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ⓘ Internati Militari Italiani




Internati Militari Italiani
                                     

ⓘ Internati Militari Italiani

Internati Militari Italiani è la definizione attribuita dalle autorità tedesche ai soldati italiani catturati, rastrellati e deportati nei territori della Germania nei giorni immediatamente successivi alla proclamazione dellarmistizio dellItalia, l8 settembre 1943.

Dopo il disarmo, soldati e ufficiali vennero posti davanti alla scelta di continuare a combattere nelle file dellesercito tedesco o, in caso contrario, essere inviati in campi di detenzione in Germania. Solo il 10 per cento accettò larruolamento. Gli altri vennero considerati prigionieri di guerra. In seguito cambiarono status divenendo" internati militari” per non riconoscere loro le garanzie delle Convenzioni di Ginevra, e infine, dallautunno del 1944 alla fine della guerra, lavoratori civili, in modo da essere utilizzati come manodopera coatta senza godere delle tutele della Croce Rossa loro spettanti.

I 600.000 Internati Militari Italiani non furono i soli italiani a popolare i campi di concentramento e di lavoro nazisti. La condizione peggiore fu riservata agli 8.564 deportati per motivi razziali quasi tutti ebrei, che furono condotti a morire ad Auschwitz e di cui solo in piccola parte furono selezionati per il lavoro coatto ne moriranno 7.555, quasi il 90%. Ad essi si aggiungono almeno altri 23.826 deportati politici italiani 22.204 uomini e 1.514 donne i quali non erano condotti direttamente nelle camere a gas, ma erano condannati a morire di sfinimento attraverso le durissime condizioni di lavoro ne morranno 10.129, circa la metà.

                                     

1. Latteggiamento tedesco

Nei documenti tedeschi, il proposito di catturare tutti i militari italiani in caso di defezione dellalleato si manifesta almeno fin dal 28 luglio 1943. Il proposito è di farne "prigionieri di guerra". Il 20 settembre è proprio Hitler a intervenire darbitrio affinché la condizione giuridica degli italiani sia ridotta da "prigioniero" a "internato", e questo nonostante lavvenuta liberazione di Mussolini dalla prigionia su Gran Sasso e la conseguente immediata proclamazione di uno Stato fascista nei territori italiani occupati dalla Wehrmacht.

La derubricazione da "prigionieri" a "internati" implicava la sottomissione dei deportati a un regime giuridico non convenzionale secondo gli accordi di Ginevra del 1929, e - sebbene formalmente riconosciuti da altre convenzioni - gli "internati" in realtà venivano a trovarsi in un limbo giuridico legato allarbitrio totale di Berlino. Il 20 novembre 1943, infatti, il responsabile tedesco respinge le richieste della Croce Rossa Internazionale di poter assistere gli internati perché essi "non erano considerati prigionieri di guerra"

I tedeschi infatti consideravano gli italiani "traditori" poiché il governo italiano aveva siglato un armistizio con gli anglo-americani larmistizio di Cassibile, annunciato dal proclama Badoglio dell8 settembre 1943. Le truppe internate furono spregiativamente definite Badoglio-truppen dai tedeschi e reputate infide. Inoltre non era estraneo alle decisioni tedesche anche un fondo di razzismo anti-italiano, come testimonia il diario di Goebbels. Infine Hitler, nonostante la personale amicizia con Mussolini, non intendeva rinunciare a quella che - nei fatti - si rivelava unulteriore arma di ricatto verso lItalia mussoliniana: sostanzialmente si trattava di avere in mano 800.000 ostaggi.

Al momento della proclamazione dellArmistizio, lItalia e la Germania non si potevano considerare formalmente in guerra, cosicché i soldati italiani, definiti giuridicamente dai tedeschi "franchi tiratori", furono catturati e internati sotto un regime legale non convenzionale. Dopo la creazione della RSI - non intendendo riconoscere al Regno dItalia legittimità nel dichiarare guerra alla Germania, il 70% degli ufficiali e il 78% dei soldati internati non prestarono giuramento alla Repubblica Sociale, rimanendo fedeli al giuramento fatto al Re furono lasciati dalle autorità naziste in campi e installazioni "punitive". In particolare, gli ufficiali superiori e i generali furono sottoposti a durissime vessazioni e crudeltà, fra le quali si ricorda particolarmente la marcia dei generali, una "marcia della morte", mentre ripiegavano dalla prigionia in Polonia, costellata di vittime.

Le autorità del Terzo Reich, inoltre, vedevano nella cattura di centinaia di migliaia di italiani una preziosa risorsa di manodopera sfruttabile a piacere. Per questo motivo ostacolarono ogni tentativo da parte della Repubblica Sociale di riportare in Italia grossi contingenti di internati e sabotarono anche il reclutamento dei volontari, cosicché il loro numero fra gli internati rimase estremamente basso. In tutto, vennero formate quattro divisioni: 1ª Divisione Bersaglieri Italia, 2ª Divisione Granatieri Littorio, 3ª Divisione fanteria di marina San Marco, 4ª Divisione Alpina Monterosa, per circa 62.500 effettivi tra truppa e ufficiali.

Tuttavia si nota che - con una delle tante improvvise resipiscenze di Hitler - già il 15 ottobre 1943 il führer ordinava di reclutare battaglioni di "milizia" fra gli internati italiani, prima ancora dellarrivo della missione militare della RSI a Berlino, contemporaneamente disponendo di "isolare" e "mettere al sicuro" coloro i quali facessero propaganda contraria allarruolamento nelle nuove formazioni

Gli internati furono così impiegati nei campi e nelle fattorie, nelle industrie belliche alcuni anche nella produzione di V2, incarico nel quale moltissimi persero la vita in condizioni disumane di lavoro, nei servizi antincendio delle città bombardate.

Secondo Lutz Klinkhammer il rifiuto di accettare laiuto della Croce rossa internazionale per i militari italiani internati in Germania fu basato sul pretesto che la Repubblica Sociale Italiana si era autodichiarata loro "potenza tutelatrice", il che portò a un netto peggioramento delle loro condizioni. Tale situazione diplomatico-istituzionale condizionò negativamente la vita di centinaia di migliaia di italiani, molti dei quali morirono in prigionia. Secondo Klinkhammer questo episodio, come altri, testimonia la natura collaborazionista e persecutoria della RSI.

                                     

2. I rapporti con la RSI

Nonostante poi la creazione della RSI, legata a doppio filo con il Terzo Reich, latteggiamento tedesco nei confronti degli internati si mantenne rigido, e ben pochi miglioramenti vennero apportati alle condizioni di vita di questi soldati. Secondo lo Schreiber le condizioni giuridiche e reali degli internati furono tali che essi meriterebbero meglio lappellativo di "schiavi militari".

Nei fatti, lazione personale di Mussolini, di suo figlio Vittorio e dellambasciatore repubblicano a Berlino Filippo Anfuso, si risolse in un mezzo fallimento: la missione militare di Rodolfo Graziani, tesa a convincere la Germania a favorire la costituzione di 25 divisioni italiane coi militari internati riuscì a ottenere solo il permesso di reclutamento fra gli ufficiali, con criteri insindacabili di scelta. Il 26 ottobre, in uno sfogo telefonico, il generale Canevari, comandante della missione militare RSI in Germania, aveva risposto allennesimo rifiuto da parte di Keitel di voler concedere alla RSI di procedere ad arruolamenti volontari, "mi sentirei disonorato se fra tanti internati non si trovassero cinquantamila volontari".

Finalmente, nellestate del 1944, con lincontro fra il dittatore tedesco e quello italiano in Germania, Mussolini riuscì a ottenere da Hitler la conversione degli IMI in "lavoratori civili", mitigandone le condizioni di vita. Agli ex-IMI tuttavia non fu concesso di rientrare in Italia. La memorialistica dei reduci le carte dellambasciata italiana a Berlino conservate presso la National Archives and Records Administration di College Park Stati Uniti dimostrano come stenti, vessazioni e abusi fossero pane quotidiano anche per i soldati che ottennero lo status di "lavoratore militarizzato".

                                     

3. Condizioni di vita e di lavoro

I soldati italiani vennero avviati al lavoro coatto nellindustria bellica 35.6%, nellindustria pesante 7.1%, nellindustria mineraria 28.5%, nelledilizia 5.9% e nel settore alimentare 14.3%.

Le condizioni di lavoro degli IMI erano estremamente disagevoli. Lorario settimanale nellindustria pesante era in media di 57.4 ore, nelle miniere di 52.1 circa nove ore giornaliere, ma spesso si aggiungevano turni lavorativi domenicali. Le professionalità più richieste erano gli operai specializzati, gli elettricisti, gli artigiani e i meccanici, mentre molti dei non specializzati erano utilizzati nei lavori agricoli. Il luogo di lavoro poteva distare dal campo di internamento dai due ai sei chilometri, sovente da percorrersi a piedi.

A fronte di un intenso impegno lavorativo non corrispondeva unalimentazione adeguata. Dai racconti dei reduci si apprende che era prassi comune cercare bucce di patate e rape nelle immondizie, o cacciare piccoli animali come topi, rane e lumache per integrare le magre razioni. Gli internati, secondo le testimonianze, avrebbero dovuto ricevere un salario spettante ai prigionieri di guerra sottoposti a lavoro coatto secondo le Convenzioni internazionali, ma quel salario veniva indicato solo sulla carta e mai corrisposto. Era quasi impossibile procurarsi prodotti per ligiene personale oppure tabacco da usare a fini personali o come merce di scambio con le guardie.

La vita quotidiana era scandita da numerosi controlli e ispezioni e frequenti erano le punizioni anche di carattere corporale con percosse che in alcuni casi provocavano lesioni mortali. Non infrequenti erano le punizioni collettive benché ufficialmente vietate come anche linasprimento delle condizioni lavorative o la riduzione del vitto. Gli alloggi consistevano in baracche prive di servizi igienici che ospitavano brande di due o tre piani. A ogni internato veniva assegnato un pagliericcio e due coperte corte.

Anche labbigliamento era insufficiente, gli internati disponevano perlopiù della divisa con la quale erano stati catturati. Cosicché quelli che provenivano dal fronte greco o balcanico indossavano divise estive, inadatte allinverno tedesco. La malattia era spesso una conseguenza delle dure condizioni di vita. Le patologie principali erano la tubercolosi, polmonite, pleurite e disturbi gastro-intestinali. In alcuni lager scoppiarono anche epidemie di tifo.

Fra gli IMI si articolò ben presto anche una rete di resistenza, anche solo in modo "passivo" vista la situazione coercitiva, contro il nazismo e il fascismo. Furono organizzate cellule e perfino delle radio clandestine.



                                     

4. Numero degli internati e perdite

Lo storico tedesco Gerhard Schreiber calcola il numero degli internati militari italiani in circa 800 000. Marco Palmieri e Mario Avagliano forniscono dati più dettagliati:

Non è stato stabilito ufficialmente il numero degli IMI deceduti durante la prigionia. Gli studi in proposito stimano cifre che oscillano tra 37 000 e 50 000. Fra le cause dei decessi vi furono:

  • i bombardamenti alleati sulle installazioni dove gli internati lavoravano e sulle città dove prestavano servizio antincendio 2.700;
  • le esecuzioni capitali allinterno dei campi circa 4.600;
  • altri 5-7000 perirono sul fronte orientale.
  • la durezza e pericolosità del lavoro coatto nei lager circa 10.000 deceduti;
  • le malattie e la malnutrizione, specialmente negli ultimi mesi di guerra circa 23.000;
                                     

4.1. Numero degli internati e perdite Navi affondate mentre trasportavano prigionieri italiani dopo lArmistizio

  • Sinfra, 20 ottobre 1943, Creta, 2.098 vittime, attacco aereo britannico e statunitense.
  • Tanais, 9 giugno 1944, Santorini, 213 vittime, silurato dal sommergibile britannico HMS Vivid.
  • Maria Amalia, 13 ottobre 1943, Cefalonia, 544 vittime, affondato da una mina o silurato da un sommergibile britannico HMS Unruly o HMS Trooper.
  • Petrella, 8 Febbraio 1944, Suda, 2.670 vittime, silurato dal sommergibile britannico HMS Sportsman.
  • Gaetano Donizetti, 23 settembre 1943, Rodi, 1.796 vittime, affondato dal cacciatorpediniere britannico HMS Eclipse.
  • Leda, 2 febbraio 1944, Amorgos, 780 vittime, attacco aereo britannico.
  • Oria, 12 febbraio 1944, Capo Sounion, 4.074 vittime, naufragato in una tempesta.
  • Ardena, 27 settembre 1943, Argostoli, 779 vittime, affondato da una mina.
  • Aghios Antonios - Kal 89, 19 novembre 1943, Scarpanto, 110 vittime, silurato dal sommergibile polacco ORP Sokół.
  • Mario Roselli, 11 Ottobre 1943, Corfu, 1.302 vittime, attacco aereo britannico.
  • Sifnos, 4 marzo 1944, Milo, 70 vittime, attacco aereo britannico.

Fonti:

  • Con la pelle appesa a un chiodo, su conlapelleappesaaunchiodo.blogspot.com. URL consultato il 4 novembre 2019.
  • Navi affondate in Grecia con prigionieri italiani imbarcati DOCX, su difesa.it. URL consultato il 4 novembre 2019.
                                     

5. Fatti di eroismo

Molti internati militari italiani furono protagonisti di fatti o episodi eroici verso altri compagni, nella fede verso la Patria, sempre rifiutando la collaborazione con il nazismo, la R.S.I. e i tedeschi.

Tra questi si ricordano:

  • Eccidio di Cefalonia
  • 44 eroi di Unterlüss
  • Teresio Olivelli
  • Il Generale Angelo Polli, che aiutò famiglie ebree a fuggire e fu torturato senza sosta per 20 mesi nei campi di concentramento
                                     

6. Il ritorno in Patria

Alla fine della guerra risultavano 700.000 gli IMI in Germania e in Austria, oltre a 380.000 prigionieri in mano allesercito britannico.

La maggior parte di essi ritornò in patria tra lestate del 1945 e il 1946. Almeno 40 centri daccoglienza furono creati nellItalia settentrionale.

Furono le stazioni ferroviarie, e i centri daccoglienza a esse collegati, di Modena, Bologna e Firenze, a smistare la gran massa dei rientranti. Il rientro avvenne su treni merci sovraccarichi. Il 6 giugno fu riaperta la ferrovia del Brennero, da cui cominciarono a defluire 3.000 italiani al giorno, numero che aumentò a 4.500 a partire da agosto. Nello stesso periodo furono riaperti i varchi svizzeri del San Gottardo e del Sempione, da cui defluirono molti altri ex internati.

Nel complesso, tra maggio e settembre 1945 furono rimpatriati 850.000 ex prigionieri italiani. Le autorità considerarono completo il rimpatrio di massa degli internati italiani alla fine di settembre 1945. A quella data circa l80% degli IMI erano rientrati in Italia.

Alcune migliaia di ex IMI finirono nelle mani degli eserciti russo e iugoslavo e, anziché essere liberati, continuarono la prigionia per alcuni mesi dopo la fine della guerra. Le autorità sovietiche, in particolare, rilasciarono i prigionieri italiani solo a partire da settembre 1945. In quel mese ritornarono in patria 10.000 italiani, cui si aggiunsero altri 52.000 che partirono nel mese di ottobre.



                                     

7. Rinvenimenti di salme

In un cimitero di guerra a Dresda sono state trovate le salme di 300 soldati italiani, che si presume siano stati internati nel campo di concentramento di Zeithain, in una zona militare in passato destinata alladdestramento di reparti corazzati sovietici; i corpi di altri internati militari italiani, che erano stati destinati a un lager i cui prigionieri venivano utilizzati in una fabbrica di armi, sono stati rinvenuti nelle fosse di Koselitz e Gröditz. Fra essi il tenente colonnello Michele Toldo, matricola di prigioniero 28195.

                                     

8. Ex internati diventati personaggi noti

Tra gli IMI si annoverano alcune tra le maggiori personalità della cultura e della politica italiana del dopoguerra:

  • Luigi Silori,
  • Antonio Cederna,
  • Ernesto Cairoli.
  • Gianrico Tedeschi,
  • Raffaele Pisu,
  • Gino Marinuzzi,
  • Vittorio Emanuele Giuntella,
  • Edilio Rusconi,
  • Tonino Guerra,
  • Antonino Meli,
  • Giovannino Guareschi,
  • Luciano Salce,
  • Paolo Desana,
  • Giuseppe Avolio,
  • Alessandro Natta,
  • Mario Rigoni Stern,
  • Pino Arpioni,
  • Giuseppe Lazzati,
                                     
  • il 12 febbraio successivo, durante un altro trasferimento di Internati Militari Italiani uno dei più sanguinosi naufragi del Mediterraneo. Natta, pur
  • grottesco: Gott 15 gennaio 1944 Nella memorialistica degli internati militari italiani oltre cento opere il diario di Guareschi fu quello che ottenne
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  • della lista reale sumerica Italienische Militärinternierte Internati Militari Italiani in Germania e nei paesi occupati dal Terzo Reich durante la seconda
  • Einaudi, Torino 2006 introduzione di Alessandro Portelli Gli internati militari italiani Diari e lettere dai lager nazisti 1943 - 45, con Marco Palmieri
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