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ⓘ Complesso di case popolari a Sorgane




Complesso di case popolari a Sorgane
                                     

ⓘ Complesso di case popolari a Sorgane

Il complesso di case popolari a Sorgane è uno dei più importanti progetti urbanistici compiuti nel XX secolo a Firenze. Si tratta di più edifici situati in viale Benedetto Croce, 26-32, 40-50, 64-74, 76-96, via Isonzo, 1-19, 25-35, 28-30, 32-60 e via Tagliamento.

                                     

1. Storia

Il piano urbanistico di Sorgane è stato elaborato nel 1957 da 37 progettisti architetti e ingegneri, compresi Leonardo Savioli e Leonardo Ricci, divisi in otto gruppi, coordinati da Giovanni Michelucci.

Principio informatore del piano era quello di creare un sistema urbano fortemente articolato e unitario, alternativo alle periferie e ai quartieri tradizionali. Esso prevedeva una struttura articolata in due parti: linsediamento in pianura e quello in collina, la "città bassa" e la "città alta" destinata alle strutture di servizio, impostate secondo direttrici ortogonali, separate da una zona verde di rispetto ma collegate tra di loro. Secondo le previsioni del piano, gli elementi naturali dovevano integrarsi al quartiere occupando, assieme a strade e servizi, circa il 50% della superficie disponibile 420.000 m²: un piano "organico", come ebbe a definirlo Michelucci sottolineando che la "città alta", con lampia piazza à pendant di quella in pianura, era stata da lui concepita come "un secondo piazzale Michelangelo", in alternativa a quello esistente ma collegabile ad esso con il prolungamento del viale dei colli. Notoriamente il progetto provocò unaccesa querelle, su due motivi essenziali: lubicazione del quartiere a est della città, opposta alla direttrice di sviluppo fissata dal piano regolatore del 1951, e il timore che lintervento potesse compromettere lintegrità paesaggistica del sito collinare, in cui sarebbe sorto il nuovo quartiere.

Avvenne così che il piano fu drasticamente ridimensionato in fase di approvazione definitiva 1962, con lesclusione di qualsiasi tipo di intervento sulla collina. Dalliniziale previsione di 12.000 abitanti, si passò a 4.500 e degli otto gruppi ne restarono solo tre, capeggiati da Savioli, Ricci e Ferdinando Poggi.

A Sorgane Ricci e Savioli poterono sperimentare il tema, caro ad entrambi, della "macrostruttura", intesa come pezzo di città e in scala con essa, atta a scardinare la concezione tradizionale del blocco di appartamenti "segregato". Ricordando questa esperienza Ricci si espresse in questi termini: "Per me è stata unaltra verifica di spazio nuovo per una società nuova, anche se limitato a 4.500 abitanti, condizionato, represso.". Il progetto della macrostruttura a ballatoio "La Nave" 1962-1968, che sollevò un interesse particolare nella critica, nacque anche dallo stimolante confronto con lUnité dhabitation di Le Corbusier, che Ricci vagliò criticamente proponendo una soluzione diversa: è una cosa che ho visto, che ho studiato, nelle sue qualità e nei suoi errori. Ma al fondo cè lo sbaglio di disintegrare una parte del tessuto sociale, di separarlo dal resto del contesto. Chi abita lUnité sta come in un ghetto".

A differenza del maestro svizzero, Ricci non volle dotare lorganismo di servizi comuni lasilo ad esempio. Fermo restando nella convinzione che "gli abitanti nel bene e nel male, debbono per forza conoscersi. I bambini debbono per forza incontrarsi." larchitetto inserì nella macrostruttura un sistema molto articolato di percorsi, verticali e orizzontali, atti a favorire gli incontri, gli scambi tra gli abitanti. Linteresse di questa proposta sta, in definitiva, nella sintesi tra valenze architettoniche e urbanistiche, nel fatto che la macrostruttura intende proporsi come fulcro propulsivo di dinamiche comportamentali aperte e integrate, in grado di irradiarsi allesterno, di relazionarsi al quartiere, o quanto meno di innescare un processo di questo tipo.

                                     

2. Urbanistica

Il quartiere di Sorgane è situato al confine tra i comuni di Firenze e Bagno a Ripoli e delimitato a sud dalle pendici delle colline. Tale paesaggio urbano è pertanto caratterizzato, oltre che dalla presenza della macchia boscata e dai terrazzamenti delle retrostanti colline, dalla compresenza di elementi appartenenti alla cultura rurale poderi coltivati, case coloniche e ville fattorie ed alla cultura architettonica metropolitana grandi complessi per residenze popolari. Il sistema delle infrastrutture viarie è costituito da un asse principale disposto ortogonalmente allandamento orografico della collina viale Croce, normalmente al quale si attestano gli assi secondari di via Tagliamento ad est e via Isonzo ad ovest, formanti con quello un reticolo ortogonale; quello delle attrezzature da due complessi scolastici ed uno sportivo, collocati rispettivamente nellisolato compreso tra le vie Livenza e Croce ed allestremità ovest di via Isonzo. I vari complessi abitativi di inseriscono in tale contesto ponendosi ora parallelamente ed ora perpendicolarmente a tale reticolo, taluni secondo un voluto atteggiamento di introversione il complesso a corte progettato da Savioli, altri di autonomia, altri ancora di identificazione con landamento della collina il complesso ad andamento digradante da sud verso nord progettato da Savioli, sorta di propaggine naturale del territorio. Ciascun complesso presenta un sistema di giardinetti alberati, pubblici o privati: particolare importanza assumono inoltre i percorsi pedonali, situati sia al piano terra che ai piani superiori grazie allabbondante utilizzo da parte di ambedue i progettisti della tipologia a ballatoio.

                                     

3. Architettura

Tutti i complessi progettati da Savioli edifici A, B, C, D, E, F, G sono caratterizzati dalluso della tipologia a ballatoio o in linea e dalla disposizione nel lotto di pertinenza, sempre ortogonale alla maglia stradale.

I volumi sono compatti e particolare rilievo è dato allarticolazione degli elementi plastici, tutti appartenenti al medesimo lessico unificato dalluso espressivo del cemento faccia vista e degli elementi prefabbricati 9 componenti elementari, dalla cui combinazione risulta la varietà e molteplicità delle soluzioni conseguite.

Gli edifici progettati da Ricci presentano un trattamento dei volumi estremamente omogeneo e compatto, tutto giocato sullarticolazione delle componenti verticali corpi torre dei vani scale ed orizzontali fasce dei balconi, con unevidente predilezione al trattamento della cortina muraria come elemento dominante e continuo. Ambedue adottano la soluzione della copertura piana e praticabile, da intendersi come spazio destinato alle funzioni collettive.

Molte delle soluzioni adottate dai progettisti risultano oggi di difficile lettura in quanto sono venuti a mancare sia quegli spazi di aggregazione sociale previsti nel piano del quartiere, sia quelle premesse un ideale di vita poi completamente sconfessato che avevano indotto i due architetti fiorentini a privilegiare, anche allinterno del singolo edificio, lo spazio per attrezzature collettive: alcune grandi superfici di impostazione lecorbuseriana hanno visto mutata la loro originaria funzione e sono oggi inutilizzate oppure, nel caso dei piani terra, utilizzate come parcheggio di motorini e autovetture.

La soluzione del cemento faccia vista inoltre, se efficace dal punto di vista plastico e cromatico, si è invece rivelata fallimentare per quanto concerne la manutenzione cosicché molte delle strutture, in particolar modo i corpi aggettanti, versano oggi in cattivo stato.



                                     

4. Fortuna critica

La critica ha colto anche il valore strutturale e formale delle soluzioni di Ricci, intenzionato a cercare "un nuovo modo di affrontare i problemi concernenti la forma, che non considero più in termini. Riferendosi a "La Nave" Koenig 1968 ne apprezza la "nuova dimensione" ma lamenta che "la tecnica, le difficoltà burocratiche, leconomia e la rapidità di esecuzione" abbiano impedito a Ricci "di portare fino in fondo" lesperimento, di modo che "lo stacco" previsto, anche materico, tra macrostruttura e microstruttura formata dai singoli alloggi che avrebbero dovuto essere prefabbricati "non lo si avverte più". Contrariamente Zevi 1966, che aveva visto lopera non ancora ultimata, era rimasto profondamente colpito dall"impressionante macrostruttura", apprezzando "il taglio. spazioso" degli appartamenti "specie nei duplex che figurativamente scompaiono divorati dal modulo delle enormi lame" strutturali in cemento armato.

Riguardo agli edifici progettati da Savioli, preferiti al "brutalismo" ricciano per la ricerca di un abaco compositivo più intricato ed estroso Zevi, 1968, la critica formula nel complesso un giudizio estremamente positivo, tanto che ledificio a ballatoio ricevette il premio In/Arch nel 1963 per la dinamica elaborazione architettonica in funzione della vita della casa intesa in senso comunitario, additando una strada sufficientemente sganciata da posizioni tradizionali.

Mentre Brunetti e Fanelli 1982, 1966 sottolineano il debito dei complessi progettati da Savioli nei confronti dell"unità di abitazione" di Le Corbusier arricchita in questo caso dallinconsueta articolazione di cellule grazie alla scoperta delle possibilità espressive della ripetibilità altri ne rivendicano lautonomia, rintracciando semmai una qualche influenza linguistica nelle esperienze giapponesi di Kunio Maekawa e Kenzō Tange e nella sintesi neoplastica dellincastro e dello slittamento dei piani. In generale tutti concordano nel riconoscere lerompente vitalità degli edifici progettati da Savioli, dovuta principalmente alla cura rivolta alla composizione dei volumi, dove gli elementi verticali sono rigorosamente contrappuntati da quelli orizzontali, in un originale ed efficace movimento di masse Koenig, 1968.