal nome di uno degli affreschi, tenne conto della particolare situazione politica: venne deciso infatti di realizzare scene legate al superamento delle difficoltà della Chiesa grazie allintervento divino.

Già il primo degli affreschi, la Cacciata di Eliodoro dal Tempio, mostra un radicale sviluppo stilistico, con ladozione di un inedito stile "drammatico", fatto di azioni concitate, pause e asimmetrie, impensabile nei pur recentissimi affreschi della stanza precedente. Assiste dalla sinistra dellaffresco il papa imperturbabile, come se fosse davanti a una rappresentazione teatrale.

Nella Messa di Bolsena tornano ritmi pacati, anche se la profondità dellarchitettura e gli effetti luminosi creano uninnovativa drammaticità; il colore si arricchì di campiture dense e più corpose, forse derivate dallesempio dei pittori veneti attivi alla corte papale.

Di nuovo nell Incontro di Leone Magno con Attila ricorrono asimmetrie e azione, mentre nella Liberazione di san Pietro si raggiunge il culmine degli studi sulla luce, con una scena in notturna ravvivata dai bagliori lunari e dellapparizione angelica che libera il primo pontefice dalla prigionia.

Allinizio del 1513 Giulio II morì, e il suo successore, Leone X, confermò tutti gli incarichi a Raffaello, affidandogliene presto anche di nuovi.

                                     

1.19. Biografia Per Agostino Chigi

Mentre la fama di Raffaello si andava espandendo, nuovi committenti desideravano avvalersi dei suoi servigi, ma solo quelli più influenti alla corte papale poterono riuscire a distoglierlo dai lavori in Vaticano. Tra questi spiccò sicuramente Agostino Chigi, ricchissimo banchiere di origine senese, che si era fatto costruire in quegli anni la prima e imitatissima villa urbana da Baldassarre Peruzzi, quella poi detta villa Farnesina.

Raffaello vi fu chiamato a lavorare a più riprese, prima con laffresco del Trionfo di Galatea 1511, di straordinaria rievocazione classica, poi alla Loggia di Psiche 1518-1519 e infine alla camera con le Storie di Alessandro, opera incompiuta creata poi dal Sodoma.

Inoltre per i Chigi Raffaello eseguì laffresco delle Sibille e angeli 1514 in Santa Maria della Pace e soprattutto lambizioso progetto della Cappella Chigi in Santa Maria del Popolo, dove lartista curò anche la progettazione dellarchitettura, i cartoni per i mosaici della cupola e, probabilmente, i disegni per le sculture, eseguite dal Lorenzetto e completate, anni dopo, da Gianlorenzo Bernini.

                                     

1.20. Biografia I ritratti

Accanto allattività di frescante, unaltra delle fondamentali occupazioni di quegli anni è legata ai ritratti, dove apportò molteplici innovazioni sul tema. Già nel Ritratto di cardinale oggi al Prado 1510-1511, luso di un punto di vista ribassato e il conseguente leggero scorcio delle spalle e della testa introdusse un aristocratico distacco confermato dallatteggiamento impassibile del personaggio. Il Ritratto di Baldassarre Castiglione 1514-1515, grazie alla rara affinità spirituale tra effigiato ed effigiante, riesce a incarnare quellideale di perfezione estetica e interiore della cortigianeria espressa nel celebre trattato del Cortegiano. Nel Ritratto di Fedra Inghirami 1514-1516 anche un difetto fisico come lo strabismo viene nobilitato dalla perfezione formale dellopera.

Ma fu soprattutto con il Ritratto di Giulio II che le innovazioni si fecero più evidenti, con un punto di vista diagonale e leggermente dallalto, studiato come se lo spettatore si trovasse in piedi accanto al pontefice. Latteggiamento di malinconica pensosità, così indicatore della situazione politica dellepoca il 1512, introduce un elemento psicologico fino ad allora estraneo dalla ritrattistica ufficiale. In pratica lo spettatore è come se si trovasse al cospetto del pontefice, senza alcun distacco fisico o psicologico.

Unimpostazione simile venne replicata anche nel Ritratto di Leone X con i cardinali Giulio de Medici e Luigi de Rossi 1518-19, Uffizi, in cui il papa, di nuovo con una prospettiva basata su linee diagonali, è rappresentato mentre, sospesa la lettura di un prezioso codice miniato, si trova al cospetto dei due cardinali cugini, con un intreccio di sguardi e gesti che sonda lo spazio in profondità, calibrandosi su unestrema armonia. Lo straordinario virtuosismo nella resa dei dettagli, come la resa materica della mozzetta, la campanella cesellata o il riflesso della stanza nel pomello della sedia, aiuta a creare quellimmagine di splendore tanto cara al pontefice.

                                     

1.21. Biografia La Fornarina

Sempre agli stessi anni 1518-19 risale il celeberrimo ritratto di donna noto come La Fornarina, opera di dolce e immediata sensualità unita a vivida luminosità. Secondo una ricostruzione priva di fondamento scientifico e documentale, lartista vi avrebbe ritratto seminuda la sua musa-amante, sullidentificazione della quale sono poi fiorite romantiche leggende. Lo studio di Giuliano Pisani mostra come il termine" Fornarina” usato nel 1772 dallincisore Domenico Cunego rimandi a una tradizione linguistica consolidata, attestata già in Anacreonte VI a.C. e in numerosi documenti letterari di età antica, medievale, rinascimentale e moderna, in cui" forno” e derivati" fornaio”," fornaia”," infornare”, ecc. indicano metaforicamente lorgano sessuale femminile le pratiche connesse allaccoppiamento. La domanda corretta non è dunque" chi sia” la Fornarina domanda alla quale dovremmo rispondere semplicemente che è una modella, e non la figlia di un fornaio, ma quale sia il soggetto del dipinto, che cosa rappresenti. Pisani, attraverso opportuni confronti in particolare con Tiziano, Amor sacro e amor profano ipotizza che Raffaello, sulla scorta di Marsilio Ficino e di Pietro Bembo, ritragga nella Fornarina la Venere celeste, lamore che eleva gli spiriti alla ricerca della verità attraverso lidea sublimata della bellezza, e che si distingue dallaltra Venere, quella terrestre, forza generatrice della natura, che guarda alla bellezza terrena e ha come fine la procreazione. Alla Fornarina corrisponderebbe in tal senso La Velata, identificata come Venere terrestre, sposa e madre.

                                     

1.22. Biografia Il rinnovo della pala daltare

Laltro motivo fondamentale di questa stagione è quello legato alle radicali trasformazioni messe in atto sul tema della pala daltare, allinsegna di un sempre più profondo coinvolgimento dello spettatore. Già nella Madonna di Foligno 1511-1512 lo schema tradizionale dellancona è superato dai continui rimando tra parte superiore e inferiore, con unorchestrazione cromatica che dà unità allinsieme, compreso il vibrante paesaggio sullo sfondo, legato a un evento miracoloso che era stato allorigine della commissione.

Il passo decisivo si compì però con la Madonna Sistina 1513-1514, dove una tenda scostata e una balaustra fanno da cornice a unapparizione terrena di Maria, scalza e priva di aureola, ma resa sovrannaturale dallarea luminosa che la circonda. Attorno a essa due santi guardano e indicano fuori dalla pala, come a voler introdurre gli invisibili fedeli a Maria, verso i quali essa sembra incedere, miracolosamente immota ma spinta da un vento che le agita la veste. Anche i due celeberrimi angioletti pensosi, appoggiati in basso, hanno il ruolo di mettere in connessione la sfera terrena e reale con quella celeste e dipinta.

Punto di arrivo è la pala con l Estasi di santa Cecilia 1514, tutta giocata su unimpalpabile presenza del divino, interiorizzato dallo stato estatico della santa che rinuncia alla musica terrena, raffigurata nella straordinaria natura morta di vecchi strumenti musicali ai suoi piedi, in favore della musica eterna e celeste dellapparizione del coro di angeli in alto. Riferibile a questopera, per lo meno nella fisiognomia della Vergine, si reputa la "Madonna del Divino amore" 1516, soggetto sulla cui ideazione e realizzazione recentemente è stata riportata la responsabilità a Raffaello stesso e di cui esiste una copia di Gian Francesco Penni alla Chiesa della Sacra Famiglia di Cinisello Balsamo

                                     

1.23. Biografia Le tavole

Nonostante gli impegni proseguì la produzione di tavole destinate alluso privato. Ad esempio il tema della Madonna col Bambino raggiunge il culmine sublime di perfezione geometrica e armonizzazione spontanea e naturale dei sentimenti nella Madonna della Seggiola 1513-1514 circa. Figure emblematiche come La Velata 1516 circa e La Fornarina forse lamante dellartista mostrano unimpareggiabile qualità pittorica e un virtuosismo che non mettono mai in secondo piano la vivida descrizione delle protagoniste.

                                     

1.24. Biografia La bottega

Per far fronte alla sua crescita di popolarità e alla conseguente mole di lavoro richiesto, Raffaello mise su una grande bottega, strutturata come una vera e propria impresa capace di dedicarsi a incarichi sempre più impegnativi e nel minor tempo possibile, garantendo comunque un alto livello qualitativo. Prese così allapprendistato non solo garzoni e artisti giovani, ma anche maestri già affermati e di talento.

A trentanni circa Raffaello era il titolare della più attiva bottega di pittura a Roma, con una schiera di aiuti che inizialmente si dedicavano essenzialmente a lavori preparatori e di rifinitura di dipinti e affreschi. Con il passare del tempo, negli anni avanzati del periodo romano, la quasi totalità dei lavori di Raffaello vide poi un contributo sempre maggiore della bottega nella stesura pittorica, mentre la preparazione dei disegni e dei cartoni restava solitamente ad appannaggio del maestro. Lintegrazione tra le varie figure era tale che risulta difficoltoso anche distinguere la paternità di opere e disegni, tanto più che i vari artisti della sua scuola furono individualmente incaricati di completare le varie opere pittoriche e architettoniche lasciate incompiute. Il sistema di lavoro della bottega, per un periodo ospitata nella stessa casa di Raffaello Palazzo Caprini, era strutturato con efficienza e formò unintera generazione di artisti.

Il suo atelier fu per certi versi opposto a quello di Michelangelo, che preferiva lavorare con appena i modesti aiuti indispensabili mantenendo una leadership assoluta sullesito dellopera finale. Raffaello invece, con landare degli anni, delegava sempre più spesso parti consistenti del lavoro ai suoi assistenti, che ebbero così una crescita professionale notevole. Ne è esempio Giovanni da Udine, che assoldato come decoratore professionale specializzato in grottesche, divenne un valido creatore di nature morte con originalità ed eleganza, anticipando le scene di genere seicentesche. Allievi fedeli e duttili furono Tommaso Vincidor, Vincenzo Tamagni o Guillaume de Marcillat, mentre aggiungevano alla bottega un bagaglio di conoscenze polivalenti, dallarchitettura alla scultura, personalità come Lorenzo Lotti.

Giovan Francesco Penni fu un vero e proprio factotum della bottega, capace di imitare i modelli del maestro alla perfezione, tanto che è difficile distinguere la sua migliore produzione grafica da quella di Raffaello; la sua scarsa inventiva però lo resero una figura di secondo piano dopo la scomparsa del maestro.

Lallievo più conosciuto e quello capace poi di avere la migliore carriera artistica indipendente fu Giulio Romano, che dopo la morte del maestro si trasferì a Mantova diventando uno dei massimi interpreti del manierismo italiano. Un altro allievo affermato fu Perin del Vaga, fiorentino dallo stile elegante e accentuatamente disegnativo, che dopo il Sacco di Roma si trasferì a Genova dove ebbe un ruolo fondamentale nella diffusione locale del linguaggio raffaellesco.

Altri artisti che ebbero poi una carriera indipendente di successo furono Polidoro da Caravaggio, Alonso Berruguete e Pedro Machuca.

Raffaello collaborò anche con numerosi incisori come Marcantonio Raimondi, Agostino Veneziano, Marco Dente e Ugo da Carpi a cui affidò la realizzazione di stampe tratte da propri dipinti o disegni, assicurando una grande diffusione alla propria opera figurativa.

                                     

1.25. Biografia Stanza dellIncendio di Borgo

Nelle Stanze Leone X non fece altro che confermare a Raffaello il ruolo che aveva sotto il suo predecessore. La terza Stanza, poi detta dellIncendio di Borgo, fu incentrata sulla celebrazione del pontefice in carica attraverso le figure di suoi omonimi predecessori, come Leone III e IV. La lunetta più famosa, nonché lunica con il consistente intervento diretto del maestro, è quella dell Incendio di Borgo 1514 in cui cominciano ormai a essere evidenti i debiti verso il dinamismo turbinoso degli affreschi di Michelangelo, reinterpretati però con altri influssi, fino a generare un nuovo "classicismo", scenografico e monumentale, ma dotato anche di grazia e armonia.

                                     

1.26. Biografia Gli arazzi per la Sistina

Le imprese che distolsero il Sanzio dallesecuzione materiale degli affreschi nella terza Stanza furono essenzialmente la nomina a sovrintendente della basilica vaticana dopo la morte di Bramante 11 aprile 1514 e quella degli arazzi per la Cappella Sistina. Leone X desiderava infatti legare anche il proprio nome alla prestigiosa impresa della Cappella pontificia, facendo decorare lultima fascia rimasta libera, il registro più basso dove si trovavano i finti tendaggi e dove decise di far tessere a Bruxelles una serie di arazzi da appendere in occasione delle liturgie più solenni. La prima notizia sulla commissione risale al 15 giugno 1515.

Raffaello, trovandosi a confronto direttamente con i grandi maestri del Quattrocento e soprattutto con Michelangelo e la sua sfolgorante volta, dovette aggiornare il proprio stile, adattandosi anche alle difficoltà tecniche dellimpresa che prevedevano la stesura di cartoni rovesciati rispetto al risultato finale, la limitazione della gamma cromatica rispetto alle tinture disponibili dei filati e il dover rinunciare ai dettagli troppo minuti, preferendo grandi campiture di colore.

Nei sette su dieci cartoni conservati oggi al Victoria and Albert Museum di Londra si nota come il Sanzio seppe superare tutte queste difficoltà, semplificando la determinazione dei piani in profondità e scandendo con maggiore forza lazione grazie a una netta contrapposizione tra gruppi e figure isolate e ricorrendo a gesti eloquenti, di immediata leggibilità, allinsegna di uno stile "tragico" ed esemplare.

                                     

1.27. Biografia Commissioni inevase

Nonostante la velocità e lefficienza della bottega, la notevole consistenza degli aiuti e leccellente organizzazione lavorativa, la fama di Raffaello andava ormai ben oltre le reali possibilità di soddisfare le richieste e molte commissioni, anche importanti, dovettero essere a lungo rimandate o inevase. Le clarisse di Monteluce di Perugia dovettero aspettare circa ventanni prima di ottenere una pala con l Incoronazione della Vergine commissionata nel 1501-1503 circa e dipinta solo dopo la morte dellartista da Giulio Romano su disegni appartenenti alla gioventù del maestro. Il cardinale Gregorio Cortesi provò nel 1516 a chiedergli affreschi per il refettorio del convento di San Polidoro a Modena, mentre lanno successivo Lorenzo duca dUrbino, nipote del papa, avrebbe voluto che lartista disegnasse il suo profilo da battere nelle monete del ducato.

Isabella dEste non riuscì mai a ottenere un "quadretto" di mano di Raffaello per il suo studiolo, né vi riuscì suo fratello Alfonso per i camerini dalabastro: nonostante il versamento di un acconto le ripetute insistenze degli ambasciatori ferraresi alla corte pontificia ai quali Raffaello arrivò anche a fingersi impegnato pur di non riceverli, alla fine il Trionfo di Bacco dovette essere dipinto da Tiziano. Nel frattempo però il marchese aveva ricevuto numerosi cartoni e disegni di Raffaello per non perderne le grazie.

                                     

1.28. Biografia Raffaello architetto

Quando Raffaello decise di accettare lincarico di soprintendente ai lavori nella basilica vaticana, il più importante cantiere romano, egli aveva già alle spalle alcune esperienze in questo campo. Le stesse architetture dipinte, sfondo di tante celebri opere, mostrano un bagaglio di conoscenze che va di là dal consueto apprendistato di un pittore.

Già per Agostino Chigi aveva curato le cosiddette "Scuderie" di villa Farnesina distrutte, ne resta solo il basamento su via della Lungara e la cappella funeraria in Santa Maria del Popolo. Inoltre aveva atteso alla costruzione della piccola chiesa di SantEligio degli Orefici. In queste opere si nota un reimpiego di motivi derivati dallesempio di Bramante e di Giuliano da Sangallo, coniugati con suggestioni dellantico allinsegna di una notevole originalità.

La Cappella Chigi ad esempio riproduce in piccolo la pianta centrale dei quattro piloni angolari di San Pietro, ma aggiornati a modelli antichi come il Pantheon e tendenzialmente decorati con maggiore ricchezza e vivacità, con connessioni armoniose alle strutture architettoniche. Nel novembre 1515 dovette partecipare a Firenze alla gara per la facciata di San Lorenzo, vinta poi da Michelangelo.

La storiografia artistica ha a lungo trascurato la portata e linfluenza di Raffaello architetto, riscoprendolo solo dopo la grande mostra del 1984.

                                     

1.29. Biografia Basilica di San Pietro

Fu così che Raffaello si dedicò al cantiere di San Pietro con entusiasmo, ma anche con un certo timore, come si legge dal carteggio di quegli anni, per la dimensione dei suoi slanci che vorrebbero eguagliare la perfezione degli antichi. Non a caso si fece fare da Fabio Calvo una traduzione del De architectura di Vitruvio, rimasta inedita, per poter studiare direttamente il trattato e utilizzarlo nello studio sistematico dei monumenti romani.

Sebbene i lavori procedessero con lentezza Leone X era infatti molto meno interessato del suo predecessore al nuovo edificio, suo fu il fondamentale contributo di ripristinare il corpo longitudinale della basilica, da innestare sulla crociera avviata da Bramante.

Nella progettazione Raffaello utilizzò un nuovo sistema, quello della proiezione ortogonale dice: larchitetto non ha bisogno di saper disegnare come un pittore, ma di avere disegni che gli permettono di vedere ledificio così comè, abbandonando la configurazione prospettica del Bramante. Da una pianta attribuita a Raffaello si distingue una navata di cinque campate, con navate laterali, che viene posta davanti allo spazio cupolato bramantesco; i pilastri che presentano doppie paraste sia verso la navata maggiore sia verso le navate laterali; vi si vede la facciata costituita da un ampio portico a due piani.

Le fondazioni dei piloni si mostrarono insufficienti; per questa ragione si decise di posizionare le pareti quelle più sollecitate dal carico più vicine ai piloni della cupola. Lordine gigante della crociera proseguiva sui pilastri del transetto, le colonne tra i pilastri formavano un ordine minore.

Raffaello non aveva alcuna intenzione di modificare la cupola di Bramante: laspetto esterno della chiesa sarebbe stato dominato dal sistema trabeato allantica, composto cioè da sostegni verticali e architravi orizzontali senza luso di archi. Sia nei deambulatori sia sulla facciata, colonne libere o semicolonne addossate alla muratura sostengono una trabeazione dorica.

Antonio da Sangallo il Giovane, successore di Raffaello 1520, espose però i difetti del progetto di Raffaello in un famoso memoriale.

                                     

1.30. Biografia Palazzi

Raffaello progettò secondo Vasari il palazzo Branconio dellAquila per il protonotario apostolico Giovanbattista Branconio dellAquila, demolito poi nel Seicento per fare spazio al colonnato del Bernini di fronte a San Pietro. La facciata aveva cinque campate, ispirate a Palazzo Caprini di Bramante, ma si distaccava dal modello del maestro. Il pianterreno ad esempio doveva essere affittato a botteghe e non era di bugnato, ma articolato da un ordine tuscanico che incorniciava arcate cieche. Al piano superiore abbandonò gli ordini classici, rompendo così la tradizione da Palazzo Rucellai, e fu superata anche la tradizionale distinzione chiara tra elementi portanti e parti di riempimento.

Altri palazzi quasi certamente furono progettati da Raffaello, con laiuto della sua bottega, che comprendeva Giulio Romano, sono il Palazzo Jacopo da Brescia e il Palazzo Alberini.

Palazzo Vidoni Caffarelli, nonostante sia stato attribuito per molto tempo a Raffaello, non fu progettato personalmente dal maestro, ma sicuramente da un suo allievo, probabilmente Lorenzo Lotti, e rispecchia comunque un modello e uno stile riferibile non solo a Raffaello ma anche a Bramante. A Raffaello è attribuito, secondo anche quanto riportato dal Vasari, anche il progetto di Palazzo Pandolfini a Firenze, avviato dal 1516, dove però sovrintese i lavori Giovanfrancesco da Sangallo e poi Bastiano da Sangallo, detto Aristotile. Non è chiaro se il palazzo, insolitamente a due soli piani invece dei tre canonici, sia incompleto o no.

                                     

1.31. Biografia Villa Madama

Un altro progetto, destinato a trovare grande risonanza e sviluppi per tutto il Cinquecento, fu quello incompiuto di Villa Madama alle pendici del Monte Mario, iniziatosi nel 1518 su incarico di Leone X e del cardinale Giulio de Medici. Limpostazione rinascimentale della villa venne rielaborata alla luce della lezione dellantico, con forme imponenti e una particolare attenzione allintegrazione tra edificio e ambiente naturale circostante. Attorno al cortile centrale circolare si dovevano dipartire una serie di assi visivi o di percorso, in un susseguirsi di logge, saloni, ambienti di servizio e locali termali, fino al giardino alle pendici del monte, con ippodromo, teatro, stalle per duecento cavalli, fontane e giochi dacqua. Delicatamente calibrata è la decorazione, in cui si fondono affreschi e stucchi ispirati alla Domus Aurea e ad altri resti archeologici scoperti in quellepoca.

Lopera venne sospesa allepoca di Clemente VII e danneggiata durante il Sacco di Roma.

In Villa Madama si trova la stessa insistenza sulle visuali interne, come nella Cappella Chigi, e la medesima rinuncia a un sistema strutturale che governi tutto linsieme, come nel palazzo Branconio dellAquila. Nessun edificio precedente aveva riprodotto così esattamente la funzione le forme degli antichi modelli romani: struttura e ornamento si fondono insieme.

                                     

1.32. Biografia Lo studio dellantico

Sotto il pontificato di Leone X, Raffaello ricevette anche lincarico di custodia e registrazione dei marmi antichi, che lo portò a condurre un attento studio delle vestigia, per esempio esaminando le strutture e gli elementi architettonici del Pantheon come nessuno aveva fatto fino a quel momento.

Il progetto più coinvolgente e ambizioso in questo settore fu quello di redigere una pianta di Roma imperiale, che richiese la messa a punto di un procedimento sistematico di rilievo e di rappresentazione ortogonale. Lausilio venne fornito da uno strumento munito di bussola, descritto in una lettera al papa, che venne redatta con Baldassarre Castiglione e in cui si trova anche una famosa, appassionata espressione di ammirazione per la cultura classica. La volontà di misurarsi con essa non poteva prescindere dallesigenza di conservarne i resti, lamentandosi per le distruzioni, non tanto quelle dei barbari, ma di quelle dovute allincuria e alla superficialità dei precedenti pontefici, arrivando a perdere limmagine e la memoria stessa della Roma antica.

Il tema del "paragone de li antichi" divenne centrale nelle opere degli ultimi anni del Sanzio, sia come rivivere dei miti, sia nel raggiungimento della perduta perfezione formale. In opere come la Loggia di Psiche o le grottesche della Stufetta o della Loggetta del cardinal Bibbiena viene elaborato un sistema di decorazione allantica, evocato da stucchi e affreschi nello stile della Domus Aurea scoperta qualche anno prima, fino alla ripresa di tecniche come lencausto o la pittura compendiaria con tocchi rapidi ed essenziali, ravvivati da lumeggiature.

                                     

1.33. Biografia Le Logge

Le Logge che decorano la facciata del palazzo niccolino in Vaticano, avviate da Bramante, vennero proseguite da Raffaello, sia nellesecuzione sia nella decorazione. Il Sanzio arricchì larticolazione delle pareti e coprì le campate con volte a padiglione, che permisero alla sua bottega di disporre di piani più vasti per la decorazione pittorica. Questultima, avviata nel 1518, vide lopera di un folto numero di assistenti, e comprendeva una sessantina di storie dellAntico e Nuovo Testamento, tanto che venne chiamata la "Bibbia di Raffaello".

                                     

1.34. Biografia La Trasfigurazione

Nel 1516 il cardinale Giulio de Medici mise su una sorta di competizione tra i due più grandi pittori attivi in Roma, Raffaello e Sebastiano del Piombo alle cui spalle stava lamico Michelangelo, ai quali richiese una pala ciascuno da destinare alla cattedrale di Narbona, la sua sede vescovile. Raffaello lavorò piuttosto lentamente allopera, tanto che alla sua morte era ancora incompleta e vi mise sicuramente mano Giulio Romano nella parte inferiore, anche se non si conosce in quale misura. La sua opera riguardava la Trasfigurazione di Cristo, che era fusa per la prima volta con lepisodio evangelico distinto della Guarigione dellossesso.

Opera dinamica e innovativa, con uno sfolgorante uso della luce, mostra due zone circolari sovrapposte, legate da molteplici rimandi di mimica e gesti. Forza drammatica è sprigionata dal contrasto tra la composizione simmetrica della parte superiore e la concitata gestualità le dissonanze di quella inferiore, raccordandosi però sullasse verticale fino allepifania divina, che scioglie tutti i drammi.

                                     

1.35. Biografia La morte

Raffaello morì il 6 aprile 1520, a soli 37 anni, nel giorno di Venerdì Santo. Secondo Vasari la morte sopraggiunse dopo quindici giorni di malattia, iniziatasi con una febbre "continua e acuta", causata secondo il biografo da "eccessi amorosi", e inutilmente curata con ripetuti salassi.

Uno dei testimoni del cordoglio suscitato dalla morte dellartista è Marcantonio Michiel, che in alcune lettere descrisse il rammarico "dognuno et del papa" e il dolore dei letterati per il mancato compimento della "descrittione et pittura di Roma antiqua chel faceva, che era cosa bellissima". Inoltre non mancò di sottolineare i segni straordinari che si avverarono come alla morte di Cristo: una crepa scosse il palazzo vaticano, forse per effetto di un piccolo terremoto, e i cieli si erano agitati. Scrisse Pandolfo Pico della Mirandola a Isabella dEste che il papa, per paura, "dalle sue stantie è andato a stare in quelle che feze fare papa Innocentio".

Si tratta di un leit motiv dei contemporanei del Sanzio che, allapogeo del suo successo, lo consideravano tanto "divino" da paragonarlo a una reincarnazione di Cristo: come lui era morto di Venerdì santo e a lungo venne distorta la sua data di nascita per farla coincidere con un altro Venerdì santo. Lo stesso aspetto con la barba e i capelli lunghi e lisci scriminati al centro, visibili ad esempio nell Autoritratto con un amico, ricordavano da vicino leffigie del Cristo, come scrisse Pietro Paolo Lomazzo: la nobiltà e la bellezza di Raffaello "rassomigliava a quella che tutti gli eccellenti pittori rappresentano nel Nostro Signore". Al coro di lodi si unì Vasari, che lo ricordò "di natura dotato di tutta quella modestia e bontà che suole vedersi in colore che più degli altri hanno a certa umanità di natura gentile aggiunto un ornamento bellissimo duna graziata affabilità".

Nella camera ove egli morì era stata appesa, alcuni giorni prima della morte, la Trasfigurazione e la visione di quel capolavoro generò ancora più sconforto per la sua perdita. Scrisse Vasari a tal proposito: "La quale opera, nel vedere il corpo morto e quella viva, faceva scoppiare lanima di dolore a ognuno che quivi guardava".

La sua scomparsa fu salutata dal commosso cordoglio dellintera corte pontificia. Il suo corpo fu sepolto nel Pantheon, come egli stesso aveva richiesto. In seguito, le sue spoglie furono riesumate, e fu realizzato un calco del suo teschio, tuttora esposto e conservato nella sua casa natale. Il più recente contributo sulla sepoltura di Raffaello, affiancata poi a quella di Annibale Carracci, sostiene una interpretazione in chiave filo-francese dellintera rifondazione tombale seicentesca, ad opera di Carlo Maratti e Gianpietro Bellori.

Forse Antonio Tebaldeo, un poeta amico di Raffaello, o più probabilmente il grande umanista Pietro Bembo compose per lui lepitaffio inciso sulla sua tomba, il cui distico finale così recita:

                                     

2.1. Raffaello e i contemporanei Raffaello e Leonardo

Leonardo era già più che trentenne quando Raffaello nacque, ma la sua fama di pittore innovativo e capace di esiti straordinari era ancora ben viva quando il Sanzio decise di recarsi a Firenze, per ammirare, tra laltro, la sua Battaglia di Anghiari. Linfluenza di Leonardo, del suo modo di legare le figure in composizioni armoniche caratterizzate da schemi geometrici, e del suo sfumato, fu una delle componenti fondamentali del linguaggio raffaellesco, anche se venne rielaborata con esiti completamente diversi. Opere come la Madonna del Belvedere mostrano una composizione piramidale derivata da Leonardo, ma è del tutto assente il senso di mistero e linquietante carica di allusioni e suggestioni del pittore di Vinci, sostituiti da un sentimento di calma e spontanea familiarità.

Sicuramente lesempio di Leonardo inculcò nel giovane la volontà di superare le sterili repliche di modelli di repertorio come era solito fare il Perugino, in favore di una continua rielaborazione e studio organico di tutte le figure e del paesaggio, spesso rilevato dal vero, per favorire una rappresentazione più naturale e credibile. Lo stesso Vasari testimoniò come al giovane Raffaello "piacendogli la maniera di Leonardo più che qualunque altra avesse veduta mai, si mise a studiarla", distaccandosene però a poco a poco, verso uno stile pienamente proprio. Resta ad esempio una copia della Leda col cigno leonardesca di mano del Sanzio.

Leonardo fu a Roma nel 1514-1516 e qui ebbe sicuramente modo di venire in contatto con Raffaello, il maggior pittore alla corte papale. Non cè notizia di contatti diretti tra i due, né di commissioni pittoriche a Leonardo in quel periodo, però opere di Raffaello di quegli ultimi anni mostrano un rinnovato interesse per larte di Leonardo, anche quella vista magari un decennio prima. Ad esempio nella Perla del Prado lo schema riprende quello della Vergine delle Rocce, mentre nella Trasfigurazione alcune figure riprendono direttamente quelle di Leonardo nell Adorazione dei Magi.

                                     

2.2. Raffaello e i contemporanei Raffaello e Michelangelo

Il giovane Raffaello fu molto attratto dalle novità dellaltrettanto giovane Michelangelo tra i due correvano circa otto anni di differenza, arrivando a trasferirsi a Firenze proprio per ammirare, tra laltro, il suo cartone per la Battaglia di Cascina. Una volta arrivato, Sanzio poté studiare con attenzione il monumentale David marmoreo di piazza della Signoria, dal quale trasse alcuni disegni particolareggiati. Alcune Madonne del periodo fiorentino risultano influenzate dalle sculture del Buonarroti, come il Tondo Pitti o il Tondo Taddei e, cosa piuttosto strana, la Madonna di Bruges, che non uscì dalla bottega dellartista se non per essere spedita in gran segreto nelle Fiandre. Forse, tramite lintercessione del suo maestro Perugino, Raffaello era riuscito ad accedere dove molti fiorentini non poterono.

Lammirazione per Michelangelo si trasformò in un vero e proprio scontro artistico al tempo del soggiorno a Roma. Probabilmente non furono i due interessati a schierarsi volontariamente contro, ma il clima fortemente competitivo della corte papale, surriscaldato probabilmente da Bramante, che cercava di tirare lacqua al proprio mulino screditando il fiorentino Michelangelo e promuovendo invece il suo conterraneo Raffaello. Le risorse papali, per quanto immense, non erano comunque infinite e Bramante, impegnato nella difficile impresa della ricostruzione di San Pietro fece mettere in secondo piano il progetto della tomba di Giulio II, dando avvio a quelle vicende della "tragedia della sepoltura", che lo avrebbero tormentato per quarantanni. Scrisse infatti Michelangelo in una tarda lettera: "Tutte le discordie che nacquono tra papa Julio e me, fu linvidia di Bramante et di Raffaello da Urbino non la facia, per non venire a paraghoni" 19 gennaio 1517. Michelangelo disegnò di sua mano le figure principali della pala di Sebastiano la Resurrezione di Lazzaro e i due artisti in ballo ritardarono la consegna dellopera per non svelarsi prima al rivale. Alla fine Raffaello morì, lasciando la celebre Trasfigurazione, completata dai suoi allievi.

In definitiva Raffaello si mosse sempre in modo da assimilare il meglio da chi aveva a portata docchio, fosse la ricchezza cromatica di un veneziano, la dolcezza di Leonardo o il dinamismo di Michelangelo. Ammirando e imitando in tempi diversi, senza mai seguire gli esiti estremi delle poetiche altrui ma piegandole alla propria sensibilità, Raffaello si pose come figura di mediazione, esempio per il futuro e terzo personaggio nellideale triade dei grandi "geni" del Rinascimento.

                                     

3. Raffaello e lincisione

Raffaello ebbe una sincera e profonda ammirazione per larte dellincisione, e sono documentate alcune opere di Albrecht Dürer che egli teneva esposte nella sua bottega. Egli arrivò a inviare un suo discepolo, Baviero de Carrocci detto il Baviera, per mettersi in contatto con Marcantonio Raimondi, incisore bolognese attivo a Roma, allievo del Francia e influenzato da Dürer. A lui affidò il compito di riprodurre in serie una cospicua quantità di dipinti e disegni del Sanzio, favorendone la straordinaria diffusione.

Vasari riportò come Raffaello fosse stato non solo consapevole ma in un certo senso promotore di questa lucrosa attività del Raimondi, spingendolo a vendere le riproduzioni a stampa a prezzi accessibili, per una platea molto ampia, rispetto alla ristretta cerchia dei facoltosi committenti che si garantivano le opere dellurbinate. Tale mercato ebbe un enorme successo, in Italia e allestero, arrivando a rappresentare uno dei maggiori veicoli di diffusione della Maniera moderna in Europa, rendendo noti le iconografie e gli schemi compositivi su cui si formarono intere generazioni di artisti.

                                     

4. Influenza

Raffaello fu probabilmente il pittore più influente della storia dellarte occidentale. La sua ripresa dei temi michelangioleschi, mediati dalla sua visione solenne e posata, fu uno degli input fondamentali del manierismo. Gli allievi della sua bottega ebbero frequentemente carriere indipendenti in più corti italiane ed europee, che diffusero ovunque la sua maniera e i suoi traguardi.

Senza le opere monumentali della fase romana è impensabile il "classicismo" del secolo successivo, al tempo stesso aggraziato e magniloquente, dei Carracci, di Guido Reni, di Caravaggio, Rubens e Velázquez. Modello imprescindibile ancora nella fase delle accademie sette-ottocentesche, fece da fonte di ispirazione a maestri anche molto diversi come Ingres e Delacroix, che trassero da lui spunti differenti. Nel corso del XIX secolo la sua opera ispirò ancora importanti movimenti, come quello dei Nazareni e quello dei Preraffaelliti, questi ultimi interessati alla sua estetica giovanile, legati a unarcadica rievocazione del Quattrocento e del primissimo Cinquecento italiano, prima appunto del "Raffaello classicista"; la sua influenza è inoltre ravvisabile anche in artisti davanguardia come Édouard Manet e Salvador Dalí.

                                     

5.1. Opere Gioventù

  • Madonna di Casa Santi, 1498 circa, affresco, 97x67 cm, Urbino, Casa Santi
  • Creazione di Eva, 166x94 cm
  • Stendardo della Santissima Trinità, 1499 circa, olio su tela, Città di Castello, Pinacoteca comunale
  • Trinità con i santi Rocco e Sebastiano, 166x94 cm
  • Madonna della Misericordia, 112x66 cm
  • Crocifissione, 112x66 cm
  • Stendardo della Misericordia attr., 1499 circa, olio su tela, Città di Castello, Pinacoteca comunale
  • Pala del beato Nicola da Tolentino, 1500-1501, olio su tavola
  • Nicola da Tolentino e gli impiccati, Pisa, Museo nazionale di palazzo Reale
  • Nicola da Tolentino resuscita due colombe, 29.2x54 cm, Detroit, Detroit Institute of Arts
  • Angelo, 58x36 cm, Parigi, Museo del Louvre
  • Eterno tra cherubini e testa di Madonna, 112x115 cm, Napoli, Museo nazionale di Capodimonte
  • Nicola da Tolentino soccorre un fanciullo che annega, 26.7x51.8 cm, Detroit, Detroit Institute of Arts
  • Angelo, trasportato su tela, 31x27 cm, Brescia, Pinacoteca Tosio-Martinengo
  • Madonna Solly, 1500-1504 circa, olio su tavola, 52x38 cm, Berlino, Gemäldegalerie
  • Crocifissione Mond o Gavari, 1502-1503, olio su tavola, 279x166 cm, Londra, National Gallery
  • Miracolo di san Girolamo, 23x41 cm, Raleigh, North Carolina Museum of Art
  • San Sebastiano, 1501-1502 circa, olio su tavola, 43x34 cm, Bergamo, Accademia Carrara
  • Madonna col Bambino tra i santi Girolamo e Francesco, 1500-1504 circa, olio su tavola, 34x29 cm, Berlino, Gemäldegalerie
  • San Girolamo resuscita tre morti, 23x41 cm, Lisbona, Museu Nacional de Arte Antiga
  • Resurrezione di Cristo, 1501-1502 circa, olio su tavola, 52x44 cm, San Paolo del Brasile, Museu de Arte
  • Adorazione dei Magi
  • Pala degli Oddi, 1502-1503, olio su tela, 267x163 cm, Roma, Pinacoteca Vaticana
  • Presentazione di Gesù al tempio
  • Annunciazione
  • Andata al Calvario, 23x85 cm, Londra, National Gallery
  • Madonna di Pasadena, 1503 circa, olio su tavola, 55x40 cm, Pasadena, Norton Simon Museum of Art
  • Tre Grazie, 1503-1504 circa, olio su tavola, 17x17 cm, Chantilly, Musée Condé
  • Eterno fra due angeli, 73x168 cm, New York, Metropolitan Museum of Art
  • Madonna col Bambino in trono e cinque santi, 169x169.5 cm, New York, Metropolitan Museum of Art
  • Pietà, 24x28 cm, Boston, Isabella Stewart Gardner Museum
  • Ritratto virile, 1503-1504 circa, olio su tavola, 45x31 cm, Roma, Galleria Borghese
  • San Francesco dAssisi, 24x16 cm, Dulwich, Dulwich Picture Gallery
  • Ritratto virile, 1503-1504, olio su tavola, 47x37 cm, Vienna, Liechtenstein Museum
  • Sogno del cavaliere, 1503-1504 circa, olio su tavola, 17x17 cm, Londra, National Gallery
  • Pala Colonna, 1503-1505, olio su tavola
  • Orazione nellorto, 24x28 cm, New York, Metropolitan Museum of Art
  • SantAntonio da Padova, 24x16 cm, Dulwich, Dulwich Picture Gallery
  • Ritratto di giovane, 1504 circa, olio su tavola, 54x39 cm, Budapest, Museo di belle arti
  • Sposalizio della Vergine, 1504, olio su tavola, 170x118 cm, Milano, Pinacoteca di Brera
  • Ritratto del Perugino attr. incerta, 1504 circa, olio su tela, 59x46 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi,
                                     

5.2. Opere Periodo fiorentino

  • Madonna del Granduca, 1504, olio su tavola, 84x55 cm, Firenze, Galleria Palatina
  • Madonna Terranuova, 1504-1505 circa, olio su tavola, diam. 87 cm, Berlino, Gemäldegalerie
  • Predica del Battista, 1505 circa, olio su tavola, 26x53.3 cm, Londra, National Gallery
  • Piccola Madonna Cowper, 1504-1505 circa, olio su tavola, 58x43 cm, Washington, National Gallery of Art
  • Madonna Diotallevi, 1504 circa, olio su tavola, 69x50 cm, Berlino, Gemäldegalerie
  • Madonna Connestabile, 1504 circa, olio su tela, diam. 17.9 cm, San Pietroburgo, Museo dellErmitage
  • Pala Ansidei, 1505, olio su tavola, 274x152 cm, Londra, National Gallery
  • Ritratto di Elisabetta Gonzaga, 1504-1505 circa, olio su tavola, 52.9x37.3 cm, Firenze, Uffizi
  • Ritratto di Emilia Pia da Montefeltro, 1504-1505 circa, olio su tavola, 42.5x28.5 cm, Baltimora, Baltimore Museum of Art
  • Madonna del Cardellino, 1507, olio su tavola, 107x77 cm, Firenze, Uffizi
  • Pala Baglioni, 1507, olio su tavola
  • Speranza, 16x44 cm, Roma, Pinacoteca vaticana
  • Sacra Famiglia con palma, 1506, olio su tavola, diam. 101.4 cm, Edimburgo, National Gallery of Scotland
  • Ritratto di Guidobaldo da Montefeltro, 1506, olio su tavola, 69x52 cm, Firenze, Uffizi
  • Fede, 16x44 cm, Roma, Pinacoteca vaticana
  • San Giorgio e il drago, 1505-1506 circa, olio su tavola, 28.5x21.5 cm, Washington, National Gallery of Art
  • Carità, 16x44 cm, Roma, Pinacoteca vaticana
  • Ritratto di Maddalena Strozzi, 1506, olio su tavola, 63x45 cm, Firenze, Galleria Palatina
  • San Giorgio e il drago, 1505 circa, olio su tavola, 31x27 cm, Parigi, Louvre
  • Madonna Northbrook, 1507, olio su tavola, 66x37 cm, Worcester Massachusetts, Worcester Art Museum
  • La Gravida, 1505-1506, olio su tavola, 66x52 cm, Firenze, Galleria Palatina
  • Ritratto di Agnolo Doni, 1506, olio su tavola, 63x45 cm, Firenze, Galleria Palatina
  • Cristo benedicente, 1506, olio su tavola, 31.7x25.3 cm, Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo
  • Fregio con Putti e grifi, tempera su tavola, quattro frammenti di 21x37, 21x55, 21x54.8 e 21x36.5 cm, Perugia, Galleria Nazionale dellUmbria
  • Belle Jardinière, 1507, olio su tavola, 122x80 cm, Parigi, Louvre
  • Ritratto di giovane con la mela Ritratto di Francesco Maria Della Rovere, 1505 circa, olio su tavola, 47x35 cm, Firenze, Uffizi
  • Madonna del Belvedere o Madonna del Prato, 1506, olio su tavola, 113x88 cm, Vienna, Kunsthistorisches Museum
  • San Michele e il drago, 1505 circa, olio su tavola, 31x27 cm, Parigi, Louvre
  • Sacra Famiglia con san Giuseppe imberbe, 1506, olio su tavola, 74x57 cm, San Pietroburgo, Museo dellErmitage
  • Madonna dOrleans, 1506, olio su tavola, 29x21 cm, Chantilly, Musée Condé
  • Deposizione Borghese, 184x176 cm, Roma, Galleria Borghese
  • Dama col liocorno, 1505-1506, olio su tavola, 65x51 cm, Roma, Galleria Borghese
  • Autoritratto, 1506, olio su tavola, 47.5x33 cm, Firenze, Uffizi
  • Madonna dei Garofani, 1506-1507 circa, olio su tavola, 27.9x22.4 cm, Londra, National Gallery
  • Sacra Famiglia Canigiani, 1507, olio su tavola, 131x107 cm, Monaco di Baviera, Alte Pinakothek
  • Cappella di San Severo, 1507-1508, affresco, base 389 cm, Perugia, chiesa del monastero di San Severo
  • Sacra Famiglia con lagnello, 1507, olio su tavola, 29x21 cm, Madrid, Museo del Prado
  • Grande Madonna Cowper, 1508, olio su tavola, 68x46 cm, Washington, National Gallery of Art
  • Madonna Esterhazy, 1508, olio su tavola, 29x21.5 cm, Budapest, Museo di belle arti
  • Madonna Colonna, 1507 circa, olio su tavola, 77.5x56.5 cm, Berlino, Gemäldegalerie
  • Madonna Tempi, 1508, olio su tavola, 75x51 cm, Monaco di Baviera, Alte Pinakothek
  • Madonna Bridgewater, 1507, olio su tavola, 81x56 cm, Edimburgo, National Gallery of Scotland
  • Madonna del Baldacchino, 1507-1508, olio su tela, 276x224 cm, Firenze, Galleria Palatina
  • Ritratto di giovane, 1507, olio su tavola, 37x40.5 cm, Hampton Court
  • Santa Caterina dAlessandria, 1508, olio su tavola, 71x53 cm, Londra, National Gallery
  • La Muta, 1507, olio su tavola, 64x48 cm, Urbino, Galleria Nazionale delle Marche
                                     

5.3. Opere Periodo romano

  • Primo moto, 120x105 cm
  • Adamo ed Eva, 120x105 cm
  • Teologia, diam. 180 cm
  • Stanza della Segnatura, 1508-1511, ciclo di affreschi, Città del Vaticano, Musei Vaticani
  • Giustizia, diam. 180 cm
  • Filosofia, diam. 180 cm
  • Poesia, diam. 180 cm
  • Apollo e Marsia, 120x105 cm
  • Volta, 1508
  • Giudizio di Salomone, 120x105 cm
  • Parnaso, 1510-1511, base 670 cm
  • Virtù e la Legge, 1511, base 660 cm
  • Disputa del Sacramento, 1509, base 770 cm
  • Scuola di Atene, 1509-1511, base 770 cm
  • Stanza di Eliodoro, 1511-1514, ciclo di affreschi, Città del Vaticano, Musei Vaticani
  • Trionfo di Galatea, 1511, affresco, 295x225 cm, Roma, Villa Farnesina
  • Madonna dAlba, 1511, olio su tela, diam. 98 cm, Washington, National Gallery of Art
  • Sacrificio di Isacco, base 340 cm
  • Volta, 1511
  • Profeta Isaia, 1511-1512, affresco, 250x155 cm, Roma, chiesa di SantAgostino
  • Apparizione di Dio a Noè, base 390 cm
  • Scala di Giacobbe, base 340 cm
  • Ritratto del cardinale Alessandro Farnese, 1509-1511 circa, olio su tela, 132x88 cm, Napoli, Museo di Capodimonte
  • Roveto ardente, base 390 cm
  • Ritratto di cardinale, 1510-1511 circa, olio su tavola, 79x61 cm, Madrid, Museo del Prado
  • Madonna del Diadema blu, 1510-1511 circa, olio su tavola, 68x44 cm, Parigi, Museo del Louvre
  • Madonna della Torre, 1509 circa, olio su tela, 76.5x63 cm, Londra, National Gallery
  • Madonna Aldobrandini, 1510, olio su tavola, 38x33 cm, Londra, National Gallery
  • Messa di Bolsena, 1512, base 660 cm
  • Cacciata di Eliodoro dal tempio, 1511-1512, base 750 cm
  • Incontro di Attila e Leone Magno, 1514, base 750 cm
  • Liberazione di san Pietro, 1513-1514, base 660 cm
  • Stanza dellIncendio di Borgo, 1514-1517, ciclo di affreschi, Città del Vaticano, Musei Vaticani
  • Ritratto di Fedra Inghirami, 1514-1516 circa, olio su tavola, 90x62 cm, Firenze, Galleria Palatina
  • Madonna del Pesce, 1514 circa, olio su tela, 215x158 cm, Madrid, Museo del Prado
  • Madonna dellImpannata, 1513-1514, olio su tela, 158x125 cm, Firenze, Galleria Palatina
  • Incendio di Borgo, 1514, base 670 cm
  • Ritratto di Fedra Inghirami, 1514-1516 circa, olio su tavola, 89.7x62.2 cm, Boston, Isabella Stewart Gardner Museum
  • Madonna della Seggiola, 1514, olio su tavola, diam. 71 cm, Firenze, Galleria Palatina
  • Madonna di Foligno, 1511-1512, olio su tela, 320x194 cm, Città del Vaticano, Pinacoteca Vaticana
  • Madonna del Velo, 1511-1512, olio su tavola, 120x90 cm, Chantilly, Museo Condé
  • Incoronazione di Carlo Magno, 1516-1517, base 770 cm
  • Ritratto di Giulio II, 1511, olio su tavola, 108.7x81 cm, Londra, National Gallery
  • Ritratto di Baldassarre Castiglione, 1514-1515 circa, olio su tela, 82x67 cm, Parigi, Museo del Louvre
  • Madonna della Tenda, 1514, olio su tavola, 65.8x51.2 cm, Monaco di Baviera, Alte Pinakothek
  • Madonna Sistina, 1513-1514 circa, olio su tavola, 265x196 cm, Dresda, Gemäldegalerie
  • Battaglia di Ostia, 1514-1515, base 770 cm
  • Ritratto di Giulio II attribuito, 1512, olio su tela, 107x80 cm, Firenze, Uffizi
  • Madonna dei Candelabri, 1513-1514 circa, olio su tela, diam. 65 cm, Baltimora, Walters Art Gallery
  • Giustificazione di Leone III, 1517, base 670 cm
  • Sibille e angeli, 1514, ciclo di affreschi, Roma, chiesa di Santa Maria della Pace
  • Estasi di santa Cecilia, 1514 circa, olio su tela, 239x149 cm, Pinacoteca Nazionale di Bologna
  • Pesca miracolosa, 360x400 cm
  • San Paolo in carcere cartone perduto
  • Arazzi di Raffaello, 1515-1516, cartoni per arazzi, Città del Vaticano, Pinacoteca Vaticana arazzi e Londra, Victoria and Albert Museum una parte dei cartoni
  • Predica di san Paolo, 390x440 cm
  • Guarigione dello storpio, 390x520 cm
  • Morte di Anania, 385x400 cm
  • Conversione di Saulo cartone perduto
  • Consegna delle chiavi, 345x535 cm
  • Punizione di Elima, 385x445 cm
  • Sacrificio di Listra, 350x540 cm
  • Lapidazione di santo Stefano cartone perduto
  • Ritratto di giovane donna, 1518-1519, olio su tavola, 74x50 cm, Strasburgo, Musée des Beaux-Arts
  • Madonna del Divino amore, 1518 circa, olio su tavola, 152x125 cm, Napoli, Museo di Capodimonte
  • Loggia di Raffaello, 1518-1519, ciclo di affreschi, Città del Vaticano, Musei Vaticani
  • Ritratto di giovane uomo, 1516-1517, olio su tavola, 72x56 cm, già a Cracovia, Museo Czartoryski scomparso durante la II Guerra Mondiale
  • Sacra Famiglia sotto la quercia, 1518, olio su tavola, 144x110 cm, Madrid, Museo del Prado
  • La Perla, 1518 circa, olio su tela, 144x155 cm, Madrid, Museo del Prado
  • Loggetta del cardinal Bibbiena, 1519, ciclo di affreschi, Città del Vaticano, Musei Vaticani
  • Santa Margherita, 1518, olio su tavola, 192x122 cm, Vienna, Kunsthistorisches Museum
  • San Giovannino nel deserto, 1516-1517 circa, olio su tela, 135x142 cm, Parigi, Louvre
  • Ritratto di Bindo Altoviti, 1515 circa, olio su tavola, 59.7x43.8 cm, Washington, National Gallery of Art
  • San Giovannino, 1518-1519, olio su tela, 165x147 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi
  • Ritratto di Lorenzo de Medici duca di Urbino attribuito, 1518 circa, olio su tela, 97x79 cm, collezione privata, già Christies, 2007.
  • Madonna della Rosa, 1518, olio su tela, 103x84 cm, Madrid, Museo del Prado
  • Trasfigurazione, 1518-1520, olio su tavola, 405x278 cm, Città del Vaticano, Pinacoteca Vaticana
  • Apostoli, 1517 circa, affreschi già in Città del Vaticano, Palazzo Apostolico, distrutti
  • Ritratto di Leone X con i cardinali Giulio de Medici e Luigi de Rossi, 1518-1519, olio su tavola, 154x118 cm, Firenze, Uffizi
  • Ritratto di Dona Isabel de Requesens, 1518 circa, olio su tela, 120x95 cm, Parigi, Louvre
  • Dio Padre benedicente tra due angeli atelier, 1515-1520 circa, affresco staccato, 140x283 cm, Parigi, Louvre
  • San Michele sconfigge Satana, 1518, olio su tavola, 268x160 cm, Parigi, Museo del Louvre
  • Loggia di Psiche, 1517, ciclo di affreschi, Roma, Villa Farnesina
  • Visione di Ezechiele, 1518, olio su tavola, 40x30 cm, Firenze, Galleria Palatina
  • Cartoni per i mosaici della cappella Chigi di Santa Maria del Popolo, 1516
  • Piccola Sacra Famiglia con Giulio Romano, 1518-1519, olio su tavola, 38x32 cm, Parigi, Louvre
  • Sacra Famiglia di Francesco I, 1518, olio su tela, 207x140 cm, Parigi, Museo del Louvre
  • La Velata, 1516 circa, olio su tavola, 85x64 cm, Firenze, Galleria Palatina
  • Spasimo di Sicilia, 1517, olio su tela, 318x229 cm, Madrid, Museo del Prado
  • Madonna del Passeggio, 1516-1518 circa, olio su tavola, 88x62 cm, Edimburgo, National Gallery of Scotland
  • Ritratto del cardinal Bibbiena, 1516 circa, olio su tela, 86x65 cm, Firenze, Galleria Palatina
  • Autoritratto con un amico, 1518, olio su tela, 99x83 cm, Parigi, Louvre
  • Visitazione, 1517 circa, olio su tela, 200x145 cm, Madrid, Museo del Prado
  • affreschi della Stufetta del cardinal Bibbiena, 1516, Roma, Palazzo Apostolico
  • La Fornarina, 1518-1519, olio su tavola, 85x60 cm, Roma, Galleria nazionale darte antica di Palazzo Barberini
  • Prima Loggia, 1518-1519, ciclo di affreschi, già in Città del Vaticano, Musei Vaticani, perduti
  • Perla di Modena, 1518-1520 circa, olio su tavola, 35x30 cm, Modena, Galleria Estense
  • Ritratto di Andrea Navagero e Agostino Beazzano, 1516, olio su tela, 76x107 cm, Roma, Galleria Doria Pamphili
  • Santa Margherita con Giulio Romano, 1518, olio su tela, 178x122 cm, Parigi, Museo del Louvre
                                     

5.4. Opere Opere postume della scuola

Già negli ultimi anni di vita Raffaello fu più un appaltatore di lavori per la sua bottega che un pittore nel senso stretto; produceva solitamente i disegni e cartoni per opere che venivano eseguite dai suoi assistenti. Per questo le sue idee continuarono a essere eseguite anche dopo la sua morte.

  • Battaglia di Costantino contro Massenzio
  • Battesimo di Costantino
  • Sala di Costantino, 1520-1524, ciclo di affreschi, Città del Vaticano, Musei Vaticani
  • Donazione di Roma
  • Visione della croce
  • Incoronazione di Monteluce, 1524-1525, olio su tavola, 354x230 cm, Roma, Pinacoteca vaticana
                                     

5.5. Opere Architettura

  • Basilica di San Pietro in Vaticano, dal 1514 al 1520, Città del Vaticano
  • Chiesa di SantEligio degli Orefici, dal 1509, Roma la facciata è stata rifatta nel Seicento
  • Palazzo Pandolfini attr., 1513-1514 circa, Firenze
  • Villa Madama, dal 1518, Roma
  • Loggia di Raffaello, 1514-1519, Palazzo Apostolico, Città del Vaticano
  • Palazzo Jacopo da Brescia distrutto, 1515-1519, già a Roma
  • Cappella Chigi, dal 1513-1514, basilica di Santa Maria del Popolo, Roma
  • Palazzo Branconio dellAquila distrutto, dal 1519 circa, già a Roma
  • Scuderie della Villa Farnesina distrutte, 1516 circa, già a Roma
  • Palazzo Alberini, 1515-1519, Roma
                                     

6. Allievi o seguaci di Raffaello

Queste personalità seguirono le orme di Raffaello, ispirandosi alle sue opere:

  • Correggio
  • Tisi, Benvenuto Il Garofalo
  • Francesco Salviati
  • Cesare da Sesto
  • Polidoro da Caravaggio
  • Pordenone
  • Il Sodoma
  • Giovanni da Udine
  • Franciabigio
  • l’Ortolano Giovanni Battista Benvenuti
  • Giulio Romano
  • Van Orley, Bernart
  • Girolamo da Carpi
  • Fiori, Federico Barocci
  • Sebastiano del Piombo
  • lo Spagna
  • Penni, Giovan Francesco
  • Andrea del Sarto
  • Perin del Vaga
  • Lavinia Fontana
  • Girolamo Siciolante

Altro

  • Sonetti
  • Lettera a Leone X con Baldassarre Castiglione, 1519 circa
  • Opera Omnia di Raffaello Sanzio, su arteantica.eu archiviato dall url originale il 13 febbraio 2013.
                                     

7. Onorificenze

A Raffaello Sanzio è stato dedicato lasteroide 9957 Raffaellosanti.

Dal 1997, Raffaello Sanzio venne raffigurato sulla banconota da 500.000 lire italiane, in corso fin quando lItalia adottò leuro.

Dallavvento delleuro, invece, il verso della moneta da 2€ riporta un ritratto di Dante Alighieri di Raffaello.

A Raffaello Sanzio è stato intitolato lAeroporto delle Marche di Ancona-Falconara.

Inoltre a Raffaello Sanzio è stato dedicato laeromobile di lungo raggio Alitalia Airbus A330-202, registrato EI-EJG.

A Raffaello fu dedicata una motonave in servizio dal 1965 al 1975 per collegamenti prevalentemente tra Napoli e New York.

                                     

8. Raffaello nel cinema

  • Nel 1984 gli è stata dedicata anche la serie tv Raffaello di Anna Zanoli.
  • Nel 1943 Enrico Guazzoni realizzò il film La Fornarina dove lartista venne interpretato dal pittore Walter Lazzaro.
  • Nel 2017 viene realizzato il film biografico-documentario Raffaello - Il Principe delle Arti in 3D, diretto da Luca Viotto.
  • Nel 1963 è stato girato il documentario Raffaello in Casa di Gian Luigi Rondi.
  • Del 1909 è il cortometraggio Raffaello Sanzio e la fornarina di Edoardo Bencivenga.