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ⓘ Rienzi




Rienzi
                                     

ⓘ Rienzi

Rienzi, lultimo dei tribuni è il titolo della terza opera di Richard Wagner, composta fra il 1837 e il 1840, ispirata allomonimo romanzo di Edward Bulwer-Lytton.

Portata in scena per la prima volta al Königliches Hoftheater di Dresda, il 20 ottobre 1842, fu un trionfo per il compositore, allepoca ancora pressoché sconosciuto, che, anche grazie a questo successo, si assicurò il posto di Kapellmeister nel Teatro di Corte. Lenorme popolarità raggiunta dallopera si deve al fatto che essa, essendo una delle opere giovanili di Wagner, risente ancora degli stilemi della Grand opéra francese e dei suoi maggiori rappresentanti, Meyerbeer e Halévy. Fu proprio il primo, anzi, pregato dallo stesso Wagner, a raccomandare lopera presso i teatri tedeschi da Parigi. Già dallopera successiva, Lolandese volante, però, Wagner rinnegherà questo stile per muovere i suoi primi passi innovativi e veramente personali.

La trama dellopera è ispirata alla vicenda storica di Cola di Rienzo, il notaio romano del Trecento che negli anni centrali del secolo tentò di restaurare in città la repubblica sul modello dellantica Roma, facendosi nominare Tribuno della plebe.

                                     

1. Composizione dellopera

Rienzi è un imponente dramma in cinque Atti rispecchiante in ogni caratteristica lo stile del Grand-Opéra francese, già largamente diffuso dal compositore Giacomo Meyerbeer e avente in quegli anni un enorme successo in tutta Europa. In questopera però le caratteristiche di tale stile sono volutamente esasperate da Wagner in ogni aspetto, come dichiara egli stesso in Eine Mittheilung an meine freunde: "Il Grand-Opèra con tutta la sua pompa musicale e scenica, la sua passionalità ricca di effetti e operante con masse musicali, stava di fronte a me; e la mia ambizione artistica mi spingeva non solamente ad imitarla, bensì a superarne tutte le passate manifestazioni con un dispendio illimitato di energie." In effetti il ventisettenne Wagner riuscì a portare davvero allestremo ogni aspetto del Rienzi, tanto che alla prima rappresentazione a Dresda lintero dramma, incluse le pause, arrivò alla durata record di sei ore infatti il compositore dovrà in seguito operare ampi tagli in più versioni, tentando anche di dividere la rappresentazione in due serate - idea che non risultò efficace.

Lidea del Rienzi iniziò nel 1836 con la lettura del romanzo di Edward Bulwer-Lytton Rienzi, the last of the Roman Tribunes, a cui seguì a Riga lanno seguente giugno 1837 la stesura del libretto e finalmente, nellagosto del 1838, linizio della partitura. Wagner, avendo trovato lavoro come direttore dorchestra al Teatro di Riga, poté dedicarsi più comodamente alla stesura dellopera, fiducioso nel suo successo. Infatti, poiché lanno prima del Rienzi aveva avuto una sfortunatissima messa in scena della sua opera buffa Il divieto damare a Magdeburgo, decise di comporre unopera nellallora famoso e popolarissimo stile operistico francese in modo da potersi dimostrare un compositore affermato e "maturo" rispetto alle esigenze artistiche del suo tempo. In effetti Rienzi riuscì nellobiettivo che Wagner si era posto, ma non aveva raggiunto, con i due precedenti tentativi Le fate e Il divieto damare. Nel 1839, al termine dei primi due atti del Rienzi, Wagner fu costretto a fuggire da Riga con la moglie Minna Planer per i suoi pressanti e costanti problemi di debiti; dunque giunse in Francia, dove a Boulogne fece la conoscenza di Meyerbeer e di Moscheles, avendo anche loccasione di parlare del Rienzi in corso di composizione e di una sua possibile rappresentazione a Parigi, sede per eccellenza dello stile Grand-Opéra. Per quanto a Meyerbeer fosse potuto piacere il lavoro di Wagner, egli tuttavia, a causa della notevole mancanza di fama di questultimo, non riuscì a realizzare questo desiderio. Quando lopera fu finalmente terminata il 19 novembre 1840 sempre tra la persecuzione dei creditori, Wagner non riuscì ancora a trovare un teatro per metterla in scena. Di nuovo enormemente perseguitato dai debiti, nel 1841 egli fuggì a Meudon vicino a Parigi, scrivendo però al re Federico Augusto II di Sassonia per richiedere una rappresentazione del dramma appena concluso al Königliches Hoftheater di Dresda. Nel frattempo Wagner, in quello stesso luogo e in gravissime condizioni economiche, compose anche lOlandese volante, prima opera di sperimentazione del vero e proprio stile wagneriano.

Alla fine fu cruciale lappoggio di Meyerbeer per la prima rappresentazione di Rienzi: infatti egli scrisse al direttore generale del Teatro di Dresda, il barone Adolf August von Lüttichau, raccomandandogli personalmente questo dramma. Così Wagner poté tornare in Germania solo nellaprile 1842; la prima rappresentazione del Rienzi fu al Königliches Hoftheater il 20 ottobre dello stesso anno, diretta da Karl Reissiger. Nel ruolo del protagonista vi fu lacclamato Joseph Aloys Tichatschek, mentre nel ruolo di Adriano il mezzosoprano Wilhelmine Schröder-Devrient e nel ruolo di Irene il soprano Henriette Wüst.

Rienzi, al suo esordio, fu un successo immenso: Wagner, da totalmente sconosciuto compositore e in continua difficoltà economica, passò ad essere eletto Kapellmeister del Teatro Reale di Dresda, potendosi finalmente stabilire nella capitale sassone definitivamente. La spropositata lunghezza originale però costrinse Wagner a condensare ampiamente lopera in una versione più breve già il 26 ottobre, 6 giorni dopo la prima esecuzione. Gli interpreti però, decisi ad eseguire lintera partitura originale, indussero Wagner a dividere lopera nelle due serate del 23 e del 24 gennaio 1843: i primi due atti assunsero il titolo di Rienzis Grösse "Grandezza di Rienzi", e gli altri tre atti con una nuova introduzione allAtto III il titolo di Rienzis Fall "Caduta di Rienzi". Lidea però, subito respinta dal pubblico, crollò immediatamente e da quel momento si eseguì una versione meno tagliata di quella iniziale. Il successo, nonostante tutto, continuò ad essere tale che la versione definitiva venne replicata per 20 serate consecutive.

Rienzi rappresenta il primo grande successo del compositore tedesco, un successo che non si ripeterà più fino a oltre un decennio dopo, visto che i primi grandi drammi nel suo stile del tutto innovativo e mai visto prima, composti sin dagli anni subito seguenti, furono del tutto incompresi e a lungo non accettati dai pubblici europei.

                                     

2.1. Trama Ouverture

Louverture del Rienzi è forse la parte più nota oggi di questo dramma: si apre infatti con il famoso tema della preghiera del Tribuno al principio dellAtto V, preceduto dal La di tromba suonato più volte nel corso del dramma come segno dellimminente arrivo di Rienzi. Il tema tratto dallAtto V si interrompe succeduto da contrasti forte-piano a indicare le tensioni politiche e militari con il tema per trombe dellInno di Battaglia "Santo Spirito Cavaliere"; in seguito il tutto prosegue in un grande crescendo che per due volte conduce alla gloriosa marcia militare del Finale dellAtto II. Louverture termina con un crescendo poderosissimo e un tema militare festoso con tamburi rullanti, trombe e piatti strumenti fondamentali in tutta lopera.

                                     

2.2. Trama Prima scena: introduzione

Una strada di Roma che fiancheggia la casa di Rienzi. È notte. Un nutrito gruppo di nobili romani, guidati da Stefano Orsini, tenta di penetrare nellabitazione per impossessarsi dellavvenente sorella del plebeo Rienzi, Irene e usarle violenza. La fanciulla è già trascinata sulla via, quando sopraggiungono altri patrizi, i Colonna, rivali degli Orsini. A loro volta, essi vorrebbero impadronirsi della ragazza. Fra i contendenti, si fa strada Adriano, figlio di Colonna e fidanzato di Irene che libera lamata e dichiara di proteggerla con la sua vita contro chiunque intenda offenderla. Dal tentativo di Orsini di riprendersi la preda, nasce uno scontro fra le due fazioni. Il trambusto richiama la gente del popolo e anche il legato del papa, Raimondo, massima carica ecclesiastica di Roma a quellepoca – metà del sec. XIV – la sede papale si trovava ad Avignone; egli cerca di imporre la pace, facendo appello alla sua autorità, ma è umiliato dai patrizi e rischia di essere coinvolto nella lotta. A questo punto giunge Rienzi con i suoi alleati e interrompe levento con un forte e scandalizzato discorso sulla situazione di estrema decadenza dellantica Urbe. Accusa tutti i nobili di portare caos e illegalità a Roma, e inizia così un incoraggiante e appassionato "Aufruf zum Kampf" "Appello alla battaglia" in presenza di tutti i romani richiamati sul posto. La scena si conclude con il popolo che intona un ardente canto di speranza per la conquista della giustizia.



                                     

2.3. Trama Seconda scena: terzetto

Il popolo e i nobili, dopo il discorso di Rienzi, si sono ritirati: restano solo Rienzi, Irene e Adriano che aveva assistito a tutta la scena. Rienzi si precipita dalla sorella chiedendole se stesse bene e apprende da lei che a proteggerla è stato proprio un Colonna, Adriano. Rienzi dunque si stupisce di questo suo atto di coraggio, e Adriano, inizialmente timido, comincia però a chiedergli dubitante quale sia lobiettivo dei suoi discorsi e del suo operare per Roma. Quando Rienzi afferma che suo intento è quello di riportare ordine e giustizia a Roma, Adriano lo accusa di farlo col sangue dei romani. A quel punto Rienzi fa riferimento alla precoce morte del fratello piccolo molti anni prima ad opera di un Colonna, e parla del giuramento di vendetta che fece. Adriano si sente dunque in debito con lui e finisce per stringere unalleanza con Rienzi spinto soprattutto dallamore che nutre per Irene. La scena si conclude con lesultante terzetto Noch schlägt in seiner Brust ".

                                     

2.4. Trama Terza scena: duetto

Rienzi se ne va a preparare la sua vittoria. Adriano e Irene restano soli. Avviene così un romantico scambio di parole amorose in cui Adriano si dichiara pronto a morire per lei, alludendo anche a una possibile sconfitta di Rienzi. I due si giurano fedeltà eterna in unaria in cui contrappongono il loro amore agli ostacoli del mondo. Alla fine della scena, mentre i due sono abbracciati, si sentono da dietro le vie della città il richiamo di battaglia prima dei Colonna e poi degli Orsini. Alla fine si ode un suono di tromba che si avvicina quello di Rienzi, da cui inizialmente Adriano è spaventato.

                                     

2.5. Trama Quarta scena: la presa di potere di Rienzi

Il suono di tromba in avvicinamento sfocia in una valanga di gente esultante che in breve prende il dominio dellintera città con un alto grido di vittoria. Subentra il potente suono dellorgano della Chiesa del Laterano, seguito dal coro della stessa chiesa gioioso per la libertà riavuta: tutto il popolo assiste al canto. Si apre la porta della chiesa ed esce Rienzi in armatura con il cardinale Raimondo; alla sua vista il popolo riprende la grandiosa esultanza al liberatore di Roma: Rienzi grida alla resurrezione dellantica città e innanzi a tutti nella piazza invita i romani a giurare rispetto e ubbidienza alla legge, in modo da ristabilire lordine. Cecco del Vecchio, un popolano sostenitore di Rienzi, prende la parola e, inneggiando a Rienzi come ad un eroe, gli offre la corona di re. Attimo di attesa e Rienzi subito rifiuta la corona ribadendo di volere i romani liberi. Egli è deciso a istituire un Senato per le leggi e a far regnare la Chiesa; a quel punto come nellantica Repubblica romana, in quanto rappresentante della libertà e del volere del popolo, Rienzi si fa nominare Tribuno della plebe Volkstribun ". Questo atto è accolto con altrettanta gioia e giubilo: la scena si conclude con un gigantesco corale di tutto il popolo esaltato.



                                     

2.6. Trama Prima scena: Messi di Pace e duetto Colonna-Rienzi

Grande sala del Campidoglio. Il tribuno ha organizzato per il giorno una grande festa; ha inoltre incaricato alcuni fanciulli di nobile famiglia di diffondere il messaggio di pace e libertà riottenute a tutti i romani delle terre circostanti. Un coro di voci bianche dunque entra nella sala con il suo dolce canto gioioso e Rienzi, dopo aver appreso che il giro dei messi era compiuto, ringrazia solennemente Dio per avergli permesso di arrivare a tale successo e congeda felice i messi di pace. A quel punto i nobili, che erano stati cacciati dalla città fino a quando non avessero giurato fedeltà alla legge e al popolo romano, vengono ammessi in Campidoglio e Rienzi, dopo aver ricevuto lapparente ringraziamento di Stefano Colonna, intima però a questultimo di non osare mai più oltraggiare il popolo e calpestare la legge da esso istituita, e quindi di non tentare la minima ribellione. Dunque si assenta per prepararsi alla festa.

                                     

2.7. Trama Seconda scena: complotto dei nobili

I nobili, riunitisi nella sala, attendono. Intanto Orsini inizia a discorrere con Colonna sullassurdità a cui loro, quelli che prima avevano in mano la città, erano costretti per colpa di un plebeo. Fortemente indignati per la loro umiliazione, i due ex-rivali decidono di preparare una congiura per uccidere il giorno stesso Rienzi, unendo a loro in complicità tutti gli altri nobili. Ma poiché Adriano, nascosto tra loro, aveva sentito tutto, irrompe con furia e accusa il padre Stefano di tradimento. Questultimo, già furioso per lalleanza del figlio con il tribuno, gli dichiara esplicitamente il suo intento di uccidere Rienzi, sapendo di metterlo in estrema difficoltà perché qualsiasi mossa in tal modo facesse tradirebbe se non Rienzi, lo stesso suo padre. Dopo un tormentoso travaglio, Adriano tra sé decide di schierarsi dalla parte di Rienzi, fratello della donna che ama.

                                     

2.8. Trama Terza scena: festa e attentato al Tribuno

Rienzi, circondato da Irene e dai suoi senatori tra cui Cecco del Vecchio e Baroncelli entra festosamente esultato da un coro trionfante di nobili, ambasciatori stranieri venuti a porgere omaggio e cavalieri. Il tribuno, con un discorso imponente e altisonante, ringrazia tutti i presenti e gli ambasciatori: a quel punto, quando viene dato inizio alla festa, Adriano avvisa Rienzi di una possibile congiura, e questo lo rassicura dicendogli di essere protetto da una cotta sotto labito. Comincia un gigantesco spettacolo teatrale sotto forma di balletto di oltre 40 minuti sulla leggenda di Lucrezia, moglie di Collatino e uccisasi dopo che Sesto Tarquinio figlio dellultimo re di Roma aveva tentato di abusarne. Con la sua morte, Collatino e Bruto, giurando vendetta, uccidono Tarquinio e depongono lultimo re di Roma, salvando la città dalla tirannia. Allo spettacolo segue inoltre una grandiosa sfilata di romani in abiti antichi e medievali accompagnata da una danza pirrica. È proprio a quel punto che Orsini si scaglia contro Rienzi tentando di pugnalarlo, fallendo per la sua protezione. Baroncelli occupa il Campidoglio e ferma tutti i nobili. Il tribuno, sconcertato dal fatto, porta in giudizio immediatamente tutti i congiurati e proprio quando sta per iniziare il processo giunge Adriano, che con laiuto di Irene tenta disperatamente di impedire la condanna del padre Stefano. Al principio Rienzi è determinato alla condanna, ma poi, sotto pressione, si lascia convincere e ha pietà di tutti loro con forte delusione di Del Vecchio e Baroncelli. Il popolo, che era piombato nella sala, si lascia sedurre dalla grazia del tribuno e dunque i nobili vengono risparmiati e viene fatto ripetere loro il sacro giuramento. A questo punto un solenne e soave canto di tutti i presenti accompagna il perdono dei traditori, che umilmente si pentono. Latto si conclude con unimponente e grandiosa marcia militare presente nellouverture cantata in coro da tutto il popolo per lodare Rienzi, con una costruzione musicale e vocale davvero estrema in grandezza e appariscenza. Il II Atto, per la presenza del lunghissimo balletto, è il più lungo di tutti con una durata totale di oltre 1 ore e 40 minuti.

                                     

2.9. Trama Prima scena: fuga dei nobili e inno "Santo Spirito Cavaliere"

Grande piazza pubblica di Roma cosparsa da frammenti di antiche rovine. Si odono le campane della Chiesa del Laterano suonare violentemente: un grande tumulto di popolo in agitazione presto occupa tutta scena. Si sente parlare da Baroncelli e Cecco di una fuga notturna dei nobili e di una loro alleanza con le potenze straniere per allestire un esercito contro Roma. Il popolo cerca il tribuno con crescente ansia. Quando Rienzi compare inizia subito a incoraggiare i romani a difendere la libertà e ad armarsi per la battaglia, ma egli viene subito accusato soprattutto da Baroncelli e Cecco di aver commesso un delitto graziando i nobili, e ora i romani debbono pagarlo col sangue. Rienzi però non si fa prendere dal panico: saldo e convinto trasmette coraggio al popolo, fortificandone gli animi. Canta lInno di battaglia "Santo Spirito Cavaliere" e a quel punto i romani iniziano ad armarsi per lo scontro, decisi a fermare una volta per tutte i traditori.



                                     

2.10. Trama Seconda scena

Adriano, circondato dai romani pronti a muovere guerra ai nobili, si trova ad un bivio fatale: non sa dalla parte di chi schierarsi, se di suo padre contro Rienzi o viceversa. Disperato, chiede laiuto di Dio con uno struggente canto e implora il Creatore di dargli la forza necessaria per affrontare la situazione. Alla fine, in preda allo sconforto, decide di tentare una riconciliazione tra Rienzi e il padre, in modo da evitare spargimenti di sangue in entrambi i fronti. Lascia dunque la scena.

                                     

2.11. Trama Terza scena: la guerra

Si sente lo squillo di tromba in avvicinamento come nel I Atto. Sopraggiungono i rintocchi venienti dai campanili di Roma: un rullo di tamburi introduce una sontuosa e imponente marcia militare che si protrae a lungo in modo spettacolare. Rienzi in armatura accompagnato dai senatori è alla testa di un enorme esercito di cittadini provenienti da ogni ceto e classe sociale, armati per la guerra. Baroncelli e Cecco in carrozza chiudono il corteo. Rienzi lancia un ennesimo grido esaltato di esortazione alla vittoria e dunque tutti i soldati proseguono cantando a tutta forza linno "Santo Spirito Cavaliere". Proprio quando il corteo è appena partito, Adriano si getta avanti a Rienzi implorandolo ancora una volta di risparmiare i nobili e non attaccare, promettendo di convincere suo padre a non far guerra a sua volta. Infuriato, Rienzi gli rinfaccia di averlo commosso già una volta con terribili conseguenze, e ora non ha la minima intenzione di prestare ascolto alle sue assurdità. Nonostante tutte le sue suppliche, il tribuno ordina lavanzata e tutto lesercito si dirige verso la battaglia. Adriano dunque, distrutto, resta in città con Irene le altre donne. In preda al delirio il giovane Colonna vuole correre a schierarsi con il padre, ma Irene glielo impedisce credendolo impazzito. Quando giungono i tumulti dei combattimenti, Adriano si rassegna, intendendo ormai la schiacciante vittoria di Rienzi su Colonna. Si odono le donne romane che invocano con una solenne supplica la Santa Vergine perché i loro mariti sopravvivano allo scontro. La grande tensione drammatica è però interrotta dal ritorno trionfale di Rienzi, che viene subito acclamato come eroe con tutti i soldati vincitori. Il popolo gioisce con grande clamore per la morte dei nobili tanto odiati. Adriano si getta affranto sul cadavere del padre, lanciando lo stesso giuramento di vendetta che aveva fatto Rienzi per il fratello molti anni prima. Rienzi glorifica la vittoria dicendo che i caduti sono morti per la patria: egli poi insieme al popolo e Baroncelli che si aggira tra i morti lancia un potente grido di maledizione contro coloro per la cui sconfitta sono dovuti morire molti cittadini. Adriano, consumato dai sensi di colpa per aver abbandonato il padre, si scaglia contro Rienzi pubblicamente minacciando di ucciderlo; egli però lo ignora e in compenso organizza una grandiosa parata di vittoria con tamburi, trombe e quantaltro: da tutto il popolo si leva un gigantesco urlo per sfuggire a tutti i dolori ricevuti. Rienzi, salito su un carro trionfale, trasmette forza al popolo e viene lodato.

                                     

2.12. Trama Prima scena: la cospirazione

Larga strada di fronte alla Basilica del Laterano: è notte. Un gruppo di cittadini tra cui Baroncelli e poco dopo Cecco discutono nel buio sulle ultime allarmanti novità: pare che gli inviati dellimperatore tedesco abbiano lasciato Roma delusi dal governo di Rienzi, e questo comprometterebbe anche i rapporti con la Chiesa, alleata dellImpero tedesco. Baroncelli afferma inoltre che anche il cardinal Raimondo ha lasciato Roma, accennando ad un complotto col papa che Colonna aveva fatto durante la fuga. A questo punto Baroncelli accusa Rienzi di tradimento per non aver giustiziato i nobili a tempo debito, prima di creare tutti questi problemi. Egli, per dimostrarlo, insinua che Rienzi cercasse unalleanza con i nobili, poiché la sorella Irene era innamorata del figlio di Colonna. Proprio quando i presenti cominciano a volere le prove di tale accusa, compare Adriano, il quale, confermando tutto quanto detto da Baroncelli, comincia a istigare i riuniti alla vendetta per il torto subito. Adriano riesce così a convincerli a cospirare per uccidere Rienzi durante il Te Deum previsto per il giorno seguente. Quando però vedono Raimondo insieme a dei monaci entrare in basilica, esitano, credendo che la Chiesa stia ancora al fianco del tribuno: dunque si dispongono avanti la scalinata della chiesa in attesa dello svolgersi dei fatti.

                                     

2.13. Trama Seconda scena: la scomunica

Si è fatto giorno. Rienzi, tenendo per mano Irene, conduce un solenne corteo festoso verso la Basilica per assistere al Te Deum: quando si trova la strada come sbarrata dalla presenza dei congiurati, si domanda subito perché non partecipino alla festa. Egli, capendo il loro stato danimo, inizia immediatamente con un canto pieno di forza e ardore a ricordargli come gli antichi romani si sacrificavano per la patria, ottenendo grande onore e vittoria. Proprio quando i congiurati sembrano quasi vergognarsi per le loro intenzioni, Rienzi intona la commovente aria Baut fest auf mich, den Tribunen "Saldi fidate in me, Tribuno", al cui termine gli stessi cospiratori finiscono col gridare "lunga vita" al tribuno. A quel punto Adriano, infuriato per la loro viltà, si dichiara pronto a compiere latto da solo, anche a costo di farlo sotto gli occhi di Irene. Proprio nel momento in cui sta per scagliarsi contro il tribuno che sta salendo le scale, si ode improvvisamente un cupo canto dallinterno della chiesa: compare sulla soglia Raimondo con i monaci che gli sbarra la strada poiché è stato scomunicato dal papa. La porta della chiesa si chiude e vi è appesa la bolla di scomunica. Adriano allora, vedendo il tutto, corre da Irene invitandola ad abbandonare il fratello maledetto, ma ella, appena ripresasi da uno svenimento, lo scaccia violentemente gettandosi tra le braccia di Rienzi. Inutili gli avvertimenti di Adriano: lei resta col fratello mentre il canto tenebroso della basilica si spegne lentamente. Rienzi è incredulo e sconvolto.

                                     

2.14. Trama Prima scena: la preghiera

Rienzi è solo in una loggia del Campidoglio. Il tribuno, fortemente deluso per gli ultimi fatti, inizia un colloquio con Dio sul noto tema riportato nellincipit dellouverture e introdotto dal segnale di tromba coincidente con la presenza di Rienzi: "Allmächtger Vater" "Padre onnipotente". In questa preghiera lamareggiato tribuno chiede con molta umiltà a Dio di non permettere che tutta lopera fatta venga distrutta e che tutta la sua forza quella che gli ha permesso di arrivare a quel risultato non lo abbandoni. La melodia crea un clima molto tranquillo e allo stesso tempo solenne, è in Si bemolle maggiore e si sviluppa con un ampio crescendo molto maestoso, per poi terminare morendo in piano, in modo assai mistico.

                                     

2.15. Trama Seconda scena: duetto Rienzi-Irene

Nella loggia entra Irene, al cui arrivo Rienzi si risveglia subito dal suo stato danimo intimo e si lamenta a gran voce di tutti coloro che lo abbandonano sempre di più. Afferma poi che solo il Cielo e sua sorella gli sono ancora fedeli. Rienzi paragona Roma a una "sposa promessa" a cui ha ambito tutta la vita, il cui amore lo ha sempre catturato ma che ora sembra tradirlo. Invita poi Irene a fuggire con Adriano che invece ancora le è fedele, poiché se lei resta con lui andrà anche lei in rovina. Ma Irene, senza esitare un attimo, afferma di voler essere "lultima romana" e di voler restare al suo fianco fino alla morte. A questo punto Rienzi, commosso dal suo nobile gesto, la stringe a sé e i due danno inizio ad un felice e gioioso duetto, ricco di speranza e felicità, in totale contrasto con la situazione per loro sempre più tragica. Dopo ciò Rienzi, completamente esaltato e fuori dalla realtà, inizia a voler incitare ancora una volta i romani a risorgere; quindi esce di scena.

                                     

2.16. Trama Terza scena: duetto Irene-Adriano

Sta calando la notte. Irene, mentre sta lasciando la sala, si trova la strada sbarrata da Adriano, piombato lì in preda al panico con la spada sguainata. Il giovane inizia disperatamente a convincere Irene a scappare con lui per sfuggire a una morte inevitabile: infatti per la città si stanno già preparando gli abitanti con dei tizzoni al fine di attaccare il Campidoglio. Irene, senza il minimo ripensamento, gli grida di andarsene e di lasciarla morire con lultimo dei romani. Adriano in ginocchio la supplica e gli ricorda il giuramento eterno da loro compiuto nel I Atto: la implora di non morire in quel modo, proprio in virtù del loro amore. Ogni estremo tentativo si dimostra vano: a quel punto Adriano, delirando, promette di salvarla a costo di gettarsi tra le fiamme, e scappa. Intanto il popolo ha occupato la piazza del Campidoglio e comincia a lanciare pietre sul palazzo.

                                     

2.17. Trama Quarta scena: Finale

Unimmensa folla furibonda, armata da tizzoni e pietre, ha occupato tutta la piazza con un grido furioso: Cecco e Baroncelli, come due agitatori, istigano il popolo a distruggere il Campidoglio e linciare il tribuno. Tra le gigantesche urla del popolo, sul balcone del Campidoglio, si scorge Rienzi affacciarsi. Il tribuno tenta disperatamente di fermare il popolo facendolo rinsavire, ricordandogli il glorioso momento in cui aveva preso il potere e tutta Roma aveva riavuto la libertà. I due agitatori però continuano con forza: tutto si dimostra inutile. Rienzi, lambito dalle fiamme che ormai avvolgono ledificio, lancia un terribile grido di maledizione a Roma traviata. Quando Adriano, tra la folla impazzita, vede Irene comparire sul balcone e stringersi in un estremo abbraccio al fratello, si getta tra le fiamme per salvarla e muore con un orribile urlo. Il Campidoglio subito rovina a terra con terribile schianto seppellendo anche Irene e Rienzi.

                                     

3.1. Analisi dellopera Tematiche e contenuti

Tutte le tematiche principali del Rienzi si trovano in contrasto con le consuete tematiche wagneriane dei drammi maturi per via, anche in tal caso, dello stile Grand-Opéra, il quale prevedeva obbligatoriamente la presenza di una tematica storica con allo sfondo unappassionata storia damore si pensi al Guglielmo Tell o allAida, spesso da concludersi in tragedia. Wagner ritenne perciò giustamente che la vicenda, perfettamente romanzata da Bulwer-Lytton, del notaio romano Cola di Rienzo, che nella metà del XIV secolo si fece eleggere dal popolo Tribuno della plebe per liberare lantica Urbe dalla tirannia di signorotti come i Colonna, data lassenza del papa da Roma e lo stato di tremendo degrado in cui la città si trovava in quel momento; fosse perfetta per il suo enorme dramma storico. Cola di Rienzo infatti divenne, agli occhi di Bulwer-Lytton, il perfetto eroe romantico, sognatore e nostalgico dei gloriosi tempi passati, valoroso e capace di far trionfare Roma dalle sue rovine. Abbiamo dunque come fondamentale la tematica della Patria e del ritorno alla gloria passata come unico vero scopo delleroe protagonista. Perfettamente conciliato con questo vi è la vicenda amorosa di Adriano, laltro grande personaggio tragico della storia insieme al tribuno stesso. Egli è un giovane passionale e di animo puro, un perfetto eroe romantico non meno di Rienzi stesso solo che questultimo ha come donna amata Roma stessa - come dichiara egli medesimo nellAtto V. Entrambi, Rienzi e Adriano, mirano con tutte le forze alla propria realizzazione: luno con la gloria di Roma, laltro con lamore di Irene. Adriano, molto più di Rienzi, si trova sin dal I Atto al centro di un vero e proprio conflitto tragico: tradire il padre, Stefano Colonna, oppure la donna amata e suo fratello?. Il conflitto poi non si risolve semplicemente col tradimento involontario del padre, che viene ucciso da Rienzi in battaglia, ma Adriano perde in seguito al suo giuramento di vendetta contro il tribuno lamore stesso di Irene, non ottenendo in definitiva di essere fedele a nessuno dei due, pur volendolo essere ad entrambi. Ed è proprio il tema della fedeltà, a parte quello dellamore, ad essere davvero importante nel corso dellopera e ad anticipare contemporaneamente le autentiche tematiche wagneriane. Nella cieca fedeltà di Irene al fratello quando la situazione si è fatta ormai palesemente disperata, è possibile vedere unanticipazione della fedeltà di Senta verso lOlandese o di Elisabeth verso Tannhäuser. E dlaltro canto, Rienzi stesso - morendo tragicamente per il suo ideale - si mostra fedele fino alla fine alla sua Roma, così come Adriano mantiene senza esitazione il giuramento di gettarsi tra le fiamme del Campidoglio quando sarà il momento, fedele anchegli a Irene.

Tali sono considerabili le tematiche narrative dominanti, che però come detto si differenziano in massima parte dalle tematiche tradizionalmente wagneriane, che invece saranno la Redenzione tramite lamore, il sacrificio redentore della donna spesso per salvare luomo.; e soprattutto i drammi wagneriani si distaccheranno totalmente dalle tematiche storiche, sostituendole con tematiche leggendarie e mitologico-germaniche Lanello del Nibelungo.

                                     

3.2. Analisi dellopera Caratteri stilistici

Per quanto riguarda lo stile utilizzato da Wagner in questo primo lavoro operistico di una certa rilevanza, si possono identificare alcune fonti ben precise da cui lautore attinse deliberatamente.

Egli, non avendo ancora in gioventù concepito la sua riforma - innovativa e rivoluzionaria - dellopera, si rifece nei suoi primi esperimenti operistici Le fate e Il divieto damare a modelli che prima di tutto egli vedeva come maestri, oppure ad altri autori di grande popolarità quali Vincenzo Bellini e Gioacchino Rossini, dai quali attinge per lopera buffa Il divieto damare. Dato però il completo insuccesso di queste due opere, Wagner nel 1837 sentì la necessità di imporsi sulla scena teatrale e operistica dellepoca adeguandosi allo stile del Grand-Opéra francese. E nel Rienzi appunto scompaiono i palesi influssi weberiani e italiani delle prime due opere, sostituiti da un chiarissimo impianto strutturale francese in cinque Atti, con un ruolo essenziale e di portata fondamentale del Coro, con grandissimi e fastosissimi allestimenti scenografici, e una drammaticità tipica del Grand-Opéra.

Per quanto riguarda dunque la struttura dellopera, gli ispiratori principali sono indubbiamente Meyerbeer e Halévy; mentre nella pomposa e ricchissima strumentazione nella enorme prevalenza anche numerica degli ottoni e delle percussioni su tutti gli altri elementi dellorganico, in generale nel "carattere militare" dellintera opera e nello spettacolare uso dei cori di massa, è possibile notare anche palesi influssi dal Fernando Cortez di Spontini che peraltro Wagner aveva visto rappresentato a Berlino nel 1837, proprio nellanno in cui iniziò a comporre il Rienzi. Di Meyerbeer invece, influssi stilistici sempre per quanto riguarda luso del Coro provengono soprattutto da Les Huguenots si pensi ad esempio al Finale, che fu composta appena nel 1836.

A causa della grande ammirazione wagneriana per Bellini e la sua Norma, non mancano tuttavia nel Rienzi alcune tracce della brillante melodicità belliniana ad esempio nellaria finale della Scena I dellAtto I, oppure nellaria "Baut fest auf mich den Tribunen" del IV Atto, la quale si distingue dai virtuosismi grandoperistici in quanto più elegante e armonica. Se al livello vocale dunque abbiamo insieme influssi francesi e influssi italiani, al livello musicale va notata una particolarità: per il corale conclusivo dellAtto I, Wagner adotta la stessa sovrapposizione delle voci femminili che cantano il tema e di quelle maschili messe come sottofondo presente in un preciso momento del Corale del IV Movimento della Nona di Beethoven. La massa vocale femminile dunque, sostenuta dalle voci maschili, è portata ad estremi livelli di acutezza proprio come nella celeberrima Sinfonia beethoveniana: un evidente omaggio al grandioso IV movimento di Beethoven che, al primo ascolto, è risaputo che mandò Wagner letteralmente in estasi.

                                     

4. Le prime tracce di wagnerismo

È impossibile affermare che Rienzi sia già unopera in stile wagneriano, a differenza di quella subito seguente Lolandese volante; tuttavia è altrettanto errato definire tale dramma qualcosa di ancora lontano dalla concezione wagneriana, sebbene questo non valga per la struttura globale dellopera che invece rispecchia assolutamente il Grand-Opéra. Le caratteristiche dello stile operistico francese, essendo tutte presenti e allo stesso tempo volontariamente esasperate in grandezza e dunque potenzialità espressiva, offrono a Wagner lopportunità di inserire, in alcune parti più o meno isolate dei 5 atti, un carattere artistico e melodico se non richiamante, addirittura anticipante lespressività wagneriana. Lesempio più conosciuto e di evidente anticipazione dello stile wagneriano è di certo la nota aria della preghiera di Rienzi Allmächtger Vater nella Prima scena dellAtto V. Tale tema, ancora oggi molto noto e a volte eseguito anche separatamente dal resto del dramma, possiede quel carattere di fluidità e continuità melodica tipica del Wagner già maturo; una fluidità che, come nello stile evoluto, illustra fedelmente lo stato danimo e la situazione in questo caso religiosa rappresentata in scena: dallintroduzione costituita da ampi arpeggi di arpa, fino al grande crescendo cantato e infine allespressivo diminuendo, che termina la continuità della melodia con note tenute dagli archi quasi surreali creanti quel misticismo addirittura per un attimo riconducibile a quello dellOuverture del Lohengrin.

In generale cè da dire che laspetto più "wagneriano" è soprattutto presente negli ultimi tre atti, per il semplice fatto che essi furono scritti ben 10 mesi dopo i primi due a causa della fuga del compositore da Riga, e dunque Wagner, in quel frangente il 1839, iniziò a concepire la sua idea personale e innovativa del dramma in base alla quale infatti, subito dopo il termine di Rienzi, impostò Lolandese volante. Se si confronta difatti la forma che comunque in generale non scompare mai o quasi mai dei primi due atti con quella degli ultimi due, si nota che in questi ultimi essa tende a imporsi di meno per quanto riguarda la scissione arie-recitativi tipicamente eliminata dal wagnerismo: ossia la tendenza che prevale è quella di una maggiore continuità tra le scene le situazioni, decisamente contrapposta al lungo e tradizionalistico recitativo della Prima scena dellAtto I o alle lunghe arie divise tra loro, ritmiche e ricche di struttura formale dellAtto II. Si parla anche di diversi esempi di rottura dello schema strutturale, come i periodi privi dei tradizionali ritornelli, oppure in scene di particolare intensità emotiva, come la stessa preghiera dellAtto V.

Diversi esempi di questo tipo già compaiono ampiamente nellAtto III, come il lasso di tempo Scena III che intercorre tra lavanzata di Rienzi al fronte contro i nobili e il suo ritorno: il disperato dialogo di Adriano deciso a morire in guerra a fovore del padre e Irene che, vedendolo delirare, non accetta di farlo uccidere e spezzare così il loro amore. Quando i tumutli della battaglia lasciano intendere che per i nobili tutto è finito, Adriano è straziato a questo punto, oltre che per lamore di Irene, anche per la morte di suo padre. Intanto lamata non lo lascia sfuggire - Irene urla: Sieh, deinen Hals umschlinge ich; mit meinem Leben weich ich nur! - Vedi, il collo io ti cingo; solo con la mia vita io cederò. Sullo sfondo di tutto ciò, la grandissima e drammatica invocazione alla Vergine Maria da parte delle donne romane, supplicanti per la salvezza dei loro uomini in guerra. Tutta la massa sonora risultante da questo scenario crea unatmosfera di portata impressionante, rinforzata dai costanti tamburi rullanti e dalle trombe. Questo tratto, interrotto dal ritorno vittorioso di Rienzi, produce un contrasto tra la ritmica e appariscente marcia di battaglia dellesercito e la tensione più profonda e decisamente meno convenzionale di subito dopo.

Unulteriore presa di libertà - per quanto riguarda invece la forma del Grand-Opéra - è identificabile nellinsolito finale dellAtto IV: lo stile francese infatti prevede tradizionalmente un finale datto imponente e costituito da un grandioso corale conclusivo; ciò nel Rienzi è sempre presente tranne in questo caso. Latto infatti si conclude, invece che in modo trionfante, con il coro della Chiesa lateranense che intona il canto tenebroso e cupo della scomunica del tribuno: perciò, il finale del IV Atto si pone in netto contrasto con tutti i vittoriosi finali precedenti, in quanto equivale al presagio della tragica sventura a cui il tribuno è ormai destinato. Il grave diminuendo si conclude semplicemente con un colpo improvviso dellintera orchestra a segnalare la conclusione dellatto. Finali di questo tipo sono qualcosa di wagnerianamente molto avanzato, essendo infatti tipici addirittura dellAnello del Nibelungo, grazie anche alla loro particolare funzione di essere meno invasivi possibile per il corso narrativo, tanto importante nella concezione wagneriana.

                                     

4.1. Le prime tracce di wagnerismo Il tema della Vendetta

Se per le tre opere giovanili della prima maturità wagneriana Olandese volante, Tannhäuser e Lohengrin non si può ancora parlare delluso compiuto e avanzato dei leitmotive così come si presentano nel Ring o nel Tristan, nel Rienzi non è neppure possibile parlare di unimpostazione formale e musicale fondata su di essi. In Rienzi, qualora si possa identificare lutilizzo dei "motivi-ricordo". Esso figura sempre ben distinto, in tono minaccioso e funesto: la prima volta è pronunciato da Rienzi nella Scena II dellAtto I, quando il futuro tribuno ammonisce Adriano ricordandogli appunto il giuramento di vendetta che fece quando un Colonna uccise suo fratello piccolo molti anni prima: Weh dem, der ein verwandtes Blut zu rächen hat! ossia: "Guai a colui che ha da vendicare del sangue congiunto!". La seconda volta è pronunciato da Adriano nella III Scena dellAtto II, quando egli sta supplicando disperatamente il tribuno di risparmiare suo padre macchiatosi di alto tradimento: Gib mir verwandtes Blut zu rächen. ossia, in parte modificato: "da a me di vendicare del sangue congiunto" e prosegue modificando la seconda parte del tema - "e sarà a me sacro il tuo sangue". Rienzi, che si sente ovviamente minacciato, risponde: Unselger! Woran mahnst du mich? "Sciagurato! Che ammonimento è il tuo?". Infine il tema, sempre pronunciato rabbiosamente da Adriano, compare alla fine dellAtto III con le medesime parole del Primo atto in segno di vera e propria maledizione contro il tribuno, che questa volta ha davvero ucciso suo padre in seguito alla guerra.

Si potrebbe dire in definitiva che analoghi al Tema della Vendetta siano alcuni temi che compaiono con funzione molto simile nei tre drammi della prima maturità wagneriana in particolare, si pensi al Tema del divieto nel Lohengrin.

                                     

5. Organico orchestrale

La partitura di Wagner prevede lutilizzo di:

  • 3 flauti, III anche ottavino, 2 oboi, 3 clarinetti, 3 fagotti, serpentone
  • archi
  • arpa
  • 4 corni, 4 trombe, 3 tromboni, oficleide oggi rimpiazzato dalla tuba
  • timpani, grancassa e piatti, tamburo, tamburo rullante, triangolo, tam-tam,

Da suonare internamente:

  • tromba, organo, campana, banda militare: 12 trombe, 6 tromboni, oficleide oggi sostituito dalla tuba, 10 tamburi, 4 tamburi rullanti
                                     

6. Discografia

  • Rienzi - Staatskapelle Dresden, Heinrich Hollreiser, René Kollo Rienzi, Siv Wennberg Irene, Janis Martin Adriano, Nikolaus Hillebrand Stefano Colonna, Theo Adam Paolo Orsini, 1976, EMI
  • Rienzi - Bayerische Staatsoper, Wolfgang Sawallisch, René Kollo Rienzi, Cheryl Studer Irene, John Janssen Adriano, Jan-Hendrik Rootering Stefano Colonna, Bodo Brinkmann Paolo Orsini, 1983, Orfeo dal vivo