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ⓘ Poetae novi




                                     

ⓘ Poetae novi

I poetae novi, detti anche cantores Euphorionis o neoterici, furono poeti romani in lingua latina, quasi tutti provenienti dalla Gallia Cisalpina, che operarono a Roma nella prima metà del I secolo a.C., inaugurando una nuova poetica, la poesia neoterica.

                                     

1. Nome

Il termine è la traduzione dellaggettivo greco di grado comparativo νεώτεροι neòteroi, denominazione che implicava desiderio di innovazione, data polemicamente da Cicerone al capitolo 161 dell Orator in lingua latina laggettivo novus contiene una sfumatura negativa di rovesciamento delle convenzioni consolidate: si veda il suo uso nellespressione novus homo che non risparmiò loro anche il nomignolo di cantores Euphorionis Tusculanae disputationes III, 45 per il gusto ellenizzante e aristocratico che essi possedevano e per il loro atteggiamento da innovatori.

                                     

2. Temi

Iniziati allarte poetica da Partenio di Nicea ed educati idealmente alla scuola di Valerio Catone, dichiararono guerra ai lunghi poemi di imitazione enniana, preferendo gli epilli, i carmina docta, la poesia lirica.

Il tono della loro poesia era spesso scherzoso e lieve ed è per questo che i loro componimenti, per quanto sempre raffinati e preziosi nella forma, venivano chiamati παίγνια pàignia in greco e nugae in latino, tradotto alla lettera "bagatelle", "sciocchezze", "cosucce", "cose di poco conto". I poetae novi erano legati da reciproca amicizia, vivevano in modo libero e spregiudicato ed erano avversi a Cesare.

La loro poesia evitava infatti i grandi temi tradizionali del genere epico e drammatico, non amava trattare argomenti di carattere politico e sociale, ma si volgeva soprattutto alla sfera personale e aveva come tema centrale lamore.

                                     

3. Storia

Modello ispiratore del neoterismo era lalessandrino Callimaco, la cui opera affermava i principi poi ripresi dai poetae novi:

  • Brevitas: componimenti molto brevi, erano convinti che solamente un carme di piccole dimensioni potesse esser composto con la necessaria cura per farne unopera veramente raffinata;
Ep. XXVIII, 1: "Ἐχθαίρω τὸ ποίημα τὸ κυκλικόν" "Odio il poema ciclico" da cui deriva lepigramma.
  • Labor limae: componimenti molto ricercati e raffinati stilisticamente, e quindi "leggeri e disimpegnati" solamente nei contenuti, ma non nella forma poiché veniva impiegato il massimo impegno. Questa tecnica consisteva in una continua ed accurata revisione dei propri componimenti, con lo scopo di raggiungere lestrema perfezione dal punto di vista stilistico e letterario;
  • Doctrina: conoscenza di tutto un patrimonio di conoscenze mitologiche, letterarie, geografiche, linguistiche del mondo greco. Per questo saranno anche detti docti dotti
Aetia, vv. 30-31 "ἐνὶ τοῖς γὰρ ἀείδομεν οἳ λιγὺν ἦχον / τέττιγος, θόρυβον δοὐκ ἐφίλησαν ὄνων" "noi cantiamo infatti per coloro che amarono larmonioso suono delle cicale e non il raglio degli asini".
  • Individualismo: i neoterici tendono ad astrarsi dalla vita politica e a concentrarsi su se stessi.

Già verso la fine del II secolo a.C. si erano già fatti sentire a Roma prima del neoterismo i primi influssi alessandrini e callimachei con il circolo di Lutazio Catulo, il cui personaggio di maggior rilievo, Levio, scrisse unopera dal titolo Erotopaegnia scherzi damore.

Ma fu la generazione successiva a quella di Lutazio Catulo, il cui capostipite fu Valerio Catone, a portare avanti questo tipo di poesia.

Tra gli altri poeti appartenenti al gruppo dei poetae novi si può annoverare Furio Bibaculo, Varrone Atacino, Elvio Cinna, Licinio Calvo, anche se il più grande fra tutti fu Catullo la cui opera è giunta fino a noi, mentre degli altri ci rimane qualche raro titolo o frammento.



                                     

4. Influenze dalla poesia ellenistica

La poesia neoterica è chiaramente ispirata alle concezioni alessandrine. Il maggior esponente dellestetica alessandrina è Callimaco. Egli in una sua elegia collocata allinizio degli Aitia esprime una polemica contro i poeti tradizionali dicendo:

Famosa è anche lespressione "μέγα βιβλίον μέγα κακόν" mèga biblìon, mèga kakòn, ossia "grande libro, grande male". In queste espressioni è chiaramente e completamente riscontrabile il manifesto della poetica alessandrina. Questa aveva quindi una chiara avversione verso i tradizionali poemi epici che narravano di eroi poiché erano una lunga narrazione in versi esametri, e in quanto tale secondo Callimaco il poeta aedo o rapsodo non poteva curarne leleganza e la raffinatezza.

La poesia secondo Callimaco doveva essere una creazione lieve, delicata, breve nellestensione oligóstichos ma estremamente rifinita e raffinata, rifiutando la grandiosità e la magniloquenza dellepos la poesia epica, per esempio quella di Omero.

La poesia alessandrina era così composta in forme più agili e meno impegnative dellepos: epigramma, giambo, elegia e epillio poemetto mitologico, con cui Callimaco aveva tentato di rinnovare lepica tradizionale.

Il manifesto poetico callimacheo fu pienamente assunto anche dai neoteroi.

                                     

5. Programma poetico neoterico

Nel carme 95 di Gaio Valerio Catullo emerge chiaramente il programma poetico dei neoteroi:

Il titolo stesso del componimento Zmyrna è indice della ricercatezza formale, Zmyrna è una variante più rara per Myrrha. Il mito stesso è raro e poco conosciuto. Del carme Zmyrna si conservano solo tre versi, le testimonianze più antiche lo presentano come un componimento così dotto da risultare astruso e oscuro, che necessita di approfonditi commenti filologici per esser compreso.

                                     

6. Esponenti della poesia neoterica

Il maggior esponente della poesia neoterica è Gaio Valerio Catullo. Gli altri sono:

  • Quinto Lutazio Catulo
  • Publio Terenzio Varrone Atacino
  • Gaio Elvio Cinna
  • Publio Valerio Catone
  • Marco Furio Bibaculo
  • Gaio Licinio Calvo
                                     
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