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ⓘ Storia istituzionale italiana




Storia istituzionale italiana
                                     

ⓘ Storia istituzionale italiana

Per storia istituzionale italiana sintende il complesso dei fenomeni giuridici e sociali che hanno descritto la dinamica politica in, Italia dal 1861 ad oggi.

Il processo nel quale si sono succeduti i diversi momenti della storia istituzionale italiana è suddivisibile in:

  • Guerra civile 1943-1945 che termina con la vittoria del Regno del Sud, continuazione del precedente Regno dItalia, e la sconfitta delle forze fasciste della Repubblica Sociale Italiana.
  • Stato fascista 1925-1943, coincidente con la dittatura di Benito Mussolini;
  • Stato liberale 1861-1925, che inizia con la costituzione del Regno dItalia e termina con il discorso di Benito Mussolini del 3 gennaio 1925;
  • Monarchia 1861-1946
  • Repubblica dal 1946, che nasce con il referendum del 2 giugno e che si dota di una nuova Costituzione nel 1948.
                                     

1.1. Regime liberale La nascita del Regno dItalia

Lunificazione del Regno dItalia fu caratterizzata per la sua relativa rapidità nel processo di costituzione aprile 1859 – marzo 1861 anche grazie alle capacità politiche della classe dirigente del Regno di Sardegna e soprattutto di Cavour Destra storica.

Altra caratteristica fondamentale fu il ritardo con cui tale processo si manifestò rispetto ad altre nazioni europee esclusa la Germania, che venne unificata solo nel 1871. Tutto ciò comportò, per il nuovo stato, una rapida successione di importanti sfide, che altrove erano state diluite in tempi molto più lunghi. Anche per questo la classe politica dellepoca scelse una struttura statale caratterizzata da un forte accentramento per scongiurare le tendenze scissioniste e federaliste, e lutilizzo non raro dellesercito.

Ulteriori difficoltà furono dovute al contrasto che il nascente stato ebbe con alcune autorità che per diversi anni mantennero una certa influenza politica, come il Re di Napoli rifugiatosi a Roma, LAustria, la Chiesa cattolica, e come se non bastasse verso la fine del secolo, il clima sociale fu ancora più turbato dalle prime organizzazioni ispirate al conflitto di classe anarchici e socialisti.

                                     

1.2. Regime liberale La regolamentazione fondamentale del nuovo stato

Il nuovo stato fu regolato dallo Statuto Albertino, che era stato precedentemente emesso nel 1848 dal Re di Sardegna e che fu esteso, dopo lunificazione, a tutto il territorio italiano. Sostanzialmente, lo statuto, attribuiva al re il potere di governare tramite i suoi ministri che nominava e revocava autonomamente. Non era previsto dunque il governo come soggetto autonomo dal sovrano.

Per tutto il" periodo liberale” il governo fu stretto tra il potere del re e quello del parlamento. Questultimo organo era formato dal Senato del Regno e dalla Camera dei deputati. Il primo non era elettivo e proprio per questo fu destinato a giocare un ruolo sempre minore rispetto alla Camera dei deputati, legittimata dal voto popolare, pur limitato a una minima percentuale di cittadini fino al 1919, data dellentrata in vigore del suffragio universale maschile.

                                     

1.3. Regime liberale Il sistema politico

Nei primi anni la politica del nuovo stato pareva affermarsi intorno a una dinamica bipartitica, in parlamento si fronteggiarono infatti la destra e la sinistra" storica”. Presto però i deputati diedero vita al fenomeno chiamato" trasformismo” che comportò una mancanza di alternanza reale tra destra e sinistra al governo trattandosi piuttosto di giochi parlamentari di alleanze mutevoli nel contesto parlamentare. Inoltre la democrazia italiana iniziò quasi subito a caratterizzarsi per una durata limitata dei governi in media solo 13 mesi. Il trasformismo infatti emerse anche in risposta alla elevata debolezza dei governi oltre che alla necessità, per i liberali, di far fronte comune contro le fazioni" antisistema”.

Unulteriore particolarità del nuovo sistema politico era lassenza di fazioni espressamente cattoliche, posizioni che si erano autoescluse dalla competizione parlamentare a seguito del non expedit. Tuttavia, fin da questi anni, la corrente cattolica prese a realizzare una fittissima rete associativa su tutto il territorio nazionale. Solo dopo laumentare dellinfluenza del socialismo, la chiesa decise di rivedere le proprie posizioni, revocando il divieto di partecipazione cattolica alla competizione politica, a certe condizioni.

Il Partito Socialista Italiano nato fin dal 1892 presentò subito una divisione interna tra" riformisti” e" massimalisti”, ma ciò non bastò per fermare lascesa elettorale della nuova formazione partitica.

I liberali come Sonnino e Pelloux risposero al crescente conflitto sociale con una doppia strategia fondata sulla repressione e la concessione di alcune riforme, tra cui la riforma agraria. Tale strategia si rivelò però inefficace e anzi controproducente, essa innescò infatti un aumento delle ostilità antisistema. Il secolo si chiuse con un evento esplicativo della situazione politico-sociale italiana: lassassinio del Re Umberto I ad opera di Gaetano Bresci.

I primi quindici anni del nuovo secolo furono determinati dalla politica di Giolitti liberale il quale si propose di affrontare il problema del conflitto sociale cercando lintegrazione nel sistema delle componenti antagoniste cattoliche e socialiste, pensando poi di sviluppare alleanze parlamentari con entrambe, sfruttando la competizione fra esse. Il risultato in questo senso fu mediocre, dato il continuo manifestarsi del trasformismo invece che di reali alternanze politiche di governo. Sul piano politico però Giolitti ebbe anche alcuni successi, come il" Patto Gentiloni” che assicurò ai liberali un certo sostegno da parte della forza elettorale cattolica, attribuendo così al suo partito una posizione di predominanza.



                                     

1.4. Regime liberale La fine della fase liberale

LItalia entrò nella prima guerra mondiale per decisione del governo Salandra I con lappoggio del Re, nonostante liniziale opposizione della maggioranza parlamentare. Le conseguenze della partecipazione alla guerra furono profonde, soprattutto nelle classi inferiori della società italiana, le quali pagarono il principale contributo di sangue. È in questo periodo che il movimento socialista si radicalizzava e si mobilitava in maniera sempre crescente scatenando un processo di contromobilitazione delle classi agiate, particolarmente sensibili al mito della" vittoria mutilata”. È in questi settori della società che il fascismo trovò i suoi sostenitori.

Nello stesso periodo anche i cattolici si organizzarono in maniera decisiva, fondando nel 1918 il Partito Popolare Italiano, seguito lanno successivo dalla definitiva revoca del non expedit. Il PPI trovò subito un capo riconosciuto e condiviso nella personalità di don Luigi Sturzo.

A seguito delle elezioni del 1919, con la nuova legge elettorale proporzionale, i liberali furono definitivamente spodestati dalla posizione dominante che fino ad allora avevano goduto al parlamento. Sia il Partito Socialista Italiano che il Partito Popolare Italiano, infatti, guadagnarono insieme più della metà dei seggi.

Mentre il sistema politico era paralizzato dai veti incrociati e dallelevata conflittualità, il movimento fascista, con a capo Benito Mussolini, sfruttò loccasione di fragilità istituzionale e giunse al potere il 28 ottobre 1922.

                                     

1.5. Regime liberale Regime fascista

Lingresso in politica del movimento fascista caratterizzò un cambiamento radicale per la fisionomia dello stato italiano nel quale, per la prima volta, venne utilizzata la minaccia delluso della forza per ricevere il potere esecutivo da parte del Re.

Dal punto di vista istituzionale, il processo che segnò il passaggio dal regime liberale al regime autoritario si articolò sostanzialmente in tre passaggi.

  • Lapprovazione di una legge elettorale maggioritaria, la legge Acerbo: in base ad essa, la forza politica che avesse ottenuto la maggioranza relativa dei voti e almeno il 25% avrebbe ottenuto i 2/3 dei seggi alla Camera. Tale formula elettorale trovò la sua applicazione nelle elezioni del 1924.
  • La costituzionalizzazione del Gran consiglio del fascismo, che fino ad allora era stato un semplice organo interno al partito fascista. Il Gran consiglio aveva il compito di formulare una lista unica di candidati da sottoporre allapprovazione del corpo elettorale: fu così istituito il sistema plebiscitario, che si concretizzò nelle elezioni del 1929 e in quelle del 1934. Il nuovo ruolo assunto dal Gran consiglio fu sintomatico della stretta relazione fra organi costituzionali e partito.
  • Listituzione, nel 1939, della Camera dei fasci e delle corporazioni, che sostituì la Camera dei deputati: la definitiva rimozione di ogni carica elettiva portò alla scomparsa degli ultimi simulacri dello stato pre-fascista. I componenti del nuovo organismo erano i membri del Consiglio nazionale del partito fascista e quelli delle corporazioni; il suo rinnovamento era regolato da semplici avvicendamenti nelle cariche.

Il nuovo sistema inizialmente non aveva le caratteristiche del regime totalitario, ma con il passare degli anni mostrò di voler andare in quella direzione, portando ad una sempre maggiore pervasività del ruolo dello stato nel tessuto sociale. Il totalitarismo non fu raggiunto in quanto il re manteneva, seppur formalmente, il vertice del potere statale e la facoltà di revocare il capo del governo facoltà che il re Vittorio Emanuele III esercitò il 25 luglio 1943.

                                     

2. Periodo costituzionale transitorio

Il 24 luglio 1943 fu convocato, dopo alcuni anni, il Gran Consiglio del Fascismo. Allordine del giorno vi era la mozione del gerarca Dino Grandi, con la quale si chiedeva al re di riappropriarsi della sua facoltà di comandante in capo delle forze armate. Vittorio Emanuele III colse allora loccasione per licenziare il capo del governo, Mussolini, e farlo arrestare. Nominò in sua sostituzione il maresciallo Pietro Badoglio. Era il 25 luglio 1943: si aprì il cosiddetto periodo costituzionale transitorio. Esso si articolò in tre passaggi:

  • fase costituente 2 giugno 1946 - 1º gennaio 1948.
  • fase della liberazione dal nazi-fascismo 25 luglio 1943- 25 aprile 1945;
  • fase dellordinamento provvisorio 25 aprile 1945 - 2 giugno 1946;
                                     

2.1. Periodo costituzionale transitorio La liberazione

Durante la fase della liberazione, lItalia divenne un paese a sovranità limitata, sotto la tutela degli Alleati. Linfluenza degli USA fu decisiva sia per la ripresa economica, che per il consolidamento delle forze moderate nel sistema partitico.

                                     

2.2. Periodo costituzionale transitorio Fase costituente

Dopo la caduta del regime vi furono diversi elementi di discontinuità come i partiti rappresentati nel parlamento, classificabili tutti come espressamente antifascisti. Nel giugno 1946 inoltre, per referendum istituzionale, lItalia divenne una Repubblica a cui seguì unassemblea costituente e lelaborazione di una nuova costituzione entrata in vigore nel 1948.

Le forze politiche che ricevettero il maggiore consenso elettorale furono i tre partiti di massa esistenti a quel tempo in Italia: DC, PSI e PCI. La costituzione italiana era simile a le altre sviluppatesi in Europa in quellepoca: lunga, con una prima parte dedicata ai diritti civili, politici e sociali, e una seconda parte che avrebbe descritto e regolato la Repubblica parlamentare italiana.

Il timore di un ritorno al passato suggerì ai redattori della costituzione lelaborazione di un complesso sistema statale basato sul ruolo cruciale assegnato al parlamento e sullistituzione di diverse istituzioni di garanzia Presidente della repubblica; Corte costituzionale; CSM; Ordinamento Regionale; Referendum abrogativo.



                                     

3. La Prima Repubblica

Il carattere della democrazia repubblicana non fu esclusivamente determinato dalla costituzione, ma anche dalla legge elettorale, la quale fu inizialmente frutto di un compromesso tra i principali partiti. Si tratta di un sistema proporzionale che premia i partiti di massa quali PCI, PSI e DC. Nel 1948 le elezioni assegnano un ampio successo elettorale alla coalizione della DC, portando il suo leader Alcide De Gasperi alla Presidenza del Consiglio. Al sistema proporzionale venne data quindi uninterpretazione maggioritaria, ma dopo lerosione dellelettorato democristiano in favore degli altri partiti minori di destra, si comprese come fosse necessaria una legge elettorale che aiutasse a formare la compagine di governo. Venne approvata nel 1953, a ridosso delle elezioni, una legge proporzionale con premio di maggioranza, conosciuta col nome di" legge-truffa”, per le modalità con le quali nacque, ma soprattutto per il fatto che si assegnava un premio piuttosto alto - il 60% dei seggi - alla coalizione di partiti che avessero ottenuto il 50% più uno dei voti. Lenorme clamore suscitato dallapprovazione della legge fece sì che il premio non venisse assegnato al partito con la maggioranza relativa, rendendo precaria la leadership della DC, partito di maggioranza relativa, allinterno della coalizione presentatasi nelle elezioni del 1953. Infatti, nelle elezioni del 1953 la coalizione dei partiti DC, e partiti vicini, non raggiunse la soglia del 50% più uno dei voti richiesti, e il premio di maggioranza non venne assegnato, indebolendo fortemente la DC e la forza centrista.

Lassetto politico si spostò, in questo periodo, verso un sistema sempre più policentrico. Infatti dopo il 1953 le coalizioni sono sempre meno coese e più allargate. Nel 1962 vince la prima maggioranza di centro-sinistra che perde il PLI ma comprende il PSI staccatosi dal PCI. In seguito, negli anni 1970, caratterizzati da forti difficoltà economiche e sociali, si sperimentarono le formule del governo di" unità” o" solidarietà” nazionale con la partecipazione del PCI al governo del paese allopposizione restò solo lestrema destra. Il tentativo però fallì presto a causa della incompatibilità tra PCI e DC. Nacque così la nuova formula: il pentapartito che formarono tutti i governi dagli anni 1980 fino alla crisi del 1992.

                                     

3.1. La Prima Repubblica Il sistema politico

Il comportamento elettorale della Prima Repubblica è suddivisibile in due fasi distinte. La prima fase andava dal 1953 al 1976 e fu caratterizzata da una crescente concentrazione del voto sui due partiti principali nel 1976 DC e PCI insieme raccolsero il 73% dei voti. Nella seconda fase, che finisce nel 1992, la tendenza si invertì e inoltre si sviluppò il fenomeno della volatilità elettorale. In questultima fase si affermò dunque una tendenza centrifuga che avrebbe favorito soprattutto i partiti di protesta i radicali prima, le leghe dopo.

Alla stabilità dei comportamenti elettorali nella Prima Repubblica corrispose la stabilità del sistema partitico. Analiticamente si riscontrano due principali sistemi di partito caratterizzati da, un pluralismo limitato pochi partiti e competizione bipolare, o da un pluralismo estremo più di cinque partiti rilevanti e competizione basata su tre poli. Questultimo caratterizzò il sistema italiano fino alla conclusione della Prima Repubblica sistemi analoghi furono" la quarta repubblica francese” e la" repubblica di Weimar” e sembra scomparire solo oggi, dopo il processo innescato dalla riforma elettorale del 1993. Nel sistema polarizzato larea di centro è" condannata” a governare, data la tendenziale riluttanza elettorale per le ali estreme, caratterizzate da una vocazione" antisistema”.



                                     

3.2. La Prima Repubblica Le istituzioni e il loro funzionamento

Il funzionamento delle istituzioni fu sempre fortemente influenzato dallevoluzione del sistema partitico. La struttura parlamentare infatti ebbe, per designazione della costituzione, un ruolo di primo piano tra i vari organismi istituzionali. Innanzitutto il governo doveva rispondere al parlamento che attraverso mozioni di fiducia o di sfiducia poteva obbligare lesecutivo alle dimissioni. Il parlamento italiano fu composto da due camere ma, eccetto alcune piccole caratteristiche di forma, non vi erano rilevanti differenze di poteri tra camera e senato.

Nelle prime elezioni della repubblica 1948, per la prima e unica volta un solo partito ottiene la maggioranza assoluta favorendo così uninterpretazione maggioritaria della costituzione. Successivamente a quelle elezioni i governi italiani furono sempre di" coalizione” caratterizzati quindi da forti differenze interne nei governi. Già dagli anni 1960 si iniziò a rincorrere la stabilità allargando il più possibile le coalizioni maggior numero possibile di seggi, ma il punto debole della Prima Repubblica fu quello che le elezioni non determinavano la composizione dei governi e il premier, ma solo la forza dei partiti interni al parlamento. Si dava quindi vita a governi frutto di mediazioni parlamentari non basati sulla diretta investitura democratica degli elettori e quindi con minore consenso.

                                     

3.3. La Prima Repubblica La crisi della Prima Repubblica

Gli anni 1980 furono caratterizzati dal trionfo del governo di centro e del suo sistema pentapartitico. In questo periodo però la conflittualità tra i partiti iniziò ad aumentare, anche in conseguenza della tendenza centripeta che portò una maggiore competizione tra i vari partiti. Quando il PSI propose la riforma istituzionale sul modello della quinta repubblica francese, incontrò lopposizione della DC e del PCI, ma inaugurò una stagione in cui si aprì la discussione sulla possibilità di riformare le istituzioni italiane che tuttavia non portarono ad alcun risultato concreto.

Negli anni che vanno dal 1989 al 1991, sul piano internazionale, avvennero importanti avvenimenti, quali la fine del comunismo reale e il crollo del muro di Berlino. A tali eventi seguì la scissione del PCI nel 1991 in PDS, e Partito della Rifondazione Comunista. Il venire meno delle paure comuniste premiò i partiti di sinistra a scapito della DC che da sempre cavalcava proprio la "paura comunista". Inoltre il partito di centro iniziò a pagare anche la crisi economica dello stato che si ritrovò con un forte debito a cui seguì un forte innalzamento delle tasse. In questo periodo iniziarono a svilupparsi le leghe che successivamente si federeranno nella Lega Nord.

Sempre negli stessi anni, il malcontento si concretizzò con la raccolta di firme per sostenere il referendum a favore di una nuova legge elettorale in senso maggioritario, che nonostante lostilità dei leader politici dellepoca, riscontrò un grande successo elettorale mettendo in luce il distacco tra società e classe politica italiana.

                                     

4.1. La seconda Repubblica Le premesse del cambiamento

I risultati delle elezioni del 1992 evidenziarono la crisi politica del pentapartito tra laltro diventato di soli quattro partiti, venendo meno allalleanza il PRI, il quale non raggiunse più la maggioranza assoluta dei voti si fermò al 48.8%. La DC toccò in questa tornata elettorale il suo minimo storico 29.7%, mentre lunico partito ad apparire in crescita fu la Lega Nord. Si aprì così un periodo di crisi, aggravato dalle dimissioni anticipate del Presidente della Repubblica Francesco Cossiga e dalla successiva paralisi decisionale per lelezione di un nuovo Presidente. Solo dopo il tragico assassinio di Giovanni Falcone la situazione si sbloccò e venne eletto Oscar Luigi Scalfaro alla Presidenza della Repubblica.

In seguito si formò il governo presieduto da Giuliano Amato, mentre iniziava a irrompere, attraverso una serie infinita di avvisi di garanzia che aprirono procedimenti penali - la maggior parte dei quali si conclusero in assoluzioni, anni ed anni dopo - sulla scena politica italiana la magistratura a partire dalla primavera del 1992 con una serie di indagini giudiziarie che avrebbero presto configurato lo scandalo di tangentopoli. La situazione di crisi politica fu accentuata dalla crisi finanziaria di quegli anni; il nuovo governo si ritrovò davanti a una situazione molto complicata a cui tentò di rispondere con un generale aumento delle tasse, comportando un ulteriore deterioramento della fiducia popolare nella classe politica.

Nella primavera del 1993 il governo Ciampi succedette Amato, durante il quale venne indetto un nuovo referendum elettorale che cambiò in senso prevalentemente maggioritario il sistema elettorale. Nel 1994 vennero indette le elezioni anticipate, che rivoluzionarono lassetto politico e consegnarono la maggioranza relativa dei consensi al neonato partito Forza Italia di Silvio Berlusconi. Le elezioni del 1994 vengono solitamente considerate la fine della Prima Repubblica.

                                     

4.2. La seconda Repubblica Il nuovo sistema elettorale

La legge elettorale del 1993 famosa con il nome di Mattarellum le elezioni anticipate del 1994 stravolsero lintero sistema politico. In primo luogo, la voce ritornò agli elettori in risposta alla fase di stallo che la classe politica stava ormai attraversando. In secondo luogo, il sistema maggioritario venne applicato su tutto il territorio nazionale, investendo comuni, province e regioni. Questo contribuì a dare maggiore rilievo a tutte le cariche monocratiche, stabilendo maggiori contatti tra la politica nazionale e quella locale: cominciava ad affermarsi laspettativa che fossero i candidati individuali a muoversi da ruoli locali come il sindaco a ruoli nazionali come il ministro e viceversa, a prescindere dalle posizioni dei partiti di riferimento.

                                     

4.3. La seconda Repubblica Le conseguenze politiche

Alla vigilia del voto che avrebbe sperimentato il nuovo sistema elettorale, la sinistra riuscì a creare una larga coalizione i progressisti che includeva PDS, PRC, Verdi e altri partiti minori. Al centro si aggregarono alcune piccole forze espressione della vecchia DC. La novità principale venne a formarsi a destra, dove Berlusconi diede vita in poche settimane a Forza Italia e creò unalleanza con lex-MSI Alleanza Nazionale e la Lega Nord. I risultati elettorali premiarono Berlusconi e la sua coalizione, che ottenne una larga maggioranza alla camera e una leggermente minore al senato. Le elezioni segnarono un significativo rinnovamento della classe politica, con più del 70% di parlamentari al loro primo mandato.

Il primo governo Berlusconi dovette presto affrontare difficoltà, dovute in particolare allaumento delle indagini sul Presidente del Consiglio le sue aziende, a cui seguì un decreto legge governativo volto a diminuire i poteri della magistratura. Il provvedimento scatenò nuove ondate di proteste, che comportarono anche un certo disappunto da parte degli alleati AN e LN. Poco dopo, a seguito di contrasti sulla proposta dellesecutivo di limitare i benefici pensionistici, la Lega uscì dallalleanza, decretando la caduta del governo.

Nonostante la richiesta di elezioni anticipate, il Presidente della repubblica Oscar Luigi Scalfaro riuscì faticosamente a costruire una maggioranza "tecnica" che sfociò nella nascita del governo Dini. Lalleanza politica detta "LUlivo" cominciò a formarsi in quel periodo, per diventare poi il perno della futura coalizione di centro-sinistra.

Nelle elezioni del 1996, LUlivo vinse e formò il primo governo Prodi. La Lega, che non si era schierata, raggiunse il suo massimo storico 10% con una campagna elettorale marcatamente anti-Berlusconi; perse però la scommessa di diventare l"ago della bilancia" per le maggioranze parlamentari, preludio di un ritorno allalleanza con Forza Italia e Alleanza Nazionale.

Il governo Prodi si caratterizzò per la sua stabilità, realizzando il record di circa due anni e mezzo di governo. Tuttavia non mancarono le forti differenze ideologiche interne alla coalizione, rafforzate dal fatto che il PRC non aveva realizzato un vero programma di coalizione con lUlivo; non avendo incarichi ministeriali, il PRC si limitava ad un sostegno esterno che ad un certo punto fece mancare, provocando la caduta del governo. Alla fine del governo Prodi seguì un nuovo tentativo "tecnico" che trovò un rapido successo, sfociato nella nascita del Governo DAlema I.

Per le elezioni del 2001 Forza Italia riuscì a consolidare una grande alleanza ri-comprendente la Lega chiamata la" Casa delle libertà”. A sinistra invece, lUlivo candidò il sindaco di Roma, Rutelli, ma il non superamento della rottura con il PRC comporterà linevitabile sconfitta elettorale. Autonomi in queste elezioni furono la lista Pannella-Bonino e LItalia dei valori.

Queste elezioni evidenziarono uno dei principali cambiamenti nel sistema politico a seguito della seconda repubblica: lalternanza governativa. Infatti, alla sinistra uscente si sostituì una forza di destra visibilmente diversa e alternativa alla precedente maggioranza. Una ovvietà questa per un sistema democratico maturo, ma che il nostro paese iniziò a conoscere solo in occasione di queste elezioni.

Il secondo governo Berlusconi fu il più lungo di tutta la storia repubblicana. La quattordicesima legislatura 2001-2006 si caratterizzò per una straordinaria stabilità governativa: lincarico di Presidente del Consiglio fu ricoperto sempre e solo dalla stessa persona, benché a capo di due successivi governi. Si erano dunque realizzati, almeno in parte, gli effetti stabilizzatori promessi dal maggioritario.

                                     

4.4. La seconda Repubblica Il nuovo sistema politico

La fase apertasi nel 1992 fu caratterizzata da un profondo mutamento di tutto il sistema politico: I protagonisti politici e partiti della Prima Repubblica scomparirono o conobbero notevoli trasformazioni scomparvero i partiti" anti-sistema”; nella classe politica nazionale entrarono nuove figure professionali imprenditori, liberi professionisti invece del consueto" politico di mestiere”; I problemi che in questa fase non vennero ancora superati sono lelevato numero di "partiti rilevanti" grandi coalizioni con piccoli partiti" ago della bilancia”.

Si era dunque sviluppata una "proporzionalizzazione" del maggioritario, che di fatto non riduceva i partiti né rendeva definitivamente stabili i governi, nonostante la positiva tenuta del governo Berlusconi II sembrasse avviarsi in quella direzione.

Dopo le elezioni del 1996 la competizione partitica assunse una struttura prevalentemente bipolare fra le due coalizioni centro-destra e centro-sinistra, venendo definitivamente meno la struttura tripolare del periodo precedente. Questa situazione mostrò una tendenza centripeta, ma le ali estreme rimasero comunque ancora forti e determinanti fino alle elezioni del 2008.

Aspetto importante avvenuto in questo periodo fu il distacco del legame di parentela tra interessi organizzati e partiti. Chiesa cattolica, Confindustria e sindacati iniziarono a perdere espliciti riferimenti partitici, cercando di rimpiazzarli con una trasversalizzazione dei collegamenti.

Alla fine della legislatura, il consenso al governo Berlusconi II si ridusse drasticamente. La situazione indusse il governo ad approvare a maggioranza una nuova legge elettorale, volta a limitare i danni dovuti al crollo dei consensi grazie allabolizione dei voti uninominali in cui la sinistra si era mostrata tendenzialmente più forte.

                                     

4.5. La seconda Repubblica Cambiamenti istituzionali

Berlusconi ricevette numerosi avvisi di garanzia durante il suo mandato, a cui rispose per la prima volta in epoca repubblicana non dimettendosi. Le indagini giudiziarie che interessarono il leader del centro-destra non si tramutarono mai in un esilio dalla politica, ma certo ne condizionarono lazione di governo in materia di giustizia.

Durante il governo Berlusconi II il Presidente della repubblica, Ciampi, si trovò di fronte a una situazione diversa da quella dei suoi predecessori. Linedita stabilità governativa infatti, pareva limitare il ruolo del capo dello stato, che tuttavia sfruttò più volte altri poteri concessi alla sua carica come il rinvio delle leggi alle camere.

In generale i rapporti tra le varie istituzioni del sistema politico italiano variarono profondamente, senza che vi fosse mai stata una riforma costituzionale. Tuttavia il tentativo di riformare la costituzione ci fu, prima nel 1997 bicamerale presieduta da DAlema, e poi nuovamente durante il secondo governo Berlusconi. A differenza del centro-sinistra, la maggioranza di centro-destra non intese perseguire la strategia della ampia maggioranza, ma varò la riforma con le proprie forze parlamentari. A questo atteggiamento corrispose una forte opposizione che culminò con un referendum confermativo che annullò la riforma per intero. Maggiore successo ebbero invece alcune riforme parziali, per lo più varate proprio con ampie maggioranze.

Vi furono poi alcuni mutamenti che, pur non essendo di carattere costituzionale, furono di estrema rilevanza; uno di questi fu la riforma dei regolamenti parlamentari, grazie alla quale il ruolo del governo ne uscì rafforzato.

La legge elettorale del 1993 aveva quindi favorito non solo un ciclo di riforme e modifiche regolamentari, ma anche una drastica evoluzione del funzionamento parlamentare. Alcuni esempi: I presidenti delle camere sono sempre meno ruoli di garanzia tecnica e sempre di più espressione delle maggioranze dal 1994 sono sempre provenienti dallarea di governo; i governi sono sempre più rafforzati, anche perché, a seguito della riforma, gli elettori conoscono chi è il futuro premier fin dallo spoglio elettorale non vè più contrattazione posticipata in merito a questa carica.

                                     

4.6. La seconda Repubblica La nuova legge elettorale del 2005

La nuova legge elettorale del 2005 elimina il voto di preferenza, forzando lelettore a scegliere allinterno di liste bloccate decise dai partiti. A parte questo, essa si configura come una legge proporzionale con soglie di sbarramento variabili e premio di maggioranza alla coalizione che ottiene più voti. Essa prevede inoltre che i partiti in coalizione siglino un programma e indichino un leader.

Vi sono delle importanti differenze tra la legge della camera e quella del senato, in questultima infatti il premio di maggioranza è su base regionale, caratteristica che ha procurato seri problemi alle elezioni politiche del 2006.

                                     

4.7. La seconda Repubblica Gli effetti nelle elezioni del 2006

Le elezioni del 2006 si caratterizzarono per il fallimento delle previsioni basate sui sondaggi, probabilmente dovuto allo stretto margine di preferenze. Al termine dello scrutinio, soltanto 24.000 voti separavano le due maggiori alleanze. Il premio di maggioranza alla Camera decretò comunque un vincitore, e il centro-sinistra poté formare il governo Prodi II.

Al senato la nuova legge elettorale produsse dei singolari effetti. I premi di maggioranza a livello regionale si annullarono a vicenda e produssero una situazione di stallo, con 155 seggi assegnati alla coalizione di destra e 154 a quella di sinistra. La maggioranza governativa si affidava quindi a 4 dei 6 senatori eletti nella Circoscrizione Estero e a diversi senatori a vita.

Lesecutivo si mostrò subito alquanto debole, in quanto la risicata maggioranza non permetteva di divincolarsi agevolmente tra gli attacchi dellopposizione e i dissidi interni alla coalizione. Il governo Prodi II cadde definitivamente il 24 gennaio 2008, producendo un rapido ritorno alle urne.

                                     

4.8. La seconda Repubblica Gli effetti nelle elezioni del 2008

La strategia dei partiti in occasione delle elezioni politiche italiane del 2008 è stata molto diversa sia nelle intenzioni che negli effetti. Dopo la drastica perdita di consenso del governo di centro-sinistra, il leader del PD Walter Veltroni decise di stringere alleanze elettorali con un solo altro partito, lItalia dei valori di Antonio Di Pietro. Gli altri partiti dellarea di sinistra formarono una coalizione elettorale dal nome La Sinistra lArcobaleno.

Forza Italia e Alleanza Nazionale si fusero molto rapidamente nel nuovo partito "Popolo della Libertà" PDL, nellambito di unalleanza programmatica con la Lega Nord che manteneva Silvio Berlusconi come leader. LUDC, nonostante diverse trattative, non rientrò più nello schieramento di centro-destra.

Le elezioni diedero unampia maggioranza alla coalizione di centro-destra in entrambe le camere. Caratteristica fondamentale di questo risultato elettorale fu la semplificazione partitica: nelle camere erano ora rappresentate solo sei formazioni PDL-Lega Nord-MPA per la destra e PD-IDV per la sinistra, con lautonoma UDC in mezzo. Le formazioni di estrema destra ed estrema sinistra non riuscirono a conquistare nessuna significativa rappresentanza parlamentare, dando limpressione che il passaggio al bipolarismo fosse definitivamente compiuto.

In seguito alla Crisi del debito sovrano europeo, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si è dimesso dal suo incarico nel novembre 2011, venendo sostituito dalleconomista Mario Monti, dando così vita al nuovo Governo Monti, il secondo governo tecnico della Repubblica Italiana. Poiché, in seguito alle dimissioni del Governo Berlusconi IV non vi fu lo scioglimento delle Camere, e quindi non vi furono nuove elezioni, la composizione del parlamento che approvò la fiducia al Governo Monti rimase quella determinata dalle elezioni politiche del 2008, dunque con la maggioranza di governo al centro-destra e la minoranza al centro-sinistra.

Durante il mandato di Monti, lItalia aveva affrontato aumenti fiscali e tagli alla spesa dello Stato, ed una serie di riforme atte a migliorare la competitività delleconomia italiana. Tali riforme, definite come politiche di austerità, attuate dal governo Monti, che hanno sollevato molte polemiche nellopinione pubblica italiana, sono percepiti in Europa come segnale di miglioramento della fiducia internazionale nellItalia. Monti è stato sostenuto da altri leader politici dellEurozona, come la cancelliera tedesca Angela Merkel e lex presidente francese Nicolas Sarkozy.

Nel corso della legislatura il Parlamento non ha modificato la legge Calderoli il cosiddetto "Porcellum", legge elettorale in vigore dal 31 dicembre 2005. Vari abbozzi di riforma erano stati tentati dai gruppi parlamentari durante lultimo anno sotto raccomandazione del Presidente della Repubblica che, in seguito allo scioglimento delle camere, si è detto rammaricato per il mancato raggiungimento di un accordo.

Nel dicembre del 2012, il Popolo della Libertà, ha ritirato lappoggio al governo Monti, causando così le dimissioni del Presidente del Consiglio Mario Monti e lo scioglimento delle camere, decretato il 22 dicembre 2012 dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, con alcune settimane di anticipo rispetto alla fine naturale della XVI Legislatura.

                                     

4.9. La seconda Repubblica Gli effetti nelle elezioni del 2013

I risultati elettorali del 2013 hanno consegnato alle aule parlamentari una composizione di eletti che non vede nessuna delle coalizioni ottenere una vittoria netta, determinando un risultato senza precedenti nella storia delle elezioni politiche italiane.

Alla Camera, Italia. Bene Comune, la coalizione di Centro-sinistra guidata da Pier Luigi Bersani, ottiene il premio di maggioranza 345 seggi su 630, assegnato grazie a uno scarto di poco più dello 0.30% del totale dei voti rispetto alla coalizione di centro-destra guidata da Silvio Berlusconi. Il Movimento 5 stelle risulta essere in Italia la vera novità di queste elezioni e si dimostra, sommando ai voti italiani quelli degli italiani allestero, la seconda forza politica in Italia, a 150mila voti di distanza dal Pd prima forza politica alla Camera. Al Senato, invece, nessuna delle coalizioni raggiunge la maggioranza assoluta di 158 seggi: Italia. Bene Comune ottiene 123 seggi, Il Popolo della Libertà 117, il Movimento 5 Stelle 54 e Con Monti per lItalia 19.

Questo risultato era inatteso, in quanto le prime proiezioni dopo linizio dello scrutinio ed i sondaggi pre-elettorali avevano fatto ritenere che Italia. Bene Comune riuscisse ad ottenere la maggioranza in entrambi i rami del Parlamento.

La nuova formazione politica del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, alla sua prima esperienza elettorale nazionale, ottiene un boom di consensi alla Camera dei deputati con percentuali superiori al 30% in Liguria, Marche e Sicilia.

Nei giorni e nelle settimane successive alle elezioni, si creò una situazione perdurante di stallo politico, che ha visto, fra le altre cose, la creazione di un gruppo di 10 saggi da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per cercare una soluzione condivisa fra le forze politiche, e successivamente la rielezione di Napolitano stesso a Presidente della Repubblica.

Lo stallo politico si risolse solamente due mesi dopo le elezioni, il 28 aprile, con la formazione del Governo Letta: la carica di Presidente del Consiglio dei ministri viene affidata da Napolitano ad Enrico Letta, vice segretario del Partito Democratico. Il governo Letta si configura come il primo esecutivo di grande coalizione della storia della Repubblica Italiana, in quanto comprende esponenti di entrambe le principali coalizioni che si contrapponevano prima delle elezioni. In particolare, la stessa carica di vicepresidente del Consiglio dei ministri è stata affidata al segretario politico del Popolo della libertà Angelino Alfano. Il Governo Letta è comunemente detto anche governo delle larghe intese.

La nuova legislatura, infine, rispetto a tutte quelle che lhanno preceduta, si segnala per letà media dei parlamentari più bassa e per il maggior numero di donne presenti in Parlamento. Infatti la percentuale complessiva di donne è del 31 per cento 32 per cento alla Camera e 30 per cento al Senato e letà media complessiva è di 48 anni 45 alla Camera e 53 al Senato.

Il 1º agosto 2013 Silvio Berlusconi, leader del Popolo della Libertà e senatore della XVII legislatura della Repubblica Italiana, viene condannato a quattro anni di reclusione per frode fiscale con sentenza passata in giudicato nel processo sulla compravendita dei diritti televisivi.

Il 30 agosto 2013 il Presidente della repubblica Giorgio Napolitano nomina senatori a vita Claudio Abbado, Elena Cattaneo, Renzo Piano e Carlo Rubbia.

Il 28 settembre 2013, in seguito alla decisione in notturna del premier Letta di posticipare il decreto che impediva laumento dellIVA dal 21 al 22%, i ministri del PdL si dimettono su input di Silvio Berlusconi, aprendo così di fatto una crisi di governo. Il Presidente del Consiglio annuncia che si presenterà a breve davanti alle camere per chiedere il rinnovo della fiducia al suo governo.

Il 29 settembre 2013 il premier Letta si reca al Colle dal Presidente della repubblica Giorgio Napolitano, per fare il punto della situazione sul Governo le alternative possibili. In precedenza il Capo dello Stato aveva dichiarato che avrebbe sciolto le camere solo se non ci fossero state alternative possibili.

Il 30 settembre 2013 a palazzo Chigi pervengono le dimissioni irrevocabili dei ministri PdL. Nel frattempo, la data per il voto di fiducia è fissata al 2 ottobre: in mattinata si voterà al senato, nel pomeriggio alla camera.

Il 1º ottobre 2013 il premier Enrico Letta respinge le dimissioni dei ministri del Popolo della Libertà Angelino Alfano, Nunzia De Girolamo, Beatrice Lorenzin, Maurizio Lupi, Gaetano Quagliariello.

Il 2 ottobre 2013 il premier Enrico Letta riferisce in mattinata al Senato della Repubblica sulla questione di fiducia. Il Popolo della libertà, dopo lannuncio della nascita di gruppi autonomi di parlamentari PdL capitanati da Angelino Alfano, Fabrizio Cicchitto e Gaetano Quagliariello favorevoli alla questione di fiducia, ritorna sulle sue posizioni e decide, diversamente da quanto stabilito nelle ore precedenti, di votare la fiducia al governo. A Palazzo Madama, presenti 305 senatori su 321, il governo ottiene la fiducia con 235 sì, 70 no M5S, SEL e Lega, e nessun astenuto su 305 votanti. Votano favorevolmente anche gli ex Movimento Cinque Stelle passati al Gruppo Misto: Fabiola Anitori, Adele Gambaro, Paola De Pin e Marino Mastrangeli; ed i tre senatori a vita presenti in aula: Mario Monti, Elena Cattaneo e Carlo Rubbia. In serata anche la Camera dei deputati, presenti 597 deputati su 630, conferma la fiducia al governo con 435 sì e 162 no.

Il 4 ottobre 2013 la Giunta per le immunità del Senato ha deciso a maggioranza di proporre allaula di palazzo Madama la votazione della decadenza di Silvio Berlusconi da senatore.

Il 30 ottobre 2013 la giunta per il regolamento ha deciso che il voto per la decadenza di Silvio Berlusconi sarà palese e non segreto. Decisivo il voto della senatrice di Scelta Civica Linda Lanzillotta che ha optato per il voto palese, facendo pendere lago della bilancia a favore di questo 7 voti per il voto palese e 6 per quello segreto.

Il 16 novembre 2013 il Consiglio Nazionale del Popolo della Libertà e Silvio Berlusconi, approvano la sospensione delle attività del PdL e il rilancio di Forza Italia, al nuovo partito però non aderiscono le cosiddette Colombe del PdL, la corrente guidata da Angelino Alfano, che forma il Nuovo Centrodestra continuando a sostenere il Governo Letta.

Il 27 novembre 2013 il Senato della Repubblica Italiana, con 192 sì, 113 no e 2 astenuti, approva con voto palese la decadenza da senatore di Silvio Berlusconi, per effetto della "Legge Severino", in seguito alla condanna di Berlusconi del 1º agosto 2013 per frode fiscale con sentenza passata in giudicato. Silvio Berlusconi perde così la carica di parlamentare della Repubblica Italiana dopo 19 anni di presenza ininterrotta. Hanno votato a favore della decadenza Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Scelta Civica, Unione di Centro, Sinistra Ecologia Libertà, Il Megafono, Per le Autonomie SVP-UV-PATT-UPT-PSI-MAIE, i senatori a vita Mario Monti, Elena Cattaneo, Carlo Rubbia e Renzo Piano, ed i senatori ex M5S passati al Gruppo Misto: Fabiola Anitori, Adele Gambaro, Paola De Pin e Marino Mastrangeli. Hanno votato contro la decadenza Forza Italia, Nuovo Centrodestra, Lega Nord e Grandi Autonomie e Libertà.

Il 4 dicembre 2013 la Corte Costituzionale dichiara lincostituzionalità dellattuale legge elettorale in riferimento al premio di maggioranza assegnato e allimpossibilità per lelettore di fornire una preferenza.

L8 dicembre 2013 Matteo Renzi, sindaco di Firenze, vince le elezioni primarie del Partito Democratico, venendo eletto segretario con il 67.8% dei voti.

Il 9 dicembre 2013, allindomani del successo nelle primarie del Partito Democratico, il segretario in pectore Matteo Renzi annuncia collaborazione col Governo e ribadisce la fiducia al Governo in un incontro col premier Enrico Letta a Palazzo Chigi. Intanto, "il Movimento dei Forconi" annuncia sciopero ad oltranza fino alla mezzanotte del 13, con lintenzione di protestare contro lillegittimità del Parlamento e i tagli del Governo. Tensioni soprattutto a Torino, Imperia e Cerignola.

L11 dicembre 2013 Enrico Letta riferisce prima alla Camera e poi al Senato riguardo alla "questione" di fiducia. Nel discorso il presidente del Consiglio attacca duramente Beppe Grillo, leader del M5s, accusandolo di alimentare linsubordinazione e i disordini sociali. Dopo attimi di tensione a Montecitorio tra deputati PD e cinque stelle, la Camera conferma la fiducia allesecutivo con 379 sì, 212 no e 2 astenuti. Favorevole la nuova maggioranza che segna la discontinuità, contraria lopposizione formata da Forza Italia, Movimento 5 Stelle, Lega Nord, Fratelli dItalia e Sinistra Ecologia Libertà.In tarda serata, anche il Senato approva la fiducia con 173 sì e 127 no. Votano a favore Partito Democratico, Nuovo Centrodestra, Scelta Civica e Per lItalia. Votano contro le opposizioni: Forza Italia, Movimento 5 Stelle, Lega Nord, Sinistra Ecologia Libertà e Fratelli dItalia. Da segnalare una spaccatura nella Lega al momento delle dichiarazioni di voto; infatti il senatore leghista Michelino Davico in dissenso con la linea del partito concede la fiducia a Letta.

Il 14 febbraio 2014 il presidente del consiglio Letta si è recato al Quirinale e ha rassegnato dimissioni irrevocabili.

Il 17 febbraio 2014, a seguito delle dimissioni irrevocabili di Enrico Letta, il segretario del Partito Democratico Matteo Renzi viene investito dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano del mandato esplorativo per formare un nuovo governo.

Il 18 e 19 febbraio 2014 il presidente del Consiglio incaricato svolge le consultazioni con i gruppi parlamentari.

Il 21 febbraio 2014 Matteo Renzi si reca al Quirinale, dove scioglie la riserva e presenta la lista dei ministri che comporranno il suo governo. Il giorno successivo il Governo Renzi presta giuramento.

Il 25 febbraio 2014 il Governo Renzi ha ottenuto la fiducia prima del Senato della Repubblica con 169 voti favorevoli e 139 contrari, poi della Camera dei deputati con 378 voti favorevoli, 220 contrari e 1 astenuto.

Il 14 gennaio 2015 Giorgio Napolitano ha rassegnato le dimissioni da Presidente della Repubblica, preannunciate nellultimo messaggio di fine anno per le difficoltà legate alletà.

Il 31 gennaio 2015, il Parlamento della Repubblica Italiana in seduta comune ha eletto Sergio Mattarella presidente della Repubblica, al quarto scrutinio con 665 voti.

Il 16 settembre 2016 muore il presidente emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

Il 4 dicembre 2016, in seguito alla vittoria del No nel Referendum costituzionale, Il premier Matteo Renzi annuncia le dimissioni.

Il 7 dicembre 2016 Matteo Renzi si reca al Quirinale per rassegnare formalmente le dimissioni. Il giorno dopo Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella comincia le consultazioni per la formazione del nuovo Governo. Il successivo 11 dicembre il presidente Mattarella conferisce al ministro degli esteri Paolo Gentiloni lincarico di formare un nuovo Governo.

Il giorno seguente, 12 dicembre, il Governo Gentiloni presta giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica.

Il governo Gentiloni ha ottenuto la fiducia alla Camera dei deputati il 13 dicembre 2016 con 368 voti favorevoli e 105 contrari. Il giorno seguente ha poi ottenuto la fiducia anche al Senato della Repubblica, con 169 voti favorevoli e 99 contrari.

Il 25 gennaio 2017 la Corte costituzionale dichiarò parzialmente incostituzionale la legge attuale corrente, il cosiddetto Italicum.

Il 27 ottobre 2017 il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, rinvia alle Camere, a norma dellart. 74, I comma, della Costituzione, il disegno di legge Misure per contrastare il finanziamento delle imprese produttrici di mine antipersona, di munizioni e submunizioni a grappolo evidenziando lesistenza di profili di incostituzionalità.

Il 28 dicembre 2017 il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dopo aver sentito i Presidenti dei due rami del Parlamento, ai sensi dellarticolo 88 della Costituzione, ha firmato il decreto di scioglimento delle Camere, che è stato controfirmato dal Presidente del Consiglio dei Ministri Paolo Gentiloni.

                                     

4.10. La seconda Repubblica Gli effetti nelle elezioni del 2018

I risultati delle elezioni del 2018 hanno visto il Movimento 5 Stelle affermarsi come lista più votata, con oltre il 32% di preferenze, mentre la coalizione più votata, quella di centro-destra, ha complessivamente raccolto circa il 37% dei voti. Laffluenza in Italia si è attestata al 72.93% per la Camera dei deputati e al 72.99% per il Senato, in calo di circa il 2.3% rispetto alle elezioni del 2013, risultando la più bassa nella storia repubblicana italiana dal 1948.

Il 1º giugno 2018 giura il Governo Conte I.

A seguito delle Europee del 2019, in cui i rapporti di forza tra i due partiti di governo si ribaltarono, crebbe il livello di tensione allinterno della maggioranza, finché il 20 agosto 2019, in seguito alla crisi di governo, il premier Giuseppe Conte rassegna le sue dimissioni e di tutto il governo nelle mani del Presidente della Repubblica. Nei giorni successivi si formò una nuova maggioranza composta da Movimento 5 Stelle e Partito Democratico, più altri partiti di sinistra, e perciò rinominata "giallorossa", che portò alla nascita del Governo Conte II.

                                     
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