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ⓘ Alterità




Alterità
                                     

ⓘ Alterità

Alterità, come sinonimo di diversità, indica la differenza tra due entità. Derivato dal latino alter, diverso, il termine in ambito filosofico significa lopposto di identità.

                                     

1. Platone

Platone concepisce lalterità come uno dei cinque "generi sommi" rigettando lidentificazione tra essere ed identità che caratterizzava la filosofia eleatica per cui lessere come attributo va riferito alle molteplici idee le quali sono perciò altre, diverse, le une dalle altre.

                                     

1.1. Platone Lunità di sistema

Nasceva quindi per Platone il problema di come la molteplicità delle idee potesse conservare, escludendo il divenire, il carattere di unicità, immutabilità che contraddistingueva il mondo ideale eterno da quello altrettanto molteplice, e perciò mutevole, terreno.

Una prima soluzione di carattere morale, era quella per cui si introduceva tra le molteplici idee ununità di sistema, nel senso che in tutte le diverse idee circolava, come elemento unificatore, lidea di bene che faceva sì che, pur rimanendo diverse le une dalle altre, ognuna di esse era "buona" accomunandosi per questo valore a tutte le altre.

Così come tutte le diverse parti, ad esempio, di un orologio, si unificano come sistema nellorologio stesso.

                                     

1.2. Platone Non essere come "essere diverso"

Unaltra soluzione di carattere logico-linguistico era quella per cui ogni idea era se stessa e, nello stesso tempo, non era tutte le altre: questa presenza dellessere e del non-essere però non implicava la realtà del divenire, inteso come mescolanza di essere e non essere, che avrebbe inficiato limmutabilità delle idee, poiché, sosteneva Platone, quel "non essere" non voleva dire non esistere, per cui ne sarebbe derivato linsanabile contrasto di una stessa cosa che era, esisteva, e non era, non esisteva, ma voleva semplicemente dire che ognuna di esse era diversa da tutte le altre, conservando in questo modo la caratteristica dellessere, dellunicita e immutabilità.

                                     

2. Aristotele

Aristotele distingue lalterità intesa genericamente come diversità, per cui tutte le cose sono in genere diverse dalla differenza che è la diversità tra cose dello stesso genere.

                                     

3. Hegel

Per il filosofo dellidealismo, il qualcosa, lessere caratterizzato qualitativamente, è in una contrapposizione logica negativa con l"altro" da se stesso, non è laltro e quindi ne subisce il limite ma, nello stesso tempo, questa sua limitatezza dà il via a un percorso progressivo di alterazione delle proprie qualità allinfinito come per esempio accade nei fenomeni chimici.

                                     

4. Natoli

Altrettanto favorevole a valutare positivamente lalterità è Salvatore Natoli 1942 che, rielaborando il concetto aristotelico di magnanimità, giudica il considerare il bene dellaltro la migliore delle virtù: "Il magnanimo non guarda gli altri non perché li sottovaluta, ma perché trova nel compito che si è prefisso la propria misura" e "In questo padroneggiarsi ci si rende, paradossalmente, più disponibili nei confronti degli altri, si diventa indirettamente generosi, dal momento che bonum est diffusivum sui."

                                     

5. Donna Haraway

Anche Donna Haraway, filosofa e docente statunitense, capo-scuola della teoria del cyborg, una branca del pensiero femminista che studia il rapporto tra scienza e identità di genere, parla di alterità in riferimento allalterità macchinica interpretata emblematicamente dalla figura del cyborg. Il cyborg da invenzione fantascientifica diventa metafora della condizione umana. Il cyborg è al contempo uomo e macchina, individuo non sessuato o situato oltre le categorie di genere, creatura sospesa tra finzione e realtà: il cyborg è un organismo cibernetico, un ibrido di macchina e organismo, una creatura che appartiene tanto alla realtà sociale quanto alla finzione.Questa figura permette di comprendere come la pretesa naturalità delluomo sia in effetti solo una costruzione culturale, poiché tutti siamo in qualche modo dei cyborg. Luso di protesi, lenti a contatto, by-pass sono solo un esempio di come la scienza sia penetrata nel quotidiano e abbia trasformato la vita delluomo moderno. La tecnologia ha influenzato soprattutto la concezione del corpo, che diventa un territorio di sperimentazione, di manipolazione, smettendo dunque di essere inalterato e intoccabile. Se il corpo può venire trasformato e gestito, cade il mito che lo vede come sede di una naturalità opposta alla artificialità. Di conseguenza viene invalidato il sistema di pensiero occidentale incentrato sulla contrapposizione di due elementi antitetici, perché non possiamo più pensare alluomo in termini esclusivamente biologici. Il cyborg è infatti una creatura né macchina né uomo, né maschio né femmina, situato oltre i confini delle categorie che siamo normalmente abituati a utilizzare per interpretare il mondo.