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ⓘ Storia della Sardegna contemporanea




Storia della Sardegna contemporanea
                                     

ⓘ Storia della Sardegna contemporanea

La storia della Sardegna contemporanea può essere fatta partire, dal punto di vista istituzionale e politico, dalla fusione perfetta del 1847 tra tutti i territori del Regno di Sardegna. In quel momento lisola, abbandonando lautonomia le ultime vestigia statuali acquisite in periodo iberico, diventava parte integrante di unentità statale unitaria più ampia, composta dallinsieme dei possedimenti sabaudi, retta dopo un anno dallo Statuto Albertino. Lintegrazione geografica e giuridica verrà poi ampliata allItalia nel Risorgimento con lunificazione che sfocerà nella proclamazione del Regno dItalia del 1861. Tale dizione sostituirà quella fino ad allora in uso di Regno di Sardegna, che aveva descritto lisola dalla fondazione del Regno da parte dei catalano-aragonesi in poi.

                                     

1. Le premesse

I primi passi verso quella che sarebbe stata la condizione strutturale della Sardegna contemporanea possono rinvenirsi già negli anni della Restaurazione il periodo successivo alla conclusione del Congresso di Vienna, quando gli assetti geo-politici scaturiti dalla sconfitta della Francia napoleonica consentiranno alla classe dominante del Regno sardo di avviare una stagione di riforme legislative rivolte alla modernizzazione dello Stato.

                                     

2. Riforme legislative ed economiche

Le riforme furono inaugurate nel 1820 con il famigerato Editto delle Chiudende chiunque fosse riuscito a cingere un pezzo di terra non gravato da diritti proprietari – ossia la maggior parte delle terre agricole e pastorali dellisola – ne diventava automaticamente proprietario, proseguì nel 1827 con ladozione del nuovo codice civile di Carlo Felice che sostituiva la Carta de Logu, quindi con labolizione del feudalesimo alla fine del decennio successivo. Tuttavia, nel loro insieme, tali riforme non facevano che stravolgere gli assetti produttivi e sociali, senza tener conto delle esigenze quotidiane della popolazione e senza creare le condizioni economiche, finanziarie e politiche perché tale modernizzazione fosse realmente efficace. Un numero cospicuo di famiglie persero le proprie fonti di sostentamento, favorendo gli arricchimenti improvvisi e la creazione di una rendita parassitaria di coloro che erano riusciti, con spesa modesta, a divenire proprietari di immense estensioni di terra. Il regime successorio le regole che presiedevano alla trasmissione delle eredità, frammentando tali proprietà, generava poi ulteriori conflitti e impediva la messa a frutto delle terre finalmente acquisite in proprietà piena. Contemporaneamente, molte risorse dellisola e diversi comparti produttivi, venivano appaltati a imprese esterne, che trasformavano le materie prime e commercializzavano il prodotto finito, acquisendo tutto il valore aggiunto. Ciò era reso possibile dallutilizzo come manovalanza della gran massa di espulsi dal mondo agro-pastorale in seguito alla chiusura delle terre. In tale contesto prendono avvio nuove forme di imprenditoria locale, soprattutto nelle principali città Sassari e Cagliari, non solo come indotto delle attività agricole e zootecniche, ma anche dellindustria estrattiva

                                     

3. Gli intellettuali dellOttocento

Nella prima metà del XIX secolo emerge in Sardegna una classe intellettuale che, attraverso la carriera burocratica e accademica, viene veicolata e cooptata nei ranghi della classe dirigente dello Stato. Si tratta di un ceto assortito ma ideologicamente omogeneo. Fedeltà alla casa Savoia e desiderio di riscatto per la propria terra dorigine si compongono in modo contraddittorio, ma senza apparenti conflitti, in personalità quali quelle di Giuseppe Manno, gran funzionario dello Stato e insieme esimio storico, il primo storico sardo moderno. Oppure come Vittorio Angius, co-estensore del Dizionario geografico, storico, statistico, commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna di Goffredo Casalis. Da citare, sempre nel mondo degli studi, Giovanni Siotto Pintor, magistrato e uomo politico ma anche erudito e letterato, ed il canonico Giovanni Spano, storico, linguista e archeologo; questi intraprese i primi scavi archeologici e, pur adottando metodologie oggi ritenute discutibili quali la grafia latineggiante, pose nellintellettualità la questione della lingua sarda, dedicando ad essa due opere, l Ortografia Sarda Nazionale ossia Grammatica della lingua logudorese paragonata allitaliana ed il Vocabolario Sardo-Italiano e Italiano-Sardo.

Nel 1847, con lUnione Perfetta decretata da re Carlo Alberto ossia lestensione alla Sardegna dellordinamento giuridico e delle istituzioni degli altri territori della corona, la frazione intellettuale-liberale della borghesia sarda credette di avere definitivamente le porte aperte per una parificazione anche economica e sociale con la terraferma. La delusione per le conseguenze di tale scelta porteranno in breve alla prima stagione autonomista: la richiesta del riconoscimento di uno status speciale per la Sardegna nellambito del nuovo Stato che andava nascendo. Protagonisti politici del primo autonomismo sardo furono Giovanni Battista Tuveri e Giorgio Asproni.

Durante il Risorgimento anche in Sardegna la popolazione era ancorata a schemi e a valori largamente pre-moderni, distante geograficamente dal nuovo Stato anche per via delle diversità linguistiche, nonché del più pesante analfabetismo di massa dellintero Regno dItalia, e dovette sopravvivere in condizioni di precaria sussistenza. Nel 1863 la Compagnia Reale delle Ferrovie Sarde ottenne la concessione con la quale stipulò una convenzione per la realizzazione di 400 km di ferrovia nellisola, nel 1896 erano stati realizzati 414 km di strade ferrate.

Relativamente a quegli anni bisogna ricordare la famosa vicenda delle Carte di Arborea, assortimento di documenti di età medievale, messi in circolo a partire dal 1846 da Pietro Martini esponente della ricerca erudita del periodo ed assurti ben presto a caso accademico internazionale. Dopo tre decenni di dibattiti, e dopo che molti documenti erano stati pubblicati ed utilizzati come base di corsi accademici, di monografie, di ricostruzioni storiche, la sentenza dellAccademia di Berlino presieduta dal grande storico Theodor Mommsen ne decretò definitivamente la falsità.



                                     

4. Economia e crisi sociali tra Otto e Novecento

Dopo le ultime crisi, dovute allabolizione di ulteriori diritti civici, nei successivi anni ottanta, la crescente domanda estera di alcuni prodotti sardi e una congiuntura economica favorevole avevano portato lisola a un primo progresso economico, con la prospettiva di ricadute sociali favorevoli prima diminuzione del banditismo. Nel giro di pochi anni, però, ad una repentina crisi del credito sardo che colpì imprese e famiglie, si aggiunse nel 1887 lannullamento dei trattati commerciali con la Francia governo Crispi, chiudendo uno dei mercati principali dellimport-export della Sardegna. Le conseguenze saranno una grave crisi nel settore agroalimentare, crisi economica, tensioni sociali e il verificarsi del primo fenomeno dellemigrazione.

Ancora una volta era il mondo agro-pastorale a pagare le conseguenze più gravi. Una folla di braccianti, pastori e addetti ai settori dellindotto veniva ricacciata nella disoccupazione oppure verso il lavoro in miniera o lemigrazione. La crescente domanda di lavoro faceva crollare i salari e rendeva le condizioni lavorative precarie. Negli anni ottanta e novanta vi fu una recrudescenza del fenomeno del banditismo, che fu contrastato con mezzi improvvisati e comunque solo dal lato della repressione. La grave situazione dellisola indusse il governo Crispi nel 1894 a commissionare al deputato Francesco Pais-Serra una indagine conoscitiva sulla situazione. Due anni dopo, la relazione conclusiva indicherà non solo e non tanto nella questione dellordine pubblico, ma soprattutto nelle carenze infrastrutturali e nelle gravi responsabilità della politica ancorata a pratiche clientelari di potere personale e familistico la radice dei problemi sardi. Già lanno successivo 1897, però, a conferma della concezione imperante, viene pubblicato con gran rumore il saggio" antropologico” di scuola lombrosiana La delinquenza in Sardegna, di Alfredo Niceforo. Vi si tratteggiava uno studio fisiognomico e pseudo-storico da cui emergeva il tratto congenitamente deviante della natura dei sardi, specie di quelli delle zone interne. Non si doveva cercare la ragione del fenomeno banditesco e del degrado sociale della Sardegna in cause materiali, economiche o politiche, ma nella conformazione del cranio dei sardi, di quelli stanziali in Gallura e nelle zone dellinterno in particolare: così asseriva in un passo, poi riportato in uno dei noti murales di Orgosolo: fra i vari tipi di cranio della zona criminale, tutti appartenenti ai popoli più selvaggi e primitivi, uno è particolarmente diffuso nella Sardegna centrale: si tratta del "parallelepipedoides variabilis sardiniensis" ". Ne seguì qualche polemica, ma soprattutto una generale accettazione di tale verdetto che convinse la stessa Grazia Deledda, allora in rapida ascesa presso i circoli letterari italiani.

Due anni dopo nel 1899, dopo la visita della coppia reale sabauda nellisola in occasione del centenario della fuga in Sardegna dei Savoia, conseguente alle conquiste napoleoniche, ai primi dellestate venne allestita una grande spedizione militare volta al ripristino dellordine pubblico, operazione cui parteciparono i reduci dalle guerre in Africa. Interi villaggi furono occupati, le campagne battute a tappeto, i beni requisiti. Quando non ci fu altra risorsa, si ricorse al fermo dei familiari dei latitanti senza esclusione di donne, vecchi e ragazzi. Migliaia di persone tratte agli arresti, detenzioni arbitrarie, confessioni estorte con la forza e una serie di processi di massa che alla fine portarono a pochissime condanne e al totale fallimento del piano. Loperazione suscitò scandalo nellopinione pubblica sarda, informata e coinvolta dai giornali, su cui buona parte del crescente ceto intellettuale riversava idee e commenti.

                                     

5. Proteste di massa e repressione

Nel 1904 a Buggerru, grosso centro minerario sulla costa sud-occidentale, per protestare per le condizioni disumane di lavoro i minatori si rifiutarono di lavorare e presentarono le loro istanze alla società francese che gestiva le miniere, per tutta risposta questi chiamarono lesercito che fece fuoco sugli operai uccidendone tre e ferendone molti. Quella domenica 4 settembre 1904 sarà ricordata come la data delleccidio di Buggerru per il quale sarà fatto il primo sciopero generale in Italia.

Solo due anni dopo 1906, il caro-prezzi e condizioni di vita precarie per gran parte dei lavoratori porteranno alle rivolte cittadine di Cagliari e del circondario, poi di gran parte dellisola. Anche in questo caso la risposta fu di tipo eminentemente repressivo, con migliaia di militari impegnati. Emersero prepotentemente sentimenti di tipo autonomista e indipendentista, con la minaccia, gridata a gran voce dalle folle radunate, di ricacciare in mare" i continentali”. Le fortune politiche del giolittiano F. Cocco-Ortu, punto di riferimento della politica isolana, arrivato sino alla carica ministeriale, non avranno alcun positivo riscontro sulle condizioni generali della Sardegna. I sentimenti identitari e la crisi di rappresentanza saranno le cause del successo che, di lì a pochi anni, arriderà al movimento dei reduci dal fronte.

                                     

6. Vita culturale

Questa è anche lepoca dellaffermazione oltre i confini isolani di Grazia Deledda, ma anche, in misura minore, di altri artisti come il poeta Sebastiano Satta, lo scrittore Enrico Costa, lo scultore Francesco Ciusa, solo per citarne alcuni. Giornali, teatro, università animano la vita delle città Cagliari e Sassari in primis. Ma hanno una portata assai minore sulle popolazioni rurali e dellinterno. Infatti, parallelamente allacquisizione di mezzi espressivi nuovi permanevano forti le tradizioni culturali popolari. Nel corso dellOttocento, anzi, la poesia sarda aveva vissuto una stagione di grande affermazione con i vari Luca Cubeddu, Melchiorre Murenu e poi Peppino Mereu solo per citarne alcuni. Verso la fine del secolo inoltre le gare di improvvisazione poetica, che prima si svolgevano privatamente, vengono strutturate e hanno luogo nelle pubbliche piazze la prima si svolse ad Ozieri, specialmente in occasione delle feste paesane. In breve tempo diviene un fenomeno di massa, con un suo star-sistem fatto di professionisti dellimprovvisazione e un vastissimo pubblico di estimatori esperti ed esigenti.

La musica tradizionale vede affiancarsi alle launeddas, al cantu a tenore e al cantu a chiterra canto sardo accompagnato dalla chitarra un nuovo strumento musicale, lorganetto diatonico, che supporta o sostituisce la voce umana e gli strumenti tradizionali nellaccompagnamento del ballo.

La cultura sarda, tra Otto e Novecento, diventa oggetto di studi accademici. La lingua viene studiata oltre che sullisola Giovanni Spano, Vittorio Angius soprattutto in Germania.

Larcheologia, dopo il periodo pionieristico avviato da Giovanni Spano, in seguito alla nascita delle Soprintendenze Archeologiche, comincia a divenire materia di catalogazione e di studio e si tentano le prime azioni di salvaguardia. Cospicuo fu il contributo dellarcheologo Antonio Taramelli che diresse le soprintendenze per un arco di oltre tre decenni e studiò e catalogò centinaia di reperti, strutture e siti. La musica popolare è oggetto di studi scientifici, fra gli studiosi Giulio Fara e letnomusicologo Andreas Bentzon autore di un esemplare studio sulle launeddas. Laffermazione letteraria e artistica di tanti autori sardi comincia a far conoscere nel resto dItalia e al mondo il patrimonio antropologico e storico della Sardegna.



                                     

7. La Prima guerra mondiale le sue conseguenze

Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale e lentrata nel conflitto dellItalia 1915, fu creata la Brigata Sassari, che si distinguerà in molte operazioni, come sul Carso o sullAltopiano di Asiago, molte delle quali rievocate da Emilio Lussu in Un anno sullAltipiano, e che sarà insignita di due Medaglie doro al valor militare.

Alla fine del conflitto novembre 1918, le perdite tra i militari sardi saranno le più alte tra i contingenti italiani al fronte il 13% circa degli arruolati, contro la media nazionale del 10%.

Con lesperienza bellica della Brigata Sassari, oltre ad aver dato un rilevante contributo alla vittoria italiana, i sardi ebbero modo di sviluppare unesperienza ed una coscienza comune di sé stessi in quanto sardi. Nonostante il loro essenziale contributo fosse stato ufficialmente riconosciuto, nel 1918, dallo stesso presidente del Consiglio Orlando che aveva parlato di un debito che la nazione doveva saldare con lisola, in concreto per il momento il debito rimase insoluto. Fattori quali il difficile reinserimento dei reduci e il senso di delusione nei confronti dello Stato per gli scarsi investimenti nellisola portarono alla nascita del movimento dei reduci, nel Partito dei Combattenti che conquisterà larghi consensi nelle elezioni politiche del 1919 e del 1921; lo stesso anno sarà fondato il Partito Sardo dAzione, guidato da Camillo Bellieni ed Emilio Lussu.

                                     

8. Il fascismo in Sardegna

Una risposta alle aspettative della Sardegna, anche per le sue perdite nella prima guerra mondiale, arrivò con la "Legge del miliardo" nel 1924, che prometteva di spendere in opere pubbliche quella cifra in un decennio. Inoltre veniva istituito, con sede a Cagliari, il Provveditorato delle Opere Pubbliche che aveva il compito di pianificare la spesa. In realtà nel 1933 erano stati spesi solamente 430 milioni. Il Fascismo intraprese diverse grandi opere pubbliche, fra cui importanti bonifiche agrarie e idrauliche che porteranno alla nascita, fra gli altri, dei borghi di Arborea allora chiamata Mussolinia di Sardegna e Fertilia. Nella metà degli anni trenta lattenzione del regime si volse verso le miniere, dal 1935 le attività estrattive conobbero una grande espansione e la produzione raggiunse livelli record. In questo contesto nel 1938, per ospitare i minatori, fu fondata la città di Carbonia. Le misure economiche volute dal regime, la realizzazione di infrastrutture, la valorizzazione dellagricoltura e delle miniere, costituiranno una risposta alle istanze di sviluppo dellisola, tuttavia la strutturazione delleconomia risponde alle esigenze dello Stato centrale in particolare alla politica dellautarchia. Come nel resto dItalia, dal lato culturale il Regime perseguirà un forte nazionalismo linguistico, imponendo uno stretto e rigoroso uso dellitaliano a scapito del sardo e lingue locali.

Nonostante ladesione al Regime, non mancheranno tuttavia grandi oppositori a Mussolini: oltre Emilio Lussu e Antonio Gramsci, vanno ricordati almeno Michele Schirru, il giornalista Michele Saba e lingegner Dino Giacobbe, tra i maggiori esponenti dellantifascismo isolano.

                                     

9. La Seconda guerra mondiale

La Seconda guerra mondiale vide la Sardegna strategicamente coinvolta nel conflitto, specie come base aerea e navale, e divenne teatro di pesanti campagne di bombardamento da parte degli Alleati su porti, aeroporti, ferrovie, industrie e paesi. Questi continuarono almeno fino allestate del 1943 e alcuni sono ancora tristemente ricordati, come il bombardamento di Cagliari di quellanno in cui la città fu distrutta al 70%.

Alla data dellArmistizio di Cassibile dell8 settembre 1943, nellisola vi erano 32.000 uomini della 90. Panzer Division e 130 mila militari italiani al comando del generale Antonio Basso. La Sardegna, uscì dal teatro del conflitto, con la ritirata delle truppe tedesche fino allimbarco per la Corsica il 17 settembre, dove affronteranno duri combattimenti con i francesi.

La Sardegna così restò parte del Regno del Sud e venne quindi risparmiata dai seguenti anni di guerra e di guerra civile nel centro-nord del paese, decine di migliaia di sardi lottarono a sostegno della Resistenza e alcuni a sostegno della Repubblica Sociale Italiana, fra cui personalità come Ennio Porrino, Francesco Maria Barracu e Giuseppe Biasi, mentre altri come Gavino De Lunas furono vittime degli eccidi nazi-fascisti.

                                     

10. Secondo dopoguerra

La conclusione della seconda guerra mondiale viene annunciata in anteprima da Radio Sardegna di Bortigali, venti minuti prima di Radio Londra. Al referendum istituzionale del 2 giugno 1946 i sardi confermarono per oltre il 60% al fedeltà alla monarchia come il resto del mezzogiorno, ma a scrutinio concluso lItalia divenne una repubblica parlamentare.

                                     

10.1. Secondo dopoguerra I primi interventi

Nel 1946, assieme all Alto Commissariato Italiano per lIgiene e la Sanità equivalente allattuale Ministero della Salute, allUnited Nations Relief and Rehabilitation Administration UNRRA, e alla Economic Cooperation Administration ECA, finanziaria del Piano Marshall, la Fondazione Rockefeller partecipò allefficace opera di eradicazione della malaria in Sardegna, mediante il finanziamento dellEnte Regionale per la Lotta Anti-Anofelica in Sardegna ERLAAS.

                                     

10.2. Secondo dopoguerra La Regione a Statuto Speciale

Contemporaneante alla Costituzione repubblicana nel 1948 fu promulgato lo Statuto Speciale di Autonomia, il secondo dopo la Sicilia e oggi esteso in totale a cinque regioni. L8 maggio 1949 si tengono quindi le prime elezioni regionali.

Dagli anni 50 la Nato e gli USA, con linsorgere della guerra fredda, per il controllo dellintera area mediterranea, avevano eletto lisola a perno del sistema politico-militare dellalleanza nord-atlantica, ed è stata trasformata in una grande area strategica di servizi bellici essenziali. Le servitù militari localizzate nellisola sono al momento attuale pari al 60% delle servitù militari italiane.

                                     

10.3. Secondo dopoguerra Lemigrazione, il Piano di Rinascita e lindustrializzazione

Negli anni 50 uno dei fenomeni più caratterizzanti fu quello dellemigrazione che raggiunse i connotati di un esodo. A causa della grave crisi economica, nel 1951 fu istituito lETFAS Ente di Trasformazione Fondiaria e Agraria della Sardegna con il compito di promuovere azioni di programmazione e investimenti nel comparto agro-pastorale, che aveva posto in essere delle misure legislative speciali per il finanziamento dellindustrializzazione della Sardegna così nacquero i due poli petrolchimici di Porto Torres e Sarroch. Il processo dindustrializzazione proseguirà fino agli anni 70, quando nascerà il polo di Ottana a seguito delle indicazioni della Commissione dinchiesta parlamentare sul banditismo in Sardegna.

Lindustrializzazione, voluta anche per indebolire le strutture socio-economiche agro-pastorali che si pensava alimentassero il fenomeno del banditismo, fallisce nel suo intento, provocando al contempo ulteriore disgregazione sociale.



                                     

10.4. Secondo dopoguerra La Legge De Marzi-Cipolla

Un cambiamento positivo sarà determinato dallapprovazione il 27 gennaio 1971 della cosiddetta Legge "De Marzi-Cipolla" sui fondi rustici, che porrà fine alle lotte per il pascolo ed in buona parte al fenomeno del banditismo. In questo periodo, persistono comunque diversi problemi ne emergono altri, quali gli incendi, la siccità ora molto attenuata, i sequestri di persona, scomparsi solo negli anni novanta, e diversi attentati pubblici condotti da movimenti afferenti allestrema sinistra ed allindipendentismo radicale.

Col miracolo economico italiano si verifica a uno storico movimento migratorio interno verso le coste le aree urbane di Cagliari, Sassari-Alghero-Porto Torres e Olbia, che raccolgono oggi gran parte della popolazione sarda. Cresce e si afferma il settore turistico, fino a fare dellisola una delle mete più conosciute a livello italiano e internazionale, in particolare grazie alla Costa Smeralda. Rimangono inoltre sempre vivi i fermenti culturali le tradizioni popolari, come la nascita di talenti artistici e letterari e di figure politiche ai massimi livelli, fra cui Antonio Segni, Enrico Berlinguer e Francesco Cossiga.

In questo periodo si produce una svolta sociale, grazie alla maggiore scolarizzazione e primo ingresso di massa dei ragazzi sardi nelle università di Sassari e Cagliari, come in altre italiane e straniere. Sebbene i livelli di reddito e di prodotto interno lordo pro-capite rimangano sotto la media nazionale, si evidenzia una crescita netta e labbandono degli ultimi posti tra le regioni italiane: alla fine del XX secolo la Sardegna si attesta economicamente a metà fra strada fra centro e sud Italia, con un reddito medio pro capite simile a quello dellAbruzzo, poco inferiore alla media europea. Altri indicatori ne sanzionano gli innegabili progressi sia economici, sia sociali, ma non annullano le oggettive difficoltà di crescita e sviluppo organico ancora presenti. Negli anni recenti, le nuove tecnologie informatiche, con esperienze come Video On Line e Tiscali, e il miglioramento dei trasporti, specie quelli aerei con le compagnie aeree a basso costo, hanno attenuato la condizione di insularità e contribuito a innovare e diversificare leconomia locale.