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ⓘ Musica delle sfere




Musica delle sfere
                                     

ⓘ Musica delle sfere

La musica o armonia delle sfere, detta anche musica universale, è un antico concetto filosofico che considerava luniverso come un enorme sistema di proporzioni numeriche. I movimenti dei corpi celesti, inoltre, avrebbero prodotto una sorta di musica, non udibile dallorecchio umano, ma consistente in concetti armonico-matematici.

La teoria della musica delle sfere ebbe origine nellantichità e continuò a essere seguita almeno fino al XVII secolo, suscitando linteresse di filosofi, musicologi e musicisti.

                                     

1. Storia

La musica delle sfere incorpora il principio metafisico secondo il quale le relazioni matematiche esprimono non solo rapporti quantitativi, ma anche qualità che si manifestano in numeri, forme e suoni, tutto connesso in un enorme modello di proporzioni.

                                     

1.1. Storia Antichità

Pitagora, per primo, capì che laltezza di una nota è proporzionale alla lunghezza della corda che la produce, e che gli intervalli fra le frequenze sonore sono semplici rapporti numerici.

Secondo Pitagora, il Sole, la Luna e i pianeti del sistema solare, per effetto dei loro movimenti di rotazione e rivoluzione, produrrebbero un suono continuo, impercettibile dallorecchio umano, formando tutti insieme unarmonia. Di conseguenza, la qualità della vita sulla Terra sarebbe influenzata da questi suoni celesti.

Nel mondo greco il cosmo era paragonato a una scala musicale, nella quale i suoni più acuti erano assegnati a Saturno e alle stelle fisse. Il Sole era indispensabile per la realizzazione dellarmonia in quanto, secondo i greci, corrispondeva alla nota centrale che congiunge due tetracordi. Per Filolao, matematico e astronomo pitagorico, il mondo è armonia e numero, e tutto è ordinato secondo proporzioni che corrispondono ai tre intervalli fondamentali della musica: 2:1 ottava, 3:2 quinta e 4:3 quarta.

In seguito, Platone descrisse lastronomia e la musica come studi gemellati per le percezioni sensoriali: astronomia per gli occhi, musica per le orecchie, ma entrambe riguardanti proporzioni numeriche. Egli, inoltre, appoggiò lidea di una musica delle sfere nel dialogo La Repubblica, nel quale descriveva un sistema di otto globi, ovvero orbite, per i corpi celesti: stelle fisse, Saturno, Giove, Marte, Mercurio, Venere, Sole e Luna, che si distinguono in base alle loro distanze, al colore, e alle velocità di rivoluzione.

La visione di un universo strutturato in cerchi concentrici, aventi come centro la Terra, era del resto comune a tutta lantichità: si trattava appunto di sfere, ognuna delle quali contenente un pianeta, che muovendosi in maniera circolare lo trascinava con sé. Era questo movimento a generare il suono, come affermava anche Cicerone:

Più tardi i filosofi, fra i quali Tolomeo, mantennero la stretta correlazione fra astronomia, ottica, musica e astrologia. Nel IX secolo, lastronomo arabo al-Kindi sviluppò le idee di Tolomeo nel suo De Aspectibus, che associa anchesso astronomia e musica.

                                     

1.2. Storia Medioevo

Lantica concezione cosmologica della musica delle sfere passò nel Cristianesimo, dal quale venne ulteriormente meditata e approfondita, costituendo la base di numerose raffigurazioni di Angeli musicanti, suddivisi in Cori angelici gerarchicamente ordinati, identificati con le orbite celesti di astri e pianeti: nella musica delle sfere si udiva cantare cioè il coro degli angeli, che accompagnava gli eventi principali che avvenivano in Cielo, quali la Trinità, l Ascensione, l Incoronazione di Maria.

Già Agostino dIppona, nel De Musica e nelle Confessioni, vedeva nei suoni il riflesso di unarmonia primordiale dellanima. Furono poi soprattutto Macrobio e Boezio a fare da tramite fra il pensiero pitagorico, basato sul simbolismo dei numeri, e la nuova teologia cristiana. La Via Lattea, intersecando lo Zodiaco, forniva per Macrobio il "latte", ossia il nutrimento alle anime dimoranti nei cieli, in attesa di incarnarsi. Tutto luniverso è per lui fondato su rapporti numerici, nei quali si riflette il progetto creativo di Dio, esprimibili secondo accordi musicali basati sulla tetraktys pitagorica.

Boezio, ponendo le basi del quadrivium scolastico, ossia il complesso delle materie scientifiche che verranno insegnate nelle scholae medievali, spiegava lordine del cosmo secondo la rinuncia da parte dei quattro elementi agli aspetti discordanti. Egli introdusse inoltre nel De Institutione musicae una distinzione fondamentale, destinata ad avere grande fortuna nel Medioevo, tra musica mundana, propria delle sfere celesti, musica humana, quale si riflette nellinteriorità umana, e musica instrumentalis, fatta dagli uomini a imitazione di quelle.

Dante allude in più occasioni allarmonia delle sfere, in particolare nel primo canto del Paradiso della Divina Commedia, quando si rivolge allAmore che governa le Sfere dei Cieli, il cui movimento rotatorio, reso eterno dal desiderio che esso accende in loro, desta la sua attenzione "mi fece atteso":



                                     

1.3. Storia Dal Rinascimento alletà moderna

Nel Rinascimento, a fianco della teoria pitagorica si sviluppò la visione magico-ermetica dellarmonia, espressa dalla concezione del monocordo di Robert Fludd, nel quale le sfere dei quattro elementi, dei pianeti e degli angeli sono disposte verticalmente sul monocordo, accordato dalla mano divina. Dio, dunque, è architetto e musicista supremo del creato. Un modello analogo era stato delineato da Franchino Gaffurio, il quale aveva collocato i pianeti attorno a unideale corda musicale, secondo una scala eseguita dalle nove Muse, accompagnata dalle tre Grazie e diretta da Apollo.

Giovanni Keplero, nel XVII secolo, influenzato dagli argomenti di Tolomeo, scrisse il libro Harmonices Mundi, nel quale vengono descritte le consonanze fra percezioni ottiche, forme geometriche, musica e armonie planetarie. Secondo Keplero, il punto dincontro fra geometria, cosmologia, astrologia e musica è rappresentato dalla musica delle sfere. Keplero, però, superò il modello statico delle sfere di concezione copernicana in favore di un modello dinamico, trasformando le orbite da circolari a ellittiche, che i pianeti percorrono a velocità variabili seconda legge di Keplero. Inoltre, Keplero attribuì a ogni pianeta non un singolo suono, ma un intervallo di suoni, in cui la nota più grave corrispondeva alla velocità minima che il pianeta teneva durante la rivoluzione in corrispondenza dellafelio, e quella più acuta alla velocità massima, raggiunta nel perielio.

Baruch Spinoza, nella sua Etica dimostrata secondo il metodo geometrico, criticò con fermezza tale concetto filosofico, indicandolo come idea priva di fondamento scientifico, frutto dellimmaginazione umana: "la follia degli umani è arrivata al punto di credere che dellarmonia si diletti anche Dio; e nemmeno mancano filosofi profondamente convinti che i movimenti dei corpi celesti producano unarmonia".

Limmagine ritorna in Goethe, che nel Faust apre il Prologo in Cielo con le parole dellarcangelo Raffaele, intento a contemplare la "melodica" armonia vigente tra il Sole e i corpi celesti:

Nel primo Novecento, nellambito delle concezioni esoteriche elaborate dalla scuola antroposofica, lesoterista Rudolf Steiner sosteneva lesigenza di recuperare la capacità sovrasensibile, propria dei pitagorici e di epoche ancora più remote dellumanità, di percepire la musica delle sfere. Solo inconsciamente, durante il sonno, luomo riuscirebbe ad attingere dal mondo astrale e spirituale quellarmonia che gli consente di fornire un sostegno alla sua anima razionale, e ricomporne gli aspetti dissonanti. Tale armonia celeste secondo Steiner, diffusa attraverso gli spazi cosmici per mezzo del cosiddetto "etere-chimico", ha effetto principalmente sul ritmo della respirazione, il che influenzerebbe i musicisti nelle loro composizioni percepite nel devachan, le quali sono rimaste impresse nel loro corpo eterico.

Steiner si propose di ricreare nel microcosmo umano larmonia stellare attraverso larte da lui stesso fondata, denominata "euritmia", dellequilibrio tra parole, gesti e movimenti.