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ⓘ Chiesa di San Bernardino da Siena (Amantea)




Chiesa di San Bernardino da Siena (Amantea)
                                     

ⓘ Chiesa di San Bernardino da Siena (Amantea)

La chiesa di San Bernardino da Siena è un luogo di culto cattolico del comune italiano di Amantea, in provincia di Cosenza in Calabria.

La chiesa, risalente alla prima metà del Quattrocento e dichiarata monumento nazionale, è affiancata da un altro luogo di culto più piccolo un tempo sede dellarciconfraternita dellImmacolata Concezione, l oratorio dei Nobili, e dal convento dei frati minori osservanti, fondato nel 1436 e nuovamente occupato dai frati a partire dal 1995, dopo la loro ultima partenza dalledificio avvenuta nel 1861.

                                     

1.1. Storia La fondazione: Quattrocento e Cinquecento

La fondazione del convento amanteota dei frati minori osservanti in contrada Rota fu autorizzata da papa Eugenio IV con il Breve apostolico dato in Bologna il 24 settembre 1436: probabilmente il papa si interessò della questione, di carattere meramente locale, grazie allintervento del suo cameriere privato, il nobile amanteota Giovanni Cozza. I minori osservanti si erano già installati in altre località della Calabria, dove lordine era stato portato dal beato Tommaso Bellacci da Firenze: a Tropea e Cosenza nel 1421, a Mesoraca nel 1428, a Reggio Calabria nel 1431, a Cinquefrondi nello stesso 1436 di Amantea.

In tutti questi casi, i minori osservanti avevano occupato luoghi di culto abbandonati da altri ordini religiosi: ciò avvenne probabilmente anche ad Amantea. Infatti il Breve apostolico firmato da Eugenio IV parla, come notato dallo studioso Francesco Samà, di una licentia acceptandi "permesso di accettare" il convento, ovvero un convento probabilmente già esisteva e non bisognava costruirlo, poiché lUniversità ed i cittadini di Amantea avevano offerto quei locali abbandonati agli osservanti. Inoltre, la vecchia campana della chiesa, conservata attualmente nel chiostro del convento, riporta uniscrizione che data la prima fusione della stessa al 1404. Infine, lo studioso Alessandro Tedesco ha individuato in un atto notarile riguardante la realizzazione del dittico marmoreo per loratorio dei Nobili, datato 1491, la testimonianza che circa sessantanni dopo linstallazione degli osservanti nel convento e la conseguente intitolazione della chiesa a san Bernardino da Siena, la popolazione continuava a chiamare la chiesa con lantica denominazione di monasterium Sancti Francisci de Amantea ". Da tutto ciò, si deduce che i primi occupanti del convento erano stati alcuni frati minori conventuali che avevano abbandonato il convento francescano sito nel quartiere Catocastro ai piedi del castello di Amantea presso la chiesa di San Francesco dAssisi, oggi in rovina.

Nel Quattrocento il convento fu oggetto di alcune visite illustri: infatti vi soggiornarono san Francesco di Paola, il minore osservante cosentino padre Antonio Scozzetta, morto ad Amantea in odor di santità, il vicario generale dei minori osservanti Pietro di Napoli ed il duca di Calabria Alfonso II di Napoli.

Nel 1581 venne fondata larciconfraternita dellImmacolata Concezione, una confraternita riservata ai soli nobili della città: i ceti più bassi ed i marinai, invece, si radunavano nella confraternita del Santissimo Rosario. Larciconfraternita dellImmacolata Concezione scelse come propria sede la chiesa di San Bernardino, ed a partire dal 1592 iniziò la costruzione delloratorio dei Nobili. Questo oratorio fu realizzato nel sito della cappella di giuspatronato della famiglia Cavallo, di recente imparentatasi con unaltra nobile famiglia amanteota, i Baldacchini, attraverso il matrimonio tra Giacomo Cavallo e Prudenza Baldacchini: furono proprio questi coniugi a commissionare, nel 1608, il proprio sepolcro da collocare nelloratorio allo scultore messinese Pietro Barbalonga. Il Barbalonga fu richiamato alloratorio dei Nobili nel 1619, quando il primo rettore dellarciconfraternita, il nobile amanteota Fabrizio Mirabelli, gli commissionò il sepolcro di famiglia.

                                     

1.2. Storia Seicento e Settecento: tra terremoti e restauri

Il terremoto del 1638 danneggiò gravemente la chiesa, determinando il crollo del campanile, che fu in seguito a più riprese ricostruito e danneggiato da altri terremoti. Dopo la peste del 1656, larciconfraternita dellImmacolata Concezione intraprese nuovi lavori nelloratorio dei Nobili, ed i minori osservanti incominciarono a vendere lo spazio per singole sepolture o fosse familiari sotto il pavimento della chiesa, allo scopo evidente di "fare cassa" per il mantenimento del convento. Tra gli altri personaggi che furono sepolti nella chiesa ci furono il governatore di Amantea Giacinto Santucci † 1664, i castellani Antonio Spiriti † 1769, Pasquale Gabriele † 1787, Giuseppe Poerio † 1801, il soldato Casimiro Belluomo † 1785, il medico Ignazio de Fazio ed i suoi eredi e successori dietro pagamento di un canone annuo di 10 carlini come stabilito nel 1672, il sacerdote Giovanni Battista Posa dietro pagamento di 8 ducati come stabilito nel 1676, il nobile amanteota vescovo di Termoli Antonio Mirabelli † 1688.

Il terremoto del 1783 danneggiò gravemente la chiesa facendo crollare il campanile, ricostruito dopo il precedente sisma del 1638, e parte del portico dingresso.

Durante lassedio di Amantea del 1806-1807 ad opera dellesercito francese comandato dai generali Guillaume Philibert Duhesme, Jean Reynier e Jean Antoine Verdier, gli assedianti si accamparono presso San Bernardino, sito fuori le mura cittadine, bombardando da questa piazza il castello di Amantea, che capitolò solo il 7 febbraio 1807, dopo due mesi di assedio.

Il convento, saccheggiato dai soldati francesi e svuotato dei frati, fu chiuso ufficialmente il 7 agosto 1809, dopo lapprovazione delle leggi eversive dei beni ecclesiastici nel Regno di Napoli. La proprietà dellimmobile passò al demanio, che affittò la chiesa ed il convento al nobile amanteota Giulio Sacchi il 5 settembre 1812, dietro pagamento del canone annuo di 42.97 ducati ma il valore stimato del complesso ammontava a quasi 5000 ducati. Il Sacchi trasformò il convento nel proprio palazzo anche se ben presto, dopo la sconfitta di Napoleone Bonaparte, il congresso di Vienna, la fucilazione di Gioacchino Murat a Pizzo Calabro il 13 ottobre 1815 ed il ritorno di Ferdinando II di Borbone a Napoli, i frati minori osservanti tornarono in possesso del convento, ma solo per cedere la proprietà dello stabile e della chiesa alla diocesi di Tropea, che chiamò ad occuparlo la Congregazione del Santissimo Redentore, comunemente chiamata dei "redentoristi" o "liguorini": questi occuparono il convento l11 febbraio 1833.

                                     

1.3. Storia Labbandono ed il ripristino: dallOttocento al Duemila

I "liguorini" non furono ben accetti dalla popolazione amanteota, anche perché non erano in condizione di abitare stabilmente il convento, anche perché ledificio era ormai in via di crollo: nel 1843 iniziò addirittura una controversia tra i religiosi ed il Decurionato di Amantea in merito ad un corso dacqua a carattere torrentizio che, a causa dellinadempienza dellamministrazione, aveva invaso le terre dei religiosi. Così già nel 1842 larciconfraternita dellImmacolata Concezione manifestò il desiderio di acquistare il convento per destinarlo nuovamente a residenza dei frati minori osservanti, desiderio messo in atto solo nel 1847: del resto già gli stessi "liguorini" nel 1845 convennero che era meglio riaprire il convento dei minori osservanti, data la loro impossibilità a presidiare il convento ed il danno che ne riceveva la comunità cristiana amanteota.

Nel 1851-1852 erano stati eseguiti dallarciconfraternita alcuni necessari lavori di restauro alla chiesa, per un costo totale di 1366 ducati, e nel 1854 alcuni locali del convento furono affittati a famiglie private, mentre gran parte del fabbricato rimaneva in restauro. NellOttocento venne anche costruito un auditorium sopra la navata sinistra, ad uso di sala di riunione e luogo di concerti. Ferdinando II di Borbone autorizzò la riapertura del convento dei frati minori osservanti il 10 agosto 1855, ed il 7 novembre di quello stesso anno venne siglato latto notarile che prevedeva che larciconfraternita dellImmacolata Concezione versasse per laffitto del convento e della chiesa 25 ducati ai "liguorini" e che gli osservanti versassero la stessa somma allarciconfraternita.

Il convento venne definitivamente chiuso dopo lUnità dItalia in conseguenza del regio decreto legge eversivo dei beni ecclesiastici emanato il 12 febbraio 1861. Sebbene nel 1862 il prefetto di Cosenza avesse autorizzato i frati a rientrare a San Bernardino, essi non accolsero linvito, probabilmente per scarsezza di individui, come era accaduto anche in altri conventi della provincia. Ledificio tornò proprietà del demanio, e fu danneggiato dal terremoto del 1905, il sisma che ebbe epicentro presso il Monte Poro nellattuale provincia di Vibo Valentia in occasione del quale si è registrato il più alto valore strumentale della magnitudo mai riscontrato in Italia: a San Bernardino i danni si limitarono al crollo della sommità del campanile e del tetto della prima campata della chiesa.

Lattuale aspetto della chiesa è in larga parte dovuto agli interventi diretti da Gilberto Martelli nel 1953, che previdero il ripristino dellantica ed essenziale architettura gotica a scapito degli altari marmorei barocchi posti nelle cappelle laterali, ed allesterno la risistemazione del portico dingresso.

Questi interventi furono consolidati e rinnovati dagli ultimi restauri subiti dalla chiesa, allinizio degli anno novanta, con la ripavimentazione dellintero complesso in mattonelle quadrate di terracotta e la realizzazione degli impianti elettrici e dilluminazione. Nel 1995 infatti i frati minori osservanti tornarono ad Amantea, dopo oltre un secolo di assenza.

Se la chiesa, dipendente dalla parrocchia della collegiata di San Biagio, fu sempre officiata, nonostante le cattive condizioni del campanile le copiose infiltrazioni dacqua nella parete sud, il convento fu adibito a diversi usi: prima sede di alcuni uffici comunali, dellarchivio comunale e scuola secondaria di primo grado, poi centro di igiene mentale ed in seguito sede dellazienda sanitaria locale, solo dopo i summenzionati lavoro dei primi anni novanta è stato ripristinato ed adibito alla sua funzione originaria.



                                     

2.1. Descrizione Il portico dingresso

Il portico dingresso della chiesa è inquadrato tra il campanile e langolo nord-ovest del convento, quella che ospita loratorio dei Nobili: è sopraelevato di due metri dal suolo, e vi si accede attraverso una scalinata che tende a restringersi verso lalto. Gli interventi del 1953 hanno riportato il portico al suo originario aspetto quattrocentesco, con le cinque arcate ogivali sorrette da pilastri poligonali binati con capitelli a goccia montati su alti plinti, il tutto in arenaria locale: dopo il terremoto del 1783 infatti larcata centrale, quella daccesso al portico, era stata trasformata a tutto sesto a mo di serliana, con il beneficio che si rendeva visibile il portale dingresso della chiesa ma laspetto negativo di sconvolgere larchitettura del portico. In origine il portico era aperto su due lati, ma dopo il terremoto del 1638 lo spostamento del campanile impose la chiusura delle due arcate ogivali poste verso nord: gli interventi degli anni novanta hanno posto in luce i resti di queste arcate nella base della parete sud del campanile.

Disassato rispetto alle arcate del portico si apre il portale dingresso in travertino della chiesa, che presenta un ampio arco ribassato, forse di ispirazione catalana, "delineato da esili cordoli a fascio intervallati da zone lisce". Altri portali che si affacciano sul portico sono quello della torre campanaria, un arco a tutto sesto di modesta architettura, quello del convento, un altro arco ribassato di modesta architettura realizzato parzialmente con elementi di restauro, e quello delloratorio dei Nobili: questo portale in arenaria è invece un significativo esempio di architettura tardo rinascimentale. Esso si presenta infatti con un architrave incorniciato da paraste di ordine ionico decorate con un motivo ad ovoli o "kyma ionici", il tutto a sorreggere unalta trabeazione: la data di realizzazione del portale, leggibile sulla rovinata iscrizione posta al centro della trabeazione, è il 1592.

                                     

2.2. Descrizione La facciata

Le essenziali linee della facciata a capanna della chiesa si elevano alle spalle del portico dingresso: al centro si apre una piccola monofora a sesto acuto, sovrastata dagli incavi nei quali fino al 1984 si trovavano dieci bacini ceramici disposti singolarmente a forma di croce latina. Luso di inserire asimmetricamente pezzi ceramici o marmorei colorati nelle murature per "spezzare" la monotonia della parete a tinta unita è attestato in molte costruzioni medioevali, come il quattrocentesco palazzo Ghisilardi Fava a Bologna o il campanile romanico della chiesa di San Pietro ad Albano Laziale: quello di San Bernardino ad Amantea è tuttavia lunico esempio quattrocentesco di questa pratica riscontrato nellItalia meridionale. Le ceramiche amanteote sono da attribuire alla fabbrica di ceramiche spagnola di Manises, presso Valencia, che nel Quattrocento era il principale centro di produzione ed esportazione di ceramiche ispano-moresche. I bacini ceramici, sopravvissuti ai terremoti ed alle intemperie, furono rimossi dalla Soprintendenza Archeologica della Calabria il 5 aprile 1984, trasportati al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria e restituiti alla città di Amantea solo nel 2005: oggi sono custoditi nel convento dei frati minori osservanti. Prima della collocazione dei piatti, era stata dipinta sullintonaco una grande croce della quale erano visibili tracce ancora negli anni trenta quando Alfonso Frangipane salì a visionare i bacini ceramici.Ad oggi dei bacini ceramici ne sono stati costruiti delle copie e poi inseriti allinizio di gennaio del 2018.

                                     

2.3. Descrizione Il campanile

Si ignora laspetto del campanile quattrocentesco, che andò completamente distrutto in seguito al terremoto del 1638. Nella successiva ricostruzione il campanile venne spostato sul lato settentrionale del portico dingresso. Dopo il terremoto del 1783 fu aggiunta alla sommità una cupoletta e i tre livelli vennero distinti con laggiunta di cornicioni sporgenti. La cupoletta, parzialmente crollata in occasione del terremoto del 1905, venne sostituita da un tetto a terrazza. La sommità del campanile si degradò rapidamente e alla fine degli anni settanta gran parte del terzo livello era scomparso, compreso lorologio inserito nella finestra ad arco del terzo livello e visibile in alcune fotografie degli anni trenta. Il campanile ha assunto laspetto attuale, con la ricostruzione incompleta del terzo livello, con i lavori degli anni novanta.

La vecchia campana di bronzo è oggi conservata nel chiostro del convento: uniscrizione leggibile su di essa riferisce che fu fusa la prima volta nel 1404, dunque prima dellarrivo dei frati minori osservanti e della costruzione della chiesa come la conosciamo noi, poi fu rifusa nel 1500 e quindi nel 1861.



                                     

2.4. Descrizione La navata centrale

La navata centrale, che misura una trentina di metri di lunghezza ed una decina di metri di larghezza ed è la più grande delle due navate che costituiscono la chiesa, non è divisa in campate, è coperta da un tetto a capriate di legno a vista, ed è separata dalla navata sinistra da cinque archi ogivali che appoggiano su pilastri a sezione quadrangolare in arenaria.

La navata è illuminata da quattro monofore per lato, ma lultima monofora verso la controfacciata su entrambe le pareti è più corta: attualmente le monofore del lato sinistro sono cieche dopo la realizzazione avvenuta nellOttocento dellauditorium posto sopra la navata sinistra.

Lungo le pareti della navata e sulla controfacciata sono stati messi in luce durante gli interventi degli anni novanta archi ciechi, sia ogivali che a tutto sesto, e tracce di pilastri non compatibili con lattuale conformazione della chiesa, e dunque riferibili alla struttura della chiesa precedente allarrivo dei frati minori osservanti nel 1436. Altre anomalie della struttura sono rappresentate dalla nicchia presente sulla parete sinistra della navata centrale tra gli archi della prima e della seconda campata, nella quale attualmente è collocata la statua marmorea di san Francesco dAssisi di bottega siciliana del XVI secolo, e dalla singolare sezione del pilastro posto tra la quarta e la quinta campata rispetto agli altri pilastri.

Sulla parete di fondo della navata presso larco trionfale daccesso al presbiterio sono collocati il busto, liscrizione e lo stemma di famiglia del nobile amanteota vescovo di Termoli Antonio Mirabelli.

                                     

2.5. Descrizione La navata sinistra

La navata sinistra si presenta divisa in sei campate di cui la prima anomala, poiché è divisa dalla navata sinistra da un muro: il che ha fatto ipotizzare allo studioso Alessandro Tedesco che potesse trattarsi di una cappella cinquecentesca dellarciconfraternita dellImmacolata Concezione. In generale, cè una certa disomogeneità tra le varie campate: al di là dello spessore dei pilastri, irregolare tra la prima e la seconda campata e fra la terza e la quarta, le ultime tre campate presentano una copertura a volta a crociera con costolonature in arenaria, mentre le prime tre sono prive di costolonature. Questo farebbe pensare che la navata sia frutto dellunione di varie cappelle private di giuspatronato, ipotesi avvalorata dalla presenza degli stemmi delle famiglie nobiliari amanteote dei Carratelli e dei Di Lauro rispettivamente nella quinta e nella sesta campata e da uniscrizione murata nella prima campata facente riferimento al nobile amanteota Tiberio Cavallo posta accanto ad un mascherone comunemente identificato con il Sol Invictus.

Dalla sesta campata attraverso una botola si accede allunico ambiente sepolcrale ancora accessibile della chiesa, quello anticamente riservato ai frati minori osservanti. Infine, da notare che sopra le volte a crociera della navata sinistra è stato realizzato nellOttocento un auditorium, che venne coperto con un tetto a capriate di legno simile alloriginale durante gli interventi del 1953. Nella prima campata è collocata una "Madonna col Bambino" di marmo di Carrara opera di Antonello Gagini, datata 1505 e commissionata da un tale Nicola dArchomano cittadino amanteota: questa opera, per la ricchezza e la plasticità del panneggio e per il particolare effetto di alcune parti incompiute raggiunge "un esito espressivo ragguardevole", secondo lo studioso Enzo Fera. Il Gagini scolpì altre statue dello stesso soggetto anche a Mesoraca, Morano Calabro e Nicotera, prima di partire per Roma dove lavorò con Michelangelo Buonarroti alla tomba di papa Giulio II presso la basilica di San Pietro in Vincoli.

Prima degli interventi del 1953 la navata sinistra era arricchita da numerosi altari laterali marmorei, dei quali negli anni trenta si distinguevano quello della seconda campata e quello di santa Lucia da Siracusa, fatti di marmi verdi locali.

                                     

2.6. Descrizione Il presbiterio

Il presbiterio, orientato verso est come nella tradizione paleocristiana e mendicante, è posto sei gradini più in alto rispetto al pavimento moderno della chiesa, ed è aperto da un grande arco trionfale ogivale in arenaria: è di pianta quadrangolare coperto da una volta a crociera con costolonature poggianti su capitelli a crochet o ad uncino tipici dellarchitettura gotica, e non si presenta particolarmente luminoso, forse anche a causa dellaccecamento di una delle tre monofore che lo illuminavano, per via della costruzione ottocentesca dellauditorium.

Laccesso dal presbiterio al coro è realizzato sulla parete settentrionale attraverso un semplice arco a tutto sesto, mentre sulla parete meridionale, oltre allaccesso alla sagrestia, si ha un esempio di nicchia-credenza per custodire le ampolline dellacqua e del vino le pissidi delle ostie da consacrare. durante la celebrazione eucaristica. La finestra rettangolare strombata posta sulla parete di fondo del presbiterio è occupata da una vetrata collocatavi negli anni novanta raffigurante il cristogramma IHS simbolo di san Bernardino da Siena, con un sole a dodici raggi che sta per i dodici apostoli.

                                     

2.7. Descrizione Loratorio dei Nobili

Loratorio dei Nobili è situato nellangolo nord-ovest del convento: è formato da ununica navata, ed è coperto da un soffitto piatto a travi di legno. Lilluminazione gli proviene da due finestroni posti sulla parete destra. Il piccolo luogo di culto venne costruito nel 1592, a giudicare dalliscrizione mal leggibile sul fastoso portale dingresso sopra descritto, come luogo di riunione dellarciconfraternita dellImmacolata Concezione, destinata ai nobili della città. Il locale delloratorio è diviso da una sorta di arco trionfale che delimita larea presbiteriale dallarea destinata ai fedeli: su questarco nel 2003 sono stati dipinti in due tavolette ovoidali unimmagine dellImmacolata Concezione e lo stemma dellarciconfraternita.

Laltare delloratorio è opera dello scultore messinese Pietro Barbalonga, al quale si deve la realizzazione delle paraste di ordine ionico e della piccola statua marmorea della Madonna col Bambino detta "del pane" posta sopra larchitrave: questultima però sarebbe attribuibile anche ad un anonimo artista calabrese del Trecento. Al centro dellaltare è collocata la "Natività di Nostro Signore", pala daltare marmorea attribuita da Alessandro Tedesco a Pietro Bernini e da Alfonso Frangipane ed Enzo Fera a Rinaldo Bonanno: quel che è certo è che si tratta di unopera del XVI secolo. Ai lati dellaltare, in due nicchie, è stato collocato il dittico marmoreo dellAnnunciazione di Francesco di Cristofano da Milano, commissionato nel 1491 dai frati.

Presso laltare si conserva ancora un piccolo frammento dellantico pavimento delloratorio e dellintero complesso di San Bernardino, in ciottoli di mare bianchi e neri. Sempre sotto laltare attraverso una botola si accede alla cripta delloratorio, che si estende sotto lo stesso per tutta la sua lunghezza. Lungo la navata sono apposti gli stemmi delle famiglie nobiliari amanteote storicamente membri dellarciconfraternita: nel 2000 le famiglie rappresentate nellarciconfraternita erano quelle degli Amato, dei Carratelli, dei Cavallo, dei Cavallo Marcello, dei Cavallo Marincola, dei Di Lauro, dei Mileti e dei Mirabelli Centurione.



                                     

2.8. Descrizione Il convento

Il chiostro del convento è a pianta quadrangolare, delimitato per tre lati da arcate ogivali rette da pilastri a sezione quadrangolare in arenaria, e per il quarto verso la chiesa da arcate a tutto sesto su pilastri a sezione circolare di stile aragonese. Lo studioso Alessandro Tedesco nota come gli archivolti posti agli angoli del chiostro siano arricchiti da capitelli con motivi vegetali "di indiscutibile ispirazione classica".

Il convento è stato ristrutturato completamente negli anni novanta, in occasione del ritorno dei minori osservanti nel 1995: nel corso dei lavori, sono venute alla luce numerose testimonianze archeologiche che sono state rese visibili attraverso una copertura a pannelli di vetro sul pavimento del piano terra. Sono venute alla luce infatti murature e una fitta rete di canalizzazioni appartenenti probabilmente allantico convento preesistente a quello dei minori osservanti.

                                     
  • Greca, Rovito, San Fili, San Giovanni in Fiore, San Lucido, San Martino di Finita, San Pietro in Amantea San Pietro in Guarano, San Vincenzo La Costa
  • versante tirrenico della provincia di Cosenza, attraversando i comuni di Lago ed Amantea Il fiume viene originato da tre corsi d acqua: una, quella considerata
  • città di Taranto e Bari da cui partirono scorrerie dirette verso la Calabria. La situazione divenne ancor più precaria quando Tropea, Amantea e Santa
  • Oppido Lucano PZ Palazzo San Gervasio PZ Rotonda PZ Rotondella MT Sarconi PZ Stigliano MT Calabria: Amantea CS Castiglione Cosentino
  • Calabro: san Bernardino da Siena Mormanno: san Rocco, Madonna Assunta Mottafollone: sant Antonio Abate Nocara: san Nicola di Bari Oriolo: san Giorgio martire
  • Cattedrale di San Nicola di Mira a Lungro Cattolica di Stilo Certosa di Serra San Bruno Chiesa di San Bernardino da Siena ad Amantea Chiesa matrice della Santissima
  • settembre 1806 fino al febbraio 1807 Assedio di Amantea I morti per i francesi furono 800, mentre Amantea perse 2.200 abitanti. Successivamente capitolarono
  • secolo verso 901 - 902 da Reggio dipendevano le seguenti suffraganee: Vibona, Tauriana, Locri, Rossano, Squillace, Tropea, Amantea Crotone, Cosenza, Nicotera
  • d oltralpe, salvo che le città di Gaeta, Tropea, Amantea e Reggio. Gli aragonesi rifugiarono in Sicilia e cercarono il sostegno di Ferdinando il Cattolico
  • 1956 Antonio Ricci, autore televisivo italiano Albenga, n.1950 Antonio Amantea aviatore italiano Lecce, n.1894 - Lecce, 1983 Antonio Balasso, aviatore
  • provincia di Cosenza, ai piedi del paese di Belmonte Calabro. È originato dalle acque che scaturiscono dalle falde del Monte Cocuzzo, e dopo un percorso di alcuni
  • l elenco dei comuni italiani il cui nome inizia con la lettera S. Per ogni comune vengono indicate la provincia e la regione di appartenenza. Comuni d Italia
  • personaggi V. Ilari, D. Shamà, D. Delmonte, R. Sconfienza e T. Vialardi di Sandigliano, Dizionario biografico dell Armata sarda 1799 - 1815, Widerholdt

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