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ⓘ Frana di Agrigento del 1966




                                     

ⓘ Frana di Agrigento del 1966

Con frana di Agrigento si identifica il movimento franoso del 19 luglio 1966 che investì parte della città di Agrigento causando il crollo di molti palazzi.

                                     

1. Storia

Il 19 luglio 1966 franò lestremità occidentale della città. I primi movimenti franosi si avvertono intorno alle sette del mattino, con il crearsi delle prime fenditure nei piani viari. Lintervallo di tempo tra i segni premonitori e i movimenti franosi più violenti, consente agli abitanti di mettersi in salvo. I movimenti franosi diventano sempre più rapidi e si manifestano anche nei giorni seguenti, per un periodo di un mese, causando crolli e dissesti viari del territorio.

Notevoli i danni nel centro storico, della parte ovest della collina franata: molti piani viari dissestati e danni ai palazzi di recente costruzione, alcuni dei quali precauzionalmente abbattuti. La parte più colpita è la zona sud-ovest del quartiere dellAddolorata e il quartiere di S. Michele, nella parte nord-ovest della città antica, dai quali si decreta lo sgombero di oltre 5000 senzatetto: levento si verifica tra via Dante, via S. Stefano e la discesa per Porto Empedocle.

                                     

1.1. Storia Danni architettonici

Tutti i caseggiati le abitazioni ubicati nella zona, vengono rasi al suolo con la sola eccezione della settecentesca chiesa dellAddolorata. La demolizione colpisce anche la trecentesca chiesa di S. Michele, ormai irrecuperabile; rimangono gravemente lesionate la cattedrale di San Gerlando, la curia vescovile e la chiesa di S. Alfonso detta anche dellItria, edifici che si trovano sulla sommità del ciglio roccioso della collina occidentale. Il Museo diocesano Agrigento, inaugurato pochi anni prima, viene sgombrato e sarà restaurato.

Non vengono invece interessati da alcun intervento i quartieri di S. Croce, i Cortili Genco, Avvampavalori e il Largo Cubaitari, splendidi esempi di architettura contadina del quartiere Rabato, che si trovano a fianco della faglia. Nel 1980, lallora sindacalista del SUNIA Calogero Miccichè, è promotore di una battaglia per la salvaguardia di questi edifici grazie alla quale la Soprintendenza di Agrigento sollecita il comune affinché ne inserisca il recupero nel Piano particolareggiato. Il progetto viene approvato ma il Comune, diventato proprietario di tutta larea abbandonata, non porta avanti il progetto di recupero nonostante i successivi piani approvati nel 1984 e nonostante i 16 miliardi di lire stanziati dallAssemblea Regionale Siciliana.

                                     

1.2. Storia Le cause del disastro

Gli anni 60 sono gli anni del "boom edilizio" durante il quale il territorio nazionale viene ampiamente lottizzato. La vasta lottizzazione fu caratterizzata da un cattivo uso del suolo che portò - non solo ad Agrigento - ad eventi disastrosi. La frana di Agrigento è dunque lesempio più eclatante degli effetti della speculazione edilizia di quel decennio, evento che porterà alla formulazione della cosiddetta "Legge Ponte" 1967

                                     

2. Altre frane

Il Centro Storico di Agrigento ha avuto una storia segnata da crolli e distruzioni causati da eventi bellici, naturali e soprattutto dallopera umana: in alcuni casi si cominciarono a costruire edifici incuranti della natura argillosa del terreno, in altri i dissesti o i cedimenti stradali furono causati dal collasso degli antichissimi ipogei di Agrigento. Infatti, chi aveva scavato in antico queste gallerie aveva avuto laccortezza di non edificare nellarea soprastante, con la consapevolezza dellattitudine franosa del terreno.

  • Luglio 1943: Le truppe alleate anglo-americane bombardano la città di Agrigento provocando centinaia di morti, danneggiando migliaia di abitazioni 7526
  • 15 settembre 1925: Durante i lavori di costruzione della galleria sotto il colle di Agrigento, tunnel di collegamento tra la Stazione Centrale e la Stazione Bassa delle Ferrovie dello Stato, si verificano dei movimenti franosi che indussero gli addetti ai lavori a modificare il progetto di scavo a seguito di infiltrazioni di acqua in uno strato vischioso fino alle argille. Si profilarono, quindi, difficoltà tecniche che portarono alla necessità di consolidamenti più robusti, data la natura morfologica del sottosuolo Girgentano. In quelloccasione fu seriamente danneggiato il soprastante Convento del Carmine, poi crollato.
  • 28 febbraio 1944: Nella parte alta della città si verifica un movimento franoso che interessa metà della piazza Bibbirria, Via delle Mura fino alla parete settentrionale del Seminario, alle sottostanti vie ed alla linea ferroviaria che collega la Stazione Agrigento Bassa con la Stazione Centrale di Agrigento
  • Nel 1958 si verifica unaltra frana nella zona della Bibbirria, di proporzione ridotte rispetto alla precedente. Ma in questo caso si ad essere maggiormente danneggiate furono proprio quelle abitazioni civili costruite senza fondamenta, nel 1943, dalle stesse famiglie rimaste senza casa a seguito dei bombardamenti.


                                     

2.1. Altre frane Prima del disastro

  • 1955: Iniziano le polemiche per le nuove costruzioni spesso senza licenza. Contrasti burocratici tra il comune e la Soprintendenza alle antichità per vincoli territoriali della Valle dei Templi.
  • 1957: Il comune di Agrigento approva Il Piano di fabbricazione allegato al Regolamento Edilizio, redatto dai capigruppo consiliari dei partiti politici.
  • 19 luglio 1966: Frana la parte occidentale della città.
  • 7 luglio 1966: Il Consiglio Comunale approva il Piano Edilizio e di Fabbricazione.
  • 18 novembre 1963: Anche lantimafia si interessa alla situazione edilizia di Agrigento, con ispezioni straordinari alle istituzioni territoriali.
  • 16 giugno 1945: La città di Agrigento viene inserita nel primo elenco dei centri sinistrati. Tra i firmatari del suddetto elenco risulta Palmiro Togliatti, lallora Ministro della Giustizia.
  • 18 novembre 1954: Viene presentato il Piano Particolareggiato che comprende due zone di estensione: a Sud-Est e a Sud-Ovest della Città dei Templi, per unarea complessiva di 24.39 ettari per 3000 abitanti. Nel Piano sono anche previste nuove sedi stradali di comunicazione.
  • 24 gennaio 1953: A dieci anni dai bombardamenti, Agrigento viene obbligata a redigere un piano di ricostruzione con un Decreto Ministeriale che pone la città al 36º posto dei Comuni danneggiati.
  • 1959: Prima esplosione urbanistica dal dopoguerra: si costruiscono 1440 vani, a sud e ad ovest della collina vecchia Girgenti.
  • 1945: Al censimento del 1945 risultano residenti nella città di Agrigento 37.814 abitanti; gli edifici per abitazione sono 15.889.
  • 19 dicembre 1947: Con il Decreto Luogotenenziale, Agrigento è incluso nellelenco degli abitati da consolidare a cura dello Stato. In questo Decreto viene allegato una cartina in cui viene circoscritta la zona soggetta a consolidamento, in unarea di circa 318.15 Metri quadrati, della parte Ovest del colle di Agrigento. Agrigento viene riconosciuta come centro gravemente danneggiato da eventi bellici e calamità naturali, con una percentuale maggiore del 40%, ma lunica opera di rilievo è stato la ricostruzione del muraglione a sostenere la Piazza Bibbirria, danneggiata dalla frana del 1944.
  • 1947: La Soprintendenza alle Antichità inizia le operazioni di vincolo ai sensi della legge 1º giugno 1939 n. 1089.
  • 26 febbraio 1965: Si infiamma la polemica tra il Ministero della Pubblica Istruzione, lAssessorato Regionale al Turismo, lAmministrazione Comunale e la Commissione Provinciale per la tutele delle bellezze naturali naturali, sui punti di belvedere della città.
  • 1964: La Commissione provinciale per la tutela delle bellezze naturali ed ambientali riduce i vincoli di fabbricazione di alcune zone del Centro Storico.
  • 1951: Nuovo censimento, i residenti sono 40.491; i vani ricostruiti sono 21.834. Le condizioni economiche della città sono critiche a causa della passata guerra e della frana del 1944.
  • 1960: Continua lespansione urbanistica con la costruzione dei palazzoni detti grattacieli, Vita e Riggio, insieme ad altri palazzoni lungo la Va Empedocle, con il benestare della Soprintendenza alle Belle Arti.
  • 1958: Nella zona di Piazza Bibirria si verifica una frana di lieve entità, che provoca dissesti ai fabbricati costruiti in una zona notoriamente di origine franosa.
  • 13 marzo 1963: In Consiglio Comunale sono presentate le prime interrogazioni ed interpellanze da alcuni consiglieri sulla situazione disastrosa edilizia.
  • 27 giugno 1961: Scoppia il caso dellabusivismo edilizio. La Stampa comincia ad interessarsi alla situazione edilizia di Agrigento con i primi articoli sui maggiori quotidiani italiani.
                                     

2.2. Altre frane Dopo il disastro: i politici

  • 21 luglio 1966: Il ministro dei Lavori Pubblici Giacomo Mancini visita i luoghi del disastro: annuncia che la frana si è fermata e che verrà subito istituita una Commissione tecnica di indagine per conoscere le cause che hanno determinato il movimento franoso.
  • 25 luglio 1966: Arriva ad Agrigento il Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, accompagnato dal Presidente del Consiglio Aldo Moro. Dopo avere visitato gli sfollati ospitati nelle tendopoli, Saragat vuole ringraziare il netturbino Ciccio Farruggia per il suo coraggio e senso di abnegazione.
  • 26 luglio 1966: da unintervista concessa a "LOra" dai maggiori docenti dellUniversità di Palermo, è emerso che
  • 23 luglio 1966: Viene disposta unordinanza di sgombero nelle Zone A, B e C che delimitano le zone della parte occidentale della città interessate dal movimento franoso. Nello stesso giorno il ministro dei Lavori Pubblici Giacomo Mancini costituisce una Commissione di studio e dindagine tecnica, presieduta dalling. Giorgio Grappelli.
- La zona nella quale si è prodotta la frana era notoriamente in dissesto già da diversi anni. - Ed è stato quindi imprudente costruire su questa zona nuove abitazioni che con il loro peso hanno inciso notevolmente sulla roccia franosa. - Secondo gli esperti, la frana potrebbe continuare ancora. Dipenderà dallintensità delle piogge invernali. - Le abitazioni che si trovano ai margini della zona franata potranno essere riabitate, in attesa della costruzione di un nuovo quartiere decentrato.
  • 12 agosto 1966: La Procura della Repubblica di Agrigento mette sotto sequestro di tutti gli atti del Comune relativi alle licenze edilizie dal 1955 in poi.
  • 4 agosto 1966: I fatti di Agrigento scuotono lopinione pubblica nazionale, e numerosi furono le reazioni della politica. Memorabile fu laccesissima critica del deputato del PCI Mario Alicata, che si spense allimprovviso il 5 dicembre 1966, poche ore dopo il suo secondo intervento sulla frana di Agrigento.
  • 8 ottobre 1966: La Commissione ministeriale dindagine, presieduta da Michele Martuscelli, consegna al Ministro Giacomo Mancini la complessa indagine amministrativa svolta in brevissimo tempo.
  • 16 maggio 1968: Con Decreto ministeriale a firma dei Ministri Gui e Mancini viene stabilito il perimetro della Valle dei Templi di Agrigento.
  • 2 settembre 1966: LAssemblea Regionale siciliana inizia il dibattito sulla mozione presentata dallonorevole Pio La Torre in merito ai tragici fatti di Agrigento del 19 luglio 1966. Nelle sedute successive, intervengono anche alcuni deputati agrigentini.
  • dicembre 1966: Le organizzazioni sindacali degli edili promuovono manifestazioni di protesta per leccezionale crisi occupazionale che ha investito il settore delle costruzioni. Si costituisce un comitato civico che contesta le misure restrittive nel campo urbanistico contenute nella legge n. 749/66. Nella città cresce il malcontento, i senza tetto, i disoccupati, gli artigiani, i commercianti e i piccoli e medi imprenditori edili organizzano a fine dicembre una delle più imponenti manifestazioni di protesta cittadina. Mentre le ruspe e i camion paralizzano le vie di accesso alla città, folle di dimostranti assaltano il Comune e il Genio Civile e dalle finestre si buttano suppellettili e importanti documenti e progetti edilizi da bruciare. Si verificano scontri e tafferugli con la polizia, con qualche ferito. Lindomani vengono arrestati una decina di operai e qualche imprenditore.
  • 14 aprile 1972: Il consiglio comunale approva il nuovo Regolamento edilizio e il Piano di fabbricazione.
  • dicembre 1967: A seguito dei provvedimenti giudiziari che coinvolgono tutti i Sindaci e gli Assessori succedutosi dal 1960 al 1966 per il sacco di Agrigento, si scioglie anticipatamente il Consiglio comunale. Fino alle elezioni amministrative del maggio 1970 il comune verrà retto da un Commissario Regionale.
  • 30 luglio 1966: Viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana la legge n.21, approvata dallAssemblea Regionale Siciliana il 22 luglio, con la quale si stanzia un miliardo di lire come fondo straordinario per la costruzione di alloggi per i sinistrati della città di Agrigento, e seguito dellevento calamitoso del 19 luglio 1966. Con questo finanziamento si costruiscono 114 alloggi prefabbricati nella vicina frazione di Villaseta.
  • Il consiglio dei Ministri emana il decreto legge n.590 con il quale si stabiliscono i provvedimenti a favore della città di Agrigento, con una serie di norme di pronto intervento. Il decreto di perimetrazione Gui-Mancini verrà emanato il 16 maggio 1968.

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