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ⓘ Letteratura persiana




Letteratura persiana
                                     

ⓘ Letteratura persiana

La letteratura persiana, o meglio neo-persiana, nasce a partire dallincontro/confronto fra la tradizione persiana propriamente detta e la cultura linguistica e letteraria degli Arabi conquistatori, che abbatterono limpero sasanide nel 640 d C. Questo evento traumatico portò a grandi trasformazioni sia nella lingua che nella letteratura. La letteratura precedente in pahlavi, o medio-persiano, continuerà essenzialmente come espressione degli ambienti zoroastriani fino al X secolo e oltre, ma larabo soppianterà il medio-persiano come lingua delle scienze religiose, naturali e filosofiche. Già alla fine dellVIII secolo abbiamo i primi documenti di una lingua neo-persiana, ampiamente arabizzata nel lessico e scritta in alfabeto arabo modificato, che lentamente diviene anche lingua letteraria, soprattutto a partire dalla prima grande scuola dei poeti della corte samanide di Bukhara. A quellepoca in territori iranici si può dire che gli intellettuali usassero larabo per trattare argomenti scientifici e religiosi e il neo-persiano per la poesia e la storiografia. Dal periodo selgiuchide in poi la letteratura neo-persiana si diffuse dalla culla centro-asiatica al resto dei territori iranici occidentali e, in seguito, grazie anche allimmenso prestigio acquistato dai suoi autori, innumerevoli cultori di questa letteratura si troveranno in unarea vastissima, dalla Istanbul ottomana sino alla Delhi dei Moghul.

                                     

1. La lingua e la letteratura persiane antiche V secolo a. C. - VIII secolo d. C.

Il persiano, appartenente al complesso delle lingue iraniche, è una lingua indoeuropea e la sua evoluzione può essere suddivisa in tre fasi:

  • fase recente: è detto neopersiano o pārsi o anche indo-persiano, nato dopo la conquista araba nel 651 e ancora oggi lingua ufficiale in Iran farsi, Afghanistan dari e Tagikistan tajiki, scritto in caratteri cirillici; esso è imparentato col pashtu laltra lingua ufficiale dellAfghanistan, il curdo, il baluchi parlato nel Belucistan, regione che si estende dallIran del sud-est al Pakistan meridionale fino alla frontiera afghana e l osseto. Il neopersiano presenta un lessico largamente arabizzato ed è scritto con lalfabeto arabo, lievemente modificato, ovviamente, per esprimere suoni non presenti in arabo. Come lingua letteraria ha conosciuto una vastissima fortuna anche fuori dei territori persofoni, divenendo, dopo il 1000, lingua colta o seconda lingua anche di scrittori turchi dallAsia Centrale e della Istanbul ottomana e, più a est, dellIndia, ove è stata ampiamente coltivata dallXI sec. in poi sino allepoca dei Moghul. Inoltre è stato per secoli fino al tardo medioevo la lingua franca dei mercanti che operavano in Asia Centrale e sulle rotte commerciali tra la Cina e il Mediterraneo.
  • fase media: il persiano della fase media è detto medio persiano o pahlavi, distinto a sua volta in pahlavi partico o pahlavik e in pahlavi sasanide o parsik. Il primo era utilizzato sotto la dinastia dei Parti 247 a. C. - 224 d. C. e sotto la dinastia Sasanidi 224-651 ed è scritto con alfabeti di derivazione aramaica.
  • fase antica: il persiano della fase antica è definito antico persiano; era usato sotto la dinastia achemenide 550-331 a. C. ed è testimoniato da numerose iscrizioni su roccia, o dai testi religiosi dellAvestā in questo caso si parla di avestico, lievemente differente dalla lingua delle iscrizioni in scrittura cuneiforme, presa in prestito dalla Mesopotamia.
                                     

2.1. La letteratura neopersiana classica secc. IX-XVIII: considerazioni generali La scrittura

  • La conquista araba, invece, portò alla conversione allIslam le cose cambiarono totalmente. Poiché nellIslam il Corano non può essere tradotto, in quanto parola di Dio, in tutto limpero arabo esso veniva letto necessariamente in lingua araba. Ciò portò ad una vastissima diffusione della lingua araba e a un massiccia arabizzazione di tutte le lingue dei paesi conquistati, il persiano compreso. Una volta arabizzato nel lessico ma non nelle strutture! e nella fonetica, il persiano fu quindi facilmente scrivibile con lalfabeto arabo, ovviamente con qualche variazione, risolvendo in questo modo il millenario problema di scrittura del persiano antico. Dalla letteratura araba derivano, inoltre, non solo lalfabeto e molto del lessico, ma anche la metrica, luso della rima ed i temi stessi che, nella letteratura araba, erano già ben codificati e sui quali il genio iranico eserciterà le sue raffinatissime variazioni.
  • La letteratura neopersiana è scritta in alfabeto arabo adattato e nasce solo dopo la conquista araba della Persia 640 d. C. e la conversione alla religione islamica. Gli Arabi, infatti, possedevano da sempre una fiorente produzione poetica, mentre i Persiani, prima della conquista araba, no: tutto ciò che possediamo della Persia prima degli Arabi sono solo le iscrizioni cuneiformi sulla roccia, gli inni avestici, iscrizioni su coppe e suppellettili, ma non esiste una poesia e tanto meno una prosa in senso moderno. Questo deriva dai problemi di trascrizione della lingua persiana antica, per la quale si erano usati prima lalfabeto cuneiforme e poi quello aramaico. Ciò ovviamente portava ad oggettive difficoltà di scrittura visto che sia i caratteri cuneiformi che lalfabeto arameo erano usati per le lingue mesopotamiche e mediorientali, le quali non sono lingue indoeuropee ma semitiche; in quanto tali, questi sistemi di scrittura si adattavano male a una lingua profondamente diversa per struttura e fonetica come il persiano.
                                     

2.2. La letteratura neopersiana classica secc. IX-XVIII: considerazioni generali La metrica

  • Tutti i versi rimano obbligatoriamente, come presso gli arabi.
  • Lunità di base della poesia persiana è il verso detto beyt diviso quasi sempre in due emistichi mesra. Bisogna fare qui, tuttavia, una specificazione importante: gli studiosi europei, infatti, definiscono versi quelli che sono, in verità, gli emistichi mezzi versi dei poemi islamici: quando parlano di una poesia di 80 versi, quindi, bisognerà intendere di 40 versi doppi, se di 30 versi, 15 versi doppi. Questa singolare abitudine è invalsa anche nella trascrizione delle poesie, dove gli emistichi sono riportati luno sotto laltro, come fossero versi autonomi, dando limpressione, poiché in genere il primo emistichio non ha rima, che il componimento sia a rime alternate a, b, a, c, a, d, a, e. Non è così: i versi sono doppi e ogni secondo emistichio del verso rima con il precedente: tutti i versi, quindi, rimano fra loro b-a, c-a, d-a, e-a. Possono semmai rimare anche gli emistichi fra loro, aggiungendo rime, quindi, allordine stabilito tipo: a-a, b-a, b-a, c-a, c-a., ma non è pensabile che si possa uscire fuori della schema che impone la rima a tutti i versi. Questo accade anche nel mathnavi poema, che non è composto a rime baciate a, a, b, b, c, c., come si dice in genere, ma tutti dove gli emistichi rimano fra loro e ogni verso ha una nuova rima a-a, b-b, c-c, d-d., anche se gli emistichi appaiono trascritti spesso luno sotto laltro. Eccezioni ci sono: la robai quartina persiana, infatti, è chiamata così perché, anche se era costituita originariamente da due versi doppi schema: a-a, x-a, ogni emistichio fini per venire considerato come un verso indipendente dagli stessi persiani cioè come: a, a, x, a, ma è eccezione. Il robai e il mathnavi a loro volta, lo si dica per inciso, sono generi ignoti alla poesia araba e sono invenzioni proprie della poesia persiana.
  • I metri neopersiani sono di derivazione araba, quindi, e seguono una logica quantitativa come anche il greco e il latino.


                                     

2.3. La letteratura neopersiana classica secc. IX-XVIII: considerazioni generali La figura del poeta e i principali temi in poesia

  • Riguardo ai temi della poesia neopersiana si può dire che la conquista araba e lintroduzione dellIslam, furono una vera e propria linfa vitale per la Persia. I temi tradizionali della poesia araba, soprattutto l elogio del vino, infatti, entrarono in Persia e si fusero con il sostrato culturale greco ellenistico ancora bene vivo dopo la conquista di Alessandro Magno e con la cultura religiosa mazdaica, manichea e cristiana, anche questultima incentrata intorno al vino. Bisognerà qui fare però delle specificazioni essenziali: come già accaduto nella poesia araba, lintroduzione della poesia non fu ovvio nellIslam: il Corano infatti condanna i poeti e la poesia come portatori di falsità perché "dicono cose che non fanno" XXVI:226, inventano, sono preda dei sogni XXI:5, e sono seguiti dagli uomini smarriti XXVI:224 ed ispirati dai jinn, non da Dio, come il Corano. La condanna del profeta non fu sufficiente comunque a sradicare la tradizione letteraria araba preislamica che, alla fine, con lIslam divenne solo più rigogliosa ne trasse grande energia creativa facendo assurgere la poesia araba a rilevanza mondiale. Idem si dica per luso del vino, condannato dallIslam, che era una delle bevande comuni presso gli arabi prima dellIslam e che tale resterà anche dopo.
  • Questi sono solo alcuni dei temi principali che informano la poesia persiana, temi mistici e spiccatamente lirici che si fondono assieme e lentamente e, nellandare dei secoli, portano a una massiccia liricizzazione di molti generi letterari: è il caso del mathnavi poema, nato come epico con Ferdusi, che si trasforma lentamente in mistico-didattico con Attar, o si fonde con il ghazal come in Hafez, o diviene mistico-estatico come in Rumi. Alla grande mistica si lega anche lo straordinario sviluppo nelle lettere persiane al genere del ghazal, una sorta di sonetto della tradizione damore islamica, genere bacchico o erotico di tradizione araba ma a cui la tradizione araba non aveva dato particolare risalto e che sarà uno dei punti di forza della poesia persiana.
  • Nellimpostazione generale del discorso esposto di seguito e nella scelta di illustrare prima i generi letterari e solo dopo la storia letteraria del paese, si è seguita limpostazione data dal grande Alessandro Bausani nella sua Storia della letteratura persiana Firenze, 1960, ancora oggi insuperata sia per vastità di orizzonti storici, per la complessità del discorso e la raffinatezza interpretativa. Per il quadro storico delle diverse epoche, si è consultato, dello stesso autore, anche il volume I Persiani. I testi sono indicati nella sezione "Bibliografia". Si tenga presente anche la voce poesia araba e relativa bibliografia, che implicitamente è sottesa al discorso essendo la letteratura persiana figlia diretta dellaraba.
  • La poesia quindi nasce in conflitto con la religione, insomma, ma questo conflitto viene risolto in modi diversi. Dopo lincontro con lIslam, la poesia araba si piega soprattutto a un orizzonte mondano dove lode del vino, la frequentazione di taverne e monasteri spesso cristiani, i quali avevano vino, le belle donne, vengono inserite della cornice della fastosa capitale califfale, un mondo in cui il divieto religioso ormai non vige più. Esempio della grande tradizione bacchico-anacreontica nella poesia araba sono i poeti muhdathun moderni della scuola di Baghdad X secolo, tra i quali spicca il famoso Abu Nuwas. La poesia persiana, invece, sente gravare su di sé la maledizione coranica e il dissidio fra poesia e religione viene ricomposto non in chiave mondana ma in chiave mistica. Il poeta ritrae sé stesso come un reietto e la sua poesia è sotto letichetta del malamat biasimo della gente che lo evita. Il vino diviene metafora di una conoscenza superiore, platonica ed erotica, e il monastero cristiano viene a legarsi al tema della coppa mistica detta Giam mito che giungerà in occidente nel Graal legata, a sua volta, al mitico sovrano Giam e al suo calice che vede il mondo Giam-e Giam e al mito di Alessandro Magno. A questi temi si lega ancora la figura onnipresente del coppiere saki o del cantore moghanni, protagonisti delle poesie persiane damore, dal viso di luna, alti e flessuosi come cipressi, che divengono incarnazione idolatrica del divino, manifestazione visibile di Dio in terra tassativamente negata dal Corano, che non crede, come noto, allincarnazione. Al coppiere e al cantore sono dedicati due poemetti che sono ritenuti fra i capolavori immortali della poesia persiana il Sakinamè e il Moghanninamè del più grande poeta persiano: Hafez
                                     

3.1. La letteratura neopersiana classica: i principali generi di poesia Lode panegiristica qaside

La qasīda, genere principe della poesia araba, è unode panegiristica, che conta da poche decine a centinaia di versi. Tutti i versi sono doppi e rimano fra loro, tranne il primo, nel quale rima anche il primo emistichio schema: a-a, b-a, c-a, d-a. La qaside tipica possiede un preludio detto nasib di carattere lirico, in cui si descrive in modo alquanto stilizzato un giardino primaverile e i suoi vari elementi, segue un verso di passaggio gorizgah che abilmente introduce la lode madīh finale del mecenate o patrono dellautore

In questo genere eccellono i poeti samanidi: Rudaki, nato nelle vicinanze di Samarcanda m. 941, Asjadi di Marv m. 1031, Farrokhi del Sistan m. 1038, Onsori di Balkh m. 1049 ca. e Manuchehri di Damghan m. 1041. Dopo di loro, si distinsero: Qatran di Tabriz m. 1072, Amir Moezzi m. 1147 panegirista dei sovrani selgiuchidi Malekshah e Sanjar, Masud-e Sad-e Salman di Lahore m. 1131, Azraqi di Herat m. 1132 ca., Adib Saber di Termez m. 1147, Rashidoddin Vatvat m. 1182, panegirista dei sovrani del Khwārezm, Zahir Faryabi m. 1201, il grande Anvari di Abivard m. 1191, il panegirista favorito di Sanjar, e Khaqani di Shirvan m. 1191 ca., questi ultimi due annoverati come il vertice del genere.

La qaside conosce anche destinazioni diverse dallencomio al patrono di turno, si pensi ad esempio alla qaside religiosa di un Naser-e Khosrow, di Sanai di Ghazna, di Farid al-Din Attar o dal citato Khaqani; o alla qaside allegorica ed eroicomica Mush o qorbe "Il gatto e il topo" del poeta satirico Ubayde Zākāni di Shiraz m. 1371 ca., che sottilmente dipingeva nel gatto tiranno dei topi un crudele e bigotto regnante di Shiraz.

La qaside scritta in onore di un qualche augusto defunto si chiama marthiye elegia.

                                     

3.2. La letteratura neopersiana classica: i principali generi di poesia Il ghazal

Il ghazal è un tipo di componimento di origine araba, nato come una variazione della qaside: la qaside si apre infatti con un preludio amoroso nasib che lentamente, intorno al IX secolo, è diventato un genere indipendente, il ghazal appunto. Il ghazal è un tipo di componimento breve, dai 5 a 15 versi, tipo un sonetto, di carattere bacchico o erotico. Nella forma ha conservato lo stesso schema della qasida: tutti i versi sono doppi e rimano fra loro, tranne il primo, nel quale rima anche il primo emistichio a-a, b-a, c-a, d-a. Nellultimo verso, nella struttura classica almeno, il poeta inserisce a mo di firma il proprio pseudonimo poetico takhallos. In genere nel ghazal il poeta si atteggia ad amante ʿasheq di uninnominata e pressoché ineffabile persona amica, dalle sfuggenti fattezze, in cui si son voluti riconoscere personaggi disparati, i più frequenti e tradizionali dei quali sono il principe-patrono e la divinità.

Il genere, introdotto in Persia da Sanai di Ghazna m. 1140 ca, fu perfezionato in direzione mistica da Farid al-Din Attar m. 1220 ca, Saˁdi di Shiraz m. 1291 e da Gialal al-Din Rumi m. 1273, meglio noto come Molavi o Mawlana, autore di un celeberrimo canzoniere detto Divan-e Shams-e Tabriz, uno dei vertici della poesia di tutti i tempi. Il ghazal fu poi ulteriormente sviluppato da Khwaju di Kerman m. 1352, da Salman di Save m. 1376, e trovò la sua perfezione in Hafez di Shiraz m. 1390, considerato il più grande poeta persiano: il suo "Canzoniere" Dīvān è, assieme a quello di Rumi, uno dei grandi capolavori immortali della poesia persiana, noto in tutto il mondo, imitato ed ammirato anche da Goethe, cui ispiro il proprio West-östlicher Divan, oltre che dal "padre" della nascente letteratura nordamericana, Ralph Waldo Emerson. Il Dīvān di Hafez comprende circa 500 ghazal in cui si combinano toni diversi, di solito ma non sempre esattamente definiti erotici e mistici, e temi che spaziano da un supposto edonismo al panegirismo. Più giusto è affermare che i temi dominanti di questo poeta vanno visti nellesperienza gnostica e non mistica, nellaffascinante avventura del conoscere, di cui la persona amata si fa poetica sostituta, e nellasserzione della libertà come attributo ineliminabile dei processi cognitivi.

Il genere fu ulteriormente coltivato, ma ormai a livelli inevitabilmente inferiori seppur sempre apprezzabilissimi, da Kamal di Khojand m. 1406 in Transoxiana e dal famoso Giami a Herat.



                                     

3.3. La letteratura neopersiana classica: i principali generi di poesia La quartina robaʿi

La quartina è componimento breve formato da quattro versi. Questo genere è ignoto alla poesia araba e si può dire che sia invenzione prettamente persiana che rivela semmai linfluenza di certa poesia cinese o delle quartine tipiche della poesia indonesiana. Di carattere spesso gnomico-sentenzioso, o talora quasi filosofico, nel genere eccelse ʿOmar Khayyām m. 1126 ca., poeta cantore del vino e del carpe diem reso noto in Occidente dalle traduzioni di Edward FitzGerald e Nicholas della seconda metà dellOttocento, avvicinabile per certi aspetti alla sensibilità dellautore del Qohelet. Da ricordare le quartine religiose di tono mistico del santo sufi Abu Said m. 1048, di Baba Taher XI secolo e di Baba Afzal XIII secolo; più originale è la quartina di tono realistico della poetessa Mehsati di Ganja XII secolo, la prima figura femminile di qualche consistenza delle lettere persiane.

                                     

3.4. La letteratura neopersiana classica: i principali generi di poesia Il poema mathnavì

Il mathnavi è il poema lungo, dalle centinaia di versi fino alle decine di migliaia, in versi doppi, dove ogni verso ha una rima diversa e gli emistichi rimano fra loro a-a, b-b, c-c, d-d., di vario argomento: epico, romanzesco, mistico, satirico, didattico ecc. È un genere nuovo inventato dai Persiani, assente nella poesia araba classica, che tratteremo a seconda dellargomento:

  • I principali poeti epici furono: Daqiqi m. 980 ca. e Firdusi m. 1020, poeti della corte samanide ed autori di due poemi omonimi intitolati Shāh-Nāmeh Libro dei Re, dei quali quello di Firdusi è da annoverare come una delle vette più alte della poesia persiana nonché come il poema nazionale iranico. A loro successe Asadi Tusi m. 1073 ca., autore di un Garshasp-nāme dedicato alla mitica figura di un sovrano iranico delle origini;
  • I principali poeti romanzeschi: Gorgani m. 1080 ca., autore di Vis o Ramin, che presenta notevoli affinità con il romanzo medievale di Tristano e Isotta, e il grande Nezami di Ganja m. 1204, autore di un celeberrimo Khamse "Quintetto" di poemi formata dai seguenti poemi: Makhzan al-asrār "Lemporio dei segreti", compendio di mistiche dottrine, i romanzeschi Khosrow e Shīrīn e Leylā e Majnūn, dedicati a due famose coppie di amanti, e gli epici Haft Peykar "Le sette effigi" dedicato alla figura del sovrano sasanide Vahram V, re-cacciatore e grande amatore, e l Eskandar-nāme "Il libro di Alessandro", sulla saga orientale di Alessandro il Macedone, largamente dipendente dal Romanzo di Alessandro dello Pseudo-Callistene e da un episodio del Corano, oltre che dal succitato Firdusi. Il Quintetto di Nezāmi fu presto imitato da numerosi poeti persiani, tra i quali, oltre al predetto Khwaju di Kermān, il prolifico Amir Khosrow di Delhi m. 1325 operante in India, dove poetò anche in lingue locali, Hatefi m. 1521 attivo a Herāt che sostituì il poema dedicato a Alessandro con un Tīmūr-nāme dedicato a Tamerlano; ma Nezāmi fu pure imitato da poeti turchi come Ali-Shir Navai operante a Herāt XV seclo, che poetò in persiano e in turco chagatai; inoltre il celebre quintetto nizamiano fornì materia dispirazione pressoché inesauribile ai miniaturisti dei secoli seguenti.
  • I principali poeti didattici e religiosi sono: Naser-e Khosrow m. 1088, autore del Rowshanai-nāme "Il libro della luce", compendio di dottrine gnostiche ismailiteggianti, Shabestari m. 1320 ca., autore di un Golshan-e raz, compendio di dottrine sufi. Sanai di Ghazna m. 1141, autore di una monumentale Hadīqa al-Haqīqa "il Giardino della Verità" e di un "Settetto" di poemi più brevi, tra cui spicca il famoso Sayr al-ʿIbad ilà l-Maʿad "Viaggio dei servi nel regno del ritorno"; Farid al-Din Attar di Nishapur m. 1230 ca., autore di svariati poemi allegorici di tono mistico, tra cui un Elahi-nama "Il libro divino", un Mosibat-nama "Il libro della sventura" e soprattutto del celeberrimo Mantiq al-tayr "Il verbo degli uccelli", che fu messo in scena da Peter Brook La conférence des oiseaux, Parigi 1976; Sadi di Shiraz m. 1291, autore del famoso Bustan "Il giardino"; Owhadi di Maraghe m. 1338, autore di un Jam-e Jam "La coppa di Jamshid" e il suo maestro e quasi omonimo Owhadoddin di Kerman m. 1298, autore di un Misbah al-arwāh "La nicchia delle luci", in cui si descrive un viaggio mistico nellAldilà. Bisognerà qui menzionare nuovamente Gialal al-Din Rumi, autore di un monumentale Mathnavi-ye Maʿnavi "Poema spirituale" considerato una sorta di Corano persiano e il vertice della poesia mistica persiana. Si ricordi ancora Eraqi di Hamadan m. 1289 autore di un Oshshaq-name "Il libro degli amanti". Dal XV secolo il mathnavi didattico continua con il Dastur-e Oshshāq "Grammatica degli amanti" di Fattahi di Nishapur m. 1449, e si sviluppa ulteriormente con lo Hal-name "Libro dellestasi" di Arefi di Herat m. 1449, con lo Shāh o gada "Il re e il mendicante" di Helali di Asterabad m. 1529, e con il Sham o Parvane "La candela e la falena" di Ahli di Shiraz m. 1536. Il citato Khaqani è autore anche di un originalissimo mathnavi intitolato il Tuhfat al-ʿIrāqayn "Il dono dei due Iraq", in cui narra in versi del suo pellegrinaggio alla Mecca.
  • Il periodo classico del mathnavi si chiude con il versatile Giami m. 1492, che operò alla corte dei Timuridi di Herat, e si esercitò un po in tutti generi sopra citati componendo a sua volta un Settetto di mathanavi. Giami sarà un figura di riferimento essenziale nella letteratura turca.
                                     

3.5. La letteratura neopersiana classica: i principali generi di poesia La poesia strofica band

È un genere essenzialmente nuovo, di invenzione persiana, poiché poco coltivato dalla letteratura araba. Il genere si realizza in varie forme, ad esempio con la mosammat, che tradizionalmente si ritiene sia stata creata dal citato Manuchehri, di varia foggia e lunghezza: morabbaʿ, mokhammas, mosaddas ; e ancora: la tarji- e band ; la tarkib-e band.

                                     

3.6. La letteratura neopersiana classica: i principali generi di poesia Il frammento qete

Brano di pochi versi, concepibile come un brano di qaside, privata però del verso iniziale a rima interna tipo: aa detto matla ; è spesso usata come tipico componimento doccasione per una varietà di scopi, ad esempio in ringraziamento, in rimprovero, in lode o in morte di qualcuno, ma anche come veicolo di poesia di tono scherzoso o schiettamente pornografico, come si vede in Suzani di Nasaf m. 1174, ma anche in certi frammenti composti da Sadi v. infra e numerosi altri poeti. Il frammento di un solo verso è detto fard.

                                     

3.7. La letteratura neopersiana classica: i principali generi di poesia Descrizione per scopi

A questa suddivisione per generi, la tradizione esegetica orientale affianca anche una suddivisione alternativa che risponde a una descrizione degli" scopi” aqraz della poesia, secondo criteri tassonomici autoctoni e più tradizionali: 1. madh panegirico 2. resa o marsiye elegia, lamentazione 3. vasf descrizione, fisica di persone o paesaggi 4. tasavvof mistica 5. sheʿr-e akhlāqī poesia morale 6. sheʿr -e falsafī poesia filosofica 7. sheʿr-e ravaʾī poesia narrativa 8. ghazal lirica amorosa 9. khamriyye poesia bacchica 10. monazere tenzone o contrasto 11. hasb-e hal poesia autobiografica 12. hamase va mofakhere epica e vanto 13. shakvà lagnanza 14. eʿteraz apologia 15. heja va hazl va motayebe 16. loghz va moʾamma emigmi e indovinelli.

                                     

4. La letteratura neopersiana classica: i principali generi di prosa

Gli inizi della prosa persiana sono rappresentati da traduzioni dallarabo di opere religiose, come ad esempio il Tafsīr o esegesi del Corano, di traduttore anonimo e il Taʾrīh al-Mulūk wa al-Anbiyāʾ, i cui originali erano entrambi opere del persiano Tabarī m. 923 che scriveva però in arabo. A queste si possono aggiungere altre opere scientifiche di astronomia, di farmacologia o di geografia come le ʿAjāʾib al-Buldān Le meraviglie dei paesi di Abū l-Moʾayyad di Balkh X secolo, e di storia come lanonimo Taʾrikh-e Sistan Storia del Sistan scritta a metà dellXI secolo In seguito si sviluppano vari generi:

                                     

4.1. La letteratura neopersiana classica: i principali generi di prosa La storiografia

Opere di epoca ghaznavide: il Tarikh-e Ghaznaviyan "Storia dei Ghaznavidi" di Beyhaqi m. 1077, lo Zayn al-Akhbar "Lornamento delle notizie", una storia della Persia sin dalle mitiche origini di Abu Saʿīd Gardīzī scritta intorno al 1050.

  • In epoca selgiuchide: il Taʾrikh-e Beyhaq "Storia di Beyhaq" di Ebn Fondoq m. 1170, il Taʾrikh-e Yamini di Zafar Jarfadqani tradotta nel 1206 da un originale arabo di Utbi, il Rahat al-Sudur scritta tra il 1202 e 1204 da Ali Ravandi.
  • In epoca mongola: la Tajziyat al-Amsar "Analisi dei paesi" di Vassaf composta tra il 1300 e il 1312, il Taʾrikh-e Jahan-goshay "Storia del conquistatore del mondo", cioè di Gengis Khan di Joveyni m. 1283, il Jamiʿ al-Tawārīkh "Raccolta delle storie" di Rashid-al-Din Hamadani m.1318, gli ultimi due essendo stati segretari e governatori o ministri di principi mongoli, e rappresentando forse il vertice della storiografia persiana classica, il Taʾrikh-e gozide "Storia scelta" di Mostowfi m. 1349; della stessa epoca sono anche opere di storiografi operanti in India che scrivono in persiano: le Tabaqāt-e Nāseri di Juzjani noto anche come Menhaj-e Seraj composte intorno al 1260, il Taʾrikh-e Firuzshah "Storia di re Firuz", sultano di Delhi m. 1357 di Ẕiyāʾ al-Dīn Baranī XIV secolo, il Taʾrikh-e Alaʾi "Storia del sultano Alaʾoddin Khalgi" del citato Amir Khosrow di Delhi m. 1325;
  • Di epoca timuride: lo Zafar-name "Libro della vittoria" biografia del Tamerlano di Sramanera composta tra il 1401 e il 1404 e rifatta poi da Sharaffoddin Ali Yazdi nel 1424; il Majmaʿ al-tawārīkh "Raccolta delle storie" di Hafez-e Abru m. 1430 in quattro volumi che vanno dalla creazione del mondo allepoca dellautore, il Matlaʾ al-Saʿdayn "Il sorgere dei due pianeti fortunati" di Abdorrazaq di Samarcanda m. 1482, fonte di primordine per il secolo timuride; il Rawżat al-safā "Il giardino della purità" di Mirkhwand di Bukhara m. 1498, altra storia del mondo dagli inizi sino al regno del timuride Hosseyn Bayqara v. infra, signore di Herat.


                                     

4.2. La letteratura neopersiana classica: i principali generi di prosa La trattatistica politico-moralistica

Si possono ricordare: il Qābūs-nāme del principe Kaikaus b. Iskandar m. 1085, uno" specchio per principi” scritto per il figlio e quasi un codice della civiltà persiana medievale, il Siyāsat-nāme "Il libro della politica" del grande visir selgiuchide Nizam al-Mulk m. 1082 forse il massimo teorico dellarte politica in terre musulmane, l Akhlaq-e Nāseri "Letica di Nāser", dal nome di un mecenate di Nasir al-Din al-Tusi m. 1274 celebre moralista, il famosissimo Golestan "Roseto" di Saʿdi di Shiraz m. 1291, in prosa mista a versi, forse lopera più letta, amata e citata dellintera letteratura persiana, l’ Akhlaq al-Ashraf "Letica dei notabili", opera satirica di Obeyd Zakani m. 1371 che fustiga amabilmente i corrotti costumi della corte di Shiraz; Akhlaq-e Jalali di Davvani m. 1502 e Akhlaq-e Mohseni, del grande poligrafo vissuto alla corte di Herat Vaez Kashefi m. 1504, il Baharestan del citato Giami m. 1492, che riprende il modello del Golestan di Sadi.

                                     

4.3. La letteratura neopersiana classica: i principali generi di prosa La retorica

Tra le opere si ricordano: il Tarjuman al-Balagha Linterprete delleloquenza di Umar al-Raduyani m. 1114, Hadaiq al-Sihr I giardini della magia del retore e poeta Rashid al-Din Vatvat, m. 1182, Chahar maqale di Nezami Aruzi di Samarcanda m. 1174, infine al-Muʿjam fī maayir ashʿar al-ʿajam di Shams-e Qeys XIII secolo.

                                     

4.4. La letteratura neopersiana classica: i principali generi di prosa La trattatistica religiosa

Si possono ricordare: il Ketab-e goshayesh o rahayesh "Il libro dello scioglimento e della liberazione" del citato poeta, nonché filosofo e missionario ismailita Naser-e Khosrow m. 1088, il Kashf al-Mahjub "La rivelazione del recondito" di Hojviri m. 1073, operante alla corte di Lahore una summa del sapere mistico del tempo, il Sad meydan "Le cento pianure spirituali" del santo sufi Ansari di Herat m. 1088 che descrive il cammino spirituale del mistico viandante, il Fīhi mā fīhi "Cè quel che cè" del citato mistico Gialal al-Din Rumi; il Mirsad al-ʿIbād "La specola dei devoti" del religioso e mistico Najmoddin Razi Daye XIII secolo che si segnala anche per labbondanza delle citazioni poetiche, le Awsaf al-ashrāf Descrizioni dei nobili un trattato di sufismo del citato Naseroddin Tusi, il Sawanih al-Ushshaq "I casi degli amanti" di Ahmad Ghazali XII secolo, fratello minore del teologo sopra citato e autore con quest opera del più noto trattato sulleros mistico del medioevo persiano, i racconti mistico-visionari del filosofo e gnostico Sohravardi m. 1191 celebre teorico e caposcuola di una "sapienza illuminativa" hikmat al-ishrāq o "orientale", i Lamaat "Bagliori" del citato ʿEraqi di Hamadan, che sarà acutamente commentato da Giami

Da ricordare inoltre la vasta letteratura del commento tafsir al Corano, normalmente scritta in arabo, che conobbe però anche opere tradotte o riassunte in persiano.

                                     

4.5. La letteratura neopersiana classica: i principali generi di prosa Il diario di viaggio

Genere creato con il Safar-name "Libro di viaggio" del citato missionario ismailita Naser-e Khosrow che ebbe modo di peregrinare tra lAsia Centrale e lEgitto dei Fatimidi.

                                     

4.6. La letteratura neopersiana classica: i principali generi di prosa Il romanzo popolare

Ben rappresentato dalla saga di Samak-e ʿayyar "Samak il brigante", raccolta e fissata intorno al 1190 da tale Faramorz, che sistemò una ricca tradizione orale precedente.

                                     

4.7. La letteratura neopersiana classica: i principali generi di prosa La favolistica

Qui si può ricordare: il Marzban-name, un rifacimento della raccolta indiana del Kalila e Dimna, di Sadoddin Varavini XIII seclo riccamente ornata di versi arabi e persiani, Jawami al-hikayat wa lawami al-riwayat "Le collane degli aneddoti e gli splendori dei racconti" di Owfi di Bukhara XII-XIII secolo, operante alla corte di Lahore il più ampio e noto repertorio persiano medievale di storie e aneddoti, Anvār-e Soheyli "I bagliori di Canopo" altro rifacimento dellindiano Kalila e Dimna del citato poligrafo Vaez Kashefi; a questi si può aggiungere il Sendbad-name Libro di Sindbad di Zahiri XII secolo unopera, forse di origini indiane, costruita con la tecnica della storia-cornice e che si collega a un ben noto ciclo medievale con notevoli appendici europee "Storia dei sette savi", "Gli inganni delle donne" ecc.

                                     

4.8. La letteratura neopersiana classica: i principali generi di prosa La prosa darte

Da ricordare: le Maqamat-e Hamidi di Hamidoddin m. 1164, largamente ispirate a modelli arabi.

                                     

4.9. La letteratura neopersiana classica: i principali generi di prosa Le biografie di santi

Tra cui sono da ricordare: Asrār al-tawhid "I segreti dellUnicità Divina" di Ebn-e Monavvar XII secolo, biografia del santo e poeta sufi Abu Said, la Tadhkirat al-Awliya’ "Il memoriale dei santi", raccolta di biografie di celebri sufi del citato poeta mistico Faridoddin Attar di Nishapur, il Nafahat al-Uns "Sospiri di intimità", pure opera di agiografia sufi del citato Jami.

                                     

4.10. La letteratura neopersiana classica: i principali generi di prosa Le antologie e biografie poetiche

Da ricordare: il Lubab al-albāb "Lessenza dei cuori" del citato Owfi di Bukhara, la Tadhkīrat al-Shuʿarāʾ "Memoria dei poeti" di Dowlatshah di Samarcanda, composta verso il 1490, le Majālis al-ʿushshāq "Le sedute degli amanti", biografie panegiricizzate di poeti del citato principe e mecenate timuride Hosseyn Bayqara di Herat.

                                     

4.11. La letteratura neopersiana classica: i principali generi di prosa La prosa scherzosa

Di tono satirico, esemplarmente rappresentata dalla raccolta di aneddoti ameni e barzellette spesso esplicitamente pornografiche Resale-ye delgosha "Dissertazione letifica" del citato Obeyd Zakani di Shiraz, che prende di mira gli ambienti corrotti le ipocrisie della nobiltà cortigiana e soprattutto del clero di Shiraz.

                                     

5. La letteratura neopersiana classica: profilo storico

Il paragrafo seguente si muove non secondo i diversi generi letterari ma secondo i vari periodi storici, al fine di facilitare la comprensione generale dellargomento, dei percorsi artistici, dei generi, delle tendenze stilistiche e delle singole figure poetiche. Ogni paragrafo è fornito di una breve introduzione. Si tenga presente che il sistema dei generi classici da loro inaugurato rimarrà immutato fino alla fine del XVIII secolo e oltre, cioè praticamente mille anni. Solo nel XIX secolo, infatti, sotto la dinastia Qajar, il sistema tradizionale dei generi è iniziato a vacillare e ha lasciato spazio ai generi moderni europei.

                                     

5.1. La letteratura neopersiana classica: profilo storico a) Età samanide 819-999

Finché limpero fu in espansione sotto la dinastia degli Omayyadi 661-750, gli arabi riuscirono a tenere abbastanza saldo il potere attorno alla capitale di Damasco. Tuttavia, appena terminato il ritmo spettacolare delle conquiste e che la capitale fu spostata a Baghdad sotto la dinastia degli Abbasidi nel 750, che aveva preso il potere grazie allappoggio dei persiani, i vari popoli in senso allimpero, ormai arabizzati ed islamizzati, rialzarono il capo. Di fatto il califfo fu unautorità puramente formale sul piano politico a 100 anni dalla fondazione dellimpero e, non appena la capitale venne spostata a Baghdad, la classe dirigente divenne persiana anche se di lingua araba uno per tutti ancora Abu Nuwas.

Intorno all800 in sostanza anche la Persia era già passata di fatto sotto il dominio di altri signori: la dinastia iranica dei Samanidi, con capitale a Bukhara, in Transoxiana odierno Uzbekistan, che daranno avvio al millenario dominio straniero, specie turco, in Persia.

Ruotano attorno alla corte samanide i padri della letteratura persiana: il famoso Rudaki m. 941 di Samarcanda, autore di qasida encomiastiche e di un mathnavi romanzesco, perduto, su Khalil e Dimna, e Abu Mansur Daqiqi m. 980, autore del mathnavi epico intitolato Shahnamè, parzialmente rimasto perché inglobato poi da Firdusi nel suo poema omonimo.

In prosa si ricorda Balami, che tradusse, intorno al 963, la "Storia" in arabo del persiano Tabarī.

                                     

5.2. La letteratura neopersiana classica: profilo storico b) Età ghaznavide 999-1037

Il grande Mahmud di Ghazna spodesta i Samanidi e dà inizio alla dominazione turca in Persia, sempre formalmente soggetta, come i Samanidi, al califfo di Baghdad. La dinastia da lui fondata fu breve ma essenziale per lo sviluppo della poesia persiana.

Nella qasida si distinguono Asjadi di Marv m. 1031, Farrokhi del Sistan m. 1038, poeta laureato di Ghazna, Onsori di Balkh m. 1049 e il grande Manucehri di Damghan m. 1041. Prima alla corte samanide e poi in quella di Mahmud vissero anche il sommo Firdusi di Tūs 940-1026, il Dante persiano, autore del poema epico Shāh-Nāmeh, il poema nazionale iranico, e il filosofo Avicenna 980-1037 di Bukhara, autore anche di varie roba’i.

Nasce grazie a Manuhceri la poesia strofica mosammat, ignota alla poesia araba classica ma non a quella di Spagna, vedi il paragrafo apposito alla voce poesia araba.

Nella prosa storiografica si ricorda il Tarikh-e Ghaznaviyan "Storia dei Ghaznavidi" di Al-Bayhaqi m. 1077

                                     

5.3. La letteratura neopersiana classica: profilo storico Età selgiuchide: il periodo formativo 1037-1219

Nel 1037 il turco selgiuchide Toghrul Beg penetra in Persia, spodesta gli ultimi Ghaznavidi, giunge a Baghdad a minacciare il califfo e lo costringe a farsi riconoscere come sultano di Persia, creando in questo modo un regno autonomo soggetto solo religiosamente al califfo sunnita. Del quale, anzi, i selgiuchidi, signori in breve di tutto limpero fino alla Siria e allIndia, divengono i protettori.

Letà selgiuchide comprende due secoli di estrema vivacità culturale e in qualche modo si stabilità politica nei quali il genio iranico crea tra i suoi più grandi scrittori. In questo periodo si possono rintracciare tre tendenze generali: quella oratoria-epica, che prosegue la tradizione araba della qasida e del mathnavi di carattere eroico, quella del mathnavi didattico religioso, spesso mistico, e quella più sperimentale, inaugurata dalle strofe di Manuhceri, di ambientazione più quotidiana e di lessico più comune, fuori dalla tradizione aulica. È in questa epoca che entra il ghazal e si inventano il mathnavi didattico e la quartina, destinati divenire i generi principi della poesia persiana.

I sette grandi di questepoca sono:

  • Naser-e Khosrow 1004-1088, filosofo ismailita, padre del mathnavi didattico con il suo Rowshanai-nāme "Il libro della luce" e della prosa di viaggio con il Safar-name "Libro di viaggio"; fu anche autore del famoso Ketab-e goshayesh o rahayesh "Il libro dello scioglimento e della liberazione" sempre in prosa.
  • Khaqani di Shirvan 1120-1190, panegirista, famosissimo autore di qaside e di un singolare mathnavi di viaggio intitolato Tuhfat al-ʿIrāqayn "Il dono dei due Iraq".
  • Sanai di Ghazna 1080-1131, secondo la tradizione il primo poeta mistico persiano ed il primo ad introdurre il ghazal è il primo infatti a dedicare nel suo Diwan una sezione a questo genere; fu autore dei mathnavi didattici intitolati Hadīqa al-Haqīqa "Il Giardino della Verità" e di un Settetto, tra cui spicca il famoso Sayr al-ʿIbad ilà l-Maʿad "Viaggio dei servi nel regno del ritorno".
  • Farid al-Din Attar 1120-1230 di Nishapur, autore, mistico anche lui, autore dei mathnavi didattici detti Elahi-nama "Il libro divino", Mosibat-nama "Il libro della sventura", del celeberrimo Mantiq al-tayr "Il verbo degli uccelli", e del Tadhkirat al-Awliya’ "Il memoriale dei santi", raccolta di biografie di celebri sufi. Nel suo Diwan piega il ghazal ancora più di Sana’i verso la mistica ed è il primo a dedicare un intero libro alle robai Mokhtar-namè.
  • ʿUmar Khayyām 1048-1131, di Nishapur, maestro insuperato della quartina robaʿi, genere di nuova invenzione iniziato con il santo sufi Abu Sa’id m. 1048 del Khorasan, con Baba Taher XI secolo, Baba Afzal XIII secolo.
  • Nizami Ganjavi 1114-1204, l’ultimo grande di questa epoca, autore del celeberrimo Khamse "Quintetto", 5 mathnavi di diverso genere: Makhzan al-asrār, Lemporio dei segreti, compendio di mistica, i romanzeschi Khosrow e Shīrīn e Leylā e Majnūn, e gli epici Haft Peykar "Le sette effigi", dedicato al sassanide Vaham V, e il famoso Eskandar-nāme "Libro di Alessandro" preso dallo Pseudo-Callistene, dal Corano XVIII, 83 sgg, oltre che da Firdusi.
  • Anvari di Abivard m. 1191, il panegirista di Sanjar, uno dei vati della Persia assieme a Firdusi e a Sadi, autore della famosa qasida intitolata "Lacrime del Khorasan"

Nella qasida si distinguono ancora Qatran di Tabriz m. 1072, Amir Mo’ezzi m. 1147, panegirista di Malik Shah I e di Sanjar, Masud-e Sad-e Salman, attivo in India, presso gli ultimi Ghaznavidi di Lahore m. 1131, Azraqi di Herat m. 1132, panegirista di Tughanshah, Adib Saber di Termez m. 1147, Rashidoddin Vatvat m. 1182, panegirista dei sovrani della Corasmia Khwarezm, in Uzbekistan, Zahir Faryabi

Nel mathnavi epico, dopo Firdusi, si ricordano Asadi m. 1073, autore di un Garshasp-nāme dedicato alla mitica figura di un sovrano iranico, e Gorgani m. 1080, autore del famoso Vis o Ramin, un mathnavi romanzesco di antica origine partica che presenta notevoli affinità con Tristano e Isotta.

Originale è la quartina di tono realistico della poetessa Mehsati di Ganja XII secolo, la prima figura femminile di qualche consistenza delle lettere persiane.

Nella prosa storica ci sono lo Zayn al-Akhbar "Lornamento delle notizie", una storia della Persia sin dalle mitiche origini di Abu Sa’id Gardizi scritta intorno al 1050; il Qābūs-nāme del principe Kaikaous Iskandar m. 1085, uno specchio per principi’ dedicato al figlio, e il Siyāsat-nāme "Il libro della politica" del gran visir selgiuchide Nizam al Muluk m. 1082 forse il massimo teorico dellarte politica in terre musulmane; il Nezamolmolok 1018-1072, un trattato di governo di Hasan di Tus, ministro di Alp Arslan e Malikshah; i "Cinque discorsi" di Nezami Aruzi 1155; il Taʾrikh-e Beyhaq "Storia di Beyhaq" di Ebn Fondoq m. 1170, il Taʾrikh-e Yamini di Zafar Jarfadqani tradotta nel 1206 da un originale arabo di Utbi, il Rahat al-Sudur "Il sollievo dei petti" scritta tra il 1202 e 1204 da Ali Ravandi; l Akhlaq-e Nāseri "Letica di Nāser" di Nasir Al-Din al-Tusi m. 1274 celebre moralista.

Nella prosa religiosa, dopo Naser-e Khosrow e Farid al-Din Attar, vi sono i "Segreti dell’Unità divina", biografia del quartinista Abu Said, redatta dal pronipote Ebn –e Monavvar XII secolo, il Kashf al-Mahjub "La rivelazione del recondito" di Hojviri m. 1073, alla corte di Lahore, una summa del sapere mistico del tempo, il Sad meydan "Le cento pianure spirituali" del santo sufi Ansari X Prize di Herat m. 1088, il Mirsad al-ʿIbād "La specola dei devoti" di Najmoddin Razi Daye XIII secolo, le Awsaf al-ashrāf "Descrizioni dei nobili", un trattato di sufismo di Naseroddin Tusi, il Sawanih al-Ushshaq "I casi degli amanti" di Ahmad Ghazali XII secolo, il più noto trattato sulleros mistico del medioevo persiano, e i racconti mistico-visionari del filosofo e gnostico Sohravardi m. 1191, caposcuola di una "sapienza illuminativa" hikmat al-ishrāq od "orientale".

Da ricordare inoltre la vasta letteratura del commento tafsir al Corano, normalmente scritta in arabo, che conobbe però anche opere tradotte o riassunte in persiano.

l romanzo popolare, ben rappresentato dalla saga di Samak-e ʿayyar "Samak il brigante", raccolta e fissata intorno al 1190 da tale Faramorz, che sistemò una ricca tradizione orale precedente

                                     

5.4. La letteratura neopersiana classica: profilo storico Età mongola: primo periodo classico 1219-1380

La dominazione mongola dura tre secoli che storicamente e politicamente si possono dividere in due periodi: il primo 1219-1380 comprende la dominazione instaurata sulla Persia dai Hulagu Khan, nipote di Gengis Khan, che intorno al 1219 aveva iniziato ad invadere le province dellIran orientale, nel 1258 aveva espugnato Baghdad, ucciso lultimo califfo, e aveva trasformato lIran in un khanato mongolo; khanato, per altro, non solo destinato a divenire entro breve autonomo da Pechino ma anche politicamente effimero poiché destinato a frantumarsi in un insieme di piccole città stato e province indipendenti sotto legemonia dei discendenti di Hulagu. La seconda 1380-1501, invece, inizia col grande Tamerlano, il signore di Samarcanda che riconquisto per sé tutta la Persia, e termina, anche in questo caso, con le vicende dei suoi successori, i Timuridi.

Questa età, politicamente disastrosa, fu per la cultura persiana letà di massimo splendore, nella quale il genio iranico si espresse al massimo dopo i già eccellenti risultati delletà selgiuchide. Si accentua in questo periodo al massimo la tendenza al simbolismo: è letà della grande poesia mistica per cui lIran è famoso nel mondo. Decade lentamente la qaside panegiristica, quindi, in favore del ghazal damore, del mathnavi mistico e della grande prosa storica.

I cinque grandi di questa epoca sono:

  • Il prolifico Amir Khusrow di Delhi 1253-1324, sempre vissuto in India, autore anche lui di un "Quintetto" sulla scorta di Nezāmi e dell’opera storica Taʾrikh-e Alaʾi "Storia del sultano Alaʾoddin Khalgi".
  • Il celebre Hafez di Shiraz 1315-1390, il più grande poeta persiano, autore di un Diwan che raccoglie sia ghazal sia alcuni mathnavi lirici Saki-namè, Moghanni-namè, considerato, assieme a quello di Rumi, uno dei capolavori immortali della poesia persiana, noto in tutto il mondo, imitato ed ammirato anche da Goethe, cui ispirò il proprio West-östlicher Divan, oltre che dal "padre" della nascente letteratura nordamericana, Ralph Waldo Emerson. Il Dīvān "Canzoniere" di Hafez comprende circa 500 ghazal in cui si combinano toni diversi, di solito ma non sempre esattamente definiti erotici e mistici, e temi che spaziano da un supposto edonismo al panegirismo. Più giusto è affermare che i temi dominanti di questo poeta vanno visti nellesperienza gnostica e non mistica, nellaffascinante avventura del conoscere, di cui la persona amata si fa poetica sostituta, e nellasserzione della libertà come attributo ineliminabile dei processi cognitivi.
  • ll noto Gialal al-Din Rumi 1207-1273, del Khorasan, seguace della mistica di Sana’i, autore del famoso canzoniere Diwan-e Shams-e Tabriz "Canzoniere per il Sole di Tabriz", del poema didattico Mathnavi-ye Maʿnavi "Poema spirituale", e della prosa didattica il Fīhi mā fīhi "Cè quel che cè".
  • Il singolare Ubayde Zākāni di Shiraz m. 1371, l’Aretino persiano, autore anche di una famosa qaside narrativa detta Mush o qorbe "Il gatto e il topo", di un trattatello Akhlaq al-Ashraf "L’etica dei notabili", che fustiga i costumi della corte di Shiraz, e di una raccolta satirica di aneddoti ameni e pornografici Resale-ye delgosha "Dissertazione letifica".
  • Il grande Saʿdi di Shiraz 1184-1280, che introduce il takhallos nel ghazal, autore del famoso mathnavi didattico intitolato Bustan "Il giardino" e fondatore della prosa d’arte con il prosimetron Golestan "Roseto".

Nel mathnavi didattico si ricordano, assieme a Attar, Sa’di e Rumi, il famoso Eraqi di Hamadan m. 1289, autore dell Oshshaq-name "Il libro degli amanti" e del famoso Lama’at "Bagliori", Owhadoddin di Kerman m. 1298, autore del Misbah al-arwāh "La nicchia delle luci", Shabestari m. 1320, autore di un Golshan-e raz, compendio di dottrine sufi, Owhadi di Maraghe m. 1338, autore del Jam-e Jam "La coppa di Jamshid", uno dei temi più cari alla poesia persiana.

Nella prosa storiografica si deve ricordare la Taʾrikh-e Jahan-goshay "Storia del conquistatore del mondo" di Gioveini Joveyni, 1226-1283 dedicata a Gengis Khan, il Jamiʿ al-Tawārīkh "Raccolta delle storie" di Rashid al-Din Hamadani 1306-1312, di Tabriz; la Tajziyat al-Amsar "Analisi dei paesi" di Vassaf 1300 - 1312, il Taʾrikh-e gozide "Storia scelta" di Mostowfi m. 1349. Della stessa epoca sono anche opere di storiografi operanti in India: le Tabaqāt-e Nāseri di Juzjani del 1260, il Taʾrikh-e Firuzshah "Storia di re Firuz", sultano di Delhi m. 1357 di Ziya al Din Barani XIV secolo.

Qui si può ricordare nella novella il Marzban-name, un rifacimento della raccolta indiana del Kalila e Dimna, di Varavini XIII secolo riccamente ornata di versi arabi e persiani, Jawami al-hikayat wa lawami al-riwayat "Le collane degli aneddoti e gli splendori dei racconti" di Owfi di Bukhara XII-XIII secolo, operante alla corte di Lahore il più ampio e noto repertorio persiano medievale di storie e aneddoti, Anvār-e Soheyli "I bagliori di Canopo", altro rifacimento di Khalil e Dimna del poligrafo Vaez Kashefi; il Sendbad-name "Libro di Sindbad" di Zahiri XII secolo unopera, forse di origini indiane, costruita con la tecnica della storia-cornice

Le antologie e biografie poetiche, da ricordare: il Lubab al-albāb "Lessenza dei cuori" del citato Owfi, la Tadhkīrat al-Shuʿarāʾ "Memoria dei poeti" di Dowlatshah di Samarcanda, composta verso il 1490, le Majālis al-ʿushshāq "Le sedute degli amanti", biografie panegiricizzate di poeti del citato principe timuride di Herat.

                                     

5.5. La letteratura neopersiana classica: profilo storico Tamerlano e i Timuridi: secondo periodo classico 1380-1501

Dopo Hafez il ghazal viene ancora coltivato, a livelli inevitabilmente inferiori seppur sempre apprezzabilissimi, da Kalman di Khojand m. 1406

Il mathnavi didattico prosegue con il Dastur-e Oshshāq "Grammatica degli amanti" di Fattahi di Nishapur m. 1449, e si sviluppa con lo Hal-name "Libro dellestasi" di Arefi di Herat m. 1449.

L’età classica in poesia si conclude con il brillante Giami 1414-1492, del Khorasan, che operò per i timuridi di Herat, in Afghanistan: egli compose un "Settetto", un Baharistan "Giardino" in prosa sulle orme del Golestan di Sa’di, il Nafahat al-Uns "Sospiri di intimità", prosa agiografica di santi sufi. A lui si deve anche un commento al Lamaat "Bagliori" di ʿEraqi di Hamadan.

In prosa ci sono lo Zafar namè "Libro della vittoria", biografia del Tamerlano di Sramanera 1401 – 1404, rifatto poi da Sharaffoddin Ali Yazdi nel 1424; il Majmaʿ al-tawārīkh "Raccolta delle storie" di Hafez-e Abru m. 1430 in quattro volumi che vanno dalla Creazione allepoca dellautore, il Matlaʾ al-Saʿdayn "Il sorgere dei due pianeti fortunati" di Abdorrazaq di Samarcanda m. 1482, fonte di primordine; il Rawżat al-safā "Il giardino della purità" di Mirkhwand di Bukhara m. 1498, altra storia del mondo dagli inizi sino al regno del timuride Hossey Bayqara, signore di Herat.

                                     

5.6. La letteratura neopersiana classica: profilo storico Età safavide: lo stile indiano 1501-1722

Letà safavide dura due secoli e corrisponde alla nascita dellIran moderno: fu Scià Ismail, infatti, ipotetico discendente dei sassanidi sebbene fosse turco azeri, a fondare la nuova dinastia da Esfahan e a dare alla Persia una sua specifica identità in seno allecumene islamica: egli fece leva da un lato sullaspetto etnico essendo i persiani ariani e non semiti come gli arabi e dallaltro su quello religioso, facendo convertire la Persia, unico fra i paesi islamici, allo sciismo. Letà safavide fu unera di splendore in cui linfluenza culturale della Persia sulloriente, come paese delleleganza e del gusto, giunse al suo apice, specie in India, in quei secoli regnata dalla dinastia dei Moghul cioè Mongoli di schietto gusto persiano: esempio ne è il celebre Taj Mahal, di chiaro gusto safavide. La maggior parte dei poeti di questo periodo infatti visse e lavorò presso Delhi e Lahore.

Lo stile che contraddistingue questa epoca non poteva svilupparsi, daltronde, che fuori dalla Persia, essendo uno stile che esce dai modelli classici. La poesia diviene ora complessa e lambiccata, il senso dellequilibrio si perde volutamente, le rigorose associazioni metaforiche della poesia classica divengono arbitrarie e inusitate, mentre le immagini vengono miniaturizzate e descritte in modo sempre più preciso venendo ad inserire in poesia una miriade di oggetti e di parole nuove; comune è la tendenza ad utilizzare personificazioni di cose o di entità astratte, specie di stati danimo o di movimenti.

Maestri in poesia dello stile indiano sono Feghani di Shiraz m. 1519 tradizionalmente considerato liniziatore, Orfi m. 1590 e Feyzi m. 1595, entrambi vissuti in India alla corte di Akbar; il famoso Saeb di Tabriz 1601-1677 e in Abdul-Qādir Bēdil morto a Delhi nel 1721, autore questultimo - poeta, mistico e filosofo - particolarmente amato in terre indiane e iranico-orientali Afghanistan, Tagikistan.

Nel mathnavi romanzesco si ricorda Hatefi m. 1521, attivo a Herāt, autore del Tīmūr-nāme dedicato a Tamerlano.

Il mathnavi didattico prosegue con lo Shāh o gada "Il re e il mendicante" di Helali di Asterabad m. 1529 e con il Sham o Parvane "La candela e la falena" di Ahli di Shiraz m. 1536

In epoca safavide si sviluppa unampia letteratura religiosa ispirata ai temi dello sciismo. In particolare vengono composti mathnavi epici che narrano le imprese degli imam sciiti sin da ʿAli e Hosseyn; si sviluppa inoltre il genere delle lamentazioni sciite, a partire dal modello fornito da un celebre componimento, il Rowżat al-Shuhadāʾ "Il giardino dei martiri" del citato Hosseyn Vaez Kashefi m. 1504, che troverà poi il suo più rinomato rappresentante in Mohtasham di Kashan m 1588, panegirista di Shah Tahmasp e autore di un celebrato poemetto strofico, unelegia in onore degli imam sciiti martirizzati, detto Haft-band, composta da dodici strofe di sette versi ciascuna. Nella prosa si sviluppa il genere delle biografie dei dottori sciiti, a partire dalle Majālis al-Muʾminīn "Le assemblee dei credenti", 1582 di Nurallah b. Sharif di Shustar; si può ancora ricordare loriginale autobiografia del sovrano safavide Shah Tahmasp e il brillante Badayi al-waqayiʿ "Racconti meravigliosi" un centone di notizie storiche, letterarie e di costume di Vasefi di Herat m. 1550 ca., definito un Benvenuto Cellini centrasiatico

Nella prosa si ricordano Akhlaq-e Jalali di Davvani di Davvani m. 1502 e lopera Akhlaq-e Mohseni del grande poligrafo vissuto alla corte di Herat Vae’z Kashefi m. 1504.

Da ricordare, in epoca ormai post-safavide, è anche lo splendido poemetto strofico tarji-e band sul tema dellunità divina di Hatef di Isfahan m. 1783, scritto in un linguaggio erotico-mistico che risente però linflusso del nuovo stile.

                                     

6.1. La letteratura neopersiana moderna secoli XVIII-XXI Nadir Shah 1722-1747, letà Zand 1748-1794 e letà Qajar 1794-1925

Nel 1722 lIran subisce uninvasione degli Afghani che fanno crollare la dinastia safavide. Segue un periodo di confusione politica che termina con lelevazione al trono del turco Nadir Shah, grande conquistatore che lasciò la Persia povera e indebolita tanto da finire i suoi giorni ucciso. Alla sua morte prende il potere la dinastia Zand che regnò solo un cinquantennio 1748-1794, la prima dinastia persiana dai temi dei Samanidi dopo 1000 anni di dominazione straniera. Alla fine il potere passa alla Dinastia Qajar 1794-1925, di origine turco-azeri, che sposta la capitale a Teheran e segna forse uno dei punti più bassi della storia persiana.

Nella lirica si ha un vistoso ritorno al classicismo, non quello lirico delletà mongola ma quello encomiastico e celebrativo delle qaside delletà samanide e ghaznavide: dominano la figura di Qaani di Shiraz m. 1854 poeta laureato di Mohammad Shah, e, in India, quella di Ghalib morto nel 1869 a Delhi.

Nella prosa invece, grazie ai contatti sempre più frequenti con la cultura europea, soprattutto francese e russa, si sviluppano la commedia con liniziatore Mirza Aqa Tabrizi autore di tre commedie scritte prima del 1870 e il romanzo: Siyahat-name-ye Ebrahim Beyg "Diario di viaggio di Ebrahim Beyg" di Zeyn ol-Abedin di Maraghe m. 1912, Masālik al-muhsinīn "Le vie dei virtuosi" di Najjarzade Talebof, m. 1910, che rivelano un intento satirico o di critica sociale.

Ha grande sviluppo inoltre il diario o resoconto di viaggio, anche a seguito delle sempre più numerose missioni in Europa di diplomatici e nobili persiani ben noti sono i diari del sovrano qajar Naseroddin Shah.

Al contempo si comincia a trascrivere i canovacci di unantica forma di dramma sacro, la taziye, che metteva in scena il dramma della battaglia e morte dellImam Hosseyn Husayn a Kerbela 680 d.C. e altri episodi della leggenda sciita delle origini, e verranno anche allestiti appositi teatri. Continua il genere delle biografie dei dottori, tra cui sono da menzionare le Qisas al-ʿulamāʾ Storie dei dottori di Mohammad b. Soleyman Tonakaboni m. 1873 con le biografie di 153 ʿulamāʾ e giureconsulti sciiti.

                                     

6.2. La letteratura neopersiana moderna secoli XVIII-XXI Letà Pahlavi 1925-1979 e letà contemporanea 1979-2000

Nel 1925 la Dinastia Qajar viene sgominata con un colpo di Stato dai Pahlavi, lultima dinastia sul trono di Persia. I Pahlavi sebbene non fossero di origine iranica furono intenti a differenziare sempre di più il paese e ad isolarlo dalle potenze vicine reclamando una propria specificità etnica, come è evidente dal cambiamento del nome della Persia in Iran cioè Paese degli Ariani o nel calendario e a perseguire una massiccia europeizzazione e laicizzazione dei costumi sul modello di Mustafa Kemal Atatürk, occidentalizzazione superficiale che creò un profondo malcontento nel clero e nella popolazione. In politica estera si destreggiarono fra lInghilterra e la Russia che durante i conflitti mondiali invasero lIran più volte, temendo un allineamento con Hitler per cui i re mostravano simpatia contro gli inglesi. I quali, a loro volta, erano ai ferri corti con gli iraniani dopo la nazionalizzazione del petrolio voluta dal ministro Mohammad Mossadeq. La dinastia venne rovesciata in ultimo nel 1978 con la rivoluzione, voluta soprattutto dal clero sciita nella persona dellayatollah Ruhollah Khomeyni, appoggiato dai francesi, che instaurò in Iran la Repubblica teocratica sciita, forma di governo che è ancora quello dellIran odierno.

A partire dagli anni 20 del Novecento ha luogo un radicale rinnovamento della lirica, che abbandona i generi e i metri classici a favore di forme più libere con Nima Yushij m. 1960 e si apre, anche per linfluenza della Rivoluzione Russa, ai temi sociali e politici; si adegua almeno nei contenuti anche un custode del classicismo come il poeta laureato Mohammad Taqī Bahār m. 1951, autore di 30000 versi e di un notevole manuale di Sabk-shenasi "Stilistica", nonché fondatore dellinfluente giornale letterario Nowbahar "La primavera".

Si elevano anche originali voci poetiche femminili come quelle di Parvin Etesami m. 1941 e soprattutto di Forough Farrokhzad m. 1967 e di Simin Behbahani m. 2014. Tra le voci maschili emergono quelle di Ahmad Shamlu m. 2000 e di Sohrab Sepehri m. 1980, forse i poeti più amati dalle giovani generazioni dellIran odierno.

La prosa, in parte per linflusso della scrittura giornalistica, stilisticamente si semplifica e si rinnova con Ali Akbar Dehkhoda m. 1956, animatore del giornale critico-satirico Sur-e Esrafil, e con la novella realistica introdotta da Seyyed Mohammad Ali Jamalzade m. 1997 e sviluppata da Sadeq Chubak m. 1998, pregevole autore anche di teatro e altri; inoltre accoglie suggestioni provenienti anche da altre correnti di pensiero europee come il simbolismo o lesistenzialismo, percepibili ad esempio nei racconti e romanzi di Sadeq Hedayat "La civetta cieca", morto suicida a Parigi nel 1951.

Grande sviluppo ha pure la letteratura per linfanzia, e fama universale otterrà la fiaba di sapore iniziatico "Il pesciolino nero" di Samad Behrangi m. 1968, in cui è facilmente ravvisabile un piano di lettura simbolico-politico.

La letteratura persiana continua, sia pure con minor slancio, a venire coltivata anche in terre indiane, ad esempio dal celebre Muhammad Iqbal m. 1939, poeta e padre della patria del futuro Pakistan, autore di un mathnavi, il Javed-name "Il poema eterno", liberamente e originalmente ispirato a Dante e Goethe.

La letteratura più recente si arricchisce dellapporto di numerosi scrittori esuli per motivi politici, a partire dallepoca della deposta dinastia Pahlavi. Un po ovunque, in Iran come nella diaspora iraniana in Europa e in America, si segnalano oggigiorno voci di autori e autrici che mettono sempre più in primo piano i temi caldi della differenza religiosa, politica e di genere e dei diritti umani, e che talora scrivono anche in lingue europee.