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ⓘ Sarcofago di Costantina




Sarcofago di Costantina
                                     

ⓘ Sarcofago di Costantina

Il sarcofago di Costantina è un sarcofago in porfido rosso proveniente dalla chiesa di Santa Costanza, dove fu sepolta la figlia di Costantino I, Costantina, e oggi conservato nei Musei Vaticani.

                                     

1. Storia

Il massiccio sarcofago, alto 2.25 metri, è strutturato in maniera simile al sarcofago di Elena, nonna paterna di Costantina, e anche il rispettivo mausoleo presso la basilica di SantAgnese fuori le mura di fondazione costantiniana era molto simile al mausoleo di Elena sullantica via Labicana. Il sarcofago, citato in un passo del Liber Pontificalis e in uno di Ammiano Marcellino, venne verosimilmente realizzato contemporaneamente alla chiesa, tra il 337 e il 354 con probabilità vicino al 340, e collocato in una nicchia opposta allentrata, poco lontano dal sarcofago della sorella di Costantina, Elena, che non si è conservato.

                                     

2. Descrizione

Il coperchio ha quattro spioventi e un alto bordo sul quale corrono delle ghirlande sostenute da protomi. La cassa non è profilata e reca una ricca decorazione a rilievo di amorini alla vendemmia, dove i tralci di vite concorrono a formare complesse girali che decorano tutto il registro superiore, i bordi nei lati minori e inquadrano al centro dei lati lunghi delle scenette con putti. Nella parte inferiore dei lati lunghi figurano vari animali della simbologia pagana e cristiana, quali pavoni e pecore, vicini a amorini con corone. I lati corti invece mostrano tre amorini intenti alla pigiatura delluva.

La simbologia della vendemmia nellarte funeraria è molto antica e legata ai culti dionisiaci, secondo i quali luva morendo, al pari dellessere umano, poteva creare qualcosa di migliore che era il vino: lambiguità di un tema pagano non ancora interamente assimilato al cristianesimo è tipica di quel periodo storico. Anche la scelta degli animali rimanda al tema del sacrificio agnello, pecora e resurrezione pavone che cambia il piumaggio a primavera e la cui carne si credeva immarcescibile, in grado quindi di superare la morte. Lo stesso tema era ripreso dai mosaici della volta anulare del mausoleo, in un continuo richiamo tra i diversi materiali e tecniche artistiche.

I confronti possibili sono opere molto vicine, una conservata a Istanbul e una a Alessandria dEgitto, che confermano come la lavorazione del duro porfido, pietra riservata alla corte imperiale fin dal III secolo, fosse esclusiva delle officine e degli artisti orientali.

Rispetto al sarcofago di Elena, di una ventina danni anteriore, si nota un permanere dellispirazione classica nella composizione, ma un rendimento ormai più tozzo delle figure, con volumi semplificati e una ricchezza di dettagli calligrafici soprattutto negli elementi vegetali, che si inseriscono pienamente nel processo di trapasso dellarte tardoantica verso le nuove forme anti-classiche che porteranno allarte medievale.