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ⓘ Progetti di aggregazione di comuni al Trentino-Alto Adige




                                     

ⓘ Progetti di aggregazione di comuni al Trentino-Alto Adige

Nel 2003 unassociazione di quarantasette comuni della Lombardia e del Veneto richiamò lattenzione di quello nazionale e dei governi regionali sul malcontento dei paesi di montagna delle due regioni, asseritamente privi di finanziamenti pubblici e agevolazioni fiscali comparabili con quelli di Trento e Bolzano. La vicenda si è evoluta in un numero di progetti di aggregazione di comuni al Trentino-Alto Adige.

Il parlamento italiano per attenuare le richieste degli enti locali, nel dicembre 2005, approvò, con un provvedimento della Finanziaria, lo stanziamento di 10 milioni di euro ai comuni delle province di Sondrio, Brescia, Verona, Belluno e Vicenza confinanti con le due province autonome.

Gli aiuti finanziari vennero giudicati inconsistenti rispetto alle richieste avanzate, così, tra il 2005 e il marzo 2008, i due comuni bellunesi di Lamon e Sovramonte e quello vicentino di Pedemonte e gli otto comuni dellaltopiano di Asiago, tramite referendum costituzionale approvato dalla popolazione, hanno chiesto ufficialmente laggregazione al Trentino, mentre i comuni bellunesi di Cortina dAmpezzo, Colle Santa Lucia e Livinallongo del Col di Lana hanno chiesto laggregazione con lAlto Adige. Anche altri due comuni bresciani, Magasa e Valvestino, rivendicando unappartenenza millenaria alla città di Trento, con una consultazione popolare indetta nel settembre 2008 esprimevano il loro consenso allaggregazione.

                                     

1. Le reazioni politiche ai referendum locali

A seguito dei referendum di Cortina dAmpezzo, Livinallongo e Colle Santa Lucia, il 25 ottobre 2007, Giancarlo Galan, allora presidente del Veneto, si dichiarò contrario a tale scelta reputandola inutile ed umiliante, accusando Luis Durnwalder, presidente della provincia autonoma di Bolzano, di voler destabilizzare il territorio veneto mettendo così in crisi laccordo De Gasperi-Gruber, fra Italia e Austria, sottoscritto a Parigi nel 1946. Si deve precisare al riguardo che tali comuni hanno fatto parte fin dal Cinquecento del Principato vescovile di Bressanone e poi della Contea del Tirolo e sono stati scorporati dalla provincia di Trento nel 1923, in piena epoca fascista, senza consultare le popolazioni, anche se, dopo la costituzione della provincia di Bolzano nel 1927 con scorporo di parecchi comuni dal Trentino, sono organicamente più vicini al territorio della provincia di Bolzano, della quale già nel 1927 avevano chiesto di far parte, essendo il confine col Trentino divenuto più lontano e più scomodo.

Da parte del presidente della Lombardia, allepoca Roberto Formigoni, e di alcuni esponenti politici, è stata manifestata invece la disponibilità formale nella concessione del parere favorevole al distacco di Magasa e Valvestino, mentre i rappresentanti dei due partiti politici regionali autonomistici storici della Regione, il Partito Autonomista Trentino Tirolese PATT e la Südtiroler Volkspartei SVP, nellagosto 2007, preso atto delle varie richieste di aggregazione dei comuni veneti e lombardi, rilanciavano lidea della costituzione del "Tirolo storico autonomo" accettando così formalmente una possibile riannessione dei soli sei ex comuni trentini.

A livello nazionale, Daniele Molgora, nel 2008 sottosegretario di governo della Lega Nord al Ministero dellEconomia e delle Finanze, ha espresso il suo parere sul referendum di Magasa e Valvestino affermando che: Quando il popolo si esprime democraticamente si deve sostenere la sua scelta ".

                                     

2. Il caso di Magasa e Valvestino

Fino al 1918 i sei comuni della Val Vestino facevano parte del Trentino e, quindi, dellImpero austro-ungarico. La condivisione storico-culturale con Trento fu documentata, nel 1909, anche dal geografo e patriota Cesare Battisti che nella sua "Guida alle Giudicarie" descrivendo la Val Vestino, appena visitata, scrisse: Allorché nel 1866 si venne alla delimitazione dei confini fra Austria e Italia la prima lasciò a questi paesi il diritto di opzione. Ed essi, sperando di aver presto delle comunicazioni stradali, che a tuttoggi non furono ancora costruite dichiararono fedeltà al governo austriaco ".

Dal 1928 al 1947 il comune di Magasa fu aggregato a quello di Valvestino che fu comune della provincia di Trento fino al 1934, data nella quale ne fu definitivamente separato per decisione dellamministrazione podestarile locale e provinciale.

Nel 1948 il comune di Valvestino chiedeva inutilmente la riannessione alla provincia trentina. Difatti il 13 dicembre il consigliere provinciale Remo Defant in occasione della prima seduta del Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige, ricordava, in un suo intervento allassemblea, che vi erano popolazioni fuori dal territorio trentino che avevano espresso, in numerosissime riunioni pubbliche, il desiderio di essere riannesse alla regione. Queste erano rappresentate dai comuni di Cortina dAmpezzo, Pieve di Livinallongo del Col di Lana e Colle Santa Lucia in provincia di Belluno, Casotto allora parte del comune di Valdastico, a cui era stato arbitrariamente riunito e Pedemonte in quella di Vicenza e i lombardi Valvestino con il ricostituito comune di Magasa.

A memoria del passato trentino rimane oggi il curioso fatto che i comuni di Magasa e di Valvestino, pur facendo parte della provincia di Brescia dal punto di vista politico-amministrativo, ancora ricadono sotto la giurisdizione civile e penale e tavolare del Tribunale in Rovereto nellambito della Corte di Appello di Trento; questi due comuni bresciani appartengono inoltre alla competenza degli uffici catastale e tavolare di Riva del Garda, così come i comuni di Casotto poi unificato con quello di Valdastico con successivo spostamento unificante con Pedemonte nel 1980 e Pedemonte parte della provincia di Vicenza rimangono tuttora sotto la competenza tavolare e catastale di Trento.

Nel 2005 il comune di Magasa aderiva all"Associazione dei comuni confinanti" al fine di sensibilizzare le autorità regionali lombarde sui problemi economici dei piccoli comuni montani.

Di riflesso, sempre nellagosto dello stesso anno, sorgeva a Magasa un comitato spontaneo di cittadini, denominato "Torniamo in Trentino" e il 29 settembre il consiglio comunale attribuiva il mandato al sindaco Ermes Venturini dindire un referendum, previa verifica dei presupposti giuridici e storici, in cui la popolazione si pronunciasse sulla richiesta daggregazione al Trentino. Nel mese di ottobre sorgeva pure nel comune di Valvestino un comitato con lo scopo di raccogliere il consenso tra la popolazione residente per un referendum sullaggregazione alla Provincia autonoma di Trento.

Nel maggio 2008 la presidenza del Consiglio dei ministri fissava al 21 settembre la data per lindizione del referendum popolare consultivo riguardante laggregazione alla provincia autonoma di Trento, nel quale la popolazione dei due comuni si esprimeva a maggioranza assoluta a favore.

Il 7 agosto 2009 veniva presentata al Parlamento nazionale la proposta di legge per laggregazione al Trentino di questi due piccoli comuni. Di fronte alla volontà così espressa ed al parere obbligatorio sulla proposta di legge presentata il consiglio regionale della Regione Trentino-Alto Adige quasi allunanimità nella seduta del 18 maggio 2010 esprimeva parere favorevole allaggregazione al Trentino dei comuni di Magasa, Valvestino e Pedemonte VI, ribadendo il principio che i comuni ex trentini sottratti al Trentino contro la loro volontà potevano ricongiungersene nuovamente. Acquisiti quindi gli obbligatori pareri favorevoli delle Regioni interessate il 7 ottobre 2009 il senatore Claudio Molinari presentava il progetto di legge relativo, che veniva assegnato alla Commissione affari costituzionali il 22 luglio 2009 con il numero S1804, senza che tuttavia fosse approvata prima della fine della legislatura 2013.

Il 18 maggio 2010 il Consiglio regionale Trentino-Alto Adige approvava quasi allunanimità dei votanti una mozione per laggregazione alla Regione dei comuni di Magasa, Valvestino e Pedemonte attivando la Giunta per "sollecitare nelle sedi competenti, il tempestivo e positivo esame dei Disegni di legge costituzionale" depositati in Parlamento a Roma e il 14 aprile 2015 il Consiglio regionale della Lombardia si esprimeva allo stesso modo approvando la mozione che esprimeva parere favorevole al passaggio al Trentino dei due comuni.

                                     

3. Il comune di Pedemonte

I comuni di Pedemonte e Casotto fecero parte del Principato vescovile, della Contea del Tirolo e poi della provincia di Trento ad essi succeduta ininterrottamente dal 1535 al 1929, quando vennero staccati dalla provincia di Trento e trasferiti alla provincia di Vicenza, quello di Casotto aggregandolo al Comune di Valdastico. Per i problemi relativi agli immobili i due comuni devono a tuttoggi far capo e riferimento agli uffici tavolari e catastali di Trento. Nel 1980 lex territorio del comune di Casotto con referendum si staccò dal comune di Valdastico e si unì a quello di Pedemonte. Nel 2008 a maggioranza assoluta degli aventi diritto gli elettori dellallargato comune di Pedemonte approvarono con referendum laggregazione alla provincia di Trento ed il 6 luglio 2009 venne presentata al Parlamento nazionale la proposta di legge per il distacco dalla Regione Veneto e laggregazione alla Provincia di Trento, nel mentre, come prima accennato, il successivo 18 maggio 2010 il Consiglio regionale della Regione Trentino-Alto Adige diede lobbligatorio parere favorevole. La proposta di legge presentata il 6 luglio 2009 dal senatore Sergio Divina Lega Nord per la ratifica da parte del Parlamento Nazionale di quanto le popolazioni locali hanno chiesto le Regioni interessate accettato fu allesame della Commissione Affari Costituzionali dal 22 luglio 2009 col numero S1661, senza che tuttavia la proposta di legge sia stata approvata prima della fine della legislatura nel 2013.



                                     

4. Il comune di Lamon

Il comune di Lamon fu il primo a chiedere laggregazione al Trentino, nonostante non ne avesse mai fatto parte, anche se lattuale situazione di distribuzione delle popolazioni locali, dei servizi e delle vie di comunicazione renderebbero logica una unione al Trentino, benché alla fine quello a cui si punta sono anzitutto le molto maggiori risorse pubbliche oggi disponibili in Trentino. Sin dal 2005 si svolse il referendum che, a maggioranza assoluta degli aventi diritto votò per laggregazione al Trentino. Tuttavia lanno successivo il Consiglio regionale della Regione Trentino-Alto Adige, prima di pronunciare il proprio obbligatorio parere, volle sentire il parere facoltativo dei due consigli provinciali e per primo il consiglio provinciale di Bolzano espresse a stragrande maggioranza parere negativo, benché laggregazione riguardasse la Provincia di Trento, sicché anche il Consiglio regionale espresse poi parere negativo e la richiesta di aggregazione non ebbe più seguito, nonostante linsistenza del comune. Si ricorda che il Consiglio regionale intende per il momento seguire la linea dellaggregazione solo dei comuni che sono stati parte del Tirolo storico e da questo distaccati, senza verificare il volere delle popolazioni, dal regime fascista.

                                     

5. Laltopiano di Asiago

Gli attuali 8 comuni dellaltopiano di Asiago sono stati costituiti per secoli in unentità autonoma - soggetta comunque alla Repubblica di Venezia - denominata "Federazione dei Sette Comuni", tutti di lingua cimbra. Questa entità, con un proprio governo ed esercito regolare di 3 000 uomini in tempo di pace con armamenti adeguati allepoca, caserme, comandanti ed addestratori, occupava stabilmente anche un vasto territorio attualmente compreso nella provincia di Trento, dato che i confini riconosciuti arrivavano al lato sud del corso del fiume Brenta, in Valsugana. Tale esercito, noto nei secoli per la prestanza fisica e laddestramento dei suoi soldati, arrivò persino a sconfiggere unarmata imperiale al comando dello stesso imperatore dAustria penetrata con fini di conquista nel suo territorio, ma dovette soccombere senza colpo ferire allinvasione napoleonica, che pose fine allindipendenza della Repubblica di Venezia, restando sotto dominio asburgico dopo la parentesi napoleonica come parte del regno del Lombardo-Veneto del Veneto dal 1859 al 1866, per essere infine annessi allItalia nel 1866 e ricompresi dal 1948 nella formalmente neocostituita regione Veneto.

Tutti gli otto comuni attuali hanno votato nel 2007 nel referendum indetto a maggioranza assoluta per laggregazione al Trentino, tuttavia anche in questo caso, il consiglio provinciale di Bolzano ha espresso parere negativo allaggregazione dei comuni dellaltopiano di Asiago alla regione Trentino-Alto Adige.

                                     

6. Gli altri comuni

La questione era tuttavia tuttaltro che risolta per gli altri comuni, arrivandosi anche a gesti eclatanti come quando il Presidente della Regione Veneto arrivò a proporre lunione di tutte le province del Veneto al Trentino-Alto Adige, con conseguenti votazione dei consigli provinciali in tal senso, mentre la provincia di Belluno formalizzò la richiesta di passaggio al Trentino-Alto Adige in considerazione delluniformità territoriale di zona di montagna contro la caratteristica di pianura di gran parte del Veneto. I comuni confinanti non smisero di protestare, sino a quando con la legge finanziaria per il 2010 vennero stanziati 80.000.000 di euro per lanno 2010 e successivi, ma in effetti solo 50.000.000 di euro per lanno 2011, messi a disposizione per metà ciascuna dalle province autonome di Trento e di Bolzano, per costituire un "Fondo di perequazione e solidarietà per i territori dei comuni appartenenti alle province di Regioni a statuto ordinario confinanti con le province di Trento e Bolzano". Con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 14 gennaio 2011 vennero chiariti i criteri di riparto dei fondi tra i 50 comuni di confine 42 con il Trentino e 8 con lAlto Adige e con tutti i numerosi comuni confinanti con questi cioè i confinanti dei confinanti, in base a valutazioni dei progetti di opere pubbliche anche sovracomunali da presentarsi dai comuni allOrganismo di Indirizzo ODI, presieduto dallon.le Aldo Brancher, ed a valere unitariamente sui fondi stanziati per gli anni 2010 e 2011. LODI in effetti circa un anno dopo la pubblicazione del DPCM attribuì circa 120.000.000 di euro ad alcuni tra i pochi progetti presentati, gravando il fondo di quasi 4.000.000 di euro per spese per il funzionamento dellODI e la valutazione dei progetti e lasciando per future spese la piccola differenza rimasta. La comunicazione di tale riparto portò altra insoddisfazione, ritenendosi che erano state distribuite delle briciole rispetto alla differenza con il pingue finanziamento delle autonomie speciali. La provincia di Belluno polemicamente propose che lintero finanziamento fosse ad essa interamente devoluto, anziché distribuire delle briciole sparse.



                                     

7. Le prospettive future

Le conseguenze della crisi economica mondiale hanno focalizzato le visioni politiche sui problemi economici e la tumultuosa vita degli ultimi governi hanno di fatto passato in sordina il problema dei comuni di confine, anche perché le risorse delle due province della regione Trentino-Alto Adige sono state ridotte dagli ultimi governi, alla ricerca di risorse per far fronte ai problemi posti dalla crisi economica mondiale.

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